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FEAST – FEAST II – FEAST III

Feast-2005

 Roba di qualche anno fa, di cui si sarà straparlato, ma che io ci avevo voglia di mettere in archivio…


FeastUSA – 2005

 cast: Navi Rawat – Balthazar Getty – Henry Rollins – Jenny Wade – Judah Friedlander – Clu Gulager – Krista Allen
regia:
Jhon Gulager 
soggetto e sceneggiatura:
Marcus Dunstan – Patrick Melton
fotografia:
Thomas L. Callaway
musica:
Stephen Edwards
durata:
105/90 min
INEDITO

VALUTAZIONE:
corvi07
1/2

 


“Io sono quello che vi salverà il culo”

Il pregresso clinico della pellicola è cosa abbastanza nota: qualche anno fa in America esisteva un format dove attori e produttori dello star system hollywoodiano offrivano a registi emergenti la possibilità di girare un film su soggetti creati da loro; e da qui ha origine Feast e così si spiega anche il perché della presenza di attori come Affleck e Damon e produttori al pari di Craven tra gli executive producers. Detto questo, si parte.

Feast_fangoria-715246Deserto del Texas. Proprio al centro di quel buco di culo pieno di sabbia ci trovate uno sbilenco saloon frequentato dalla feccia più squallida in circolazione. In quel posto dimenticato da Dio bivaccano vecchie bagasce in pensione, delinquenti di mezza tacca, bikers lesbiche dall’ormone fuori controllo, sfigati in cerca di loro simili e ragazze senza un futuro che tirano a campare alla giornata.
E proprio lì, dove ogni notte è uguale all’altra e non succede mai niente che, all’improvviso, capita di tutto.
Un uomo irrompe nel locale, armi fumanti in pugno, adrenalina a duemila e vestiti strappati che grondano sangue, portandosi dietro un devastante carico di violenza e brutalità.
Senza avere neanche il tempo di capire cosa sta accadendo (se mai ne fosse capace) quella improbabile “corte dei miracoli” si ritrova assediata da sgangherati, osceni e feroci mostri mutanti decisamente incazzati e molto, molto, affamati
Feast-2005-03Ecco, la storia è tutta qui, ma ciò che conta veramente in Feast è quello che ruota attorno alle quattro righe della trama.
I personaggi, brillantemente delineati con due cazzate ironiche sovraimpresse sulla pellicola, non sono i soliti desperados ammantati di fascino ma dei veri sfigati senza speranza; la violenza (tanta e gratuita) è becera ed impietosa e colpisce basso e alla cieca come nella vita reale (gli “eroi” sono i primi a lasciarci la pelle). Ritmo serrato ed urlato; isterismo compulsivo; pochissimo eroismo e tanta vigliaccheria. L’umorismo macabro si accomoda scivolando tra viscere e feci e i minuti di “guerra all’ultimo mostro” galleggiano via, sguazzando in ettolitri di sangue, bava e piscio. Il tempo passa e ti godi il film schivando arti tranciati e stando attento a non scivolare sul macinato di budella sparso in terra. Splatter estremo con digitale al minimo e vagonate di lattice (e a noi ci piace così) reso più credibile da movimenti di macchina frenetici e fuorvianti.
Chi siano i mostri nessuno lo spiega (anche se l’incipit del trailer qualche indizio lo da), ma l’importante e che sono bruttissimi, sguaiatissimi e triviali assai.
Puoi chiedere di più ad uno slasher girato come si deve?
All’epoca Gulager aveva fatto di più come attore e direttore della fotografia che come regista, ma ha saputo far fruttare l’esperienza “sul campo” realizzando un film godibilissimo e che mette subito in tavola le carte in gioco con la chiara premessa di non voler essere preso “sul serio”.
Anche per questo il 7 e 1/2 della valutazione ci sta tutto.


