Ombre

A volte le affinità non bastano.
Anche se le alchimie sono quelle giuste, le empatie esasperanti e l’attrazione trascinante e disperata, basta poco perchè un sorriso venga scambiato per una sfida ed una frase accolta come provocazione.
Questione di tempi. Tempi e ritmo.
La nostra stessa esistenza si basa su pulsioni temporali e vibrazioni.
A loro dobbiamo il battito del cuore e la nostra consistenza e se si vibra su piani diversi si diventa intangibili agli altri e spesso anche invisibili.
E’ così che il coltello fende l’aria ed il vetro non riflette la sua consistenza.
E così quello che non si riesce a toccare (perché ci sfugge?) e a malapena si vede (vuole nascondersi?) si trasforma in qualcosa di incomprensibile ed ostile.

Forse in un altro tempo ed in un’altra dimensione….ma non ora e non così.

Quindi meglio il Buio.
Nel buio siamo tutti uguali.

Omonero Omocircle


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Wine from the Water

Mai canzone può essere più calzante nei confronti di chi governa il mondo

Puoi tirarmi su, puoi tirarmi giù
Non c’è via di fuga, ma non annegherò mai
Senza fili o stringhe, non ruvida e liscia
Basta incendi e punture, Guardami da vicino, guarda ogni mia mossa
Posso contare i tuoi soldi mentre controllo la tua mano
E sai che non posso perdere
Vino dall’acqua, oro da un albero
Non ti ingannerei, non c’è niente nella mia manica
Guarda uno specchio, non c’è niente lì
Ottengo anelli dal nulla, soldi dal nulla
Posso rompere queste catene, mentre sono sottosopra
Beh, può sembrare strano, non ho colpito la terra
Ora vedi la mia mano, è più veloce del tuo occhio
Dovresti sapere ormai, cosa vedi qui, tutto è una bugia
Posso contare i tuoi soldi mentre controllo la tua mano
E sai che non posso perdere
Vino dall’acqua, oro da un albero
Non ti ingannerei, non c’è niente nella mia manica
Pensa a un numero, lo farò bene
Buttami nel fiume, Stringimi le mani
Posso farti saltare in aria, posso farti girare.
Non ci sono acrobazie astute, fino a quando la signora non ha trovato
No bobine o molle, solo bello e liscio
Nessun Furfante o Re, trovare la signora, guardare ogni mia mossa
Posso contare i tuoi soldi mentre controllo la tua mano
E sai che non posso perdere
Vino dall’acqua, oro da un albero
Non ti ingannerei, non c’è niente nella mia manica
Guarda uno specchio, no, niente lì
Ottengo anelli dal nulla, soldi dal nulla
Vino dall’acqua, oro da un albero
Ora non ti ingannerei, non c’è niente nella mia manica
Pensa a un numero, lo farò bene
Puoi gettarmi nel fiume, legarmi le mani strette

Perdonami padre…

-Perdonami Padre, perché ho peccato…
-E cosa hai fatto figliolo?
-Ho peccato con il pensiero: ho svenduto il mio codice etico per fuorviare le informazioni in favore di chi mi “mantiene”…-
-Continua…-
– Ho peccato con le parole, distorcendole affinché assumessero un significato diverso da quello reale: parlo di “immunizzati” invece che di “vaccinati“, mentre la realtà è ben altra: un vaccino non ti rende immune, non cura, né guarisce…-
-Prosegui…-
-Ho peccato con le mie opere: trasformando in terroristi persone che non avevano la stessa opinione della massa, alimentando il clima d’odio e spingendo il fratello contro il fratello, soffiando sul fuoco della paura e dell’intolleranza.
-Altro ancora?…-
-Si, padre…ho peccato d’omissione: sciorinando dati sui contagi senza specificare quanti erano vaccinati e quanti no, filtrando le informazioni e generalizzando come false quelle che non rientravano nei parametri stabiliti dal Potere.
-Allora, padre, quale è la mia penitenza?
-Mi dispiace figliolo, per te non c’è perdono..
-Perché padre, perché?
-Perché sei un giornalista

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Bassa Filosofia

L’altra sera sfogliavo distrattamente il saggio di Nietzsche “Al di là del bene e del Male: Preludio di una filosofia dell’Avvenire” nel vano tentativo di scacciare il caldo e riuscire a prendere sonno.
Aprendo a caso alcuni punti del tomo (il libro lo avevo letto già in giovane età in preda ad una insana febbre di apprendimento filosofico) mi è caduto lo sguardo sulla stracitatissima  frase:
Chi combatte contro i mostri deve guardarsi dal non diventare egli stesso un mostro. E quando guardi a lungo in un Abisso anche l’Abisso ti guarda dentro
Ho avuto un flash ed i due neuroni che ho nella testa hanno emesso una scintilla e sono entrati in connessione.
Dalle mie parti abbiamo un modo di dire che semplifica in modo più schietto e diretto il concetto:

“Attento a nun sputà pell’aria che t’aricasca nell’occhio”
(TRAD: non sputare in aria perché ti ricadrà in un occhio)
Perché l’ho scritto? Bhò? forse per il gusto di fare della Bassa Filosofia e dare una frecciatina a chi si prodiga ad esprimere opinioni e pareri non richiesti e anche a chi si limita ad accettarli passivamente.

Scusate il disturbo, ora torno ad abbracciare il condizionatore…