Su, facciamo FEAST!

FEAST – FEAST II – FEAST III

Feast-2005

 Roba di qualche anno fa, di cui si sarà straparlato, ma che io ci avevo voglia di mettere in archivio…


FeastUSA – 2005

 cast: Navi Rawat – Balthazar Getty – Henry Rollins – Jenny Wade – Judah Friedlander – Clu Gulager – Krista Allen
regia:
Jhon Gulager 
soggetto e sceneggiatura:
Marcus Dunstan – Patrick Melton
fotografia:
Thomas L. Callaway
musica:
Stephen Edwards
durata:
105/90 min
INEDITO

VALUTAZIONE:
corvi07
1/2

 


“Io sono quello che vi salverà il culo”

Il pregresso clinico della pellicola è cosa abbastanza nota: qualche anno fa in America esisteva un format dove attori e produttori dello star system hollywoodiano offrivano a registi emergenti la possibilità di girare un film su soggetti creati da loro; e da qui ha origine Feast e così si spiega anche il perché della presenza di attori come Affleck e Damon e produttori al pari di Craven tra gli executive producers. Detto questo, si parte.

Feast_fangoria-715246Deserto del Texas. Proprio al centro di quel buco di culo pieno di sabbia ci trovate uno sbilenco saloon frequentato dalla feccia più squallida in circolazione. In quel posto dimenticato da Dio bivaccano vecchie bagasce in pensione, delinquenti di mezza tacca, bikers lesbiche dall’ormone fuori controllo, sfigati in cerca di loro simili e ragazze senza un futuro che tirano a campare alla giornata.
E proprio lì, dove ogni notte è uguale all’altra e non succede mai niente che, all’improvviso, capita di tutto.
Un uomo irrompe nel locale, armi fumanti in pugno, adrenalina a duemila e vestiti strappati che grondano sangue, portandosi dietro un devastante carico di violenza e brutalità.
Senza avere neanche il tempo di capire cosa sta accadendo (se mai ne fosse capace) quella improbabile “corte dei miracoli” si ritrova assediata da sgangherati, osceni e feroci mostri mutanti decisamente incazzati e molto, molto, affamati
Feast-2005-03Ecco, la storia è tutta qui, ma ciò che conta veramente in Feast è quello che ruota attorno alle quattro righe della trama.
I personaggi, brillantemente delineati con due cazzate ironiche sovraimpresse sulla pellicola, non sono i soliti desperados ammantati di fascino ma dei veri sfigati senza speranza; la violenza (tanta e gratuita) è becera ed impietosa e colpisce basso e alla cieca come nella vita reale (gli “eroi” sono i primi a lasciarci la pelle). Ritmo serrato ed urlato; isterismo compulsivo; pochissimo eroismo e tanta vigliaccheria. L’umorismo macabro si accomoda scivolando tra viscere e feci e i minuti di “guerra all’ultimo mostro” galleggiano via, sguazzando in ettolitri di sangue, bava e piscio. Il tempo passa e ti godi il film schivando arti tranciati e stando attento a non scivolare sul macinato di budella sparso in terra. Splatter estremo con digitale al minimo e vagonate di lattice (e a noi ci piace così) reso più credibile da movimenti di macchina frenetici e fuorvianti.
Chi siano i mostri nessuno lo spiega (anche se l’incipit del trailer qualche indizio lo da), ma l’importante e che sono bruttissimi, sguaiatissimi e triviali assai.
Puoi chiedere di più ad uno slasher girato come si deve?
All’epoca Gulager aveva fatto di più come attore e direttore della fotografia che come regista, ma ha saputo far fruttare l’esperienza “sul campo” realizzando un film godibilissimo e che mette subito in tavola le carte in gioco con la chiara premessa di non voler essere preso “sul serio”.
Anche per questo il 7 e 1/2 della valutazione ci sta tutto.


