Devil’s Due

devil-s-due_cover_uU.S.A. 2013
La Stirpe del Male
uscita prevista in Italia 08 Maggio

cast: Allison Miller – Zach Gilford – Sam Anderson – Roger Payano – Vanessa Ray – Bill Martin Williams
regia:  Matt Bettinelli-Olpin –  Tyler Gillett
soggetto e sceneggiatura: Lindsay Devlin
fotografia: Justin Martinez
durata: 84min.
INEDITO

VALUTAZIONE:

corvi051/2

qualche spoiler…ma niente di che

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Zach e Samantha sono una coppia innamorata ed affiatata; lei studentessa universitaria, lui già inserito nel mondo del lavoro e con la passione maniacale per le riprese “life”.
Com’è giusto che sia i due convolano felicemente a nozze e se ne partono per un’avventurosa luna di miele a Santo Domingo, passando da un cicchetto ad un altro, qualche escursione “culturale”, una inevitabile visitina alla cartomante sciroccata di turno ed un ininterrotto tour mondano per localacci e discoteche; il tutto immancabilmente e meticolosamente documentato dalla telecamera di Zach.

Al loro ritorno arriva la sorpresa finale: Samantha è in dolce attesa. Nonostante le precauzioni e gli anticoncezionali il fertile sperma di Zach sembra aver colpito nel segno…ma è realmente andata così?
Già, perché la gestazione di Samantha sembra seguire dei parametri “poco consueti” e la ragazza comincia ad avere atteggiamenti dapprima bizzarri poi, via via, preoccupanti.
E Zach cosa fa? Ma ovviamente riprende tutto, con la scusa di creare un diario digitale della sua vita matrimoniale e lasciare un segno tangibile per il nascituro…anche se a noi spettatori comincia a sorgere il dubbio che il figlio portato in grembo dalla donna possa essere il diretto erede della famiglia McCall.

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Così, mentre Samantha se ne va in giro per casa di notte, bofonchiando in antiche lingue morte con gli occhi iniettati di sangue e scalpellando il parquet di casa per inciderci sopra simboli esoterici, il bravo Zach si tira su una “cineteca del Mistero” niente male e da bravo Sherlock Holmes comincia a costruire un arguto castello di supposizioni ed inizia a convincersi che, forse, ma dico forse, e sottolineo forse, dietro tutta questa storia potrebbe esserci la zampa caprina del diavolo. Nel frattempo qualcuno sembra seriamente interessato alla gestazione della donna; tanto interessato da organizzare misteriosi “picchetti” di controllo attorno alla casa dei McCall…

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 Rassegnamoci, ormai circa la metà dei film dell’orrore prodotti in America sono girati stile mockumentary, foundfootage o come cavolo lo volete chiamare…e la percentuale sale vertiginosamente quando l’argomento trattato tocca i fenomeni paranormali e la possessione.
Ovviamente Devil’s Due non fa eccezione ed ecco che tocca sorbirci 90 minuti di riprese digitali, che quando non provengono dalla cinepresa di Zach, ci vengono gentilmente “offerti” dai cellulari di teppistelli in erba che gironzolano attorno la casa o da telecamere piazzate di nascosto (e da chissà chi) nell’appartamento.
In questo modo assistiamo ad una banalotta riesumazione di un film stile “Rosemary’s baby”, privo di verve e ritmo ed anche se la recitazione degli attori rientra miracolosamente nella decenza, l’impianto narrativo è talmente prevedibile e lineare da strappare qualche sbadiglio.
Punti a favore? Bhè, perlomeno la cinepresa di Zach non ballonzola creando l’effetto “mal di mare” ed un paio di scene nella fase finale del film sono “interessanti”….ma tirando le somme è un po’ troppo poco per far raggiungere la sufficienza alla pellicola.