FEAST II – SLOPPY SECOND
feast-2-sloppy-secondsUSA – 2008

cast: Martin Klebba – Jenny Wade – Clu Gulager – Diane Ayala Goldner – Cassie Shea Watson – Katie Supple Callais – Josh Blue
regia: John Gulager
soggetto e sceneggiatura: Marcus Dunstan – Patrick Melton
fotografia: John Gulager – Alexandre Lehmann – Kevin Atkinson
musica: Stephen Edwards
durata: 95 min
INEDITO

VALUTAZIONE:
corvi05
e poco più

 


halloween-feast2Allora: tra i partecipanti al “festino di sangue” del primo film c’era anche Harley Mom, una biker dura e pura e, come la maggior parte degli avventori, quella notte nel saloon ci ha stirato le zampe (e perso in giro qualche altro organo). Il giorno successivo al massacro in quel posto dimenticato da tutti arriva Biker Queen, sorella gemella di Harley e capo di una banda di motocicliste incazzose. Queen sta cercando Harley e dopo aver fatto una “chiacchierata amichevole” con il barista viene a conoscenza di quanto avvenuto e della responsabilità di un certo Bozo (un delinquente di mezza tacca) nella morte della sorella. Dopo aver “convinto” il barista ad aiutarla Queen scende in città in cerca di Bozo e di vendetta ma, una volta arrivati, il gruppetto trova solo rovine e caos.
A quanto pare quelli al saloon non erano gli unici mostroni in giro e un gruppo di loro aveva deciso di rallegrare la nottata degli abitanti del posto sgranocchiandoli un po’.
Ben presto altri sopravvissuti si uniranno alle bikers ed al barista e la mal assortita combriccola cercherà disperatamente di vivere abbastanza per trovare il modo di fuggire dalla città.
feast2 bikersDopo tre anni Gulager accontenta i fans del primo Feast e sforna questo Sloppy Seconds ma, sinceramente, poteva sforzarsi un po’ di più. Dallo svolgimento della trama (ancora più esile della prima) si capisce l’intento di generare una trilogia ma, invece di essere una pellicola ponte tra il primo film ed il suo epilogo, Feast II sembra più un intervallo.
Sangue e liquami vari vengono sparsi a camionate ed il regista spinge troppo il pedale dell’eccesso mettendo in campo personaggi bizzarri e creando situazioni al limite dell’assurdo. Alcuni siparietti viaggiano al livello di una scorreggia di De Sica in un cinepanettone ed il risultato di queste intemperanze stilistiche è un film pericolosamente in bilico tra grottesco (bello) e ridicolo (brutto).
Altra scelta infelice, a mio avviso, è stata quella di mettere in luce le fattezze dei mostroni che in Feast, complice le riprese notturne e i movimenti rapidi di macchina, erano confusi e poco delineati. Il lattice si vede tutto e le creature assumono la caratura di personaggi sgangherati perdendo buona parte del loro fascino assassino.
In ogni caso il film scorre e ci si diverte, anche se meno; basta ignorare il continuo rincorrersi a vuoto dei personaggi e la totale inutilità di alcune scene.


FEAST III – THE HAPPY FINISH
feast-3-happy-finish-dvd-coverUSA 2009

cast: Martin Klebba – Jenny Wade – Diane Ayala Goldner – Tom Gulager – Carl Anthony Payne II
regia: Clu Gulager
soggetto e sceneggiatura: Patrick Melton – Marcus Dunstan
fotografia: Kevin Atkinson – Alexandre Lehmann
musica: Stephen Edwards
durata: 83 min.

VALUTAZIONE:
corvi05
e 1/

 


