Il Fantasma del Palcoscenico

Forse uno dei film che ho amato e amo di più, vuoi per la storia (un misto tra “Faust”, “Il Fantasma dell’Opera” e “Il Ritratto di Dorian Gray”) sia per la bizzarra (all’epoca) regia di Brian de Palma, sia per le meravigliose musiche realizzate dal mitico Paul Williams

Signore e Signori….

IL FANTASMA DEL PALCOSCENICO

PHANTOM OF THE PARADISE

USA 1974

Jessica Harper – OLD SOULS

BONUS:
LIFE AT LAST

IL-FANTASMA-DEL-PALCOSCENICO

Cronenberg: Il Demone sotto la Pelle

IL_DEMONE_SOTTO_LA_PELLE_A4_0023_4FShivers aka They Came from Within
CANADA – 1975

cast: Paul Hampton – Lynn Lowry – Barbara Steele – Joe Silver – Vlasta Vrana – Allan Colman – Susan Petrie – Barry Baldaro – David Cronenberg (Cameo)
regia: David Cronenberg
soggetto e sceneggiatura: David Cronenberg
fotografia: Robert Saad
musica: Fred Mollin
durata: 87 min.

STREAMING
pulp videoDVD VIDEO BLU RAY

 

 

VALUTAZIONE:
buono

 

 

“L’Arca di Noè e un luogo di gran lusso, un complesso residenziale unico al mondo, ideato per difendervi dalla contaminazione e dai pericoli della città. Qui in quest’isola tutta vostra nel mezzo del fiume, niente inquinamento, niente violenze, aggressioni, delitti, immoralità: la città è vicina, ma la sua vita corrotta e corruttrice in tutti i sensi sarà sempre lontana da voi….”
large-screenshot1L’Arca di Noè (familiarmente chiamata l’Arca) è un lussuoso complesso residenziale di recente costruzione e, per chi può permetterselo, “luogo paradisiaco” in cui rifugiarsi per isolarsi dallo squallore e le “brutture” del mondo esterno.  
Completamente autosufficiente è fornita di negozi, centro commerciale, centri estetici, luoghi di svago, campi da tennis e da golf (piscina compresa) e persino di una efficiente e moderna clinica.  
shivers-1975-hobbes-dr-attack-open-scene-review-fred-doederleinPeccato che in uno di quei lussuosi appartamenti risieda anche il dr. Emil Hobbes (una sorta di scienziato genetista molto sopra le righe) ossessionato dall’idea di risvegliare gli istinti animali sopiti nell’uomo e che si dedica ad una serie di esperimenti usando come cavia Annabelle una sua paziente/cavia/amante di 13 anni inoculandole un siero ricavato da un parassita capace con le sue secrezioni di alterare le funzioni cerebrali.

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Resosi conto (in uno sprazzo di lucidità) di aver “creato” un mostro ninfomane con istinti cannibalistici lo scienziato uccide Annabelle e si suicida.
A scoprire l’omicidio/suicidio è il giovane dr. St. Luc direttore della clinica del complesso ed ex allievo del dr. Hobbs che però non vedeva da anni e che ignorava risiedesse nel complesso e da cui aveva ricevuto un invito a pranzo solo per ritrovarsi di fronte quel macabro spettacolo.
docIn cerca di una spiegazione per quell’insano gesto St. Luc si mette in contatto con l’amico e collega il dr. Rollin (che non risiede nell’Arca) e che collaborava con il dr Hobbs nelle sue ricerche. Rollin lo informa sui loro studi sui parassiti (ignorando però i veri scopi del professore e del fatto che usasse la sua amante -passata in fase di doppiaggio da 13enne a inizio film a 19enne verso la fine- come cavia) e si impegna ad andare a fondo sulla faccenda sfogliando tra i carteggi del laboratorio.
infCon l’aiuto dell’infermiera/fidanzata Frances, St. Luc recupera altri documenti dall’appartamento ed incrociandoli telefonicamente con quelli ritrovati dall’amico la verità viene alla luce.
 Ma il folle sacrificio umano di Hobbes è stato inutile: ormai il danno è fatto. La giovane ninfa prima di essere eliminata aveva già contaminato altri condomini che cominciano ad accusare strane sintomatologie mentre all’interno del loro corpo il verme malefico comincia a proliferare uscendo dai corpi degli infetti ed introducendosi nei più disparati orifizi degli altri residenti.
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Intimando il collega di cercare di arginare il più possibile il contagio il dr. Rollin sale in macchina per raggiungere l’amico e tentare di tamponare per quanto possibile quell’infezione ma, St. Luc e Frances si trovano di fronte ad una mostruosità che si sta diffondendo a macchia d’olio.
Ovunque si rechino assistono a scene di violenza e sesso brutale e ai due non resta che cercare un riparo in attesa di un aiuto.

