Echi Mortali

echimortaliStir of Echoes
USA – 1999

cast: Kevin Bacon – Illeana Douglas – Kathryn Erbe – Zachary David Cope – Conor O’Farrell – Jennifer Morrison – Kevin Dunn
regia: David Koepp 

soggetto: tratto dal romanzo “A Stir of Echoes” di Richard Matheson
sceneggiatura: David Koepp
fotografia: Fred Murphy
musica: James Newton Howard
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urata: 99 min.
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VALUTAZIONE:
corvi07 1/2


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 Tom Witzky (Kevin Bacon) è un uomo ordinario, che vive in modo ordinario, ma non troppo contento della sua ordinarietà.
Di lavoro fa “l’uomo dei fili”, nel senso che è uno di quegli omini che si arrampicano sui pali del telefono per riparare i guasti alle linee, una moglie innamorata anche se un po’ tormentosa e un figlio fuori dall’ordinario di cui, però, i genitori non sembrano cogliere la straordinarietà.
Da poco tempo Tom ha anche una nuova casa (in affitto), una villetta nei sobborghi di Chicago, in un piccolo quartiere modesto ma pulito, dove gli abitanti fanno del loro meglio per costruirsi una dignità di classe e questo per l’uomo significa nuove preoccupazioni e la necessità di avere più soldi.
Per forza di cose Tom Witzky deve vivere, pensare ed agire in maniera concreta, ma sarà proprio questo suo esasperato bisogno di certezze a rivelarsi una grossa fonte di guai.
stir of echoesIn una serata con amici, tra nà biretta e nà canna, la cognata Maggie (Illeana Douglas) lo accusa di avere una visione della vita un po’ troppo pragmatica e lo sfida a sottoporsi ad una seduta d’ipnosi (argomento della serata) per dimostrare di non essere una persona manipolabile tanto quanto gli altri.
Maggie ipnotizza Tom e gli fa fare la figura del cretino, ma il danno non è solo nell’orgoglio ferito dell’operaio quarantenne, perché c’è anche altro.
C’è uno spiraglio. Una porta lasciata socchiusa nell’inconscio di Tom da cui comincia a fare capolino qualcosa. Una nuova capacità di percepire le cose; un nuovo modo di vedere il mondo…e ciò che è rimasto imprigionato tra una realtà ed un’altra.
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Richard Matheson (1926/2013) ovvero: L’Orco Buono.
Ho un debole per Richard Matheson, quasi un’insana passione. Sarà perché ho passato buona parte della gioventù divorando le sue parole cosi semplici, dirette, spesso dolci, ma inquietanti; o perché la mia adolescenza è stata costellata da film che, in una forma o nell’altra, portavano il suo tocco e la sua firma. Qualunque sia il motivo, ho amato ed amo Matheson che, statistiche alla mano, è stato, e probabilmente sarà ancora per molto tempo, l’autore più “saccheggiato” dal cinema e la televisione, anche se con esiti spesso deludenti. Vampirizzato da Sterling nei suoi “Ai Confini della Realtà”; usato come trampolino di lancio da Spielberg con “Duel” (che in seguito lo omaggiò con il film “Ai Confini della Realtà” 1983) ; arruolato da Corman per il restyling di alcuni classici di Poe (recitati dall’altra mia icona Price); sfruttato beceramente in squallidi tentativi di blockbuster (vedi film come “The Box” e l’ignobile “Io sono Leggenda”) e fonte d’ispirazione per registi come Romero che grazie alla rielaborazione di “I’m Legend” creò “La Notte dei Morte Viventi” credo sia impossibile non trovare una traccia di lui nella cinematografia dagli anni ’50 (“Radiazioni BX: Distruzione Uomo” 1957) ad oggi (“Real Steel” 2011).
33553“Echi Mortali” non fa eccezione alla regola.
Tratto dal romanzo “A Stir of Echoes” (Io sono Helen Driscoll) del 1958 il film cerca di sfruttare al meglio le atmosfere letterarie del libro, provando a distaccarsi da una trama che, oggigiorno, avrebbe fatto meno presa sul pubblico.
Così, l’interprete principale si trasforma da agente immobiliare a operaio dei telefoni; la provincia californiana diventa un sobborgo di Chicago e l’arrogante cognato Phil si trasmuta nella petulante, ma simpatica, ex hippy Maggie (una validissima Illeana Douglas). Anche l’arco temporale subisce una variazione e dagli anni ’50 si passa ai giorni nostri, anche se certe volte si ha come l’impressione che la location rispecchi molto la fine degli anni ’70.
Nel’insieme David Koepp da vita ad un film di tutto rispetto, riuscendo a ricostruire sequenze dal geniale immaginario dello scrittore (tutta la scena della seduta ipnotica) e distaccandosene con furbizia nei punti in cui la resa cinematografica sarebbe stata inferiore a quella letteraria.
Il Tom Witzky del film non ha nulla a che spartire con il Tom Wallace del romanzo; ama poco o niente il suo lavoro ed è in conflitto con la sua quotidianità, fatta di bollette da pagare e di soldi che non bastano mai. Un personaggio che assume spessore grazie anche alla grande interpretazione di Kevin Bacon che grazie proprio a questo film ebbe una sorta di rilancio verso il grande pubblico.
Da bravo sceneggiatore Koepp sviluppa con eleganza le diverse sottotrame del romanzo senza far intrecciare i fili e lasciando respiro ai vari personaggi dando vita ad una ghost story basata su suspense e colpi di scena calibrati.
Unica pecca? Quello di essere stato distribuito quasi in contemporanea con il più pubblicizzato “Sesto Senso” che, ovviamente, lo ha messo in ombra.

