Dress your Villain! (ovvero: come t’iconizzo il Mostro!) parte prima

La pubblicità è l’anima del commercio…
ma và?…
Per essere vendibile un prodotto deve essere riconoscibile…
maddai?!?….
E visto che siamo in tema di luoghi comuni aggiungiamoci pure che….più un prodotto è riconoscibile, più il target di vendita si espande.
Nooooo!!!

Viene da se che queste “basilari” considerazioni di mercato sono applicabili su larga scala a qualsiasi prodotto si voglia distribuire e pubblicizzare in maniera efficace e, naturalmente, il cinema di genere è stato tra i più rapidi esecutori di queste leggi di vendita porta a porta (o schermo a schermo).

Dopo un’attenta analisi comparativa, produttori e registi di film horror giunsero alla conclusione che era superfluo tentare di standardizzare la figura dell’eroe (un eroe lo è sempre e comunque e la sua incisività ha la durata di un film, massimo due, pronto ad essere sostituito nella pellicola successiva in base al gradimento/popolarità dell’attore del momento).
Stesso discorso valeva per l’eroina/bella/screamqueen della situazione (con le dovute eccezioni), quindi….
Quindi rimaneva il vero interprete del film horror; la vera star della storia; colui su cui si poteva contare per produrre interminabili filoni di sequel, prequel, crossover e spinoff.
L’antieroe, l’incubo notturno, la creatura maledetta, l’ombra del male senza speranza di redenzione….
Lui, il MOSTRO

Così, rimboccandosi le maniche, quei geniacci hollywoodiani ci diedero sotto di lattice, ago e filo per iconizzare il male.
Operazione che ebbe inizio sin dalle prime pellicole di genere con un maggiore impegno economico perché, mica fessi gli americani, loro avevano cominciato a “puppettizzare” i loro mostriciattoli già dagli anni ’50; niente a che vedere con le supersnodabili e costosissime action figure odierne (che spesso hanno cifre abbordabili solo per fanatici collezionisti), ma pupazzetti abbastanza accattivanti per attrarre la fantasia morbosa dell’american boy  e ad associarsi con case di fumetto oggi storiche (tipo Warren Publishing) per dare un respiro più ampio alle loro creature di celluloide.
Così, un mantello di raso nero diventò l’emblema del Principe delle Tenebre, qualche metro di garza sporca simboleggiava un’antica mummia e un testone cubico e due bulloni funsero da reminding per il ricucito per eccellenza, mentre quello sfigato di Uomo Lupo fu costretto ad aggirarsi per anni nella brughiera in camicia e pantaloni per far risparmiare la produzione sul maquillage pilifero.

Immagine6(nella foto di gruppo c’è anche l’Uomo Invisibile, ma senza impermeabile e cappello…ché li aveva ancora in tintoria)
REMCO

E per quasi trent’anni la cosa funzionò, cacchio se funziono!
Ma poi, si sa, se la donna è mobile, il popolo è volubile; il pubblico si fa smaliziato; la tecnologia avanza ed incalza; non ci sono più le mezze stagioni… ed agli adolescenti in odor di consacrazione cibernetica quel vecchio canuto dai canini malcresciuti e l’omone ottuso che si muoveva come un ritardato non facevano più paura. Forse compassione si, ma paura proprio no.

Occorreva rinnovarsi, stare al passo con i tempi, scavare nelle psicosi dei giovani (da sempre i maggiori fruitori del genere) di quella generazione, perché rispolverare gli Antichi con una operazione di restyling sarebbe stato infruttuoso e fallimentare.
“Lunga vita alla Nuova Carne!” (tanto per fare una citazione Cronenberghiana); bisognava dare spazio “al Nuovo che avanza” (e ci infiliamo anche una citazione di letteratura futurista così faccio vedere che sono un uomo di cultura!).
Detto fatto gli “operatori del settore” infilarono la testa nel sacco degli orrori e si diedero da fare.
Nuovi mostri con nuovi stili. Icone nuove di zecca.
Facciamo una rapida carrellata (e smettete di sbadigliare, per favore!)


