I AM LEGEND – I VAMPIRI

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RICHARD MATHESON – 1954

Per poter scrivere in maniera esauriente di uno scrittore/soggettista/sceneggiatore come Richard Matheson (L’Orco Buono) a cui si sono ispirati scrittori come Stephen King o registi come Romero non basterebbe un post, ma una biografia di due o tre volumi, quindi per il momento mi limiterò a parlare di una delle sue novelle caposaldo, ovvero “I Am Legend” uscito in Italia con il titolo “I Vampiri” (nella sua prima edizione).
Da questo magnifico libro sono stati tratti ben quattro film, nell’ordine:
֎Il discreto “L’Ultimo uomo sulla Terra” (1964) completamente girato a Roma da Ubaldo Ragona (ritoccato dal regista americano Sidney Salkow) e interpretato dal mio amatissimo Vincent Price
֎il sufficiente fantahorror “1975: Occhi Bianchi sul pianeta Terra” – The Omega Man – (1971) di Boris Sagal con il grande Charlton Heston (qui in una delle sue più trasandate interpretazioni).
֎l’orripilante “I’m Legend – Io sono Leggenda” (2007) ad opera di Francis Lawrence con il pessimo Will Smith che sembra recitare in un episodio de “Il Principe di Bel Air”.
֎L’inqualificabile (e non accreditato) “I Am Omega” (2007) (che sfrutta distorcendo il titolo originale del film “1975 Occhi Bianchi…” prodotto dall’ormai ben conosciuta Asylum che si aggancia all’uscita del “I’m Legend” di Will Smith 
Ad onor del vero Richard Matheson è sempre stato molto critico sui film tratti (o scopiazzati) dalle sue storie, ma per sua stessa ammissione all’epoca affermò che il film che più si era avvicinato alla trama e al sottotesto sociale del suo libro era quello interpretato da Price.
Le creature che avevano preso il “dominio” del Pianeta erano vampiri (e non albini fanatico/religiosi o mutanti dalla pessima cgi) e l’interpretazione di Price riusciva a trasmettere il senso di angosciante solitudine e la lenta presa di coscienza del personaggio di essere lui quello fuori posto sulla Terra. Una creatura destinata ad estinguersi e divenire leggenda. Ovviamente tutti i film sono stati edulcolorati, non riportando i brani della storia dove lui la sera barricato in casa si stordiva fumando marjuana coltivata in proprio e cercava di resistere ai richiami sessuali delle vampire che lo invitavano ad uscire per accoppiarsi con loro.
Consiglio, a chi non lo avesse ancora fatto, la lettura di questa novella, scritta con una fluidità tanto semplice quanto coinvolgente, capace di trasmettere tristezza e terrore in un mix invidiabile ed irripetibile. 
Ribaltare la quotidianità in orrore reale, questo era il suo dono.
Leggete “I’am legend” e ne rimarrete così affascinati da essere assaliti dall’irrefrenabile desiderio di recuperare altre storie come “A Stir of Echoes” “Io Sono Helen Driscoll” (1958), da cui è stato tratto il gradevole film “Echi Mortali” (1999) con un Kevin Bacon in grazia di Dio, per non parlare della raccolta in 4 volumi di racconti editi ed inediti dal titolo “Shock”.
Mi fermo qui perché la bibliografia sarebbe di lunghezza quasi biblica, limitandomi ad aggiungere che alla fine degli anni ’90 Matheson decise di abbandonare il genere horror per dedicarsi a novelle western.
L’Orco buono lasciò questa valle di lacrime nel 2013 e dubito che nessuno riuscirà mai a raccoglierne l’eredità.
  
Piccole note a piè di pagina:
#E’ stato sceneggiatore di molti dei telefilm “Alfred Hitchcock presenta” (1955)
#molte delle storie della serie “Ai confini della Realtà” (1957) sono stati tratti da suoi racconti o frutto di sue sceneggiature. 
#Ha riadattato per lo schermo tutti i film di Roger Corman ispirati alle storie di E.A.Poe (novelle, poemetti e quantaltro)
#Stephen King ha sempre divorato le storie di Richard per cercare di carpire lo stile di scrittura e la capacità di trasmettere emozioni con poche semplici parole.
#George A. Romero dichiarò di aver preso spunto dalla novella “I’M Legend” per creare il suo cult “La Notte dei Morti Viventi” (1968)
#Per omaggiare lo scrittore i registi Joe Dante, Steven Spielberg, John Landis e George Miller realizzarono nel 1983 il film a episodi “Ai Confini della Realtà” riportando sullo schermo quattro di suoi racconti più amati.
Mi fermo qui per non perdere il controllo sulla fanatica passione che nutro per quest’uomo, ma se non è genialità artistica questa….

