Tanto Gentile e tanto Onesto pare…

 

Salem2

Carino, vero?
Così “dolciotto”, mentre sonnecchia con la linguetta di fuori…
Non fatevi ingannare!
Salem (alias “Mefisto”, alias “Stattenattimofermolimortaccitua!”) è una creatura diabolica, alimentata da energia infernale, nato per dannarti l’esistenza e condurti alla morte!
Solo Femminanera riesce ad addolcirlo…
Forse dovrei inserirlo nella categoria ALIQUID de MONSTRORUM.
E’ anche un dispettoso tormento dell’altro gatto, il pacioso e sovrappeso Attila.

Ma d’altronde è il gatto di Omonero

Z vuole Giocare

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Z aka Z wants to Play
USA – 2019

cast: Keegan Connor Tracy – Jett Klyne – Sean Rogerson – Sara Canning – Stephen McHattie – Chandra West
regia: Brandon Christensen
soggetto e sceneggiatura: Brandon Christensen – Colin Minihan
fotografia: Bradley Stuckel
musica: Brittany Allen
durata: 85 min.

STREAMING : MIDNIGHT FACTORY CHANNEL/PRIME VIDEO CHANNELS

midnight factoryDVD VIDEO BLURAY

 


VALUTAZIONE:
sufficiente
3/4

MV5BODg1OTBhNmYtNzhlNC00YWMzLWFhZGItNTcxNzM0Y2UzY2Y2XkEyXkFqcGdeQXVyMjcwMzM0OTI@._V1_Tipica famigliola americana: Kevin (marito coglionazzo tutto preso dal lavoro e con zero senso di responsabilità), Elizabeth (madre con problematiche famigliari derivate da un’infanzia difficile, iperapprensiva ed affetta da sindrome depressiva), Joshua (figlio di 8 anni, introverso, timido e riservato) e nonna agonizzante nella camera da letto al piano di sopra ( vecchia stronza causa delle problematiche infantili di Elizabeth).
Tutto nella norma, almeno per questo genere di film.
MV5BNGUwZWM3MmMtNDg5NC00NmNmLTljZGYtODkwMjYzMzgxZjRmXkEyXkFqcGdeQXVyNTY0NzUxNA@@._V1_Vista la difficoltà ad interagire con i suoi coetanei Josh si crea il suo bell’amichetto immaginario (cosa che sembra nella norma nei nuclei familiari d’oltreoceano) ed il fatto non sembra alterare più di tanto la quotidianità della casa; poi però le cose cominciano a prendere una piega un po’…inquietante.
Il bambino sembra sempre più concentrato sulla figura di “Z” (il nome del personaggio da lui inventato), comincia a pretendere che a tavola venga apparecchiato anche per lui e si isola quasi del tutto da ciò che lo circonda.
Il marito coglionazzo minimizza, la moglie paranoica esaspera la situazione e per amore di una serena convivenza decidono di portare il ragazzo da uno psicologo infantile.
MV5BNTI3NWE2YmItMzIyZi00YWIxLWJjMmMtNzgzYWQwNWIzOGZmXkEyXkFqcGdeQXVyMjcwMzM0OTI@._V1_Il Dr. Seager, naturalmente, li tranquillizza confermandogli che si tratta di un fenomeno molto più comune di quello che si pensi (forse dalle parti loro) e li congeda assicurandogli che crescendo Josh dimenticherà il suo “amico fantasma” per dedicarsi alle cose più concrete della vita. Solo quando sente il ragazzo pronunciare il nome del suo “compagno di giochi” mentre stanno uscendo dallo studio lo psicologo ha un lieve sussulto ed assume un’aria pensierosa e riflessiva.    Contrariamente a quanto affermato dal luminare la situazione tende rapidamente a peggiorare. Il ragazzo diventa brusco e irrispettoso, violento con i compagni di scuola (tanto da essere allontanato dall’istituto) e sempre più soggiogato da Z che sembra aver preso il controllo sulle azioni di Josh.
80x2GDIl giovane arriva persino a dipingere l’aspetto del suo amico sulla parete della sua stanza, una figura (non proprio rassicurante) che risveglia una vaga reminiscenza nei ricordi quasi cancellati dell’infanzia della madre, sempre più preoccupata. Il marito, au contraire, continua a cazzeggiare come se nulla fosse.
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Ad aumentare  l’agitazione della donna (forse accentuata dall’uso di ansiolitici) è anche la crescente sensazione che “qualcosa” stia realmente prendendo forma tra quelle quattro mura, mentre strani incidenti e sinistre visioni iniziano a mettere in fermento il suo stato d’animo, portandola a mettere in dubbio il suo già precario stato d’equilibrio mentale.