DR.PHIBES

Dr. Phibes

Nel 1971 si affaccia sulle scene la rielaborazione del classico mad doctor.
Il dr. Phibes (magistralmente interpretato da Vincent Price) ha delle peculiarità che lo rendono appetibile cinematograficamente parlando. Musicista superlativo, con un paio di lauree in tasca ed una geniale propensione per la meccanica l’uomo è anche decisamente folle. Scampato ad un incidente d’auto che invece non ha risparmiato la sua adorata consorte (la bonissima Caroline Munro) ne “L’abominevole Dr. Phibes” (The Abominable Dr. Phibes) il citato dottore opera una macchinosa vendetta contro i medici che operarono la moglie ritenendoli i veri responsabili della sua dipartita ispirandosi alle Piaghe D’Egitto.
Le caratteristiche che rendono Phibes un’icona sono diverse: la morbosa e cruenta fantasia con cui elimina i suoi “nemici”; la capacità di costruire artefatti meccanici (con uno dei quali riesce a parlare nonostante l’incidente lo abbia tracheotomizzato) e l’uso di una maschera che riproduce le sue fattezze (visto che ormai il viso è ridotto ad un teschio scarnificato)
3-the-abominable-dr-phibes-1971Non ha un dressage particolare, ma tutte le sue invenzioni sono in un fantasioso stile liberty (i film sono ambientati negli anni ’20) frammisto a sprazzi di tecnologia avant-garde. Le sue esplosioni sinfoniche con un mega organo accompagnato da musicisti meccanici sono da delirio ed anche se sotto certi aspetti può ricordare il Fantasma dell’Opera, possiamo assicurarvi che in Phibes, non vi è nulla di patetico e di tristemente umano, ma solo follia allo stato puro.
Visto il successo del primo film nel 1972 il Dr. Phibes torna alla carica con “Frustrazione” (Dr. Phibes Rises again) mettendosi alla ricerca dell’immaginario Fiume della Vita egiziano allo scopo di riportare alla vita la moglie.

Nonostante siano bastate due pellicole per farne un cult, Phibes è un prodotto decisamente troppo arguto e raffinato per un pubblico di teenagers abituato ad hamburger, patatine e ketchup e l’iconizzazione del nuovo mad doctor finisce lì.
Peccato.

Dr.Phibes action figure
Phibes1


LeatherFace1974

Leatherface
(con buona pace di Ed Gein)

Nel 1974 il Terrore si trasferisce nel profondo sud, ed il pubblico, grazie a Tobe Hooper, può “apprezzare” le performances gore di Faccia di Cuoio e della sua allegra famigliola texana, dedita alla macellazione ed al cannibalismo.Il film è “Non Aprite quella Porta” (Texas Chainsaw Massacre) e (a memoria di Omonero) è uno dei primi film che spaccia gli avvenimenti come “fatti realmente accaduti” (ma quando mai?).

Maschera ricavata dalla pelle delle sue vittime, grembiule da macellaio e sega elettrica alla mano, Bubba (questo è il suo nome) è un povero ritardato mentale al servizio delle perversioni della famiglia Sawyer. Massiccio ed ottuso, fa l’unica cosa che sa fare e ha sempre fatto: uccidere e macellare. Non parla, ma durante i suoi attacchi di inarrestabile follia omicida lancia grida belluine ed altisonanti (alquanto femminili).
Il film ha un successo inaspettato. Vuoi per la gratuita forma esplicita delle scene splatter, vuoi per i rimandi di una cronaca assassina tipicamente americana. Il messaggio è chiaro: l’America è malata, l’America uccide.
Faccia di cuoio diventa il simbolo di una generazione ed è l’unico della famiglia Sawyer a lasciare traccia di sé. Demente e crudele si frappone alla newgeneration anni ’70 che ancora deve metabolizzare il fallimento della newage.
Incredibilmente, rispetto a gli altri villains è quello che ha avuto meno sequels cinematografici, nonostante sia quello che abbia lasciato un’impronta più incisiva nell’immaginario collettivo. Quattro films, un remake nel 2003, un prequel nel 2006  ed un sequel (in 3D) di imminente uscita.
Bubba non è un cattivo nel senso stretto del termine, ma un mero esecutore delle crudeltà altrui, non per questo meno spaventevole, ma forse, giustificabile tanto quanto il mostro di Frankenstein.
Nel primo film Leatherface è interpretato dal mastodontico Gunnar Hansen

