The Call of Cthulhu – The Whisperer in Darkness

The Call of CthulhuUSA 2005 – B/N – muto

regia: Andrew Leman      durata: 47min
cast: Matt Foyer – Barry Lynch – David Mersault – Noah Wagner

The Whisperer in Darkness – USA 2011 – B/N

regia: Sean Branney       durata: 104min
cast: Matt Foyer  – Paul Ita – Andrew Leman – Matt Lagan – Barry Lynch

 The Call of Cthulhu
Due uomini in una stanza. Il primo, dall’aria malata e sofferente, cerca di terminare con mano tremante un puzzle a cui manca l’ultimo tassello (il mosaico rappresenta la “Notte Stellata” di Van Gogh); l”altro l’osserva con una espressione tra l’incuriosito ed il perplesso.
L’uomo malato lascia cadere sul tavolino il tassello mancante e si rivolge al suo interlocutore pregandolo di fargli un ultimo favore; indica la pila di scartoffie accatastata sul ripiano e lo prega di bruciare tutto….di distruggere ogni prova, poi in una sorta di febbricitante delirio si lascia andare ad una allucinante confessione, raccontando di quando il suo prozio archeologo, in punto di morte gli consegnò le chiavi di una cofanetto contenente appunti, ritagli di giornale ed un diario e di come quel lascito fu la causa di un atroce incubo ad occhi aperti che lo portò a consumarsi nell’anima e nella sanità mentale.
Premonizioni, strani accadimenti, orripilanti ritrovamenti….tutti presagi di un orribile avvento che avrebbe determinato l’estinzione dell’essere umano.
Presto gli Antichi Dei sarebbero tornati e per l’uomo non ci sarebbe stato più scampo….. 

The Whisperer in Darkness
Il professor Wilmarth, studioso di folklore e docente alla Miskatonik University di Arkham è uno scettico pragmatico, sempre alla ricerca di spiegazioni logiche  che giustifichino in modo razionali miti e leggende, ma è anche un uomo dalla mentalità aperta e disposto al dibattito. Per questo motivo da diverso tempo è in contatto epistolare con un contadino del Vermont, tale Henry Akeley, che afferma di aver visto creature mitologiche aggirarsi attorno alle sue proprietà. A detta di Akeley queste entità provengono dallo spazio profondo ed in un passato remoto sono già state sulla Terra e vi hanno vissuto. Quando il nipote di Akeley va a fare visita a Wilmarth portando con sè una lettera del nonno, delle foto singolari ed uno strano manufatto, si lascia convincere e decide di raggiungere il vecchio nel Vermont. Ciò che troverà segnerà per sempre il suo destino…

Geniale creatore del Culto degli Antichi e della sua diabolica progenie rappresentata dai demoni cosmici Cthulhu (il Dormiente), Yog-Sothoth (il Guardiano della Porta), Shub-Niggurath (il Capro Nero) e molti altri, nonché inventore del Necronomicon (Al Azif – Il Libro dei Nomi Morti) lo pseudobiblium più famoso al mondo, H.P. Lovecraft (1890-1927) il solitario di Providence, è stato senza ombra di dubbio lo scrittore più “saccheggiato” da artisti di ogni genere (scrittori, pittori, scultori, musicisti) e soprattutto dal cinema.

Non basterebbe un libro per elencare i film ispirati al Necronomicon e agli Antichi, ma basta citare qualche titolo a caso, da “La Morte dall’Occhio di Cristallo” (1965) e “Le Vergini du Dunwich” (1970) entrambi di Daniel Haller, a “Necronomicon” (1993), film ad episodi di Brian Yuzna, Shusuke Kaneko e Christophe Gans. Oppure “La Creatura” (1988) di Jean-Paul Quellette, “Il Seme della Follia” (1995) di John Carpenter, o “Dagon” (2001) di Stuart Gordon….via via fino al creativo ed italianissimo Ivan Zuccon con i suoi deliziosi “L’Altrove” (2000), “La Casa Sfuggita” (2003) e “Colour from the Dark” (2008).

Molte sono state pellicole irrisorie, altre di buona fattura ed alcune notevoli, ma tutte avevano come punto in comune l’incapacità di ricreare lo spirito originario dei racconti ed i romanzi di Lovecraft. Non basta citare un Antico per farlo risvegliare, né foderare un libro in pelle umana per fargli sprigionare la morbosa malvagità che attraversa l’universo cavalcando i venti cosmici.
Citazioni, distorsioni ed amalgame stilistiche (a volte si ha avuto il coraggio di fondere storie di Poe e Lovecraft insieme) sono solo servite a preparare piatti poco saporiti e dai colori poco invitanti.