Dead in Tombstone

LocandinaMAT4239USA – 2012

cast: Danny Trejo – Mickey Rourke – Anthony Michael Hall – Dina Meyer – Catalina Grama – Edward Akrout – Daniel Lapaine
regia: Roel Reiné
soggetto e sceneggiatura: Shane Kuhn – Brendan Cowles
fotografia: Roel Reiné
musica: Hybrid
durata: 95 min.
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Guerrero Hernandez (Danny Trejo) è un cazzutissimo pistolero a capo di una banda di altrettanto cazzuti fuorilegge che seminano morte e terrore nel Far West. Dopo aver liberato il fratellasto Red ( un Anthony Michael Hall ovviamente cazzutissimo anche lui), condannato a morte per le sue efferatezze, Guerrero si lascia convincere dal consanguineo a compiere una rapina nella cittadina di Edendale che, a quanto pare, ha una banca che straripa oro estratto da una miniera appena scoperta.
Il colpo va a segno ma Red, si rivela oltre che cazzuto anche un gran bastardo ed insieme agli altri componenti della banda sforacchia il “buon” Guerrero spedendolo dritto dritto all’inferno dove ad attenderlo c’è nientepopòdimenoche Satana (Mick
ey Rourke) in persona.
5_zpsd5899103Ma, come già accennato, Guerrero è un tipo decisamente cazzuto  e non si lascia intimorire dal Diavolo (il più cazzuto per antonomasia), neanche quando questi si diverte a marchiargli a fuoco il petto con una croce di ferro o a strappargli pezzi di carne per farli “alla fiamma”, così, giusto per vivacizzare la serata; anzi, arriva a proporgli un patto per salvare il culo e l’anima da quella situazione decisamente scottante. Così dopo aver fatto per un po’ a gara con Satana su “chi c’è l’ha più lungo”  Guerrero gli offre uno scambio: la sua anima al posto di quella del fratellastro e dei cinque companeros della banda che lo hanno tradito.
Satana tentenna, traccheggia e ci pensa su, poi per far vedere al messicano che oltre ad essere cazzuto ha anche un paio di cojones grossi così accetta la transazione, a patto però che tutto avvenga nelle canoniche 24 ore (così tanto care all’immaginario americano).
2d565d25edc40aab0a70e0a4bd604f46Così, esattamente un anno dopo la sua dipartita, Guerrero Hernandez risorge dalla tomba ben deciso a consumare la sua cazzutissima vendetta.


Faccio subito una premessa: nonostante cerchi di apparire una persona civile e ben educata sono pur sempre un “portatore sano di pene e, come tale, sono soggetto alla inevitabile fascinazione di alcuni stimoli primordiali che ogni maschio porta con sé sin dai tempi delle caverne e le punte di selce; per farla breve, quando la luna è piena e l’aconito è in fiore, non posso impedire di trasformarmi  in un illecito consumatore di tamarrate che trasudano testosterone regalando manciate di violenza gratuita e battutacce da saloon che gratifichino il mio ego selvatico di maiale mannaro….ma aimè, purtroppo, Dead in Tombstone fallisce miseramente nel raggiungimento di un pur così facile obiettivo.
Mickey_Rourke_and_Danny_Trejo_to_Star_in_DEAD-IN-TOMBSTONEEppure i presupposti c’erano tutti: una storiaccia buttata giù sul retro di un biglietto della metro, scenografie rimediate dagli scarti di western televisivi, una manciata di tipi poco raccomandabili anche nella vita reale e la solita fighettina di turno ( seppure po’ passata d’età) che sbava per l’antieroe…e allora che cosa è andato storto?
Pur volendo sorvolare sulla storia fotocopiata dallo Spawn di McFarlainiana memoria e dialoghi basati sul continuo riciclo di quattro/cinque frasi ripetute all’infinito da un film del genere ci si aspetta un po’ di più di 95 minuti d’interminabili sparatorie con inquadrature che rendono praticamente impossibile distinguere i cattivi dai meno cattivi e dai buoni, intervallate da continui ed esasperanti rallenty di bossoli espulsi dalle pistole, bicchieri sbattuti sul bancone, ingranaggi di orologi che segnano i minuti ed altre amenità del genere. Ma dico, un po’ di grinta nel film ce la vogliamo mettere?
geppo_487Lo sconcertante e bolso Rourke ha lo stesso mordente di Geppo il diavolo buono e la crudele astuzia di un mr. Bean degli Inferi (inciso: qualcuno potrebbe spiegare a Mickey che non c’è bisogno di siliconarsi anche il doppio mento?), mentre Trejo  non fa altro che morire e resuscitare da una bara all’altra mugugnando incomprensibili frasi su vendetta, giustizia, riscatto e scaricando le pistole su qualsiasi cosa si muova nel raggio di cento metri. L’antagonista, poi, lasciamolo proprio perdere; il buon Hall riusciva ad essere più inquietante quando interpretava Johnny Smith, lo storpio veggente della noiosissima serie “La Zona Morta” e a poco serve non farlo lavare per una settimana e iniettargli gli occhi di sangue con del collirio urticante.

