Credere

“…nostra madre pensava che il Diavolo fosse qui…ma lei non ci credeva, non ci ha mai creduto!”

“Non importa quello che si crede. Pensate che ad un lupo importi che voi crediate che sia un lupo eh?
Non se vi trova da soli nella foresta…”

“the Dark and the Wicked” 2015

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AMERICAN HORROR STORY 10 – BIS

Come già avevo parlato qui è cominciata la decima stagione di AMERICAN HORROR STORY sottotitolata DOUBLE FEATURE (ovvero doppio spettacolo).
american-horror-story-double-feature-190840.1200x675Sarò più esplicito: un’unica stagione con due storie (più o meno collegate?) scelta stilistica che a me ha dato l’impressione che i prolifici sceneggiatori siano un pochino “alla frutta” come idee.
ma andiamo avanti.
Il primo ciclo
  RED TIDE è terminato dopo sei episodi.
downloadStoria senza infamia né lode, che se fosse proseguita oltre le puntate previste sarebbe risultata annacquata e senza via d’uscita; attori visti già in altri AHS (fortunatamente ben scelti) ed un rispolvero di un discreto (ed inaspettato) Macaulay Culkin che sembra aver ricordato di saper recitare.
Non spoilero né trama né colpi di scena in attesa degli atri 5 episodi (dal 7 al 10) che dovrebbero concludere il tutto, dal titolo: DEATH VALLEY e che sarebbero (ad intuito) di sapore SF.
download2Mi chiedo come possa esserci (e se esiste) una connessione tra i due cicli, visto che il primo è “quasi” in puro stile horror…

Chi vivrà vedrà…

A suivre….
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The Empty Man

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USA 2020

cast: James Badge Dale – Marin Irlanda – Stefano Radice – Ron Canada – Robert Aramayo – Sasha Frolova
regia: David Prior
soggetto: basato sull’omonima Graphic Novel di Cullen Bunn e Vanesa R. Del Rey
sceneggiatura: David Prior
fotografia: Anastas Michos
musica: Brian Williams – Christopher Young
durata: 137 min.

STREAMING

VALUTAZIONE:
buono


Il Primo Giorno lo Chiami
Il Secondo Giorno ti Vede
Il Terzo Giorno Ti Prende

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Prequel: Buthan 1995.
Due coppie di giovani escursionisti s’inerpicano spensieratamente sulle innevate cime himalayane, quando uno dei quattro (Paul) viene attirato da un suono simile ad un fischio appena percettibile.
Staccatosi dal gruppo ne cerca l’origine e scivola all’interno di un crepaccio. Prontamente Greg, l’altro maschio alpha del gruppo si cala nella fessura per cercarlo e si ritrova in una sorta di antro.
MV5BMjM0ZGNhYmUtNjhkNy00MWFlLTg3ZmYtZjYxZTM2MjUyMmI4XkEyXkFqcGdeQXVyMTI0NTE1Njg4._V1_Al suo interno trova l’amico che, seduto davanti ad uno scheletro dalla forma disumana, piange e balbetta frasi senza senso stringendo tra le mani una sorta di piffero ricavato da un osso (umano?). Quando Greg si avvicina Paul lo avverte che se lo tocca morirà.
Recuperato l’amico i quattro trovano riparo in un rifugio appena in tempo per scampare ad una tormenta in arrivo.
Paul sembra catatonico, Greg è visibilmente irritato (l’amico è portato a fare scherzi idioti), Ruthie, la compagna di Paul è invece preoccupata perché sa che il suo uomo ha già avuto in passato forme di depressione autolesionistiche. L’unica ad essere visibilmente spaventata é Fiona, la fidanzata di Greg, che avverte qualcosa di sinistro in tutta la situazione.
Senza aggiungere altro concludo che il prequel avrà un finale tragico.


La storia ha un notevole balzo temporale riprendendo nel 2018, nel Missouri.
James Lasombra é un ex detective che, dopo una disgrazia che ha portato al decesso della moglie e del figlio, si è dimesso dal corpo di polizia e ha aperto un piccolo negozio di apparecchiature investigative e per la difesa personale; conduce una vita “disordinata”, fatta di sprazzi di sogni senza senso ed incubi ricorrenti, e il suo unico contatto con la realtà è il rapporto “ambiguo” con la vicina di casa Nora, anche lei vedova (con cui sembra condividere un  imbarazzante segreto), e la figlia Amanda.
La ragazza è la tipica adolescente dark che a volte confida i suoi melanconici disagi all’uomo, lamentandosi di quanto sia effimera e banale l’esistenza e altre amenità tipiche della sua generazione.
La situazione precipita quando, una sera, Nora corre a casa di James dicendo che Amanda è scomparsa.
297632H3 L’unica traccia lasciata dalla ragazza è la frase “E’ stato l’Uomo Vuoto a farmelo fare” scritta con il sangue sullo specchio del bagno.
Per tranquillizzare l’amica e spinto da un angosciante impulso James riveste i panni di detective e si mette ad investigare.