Il bandolo della matassa comincia a districarsi con la morte della nonna di Josh. 
Con l’aiuto della sorella Jenna, una mezza sbandata, mezza alcolizzata, mezza tossica che vive in un casolare a ridosso della ferrovia comincia raggruppare le poche cose lasciate dalla madre mentre rievocano la loro “infanzia felice” trascorsa con una donna arida ed anaffettiva che si era ulteriormente allontanata dalle figlie dopo il suicidio del marito.MV5BNWE5Y2ZlZmItYTI3Ny00Yzg4LWIyYWYtYzQ0YWUyNTM1YzdjXkEyXkFqcGdeQXVyMjcwMzM0OTI@._V1_
Appena le era stato possibile Jenna era fuggita da quell’ambiente glaciale ed anche ora non riesce a salire per dare l’estremo saluto alla tanto “amata” salma.
Rovistando nello scantinato le due trovano in uno scatolone un vecchio proiettore ed alcuni filmini che portano nel salone per dimenticarsene pochi minuti dopo.
Neanche la soddisfazione di essersi tolta il “peso” di dover assistere una donna per cui non provava alcun legame affettivo riesce a distogliere la crescente ossessione della figura di “Z” che sembra aver preso a perseguitare anche lei.
MV5BOGJlYzkxNGYtNmIxMS00MjMwLWIyNTItMzRjMTQ5ZWY5MTYyXkEyXkFqcGdeQXVyMjcwMzM0OTI@._V1_Una sera, mentre è sola in casa (ma guarda un po’) con il figlio che dorme nel suo lettuccio si ricorda dello scatolone abbandonato, riesuma il tutto e si mette a guardare i vecchi filmini di famiglia…e da lì la sconvolgente rivelazione: anche lei da bambina aveva avuto un “amico immaginario” ed anche il suo si chiamava “Z“!
E quando la voce fuori campo visivo (quella del padre) le chiede cosa farà quando Z se ne andrà si sente rispondere che il suo amico non se ne andrà mai, che rimarranno sempre vicini e che, anzi, si sposeranno!
Nel frattempo, anche quel geniaccio del dottor Seager è riuscito a riannodare alcuni fili e ricorda che, in passato, aveva avuto in cura anche Elizabeth per la stessa problematica del figlio (ecco perché il nome di Z gli era risuonato famigliare). 
MV5BZmJhODhjYjYtYzRiZC00ODMyLThmYWYtZmE1ZmU3Y2Q3NzIxXkEyXkFqcGdeQXVyMjcwMzM0OTI@._V1_FMjpg_UX1280_Contattata la donna le riporta a galla tutti i ricordi sopiti “accusandola” di essere l’inconsapevole artefice della creazione di “Z” nell’immaginario del figlio riversando su di lui tutte le sue insicurezze ed i traumi subiti nella sua disastrosa infanzia, ma Elizabeth è di tutt’altro avviso: Z è qualcosa di reale, mostruosamente e letalmente reale e sta usando Josh per costringerla a mantenere fede alla promessa che aveva fatto da bambina: vivere con lui per sempre.
Ora la donna si trova di fronte alla drammatica scelta di permettere la sistematica distruzione della sua famiglia o tener fede al legame stretto con Z.
6a0168ea36d6b2970c026bdea13820200cUn pizzico di “Haunting“, una dose di “Babadook“, una spruzzatina di “Sinister” ed il gioco è fatto….
Ma…si perché c’è un ma, anzi, più di uno. Nonostante la ripetitività di questa tipologia di pellicole ci sono alcuni punti a suo favore.
La tensione e l’atmosfera sono miscelati con una certa abilità, gli jumpscares dosati ed inseriti al momento giusto, gli attori recitano con convinzione e la storia offre diverse chiavi di lettura su cui lo spettatore può puntare la sua scelta.
Sia che si tratti di una “creazione psicotica” trasmessa di madre in figlio, un’entità maligna che ha preso di mira Elizabeth e progenie, o la materializzazione dell’incapacità generazionale di interagire che ha infettato la stirpe, questo “Z” di danni materiali ne compie parecchi (tanto per citarne uno la fine drammatica del marito cazzone, identica a quella subita dal padre di Elizabeth) e alla fine dei conti il film scorre senza annoiare alla faccia del prevedibile finale. 
Unica “grossa pecca” è stata quella sprecare un grande attore come Stephen McHattie, relegandolo al ruolo appannato ed inutile dello psicologo tanto banale, quanto privo di spessore.