feast3-4

A quanto pare lasciare la città non è cosa facile e ai pochi disgraziati scampati al massacro non resta che aggirarsi tra rovine e morte allo scopo di vivere un minuto di più. Durante questo sanguinoso calvario i “nostri eroi” incontreranno personaggi più strani di loro (si vede che gli sciroccati hanno una forte predisposizione alla sopravvivenza) che andranno a rimpolpare le fila di quei “morti che camminano”Uno di questi è Shot Bus Gus, uno pseudoprofeta totalmente fuori di testa che, però, sembra avere una sorta di controllo sui mostroni. Shot Bus fa agghiaccianti rivelazioni sulle creature affermando di conoscere il luogo dove vengono generate e invece di un saggio: “…e stì ca@@i! Troviamo un posto dove barricarci e vediamo come va a finire” come  risposta, quella manica di senza Dio decide di andare a combattere il nemico in casa sua.
feast_3_happy_finish-15Con “The Happy Finish” Gulager gioca sporco ma, purtroppo per lui, la paraculaggine non ha pagato.
La genuina e spontanea demenzialità del film originale è soppiantata da un allucinante nonsense studiato a tavolino; ogni occasione è buona per schizzare frattaglie in giro, dilatare l’estremo fino a strapparne i lembi e sfruttare l’opportunità di travalicare l’osceno. Lo scopo è quello di infligge
re colpi mortali e Gulager & co. lo fanno tirando di tutto addosso allo spettatore, senza neanche prendere la mira.
L’inventiva non manca: teste mangiate e ricacate a tempo di record, stupri alieno/anali dalle conseguenze esplosive e altre amenità simili fanno di Feast III – The Happy Finish il film più slasher o splatter o come volete chiamarlo voi, della trilogia, ma anche il più debole ed il meno divertente (nonostante le assurdità che cerca di propinare). La volgarità di certe scene non disgusta, né scandalizza, né attrae ma ti lascia con un “vabbhé, questa se la potevano risparmiare” che ti ronza in testa.
Il finale a sorpresa (che sorprende davvero per la sua illogicità) fa crollare la traballante impalcatura che sostiene l’impianto filmico. Ed il giocattolo viene irrimediabilmente rotto.
La trilogia diverrà un cult (come tanti altri film meno meritevoli di questi), ma non assurgerà di certo a mito. Peccato.

Nessun trailer decente per questo film, quindi accontentatevi di qualche immagine.

Scroto Mostresco

Scroto Mostresco

Tette Killer

Tette Killer

Foto Ricordo

Foto di Gruppo

 

 

Bounty Killer

bountyUSA – 2013

cast: Matthew Marsden – Christian Pitre – Barak Hardley – Kristanna Loken – Abraham Benrubi – Gary Busey – Beverly D’Angelo
regia: Henry Saine
soggetto: tratto dall’omonima graphic novel di Jason Dodson & Henry Saine
sceneggiatura: Jason Dodson – Henry Saine – Colin Ebeling
fotografia: David Conley
musica: Greg Edmonson
durata: 94 min.
INEDITO

VALUTAZIONE:
corvi06 e 3/4


BadaboooM!
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 In un prossimo futuro (tanto per cambiare) saremo nella cacca fino al collo e, questa volta, la colpa sarà delle Grandi Compagnie che, per accaparrarsi sempre maggiori profitti ed eliminare la concorrenza scateneranno le “Guerre Aziendali”. Dopo anni di devastanti conflitti la Terra è ridotta ad un cumulo di macerie, perlopiù radioattive, gli aziendalisti depredano ciò che è rimasto e si danno alla fuga. Dalle ceneri di un pianeta sconfitto nasce il Consiglio dei Nove, che dichiara fuorilegge i manager colpevoli dell’Apocalisse e sguinzaglia contro di loro i cacciatori di taglie.
diff_bountykiller-posterI Bounty Killer diventano ben presto gli eroi delle masse; idolatrati al pari delle star di un tempo come paladini dei torti subiti. E così via libera a mercenari di tutti i tipi ed estrazione: zingari inselvatichiti, mutanti imbestialiti, desperados in cerca di gloria e compagnia cantante…
In questa massa di giustizieri in erba due su tutti emergono come figure quasi mitiche: Drifter (Matthew Marsden) letale e determinato, anche se schivo ed ombroso, e la spietata e sexy Mary Death (Christian Pitre), ex pupilla ed amante dello stesso Drifter ma che ora “lavora in proprio”; amata dalla gente ed acclamata dalle masse.
I ruoli sembrano comunque determinati e stabiliti nella loro folle continuità, almeno fino al giorno in cui il Consiglio dei Nove non emette un mandato di cattura contro Drifter.
Vivo o, preferibilmente, morto.
Ed il caos postatomico ci mette poco a trasformarsi in delirio totale…