FEAST II – SLOPPY SECOND
feast-2-sloppy-secondsUSA – 2008

cast: Martin Klebba – Jenny Wade – Clu Gulager – Diane Ayala Goldner – Cassie Shea Watson – Katie Supple Callais – Josh Blue
regia: John Gulager
soggetto e sceneggiatura: Marcus Dunstan – Patrick Melton
fotografia: John Gulager – Alexandre Lehmann – Kevin Atkinson
musica: Stephen Edwards
durata: 95 min
INEDITO

VALUTAZIONE:
corvi05
e poco più

 


halloween-feast2Allora: tra i partecipanti al “festino di sangue” del primo film c’era anche Harley Mom, una biker dura e pura e, come la maggior parte degli avventori, quella notte nel saloon ci ha stirato le zampe (e perso in giro qualche altro organo). Il giorno successivo al massacro in quel posto dimenticato da tutti arriva Biker Queen, sorella gemella di Harley e capo di una banda di motocicliste incazzose. Queen sta cercando Harley e dopo aver fatto una “chiacchierata amichevole” con il barista viene a conoscenza di quanto avvenuto e della responsabilità di un certo Bozo (un delinquente di mezza tacca) nella morte della sorella. Dopo aver “convinto” il barista ad aiutarla Queen scende in città in cerca di Bozo e di vendetta ma, una volta arrivati, il gruppetto trova solo rovine e caos.
A quanto pare quelli al saloon non erano gli unici mostroni in giro e un gruppo di loro aveva deciso di rallegrare la nottata degli abitanti del posto sgranocchiandoli un po’.
Ben presto altri sopravvissuti si uniranno alle bikers ed al barista e la mal assortita combriccola cercherà disperatamente di vivere abbastanza per trovare il modo di fuggire dalla città.
feast2 bikersDopo tre anni Gulager accontenta i fans del primo Feast e sforna questo Sloppy Seconds ma, sinceramente, poteva sforzarsi un po’ di più. Dallo svolgimento della trama (ancora più esile della prima) si capisce l’intento di generare una trilogia ma, invece di essere una pellicola ponte tra il primo film ed il suo epilogo, Feast II sembra più un intervallo.
Sangue e liquami vari vengono sparsi a camionate ed il regista spinge troppo il pedale dell’eccesso mettendo in campo personaggi bizzarri e creando situazioni al limite dell’assurdo. Alcuni siparietti viaggiano al livello di una scorreggia di De Sica in un cinepanettone ed il risultato di queste intemperanze stilistiche è un film pericolosamente in bilico tra grottesco (bello) e ridicolo (brutto).
Altra scelta infelice, a mio avviso, è stata quella di mettere in luce le fattezze dei mostroni che in Feast, complice le riprese notturne e i movimenti rapidi di macchina, erano confusi e poco delineati. Il lattice si vede tutto e le creature assumono la caratura di personaggi sgangherati perdendo buona parte del loro fascino assassino.
In ogni caso il film scorre e ci si diverte, anche se meno; basta ignorare il continuo rincorrersi a vuoto dei personaggi e la totale inutilità di alcune scene.


FEAST III – THE HAPPY FINISH
feast-3-happy-finish-dvd-coverUSA 2009

cast: Martin Klebba – Jenny Wade – Diane Ayala Goldner – Tom Gulager – Carl Anthony Payne II
regia: Clu Gulager
soggetto e sceneggiatura: Patrick Melton – Marcus Dunstan
fotografia: Kevin Atkinson – Alexandre Lehmann
musica: Stephen Edwards
durata: 83 min.

