Relic

relic posterAUSTRALIA – 2020

cast: Emily Mortimer – Robin Nevin – Bella Heathcote – Chris Bunton – Jeremy Stanford
regia: Natalie Erika James
soggetto e sceneggiatura: Natalie Erika James
fotografia: Charlie Sarroff
musica: Brian Reitzell
durata: 90 min.
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IFCMidnight_Logotype_2020DVD VIDEO BLURAY

VALUTAZIONE:
buono

coverlgEdna è un’anziana signora che vive da sola in una casa ai margini di un bosco, è un po’ svagata e a volte strana ma dolce e simpatica con tutti. Quando i vicini si accorgono della sua “scomparsa” si allarmano ed avvertono gli unici parenti rimasti: la figlia Kay e la nipote Sam che accorrono sul posto per constatare la situazione. 
Già dalle prime inquadrature s’intuisce visibilmente il distacco anaffettivo ed il disinteresse generazionale tra le protagoniste. Kay presa da un lavoro impegnativo, non conosce lo stato di salute della sua progenitrice che non vede da mesi  ed ignora le scelte di vita fatte dalla figlia Sam (nipote di Edna) che da parte sua risulta apatica e lontana da ciò che  contrariamente dovrebbe unire una famiglia.
Relic-04Non appena giunti a destinazione le due donne si accorgono delle stranezze all’interno della casa: strane macchie di muffa nera si sono formate su soffitti e pareti e diversi post-it sono attaccati in giro per la casa, alcuni con scritte strane ma innocenti come “Ricordati di chiudere l’Acqua” o “non scordare di fare la Spesa” altri con messaggi più inquietanti del tipo “Non Ascoltarlo”, “Non Seguirlo, vuole portarti via”, “Ignora la sua Ombra” e “E’ qui!”. Come se non bastasse l’atmosfera ha un che di torbido e “pesante” con una bassa illuminazione che fa virare i colori da un verde opaco ad un bluastro grigio. Tutto molto insolito dall’immagine solare che Edna trasmetteva con il suo temperamento artistico e creativo.
relic-1Tre giorni consecutivi di ricerche da parte della polizia e dei vicini non portano a nessun risultato concreto, fino a quando una notte Kay non si ritrova la madre in casa nel salone, in vestaglia a piedi nudi e sporca di fango che sussurra frasi sconnesse alla porta d’ingresso chiusa.
Dopo un bagno caldo ed un lungo sonno Edna sembra essersi ripresa; è sempre un po’ svagata ma più lucida, però ogni volta che figlia e nipote le chiedono dove e perché sia scomparsa in quei giorni la donna evita l’argomento ed, in più, nasconde ai loro occhi un grosso livido nero formatogli sul petto sinistramente simile alle macchie di muffa presenti a casa.
Ma il miglioramento dell’anziana signora è solo apparente: i cambi d’umore si fanno più frequenti, gli atteggiamenti più aggressivi ed i comportamenti più inquietanti e bizzarri (Sam sorprende la nonna che prima cerca di mangiare vecchie foto di famiglia poi di seppellire l’album dei ricordi nella foresta asserendo che così “Lui” non le avrebbe trovate e così sarebbero state al sicuro). La reazione dei famigliari ai disturbi mentali di Edna sono causa di incomprensioni e scontri: Kay, ansiosa di tornare a Toronto al suo lavoro di donna in affari e maldisposta al dover prendersi cura dell’anziana comincia a cercare un istituto dove farla ricoverare, mentre Sam decide di trasferirsi dalla nonna per poterla accudire e ristabilire un legame affettivo, nonostante la situazione sembra precipitare di ora in ora.
La casa perde di solarità, rumori e scricchiolii si avvertono nelle pareti, ombre fuggenti scivolano tra gli interstizi e le macchie di muffa si moltiplicano mentre il livido sul corpo di Edna di espande facendole imputridire il corpo.
2Sam scopre un ripostiglio dove sono ammassate vecchie cose scordate e frugando tra di esse trova un passaggio che la conduce in una “casa parallela” identica a quella della nonna, ma imputridita, buia e malvagia. Un tesseratto che cambia continuamente forma e dimensioni, dove porte svaniscono e muri compaiono in luoghi dove non dovrebbero esserci, mentre le pareti si restringono impedendole di trovare una via d’uscita.
Da “l’altra parte” Edna è ormai fuori controllo, trasformatasi in un incubo vivente che segue strisciando Kay  che tenta di sfuggirle mentre cerca di trovare la figlia Sam di cui avverte le urla terrorizzate attraverso le pareti.
Con un impeto materno ed un senso protettivo che non credeva di possedere Kay sfonda gli interstizi e libera la figlia.
Arrivate alla porta Kay si volta a guardare ciò che resta della madre Edna che rantolante cerca di raggiungerle, ha un ripensamento e dopo aver spinto
all’esterno Sam torna sui suoi passi.
relic-660x330-minRaccoglie il corpo rantolante della madre e con cura e delicatezza la porta al piano superiore, la distende sul letto e l’aiuta a liberarsi dei brandelli di carne marcia e i pochi capelli rimasti rivelando un esserino nero agonizzante e mugolante; si stende al suo fianco e comincia a carezzarla per darle conforto in quegli ultimi aneliti di vita.
Sam è ancora fuori dalla casa. Osserva le mura esterne e decide di rientrare, sale al piano superiore ed osserva la scena della madre accanto alla nonna e, silenziosamente si stende accanto a loro per carezzare Kay. Involontariamente scosta la camicia della madre e scorge una piccola macchia nera a forma di muffa che le si sta formando tra il collo e la spalla. La camera da presa si allontana con una ripresa dall’alto.
 