Rintracciata Devara, un’amica della ragazza, questa, gli confida, dopo un’iniziale reticenza, che era stata Amanda stessa, in una serata di noia passata a bere sul ciglio di un ponte deserto, a sfidare lei e il solito gruppetto di sfaccendati che frequentano ad evocare “The Empty Man”. Una vecchia leggenda locale dove si racconta che trovando una bottiglia vuota era sufficiente soffiarci dentro facendogli emettere un fischio per attirare l’Uomo Vuoto.aceef-the-empty-man-home-ent-01_emptyman_dtlr1_4k_r709f_still.087274_rgbIl primo giorno lo avresti chiamato.
Il secondo giorno ti avrebbe visto.
Il terzo giorno ti avrebbe preso.
Viene da sé che tutti si erano prestati alla “sfida” ed anche Devara aveva ceduto per non sentirsi da meno degli altri.

Mentre i due parlano in macchina fuori dalla scuola James intravede il gruppetto seduto in atteggiamento assente sul marciapiede per poi perderli di vista.
Quella sera stessa l’uomo si reca sul ponte alla ricerca dei quattro studenti, trova la bottiglia e, stupidamente ci soffia dentro per poi lanciarla in terra. Attratto da un tombino fuori posto sull’asfalto si cala al suo interno e trova i quattro ragazzi impiccati all’architrave del ponte e la scritta “E’ stato l’Uomo Vuoto a farcelo fare”.
Anche Devara non subisce una sorte migliore: il suo corpo viene massacrato a colpi di forbice da un’entità invisibile mentre si trova nella sauna di una beauty farm e la solita frase viene trovata scritta con il suo sangue sul pavimento.
Di Amanda però non c’è ancora traccia. A questo punto Lasombra capisce che c’è qualcosa di più di una stupida Leggenda Urbana dietro a quello che sta accadendo. Le sue visioni ad occhi aperti aumentano e gli incubi sembrano più concreti.
Assurdamente comincia a percepire anche lui la presenza dell’Uomo Vuoto.
Continuando con caparbietà le sue ricerche scopre l’esistenza del “Pontifex Institute”, una sorta di Fondazione a livello internazionale che diffonde il misticismo orientale usando come riferimento proprio il concetto dell’Uomo Vuoto come parallelismo alla figura esoterica del Tulpa.
Assiste ad una delle lezioni “aperte” tenute dal suo fondatore che lo ringrazia di essere “nuovamente tornato” alle loro riunioni…
Tutto ciò che avviene in seguito (e non è poco) si può difficilmente descrivere in una recensione, il film va visto e metabolizzato.
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Devo ammettere che “The Empty Man” mi ha sorpreso e spiazzato in diversi momenti e sotto diversi aspetti. Molti concetti, tutti interessanti ed intriganti e sparsi (con voluta e maliziosa cattiveria) per tutta la durata del film (due ore e quindici minuti).
Si passa dal misticismo orientale, alla banale trasfigurazione del concetto in una “urban legend”, per poi riavvolgersi su se stesso, appozzando a piene mani nell’esoterismo e nella filosofia alchemica, fondendola all’astrazione teosofica del Tulpa (e qui si torna in pieno oriente).
Solo un genio (o un folle) poteva concepire una trama così contorta/lineare.
Si parla di forme concepite dal pensiero e dalla meditazione. Di vite “create” dalla volontà di comunità unite in una collettività inscindibile.
Alla fine cosa è l’Uomo Vuoto? Una leggenda? Una forma nata per un volere esterno? Un involucro destinato ad essere il “condotto” attraverso il quale “Qualcosa” che esiste oltre il nostro Piano possa interagire sulla Realtà?
L’Uomo Vuoto è il Tutto o il Niente?
Ma, soprattutto “chi è l’Uomo Vuoto?”


Inutile dire che il film ha avuto un concepimento ed uno sviluppo contorto e travagliato.
I diritti della graphic novel (che purtroppo non ho letto) vennero acquisiti nel 2016 ma, per impedimenti economici, il progetto rimase nel cassetto fino al 2017.
Una volta riusciti nell’impresa il film doveva vedere la luce nel 2018, ma ad una visione destinata come test il pubblico scelto sembrò non apprezzare, semplicemente perché “non lo capiva” (e sotto un certo aspetto posso anche giustificarli).
Quando alla fine venne proiettato nel 2020 l’accoglienza degli spettatori fu tiepida e la critica si spezzò in due: chi lo adorava, chi lo odiava.
Nel 2021 entrato nel circuito dello streaming è diventato un Cult.
Strana la gente, eh?

Bisogna ammettere, ad onor del vero, che per riuscire a ricomporre il bandolo della matassa bisogna avere una certa conoscenza del misticismo orientale (e del concetto teosofico del Tulpa), di un po’ di esoterismo ed una qualche cognizione di filosofia alchemica…ma anche senza queste nozioni alla fine il film (preso per quello che è) risulta sempre intrigante e piacevole.