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Dr. Giggles

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USA 1992

cast: Larry Drake – Holly Marie Combs – Cliff De Young – Keith Diamond – Glenn Quinn
regia: Manny Coto
soggetto e sceneggiatura: Manny Coto – Graeme Whifler
musica: Brian May
durata: 94 min
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IL DOTTORE E’ FUORI…DI TESTA!
dr giggles the doctor is inCome ogni cittadina di provincia americana che si rispetti anche Moorehigh ha il suo scheletro nell’armadio.
Negli anni ’50 gli abitanti del posto avevano dato il via ad un vero e proprio linciaggio ai danni del Dr. Rendell, un medico del posto che aveva preso la malsana abitudine di strappare via il cuore ai pazienti nel tentativo di riportare in vita la moglie deceduta per problemi cardiaci.
Esasperati i cittadini di Moorehigh eliminarono l’uomo e pensarono di essersi così liberati della follia dei Rendell per sempre.
Niente di più sbagliato!
E questa triste scoperta toccherà farla a Jennifer (Holly Marie Combs), al fidanzato Max (Glenn Quinn) e al gruppetto di amici con cui decidono di andare a rovistare nelle stanze della vecchia casa ormai abbandonata del dottore dove, dice la leggenda,  giacciano ancora murati i corpi di molte delle vittime.

drgiggles06Infatti ad aspettarli ci sarà Evan (Larry Drake), il figlio del dottore, che sopravvissuto al linciaggio nascondendosi nel corpo squartato della madre, ha passato un bel po’ di anni in un istituto psichiatrico dove è riuscito a fuggire eliminando due medici.
Il Dr. Giggles (soprannominato così per via della risatina agghiacciante che emette) è ritornato a Moorehigh per procurarsi un elenco di pazienti nascosto dal padre e non gli pare vero di trovarsi tutto quel ben di dio a disposizione. Finita l’ispezione infruttuosa della catapecchia  il gruppo ritorna all’ovile non prima però di aver “dimenticato” indietro due loro amici che diventano così le prime vittime del Dr. Giggles.
Ormai scatenato il folle dottor Sghignazzo comincia ad imperversare uccidendo ogni paziente che riesce a procurarsi, usando tecniche mediche alquanto discutibili e decisamente originali.
drgiggles01Naturalmente Jennifer non tarderà a diventare la preda più ambita, visto che è affetta da un disturbo cardiaco che la obbliga a portare un cardiostabilizzatore ed è in attesa di un intervento chirurgico.
Sbarazzatosi del medico curante della ragazza il Dr. Giggles rapisce Jennifer intenzionato ad operarla alla sua maniera…


Come definire “Dr. Giggles”? Semplicemente un gore con i controcazzi (e passatemi il francesismo); rivederlo in DVD (a più di 20 anni di distanza) mi ha fatto provare gli stessi brividi sottopelle sentiti nella sala quando, all’epoca, lo vidi al cinema.
Il merito è indubbiamente quasi tutto di Manny Coto, director di grandi serie televisive tra cui Star Trek, che ha saputo bilanciare la truculenza di uno splatter così sfacciatamente aggressivo e sopra le righe con un’ironia intelligente e per niente sgangherata e arricchendo la storia con piccoli omaggi a film di altro genere. Gli effetti, per quanto datati, risultano di buona fattura e spesso ti portano a produrre una risatina nervosa in contraltare allo sghignazzo del buon dottore.
Comunque, onore al merito, la ciliegina sulla torta è Larry Drake (già notato nel ruolo di Durant, il cattivone nel Darkman di Raimi –  1990), che con una incredibile mimica facciale e due spaventosi occhi verdi riesce a dare una caratterizzazione unica al personaggio di Giggles, un folle bastardo che in fondo ispira simpatia.
Basta stare lontano dal suo bisturi…

Negli anni ’90 il film divenne tanto famoso da guadagnarsi una miniserie a fumetti edita dalla Dark Horse. E vi pare poco?

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Non un cult, ma dire la verità, l’ho rivisto divertendomi.
buono

e come regalo un gustoso KillCount del film