"O facevo stò film o il remake de La Casa nella Prateria..."

“O facevo stò film o il remake de La Casa nella Prateria…”

Chiunque, e dico chiunque, sarebbe riuscito a girare un film abbastanza cazzuto specie se concepito direct-to-DVD come questo. Tutti meno Roel Reiné a quanto pare, anche se un’occhiata alla sua filmografia un qualche sospetto ce lo aveva fatto nutrire.

corvi05

The Last Exorcism Part II

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cast: Ashley Bell – Julia Garner – Spencer Treat Clark – David Jensen – Tarra Riggs
regia: Ed Glass-Donnelly
soggetto: Damien Chazelle
sceneggiatura: Damien Chazelle – Andrew Gurland
durata: 90 min
INEDITO


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Il film riprende dove finisce il primo “The Last Exorcism”.
Nell, vittima ignara di una setta occultistica di cui faceva parte anche il padre ed il prete del paese, partorisce il figlio del Diavolo ma, non si sa perché o per come, qualcosa va storto. Il bosco dove è in svolgimento la Messa Nera va a fuoco, gli adoratori del Male fanno tutti una finaccia e il diabolico infante sparisce nel nulla. Solo Nell, seppure provata e sull’orlo della follia, sopravvive e viene soccorsa e portata in salvo. Trasferita in una casa accoglienza in quel di New Orleans la ragazza cerca di ricostruirsi una vita ma, a quanto pare, Abalam, il demone che l’aveva posseduta (in tutti i sensi) nel primo film non è dello stesso avviso e visto che si è innamorato della povera Nell è seriamente intenzionato a farne il veicolo dell’Apocalisse sulla Terra.
917278_064Spiata da misteriosi seguaci del Male; perseguitata dallo spettro del padre; tormentata da incubi ed orribili allucinazioni la ragazza è sul punto di cedere ad Abalam, ma in suo soccorso arrivano gli adepti dell’Ordine della Mano Destra, sacerdoti voodoo che si offrono di proteggere ed aiutare Nell nella sua battaglia e liberarla una volta per tutte dalla nefanda presenza del Diavolo.

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Allora, io posso anche capire che si decida di fare un sequel per sfruttare il successo commerciale (o artistico) di una pellicola; quello che non riesco a mandare giù è il perché ci si ostini ad andare a pastrugnare tra le feci di film di infima qualità narrativa cercando qualcosa di commestibile da cannibalizzare.
Il primo “Last Exorcism” si era rivelato un mockumentary irritante, superficiale e banalotto; infarcito di luoghi comuni rimasticati da decine di film sulle possessioni demoniache e con un finale che sembrava la parodia di quello di “Blair Witch Project”…che cosa ne poteva uscire andando a ripescarne carachters  e rappezzandone la trama? Niente.
Infatti il risultato è un fritto misto di niente che non va a parare da nessuna parte.
Il buon Eli Roth produce l’ennesima pellicola pastiche, insapore ed inodore, che non spaventa e neanche irrita, ma scivola giù come un bicchiere d’acqua bevuto perché non c’era niente di più saporito in frigo.
Gli enigmi iniziali della storia non vengono spiegati né risolti, la storia cambia direzione almeno tre volte, non c’è pathos, né tensione, tantomeno si riesce a creare un minimo d’atmosfera di fondo; stavolta si evita anche un po’ di sano e gratuito slasher (almeno per tappare i buchi narrativi), per non parlare della recitazione quasi macchiettistica della Bell che cerca di dare credibilità alla figura della giovane ed ingenua contadinotta un po’ fuori di testa…e porca miseria qualcuno mi spieghi perché l’esorcista (laico) dell’Ordine della Mano Destra scrive l’enigmatica parola CROATOAN sul ventre di Nell nell’atto di compiere l’esorcismo citato nel titolo (e che si svolge negli ultimi 5 minuti del film).
Sul pirotecnico finale che sembra un collage visivo rubato a “Carrie” e “Fenomeni Paranormali Incontrollabili” stendo un velo pietoso, ma almeno ci fanno la grazia di evitarci l’ennesimo POV…
Da vedere?
Fate un po’ voi.