 

A Classic Horror Story

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cast: Matilda Anna Ingrid Lutz – Francesco Russo – Peppino Mazzotta – William Merrick – Yuliia Sobol – Justin Korovkin – Cristina Donadio
regia: Roberto De Feo – Paolo Strippoli
soggetto: Roberto De Feo – Paolo Strippoli
sceneggiatura: Roberto De Feo – Paolo Strippoli – Milo Tissone – Lucio Besana – David Bellini
fotografia: Emanuel Pasquet
musica: Massimiliano Mechelli (“La Casa” Sergio Endrigo)
durata: 95 min.

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VALUTAZIONE:
Discreto


Immagine1Un carpooling condiviso in cinque persone: destinazione la Calabria.
Il conducente, Fabrizio, proprietario del camper appassionato di Cinema e social network; una coppia di giovani stranieri trapiantati in Italia; un silenzioso medico di mezza età con un oscuro segreto ed una giovane dal sorriso triste ed un “fardello” che non può e non vuole condividere con nessuno.
Sopraggiunta l’oscurità causa l’alto tasso alcolemico di uno dei due stranieri che ha voluto prendere la guida ed un conseguente colpo di sonno il camper va fuori strada ed impatta contro un albero.
Al loro risveglio i cinque si troveranno con il mezzo distrutto nel fitto della boscaglia senza punti di riferimento e nessuna traccia della via che stavano percorrendo.  Attorno a loro solo alberi, il frinire degli insetti, ed un sinistro panorama d’insieme.
Dove si trovano? Perché sono lì? 
Facile, diranno i più: sono tutti morti e questa è un’esperienza onirica post decesso.
Sbagliato.
E qui mi fermo.
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Non farò spoiler né proseguirò nella trama perché, come recita il trailer del film:
“TI SEMBRA DI AVERLO GIA’ VISTO” 
E infatti la pellicola è un susseguirsi di omaggi e rimandi a cult come “The Wicker Man”, “Non Aprite quella Porta”, “La Casa” e ad altre pellicole di genere, ma….
“PROVA A GUARDARE MEGLIO”
prosegue il trailer, e infatti…
Immagine3Dietro il susseguirsi degli stereotipi di “Classica Storia dell’Orrore” come la casa sinistra in cui s’imbattono i cinque sventurati, la leggenda di “Osso, Mastrosso e Carcagnosso” che Fabrizio si sentiva raccontare sin da bambino e alle sinistre figure che di notte cominciano a radunarsi attorno al rifugio per dare loro la caccia c’è di più. Molto di più.
Immagine2L’orrore rimane, ma diventa concreto, ancora più crudele e…logico.
Il film ha molti difetti, ma una sua nuova forma d’originalità. I personaggi sono diversi (anche se uguali) a quelli con cui siamo abituati a confrontarci nelle pellicole horror. La recitazione a volte inciampa (specie quella del personaggio di Fabrizio che ha il pessimo vizio di sussurrare troppo e biascicare alcune frasi in un italo/calabrese di non facile interpretazione) ma, nonostante questo, ho deciso di regalargli 3 corvi.
La trama è lineare e ben costruita, la fotografia accurata, la risoluzione della storia decisamente originale e “diversa”. 
3 corvi perché dopo tanti anni ho visto finalmente una pellicola dell’orrore italiana che non mi ha fatto vergognare.
Il film va visto sino all’ultimo fotogramma (anche i titoli di coda) ed il finale vi lascerà con un senso di amarezza in bocca (non di disgusto).
Parola di Omonero.

Al Nuovo Gusto di Ciliegia

Brand New Cherry Flavor
USA 2021
miniserie 8 puntate

cast: Rosa Salazar – Caatherine Keener – Eric Lange – Jeff Ward – Manny Jacinto – Hanna Levien – Daniel Dhoeny – Eva Ariel Binder
regia: registi vari
soggetto: tratto dall’omonimo libro di Todd Grimson
sceneggiatura: vari
fotografia: Celiana Cardenas
musica: Jeff Russo
durata: 8 episodi di 40 min. circa



 

 

VALUTAZIONE:

 


La determinata aspirante regista Lisa Nova attraversa il Paese per raggiungere una Hollywood anni ’90, invitata dal produttore Lou Burke (acclamato vincitore di Oscar) dopo aver visionato il corto della ragazza intitolato “L’Occhio di Lucy”.
Accolta a braccia aperte dal magnate della cinematografia, l’uomo si spertica in una fiumana di lodi sulle capacità della ragazza, dichiarando di voler trarre un film dal suo corto e proponendole di firmare un contratto che l’avrebbe assicurato il ruolo della regista (fortemente voluto), nonché sceneggiatrice della pellicola e con altri poteri decisionali, promettendole, inoltre, un rapido inserimento nel jet set hollywoodiano.
“Voi ci avreste creduto?” a quanto pare Lisa si e, dopo aver fatto visionare il contratto ad un amico che s’intende di legge quanto io di fisica termonucleare, come una boccalona, firma alla cieca.
E la frittata è fatta.
Ovviamente il “buon” Burke in cambio vorrebbe assaggiare la “ciliegina” di Lisa e visto il rifiuto ricevuto in cambio agisce di conseguenza.
Come se niente fosse la ragazza viene estromessa dalla regia e sostituita da un film maker di  videoclip musicali, poi perde ogni diritto decisionale sulla storia ed alla fine il film diviene proprietà esclusiva del produttore che dice di aver trovato la pellicola del corto sulla sua scrivania inviata in forma anonima.