diff_bountykiller-thumb-630xauto-37975Ci ho messo un bel po’, ma alla fine ce l’ho fatta e per la prima volta rispetto la scritta in calce sotto al nome del blog, ovvero: “Formalmente Horror -con variazioni di genere-“….ebbene, siore e siori avete l’ENORME onore di leggere la mia prima variazione di genere!!!
(applausi a scena aperta e hola in sala, “please”)
Perché l’ho fatto? Perché in un certo senso il film lo merita…anche senza aver pretese di prodotto unico ed originale e perché si percepisce dal primo all’ultimo fotogramma l’impegno ed il divertimento dei due creatori nel portare in scena una storia nata come poster, sviluppata come graphic novel e finalmente partorita come film; un film che attinge a piene mani e senza vergogna ad un genere tanto in voga negli anni ’80, strizzando l’occhio ai vari Interceptor (o Mad Max), depredando i vari Predatori di Italianissima memoria (e qui Lupokattivo va in brodo di giuggiole) e via via fino alle fughe del beneamato Jena Plissken Carpenteriano…e poi, diciamocelo, un po’ di sana coattaggine ogni tanto ci vuole; ritempra lo spirito ed allevia l’animo.
mary-death-bounty-killerPersonaggi caratterizzati il giusto, sangue tirato a secchiate contro lo schermo, frattaglie sparse qua e là a colpi di motosega, spade e lame. Esplosioni a gogo, grandinate di proiettili, motori rombanti e veicoli improbabili (sopra tutti una roulotte trainata da moto tenute imbrigliate come cavalli). “Topone” tanto disponibili, quanto micidiali (in cima all’elenco la nuova ed intrigante Christian Pitre e l’altera, folle e perversa Kristanna Loken), elementi di contorno simpatici e gustosi…e il tutto senza dover tirare in ballo attori famosi (a parte Beverly D’Angelo e Gary Busey che appaiono in due cameo) per dare credibilità ad un prodotto che di credibilità non ha bisogno.

Insomma, “Machete, ciucciati il calzino!” (ecco, l’ho detto).

13/13/13

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cast: Trae Ireland – Erin Coker – Jody Barton – Bill Voorhees – Tiffany Martinez
regia: James Cullen Bressack
soggetto e sceneggiatura: James Cullen Bressack
fotografia: Brian Weber
musica: Chris Ridenhour
durata: 85 min.
INEDITO

VALUTAZIONE:
pessimo
N.B. ho spostato la valutazione del film dopo i credits poiché dove era piazzata prima nessuno sembrava notarla…


