The Theatre Bizarre

Theatre-Bizarre-Poster-ArtworkUSA – 2011

cast: Udo Kier – Tom Savini – Virginia Newcomb – Catriona MacColl – André Hennicke – Suzan Anbeh – Debbie Rochon – Lena Kleine – Kaniehtiio Horn – Guilford Adams – Lindsay Goranson
regia: Jeremy Kasten – Richard Stanley – Buddy Giovinazzo – Tom Savini – Douglas Buck – Karim Hussain – David Gregory
soggetto e sceneggiatura: R. Stanley – S. Amaris – E. Ranzani – B. Giovinazzo – J. Esposito – D. Buck – K. Hussain – D. Gregory
musica: S. Boswell – S. DiBona – P. Marchand – M. Raskin
durata: 114 min
INEDITO


Sei storie ed un filrouge che le unisce; un narratore ed un’unica spettatrice.

5a352_Theatre-Bizarre_320Theatre Guignol di Jeremy Kasten
Enola giovane artista (Virginia Newcomb) è nevroticamente ossessionata dal teatro in disuso che vede dalla finestra di casa sua e quando una notte si accorge delle luci dell’insegna accese non resiste e, irresistibilmente attratta, entra dentro la costruzione abbandonata. Al suo ingresso il teatro comincia ad “animarsi”; sul palco appare un imbonitore meccanico (Udo Kier) che inizia a raccontare storie filosofeggiando sul senso della vita e sulla morte per un pubblico composto solo dalla giovane e fantocci come lui.

The Mother of Toads di Richard Stanleycatriona_maccoll_the_theatre_bizarre
Una giovane coppia di americani in vacanza in Francia gironzola per il mercatino di un paese di montagna. Su una bancarella l’uomo, paleontologo ed occultista dilettante, riconosce degli oggetti che per forma e fattura richiamano la simbologia del culto degli Antichi. La vecchia venditrice (Catriona McCall) afferma che sono autentici e che il pantheon creato da Lovecraft è reale e non frutto di fantasia, tanto è vero che lei stessa è in possesso di una copia del mitico Necronomicon. La ragazza non sembra interessata alla cosa e preferirebbe continuare a fare shopping e poi rilassarsi in un resort, mentre l’uomo vorrebbe andare nella casa della vecchia per consultare il tomo, così, dopo una lite i due si dividono e quando si rincontreranno sarà in modo drammatico e raccapricciante.
Valida l’atmosfera, debolissima e vuota la storia (e l’hanno scritta in tre) e Lovecraft con il suo Necronomicon ci sono stati infilati a forza dentro.

i-love-youI Love you di Buddy Giovinazzo
Crisi di coppia in quel di Berlino. Lui (André Hennicke) passivo, ossessivo e possessivo; lei (Suzan Anbeh) semplicemente un po’ mignotta.
Ambientazione in interni, dialoghi pacati ma inquietanti che scorrono sul filo di un crescente disagio emotivo. Già si sa come andrà a finire, ma quando arriva il momento e i nodi vengono al pettine il colpo va comunque a segno. Un buon prodotto.

Wet DreamsTheatreBizarre3  di Tom Savini
Altra coppia che scoppia. Questa volta è lui (James Gill) ad essere uno sciovinista e puttaniere incallito e la moglie (Debbie Rochon) ne subisce le vessazioni e la violenza. Ma il karma è come un boomerang e l’uomo è tormentato da incubi a sfondo sessuale dove la castrazione è di routine, problema di cui non riesce a liberarsi nonostante la consulenza del suo psicologo (Tom Savini). Presto il marito infedele scoprirà che quelli che per lui sono incubi sono i sogni di un’altra persona.
Savini s’incarta un po’ con la trama, pastrocchiando con l’onirologia e la psicologia spiccia, comunque il prodotto è godibile e scorrevole.

theater-bizarre1The Accident di Douglas Buck
Una madre (Lena Kleine) cerca di spiegare alla figlia (Mélodie Simard) il significato della morte, e lo fa attraverso il senso della vita. Calibrato, malinconico, ponderato. In un paio di punti ci si commuove.
Fotografia e musica accentuano il valore di questa short-story.