Monsters – Esseri Ignoti dai Profondi Abissi

HUMANOIDS FROM THE DEEP
USA – 1980

cast: Doug Mc Clure – Vic Morrow – Ann Turkel – Anthony Pena – Cindy Weintraub – Denise Galik – Meegan King
regia: Barbara Peeters
soggetto: Frank – Martin B. Cohen
sceneggiatura: Frederick James
fotografia: Daniel Lacambre
musica: James Horner
durata: 82 min.

DVD VIDEO

VALUTAZIONE:
    V.M.18

SETTIMANA EROTICHORROR

 

“Non lo so, Carol, ma qui c’è qualcosa che non mi convince…”

Noyo è una placida e soleggiata cittadina della California che si affaccia sull’oceano ma, come è giusto che sia, la sua tranquillità sta per venire turbata da una serie di eventi cruenti ed inspiegabili.
Tutto ha inizio quando un peschereccio trovano una sorta di mostro impigliato nelle reti (e ben gli sta!). Un giovane marinaio cade in acqua e trascinato nel fondo mentre un altro non trova niente di meglio da fare che sparare a casaccio con un lanciarazzi facendo esplodere l’imbarcazione.
Chi assiste dalla riva alla scena non capisce cosa è realmente accaduto ed attribuisce il tutto ad un incidente. Solo Jim e Carol (una coppia di residenti) trovano la cosa strana specialmente quando rinvengono il corpo sbranato del loro cane scomparso il giorno prima.
Ma è solo l’inizio. La sera seguente una giovane coppia si appresta a fare il consueto bagno condito di pruderie erotiche ma sembrano aver fatto i conti senza l’oste .
Il ragazzo viene letteralmente squartato in acqua, mentre la giovane Peggy riesce a raggiungere la riva solo per essere raggiunta e violentata da un orribile creatura anfibia dalla forma umanoide.
Peggy sopravvive, ma cade in una sorta di shock catatonico.
Quella stessa notte due altri ragazzi si appartano in una tenda in riva al mare per amoreggiare ed il copione si ripete. Il ragazzo viene smembrato e la ragazza assalita da due mostri arrapati che la stuprano e la uccidono.
Gli attacchi notturni proseguono e nessuno riesce a trovare un senso a quello che sta accadendo a parte Jim che si fa saltare la mosca al naso e comincia ad indagare su una societa chimica, la Canco, stabilitasi da qualche anno nelle vicinanze di Noyo specializzata in produzione di conserve (ma che cavolo di nomi…). Aiutato dalla dottoressa Drake, che lavora per la società, si viene a scoprire che i mostri acquatici sono il risultato di mutazioni avvenute a causa di esperimenti genetici effettuati su salmoni (specialità del luogo) sfuggiti al controllo della Canco .
I salmoni sono stati in seguito divorati da altri pesci che, grazie alla naturale catena alimentare, sono diventati il pasto di altre creature marine fino a generare i mostri che ora infestano le acque e che si avventurano sulla terraferma nel disperato tentativo di riprodursi.
La scoperta giunge troppo tardi e i due non riescono ad impedire lo svolgimento dell’annuale “Festival del Salmone” che attira tutti gli abitanti del posto e si rivela una ghiotta occasione per un raid da parte degli umanoidi che cominciano a scorrazzare in lungo ed in largo uccidendo gli uomini e violentando le donne. 