E qui scatta la rivalsa.
“Guarda caso” in occasione della sua prima uscita ufficiale con Burke che l’aveva invitata ad una festa esclusiva Lisa aveva conosciuto l’enigmatica e stralunata Boro, una bizzarra signora accompagnata da un gattino (animali che diventeranno tema portante della serie) che le aveva fatto strani discorsi sulla sua disponibilità ad aiutarla in caso di “bisogno” e di essere capace anche di fare del male pur di far raggiungere a Lisa il suo obiettivo. Poi la tipa si era defilata, non prima però di averle dato indicazioni  di dove rintracciarla.
Inutile sottolineare che Boro si rivelerà una strega con tanto di fedeli zombies al seguito e che offrirà i suoi servigi a Lisa in cambio di un “gattino vomitato ogni tanto” (si, avete letto bene).
Ma come in ogni buona storia horror/esoterica che si rispetti niente è come sembra e la vendetta andrà avanti a colpi di malocchio, contromalocchio, fatture, pozioni, ambigue intenzioni, demoni, apparizioni e Divinità Giaguaro Brasiliane (paese di origine della bella Lisa), con attacchi isterici sopra le righe del produttore e killers che non assumeresti neanche come facchini.
Netflix ha “spacciato” al pubblico questo prodotto come una miniserie Lisergica, Esoterica ed Erotica, ambientata in una Hollywood Psichedelica e Surreale. 
Mai lette tante str@@@@zate messe tutte insieme.
Trama banale e lenta come una lumaca che scivola sulla sua schiuma (d’altronde dovevano tirarci fuori 8 puntate), prevedibile e con totale assenza di colpi di scena. Azioni e reazioni telegrafate con giorni d’anticipo, sesso (esplicito o meno) che avrebbe fatto sbadigliare un adolescente in calore. La psichedelia (si scrive così?) tanto conclamata è pari a quella di un faretto di una discoteca anni ’70.
 Suspense e Pathos partiti per una vacanza in Val Brembana, Occultismo ed Esoterismo preconfezionato in package di una scatola di giochi del “Piccolo Prestigiatore”.
Non ero partito con grandi pretese ma un minimo d’impegno mettetecelo!

Forse mi ero illuso dopo il discreto risultato di “La Révolution” (sempre casa Netflix), ma questa volta mi sono proprio cadute le braccia…a proposito qualcuno ha visto in giro quello destro? ancora non lo trovo.
Dico soltanto che nell’Antro dell’Orco ci siamo sparati due/tre puntate di seguito per cercare di arrivare alla fine il prima possibile.

E poi il finale…mai visto niente di più sbrigativo e insulso.
Basta, di questa “roba” ne ho già parlato fin troppo…Altro che gusto di ciliegia, mai assaggiato nulla di più insapore!

 

Cronenberg: Il Demone sotto la Pelle

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CANADA – 1975

cast: Paul Hampton – Lynn Lowry – Barbara Steele – Joe Silver – Vlasta Vrana – Allan Colman – Susan Petrie – Barry Baldaro – David Cronenberg (Cameo)
regia: David Cronenberg
soggetto e sceneggiatura: David Cronenberg
fotografia: Robert Saad
musica: Fred Mollin
durata: 87 min.

STREAMING
pulp videoDVD VIDEO BLU RAY

 

 

VALUTAZIONE:
buono

 

 

“L’Arca di Noè e un luogo di gran lusso, un complesso residenziale unico al mondo, ideato per difendervi dalla contaminazione e dai pericoli della città. Qui in quest’isola tutta vostra nel mezzo del fiume, niente inquinamento, niente violenze, aggressioni, delitti, immoralità: la città è vicina, ma la sua vita corrotta e corruttrice in tutti i sensi sarà sempre lontana da voi….”
large-screenshot1L’Arca di Noè (familiarmente chiamata l’Arca) è un lussuoso complesso residenziale di recente costruzione e, per chi può permetterselo, “luogo paradisiaco” in cui rifugiarsi per isolarsi dallo squallore e le “brutture” del mondo esterno.  
Completamente autosufficiente è fornita di negozi, centro commerciale, centri estetici, luoghi di svago, campi da tennis e da golf (piscina compresa) e persino di una efficiente e moderna clinica.  
shivers-1975-hobbes-dr-attack-open-scene-review-fred-doederleinPeccato che in uno di quei lussuosi appartamenti risieda anche il dr. Emil Hobbes (una sorta di scienziato genetista molto sopra le righe) ossessionato dall’idea di risvegliare gli istinti animali sopiti nell’uomo e che si dedica ad una serie di esperimenti usando come cavia Annabelle una sua paziente/cavia/amante di 13 anni inoculandole un siero ricavato da un parassita capace con le sue secrezioni di alterare le funzioni cerebrali.