VALUTAZIONE:
corvi05
e 1/

 


feast3-4

A quanto pare lasciare la città non è cosa facile e ai pochi disgraziati scampati al massacro non resta che aggirarsi tra rovine e morte allo scopo di vivere un minuto di più. Durante questo sanguinoso calvario i “nostri eroi” incontreranno personaggi più strani di loro (si vede che gli sciroccati hanno una forte predisposizione alla sopravvivenza) che andranno a rimpolpare le fila di quei “morti che camminano”Uno di questi è Shot Bus Gus, uno pseudoprofeta totalmente fuori di testa che, però, sembra avere una sorta di controllo sui mostroni. Shot Bus fa agghiaccianti rivelazioni sulle creature affermando di conoscere il luogo dove vengono generate e invece di un saggio: “…e stì ca@@i! Troviamo un posto dove barricarci e vediamo come va a finire” come  risposta, quella manica di senza Dio decide di andare a combattere il nemico in casa sua.
feast_3_happy_finish-15Con “The Happy Finish” Gulager gioca sporco ma, purtroppo per lui, la paraculaggine non ha pagato.
La genuina e spontanea demenzialità del film originale è soppiantata da un allucinante nonsense studiato a tavolino; ogni occasione è buona per schizzare frattaglie in giro, dilatare l’estremo fino a strapparne i lembi e sfruttare l’opportunità di travalicare l’osceno. Lo scopo è quello di infligge
re colpi mortali e Gulager & co. lo fanno tirando di tutto addosso allo spettatore, senza neanche prendere la mira.
L’inventiva non manca: teste mangiate e ricacate a tempo di record, stupri alieno/anali dalle conseguenze esplosive e altre amenità simili fanno di Feast III – The Happy Finish il film più slasher o splatter o come volete chiamarlo voi, della trilogia, ma anche il più debole ed il meno divertente (nonostante le assurdità che cerca di propinare). La volgarità di certe scene non disgusta, né scandalizza, né attrae ma ti lascia con un “vabbhé, questa se la potevano risparmiare” che ti ronza in testa.
Il finale a sorpresa (che sorprende davvero per la sua illogicità) fa crollare la traballante impalcatura che sostiene l’impianto filmico. Ed il giocattolo viene irrimediabilmente rotto.
La trilogia diverrà un cult (come tanti altri film meno meritevoli di questi), ma non assurgerà di certo a mito. Peccato.

Nessun trailer decente per questo film, quindi accontentatevi di qualche immagine.

Scroto Mostresco

Scroto Mostresco

Tette Killer

Tette Killer

Foto Ricordo

Foto di Gruppo

 

 

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Bounty Killer

bountyUSA – 2013

cast: Matthew Marsden – Christian Pitre – Barak Hardley – Kristanna Loken – Abraham Benrubi – Gary Busey – Beverly D’Angelo
regia: Henry Saine
soggetto: tratto dall’omonima graphic novel di Jason Dodson & Henry Saine
sceneggiatura: Jason Dodson – Henry Saine – Colin Ebeling
fotografia: David Conley
musica: Greg Edmonson
durata: 94 min.
INEDITO

VALUTAZIONE:
corvi06 e 3/4


BadaboooM!
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 In un prossimo futuro (tanto per cambiare) saremo nella cacca fino al collo e, questa volta, la colpa sarà delle Grandi Compagnie che, per accaparrarsi sempre maggiori profitti ed eliminare la concorrenza scateneranno le “Guerre Aziendali”. Dopo anni di devastanti conflitti la Terra è ridotta ad un cumulo di macerie, perlopiù radioattive, gli aziendalisti depredano ciò che è rimasto e si danno alla fuga. Dalle ceneri di un pianeta sconfitto nasce il Consiglio dei Nove, che dichiara fuorilegge i manager colpevoli dell’Apocalisse e sguinzaglia contro di loro i cacciatori di taglie.
diff_bountykiller-posterI Bounty Killer diventano ben presto gli eroi delle masse; idolatrati al pari delle star di un tempo come paladini dei torti subiti. E così via libera a mercenari di tutti i tipi ed estrazione: zingari inselvatichiti, mutanti imbestialiti, desperados in cerca di gloria e compagnia cantante…
In questa massa di giustizieri in erba due su tutti emergono come figure quasi mitiche: Drifter (Matthew Marsden) letale e determinato, anche se schivo ed ombroso, e la spietata e sexy Mary Death (Christian Pitre), ex pupilla ed amante dello stesso Drifter ma che ora “lavora in proprio”; amata dalla gente ed acclamata dalle masse.
I ruoli sembrano comunque determinati e stabiliti nella loro folle continuità, almeno fino al giorno in cui il Consiglio dei Nove non emette un mandato di cattura contro Drifter.
Vivo o, preferibilmente, morto.
Ed il caos postatomico ci mette poco a trasformarsi in delirio totale…