il-demone-sotto-la-pelleRollin raggiunge l’Arca sono per trovare una brutta fine ed anche Frances alla fine viene contaminata.
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L’unico rimasto immune è St. Luc che cerca inutilmente una via di fuga solo per venire trascinato in un’orgia in piscina e venire infettato dalla sua stessa fidanzata.
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Nella scena finale del film, all’alba, i residenti dell’Arca escono con le loro auto dal complesso residenziale, rivestiti da un aspetto di apparente normalità e destinati a contaminare il resto della popolazione.
Quello che doveva essere il luogo più sicuro del mondo si rivela essere la fonte della sua definitiva perdizione.
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Terzo lungometraggio di Cronenberg ma il primo in cui vengono impiantati i semi che germineranno dando vita al “sottogenere” definito Body-horror, firma inconfondibile del regista che negli anni molti hanno emulato ma che in pochi sono riusciti ad eguagliare.
Girato quasi completamente con tonalità giallo/dorate e con una grana da film di serie B il film cominciava a delineare a grandi linee i temi principali trattati in seguito da Cronenberg: dalla contaminazione della carne, alla mutazione indotta, alla commistione di ogni aspetto della vita con il sesso e fu un vero e proprio schiaffo in faccia al pubblico ed alla critica che si videro riversare addosso scene di cannibalismo sessuale, rapporti promiscui, incesti, pedofilia e follia liberatrice di ogni costrizione e convenzione, con ritmo incalzante.
Il giornalista canadese Robert Fulford stroncò il film definendolo il più brutto visto nella sua carriera creandogli non pochi problemi per trovare futuri finanziamenti e (a quanto si dice) a causargli uno sfratto dal suo appartamento a Toronto. A salvare la situazione intervenne Rotten Tomatoes con una altissima valutazione e la ottima recensione del critico Roger Erbert che ammirò il coraggio delle innovazioni sulle tematiche proposte.
Ancora oggi il film può lasciare spiazzati per la forma esplicita di alcune scene, basti pensare al parassita dalla forma inequivocabile di un pene tumefatto, o alla bambina che trasmette il suo parassita baciando in bocca un uomo ed altre amenità del genere, ma bisogna anche ricordare che quelli erano gli anni in cui spopolavano film porno come “Gola Profonda” dove l’attrice Linda Lovelace recitava il ruolo di una ragazza che riusciva a raggiungere l’orgasmo solo praticando fellatio, visto che il suo clitoride aveva ben pensato di svilupparsi in fondo alla sua gola!
Non mancano scene volutamente grottesche, quasi al limite del ridicolo, ed è divertente ascoltare alcuni brani di trasmissioni che condannano il crescente tasso di criminalità e annunciano repressive iniziative decise dal governo per porvi rimedio diffuse da radio e televisori negli appartamenti dove si sta svolgendo ogni genere di nefandezza. Non si può dire che al regista manchi il senso dell’ironia (anche se un po’ caustica). 
Con il tempo Cronenberg crescerà e si farà più aggressivo, brutale ed esplicito nei suoi “j’accuse” a varie forme di potere e alle manipolazioni che hanno causato e causeranno nel genere umano ma, benché ancora un po’ grezzo questo per me rimane uno dei suoi film migliori!

Sempre splendida ed in piena forma Barbara Steele (anche se in un ruolo secondario) ed ipnotica e quasi aliena Lynn Lowry con la sua silhouette eterea e lo sguardo evanescente. 

 

Monsters – Esseri Ignoti dai Profondi Abissi

HUMANOIDS FROM THE DEEP
USA – 1980

cast: Doug Mc Clure – Vic Morrow – Ann Turkel – Anthony Pena – Cindy Weintraub – Denise Galik – Meegan King
regia: Barbara Peeters
soggetto: Frank – Martin B. Cohen
sceneggiatura: Frederick James
fotografia: Daniel Lacambre
musica: James Horner
durata: 82 min.

DVD VIDEO

VALUTAZIONE:
    V.M.18

SETTIMANA EROTICHORROR

 

“Non lo so, Carol, ma qui c’è qualcosa che non mi convince…”

Noyo è una placida e soleggiata cittadina della California che si affaccia sull’oceano ma, come è giusto che sia, la sua tranquillità sta per venire turbata da una serie di eventi cruenti ed inspiegabili.
Tutto ha inizio quando un peschereccio trovano una sorta di mostro impigliato nelle reti (e ben gli sta!). Un giovane marinaio cade in acqua e trascinato nel fondo mentre un altro non trova niente di meglio da fare che sparare a casaccio con un lanciarazzi facendo esplodere l’imbarcazione.
Chi assiste dalla riva alla scena non capisce cosa è realmente accaduto ed attribuisce il tutto ad un incidente. Solo Jim e Carol (una coppia di residenti) trovano la cosa strana specialmente quando rinvengono il corpo sbranato del loro cane scomparso il giorno prima.
Ma è solo l’inizio. La sera seguente una giovane coppia si appresta a fare il consueto bagno condito di pruderie erotiche ma sembrano aver fatto i conti senza l’oste .
Il ragazzo viene letteralmente squartato in acqua, mentre la giovane Peggy riesce a raggiungere la riva solo per essere raggiunta e violentata da un orribile creatura anfibia dalla forma umanoide.
Peggy sopravvive, ma cade in una sorta di shock catatonico.
Quella stessa notte due altri ragazzi si appartano in una tenda in riva al mare per amoreggiare ed il copione si ripete. Il ragazzo viene smembrato e la ragazza assalita da due mostri arrapati che la stuprano e la uccidono.
Gli attacchi notturni proseguono e nessuno riesce a trovare un senso a quello che sta accadendo a parte Jim che si fa saltare la mosca al naso e comincia ad indagare su una societa chimica, la Canco, stabilitasi da qualche anno nelle vicinanze di Noyo specializzata in produzione di conserve (ma che cavolo di nomi…). Aiutato dalla dottoressa Drake, che lavora per la società, si viene a scoprire che i mostri acquatici sono il risultato di mutazioni avvenute a causa di esperimenti genetici effettuati su salmoni (specialità del luogo) sfuggiti al controllo della Canco .
I salmoni sono stati in seguito divorati da altri pesci che, grazie alla naturale catena alimentare, sono diventati il pasto di altre creature marine fino a generare i mostri che ora infestano le acque e che si avventurano sulla terraferma nel disperato tentativo di riprodursi.
La scoperta giunge troppo tardi e i due non riescono ad impedire lo svolgimento dell’annuale “Festival del Salmone” che attira tutti gli abitanti del posto e si rivela una ghiotta occasione per un raid da parte degli umanoidi che cominciano a scorrazzare in lungo ed in largo uccidendo gli uomini e violentando le donne. 