Vision Stains di Karim Hussaitheatre-bizarren
Un’artista technomante è a caccia di storie. Si procura la vita degli altri per iniettarsela e farla sua, autoproclamandosi custode dell’esistenza umana e divenendo una tossicodipendente di vissuto. Questo finché non si spinge troppo oltre alla ricerca del significato della vita stessa. Teologicamente un po’ confuso, ma d’impatto.

Theater-Bizarre-28Sweets di David Gregory
Ancora un amore infranto. Greg (Guilford Adams) ed Estelle (Lindsay Goranson) hanno vissuto momenti intensi e dolci durante il loro rapporto basato sul feticismo culinario, ma l’idillio sembra ormai finito e l’incantesimo allo zucchero infranto. Ma Estelle sa già come utilizzare le prosperose rotondità dell’ex. Splatter, grottesco, frattaglioso ed ironico. Ottimo cul de sac per il film.
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Una gradita sorpresa quella di “The Theatre Bizarre” accentuata dal fatto che tenevo il film in archivio da un bel po’, senza decidermi a vederlo fino quasi a scordarmene poi, ieri sera, curiosando tra decine di film in “attesa di visione” è saltato fuori. Una pellicola che non sbandiera grandi pretese e quindi non delude le aspettative; con le sue debolezze (lo short filrouge ha un che di banalotto e lo script di “Mother of Toads” sembra scopiazzato da un episodio di Piccoli Brividi), ma che sorprende per le inaspettate artigliate che infligge raccontando orrori quotidiani (“I Love You” e “Sweet Dreams”), arrivando ad essere riflessivo ma non noioso (“The Accident”) senza negarsi una macabra risata ironizzando su bulimia e antropofagia (“Sweets”).
E non posso negare il piacere di aver rivisto sulla celluloide Catriona McCall, una delle attrici feticcio del buon Fulci e le “solite facce rassicuranti” del cinema horror come Udo Kier e Tom Savini.
Birra e Bruschetta e tv in balcone.

corvi07

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The Call of Cthulhu – The Whisperer in Darkness

The Call of CthulhuUSA 2005 – B/N – muto

regia: Andrew Leman      durata: 47min
cast: Matt Foyer – Barry Lynch – David Mersault – Noah Wagner

The Whisperer in Darkness – USA 2011 – B/N

regia: Sean Branney       durata: 104min
cast: Matt Foyer  – Paul Ita – Andrew Leman – Matt Lagan – Barry Lynch

 The Call of Cthulhu
Due uomini in una stanza. Il primo, dall’aria malata e sofferente, cerca di terminare con mano tremante un puzzle a cui manca l’ultimo tassello (il mosaico rappresenta la “Notte Stellata” di Van Gogh); l”altro l’osserva con una espressione tra l’incuriosito ed il perplesso.
L’uomo malato lascia cadere sul tavolino il tassello mancante e si rivolge al suo interlocutore pregandolo di fargli un ultimo favore; indica la pila di scartoffie accatastata sul ripiano e lo prega di bruciare tutto….di distruggere ogni prova, poi in una sorta di febbricitante delirio si lascia andare ad una allucinante confessione, raccontando di quando il suo prozio archeologo, in punto di morte gli consegnò le chiavi di una cofanetto contenente appunti, ritagli di giornale ed un diario e di come quel lascito fu la causa di un atroce incubo ad occhi aperti che lo portò a consumarsi nell’anima e nella sanità mentale.
Premonizioni, strani accadimenti, orripilanti ritrovamenti….tutti presagi di un orribile avvento che avrebbe determinato l’estinzione dell’essere umano.
Presto gli Antichi Dei sarebbero tornati e per l’uomo non ci sarebbe stato più scampo….. 