diff_bountykiller-thumb-630xauto-37975Ci ho messo un bel po’, ma alla fine ce l’ho fatta e per la prima volta rispetto la scritta in calce sotto al nome del blog, ovvero: “Formalmente Horror -con variazioni di genere-“….ebbene, siore e siori avete l’ENORME onore di leggere la mia prima variazione di genere!!!
(applausi a scena aperta e hola in sala, “please”)
Perché l’ho fatto? Perché in un certo senso il film lo merita…anche senza aver pretese di prodotto unico ed originale e perché si percepisce dal primo all’ultimo fotogramma l’impegno ed il divertimento dei due creatori nel portare in scena una storia nata come poster, sviluppata come graphic novel e finalmente partorita come film; un film che attinge a piene mani e senza vergogna ad un genere tanto in voga negli anni ’80, strizzando l’occhio ai vari Interceptor (o Mad Max), depredando i vari Predatori di Italianissima memoria (e qui Lupokattivo va in brodo di giuggiole) e via via fino alle fughe del beneamato Jena Plissken Carpenteriano…e poi, diciamocelo, un po’ di sana coattaggine ogni tanto ci vuole; ritempra lo spirito ed allevia l’animo.
mary-death-bounty-killerPersonaggi caratterizzati il giusto, sangue tirato a secchiate contro lo schermo, frattaglie sparse qua e là a colpi di motosega, spade e lame. Esplosioni a gogo, grandinate di proiettili, motori rombanti e veicoli improbabili (sopra tutti una roulotte trainata da moto tenute imbrigliate come cavalli). “Topone” tanto disponibili, quanto micidiali (in cima all’elenco la nuova ed intrigante Christian Pitre e l’altera, folle e perversa Kristanna Loken), elementi di contorno simpatici e gustosi…e il tutto senza dover tirare in ballo attori famosi (a parte Beverly D’Angelo e Gary Busey che appaiono in due cameo) per dare credibilità ad un prodotto che di credibilità non ha bisogno.

Insomma, “Machete, ciucciati il calzino!” (ecco, l’ho detto).

Haunt

haunt-posterUSA – 2013

cast: Liana Liberato – Harrison Gilbertson – Carl Hadra – Jacki Weaver – Ione Skye – Danielle Chuchran – Sebastian Barr – Brian Wimmer
regia: Mac Carter
soggetto e sceneggiatura: Andrew Barrer
fotografia: Adam Marsden
musica: Reinhold Heil
durata: 85 min.
INEDITO

VALUTAZIONE:
corvi061/2


“…ogni storia di fantasmi comincia con una casa e una tragedia…”

