CITARSI ADDOSSO: Parole

Le parole giuste vengono sempre alla fine.
Quando la porta si è chiusa alle tue spalle; dopo che hai spento il cellulare; quando il treno ormai è partito.
Le parole che avrebbe sanato, quelle che avrebbero chiarito o quelle, che perlomeno, ti avrebbero fatto uscire di scena col riflettore puntato addosso.
E quelle parole continuano a rimbalzarti in testa a velocità esponenziale, assumendo traiettorie dalle geometrie improbabili, mischiandosi con altre parole, frasi che avresti dovuto dire in passato, altre che non avresti mai dovuto pronunciare.

Parole.

Parole che si arrotolano, si allacciano, si annodano; frenetiche come vermi che cercano di uscire dal barattolo delle esche; in cerca di fuga, in cerca di sfogo.
E ne sei talmente ossessionato che neanche ti accorgi di bisbigliarle a bassa voce mentre cammini per strada da solo.

Stupido, pazzo.
E idiota.

OMONERO omocircle2

 


acconciCOWDETgdmVito Acconci “City of Words” ©

7 commenti su “CITARSI ADDOSSO: Parole

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