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Resosi conto (in uno sprazzo di lucidità) di aver “creato” un mostro ninfomane con istinti cannibalistici lo scienziato uccide Annabelle e si suicida.
A scoprire l’omicidio/suicidio è il giovane dr. St. Luc direttore della clinica del complesso ed ex allievo del dr. Hobbs che però non vedeva da anni e che ignorava risiedesse nel complesso e da cui aveva ricevuto un invito a pranzo solo per ritrovarsi di fronte quel macabro spettacolo.
docIn cerca di una spiegazione per quell’insano gesto St. Luc si mette in contatto con l’amico e collega il dr. Rollin (che non risiede nell’Arca) e che collaborava con il dr Hobbs nelle sue ricerche. Rollin lo informa sui loro studi sui parassiti (ignorando però i veri scopi del professore e del fatto che usasse la sua amante -passata in fase di doppiaggio da 13enne a inizio film a 19enne verso la fine- come cavia) e si impegna ad andare a fondo sulla faccenda sfogliando tra i carteggi del laboratorio.
infCon l’aiuto dell’infermiera/fidanzata Frances, St. Luc recupera altri documenti dall’appartamento ed incrociandoli telefonicamente con quelli ritrovati dall’amico la verità viene alla luce.
 Ma il folle sacrificio umano di Hobbes è stato inutile: ormai il danno è fatto. La giovane ninfa prima di essere eliminata aveva già contaminato altri condomini che cominciano ad accusare strane sintomatologie mentre all’interno del loro corpo il verme malefico comincia a proliferare uscendo dai corpi degli infetti ed introducendosi nei più disparati orifizi degli altri residenti.
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Intimando il collega di cercare di arginare il più possibile il contagio il dr. Rollin sale in macchina per raggiungere l’amico e tentare di tamponare per quanto possibile quell’infezione ma, St. Luc e Frances si trovano di fronte ad una mostruosità che si sta diffondendo a macchia d’olio.
Ovunque si rechino assistono a scene di violenza e sesso brutale e ai due non resta che cercare un riparo in attesa di un aiuto.

il-demone-sotto-la-pelleRollin raggiunge l’Arca sono per trovare una brutta fine ed anche Frances alla fine viene contaminata.
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L’unico rimasto immune è St. Luc che cerca inutilmente una via di fuga solo per venire trascinato in un’orgia in piscina e venire infettato dalla sua stessa fidanzata.
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Nella scena finale del film, all’alba, i residenti dell’Arca escono con le loro auto dal complesso residenziale, rivestiti da un aspetto di apparente normalità e destinati a contaminare il resto della popolazione.
Quello che doveva essere il luogo più sicuro del mondo si rivela essere la fonte della sua definitiva perdizione.
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Terzo lungometraggio di Cronenberg ma il primo in cui vengono impiantati i semi che germineranno dando vita al “sottogenere” definito Body-horror, firma inconfondibile del regista che negli anni molti hanno emulato ma che in pochi sono riusciti ad eguagliare.
Girato quasi completamente con tonalità giallo/dorate e con una grana da film di serie B il film cominciava a delineare a grandi linee i temi principali trattati in seguito da Cronenberg: dalla contaminazione della carne, alla mutazione indotta, alla commistione di ogni aspetto della vita con il sesso e fu un vero e proprio schiaffo in faccia al pubblico ed alla critica che si videro riversare addosso scene di cannibalismo sessuale, rapporti promiscui, incesti, pedofilia e follia liberatrice di ogni costrizione e convenzione, con ritmo incalzante.
Il giornalista canadese Robert Fulford stroncò il film definendolo il più brutto visto nella sua carriera creandogli non pochi problemi per trovare futuri finanziamenti e (a quanto si dice) a causargli uno sfratto dal suo appartamento a Toronto. A salvare la situazione intervenne Rotten Tomatoes con una altissima valutazione e la ottima recensione del critico Roger Erbert che ammirò il coraggio delle innovazioni sulle tematiche proposte.
Ancora oggi il film può lasciare spiazzati per la forma esplicita di alcune scene, basti pensare al parassita dalla forma inequivocabile di un pene tumefatto, o alla bambina che trasmette il suo parassita baciando in bocca un uomo ed altre amenità del genere, ma bisogna anche ricordare che quelli erano gli anni in cui spopolavano film porno come “Gola Profonda” dove l’attrice Linda Lovelace recitava il ruolo di una ragazza che riusciva a raggiungere l’orgasmo solo praticando fellatio, visto che il suo clitoride aveva ben pensato di svilupparsi in fondo alla sua gola!
Non mancano scene volutamente grottesche, quasi al limite del ridicolo, ed è divertente ascoltare alcuni brani di trasmissioni che condannano il crescente tasso di criminalità e annunciano repressive iniziative decise dal governo per porvi rimedio diffuse da radio e televisori negli appartamenti dove si sta svolgendo ogni genere di nefandezza. Non si può dire che al regista manchi il senso dell’ironia (anche se un po’ caustica). 
Con il tempo Cronenberg crescerà e si farà più aggressivo, brutale ed esplicito nei suoi “j’accuse” a varie forme di potere e alle manipolazioni che hanno causato e causeranno nel genere umano ma, benché ancora un po’ grezzo questo per me rimane uno dei suoi film migliori!