corvi05

Carnivàle

Carnivale (2)USA – 2003/2005
stagione 1 – episodi 12
stagione 2 – episodi 12

da un’idea di Daniel Knauf
cast: Michael J. Anderson – Adrienne Barbeau – Clancy Brown – Nick Stahl – Tim DeKay – Clea DuVall – Debra Christofferson – Carla Gallo – Amy Madigan – Toby Huss – Cynthia Ettinger
regia: R. Garcia – J. Podeswa – T. Hunter – S. Winant – J. Bender – J. Patterson
sceneggiatura: sceneggiatori vari
musica: Jeff Beal

durata: due stagioni – 24 episodi di 50 min. c.a.
HBO


carnivaleAmerica, anni ’30. La Grande Depressione.
Il Carnivàle, freakshow itinerante, soccorre nel deserto Ben Hawkins (Nick Stahl), un vagabondo malato e ridotto agli stenti.
Accolto da Samson (Michael J. Anderson, si, il nano di Twin Peaks), il braccio destro del fantomatico Direttore del luna park (che nessuno ad esclusione di Samson ha mai visto in faccia e che vive segregato in una delle roulotte), il giovane viene curato e trova lavoro come uomo di fatica, ma questo non basta a lenire i suoi tormenti. Ben sa di avere un dono; un dono speciale che gli permette di donare la vita, ma ad un altissimo prezzo ed è tormentato da incubi e visioni che gli mostrano immagini fuggevoli di un uomo che non ha mai conosciuto e di un prete che egli percepisce come una minaccia.
Le sue visioni lo conducono a Scudder (John Savage), un uomo che per un po’ si aggregò al Carnivàle e che aveva poteri simili ai suoi e che può essere la chiave di molti enigmi, ma come trovarlo?

carnivaleCastContemporaneamente, in California, Fratello Justin Crowe (Clancy Brown), un prete metodista che vive con la sorella e gestisce una piccola comunità religiosa si accorge di avere doti e capacità speciali. La sua fede si trasforma in fanatico fervore e corrotto dalla forza di quei poteri comincia a farne un uso distorto e crudele.
Anche lui fa sogni ed ha visioni. Percepisce la presenza di Ben e la recepisce come una minaccia e si convince che Dio gli ha concesso quelle capacità per sconfiggere quello che lui vede come un Anticristo.
Il Carnivàle si sta avvicinando e Fratello Crowe è pronto ad accoglierlo.
carnivale (1)


Bene e Male, Cristianesimo e Paganesimo, Religiosità e Gnosticismo, con rimandi a culture Templari ed un continuo contendersi tra destino e libero arbitrio; il tutto sommerso dalla polvere gialla del deserto e quella grigia delle strade battute passando per luoghi che trasudano povertà e disperazione.
E se questa visione di epica drammaticità vi rimanda a saghe kinghiane come l’Ombra dello Scorpione (The Stand) non fateci caso; “Carnivàle” ha una sua struttura ed un’indipendente ragion d’essere che esercita un fascino sapientemente in bilico tra misticismo e cupa crudeltà.
Tanti personaggi, tutti con la loro storia, i loro segreti e più o meno consapevoli di far parte di un Progetto più grande delle loro effimere esistenze; alcuni subiscono passivamente, altri sono parte integrante del Meccanismo ed altri ancora cercano di manipolarlo a proprio vantaggio, ma ciascuno responsabile di un essenziale tassello del Mosaico.