Tutto si risolverà con una buona dose di gasolio e colpi di lanciafiamme che mettono in fuga gli uomini-pesce costringendoli a ritirarsi nelle profondità dell’oceano.
Colpo di scena finale: la prima vittima degli umanoidi Peggy riprende conoscenza giusto in tempo per partorire un simpatico cuccioletto che le sfonda il ventre per prendere una boccata d’aria.

Che dire? Il saccheggio da pellicole come “lo Squalo” (1975), “Pirańha” (1978) e “Alien” (1979) è talmente sfacciato da essere imbarazzante, gli umanoidi anfibi sono creazioni in lattice grossolane e, sinceramente, risulta incomprensibile perché tali creature debbano essere così famelicamente attratte dalle grazie femminili delle umane, però…il film nell’insieme risulta (involontariamente) divertente (a cominciare dall’andatura goffa dei poveri cristi rinchiusi nelle tute di gomma) ed il tempo scorre veloce a patto che non si abbiano pretese. Inoltre Barbara Peeters (allieva di Roger Corman) è una delle poche registe che non disdegna a cimentarsi in pellicole erotiche di vario genere per poi passa con indiscutibile nonchalance a produzioni e collaborazioni televisive di tutt’altro tipo.

anche questo filmazzo è disponibile gratuitamente in italiano su youtube
(a patto che siate maggiorenni)
 

 

Su, facciamo FEAST!

FEAST – FEAST II – FEAST III

Feast-2005

 Roba di qualche anno fa, di cui si sarà straparlato, ma che io ci avevo voglia di mettere in archivio…


FeastUSA – 2005

 cast: Navi Rawat – Balthazar Getty – Henry Rollins – Jenny Wade – Judah Friedlander – Clu Gulager – Krista Allen
regia:
Jhon Gulager 
soggetto e sceneggiatura:
Marcus Dunstan – Patrick Melton
fotografia:
Thomas L. Callaway
musica:
Stephen Edwards
durata:
105/90 min
INEDITO

VALUTAZIONE:
corvi07
1/2

 


“Io sono quello che vi salverà il culo”

Il pregresso clinico della pellicola è cosa abbastanza nota: qualche anno fa in America esisteva un format dove attori e produttori dello star system hollywoodiano offrivano a registi emergenti la possibilità di girare un film su soggetti creati da loro; e da qui ha origine Feast e così si spiega anche il perché della presenza di attori come Affleck e Damon e produttori al pari di Craven tra gli executive producers. Detto questo, si parte.

Feast_fangoria-715246Deserto del Texas. Proprio al centro di quel buco di culo pieno di sabbia ci trovate uno sbilenco saloon frequentato dalla feccia più squallida in circolazione. In quel posto dimenticato da Dio bivaccano vecchie bagasce in pensione, delinquenti di mezza tacca, bikers lesbiche dall’ormone fuori controllo, sfigati in cerca di loro simili e ragazze senza un futuro che tirano a campare alla giornata.
E proprio lì, dove ogni notte è uguale all’altra e non succede mai niente che, all’improvviso, capita di tutto.
Un uomo irrompe nel locale, armi fumanti in pugno, adrenalina a duemila e vestiti strappati che grondano sangue, portandosi dietro un devastante carico di violenza e brutalità.
Senza avere neanche il tempo di capire cosa sta accadendo (se mai ne fosse capace) quella improbabile “corte dei miracoli” si ritrova assediata da sgangherati, osceni e feroci mostri mutanti decisamente incazzati e molto, molto, affamati
Feast-2005-03Ecco, la storia è tutta qui, ma ciò che conta veramente in Feast è quello che ruota attorno alle quattro righe della trama.
I personaggi, brillantemente delineati con due cazzate ironiche sovraimpresse sulla pellicola, non sono i soliti desperados ammantati di fascino ma dei veri sfigati senza speranza; la violenza (tanta e gratuita) è becera ed impietosa e colpisce basso e alla cieca come nella vita reale (gli “eroi” sono i primi a lasciarci la pelle). Ritmo serrato ed urlato; isterismo compulsivo; pochissimo eroismo e tanta vigliaccheria. L’umorismo macabro si accomoda scivolando tra viscere e feci e i minuti di “guerra all’ultimo mostro” galleggiano via, sguazzando in ettolitri di sangue, bava e piscio. Il tempo passa e ti godi il film schivando arti tranciati e stando attento a non scivolare sul macinato di budella sparso in terra. Splatter estremo con digitale al minimo e vagonate di lattice (e a noi ci piace così) reso più credibile da movimenti di macchina frenetici e fuorvianti.
Chi siano i mostri nessuno lo spiega (anche se l’incipit del trailer qualche indizio lo da), ma l’importante e che sono bruttissimi, sguaiatissimi e triviali assai.
Puoi chiedere di più ad uno slasher girato come si deve?
All’epoca Gulager aveva fatto di più come attore e direttore della fotografia che come regista, ma ha saputo far fruttare l’esperienza “sul campo” realizzando un film godibilissimo e che mette subito in tavola le carte in gioco con la chiara premessa di non voler essere preso “sul serio”.
Anche per questo il 7 e 1/2 della valutazione ci sta tutto.