Tutto si risolverà con una buona dose di gasolio e colpi di lanciafiamme che mettono in fuga gli uomini-pesce costringendoli a ritirarsi nelle profondità dell’oceano.
Colpo di scena finale: la prima vittima degli umanoidi Peggy riprende conoscenza giusto in tempo per partorire un simpatico cuccioletto che le sfonda il ventre per prendere una boccata d’aria.

Che dire? Il saccheggio da pellicole come “lo Squalo” (1975), “Pirańha” (1978) e “Alien” (1979) è talmente sfacciato da essere imbarazzante, gli umanoidi anfibi sono creazioni in lattice grossolane e, sinceramente, risulta incomprensibile perché tali creature debbano essere così famelicamente attratte dalle grazie femminili delle umane, però…il film nell’insieme risulta (involontariamente) divertente (a cominciare dall’andatura goffa dei poveri cristi rinchiusi nelle tute di gomma) ed il tempo scorre veloce a patto che non si abbiano pretese. Inoltre Barbara Peeters (allieva di Roger Corman) è una delle poche registe che non disdegna a cimentarsi in pellicole erotiche di vario genere per poi passa con indiscutibile nonchalance a produzioni e collaborazioni televisive di tutt’altro tipo.

anche questo filmazzo è disponibile gratuitamente in italiano su youtube
(a patto che siate maggiorenni)
 

 

BLACK SPOT

ZONE BLANCHE – FRANCE 2018/2019

cast: Suliane Brahim – Laurent Capelluto – Camille Aguilar – Hubert Delattre – Samuel Joy – Renaud Rutten – Naidra Ayadi
regia: Julien Despaux – Thierry Poiraud
soggetto: Mathieu Missoffe
sceneggiatura: Antonin Martin-Hilbert – Florent Meyer – Sylvie Chanteux – Juliette Soubrier
fotografia: vari
musica: Thomas Couzinier – Frédéric Kooshmanian
durata: 2 stagioni – 16 episodi – 52 min. circa

 

VALUTAZIONE:

 


“Questo posto deve tutto alla foresta. Lei ci protegge, ci sfama, ci cresce…ma a volte chiede dei sacrifici…”