Carnivàle era stato progettato come un serial tv di 6 stagioni, ma in seguito venne ridotto a 4 e poi a 2, il tutto in fase di produzione, il che costrinse gli sceneggiatori ad una sorta di condensazione degli avvenimenti dalla fine della prima stagione in poi; cosa che, a mio avviso, non ha affatto danneggiato il risultato finale ma ne ha migliorato il ritmo visto il respiro più ampio e pacato percepito nei primi episodi.
Viene da se che l’ideatore costruì un finale diverso e che lasciava ampi margini di sviluppo per una terza stagione che non venne mai realizzata. Fu un male? Per molti fans della saga si, tanto è vero che ancora c’è che si “batte” per un ritorno del circo itinerante; per il sottoscritto no, visto che in fondo tutta la serie si gioca sull’ambiguità degli eventi e l’ineluttabilità di disegni Superiori.
Tra i motivi della chiusura della serie ci furono quelli della bassa audience (ma dati alla mano risultavano più che discreti e costanti) e la paura che fosse reputato un prodotto troppo di “nicchia” (?) per le tematiche sviluppate.
Comunque sia, Carnivàle rimane una serie vincente, con una caratura importante e che nel 2003 inventò e promosse un nuovo modo di realizzare cinema in televisione.
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corvi08  1/2


La Notte del Demonio

notte_del_demonio_coverNight of the Demon (GB) aka CURSE of the Demon (USA)
USA/GB – 1957

cast: Dana Andrews – Peggy Cummins – Nial Mc Ginnis – Athene Seyler – Maurice Denham
regia: Jacques Tourneur
soggetto: tratto dal racconto “Fischia ed io verrò” (Casting the Runes) di Montague Rhodes James
sceneggiatura: Charles Bennett – Hal E. Chester
musica: Clifton Parker
durata: 83 min
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nightdemon01il professor Holden (dottore in psichiatria) arriva in Inghilterra dall’America per partecipare ad un congresso sulla parapsicologia, determinato a mettere alla gogna ogni teoria sul paranormale ed ogni credenza sulla magia e deciso a smascherare chiunque sfrutti l’ignoranza e la superstizione per procacciarsi guadagno e proseliti.
All’arrivo all’aeroporto però non troverà ad attenderlo il dr. Arlington, con cui doveva orchestrare la sua conferenza, ma altri due colleghi che lo informano della morte dell’uomo, avvenuta in circostanze misteriose. Venuto a conoscenza della ricerca portata avanti dall’amico sulla stregoneria ed il conseguente scontro con un certo Karswell , presunto capo di una setta occultistica, Holden comincia ad indagare per conto proprio e non tarda molto a fare la conoscenza del succitato negromante.
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Dopo una discussione abbastanza accesa in biblioteca, Karswell gli predice una morte violenta entro pochi giorni se non smetterà subito le ricerche.
Per niente intimorito e supportato dall’aiuto di Joanna, nipote di Arlington, Holden continua a scavare nei segreti della magia, grazie anche al diario d’appunti dello scienziato custodito dalla ragazza, scoprendo che la stessa premonizione di morte (tragicamente avveratasi) era già stata fatta da Karswell al povero Arlington.
nightdemon05Strani presagi cominciano ad incrinare lo scetticismo dello psichiatra: ombre fuggevoli che sembrano seguirlo, il suo taccuino con le pagine strappate dopo la data del 28 (giorno in cui è stata profetizzata la sua morte), inspiegabili tempeste che cercano di travolgerlo ed una striscia di pergamena con caratteri runici che gli è stata passata a sua insaputa. Il bandolo della matassa e fonte di sua unica salvezza sembra essere un libro scomparso la cui unica copia rimasta è nelle mani di Karswell.
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Classico esempio di cinema horror di quegli anni, “La Notte del Demonio” è stato definito, non a torto, la migliore pellicola di genere di quel decennio, ma non di certo (a parer mio) il miglior prodotto di Tourneur.
Grazie allo “zoccolo duro” offerto dal racconto di Montague Rhodes James, già autore del mitico ed avvalorato dalla sceneggiatura di uno scrittore del calibro di Charles Bennett, il film gioca la carta vincente della suggestione, basando il tutto sull’atmosfera, un’impalpabile inquietudine ed un magistrale gioco di ombre che solo il bianco e nero può offrire. Niente è palese e manifestato, ma solo intuibile e per questo più terrificante, anche se un diavolazzo gigantesco c’è, ma solo per una manciata di secondi ad inizio e fine film, e per un imposizione in postproduzione dei finanziatori (basta non farci caso e comunque non da fastidio).
La mano di Tourneur è un po’ stanca in questa sua quarta ed ultima incursione nell’horror (i precedenti furono “Il Bacio della Pantera” 1942 – “Ho camminato con uno Zombie” 1943 e “L’Uomo Leopardo” 1943), ma il risultato finale merita uno chapeau, visto anche che sia Val Lewton che la AIP non avevano certo offerto il meglio al regista, trasferendo le riprese nei mitici studios della inglese Pinewood allo scopo di risparmiare sulle spese di produzione.