Sempre splendida ed in piena forma Barbara Steele (anche se in un ruolo secondario) ed ipnotica e quasi aliena Lynn Lowry con la sua silhouette eterea e lo sguardo evanescente. 

 

Z vuole Giocare

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Z aka Z wants to Play
USA – 2019

cast: Keegan Connor Tracy – Jett Klyne – Sean Rogerson – Sara Canning – Stephen McHattie – Chandra West
regia: Brandon Christensen
soggetto e sceneggiatura: Brandon Christensen – Colin Minihan
fotografia: Bradley Stuckel
musica: Brittany Allen
durata: 85 min.

STREAMING : MIDNIGHT FACTORY CHANNEL/PRIME VIDEO CHANNELS

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VALUTAZIONE:
sufficiente
3/4

MV5BODg1OTBhNmYtNzhlNC00YWMzLWFhZGItNTcxNzM0Y2UzY2Y2XkEyXkFqcGdeQXVyMjcwMzM0OTI@._V1_Tipica famigliola americana: Kevin (marito coglionazzo tutto preso dal lavoro e con zero senso di responsabilità), Elizabeth (madre con problematiche famigliari derivate da un’infanzia difficile, iperapprensiva ed affetta da sindrome depressiva), Joshua (figlio di 8 anni, introverso, timido e riservato) e nonna agonizzante nella camera da letto al piano di sopra ( vecchia stronza causa delle problematiche infantili di Elizabeth).
Tutto nella norma, almeno per questo genere di film.
MV5BNGUwZWM3MmMtNDg5NC00NmNmLTljZGYtODkwMjYzMzgxZjRmXkEyXkFqcGdeQXVyNTY0NzUxNA@@._V1_Vista la difficoltà ad interagire con i suoi coetanei Josh si crea il suo bell’amichetto immaginario (cosa che sembra nella norma nei nuclei familiari d’oltreoceano) ed il fatto non sembra alterare più di tanto la quotidianità della casa; poi però le cose cominciano a prendere una piega un po’…inquietante.
Il bambino sembra sempre più concentrato sulla figura di “Z” (il nome del personaggio da lui inventato), comincia a pretendere che a tavola venga apparecchiato anche per lui e si isola quasi del tutto da ciò che lo circonda.
Il marito coglionazzo minimizza, la moglie paranoica esaspera la situazione e per amore di una serena convivenza decidono di portare il ragazzo da uno psicologo infantile.
MV5BNTI3NWE2YmItMzIyZi00YWIxLWJjMmMtNzgzYWQwNWIzOGZmXkEyXkFqcGdeQXVyMjcwMzM0OTI@._V1_Il Dr. Seager, naturalmente, li tranquillizza confermandogli che si tratta di un fenomeno molto più comune di quello che si pensi (forse dalle parti loro) e li congeda assicurandogli che crescendo Josh dimenticherà il suo “amico fantasma” per dedicarsi alle cose più concrete della vita. Solo quando sente il ragazzo pronunciare il nome del suo “compagno di giochi” mentre stanno uscendo dallo studio lo psicologo ha un lieve sussulto ed assume un’aria pensierosa e riflessiva.    Contrariamente a quanto affermato dal luminare la situazione tende rapidamente a peggiorare. Il ragazzo diventa brusco e irrispettoso, violento con i compagni di scuola (tanto da essere allontanato dall’istituto) e sempre più soggiogato da Z che sembra aver preso il controllo sulle azioni di Josh.
80x2GDIl giovane arriva persino a dipingere l’aspetto del suo amico sulla parete della sua stanza, una figura (non proprio rassicurante) che risveglia una vaga reminiscenza nei ricordi quasi cancellati dell’infanzia della madre, sempre più preoccupata. Il marito, au contraire, continua a cazzeggiare come se nulla fosse.
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Ad aumentare  l’agitazione della donna (forse accentuata dall’uso di ansiolitici) è anche la crescente sensazione che “qualcosa” stia realmente prendendo forma tra quelle quattro mura, mentre strani incidenti e sinistre visioni iniziano a mettere in fermento il suo stato d’animo, portandola a mettere in dubbio il suo già precario stato d’equilibrio mentale.
Il bandolo della matassa comincia a districarsi con la morte della nonna di Josh. 