Per fortuna qualcuno ha fondato la HPLHS
La Howard Phillips Lovecraft Historical Society è riuscita a dare vita a due capolavori di genere riportando alla giusta valorizzazione uno degli scrittori più prolifici ed apprezzati del XX° secolo realizzando pellicole con le tecniche e gli stilemi registici in voga negli anni ’20/’30, periodo in cui Lovecraft scrisse i racconti a cui i film sono tratti. “The Call of Cthulhu” è un cortometraggio in bianco e nero, muto con didascalie e dichiaratemente ispirato nelle inquadrature all’espressionismo tedesco tanto caro a Fritz Lang ed un divertente stop-motion per rappresentare una fugace, ma distruttiva, apparizione di Cthulhu, mentre in “The Whisperer in Darkness” c’è un approccio al sonoro e la durata è quasi quella normale di un film, ma la tecnica stilistica rimane sempre fedele alle vecchie pellicole horror di quegli anni.
Affascinanti, inquietanti e quasi ipnotici, tanto convincenti da sembrare girati da Browning o Dreyer, i due film della HPLHS hanno in comune un unico importantissimo fattore: l’assoluta fedeltà ai racconti scritti dal solitario di Providence. E vi pare poco?

I due film sono reperibili (con qualche difficoltà) in DVD versione originale con sottotitoli in italiano.

giudizio: WOW!! (brillano al buio come due gemme!)

♥♥♥♥

Faust

Faust – Love of the Damned

SPAGNA 2000

regia: Brian Yuzna      durata: 98min
cast: Mark Frost – Jeffrey Combs – Isabel Brook – Germi Reixach – Monica Van Campen

Come ti distruggo un CULT:
Era il 1988…C’era una volta (anzi, c’è ancora) un fumetto, per meglio dire, una graphic novel  che già dall’uscita del suo primo numero (doveva svolgersi in 9 atti) sconvolse il panorama prima Americano e poi Europeo per la violenza, la crudezza, il realismo becero e crudele in cui si portava avanti una storia di follia, sesso, violenza e dannazione.
Il suo titolo era: “Faust – Love of the Damned” su soggetto di David Quinn e disegni di  Tim Vigil, disegnatore osannato negli ambienti underground dei comics per il realismo delle sue tavole sempre ricchissime di particolari splatter e scene di sesso estremamente spinto.

La storia ruotava attorno alle “disgrazie” del giovane artista John Jasper, che subisce un assalto (premeditato, come poi si scoprirà) da parte di una banda di teppisti che gli uccidono la modella/musa/amante.
Disperato, Jasper è sull’orlo della follia e del suicidio e stringe un patto con il misterioso M, che gli dona un paio di (wolveriniani) artigli metallici con cui perpetrare la sua vendetta.
In una sorta di calvario malefico John comincia ad uccidere, squartare e mutilare ladri, assassini e stupratori; muore e poi risorge in una specie di rinascita diabolica, mentre attorno a lui figure sempre più emblematiche e sinistre iniziano a tessere una perfida trama….

 Nonostante il “Rated X” applicato dalla casa editrice Avatar Press, la censura americana insorse contro il “Faust” : incesti, stupri, orge sataniche e squartamenti erano “troppo” per il pubblico dei fumetti, prevalentemente adolescenziale,  e le grandi majors dei comics calcarono la mano allarmati dall’inaspettato successo che di numero in numero richiamava sempre più lettori. Dopo mesi di dispute e dissidi Quinn e Vigil interruppero la produzione di Faust infastiditi e disgustati da tanto falso perbenismo e mirato opportunismo, lasciando la saga di Jasper/Faust incompleta, ma a detta loro ancora “in cantiere”.

In Italia vennero pubblicati solo i primi 6 numeri poi, inspiegabilmente, la EDEN cessò le pubblicazioni.

Poi arrivò Brian Yuzna con la sua Fantastic Factory riuscendo in quello che neanche la censura e le majors erano riusciti a fare: distruggere un Cult!
Credendo di poter emulare la famosa factory di Corman degli anni ’60/70, alla fine degli anni ’90 insieme a Julio Fernàndez e Stuart Gordon fondo la già citata Fantastic Factory, una specie di laboratorio cinematografico dove a rotazione i tre sarebbero stati registi, sceneggiatori e produttori di pellicole di genere fantastico con esiti molto altalenanti….ma di questo parlerò un’altra volta.
Nel 2000 toccò al Faust e fu un vero scempio.

Regia distratta e confusa, interpretazioni patetiche (Mark Frost è quanto di più clownesco possa esistere ed il suo Jasper/Faust sembra più un pagliaccio demente mal vestito che una creatura dannata e folle in cerca di vendetta e redenzione), coinvolgendo nel fallimentare progetto anche Jeffrey Combs, il suo attore/feticcio (a tutt’oggi uno dei migliori character di film horror), la storia poi si dipana senza motivo in più direzioni senza soluzione di continuità.
Il voler dare un tocco grottesco al film (scelta stilistica decisamente lontana da quella del fumetto) ridusse tutto ad una ridicola presa in giro del suo stesso prodotto.

C’è chi dopo gli sprazzi artistici di “Society” (1989) e di “The Dentist” (1996), ancora spera in una rinascita di Yuzna come regista, ma i risultati non sembrano far sperare per il meglio…

giudizio: Aaaaargh! (inguardabile/sacrilego)

…e adesso godetevi la scena dell’incontro tra Jasper e M e la successiva vendetta di Faust!

…e il trailer originale