Una pellicola da vedere comodamente in poltrona, fumando un sigaro e sorseggiando un cognac…perché di film così non se ne fanno più!
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buono
  E MEZZO

Devil Seed

1121029_Enlarged_1aka The Devil in Me – USA 2012

cast: Vanessa Broze – Michelle Argyris – Kevin Jake Walker – Shantelle Canzanese – Wayne Conroy
regia: Greg A. Sager
soggetto e sceneggiatura: Geoff Hart – Greg A. Sager
musica: Aaron Gilhuis
durata: 103 min
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Prologo: 1972 – Qualcosa va storto durante un esorcismo ed un pretino fa fuori a pugnalate la giovane posseduta per porre fine alla questione.

MichelleArgyris4Oggi: Alex (Alexandra) ha momentaneamente abbandonato gli studi per assistere la nonna malata ed al suo ritorno la sua migliore amica Jessie (Jessica) la informa che insieme a Brie (Brianne) hanno trovato un nuovo appartamento da condividere, più grande, più economico e più vicino all’università.
Quello che Alex non sa è che il suo fidanzato Brian se la spassa (di nascosto) con Brie e che la casa nasconde qualcosa di sinistro (o forse no).
Dopo una notte brava in discoteca Alex e Jessie, ubriache come due scaricatori di porto, s’infilano in un negozietto per farsi predire il futuro da una veggente, che dopo aver strabuzzato gli occhi da rana intima ad Alex di stare attenta perché LUI l’ha scelta ed ormai è la predestinata per un orrendo fato.
Ovviamente il giorno dopo nessuna delle due ragazze ricorda distintamente cosa è accaduto la sera prima e così la vita riprende il suo normale corso, con Alex che sente rumori nei muri della casa, segue le lezioni scarabocchiando simboli cabalistici sui libri, vede forme spiritiche che l’ammoniscono sull’imminente avvento del Male mentre Brian continua a scopicchiarsi l’amica Brie, visto che Alex tiene tanto a mantenersi pura e vergine.
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Quando però la ragazza comincia a camminare di notte per casa in uno stato di trance, parlando con la voce di un muratore cingalese e leccando la propria urina sul pavimento, Jessie comincia leggermente a preoccuparsi  e chiede aiuto ad un professore (presumibilmente psicologo) che, guarda caso, si rivela essere il figlio del pretino (ormai anzianotto) visto nel prologo del film.
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Da questo punto in poi, caos assoluto: carezze artigliate da mani invisibili, possessioni acrobatiche con passeggiate su muri e balaustre, omicidi, fughe, suppellettili che volano e stupri demoniaci.

Che Dio perdoni il Male scatenato da questo film!


Vedendo Devil Seed si ha la netta impressione che mentre gli attori (ma è un parolone) recitavano il regista si stesse facendo un tresette con la costumista e l’operatore girasse con la destra, mentre con la mano sinistra teneva stretto un sandwich di pollo.
Tralasciando la recitazione patetica, la banalità dei dialoghi e stendendo un velo pietoso sulla piattezza delle inquadrature quello che lascia più sconcertati è la trama. Una storia che prende cento direzioni diverse e dopo un paio di minuti si perde nel nulla più assoluto.
Oscuro è il senso del prologo (non sapremo mai chi era la povera disgraziata pugnalata e perché il pretino era ricorso ad una soluzione così estrema); all’inizio sembra che la casa sia il perno focale del Male, ma poi ci si deve ricredere quando la cartomante afferma che Alex è una “predestinata” e che il Maligno la tiene d’occhio già da un bel po’, poi quando crediamo che la possessione sia lo scopo ultimo del diavolazzo scopriamo che in realtà se la vuole insifonare perché è pura e vergine e quindi perfetta per procreare un Anticristo nuovo di zecca.