Ciao, Orco Buono

50

 


La Vestale Di Satana

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FRANCIA/BELGIO -1071

cast: Delpine Seyrig – Danielle Ouimet – Andrea Rau – John Karlen – George Jamin – Paul Esser
regia: Harry Kümel
soggetto e sceneggiatura: Harry Kümel – Pierre Drouot
fotografia: Eduard van der Enden
musica: François de Roubaix
durata: 89 min.


DVD VIDEO

VALUTAZIONE:

SETTIMANA EROTICHORROR


“Andiamo Valeria, non vorrai credere ai pettegolezzi di quel grasso ubriacone!”

Valeria e Stefano, freschi di matrimonio, sono in viaggio in treno attraverso il Belgio per andare a prendere la nave che li porterà in Inghilterra in modo che la ragazza possa conoscere la famiglia del marito. Incerto e titubante sulla reazione che  potrebbe avere la madre aristocratica alla notizia della sua unione con una “semplice borghese” l’uomo cerca di prendere tempo convincendo la ragazza a fare una breve sosta ad Ostenda (complice anche un guasto al treno) e a fermarsi per un paio di notti in un piccolo albergo, avvolto nella nebbia, disperso nel nulla e privo di avventori.
Poco dopo il loro arrivo giunge anche un’altra coppia di ospiti: l’affascinante contessa Bathory (un nome, una garanzia) e la sua enigmatica segretaria Ilona (dalle fattezze simili alla Valentina di Crepax).
Quando il portiere dell’albergo si lascia sfuggire di aver già avuto la contessa come ospite quarant’anni prima e che non sembra invecchiata di un giorno, l’atmosfera si fa più cupa e pesante e Valeria comincia ad innervosirsi per la strana situazione creando così una crescente tensione nella coppia.
La contessa mostra subito un particolare interesse per i giovani sposi e, in particolare per Valeria, mentre Stefano appare sempre più irretito dalla silenziosa e sinuosa Ilona.
Così, in un ambiente che si fa sempre più sospeso ed irreale, la contessa inizia a tessere una sottile tela fatta di fascinazione ed inganni, fino al punto di indurre Valeria ad avere un rapporto saffico con lei e facendole sorprendere il marito mentre viene sedotto da Ilona. Nel frattempo, nelle vicinanze, vengono scoperti i corpi senza vita di alcune ragazze completamente prive di sangue.
In un attimo di lucidità e di vergogna per il tradimento verso la moglie, Stefano ha un litigio con Ilona che, rimasta ferita, cade al suolo priva di vita, come un guscio vuoto.
Spaventato l’uomo accetta la complicità della Bathory ed occulta il cadavere della ex segretaria, poi cerca di convincere Valeria a lasciare l’albergo per partire verso l’Inghilterra.
Ma ormai è troppo tardi. Valeria è completamente soggiogata dalla Contessa e piuttosto che allontanarsi da lei uccide Stefano arrivando a berne il sangue. Ebbene sì, Bathory ed Ilona sono delle vampire (non si era capito?) ed anche la ragazza sta subendo un lento ed irreversibile trapasso verso la non-morte.
Valeria e la Contessa fuggono nel pieno della notte, ma con l’avvicinarsi dell’alba Elizabeth Bathory perde il controllo dell’auto e si schianta contro un albero morendo trafitta da un ramo.
Valeria sopravvive, prendendo il posto della sua mentore e proseguendo la scia di sangue iniziata dalla Contessa alla ricerca della vita eterna.