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PROLOGO: Frank Morello è un uomo distrutto dal dolore; distrutto e disperato. Come gesto estremo per la tragedia che ha colpito la sua famiglia tenta un ultimo contatto  con i suoi cari con l’EVP (fenomeno delle voci elettroniche)…inutile dire che l’esito sarà drammatico ed aggiungerà sofferenza alla sofferenza.
STACCO
E’ passato un po’ di tempo, la dotvlcsnap-2014-05-07-19h37m34s213t.ssa Janet Morello, unica sopravvissuta a “la maledizione dei Morello“, ha venduto casa e la dinamica famiglia Asher ne ha rapidamente preso possesso,  ansiosa di far affondare le proprie radici in quella splendida magione sperduta nella campagna. L’unico che non sembra entusiasta della scelta è il primogenito Evan, adolescente sensibile, timido e, di conseguenza, schivo che accetta il cambiamento per amore dei genitori e perché, in fondo, trova quella specie d’isolamento abbastanza congegnale al suo carattere.
haunt-01Ma non serve essere particolarmente “sensibili” per capire che in quella casa aleggia una strana atmosfera: Sara, la secondogenita, è nervosa ed un filo paranoica, mentre Anita, la più piccola degli Asher comincia ad isolarsi ed intrattiene lunghe ed enigmatiche conversazioni con un’amica immaginaria. E poi ci sono gli strani sogni di Evan ed i rumori che sente provenire dallo stanzino della sua camera.
A complicare le cose si aggiunge Sam (Samantha), splendida e triste ragazza, figlia di un uomo alcolizzato e manesco e che ha l’abitudine di riparare tra le mura di casa Morello (quando erano disabitate) per sfuggire alle insidiose attenzioni del padre.
Tra Evan e Sam è subito amore e sintonia. I due trovano rifugio l’uno nell’altra ed insieme sviluppano una sorta di coraggio collettivo che li spinge a voler indagare più a fondo sulla maledizione che grava sulla casa.
Una volta trovata la radio galvanica utilizzata da Frank Morello per evocare i suoi cari, Evan e Sam apriranno porte che avrebbero dovuto rimanere chiuse, scatenando una sinistra e soprannaturale reazione a catena.
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E’ vero, niente di nuovo sotto il sole e, se vogliamo dirla tutta, la storia è un po’ fumosa e confusa e la sceneggiatura ha degli strappi mal rammendati, però…

Però il buon Mac Carter, alla sua prima regia, la buona volontà ce la mette, sopperendo così alla mancanza di malizia cinematografica e confezionando un prodotto onesto basato sull’atmosfera ed una fotografia intrigante e sfruttando con intelligenza i momenti di maggior tensione, supportato dalla buona recitazione di Gilbertson (già navigato nonostante la giovane età) e dall’affascinante presenza della Liberato (stella nascente con buone prospettive per il futuro).
Un’ordinaria e comune storia di fantasmi, ma come dice il vecchio Stephen King: “alla fine non è importante cosa racconti, ma come lo racconti” e chissà, forse con un po’ più d’esperienza Mac Carter un giorno ci sorprenderà…
Per il momento questo “Haunt” si rivela un più che sufficiente intrattenimento per un’ora e mezzo di brividi e mistero, quindi, diamogli fiducia, vista l’immondizia che ci continuano a propinare filmakers più esperti ed affermati di lui.
29700


Eternelle

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CANADA 2004

cast: Conrad Pla – Caroline Néron – Victoria Sanchez – Sarah Manninen – Ilona Elkin – John Dunn-Hill
regia: Wilhelm Liebenberg – Federico Sanchez
soggetto e sceneggiatura: Wilhelm Liebenberg – Federico Sanchez
fotografia: Jamie Thompson
musica: Mysterious Art
durata: 108 min.
INEDITO

VALUTAZIONE:
corvi06 1/2


Spoiler che servono

“La tua testa è piena di molte strane cose…che urlano per uscire”