Con l’aiuto della sorella Jenna, una mezza sbandata, mezza alcolizzata, mezza tossica che vive in un casolare a ridosso della ferrovia comincia raggruppare le poche cose lasciate dalla madre mentre rievocano la loro “infanzia felice” trascorsa con una donna arida ed anaffettiva che si era ulteriormente allontanata dalle figlie dopo il suicidio del marito.MV5BNWE5Y2ZlZmItYTI3Ny00Yzg4LWIyYWYtYzQ0YWUyNTM1YzdjXkEyXkFqcGdeQXVyMjcwMzM0OTI@._V1_
Appena le era stato possibile Jenna era fuggita da quell’ambiente glaciale ed anche ora non riesce a salire per dare l’estremo saluto alla tanto “amata” salma.
Rovistando nello scantinato le due trovano in uno scatolone un vecchio proiettore ed alcuni filmini che portano nel salone per dimenticarsene pochi minuti dopo.
Neanche la soddisfazione di essersi tolta il “peso” di dover assistere una donna per cui non provava alcun legame affettivo riesce a distogliere la crescente ossessione della figura di “Z” che sembra aver preso a perseguitare anche lei.
MV5BOGJlYzkxNGYtNmIxMS00MjMwLWIyNTItMzRjMTQ5ZWY5MTYyXkEyXkFqcGdeQXVyMjcwMzM0OTI@._V1_Una sera, mentre è sola in casa (ma guarda un po’) con il figlio che dorme nel suo lettuccio si ricorda dello scatolone abbandonato, riesuma il tutto e si mette a guardare i vecchi filmini di famiglia…e da lì la sconvolgente rivelazione: anche lei da bambina aveva avuto un “amico immaginario” ed anche il suo si chiamava “Z“!
E quando la voce fuori campo visivo (quella del padre) le chiede cosa farà quando Z se ne andrà si sente rispondere che il suo amico non se ne andrà mai, che rimarranno sempre vicini e che, anzi, si sposeranno!
Nel frattempo, anche quel geniaccio del dottor Seager è riuscito a riannodare alcuni fili e ricorda che, in passato, aveva avuto in cura anche Elizabeth per la stessa problematica del figlio (ecco perché il nome di Z gli era risuonato famigliare). 
MV5BZmJhODhjYjYtYzRiZC00ODMyLThmYWYtZmE1ZmU3Y2Q3NzIxXkEyXkFqcGdeQXVyMjcwMzM0OTI@._V1_FMjpg_UX1280_Contattata la donna le riporta a galla tutti i ricordi sopiti “accusandola” di essere l’inconsapevole artefice della creazione di “Z” nell’immaginario del figlio riversando su di lui tutte le sue insicurezze ed i traumi subiti nella sua disastrosa infanzia, ma Elizabeth è di tutt’altro avviso: Z è qualcosa di reale, mostruosamente e letalmente reale e sta usando Josh per costringerla a mantenere fede alla promessa che aveva fatto da bambina: vivere con lui per sempre.
Ora la donna si trova di fronte alla drammatica scelta di permettere la sistematica distruzione della sua famiglia o tener fede al legame stretto con Z.
6a0168ea36d6b2970c026bdea13820200cUn pizzico di “Haunting“, una dose di “Babadook“, una spruzzatina di “Sinister” ed il gioco è fatto….
Ma…si perché c’è un ma, anzi, più di uno. Nonostante la ripetitività di questa tipologia di pellicole ci sono alcuni punti a suo favore.
La tensione e l’atmosfera sono miscelati con una certa abilità, gli jumpscares dosati ed inseriti al momento giusto, gli attori recitano con convinzione e la storia offre diverse chiavi di lettura su cui lo spettatore può puntare la sua scelta.
Sia che si tratti di una “creazione psicotica” trasmessa di madre in figlio, un’entità maligna che ha preso di mira Elizabeth e progenie, o la materializzazione dell’incapacità generazionale di interagire che ha infettato la stirpe, questo “Z” di danni materiali ne compie parecchi (tanto per citarne uno la fine drammatica del marito cazzone, identica a quella subita dal padre di Elizabeth) e alla fine dei conti il film scorre senza annoiare alla faccia del prevedibile finale. 
Unica “grossa pecca” è stata quella sprecare un grande attore come Stephen McHattie, relegandolo al ruolo appannato ed inutile dello psicologo tanto banale, quanto privo di spessore.

“Settimana NON…” – NON prendete quel Metrò!

51c5advyutL._SY445_Death Line aka Raw Meat
UK – 1972

cast: Donald Pleasence – Norman Rossington – David Ladd – Sharon Gurney – Hugh Armstrong – June Turner – Christopher Lee (cameo)
regia: Gary Sherman
soggetto: Gary Sherman
sceneggiatura: Ceri Jones
fotografia: Alex Thomson
musica: Will Malone – Jeremy Rose
durata: 87 min.