FEAST II – SLOPPY SECOND
feast-2-sloppy-secondsUSA – 2008

cast: Martin Klebba – Jenny Wade – Clu Gulager – Diane Ayala Goldner – Cassie Shea Watson – Katie Supple Callais – Josh Blue
regia: John Gulager
soggetto e sceneggiatura: Marcus Dunstan – Patrick Melton
fotografia: John Gulager – Alexandre Lehmann – Kevin Atkinson
musica: Stephen Edwards
durata: 95 min
INEDITO

VALUTAZIONE:
corvi05
e poco più

 


halloween-feast2Allora: tra i partecipanti al “festino di sangue” del primo film c’era anche Harley Mom, una biker dura e pura e, come la maggior parte degli avventori, quella notte nel saloon ci ha stirato le zampe (e perso in giro qualche altro organo). Il giorno successivo al massacro in quel posto dimenticato da tutti arriva Biker Queen, sorella gemella di Harley e capo di una banda di motocicliste incazzose. Queen sta cercando Harley e dopo aver fatto una “chiacchierata amichevole” con il barista viene a conoscenza di quanto avvenuto e della responsabilità di un certo Bozo (un delinquente di mezza tacca) nella morte della sorella. Dopo aver “convinto” il barista ad aiutarla Queen scende in città in cerca di Bozo e di vendetta ma, una volta arrivati, il gruppetto trova solo rovine e caos.
A quanto pare quelli al saloon non erano gli unici mostroni in giro e un gruppo di loro aveva deciso di rallegrare la nottata degli abitanti del posto sgranocchiandoli un po’.
Ben presto altri sopravvissuti si uniranno alle bikers ed al barista e la mal assortita combriccola cercherà disperatamente di vivere abbastanza per trovare il modo di fuggire dalla città.
feast2 bikersDopo tre anni Gulager accontenta i fans del primo Feast e sforna questo Sloppy Seconds ma, sinceramente, poteva sforzarsi un po’ di più. Dallo svolgimento della trama (ancora più esile della prima) si capisce l’intento di generare una trilogia ma, invece di essere una pellicola ponte tra il primo film ed il suo epilogo, Feast II sembra più un intervallo.
Sangue e liquami vari vengono sparsi a camionate ed il regista spinge troppo il pedale dell’eccesso mettendo in campo personaggi bizzarri e creando situazioni al limite dell’assurdo. Alcuni siparietti viaggiano al livello di una scorreggia di De Sica in un cinepanettone ed il risultato di queste intemperanze stilistiche è un film pericolosamente in bilico tra grottesco (bello) e ridicolo (brutto).
Altra scelta infelice, a mio avviso, è stata quella di mettere in luce le fattezze dei mostroni che in Feast, complice le riprese notturne e i movimenti rapidi di macchina, erano confusi e poco delineati. Il lattice si vede tutto e le creature assumono la caratura di personaggi sgangherati perdendo buona parte del loro fascino assassino.
In ogni caso il film scorre e ci si diverte, anche se meno; basta ignorare il continuo rincorrersi a vuoto dei personaggi e la totale inutilità di alcune scene.


FEAST III – THE HAPPY FINISH
feast-3-happy-finish-dvd-coverUSA 2009

cast: Martin Klebba – Jenny Wade – Diane Ayala Goldner – Tom Gulager – Carl Anthony Payne II
regia: Clu Gulager
soggetto e sceneggiatura: Patrick Melton – Marcus Dunstan
fotografia: Kevin Atkinson – Alexandre Lehmann
musica: Stephen Edwards
durata: 83 min.

VALUTAZIONE:
corvi05
e 1/

 


feast3-4

A quanto pare lasciare la città non è cosa facile e ai pochi disgraziati scampati al massacro non resta che aggirarsi tra rovine e morte allo scopo di vivere un minuto di più. Durante questo sanguinoso calvario i “nostri eroi” incontreranno personaggi più strani di loro (si vede che gli sciroccati hanno una forte predisposizione alla sopravvivenza) che andranno a rimpolpare le fila di quei “morti che camminano”Uno di questi è Shot Bus Gus, uno pseudoprofeta totalmente fuori di testa che, però, sembra avere una sorta di controllo sui mostroni. Shot Bus fa agghiaccianti rivelazioni sulle creature affermando di conoscere il luogo dove vengono generate e invece di un saggio: “…e stì ca@@i! Troviamo un posto dove barricarci e vediamo come va a finire” come  risposta, quella manica di senza Dio decide di andare a combattere il nemico in casa sua.
feast_3_happy_finish-15Con “The Happy Finish” Gulager gioca sporco ma, purtroppo per lui, la paraculaggine non ha pagato.
La genuina e spontanea demenzialità del film originale è soppiantata da un allucinante nonsense studiato a tavolino; ogni occasione è buona per schizzare frattaglie in giro, dilatare l’estremo fino a strapparne i lembi e sfruttare l’opportunità di travalicare l’osceno. Lo scopo è quello di infligge
re colpi mortali e Gulager & co. lo fanno tirando di tutto addosso allo spettatore, senza neanche prendere la mira.
L’inventiva non manca: teste mangiate e ricacate a tempo di record, stupri alieno/anali dalle conseguenze esplosive e altre amenità simili fanno di Feast III – The Happy Finish il film più slasher o splatter o come volete chiamarlo voi, della trilogia, ma anche il più debole ed il meno divertente (nonostante le assurdità che cerca di propinare). La volgarità di certe scene non disgusta, né scandalizza, né attrae ma ti lascia con un “vabbhé, questa se la potevano risparmiare” che ti ronza in testa.
Il finale a sorpresa (che sorprende davvero per la sua illogicità) fa crollare la traballante impalcatura che sostiene l’impianto filmico. Ed il giocattolo viene irrimediabilmente rotto.
La trilogia diverrà un cult (come tanti altri film meno meritevoli di questi), ma non assurgerà di certo a mito. Peccato.

Nessun trailer decente per questo film, quindi accontentatevi di qualche immagine.