Chi conosce un po’ la filmografia di Kümel sa bene che è un regista che ha sempre avuto la tendenza ad evitare le etichette sui suoi prodotti, che risultano difficili da classificare; basti pensare a film come Malpertuis (1971) e The Secrets of Love (1986), propendendo però con generoso compiacimento sull’erotismo sprigionato dai suoi personaggi.
La Vestale di Satana non fa eccezioni. Difficile definirlo un horror nel termine più classico ed anche il vampirismo viene appena accennato ed è solo un punto di riferimento per il misticismo magico della Contessa Bathory (di storica memoria). Il film crea tensione grazie ad atmosfere surreali e a spirali ascetiche che avvolgono i due protagonisti fino al punto indurli a compiere azioni che non credevano essere in grado di fare.
Altro merito del regista è stato quello di contribuire insieme a Jess Franco e a Jean Rollin (ognuno a modo loro) a sdoganare il sesso ed il lesbismo nel cinema di genere.
Una pellicola particolare quindi, senza jumpscare o gore gratuito, ma capace di sprofondare lo spettatore in un’atmosfera fatta di disagio, attrazione, e trascinante ipnotismo, calcando sull’ambiguità dei personaggi e sul loro velato compiacimento nel sadismo.

Il film è disponibile in italiano e gratuito su Youtube

Eternelle

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CANADA 2004

cast: Conrad Pla – Caroline Néron – Victoria Sanchez – Sarah Manninen – Ilona Elkin – John Dunn-Hill
regia: Wilhelm Liebenberg – Federico Sanchez
soggetto e sceneggiatura: Wilhelm Liebenberg – Federico Sanchez
fotografia: Jamie Thompson
musica: Mysterious Art
durata: 108 min.
INEDITO

VALUTAZIONE:
corvi06 1/2


Spoiler che servono

“La tua testa è piena di molte strane cose…che urlano per uscire”

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Jessica è in crisi, insoddisfatta ed annoiata; il rapporto con il marito è teso e consumato ed i due vivono insieme per routine e per amore del figlio piccolo.
Alla ricerca di emozioni dimenticate la donna si iscrive ad una chat erotica e lì conosce l’affascinante Elisabeth, creatura splendida ed enigmatica che, dopo averla irretita, la invita nella sua villa fuori città. Jessica, ammaliata dalla conturbante donna, accetta compiacente il rendez-vous saffico, disponibile a tutto…ma non a quello che avverrà. Nel momento “topico” dell’incontro, infatti, Elisabeth mostra la sua vera natura, sgozzando Jessica e nutrendosi del suo sangue.
Storia di ordinaria follia? Forse. O forse dietro c’è qualcosa di oscuro e segreto che va oltre il gesto insano della bionda.
downloadTre giorni dopo l’auto di Jessica viene ritrovata abbandonata nel parcheggio di un supermercato e la donna sarebbe destinata a diventare l’ennesima persona scomparsa nella caotica Montreal, se non fosse moglie di Raymond “Ray” Pope. Già, perché Ray è un poliziotto ed uno di quelli tosti. Una specie di commistione tra “Dirty Harry” ed il “Cattivo Tenente”; un tutore della legge duro e non troppo puro, che non usa mezze misure per raggiungere i suoi scopi e che nel torbido ci sguazza bene, visti gli ambienti che frequenta (più per piacere che per dovere) e che ha un senso della morale tutto suo, che non gli impedisce di avere rapporti sadomaso con la moglie del collega, corteggiare la baby sitter 15enne del figlio e guidare auto d’epoca acquistate con proventi non molto legali (almeno a sentire quelli della Disciplinare).
Incapace di accettare quella che sembra una “fuga d’amore”, l’uomo ci mette poco a risalire alla chat (grazie all’aiuto della nerd baby sitter) e da lì a rintracciare Elisabeth Kane. Ne segue un confronto schietto e diretto che da il via alle ostilità tra i due. Ray è convinto di essere il più cazzuto, ma non tarderà a scoprire che è la donna ad “avercelo più duro”….
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Film semplice semplice, all’apparenza, ma con intriganti punti d’appoggio che gli donano una specie di singolarità.
Tanto per cominciare è uno dei pochi film di vampiri senza vampiri. Nessun pipistrello svolazzante, o canini scintillanti o trasformazioni di sorta; il tutto è lasciato nell’ambiguità e anche la reale natura di Elisabeth non viene mai conclamata: si tratta veramente della crudele Elizabeth Bàthory (la crudele e realmente esistita “Contessa Dracula” ) o di una sua folle discendente che cerca di emularne le gesta? In ogni caso sia lei che la sua “partner in crime” Irina sono individui da cui tenersi alla larga; come è meglio non finire nel mirino del vizioso ed erotomane Ray. Per continuare, poi, c’è la rappresentazione dei personaggi; ogni figura femminile (dalla giovane baby sitter e la moglie di Ray alla folle e selvaggia Irina e la viziosa Nancy, amante di Ray) sembrano avere una doppia natura, quasi speculare, dove ogni tanto emerge una pulsione sessuale portante e che funge da pilastro per l’erotismo che permea il film. Infatti, anche senza scene esplicite di sesso (a parte un paio di approcci) o grandi nudità, ogni femmina nella pellicola viene rappresentata come una “portatrice sana” di sensualità e la storia stessa finisce per immergersi nelle pieghe della fascinazione erotica. Come spiega Elisabeth ad Irina: ” Non si tratta di uccidere. Si tratta di sedurre la tua preda. Deve guardare a te, desiderarti, non puoi prendere anime riluttanti….”
11059304_oriUn film interessante, se osservato in una giusta ottica, dove non si cerca di creare empatia con i personaggi e che sembra limitarsi ad una cronaca degli avvenimenti, mostrandoci il duello tra due anime impure (Ray ed Elisabeth), caratterizzate egregiamente da Conrad Pla e Caroline Néron (più erotica che mai)  ed arricchito da una gustosa reinterpretazione musicale de “la Bohème” e “Que c’est triste Venice” (rigorosamente cantate in francese).
Una pellicola, come già detto all’inizio, ambigua, con personaggi ambigui e con un finale altrettanto ambiguo (e che a noi ce piace). Pla è un attore semi affermato che naviga tra serie tv e film di più ampio respiro (ultima interpretazione in “Riddick” 2013), mentre la Néron è una sorta di icona erotica (titolo meritato) canadese. Dei due registi (Lienberg e Sanchez) ne so ben poco, ma non sono l’unico, visto che IMBD gli accredita solo “Eternal”.
Più che un film sui vampiri; una storia sulla ricerca dell’immortalità.