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QUINTO PIANO – DVD VIDEO

VALUTAZIONE:
sufficiente1/2

deathline2Non temete, non si parla della terrificante Metropolitana di Roma, ma della famosa “Tube” londinese.
Tutto ha inizio quando una coppietta nota un corpo immobile sui binari della metro ed avverte la polizia che al loro arrivo non ne trova traccia.
220_0Le ricerche partono con maggiore solerzia quando si scopre che il corpo potrebbe appartenere a quello di un uomo politico molto noto. Sviati i sospetti sull’eventuale coinvolgimento della coppia, più approfondite indagini rivelano che quello non è l’unico caso di “missing” nella “tube” (solo che prima si trattava di gente comune ecchissenefrega) e la situazione si fa decisamente più pesante tanto da far interessare l’Ispettore Calhoun (un gigionesco Donald Pleasence ) per essere di supporto al Detective Sergeant Rogers.Crypt_Deathline1_1200_654_s
e ad attirare l’attenzione de l’MI5 ( i servizi segreti britannici) facendo apparire in un rapido (quanto inutile) cameo l’agente Stratton-Villiers (Christopher Lee). Il fulcro di tutte quelle sparizioni sembra essere la stazione di Russell Square e, dando adito alle chiacchiere di un poliziotto di quartiere, sembrerebbe che quel posto risulti “infestato” da presenze sinistre: la leggenda parla di alcuni minatori rimasti intrappolati in dei tunnel crollati in epoca vittoriana e che si aggirano nei paraggi in cerca di vittime e vendetta.

raw_meat_02La realtà è molto più agghiacciante. I discendenti dei pochi sopravvissuti al crollo vivono rintanati nei tunnel facendo sporadiche sortite per procurarsi carne umana di cui cibarsi.
A trovare riscontro in questa orribile realtà è proprio la coppia di inizio film. Per uno stupido contrattempo Alex rimane nel vagone della metro che riparte, mentre Patricia resta sola sulla banchina della fermata di Holborn ed urlandosi si danno appuntamento a casa, cosa che, ovviamente, non accade.  
Patricia viene assalita dal cannibale ( a cui nel frattempo è morta la compagna antropofaga) e trascinata all’interno del dedalo di tunnel in rovina. Rientrato in casa Alex non trova la ragazza e preoccupato si rivolge all’Ispettore Calhoun che lo ignora con fare sprezzante. Disperato il ragazzo torna alla stazione e scopre l’ingresso ai tunnel per cercare la fidanzata.
220_rawmeat1Mentre l’uomo si fa spazio fra resti dei minatori e ciò che rimane degli avanzi umani divorati dal “mangiauomini”, Patricia cerca di comunicare con il cannibale che si rivela incapace di esprimersi ed emettere suoni ad eccezione della frase “Attenti alle porte!”.
Frustrato dal tentativo di fuga della ragazza il cannibale l’aggredisce proprio mentre Alex li raggiunge ed ingaggia con lui una furiosa lotta dove il mostro rimasto ferito ha la peggio e si da alla fuga.
In preda ad un ripensamento Calhoun con altri agenti si reca sul posto ed ispezionando i cunicoli trova un locale dove sono accatastati su letti a castello i cadaveri dei sopravvissuti al crollo avvenuto un secolo prima. Tra di loro c’è anche il corpo sanguinante del mostro che esalando un ultimo respiro chiude gli occhi e muore.
Recuperati Alex e Patricia i poliziotti lasciano i tunnel e tornano alla stazione.
Appena arrivati ai binari il cannibale riapre gli occhi e urla “Attenti alle porte!” mentre cominciano a scorrere i titoli di coda.
Raw3Che dire? Un film con i suoi pro e contro, che riesce a creare tensione e claustrofobia in alcuni momenti, miscelandosi con del sano black humor britannico; a volte però le cose cozzano tra di loro ed il ritmo rallenta per riprendere con inaspettate accelerazioni. Ancora incomprensibile l’irrilevante ed inutile presenza flash di Christopher Lee nella storia ed il finale sembra un po’ tirato via. In America la pellicola venne distribuita dalla AIP con il titolo “Raw Meat”.
Ai suoi tempi il film ebbe un discreto successo sia all’estero che in Italia (nonostante la brillante scelta del titolo) tanto è vero che la frase “Attenti alle porte!” che veniva gridata dai controllori all’esterno delle fermate della metro inglese divenne una sorta di leit motiv tra i giovani.
Vero però che questo “Non prendete quel Metro’!” si è rivelato un ottimo banco di prova per il regista Gary Sherman che nel 1981 dirigerà l’ottimo “Morti e Sepolti” (Dead and Buried) a cui sicuramente dedicherò una recensione.

Rintracciate il film e…“Attenti alle Porte!”