Scroto Mostresco

Scroto Mostresco

Tette Killer

Tette Killer

Foto Ricordo

Foto di Gruppo

 

 

Stridulum

445Stridulumaka The Visitor
ITALIA – 1978

cast: Mel Ferrer – Glenn Ford – Franco Nero – Shelley Winters – Lance Henriksen – John Houston – Sam Peckinpah – Paige Conner – Kareem Abdul-Jabbar
regia: Giulio Paradisi
soggetto: Ovidio Assonitis – Giulio Paradisi
sceneggiatura: Robert Mundi – Luciano Comici
fotografia: Ennio Guarnieri
musica: Franco Micalizzi
durata: 90 min.
stormovie

VALUTAZIONE:
pessimo

the-visitor
“E’ giunto, infine, il tempo” e Obi wan Kenobi…(no, ops, è John Houston con una palandrana) in meditazione in un deserto di qualche sperduta galassia, ha la visione dell’incarnazione del Male che porterà sventura e lutti per l’intero universo.
Ovviamente il novello Anticristo nascerà sulla Terra e le fazioni del bene e del male sono già pronte a giocarsela per avere la meglio.
Peccato che più che una raffinata partita a scacchi questa tenzone somigli ad una rissa in discoteca tra ubriachi e fatti di acido, e non doveva stare tanto bene neanche chi ha avuto il coraggio di scrivere e dirigere questo film.
Visitor_7webCosì da una parte abbiamo una confraternita di cattivoni che conta tra le sue fila un giovanissimo und perfidissimo Lance Henriksen, che cerca di corrompere e portare tra le sue fila la piccola Kathy, fanciulla dai superpoteri, e dall’altra un cristianissimo Franco Nero che spalleggiato da Obi wan-Houston cerca di riaffermare il bene sulla Terra.
visitor2bigIn tutto questo infilateci il detective Glenn Ford, ossessionato da un uccello meccanico che ripete sinistramente la frase “stri-du-lumme”, una madre convinta che la figlia Kathy  sia posseduta da lo dimonio, piccioni assassini, dottori con qualche rotella fuori posto (Sam Peckinpah), e manifestazioni di vita aliena e mistica ed avrete una chiarissima idea della trama di…..
Stridulum (Giulio Paradisi, 1979).Necropolis.DVDrip.CG.avi_snapshot_00.00.14_[2011.10.25_16.40.25]Una cosa a questo film bisogna riconoscergliela: ti lascia a bocca aperta.
Sin dalle prime inquadrature tu, ignaro spettatore che credevi di dover assistere ad un film dell’orrore, cadi in una sorta di estraniamento temporale; ma non temere,  ben presto quello ti sembrerà nulla rispetto la dura prova a cui verrà sottoposta la tua capacità di sospensione della credulità. Lì dovrai mostrarti forte, convincerti di non essere pazzo e proseguire la visione accettando l’idea di vedere personaggi alla “Guerre Stellari” conversare amabilmente con accoliti de “Il Presagio”, mentre la mamma dell’indemoniata (che gioca anche un po’ a fare la “Carrie” della situazione) viene indotta a portare avanti una gravidanza stile “Rosemary’s Baby”. E questo è niente, le citazioni potrebbero andare avanti all’infinito e il vostro equilibrio mentale potrebbe subire vacillamenti e farti credere di trovarti in una convention di Cosplay.
L’importante è ripetersi continuamente: “è solo un film…è solo un film…è solo un film…”
Nonostante questo e del tutto involontariamente, il film è divertente ed è un ottimo esempio dei livelli di bassezza artistica e  grandeur da delirio psicotico che riusciva a raggiungere all’epoca il cinema (non ancora imbrigliato) di genere. Insomma, anche nel fare immondizia ci si impegnava con la fantasia.
E se poi a metterci lo zampino è quell’Ovidio Assonitis , che dagli anni ’60 è il padrino incontrastato del cinema bis italiano e mondiale, dotato dell’incredibile capacità di coinvolgere vecchie star hollywoodiane nelle sue cafonerie, la caduta nel trash è inevitabile.

Da non spenderci un euro se si vuole vedere un vero fantahorror, ma da acquistare per sghignazzare con gli amici

13/13/13

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cast: Trae Ireland – Erin Coker – Jody Barton – Bill Voorhees – Tiffany Martinez
regia: James Cullen Bressack
soggetto e sceneggiatura: James Cullen Bressack
fotografia: Brian Weber
musica: Chris Ridenhour
durata: 85 min.
INEDITO

VALUTAZIONE:
pessimo
N.B. ho spostato la valutazione del film dopo i credits poiché dove era piazzata prima nessuno sembrava notarla…