TRAILER SOGGETTO A LIMITI DI ETA’

Vamp

locandina

USA 1986

cast: Grace Jones – Chris Makepeace – Robert Rusler – Dedee Pfeiffer – Gedde Watanabe – Sandy Baron – Billy Drago
regia: Richard Wenk
soggetto: Donald P. Borchers – Richard Wenk
sceneggiatura: Richard Wenk
musica: Jonathan Elias
durata: 90 min
stormovie


-bhè, secondo l’annuncio è in fondo alla strada…e c’è scritto che “il locale apre solo dopo il buio”…Dopo il buio? Ma che vorrà dire?-
-Quando è buio-
-Già, ma è dopo il buio!-
-Ma che c’entra, il buio è buio-
-Ma non è “dopo il buio”!

vamp-pic-2Eh si, quando sei all’Università la vita può rivelarsi un vero inferno: convitti fatiscenti, mensa pessima e privacy zero. L’unico modo per ritagliarsi un proprio spazio ed emergere dal caos è quello di entrare a far parte di una confraternita. Keith (Chris Makepeace) e AJ (Robert Rusler), amici da una vita, hanno l’opportunità di essere ammessi in una delle congregazioni più rinomate del college, ma per riuscirci devono realizzare il colpaccio: portare una spogliarellista ad una delle loro feste.
vamp3Dopo qualche goffo tentativo fallito miseramente i due sono talmente disperati da chiedere aiuto a Duncan (Gedde Watanabe), lo studente più ricco e viscido dell’università ed arrivano al punto di accettare di diventare i suoi amici a pagamento per una settimana pur di arrivare alla meta. Raggiunto il compromesso i tre scendono in città e si mettono alla caccia della ragazza che aprirà loro le porte del nirvana studentesco…e quale posto migliore per trovare una stripper se non uno striptease club? I ragazzi si lasciano attrarre dalla pubblicità del “The After Dark Club” un locale che apre dopo il buio e le loro vite subiranno una svolta inaspettata. Infatti il locale, di proprietà dell’androgina ed ammaliante Katrina (Grace Jones), oltre ad essere una fucina di splendide ragazze è anche la tana brulicante di vampiri assetati di sangue che usano lo stripclub  come specchietto per allodole e procurasi così cibo fresco.
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La trama ha un non so che di familiare?
Sostituite i tre studenti con due rapinatori in fuga e relativi ostaggi; spostate lo stripclub dalla periferia della città ad un soleggiato deserto messicano; cambiate il nome della Vampira Regina da Katrina a Santanico Pandemonium; sostituite la frase “aperto dopo il buio” con quella più accattivante di “dal tramonto all’alba” e vi ritroverete in mano lo script di “From Dusk till Dawn” (1996), realizzato 10 anni dopo dal prolifico Tarantino e diretto da un giovane regista in erba dal nome Robert Rodriguez.
Troppe le coincidenze per poterle attribuire ad una mera e curiosa casualità, ma non ci sarebbe nulla di male se il prodige Tarantiniano avesse ammesso di essersi ispirato alla commedia di Richard Wenk (come abitualmente e furbescamente fa da una vita) invece, come si dice a Roma, ” il paraculo fa pippa” e spaccia l’idea per sua, attribuendosi il concept come una bozza di soggetto scritta quando era ancora studente. Che dire? Forse la genialità è anche questo…