Ma gli enigmi più disturbanti e misteriosi sono: che cacchio di fine ha fatto Brian dopo essere scappato dalla casa lasciando la fidanzata a farsi strapazzare dal diavolo?
vlcsnap2013012323h25m19e soprattutto…come faceva un farloccone del genere a stare insieme ad una gnocca come Alex e a portarsi a letto una topona come Brie?
MichelleArgyris1
vanessabroze
….e pensare che per scrivere una storia del genere ci si sono messi in due…

pessimo

Sentinel

The Sentinel Locandina

The Sentinel
USA 1977

regia: Michael Winner      durata: 92min
cast: Cristina Raines – Eli Wallach – Martin Balsam – Chris Sarandon – Ava Gardner – John Carradine – Burgess Meredith – Christopher Walken – Beverly D’Angelo

Allison (Cristina Raines) è una top model all’apice del successo che, per essere più vicina al suo ambiente di lavoro ed “allontanarsi” dalle pressanti richieste del suo fidanzato (Chris Sarandon) avvocato di grido che vorrebbe sposarla, prende in affitto un appartamento in un affascinante palazzo a Brooklin.
Sentinel_1977A detta dell’agente immobiliare (Ava Gardner), l’intero palazzo è disabitato ad esclusione di un innocuo prete cieco (John Carradine) che vive all’ultimo piano mansardato e passa le sue giornate affacciato alla finestra…ma con suo disappunto, Allison scopre che proprio sotto di lei abita un curioso ed invadente vecchietto (Burgess Meredith) insieme al suo gatto e ad un canarino, senza contare la coppia di lascive lesbiche (Beverly D’Angelo e Deborah Raffin) al terzo piano ed altri inquietanti personaggi che non fanno altro che ronzarle attorno.
Dal suo ingresso in quella casa l’emotività della modella aumenta in maniera esponenziale: strani rumori ed ombre in movimento le turbano il sonno, orribili ricordi sepolti della sua infanzia tornano a riaffiorare e snervanti svenimenti la colpiscono nei momenti più impensati. Oltretutto sente il fiato sul collo per la presenza indagatoria di due detective della polizia (Christopher Walken e Eli Wallach) che nutrono seri dubbi sulla morte “naturale” della precedente moglie del suo fidanzato.the-sentinel_ghostdad
Contemporaneamente, il Vaticano entra in agitazione per qualcosa che sta accadendo proprio a New York e Monsignor Franchino (Arthur Kennedy) viene messo in allarme da un prete della Fratellanza (Josè Ferrer)  sugli avvenimenti del palazzo di Brooklin.
Qual’è il legame? E cosa c’entra in tutto questo Ellison Parker?
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Negli anni ’70, dopo il successo di pellicole come “Rosemary’s Baby” (1968 – Roman Polansky) e “L’Esorcista” (The Exorcist – 1973 – William Friedkin) il Cinema gioca ancora come carta sicura l’Horror “Demoniaco“; Italia, Spagna ed USA producono una discreta pletora di film con possessioni, presenze demoniache e case infestate, dove il Diavolo la fa da padrone e Michael Winner, già reduce da “Improvvisamente, un uomo nella notte” (The Nightcomers – 1971) inquietante prequel con Marlon Brando del diabolico “Giro di Vite” (The Turn of the Screw – 1898) dello scrittore Henry James (da cui vennero tratte decine di versioni filmiche), non si lascia sfuggire l’occasione per affondare un nuovo colpo con The Sentinel, pellicola confezionata praticamente in “casa”. Tratta dall’omonimo romanzo di Jeffrey Konvitz e sceneggiato a quattro mani da Konvitz e Winner, la storia coinvolge un po’ tutta la fenomenologia sul genere con risultati un po’ altalenanti, ma di tutto rispetto.
Nonostante sia stato trattato dalla critica come un prodotto di “serie B”, Sentinel rientra ormai nella categoria dei Classici di culto ed è qualitativamente superiore alla stragrande maggioranza di film con la stessa tematica prodotta negli ultimi 15anni, senza contare il sontuoso impiego di star per la realizzazione. Oltre a quelli già citati, infatti, nel film appaiono attori come un giovanissimo Jeff Goldblum, Hank Garrett, Jerry Horbach, e molti altri.