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Jessica è in crisi, insoddisfatta ed annoiata; il rapporto con il marito è teso e consumato ed i due vivono insieme per routine e per amore del figlio piccolo.
Alla ricerca di emozioni dimenticate la donna si iscrive ad una chat erotica e lì conosce l’affascinante Elisabeth, creatura splendida ed enigmatica che, dopo averla irretita, la invita nella sua villa fuori città. Jessica, ammaliata dalla conturbante donna, accetta compiacente il rendez-vous saffico, disponibile a tutto…ma non a quello che avverrà. Nel momento “topico” dell’incontro, infatti, Elisabeth mostra la sua vera natura, sgozzando Jessica e nutrendosi del suo sangue.
Storia di ordinaria follia? Forse. O forse dietro c’è qualcosa di oscuro e segreto che va oltre il gesto insano della bionda.
downloadTre giorni dopo l’auto di Jessica viene ritrovata abbandonata nel parcheggio di un supermercato e la donna sarebbe destinata a diventare l’ennesima persona scomparsa nella caotica Montreal, se non fosse moglie di Raymond “Ray” Pope. Già, perché Ray è un poliziotto ed uno di quelli tosti. Una specie di commistione tra “Dirty Harry” ed il “Cattivo Tenente”; un tutore della legge duro e non troppo puro, che non usa mezze misure per raggiungere i suoi scopi e che nel torbido ci sguazza bene, visti gli ambienti che frequenta (più per piacere che per dovere) e che ha un senso della morale tutto suo, che non gli impedisce di avere rapporti sadomaso con la moglie del collega, corteggiare la baby sitter 15enne del figlio e guidare auto d’epoca acquistate con proventi non molto legali (almeno a sentire quelli della Disciplinare).
Incapace di accettare quella che sembra una “fuga d’amore”, l’uomo ci mette poco a risalire alla chat (grazie all’aiuto della nerd baby sitter) e da lì a rintracciare Elisabeth Kane. Ne segue un confronto schietto e diretto che da il via alle ostilità tra i due. Ray è convinto di essere il più cazzuto, ma non tarderà a scoprire che è la donna ad “avercelo più duro”….
960ter


Film semplice semplice, all’apparenza, ma con intriganti punti d’appoggio che gli donano una specie di singolarità.
Tanto per cominciare è uno dei pochi film di vampiri senza vampiri. Nessun pipistrello svolazzante, o canini scintillanti o trasformazioni di sorta; il tutto è lasciato nell’ambiguità e anche la reale natura di Elisabeth non viene mai conclamata: si tratta veramente della crudele Elizabeth Bàthory (la crudele e realmente esistita “Contessa Dracula” ) o di una sua folle discendente che cerca di emularne le gesta? In ogni caso sia lei che la sua “partner in crime” Irina sono individui da cui tenersi alla larga; come è meglio non finire nel mirino del vizioso ed erotomane Ray. Per continuare, poi, c’è la rappresentazione dei personaggi; ogni figura femminile (dalla giovane baby sitter e la moglie di Ray alla folle e selvaggia Irina e la viziosa Nancy, amante di Ray) sembrano avere una doppia natura, quasi speculare, dove ogni tanto emerge una pulsione sessuale portante e che funge da pilastro per l’erotismo che permea il film. Infatti, anche senza scene esplicite di sesso (a parte un paio di approcci) o grandi nudità, ogni femmina nella pellicola viene rappresentata come una “portatrice sana” di sensualità e la storia stessa finisce per immergersi nelle pieghe della fascinazione erotica. Come spiega Elisabeth ad Irina: ” Non si tratta di uccidere. Si tratta di sedurre la tua preda. Deve guardare a te, desiderarti, non puoi prendere anime riluttanti….”
11059304_oriUn film interessante, se osservato in una giusta ottica, dove non si cerca di creare empatia con i personaggi e che sembra limitarsi ad una cronaca degli avvenimenti, mostrandoci il duello tra due anime impure (Ray ed Elisabeth), caratterizzate egregiamente da Conrad Pla e Caroline Néron (più erotica che mai)  ed arricchito da una gustosa reinterpretazione musicale de “la Bohème” e “Que c’est triste Venice” (rigorosamente cantate in francese).
Una pellicola, come già detto all’inizio, ambigua, con personaggi ambigui e con un finale altrettanto ambiguo (e che a noi ce piace). Pla è un attore semi affermato che naviga tra serie tv e film di più ampio respiro (ultima interpretazione in “Riddick” 2013), mentre la Néron è una sorta di icona erotica (titolo meritato) canadese. Dei due registi (Lienberg e Sanchez) ne so ben poco, ma non sono l’unico, visto che IMBD gli accredita solo “Eternal”.
Più che un film sui vampiri; una storia sulla ricerca dell’immortalità.