Ma bando alle polemiche; Vamp è una commedia anni ’80 anomala nel suo genere: è divertente; supportata da una trama originale;  non triviale e volgare come la quasi totalità delle commedie studentesche del periodo (“Porky’s” docet); puntellata di dialoghi rapidi e spiritosi e con una caratterizzazione inusuale dei personaggi di sfondo (grande Brad Logan nel ruolo di Vlad, il direttore del locale; deliziosa Dedee Pfeiffer -sorella di Michelle- nella parte della svampita Amaretto ed esilarante Billy Drago nelle vesti di Snow, il vampiro albino a capo della banda di teppisti succhiasangue che perseguitano i tre giovani).
Ovviamente la parte della leonessa aspetta a Grace Jones che più vampirica di così non si può (alla faccia della burrosa Salma Hayek, senz’altro più prosperosa ma molto meno convincente) e che ci propone uno striptease tanto carico di allusioni sessuali, quanto inquietante ed un filino sinistro.
Sangue e violenza sono quasi latitanti rimpiazzati da gag visive di una certa originalità (il gestore del bar di fronte al locale che al tramonto si affretta a chiudere ed esce indossando un colletto da prete ed una croce; oppure le due stripteseuses che si truccano il viso a vicenda attraverso la cornice di uno specchio vuoto) ed anche l’aspetto erotico della situazione viene trattato con ironia e garbo verbale.

Un film decisamente estivo da vedere al fresco, mangiando una fetta di cocomero e sorseggiando un bicchierone ghiacciato d’amarena, accanto a figli e/o nipoti.
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…e nel caso aveste ancora qualche dubbio….

the STRAIN

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PANINI COMICS – 2013

dall’omonimo romanzo di Guillermo del Toro e Chuck Hogan

sceneggiatura: David Lapham
illustrazioni: Mike Huddleston
colori: Dan Jackson
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miniserie in 12 numeri


per l’Italia
traduzione: Pier Luigi Gaspa
lettering: Sonia Zucchini
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miniserie in 6 numeri


 img014Il Male arriva sul mondo, ma questa volta non è imbarcato sulla Demeter, ma scende dall’alto, a bordo di un Boeing 777  che a luci spente atterra al JFK. Temendo un attacco terroristico biologico, l’intelligence americana invia una task force del Centro per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie capitanata dal dr. Goodweather ad ispezionare l’apparecchio.
All’interno dell’aereo il gruppo troverà solo persone morte in modo misterioso ed agghiacciante. E’ l’inizio dell’invasione vampirica e dell’avvento di Sardu, il più crudele degli Antichi.
Con orrore Ephraim Goodweather scoprirà che c’è qualcosa di più sinistro di un virus mortale che incombe sul mondo e nella sua lotta contro i succhiasangue coinvolgerà la collega d.ssa Martinez e sarà spalleggiato dall’antiquario Abraham Setrakian, un anziano ebreo sfuggito all’olocausto che in giovinezza ha già incontrato Sardu e da quel giorno ha immolato la sua esistenza alla distruzione dei vampiri.
image_gallery1Ma anche l’Antico non è solo; oltre alla progenie infernale che come un morbo si sta diffondendo in città egli si vale dell’appoggio di Palmer Eldricth, influente e corrotto miliardario newyorkese disposto a vendere l’anima al diavolo per ottenere l’immortalià.

