La Notte dei Diavoli

 

1215188277_lanottedeidiavoliITALIA/SPAGNA 1972

regia: Giorgio Ferroni      durata: 87min
cast: Gianni Garko – Agostina Belli – Cinzia De Carolis – Teresa Gimpera – Mark Roberts – Bill Vanders – Stefano Oppedisano –
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NightDevils4Nicola (Gianni Garko), di ritorno da un viaggio di lavoro, sta attraversando la Jugoslavia rurale diretto in Italia ed inoltratosi in un bosco si procura un incidente con l’auto per non investire una megera comparsa dal nulla. Isolato in terra straniera l’uomo vaga per la boscaglia fino a che non trova una specie di fattoria abitata dai Ciuvelak, rude famiglia di contadini che accetta malvolentieri di ospitarlo a patto che levi le tende alle prime luci del giorno.
Gorka (Stefano Oppedisano), anziano capofamiglia, incarica il figlio maggiore nochediablosfJovan (Roberto Maldera) di riparare l’auto di Nicola, mentre lui fa la conoscenza con la piccola Irina (Cinzia De Carolis), sua sorellina Mira (Sabrina Tamborra) e la bella Sdenka (Agostina Belli), nonchè dell’ambigua Elena (Teresa Gimpera).
Calata la sera cresce la tensione nella casa e nonostante Sdenka (cenerentola della situazione) cerchi di tranquillizzarlo l’uomo capisce che qualcosa spaventa i componenti della famiglia sino a renderli isterici e violenti.
Una notte Nicola assiste all’omicidio di Gorka ad opera del figlio che gli conficca un paletto nel cuore e disgustato e terrorizzato l’uomo fugge e raggiunge la città. Deciso a venire a capo della storia si rivolge al brigadiere Kovacic (Renato Turi) ex poliziotto in servizio nel paese che lo informa che i Ciuvelak sono gravati da una terribile maledizione lanciata da una strega (Maria Monti – la donna che causò il suo incidente) e che chiunque cada nelle sue grinfie è destinato a trasformarsi in un Wurdalak, sorta di zombi/vampiri che tornano dall’aldilà per uccidere e trasformare le persone amate in vita.
NDD51Deciso a salvare Sdenka, Nicola ritorna alla fattoria per ritrovare la ragazza sola, in uno strano e freddo estraneamento, che ripete quasi ossessivamente di “essere rimasta per aspettare lui” e si convince che anche lei sia rimasta vittima di quell’orribile destino. Fuggendo dalla casa l’auto si ferma nuovamente e Nicola è costretto a fuggire nel bosco braccato dai Ciuvelak trasformatisi in creature assetate di sangue.
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Ormai fuori di senno, Nicola viene rimpatriato in Italia e ricoverato in un istituto psichiatrico dove grida a gran voce (ovviamente non creduto) di non essere pazzo.
Dopo l’ennesimo racconto delle sue vicissitudini ad un dottore (Umberto Raho), il primario lo informa che fuori dalla stanza c’è una persona che vuole incontrarlo…
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I Wurdalak sono creature vampiresche appartenenti al folklore dell’Europa dell’Est ed assurte a notorietà grazie ad un racconto di Aleksei K. Tolstoi. Visto il buon successo riscontrato dall’omonimo episodio inserito da Mario Bava nel suo “I Tre Volti della Paura” (1963), Ferroni ci riprova con la Notte dei Diavoli dando ampio respiro alla storia fino a dilatarla a livello di film.
Dopo l’ennesima sortita al mio videospacciatore di fiducia ho acquistato questo DVD della RAROVIDEO  più per nostalgia che per necessità. Avevo visto il film in un cineclub negli ’80 e negli anni a seguire, qualche spezzone (in versioni masticate dal tempo) in diverse emittenti; quindi l’ho acquistato, oltre che per rimpolpare la mia collezione, anche per vedere com’era stata l’operazione di recupero e rimasterizzazione del film.
Ricordo che all’epoca il film non mi aveva colpito granché.  Ferroni era stato il regista del raffinato e mirabile gotico “Il Mulino delle Donne di Pietra” (1960) e la Notte dei Diavoli non si avvicinava minimamente ai canoni del suo predecessone, vuoi per “l’annacquamento” della trama (inevitabile quando si tenta di espandere un racconto breve sino a renderlo un film), vuoi per la povertà dei mezzi.
Con questa seconda visione mi sono in parte ricreduto. Al di là dei difetti evidenti, emergono peculiarità che lo pongono al di sopra di molte produzioni contemporanee.
Ferroni è un abile artigiano (come lo furono Bava, Margheriti etc…) caratteristica  sine qua non per i registi di genere dell’epoca e, come tale, riesce a dare il meglio anche con il poco a disposizione. Si percepisce una sensazione di claustrofobia nel bosco ripiegato su se stesso grigio e quasi pietrificato; sensazione che si amplifica all’interno della catapecchia costruita con quattro assi sbilenche dove i Ciuvelak si barricano per la notte, cenando a lume di candela attorno ad un tavolaccio di legno. E dove la staticità di alcune scene prende il sopravvento sull’atmosfera, corre in soccorso la bella colonna sonora di Gaslini.
E poi gli attori. Anche l’ultimo dei figuranti recita con convinzione ed il regista si preoccupa di utilizzare comprimari di buon livello, come il gettonatissimo (all’epoca) Umberto Rhao, la spagnola Teresa Gimpera ed i teatrali Monti e Oppedisano. Persino l’imbambolata Agostina Belli è ben inserita su un personaggio che sembra cucito per lei.  C’è poco da fare: all’epoca si sapeva recitare ed il mestiere si faceva per passione e non per arrivare al successo e la notorietà.

Di livello medio/basso se paragonato ad altre produzioni dello stesso periodo, il film vince sulla distanza, rivelandosi di buona fattura messo al confronto con il  cinema horror di serie B degli ultimi 15 anni.

Discreto

la maledizione della Strega

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