Villefranche (traducibile come città di confine) è una cittadina nel buco del culo della Francia, costruita alle pendici dei Vosgi a ridosso di un’antichissima foresta.
Come se non bastasse Villefrance è al centro di un Black Spot (Zone Blanche), zona soggetta a continue interferenze elettromagnetiche che rendono difficili le comunicazioni disturbando computer, cellulari e la stessa distribuzione elettrica isolando ancora di più il posto dal resto del mondo. Temperature che arrivano a -30° d’inverno e a 40° d’estate e un indice di criminalità 6 volte superiore alla media non rendono il posto una attrazione per i turisti e gli abitanti tirano a campare grazie ad
una miniera di proprietà della famiglia Steiner.
A cercare di mantenere una apparenza di ordine e legalità c’è il maggiore della Gendarmerie Laurène Weiss aiutata da due colleghi ed una recluta.
In questo clima a dir poco “ostile” approda Franck Siriani, un Procuratore “esiliato” per comportamenti poco etici e che accetta suo malgrado il trasferimento con la speranza di potersi riabilitare e fare ritorno a Parigi dopo aver mandato a gambe all’aria gli affari illeciti della famiglia Steiner.
Siriani non tarderà molto a scoprire che ogni singolo abitante di Villefranche (Laurène compresa) ha dei segreti da nascondere, senza parlare delle cose strane ed inquietanti che accadono nella foresta; avvenimenti così sinistri da rasentare il soprannaturale.
Impressioni a caldo (viste le temperature di questi giorni). Tolta l’inevitabile lentezza di alcuni episodi di passaggio la serie risulta ben girata e l’ambientazione azzeccata e valorizzata grazie ad una fotografia “umida e nebbiosa”. I personaggi sono caratterizzati con cura e la sottotrama della “creatura nella foresta” acquista spessore con il passare degli episodi senza risultare troppo invadente.
Non rivelo troppo della trama e degli scheletri negli armadi degli abitanti di Villefranche perché un serial vive di questo, ma basterà vedere un paio di episodi per capire che non si tratta di una mera paccottiglia  american style.
Ci sarà una terza serie? I presupposti ci sono tutti, compresi i fili non ancora sciolti su alcuni misteri che incombono sulla cittadina, ma l’ultima parola spetta a France2 che è in attesa di vedere i risultati degli ascolti sui vari canali streaming su cui ha spalmato il suo prodotto. 

Io tifo per Black Spot anche per la simpatia verso la psicotica Laurène e l’ipocondriaco Siriani…e anche per il gendarme gay Nounurs (un omone barbuto dalla grande sensibilità) ed il suo porcellino d’India.

Cernunnus ritornerà…per punirci”

 

Su, facciamo FEAST!

FEAST – FEAST II – FEAST III

Feast-2005

 Roba di qualche anno fa, di cui si sarà straparlato, ma che io ci avevo voglia di mettere in archivio…


FeastUSA – 2005

 cast: Navi Rawat – Balthazar Getty – Henry Rollins – Jenny Wade – Judah Friedlander – Clu Gulager – Krista Allen
regia:
Jhon Gulager 
soggetto e sceneggiatura:
Marcus Dunstan – Patrick Melton
fotografia:
Thomas L. Callaway
musica:
Stephen Edwards
durata:
105/90 min
INEDITO

VALUTAZIONE:
corvi07
1/2

 


“Io sono quello che vi salverà il culo”

Il pregresso clinico della pellicola è cosa abbastanza nota: qualche anno fa in America esisteva un format dove attori e produttori dello star system hollywoodiano offrivano a registi emergenti la possibilità di girare un film su soggetti creati da loro; e da qui ha origine Feast e così si spiega anche il perché della presenza di attori come Affleck e Damon e produttori al pari di Craven tra gli executive producers. Detto questo, si parte.