C’è ben poco da spoilerare…
1313132
C’è qualcosa che non va…decisamente c’è proprio qualcosa che non va, ed il primo ad accorgersene è l’ex agente di polizia Jack che, tornando a casa dopo un allegro weekend di bisboccia con tre amici dementi, rileva alcune piccole ma fastidiose incongruenze, tipo l’orologio da polso che segna le 13:13:13 (come fa anche l’orologio digitale del fuoristrada) e la radio “impallata” sulla frequenza 13-13-13.
Fin qui però poco male…le cose prendono una piega “drammatica” quando arrivato a casa della ex la trova intenta a scorticarsi un braccio fino all’osso, preda di una paranoia autolesionista .
E il nostro eroe cosa fa? Si carica la ex moglie in macchina, lasciando la figlia dodicenne alle cure dei tre amici beoti (di cui uno dichiaratamente pedofilo), per portarla all’ospedale, solo per trovare la struttura nel pieno caos che da lì a pochi minuti si trasformerà in un delirio collettivo di follia omicida.
1313131Ma che cosa sta succedendo? Niente di nuovo, come al solito l’Umanità ha fatto incazzare qualcuno…e questa volta è toccato ai Maya ed al loro preziosissimo Calendario di Fine Millennio.
A quanto pare, l’aggiungere un giorno al mese di febbraio ogni quattro anni ci ha reso impossibile calcolare l’avvento del fantomatico 13°giorno del 13°mese del 13°anno, momento in cui tutto il genere umano ha la “consuetudine” di dare fuori di testa e trasformarsi in folli/zombi/diavoli/lupman/cannibali/echipiùnehapiùnemetta.
Na caciara, insomma…e allora come mai Jack sembra immune da questa follia assassina? Ma semplice! Perché lui è nato di 29 febbraio!
…E che c’entra? E che ne so, chiedetelo allo sceneggiatore…
13_13_13_WEBComunque, in mezzo a tutto quel casino ospedaliero (che sembra di stare in un Pronto Soccorso di sabato sera) Jack incontra Candace, anche lei immune perché nata di 29 febbraio (checculo!) ed insieme cominceranno a zigzagare tra erotomani anabolizzati, infermiere fuori di brocca ed adolescenti dementi, dandoci di accetta e coltello per aprirsi un varco fino a casa nell’assurda speranza di trovare ancora viva Kendra, la figlia di Jack.
E dopo un finale che dovrebbe avere toni drammatici, ma che strappa un sospiro di sollievo a chi, come me, ha resistito stoicamente sino alla fine, ci si rende conto che questo è stato forse il modo più stupido di sprecare 85 minuti della propria esistenza.
6750Non c’è niente da fare, appena uno si convince che c’è un limite anche al “peggio” ecco che da dietro ti arriva l’Asylum e ti picchietta sulla spalla per ricordarti che così non è; ti schiaffa in mano una copia di “13/13/13” e ridacchiando se ne va.
Ma la colpa è anche mia; ormai dovrei evitare il logo della Casa di Produzione al pari di quello del Pericolo di Radioattività, invece no, ogni volta ci casco e ci spero.
E ben mi sta.
Così ho sprecato quasi un’ora e mezza della mia vita cercando di dare una logica ad una storia che oltre lo spunto iniziale non va; girata alla ca@@o di cane, recitata alla ca@@o di cane e con un finale alla ca@@o di cane. E dimenticavo, con effetti alla ca@@o di cane. E fatto in maniera tanto triste e sconsolante da non riuscire a strappare neanche una risatina di scherno. Almeno una volta sui film dell’Asylum ci ridevi su; ora invece ti cadono le palle giù. Questione di baricentri e di “limiti del ridicolo”.

Nailbiter

Nature Isn’t Only Beast

USA 2012 INEDITO

regia: Patrick Rea      durata: 82min
cast: Erin McGrane – Emily Boresaw – Joice Appell – Meg Saricks – Sally Spurgeon – Mark Ridgway

Janet Maguire ha un marito (militare in zona di guerra), tre figlie: Jennifer (adolescente inquieta), Alice (il piccolo genio) e Sally (la più piccola e la più dolce); un principio di depressione ed un problema con l’alcool.
Saputo del rientro del marito e dell’imminente tornado che si sta abbattendo sulla regione, Janet decide di prendere in mano la situazione e caricate le figlie in macchina cerca di raggiungere l’aeroporto di Kansas City prima che la tempesta la separi dall’uomo.
Tentativo inutile. Il tornado cambia direzione e costringe il quartetto ad abbandonare l’auto e cercare riparo. Dopo aver  provato ad entrare in una casa sprangata le quattro donne trovano rifugio nello scantinato della stessa scardinando il lucchetto della legnaia sul retro.
E mentre fuori infuria la tempesta Janet e le figlie si accorgono con orrore di non essere le uniche “ospiti” della cantina.

Niente paura, non è il solito film catastrofico che parla di terremoti, tsunami o inondazioni; qui il tornado e la tempesta fungono da catalizzatori di eventi, ma sono ben lontani dall’essere le stars del film.
Per colpa del tornado le nostre “eroine” sono costrette a trovare rifugio nella cantina ed a causa della tempesta sono prigioniere in quell’ambiente d’incubo e ad affrontare creature che si “risvegliano” e si scatenano proprio quando gli elementi della natura si ribellano.

Produzione indipendente che però non ha saputo sfruttare appieno un soggetto dalle grosse potenzialità, vuoi per l’interpretazione “tiepida” degli attori, vuoi per la regia. Patrick Rea ha realizzato solo short-movies  ed è evidente la mancata calibratura sui tempi di un lungometraggio; comunque il film non è da buttare: originale l’idea delle creature mannare che si trasformano durante le notti di tempesta, alcune scene riescono a trasmettere un certo pathos, ma il finale sarebbe da rigirare.

giudizio: Ssssè (da vedere in una serata di tuoni e pioggia)

♥♥♥♥♥♥