C’è ben poco da spoilerare…
1313132
C’è qualcosa che non va…decisamente c’è proprio qualcosa che non va, ed il primo ad accorgersene è l’ex agente di polizia Jack che, tornando a casa dopo un allegro weekend di bisboccia con tre amici dementi, rileva alcune piccole ma fastidiose incongruenze, tipo l’orologio da polso che segna le 13:13:13 (come fa anche l’orologio digitale del fuoristrada) e la radio “impallata” sulla frequenza 13-13-13.
Fin qui però poco male…le cose prendono una piega “drammatica” quando arrivato a casa della ex la trova intenta a scorticarsi un braccio fino all’osso, preda di una paranoia autolesionista .
E il nostro eroe cosa fa? Si carica la ex moglie in macchina, lasciando la figlia dodicenne alle cure dei tre amici beoti (di cui uno dichiaratamente pedofilo), per portarla all’ospedale, solo per trovare la struttura nel pieno caos che da lì a pochi minuti si trasformerà in un delirio collettivo di follia omicida.
1313131Ma che cosa sta succedendo? Niente di nuovo, come al solito l’Umanità ha fatto incazzare qualcuno…e questa volta è toccato ai Maya ed al loro preziosissimo Calendario di Fine Millennio.
A quanto pare, l’aggiungere un giorno al mese di febbraio ogni quattro anni ci ha reso impossibile calcolare l’avvento del fantomatico 13°giorno del 13°mese del 13°anno, momento in cui tutto il genere umano ha la “consuetudine” di dare fuori di testa e trasformarsi in folli/zombi/diavoli/lupman/cannibali/echipiùnehapiùnemetta.
Na caciara, insomma…e allora come mai Jack sembra immune da questa follia assassina? Ma semplice! Perché lui è nato di 29 febbraio!
…E che c’entra? E che ne so, chiedetelo allo sceneggiatore…
13_13_13_WEBComunque, in mezzo a tutto quel casino ospedaliero (che sembra di stare in un Pronto Soccorso di sabato sera) Jack incontra Candace, anche lei immune perché nata di 29 febbraio (checculo!) ed insieme cominceranno a zigzagare tra erotomani anabolizzati, infermiere fuori di brocca ed adolescenti dementi, dandoci di accetta e coltello per aprirsi un varco fino a casa nell’assurda speranza di trovare ancora viva Kendra, la figlia di Jack.
E dopo un finale che dovrebbe avere toni drammatici, ma che strappa un sospiro di sollievo a chi, come me, ha resistito stoicamente sino alla fine, ci si rende conto che questo è stato forse il modo più stupido di sprecare 85 minuti della propria esistenza.
6750Non c’è niente da fare, appena uno si convince che c’è un limite anche al “peggio” ecco che da dietro ti arriva l’Asylum e ti picchietta sulla spalla per ricordarti che così non è; ti schiaffa in mano una copia di “13/13/13” e ridacchiando se ne va.
Ma la colpa è anche mia; ormai dovrei evitare il logo della Casa di Produzione al pari di quello del Pericolo di Radioattività, invece no, ogni volta ci casco e ci spero.
E ben mi sta.
Così ho sprecato quasi un’ora e mezza della mia vita cercando di dare una logica ad una storia che oltre lo spunto iniziale non va; girata alla ca@@o di cane, recitata alla ca@@o di cane e con un finale alla ca@@o di cane. E dimenticavo, con effetti alla ca@@o di cane. E fatto in maniera tanto triste e sconsolante da non riuscire a strappare neanche una risatina di scherno. Almeno una volta sui film dell’Asylum ci ridevi su; ora invece ti cadono le palle giù. Questione di baricentri e di “limiti del ridicolo”.

Jug Face

jug-face-02USA – 2013

cast: Sean Bridgers – Lauren Ashley Carter – Kaitlin Cullum – Daniel Manche – Larry Fessenden – Sean Young
regia: Chad Crawford Kinkle
soggetto e sceneggiatura: Chad Crawford Kinkle
musica: Sean Spillane
durata: 87 min
INEDITO


“La fossa ha parlato.
E’ un onore essere scelti…lo sapete. Perché senza il sangue le acque della fossa non guarirebbero nessuno.
E quindi, facciamo quello che dobbiamo.”
Jug-face
Ada (Lauren Ashley Carter), fa parte di una piccola comunità rurale che vive nei boschi; una sorta di cajun senza radici ed etnia che non ripone fiducia nella medicina convenzionale e nella religione, ma confida nei poteri mistico/taumaturgici della “Fossa” che, anni addietro, li guarì dal flagello del vaiolo. Ma come ogni moneta anche questa ha un’altra faccia; di contrappasso la Fossa richiede periodicamente un sacrificio di sangue per nutrire le sue putride acque e comunica le sue scelte a Dawai (Sean Bridgers), il vasaio ritardato del villaggio che, una volta entrato in trance, scolpisce e cuoce una brocca raffigurante il volto della vittima prescelta.
1-jug-face-726x248E questa volta toccherebbe ad Ada pagare pegno per il bene della comunità, ma il condizionale è d’obbligo. La ragazza intrattiene da tempo un rapporto incestuoso con il fratello Jessaby (Daniel Manche) ed ha appena scoperto di essere rimasta incinta così, presa dal panico, nasconde la brocca rubata a Dawai nella speranza di farla franca….ma la Fossa sa essere crudele e vendicativa con chi non rispetta il Patto.
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Ok, mr. Kinkle sa il fatto suo.
Nonostante al suo attivo abbia solo un paio di corti ed altrettante sceneggiature, il pupo sa come scrivere una storia e come tenere in mano la macchina da presa ed il risultato è un film inquietante nella sua semplicità.
Nessun effetto speciale (se non il minimo sindacale), né particolari giochi d’inquadrature: solo i personaggi ed il bosco che li ospita/tiene prigionieri. Basta questo e lo spiare l’abbrutita quotidianità di un pugno di bifolchi, grezzi, ignoranti, volgari e perennemente ubriachi per creare un senso di disagio. La naturalezza poi, con cui la comunità accetta di dare in sacrificio un loro consanguineo è qualcosa di…disarmante. Qualche lacrima, si, ma niente di più, neanche si sgozzasse una pecora per farne cotolette.
La storia si racconta da sola. Con lo scorrere dei minuti i tasselli della trama prendono diligentemente il loro posto illuminando passato, presente e l’ineluttabile cupo finale. Perché non c’è possibilità di redenzione e quel poco che hanno è già troppo per gente come loro.
Ottima la scelta degli attori. Sean Bridgers e Lauren Ashley Carter, presi in prestito dal crudo e angoscioso “The Woman” (2011) si destreggiano con professionalità in ruoli totalmente opposti a quelli calzati nel film citato, mentre Sean Young ci regala una corposa interpretazione di una madre/padrona da odiare (e compatire) alla prima inquadratura.
Il tutto spolverato da una colonna sonora estraniante ed ipnotica.
Tolte un paio di piccole (e trascurabili) incongruenze dello script il regista riesce ad arrivare nel segno, dando un tocco di novità espressiva ad una storia non originalissima. Un artigiano da tenere d’occhio.
jugfacestill