edna-kay-e-sam-nel-finale-maxw-697
Come ti creo un horror d’autore.
Uno dei motivi principali per cui mi sono appassionato al genere horror è stato perché (nella maggior parte dei casi) si è rilevato uno degli strumenti più ideali per affrontare tematiche e problematiche sociali e psicologiche su un piano metaforico che dava libero sfogo alle più svariate forme di interpretazione.
E questo è il caso di Relic.
unnamed (1) In questo film non si parla di possessioni, fantasmi o case infestate.
In questo pellicola la bravissima regista Natalie Erika James descrive l’orrore di qualcosa che (suo malgrado) si è trovata ad affrontare in seno alla famiglia.
In Relic il “mostro” è l’Alzheimer.
Il distanziamento affettivo tra le donne è il rifiuto di accettare qualcosa che è (probabilmente) destinato a trasmettersi geneticamente; la casa e i suoi cambiamenti sono l’interpretazione della psiche di Edna corrotta e destinata ad un inesorabile decadimento, così come il ripostiglio ed il tesseratto sono i luoghi dei ricordi ormai perduti dall’anziana signora come il gesto disperato di mangiare le foto o seppellirle non sono altro che il suo disperato bisogno di riuscire a conservare in sé qualcosa desinato a disperdersi nel nulla, mentre l’ottima fotografia  di Sarroff che passa da immagini solari ad ambientazioni cupe altro non è che l’artistica rappresentazione  visiva dei sempre più rapidi ed incoerenti stati mentali di Edna. Lui  (colui che non devi ascoltare né seguire) è l’Alzheimer: la mostruosa creatura che non si può combattere, esorcizzare e, purtroppo, ancora non è possibile sconfiggere.
La scena finale è la dolce consapevolezza che un allontanamento affettivo non può e non riuscirà mai a proteggere nessuno da un comune destino.

Il Relic citato nel titolo sarebbe la vetrata (vedere locandina) affissa alla porta d’ingresso, unico oggetto sopravvissuto all’abbattimento di un vecchio casale prospiciente alla casa dove era stato relegato, abbandonato e lasciato morire di stenti il nonno di Edna perché definito un demente “fuori di testa”.
Un monito. Un destino. 

18 commenti su “Relic

  1. Avevo letto la recensione sul blog di Liza e voglio scrivere anche qui il mio pensiero. Penso che sia uno degli horror più affascinanti di questo periodo, un horror molto intelligente che sviscera fino in fondo una tematica che di solito in pochi affrontano e lo fa con grande profondità. Ottima recensione!

    • Ti ringrazio per il complimento e ti do il benvenuto. Fortunatamente esistono anche altri film di genere che affrontano tematiche molto impegnative; pellicole come “Martyrs” (quello francese ovviamente non il remake orripilante americano), ” Dans ma Peau” e altri ancora… Molto interessante anche il tuo Blog, me lo stavo spulciando questa mattina presto! 🙂

      • Sai che Martyrs è non solo uno dei miei horror preferiti ma uno dei miei film preferiti in assoluto? Amo quel film, anche se ogni volta che lo riguardo muoio dentro. Non so perché, ma questo Relic mi ha fatto tornare in mente Babadook, forse proprio per il modo con cui affronta certe tematiche.

      • Babadook è molto interessante ma, a mio modesto parere, meno…raffinato. Martyrs ti fa morire dentro perché è brutale (anche se non mostra mai esplicitamente nessun atto di violenza) ed ha un finale…sconvolgente.

      • Io adoro Babadook, è stato un film interessante che aveva molti livelli di lettura. Martyrs… Martyrs è brutale, cattivo, crudele, senza via di fuga per nessuno, eppure nella sua violenza e nella sua freddezza riesce a essere poetico. Un film più unico che raro.

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