The Whisperer in Darkness
Il professor Wilmarth, studioso di folklore e docente alla Miskatonik University di Arkham è uno scettico pragmatico, sempre alla ricerca di spiegazioni logiche  che giustifichino in modo razionali miti e leggende, ma è anche un uomo dalla mentalità aperta e disposto al dibattito. Per questo motivo da diverso tempo è in contatto epistolare con un contadino del Vermont, tale Henry Akeley, che afferma di aver visto creature mitologiche aggirarsi attorno alle sue proprietà. A detta di Akeley queste entità provengono dallo spazio profondo ed in un passato remoto sono già state sulla Terra e vi hanno vissuto. Quando il nipote di Akeley va a fare visita a Wilmarth portando con sè una lettera del nonno, delle foto singolari ed uno strano manufatto, si lascia convincere e decide di raggiungere il vecchio nel Vermont. Ciò che troverà segnerà per sempre il suo destino…

Geniale creatore del Culto degli Antichi e della sua diabolica progenie rappresentata dai demoni cosmici Cthulhu (il Dormiente), Yog-Sothoth (il Guardiano della Porta), Shub-Niggurath (il Capro Nero) e molti altri, nonché inventore del Necronomicon (Al Azif – Il Libro dei Nomi Morti) lo pseudobiblium più famoso al mondo, H.P. Lovecraft (1890-1927) il solitario di Providence, è stato senza ombra di dubbio lo scrittore più “saccheggiato” da artisti di ogni genere (scrittori, pittori, scultori, musicisti) e soprattutto dal cinema.

Non basterebbe un libro per elencare i film ispirati al Necronomicon e agli Antichi, ma basta citare qualche titolo a caso, da “La Morte dall’Occhio di Cristallo” (1965) e “Le Vergini du Dunwich” (1970) entrambi di Daniel Haller, a “Necronomicon” (1993), film ad episodi di Brian Yuzna, Shusuke Kaneko e Christophe Gans. Oppure “La Creatura” (1988) di Jean-Paul Quellette, “Il Seme della Follia” (1995) di John Carpenter, o “Dagon” (2001) di Stuart Gordon….via via fino al creativo ed italianissimo Ivan Zuccon con i suoi deliziosi “L’Altrove” (2000), “La Casa Sfuggita” (2003) e “Colour from the Dark” (2008).

Molte sono state pellicole irrisorie, altre di buona fattura ed alcune notevoli, ma tutte avevano come punto in comune l’incapacità di ricreare lo spirito originario dei racconti ed i romanzi di Lovecraft. Non basta citare un Antico per farlo risvegliare, né foderare un libro in pelle umana per fargli sprigionare la morbosa malvagità che attraversa l’universo cavalcando i venti cosmici.
Citazioni, distorsioni ed amalgame stilistiche (a volte si ha avuto il coraggio di fondere storie di Poe e Lovecraft insieme) sono solo servite a preparare piatti poco saporiti e dai colori poco invitanti.

Per fortuna qualcuno ha fondato la HPLHS
La Howard Phillips Lovecraft Historical Society è riuscita a dare vita a due capolavori di genere riportando alla giusta valorizzazione uno degli scrittori più prolifici ed apprezzati del XX° secolo realizzando pellicole con le tecniche e gli stilemi registici in voga negli anni ’20/’30, periodo in cui Lovecraft scrisse i racconti a cui i film sono tratti. “The Call of Cthulhu” è un cortometraggio in bianco e nero, muto con didascalie e dichiaratemente ispirato nelle inquadrature all’espressionismo tedesco tanto caro a Fritz Lang ed un divertente stop-motion per rappresentare una fugace, ma distruttiva, apparizione di Cthulhu, mentre in “The Whisperer in Darkness” c’è un approccio al sonoro e la durata è quasi quella normale di un film, ma la tecnica stilistica rimane sempre fedele alle vecchie pellicole horror di quegli anni.
Affascinanti, inquietanti e quasi ipnotici, tanto convincenti da sembrare girati da Browning o Dreyer, i due film della HPLHS hanno in comune un unico importantissimo fattore: l’assoluta fedeltà ai racconti scritti dal solitario di Providence. E vi pare poco?

I due film sono reperibili (con qualche difficoltà) in DVD versione originale con sottotitoli in italiano.

giudizio: WOW!! (brillano al buio come due gemme!)

♥♥♥♥