corvi07 1/2

the STRAIN

img013DARK HORSE COMICS – 2012
PANINI COMICS – 2013

dall’omonimo romanzo di Guillermo del Toro e Chuck Hogan

sceneggiatura: David Lapham
illustrazioni: Mike Huddleston
colori: Dan Jackson
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miniserie in 12 numeri


per l’Italia
traduzione: Pier Luigi Gaspa
lettering: Sonia Zucchini
paninicomics_logo

miniserie in 6 numeri


 img014Il Male arriva sul mondo, ma questa volta non è imbarcato sulla Demeter, ma scende dall’alto, a bordo di un Boeing 777  che a luci spente atterra al JFK. Temendo un attacco terroristico biologico, l’intelligence americana invia una task force del Centro per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie capitanata dal dr. Goodweather ad ispezionare l’apparecchio.
All’interno dell’aereo il gruppo troverà solo persone morte in modo misterioso ed agghiacciante. E’ l’inizio dell’invasione vampirica e dell’avvento di Sardu, il più crudele degli Antichi.
Con orrore Ephraim Goodweather scoprirà che c’è qualcosa di più sinistro di un virus mortale che incombe sul mondo e nella sua lotta contro i succhiasangue coinvolgerà la collega d.ssa Martinez e sarà spalleggiato dall’antiquario Abraham Setrakian, un anziano ebreo sfuggito all’olocausto che in giovinezza ha già incontrato Sardu e da quel giorno ha immolato la sua esistenza alla distruzione dei vampiri.
image_gallery1Ma anche l’Antico non è solo; oltre alla progenie infernale che come un morbo si sta diffondendo in città egli si vale dell’appoggio di Palmer Eldricth, influente e corrotto miliardario newyorkese disposto a vendere l’anima al diavolo per ottenere l’immortalià.

image_gallery2Ebbene si, nonostante la veneranda età il vecchio Omonero legge ancora i fumetti. Con gli anni si è fatto di gusti più raffinati e selettivo nella scelta, ma ancora adora affondare il naso in quei fogli di carta colorata in cui si agitano creature strane con vite fantastiche.
image_gallery3Viste le premesse, secondo voi, avrei potuto, mesi fa, resistere alla tentazione di non fare mio quel numero uno di “The Strain” che spuntava sbilenco sulla rastrelliera del mio giornalaio? Jamais.
Ed è stata cosa buona e giusta. E’ bastato un colpo d’occhio agli albini calvi dalle lingue serpentine, il nome di Del Toro che campeggiava in copertina e quello di Huddleston a piè di pagina per decidere che quel pezzo di carta doveva essere mio.

Non ho letto il primo romanzo della trilogia di Del Toro e Hogan da cui è tratta la miniserie, ed anche la trama, che ho accennato per sommi capi per non privarvi del gusto di un’eventuale lettura, in verità non brilla di una particolare originalità,  i personaggi, però, (che aumentano di numero in numero) sono ben caratterizzati ed i disegni di Huddleston raggiungono una sintonia disarmante con l’atmosfera cupa, morbosa e quasi graffiata nel foglio che Jackson è riuscito a ricavare mischiando i suoi colori.
La combinazione autori/realizzatori è vincente ed il pathos visivo è assicurato e la Dark Horse ha assicurato la pubblicazione entro due anni di altre due miniserie per trasporre gli altri due romanzi della trilogia.
guillermo-del-toro-the-strain-sliceOvviamente in America si sta già provvedendo alla realizzazione di un serial (di tre o più stagioni) sui personaggi della saga di The Strain e a Guillermo del Toro e Chuck Hogan spetterà il compito di riadattare la storia per la TV.

Che sia giunto il tempo di soppiantare gli zombie con dei vampiri postmoderni?

Shadow People

Shadow People [Sub-ITA][2013]aka The Door
USA 2012

cast: Dallas Roberts – Alison Eastwood – Anne Dudek – Mariah Bonner – Chris Berry – Jonathan Baron
regia: Matthew Arnold
sceneggiatura: Travis Rook – Matthew Arnold
musica: Corey Wallace
durata: 89 min
INEDITO


7742_3Charlie “Crowe” Camfield ha una vita piatta ed un lavoro banale come  speaker radiofonico di un programma notturno in una piccola cittadina, ma la sua esistenza ha un’improvvisa impennata quando una notte Jeff, un 17enne all’apparenza paranoico e dissociato, gli telefona in trasmissione affermando di essere perseguitato dalle “Ombre”.
Charlie “taglia corto” e chiude la telefonata convinto si tratti del solito teenager un po’ “schizzato”, ma cambia idea quando il mattino successivo trova fuori la porta di casa una busta con dei documenti. Si tratta di informazioni e fotografie riguardanti degli studi effettuati negli anni ’70 da un certo professor Aleister Ravenscroft e disegni tutti incentrati su inquietanti ombre dall’aspetto minaccioso. Quando quella sera Jeff telefona di nuovo Charlie decide di dargli spago nella speranza di saperne di più su quegli esperimenti e d’innalzare il picco della audience del programma.
Il ragazzo è in preda al panico ed asserisce di essere minacciato da figure che lo4059907274_cbfa26d456_z spiano, mischiandosi con il buio e le ombre, in attesa che si addormenti per ucciderlo. La telefonata assume toni isterici e culmina nel momento in cui Jeff dice di avere con se una pistola e successivamente si sente un colpo di arma da fuoco. Per fortuna il ragazzo non si è ucciso ma ha sparato un colpo a vuoto e viene subito rintracciato dalla polizia e ricoverato in ospedale per accertamenti. Charlie viene convinto dalla Produzione a recarsi a far visita a Jeff, per fugare ogni dubbio di una “bufala” ordita dall’emittente e dare un’altra spinta allo share, ma quando lo speaker giunge all’ospedale l’infermiera di turno lo informa che il ragazzo è inspiegabilmente morto nel sonno.
Sempre più convinto della connessione dell’episodio con gli incartamenti riguardanti Ravenscroft, Charlie comincia ad indagare e a diffondere le sue teorie durante le trasmissioni.
E le inspiegabili morti notturne si moltiplicano.