Leatherface action figure
leather

 


michael

Michael Myers
aka
L’Ombra della Strega
aka
L’Uomo Nero
aka
The Shape

Si salta a piè pari al 1978 per vedere lo stilista Carpenter lanciare il provincial style.
Il modello Michael Myers sfila ad Haddonfield in occasione dello Shamain sfoggiando un’anonima tuta da meccanico ed un’ancora più anonima maschera priva di lineamenti di lattice bianco riscuotendo consensi a non finire. Ed il buon John Carpenter fa stryke!
Myers è un’ombra senza forma confusa nel grigiore di una cittadina di provincia; un mostro anonimo e letale; Una macchina di morte priva di raziocinio il cui unico istinto è uccidere. Nel primo film della serie il “mostro” non ha apparenti motivazioni che lo spingono a compiere i suoi brutali omicidi (dinamiche che si cercheranno di costruire, senza risultati decenti, nelle pellicole a seguire).
Con “the Shape” non si può ragionare, non c’è modo di sfuggirgli nè c’è speranza di fermarlo. Myers è l’azione definitiva: brutale, cruenta e dolorosa.
Michael è il primo serial killer che non si può fermare. Colpiscilo e si rialzerà.
Non ha uno “strumento” preferito per le sue esecuzione, ma una particolare predisposizione per le lame.
Per fare una disamina decente del fenomeno Myers occorrerebbe un libro di almeno 500 pagine, ma si può riassumere il concetto nella frase “l’anonimo che ti soffoca”.
Eccellente intuizione, quella del regista, che però è andata edulcolorandosi nelle pellicole successive.
1975_af

Di contrappasso alla pazzia omicida del “mostro” c’è la follia stonata e stralunata del Dr. Loomis (uno stupefacente Donald Pleasence) lo psichiatra che ha avuto in cura Myers per 15 anni e probabilmente uscito di senno in seguito all’insuccesso dei suoi tentativi di curarlo.
E dove non c’è redenzione non rimane che l’annullamento dei propri errori; così Loomis si trasforma in cacciatore, non tanto per fermare Myers, quanto per cancellare l’onta del fallimento.

Del film vennero prodotti 7 sequel (escludendo Halloween 3 – il Signore della Notte che trattava altri argomenti), un interessante reboot nel 2007 (Halloween – The Beginning) ad opera di Rob Zombie ed un noioso sequel sempre di Zombie del 2009
Forse non tutti sanno che: 
Dopo aver provato diverse maschere per il personaggio di Michael, Carpenter scelse per Tony Moran (primo Michael della serie) la riproduzione grezza (non colorata e delineata) del volto in lattice di William Shatner (il capitano Kirk della serie Star Trek)

Michael Myers action figure
h2michaelactionfigure

 


Adesso fatemi tirare il fiato che riprendo con la seconda parte
A suivre….

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4 commenti su “Dress your Villain! (ovvero: come t’iconizzo il Mostro!) parte prima

  1. Ma chi sbadiglia!
    M. Myers action figure..che orrore..mi chiedo chi compra sta roba..anche se visto che adoro Vincent Price (specialmente nei suoi canonici ruoli cormaniani) potrei riconsiderare Dr. Phibes..

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