Devil’s Due

devil-s-due_cover_uU.S.A. 2013
La Stirpe del Male
uscita prevista in Italia 08 Maggio

cast: Allison Miller – Zach Gilford – Sam Anderson – Roger Payano – Vanessa Ray – Bill Martin Williams
regia:  Matt Bettinelli-Olpin –  Tyler Gillett
soggetto e sceneggiatura: Lindsay Devlin
fotografia: Justin Martinez
durata: 84min.
INEDITO

VALUTAZIONE:

corvi051/2

qualche spoiler…ma niente di che

DF-04708.CR2

Zach e Samantha sono una coppia innamorata ed affiatata; lei studentessa universitaria, lui già inserito nel mondo del lavoro e con la passione maniacale per le riprese “life”.
Com’è giusto che sia i due convolano felicemente a nozze e se ne partono per un’avventurosa luna di miele a Santo Domingo, passando da un cicchetto ad un altro, qualche escursione “culturale”, una inevitabile visitina alla cartomante sciroccata di turno ed un ininterrotto tour mondano per localacci e discoteche; il tutto immancabilmente e meticolosamente documentato dalla telecamera di Zach.

Al loro ritorno arriva la sorpresa finale: Samantha è in dolce attesa. Nonostante le precauzioni e gli anticoncezionali il fertile sperma di Zach sembra aver colpito nel segno…ma è realmente andata così?
Già, perché la gestazione di Samantha sembra seguire dei parametri “poco consueti” e la ragazza comincia ad avere atteggiamenti dapprima bizzarri poi, via via, preoccupanti.
E Zach cosa fa? Ma ovviamente riprende tutto, con la scusa di creare un diario digitale della sua vita matrimoniale e lasciare un segno tangibile per il nascituro…anche se a noi spettatori comincia a sorgere il dubbio che il figlio portato in grembo dalla donna possa essere il diretto erede della famiglia McCall.

devils-due-feature

Così, mentre Samantha se ne va in giro per casa di notte, bofonchiando in antiche lingue morte con gli occhi iniettati di sangue e scalpellando il parquet di casa per inciderci sopra simboli esoterici, il bravo Zach si tira su una “cineteca del Mistero” niente male e da bravo Sherlock Holmes comincia a costruire un arguto castello di supposizioni ed inizia a convincersi che, forse, ma dico forse, e sottolineo forse, dietro tutta questa storia potrebbe esserci la zampa caprina del diavolo. Nel frattempo qualcuno sembra seriamente interessato alla gestazione della donna; tanto interessato da organizzare misteriosi “picchetti” di controllo attorno alla casa dei McCall…

Devils-Due-Priest1


 Rassegnamoci, ormai circa la metà dei film dell’orrore prodotti in America sono girati stile mockumentary, foundfootage o come cavolo lo volete chiamare…e la percentuale sale vertiginosamente quando l’argomento trattato tocca i fenomeni paranormali e la possessione.
Ovviamente Devil’s Due non fa eccezione ed ecco che tocca sorbirci 90 minuti di riprese digitali, che quando non provengono dalla cinepresa di Zach, ci vengono gentilmente “offerti” dai cellulari di teppistelli in erba che gironzolano attorno la casa o da telecamere piazzate di nascosto (e da chissà chi) nell’appartamento.
In questo modo assistiamo ad una banalotta riesumazione di un film stile “Rosemary’s baby”, privo di verve e ritmo ed anche se la recitazione degli attori rientra miracolosamente nella decenza, l’impianto narrativo è talmente prevedibile e lineare da strappare qualche sbadiglio.
Punti a favore? Bhè, perlomeno la cinepresa di Zach non ballonzola creando l’effetto “mal di mare” ed un paio di scene nella fase finale del film sono “interessanti”….ma tirando le somme è un po’ troppo poco per far raggiungere la sufficienza alla pellicola.