L’idea di base, cioè creare una connessione con il fenomeno della “Sindrome della morte notturna improvvisa ed inspiegabile” (che ebbe un suo impressionante picco negli anni ’70) con il mito del “Popolo Ombra” (che ha una miriade di fanatici sostenitori) non era poi malaccio, purtroppo, come spesso accade, il regista mette troppa carne al fuoco; la storia prende mille direzioni e non arriva da nessuna parte. I personaggi non sono approfonditi e non bastano gli spezzoni delle pseudointerviste reali che si infiltrano nella trama per dare uno spessore a qualcosa che risulta bidimensionale ed inconcludente. E poi, alla fine, una sottospecie di teoria la vuoi accennare? Chi sono questi del Popolo Ombra: Alieni? Fantasmi? Creature di altre dimensioni? Molisani in trasferta?
Non pessimo, ma un’altra occasione sprecata. E la faccia di cera di Dallas Roberts non aiuta.

mediocre

Mørke Sjeler

Mrke Sjeler_50x70cm POSTERaka Dark Souls aka Zombie Driller
(Francia/Norvegia 2011)

cast: Johanna Guastvsson – Morten Rudâ – Kyrre Haugen Sydness – Henrik Scheele – Jan Hârstad
regia: Mathieu Peteul – César Ducasse
soggetto e sceneggiatura: Mathieu Peteul – César Ducasse
musica: Wojciech Golczewski
durata: 95 min
INEDITO


Johanna (Johanna Guastvsson), auricolari all’orecchio ed mp3 in tasca, fa jogging in un boschetto appena fuori Oslo. La mattina è tersa e l’aria frizzante, nonostante la pioggia della notte precedente, e la ragazza è così presa dal suo percorso di salute da non accorgersi dello strano individuo con la tuta da lavoro arancione che la segue e la spia.
Il resto accade in un attimo. L’uomo armato di un trapano la aggredisce e dopo una breve lotta la immobilizza e la uccide praticandole un foro nella testa.
480xQuando, poco dopo, il corpo viene ritrovato e trasferito in obitorio la polizia contatta Morten (Morten Rudâ), il padre di Joahnna, per informarlo dell’accaduto, il genitore si mostra stupito ed incredulo; infatti l’uomo afferma di aver appena sentito rientrare la figlia ed averla vista dirigersi nella sua stanza ma, quando la raggiunge una scena allucinante lo sconvolge. Johanna è seduta in stato catatonico davanti al computer e fissa ottusamente lo schermo dove è stato digitata ossessivamente la frase “help me”, mentre dal naso, dalla bocca e dai suoi occhi fuoriesce un liquido nero ed oleoso.
Portata la figlia in ospedale Morten viene raggiunto dall’ispettore Askestad (Kyrre Haugen Sydness) ed i nodi vengono al pettine: Johanna è effettivamente la vittima del brutale omicidio avvenuto nel parco ma, non si sa per quale ragione, una volta all’obitorio è tornata in vita e rientrata a casa.
Quando viene a sapere che i medici hanno intenzione di operare la ragazza al cervello per scoprire le cause della sua catatonia, il padre la riporta a casa e prende ad accudirla personalmente.
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Contemporaneamente gli “omicidi del trapano” continuano ed aumentano di numero. Molti abitanti di Oslo vengono aggrediti ed uccisi con la stessa tecnica e presto diventa ben chiaro che non si tratta di un serial killer ma di un gruppo d’individui organizzati.
Come accaduto con Johanna le vittime tornano in vita deambulando ottusamente e perdendo liquido nerastro ed oleoso da ogni orifizio e come se non bastasse, alcuni di loro hanno anche atteggiamenti aggressivi poi, al termine di quella terribile agonia, i disgraziati si disgregano letteralmente perdendo ogni umana sembianza.
Immagine1 Disperato, Morten comincia ad indagare per conto suo e, rintracciato per caso uno degli assassini ne segue le tracce fino ad una fabbrica apparentemente abbandonata…
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Non c’è niente da fare, i Paesi Scandinavi non riescono proprio a prendere confidenza con il cinema Fantastico in generale e l’horror in particolare.
Per quanto impegno ci mettono i loro film risultano piatti e abbacinanti come la neve che li circonda e desolati e noiosi come il loro panorama.
Per quanto bizzarre e singolari l’idea di partenza e la trama di Mørke Sjeler potevano funzionare; in altre mani lo spunto del film di “denuncia” sugli abusi delle industrie petrolifere ed i relativi danni all’ecologia avrebbero avuto uno slancio diverso, così come la malsana idea di utilizzare il “buio interiore” (il liquido nero ed oleoso) che c’è in ognuno di noi come fonte di energia alternativa, se sfruttato in maniera più dinamica, avrebbe entusiasmato molto di più la critica.
Purtroppo Peteul e Ducasse non ci hanno saputo fare (strano perché uno dei due è francese) e dopo 10 minuti il film rallenta e si fa pesante, le idee fanno fatica ad uscire ed arrivati alla fine ci vuole un bel po’ d’impegno da parte dello spettatore per dare un senso alla storia e a riannodare con una certa logica tutti i fili del discorso di fondo.
Un paio di volte ho rischiato di addormentarmi. Sarà per la febbre alta degli ultimi due giorni?
Certo è che se non mi uccideranno la tosse e l’influenza ci riusciranno le c@@ate che infilo nel lettore DVD…
mediocre