Feast_fangoria-715246Deserto del Texas. Proprio al centro di quel buco di culo pieno di sabbia ci trovate uno sbilenco saloon frequentato dalla feccia più squallida in circolazione. In quel posto dimenticato da Dio bivaccano vecchie bagasce in pensione, delinquenti di mezza tacca, bikers lesbiche dall’ormone fuori controllo, sfigati in cerca di loro simili e ragazze senza un futuro che tirano a campare alla giornata.
E proprio lì, dove ogni notte è uguale all’altra e non succede mai niente che, all’improvviso, capita di tutto.
Un uomo irrompe nel locale, armi fumanti in pugno, adrenalina a duemila e vestiti strappati che grondano sangue, portandosi dietro un devastante carico di violenza e brutalità.
Senza avere neanche il tempo di capire cosa sta accadendo (se mai ne fosse capace) quella improbabile “corte dei miracoli” si ritrova assediata da sgangherati, osceni e feroci mostri mutanti decisamente incazzati e molto, molto, affamati
Feast-2005-03Ecco, la storia è tutta qui, ma ciò che conta veramente in Feast è quello che ruota attorno alle quattro righe della trama.
I personaggi, brillantemente delineati con due cazzate ironiche sovraimpresse sulla pellicola, non sono i soliti desperados ammantati di fascino ma dei veri sfigati senza speranza; la violenza (tanta e gratuita) è becera ed impietosa e colpisce basso e alla cieca come nella vita reale (gli “eroi” sono i primi a lasciarci la pelle). Ritmo serrato ed urlato; isterismo compulsivo; pochissimo eroismo e tanta vigliaccheria. L’umorismo macabro si accomoda scivolando tra viscere e feci e i minuti di “guerra all’ultimo mostro” galleggiano via, sguazzando in ettolitri di sangue, bava e piscio. Il tempo passa e ti godi il film schivando arti tranciati e stando attento a non scivolare sul macinato di budella sparso in terra. Splatter estremo con digitale al minimo e vagonate di lattice (e a noi ci piace così) reso più credibile da movimenti di macchina frenetici e fuorvianti.
Chi siano i mostri nessuno lo spiega (anche se l’incipit del trailer qualche indizio lo da), ma l’importante e che sono bruttissimi, sguaiatissimi e triviali assai.
Puoi chiedere di più ad uno slasher girato come si deve?
All’epoca Gulager aveva fatto di più come attore e direttore della fotografia che come regista, ma ha saputo far fruttare l’esperienza “sul campo” realizzando un film godibilissimo e che mette subito in tavola le carte in gioco con la chiara premessa di non voler essere preso “sul serio”.
Anche per questo il 7 e 1/2 della valutazione ci sta tutto.


FEAST II – SLOPPY SECOND
feast-2-sloppy-secondsUSA – 2008

cast: Martin Klebba – Jenny Wade – Clu Gulager – Diane Ayala Goldner – Cassie Shea Watson – Katie Supple Callais – Josh Blue
regia: John Gulager
soggetto e sceneggiatura: Marcus Dunstan – Patrick Melton
fotografia: John Gulager – Alexandre Lehmann – Kevin Atkinson
musica: Stephen Edwards
durata: 95 min
INEDITO

VALUTAZIONE:
corvi05
e poco più

 


halloween-feast2Allora: tra i partecipanti al “festino di sangue” del primo film c’era anche Harley Mom, una biker dura e pura e, come la maggior parte degli avventori, quella notte nel saloon ci ha stirato le zampe (e perso in giro qualche altro organo). Il giorno successivo al massacro in quel posto dimenticato da tutti arriva Biker Queen, sorella gemella di Harley e capo di una banda di motocicliste incazzose. Queen sta cercando Harley e dopo aver fatto una “chiacchierata amichevole” con il barista viene a conoscenza di quanto avvenuto e della responsabilità di un certo Bozo (un delinquente di mezza tacca) nella morte della sorella. Dopo aver “convinto” il barista ad aiutarla Queen scende in città in cerca di Bozo e di vendetta ma, una volta arrivati, il gruppetto trova solo rovine e caos.
A quanto pare quelli al saloon non erano gli unici mostroni in giro e un gruppo di loro aveva deciso di rallegrare la nottata degli abitanti del posto sgranocchiandoli un po’.
Ben presto altri sopravvissuti si uniranno alle bikers ed al barista e la mal assortita combriccola cercherà disperatamente di vivere abbastanza per trovare il modo di fuggire dalla città.
feast2 bikersDopo tre anni Gulager accontenta i fans del primo Feast e sforna questo Sloppy Seconds ma, sinceramente, poteva sforzarsi un po’ di più. Dallo svolgimento della trama (ancora più esile della prima) si capisce l’intento di generare una trilogia ma, invece di essere una pellicola ponte tra il primo film ed il suo epilogo, Feast II sembra più un intervallo.
Sangue e liquami vari vengono sparsi a camionate ed il regista spinge troppo il pedale dell’eccesso mettendo in campo personaggi bizzarri e creando situazioni al limite dell’assurdo. Alcuni siparietti viaggiano al livello di una scorreggia di De Sica in un cinepanettone ed il risultato di queste intemperanze stilistiche è un film pericolosamente in bilico tra grottesco (bello) e ridicolo (brutto).
Altra scelta infelice, a mio avviso, è stata quella di mettere in luce le fattezze dei mostroni che in Feast, complice le riprese notturne e i movimenti rapidi di macchina, erano confusi e poco delineati. Il lattice si vede tutto e le creature assumono la caratura di personaggi sgangherati perdendo buona parte del loro fascino assassino.
In ogni caso il film scorre e ci si diverte, anche se meno; basta ignorare il continuo rincorrersi a vuoto dei personaggi e la totale inutilità di alcune scene.