Sentinel all’epoca suscitò molte polemiche per lo “sfruttamento” di numerosi freaks e persone affette da gravi patologie e/o menomazioni utilizzate nel ruolo delle anime dannate che infestano la casa.

giudizio: Brrrr! (“Per Me si va nella città Dolente…”)

♥♥♥♥♥♥

Faust

Faust – Love of the Damned

SPAGNA 2000

regia: Brian Yuzna      durata: 98min
cast: Mark Frost – Jeffrey Combs – Isabel Brook – Germi Reixach – Monica Van Campen

Come ti distruggo un CULT:
Era il 1988…C’era una volta (anzi, c’è ancora) un fumetto, per meglio dire, una graphic novel  che già dall’uscita del suo primo numero (doveva svolgersi in 9 atti) sconvolse il panorama prima Americano e poi Europeo per la violenza, la crudezza, il realismo becero e crudele in cui si portava avanti una storia di follia, sesso, violenza e dannazione.
Il suo titolo era: “Faust – Love of the Damned” su soggetto di David Quinn e disegni di  Tim Vigil, disegnatore osannato negli ambienti underground dei comics per il realismo delle sue tavole sempre ricchissime di particolari splatter e scene di sesso estremamente spinto.

La storia ruotava attorno alle “disgrazie” del giovane artista John Jasper, che subisce un assalto (premeditato, come poi si scoprirà) da parte di una banda di teppisti che gli uccidono la modella/musa/amante.
Disperato, Jasper è sull’orlo della follia e del suicidio e stringe un patto con il misterioso M, che gli dona un paio di (wolveriniani) artigli metallici con cui perpetrare la sua vendetta.
In una sorta di calvario malefico John comincia ad uccidere, squartare e mutilare ladri, assassini e stupratori; muore e poi risorge in una specie di rinascita diabolica, mentre attorno a lui figure sempre più emblematiche e sinistre iniziano a tessere una perfida trama….

 Nonostante il “Rated X” applicato dalla casa editrice Avatar Press, la censura americana insorse contro il “Faust” : incesti, stupri, orge sataniche e squartamenti erano “troppo” per il pubblico dei fumetti, prevalentemente adolescenziale,  e le grandi majors dei comics calcarono la mano allarmati dall’inaspettato successo che di numero in numero richiamava sempre più lettori. Dopo mesi di dispute e dissidi Quinn e Vigil interruppero la produzione di Faust infastiditi e disgustati da tanto falso perbenismo e mirato opportunismo, lasciando la saga di Jasper/Faust incompleta, ma a detta loro ancora “in cantiere”.

In Italia vennero pubblicati solo i primi 6 numeri poi, inspiegabilmente, la EDEN cessò le pubblicazioni.

Poi arrivò Brian Yuzna con la sua Fantastic Factory riuscendo in quello che neanche la censura e le majors erano riusciti a fare: distruggere un Cult!
Credendo di poter emulare la famosa factory di Corman degli anni ’60/70, alla fine degli anni ’90 insieme a Julio Fernàndez e Stuart Gordon fondo la già citata Fantastic Factory, una specie di laboratorio cinematografico dove a rotazione i tre sarebbero stati registi, sceneggiatori e produttori di pellicole di genere fantastico con esiti molto altalenanti….ma di questo parlerò un’altra volta.
Nel 2000 toccò al Faust e fu un vero scempio.

Regia distratta e confusa, interpretazioni patetiche (Mark Frost è quanto di più clownesco possa esistere ed il suo Jasper/Faust sembra più un pagliaccio demente mal vestito che una creatura dannata e folle in cerca di vendetta e redenzione), coinvolgendo nel fallimentare progetto anche Jeffrey Combs, il suo attore/feticcio (a tutt’oggi uno dei migliori character di film horror), la storia poi si dipana senza motivo in più direzioni senza soluzione di continuità.
Il voler dare un tocco grottesco al film (scelta stilistica decisamente lontana da quella del fumetto) ridusse tutto ad una ridicola presa in giro del suo stesso prodotto.

C’è chi dopo gli sprazzi artistici di “Society” (1989) e di “The Dentist” (1996), ancora spera in una rinascita di Yuzna come regista, ma i risultati non sembrano far sperare per il meglio…

giudizio: Aaaaargh! (inguardabile/sacrilego)