FEAST III – THE HAPPY FINISH
feast-3-happy-finish-dvd-coverUSA 2009

cast: Martin Klebba – Jenny Wade – Diane Ayala Goldner – Tom Gulager – Carl Anthony Payne II
regia: Clu Gulager
soggetto e sceneggiatura: Patrick Melton – Marcus Dunstan
fotografia: Kevin Atkinson – Alexandre Lehmann
musica: Stephen Edwards
durata: 83 min.

VALUTAZIONE:
corvi05
e 1/

 


feast3-4

A quanto pare lasciare la città non è cosa facile e ai pochi disgraziati scampati al massacro non resta che aggirarsi tra rovine e morte allo scopo di vivere un minuto di più. Durante questo sanguinoso calvario i “nostri eroi” incontreranno personaggi più strani di loro (si vede che gli sciroccati hanno una forte predisposizione alla sopravvivenza) che andranno a rimpolpare le fila di quei “morti che camminano”Uno di questi è Shot Bus Gus, uno pseudoprofeta totalmente fuori di testa che, però, sembra avere una sorta di controllo sui mostroni. Shot Bus fa agghiaccianti rivelazioni sulle creature affermando di conoscere il luogo dove vengono generate e invece di un saggio: “…e stì ca@@i! Troviamo un posto dove barricarci e vediamo come va a finire” come  risposta, quella manica di senza Dio decide di andare a combattere il nemico in casa sua.
feast_3_happy_finish-15Con “The Happy Finish” Gulager gioca sporco ma, purtroppo per lui, la paraculaggine non ha pagato.
La genuina e spontanea demenzialità del film originale è soppiantata da un allucinante nonsense studiato a tavolino; ogni occasione è buona per schizzare frattaglie in giro, dilatare l’estremo fino a strapparne i lembi e sfruttare l’opportunità di travalicare l’osceno. Lo scopo è quello di infligge
re colpi mortali e Gulager & co. lo fanno tirando di tutto addosso allo spettatore, senza neanche prendere la mira.
L’inventiva non manca: teste mangiate e ricacate a tempo di record, stupri alieno/anali dalle conseguenze esplosive e altre amenità simili fanno di Feast III – The Happy Finish il film più slasher o splatter o come volete chiamarlo voi, della trilogia, ma anche il più debole ed il meno divertente (nonostante le assurdità che cerca di propinare). La volgarità di certe scene non disgusta, né scandalizza, né attrae ma ti lascia con un “vabbhé, questa se la potevano risparmiare” che ti ronza in testa.
Il finale a sorpresa (che sorprende davvero per la sua illogicità) fa crollare la traballante impalcatura che sostiene l’impianto filmico. Ed il giocattolo viene irrimediabilmente rotto.
La trilogia diverrà un cult (come tanti altri film meno meritevoli di questi), ma non assurgerà di certo a mito. Peccato.

Nessun trailer decente per questo film, quindi accontentatevi di qualche immagine.

Scroto Mostresco

Scroto Mostresco

Tette Killer

Tette Killer

Foto Ricordo

Foto di Gruppo