image_gallery2Ebbene si, nonostante la veneranda età il vecchio Omonero legge ancora i fumetti. Con gli anni si è fatto di gusti più raffinati e selettivo nella scelta, ma ancora adora affondare il naso in quei fogli di carta colorata in cui si agitano creature strane con vite fantastiche.
image_gallery3Viste le premesse, secondo voi, avrei potuto, mesi fa, resistere alla tentazione di non fare mio quel numero uno di “The Strain” che spuntava sbilenco sulla rastrelliera del mio giornalaio? Jamais.
Ed è stata cosa buona e giusta. E’ bastato un colpo d’occhio agli albini calvi dalle lingue serpentine, il nome di Del Toro che campeggiava in copertina e quello di Huddleston a piè di pagina per decidere che quel pezzo di carta doveva essere mio.

Non ho letto il primo romanzo della trilogia di Del Toro e Hogan da cui è tratta la miniserie, ed anche la trama, che ho accennato per sommi capi per non privarvi del gusto di un’eventuale lettura, in verità non brilla di una particolare originalità,  i personaggi, però, (che aumentano di numero in numero) sono ben caratterizzati ed i disegni di Huddleston raggiungono una sintonia disarmante con l’atmosfera cupa, morbosa e quasi graffiata nel foglio che Jackson è riuscito a ricavare mischiando i suoi colori.
La combinazione autori/realizzatori è vincente ed il pathos visivo è assicurato e la Dark Horse ha assicurato la pubblicazione entro due anni di altre due miniserie per trasporre gli altri due romanzi della trilogia.
guillermo-del-toro-the-strain-sliceOvviamente in America si sta già provvedendo alla realizzazione di un serial (di tre o più stagioni) sui personaggi della saga di The Strain e a Guillermo del Toro e Chuck Hogan spetterà il compito di riadattare la storia per la TV.

Che sia giunto il tempo di soppiantare gli zombie con dei vampiri postmoderni?

La Notte dei Diavoli

1215188277_lanottedeidiavoliITALIA/SPAGNA 1972

regia: Giorgio Ferroni      durata: 87min
cast: Gianni Garko – Agostina Belli – Cinzia De Carolis – Teresa Gimpera – Mark Roberts – Bill Vanders – Stefano Oppedisano –
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NightDevils4Nicola (Gianni Garko), di ritorno da un viaggio di lavoro, sta attraversando la Jugoslavia rurale diretto in Italia ed inoltratosi in un bosco si procura un incidente con l’auto per non investire una megera comparsa dal nulla. Isolato in terra straniera l’uomo vaga per la boscaglia fino a che non trova una specie di fattoria abitata dai Ciuvelak, rude famiglia di contadini che accetta malvolentieri di ospitarlo a patto che levi le tende alle prime luci del giorno.
Gorka (Stefano Oppedisano), anziano capofamiglia, incarica il figlio maggiore nochediablosfJovan (Roberto Maldera) di riparare l’auto di Nicola, mentre lui fa la conoscenza con la piccola Irina (Cinzia De Carolis), sua sorellina Mira (Sabrina Tamborra) e la bella Sdenka (Agostina Belli), nonchè dell’ambigua Elena (Teresa Gimpera).
Calata la sera cresce la tensione nella casa e nonostante Sdenka (cenerentola della situazione) cerchi di tranquillizzarlo l’uomo capisce che qualcosa spaventa i componenti della famiglia sino a renderli isterici e violenti.
Una notte Nicola assiste all’omicidio di Gorka ad opera del figlio che gli conficca un paletto nel cuore e disgustato e terrorizzato l’uomo fugge e raggiunge la città. Deciso a venire a capo della storia si rivolge al brigadiere Kovacic (Renato Turi) ex poliziotto in servizio nel paese che lo informa che i Ciuvelak sono gravati da una terribile maledizione lanciata da una strega (Maria Monti – la donna che causò il suo incidente) e che chiunque cada nelle sue grinfie è destinato a trasformarsi in un Wurdalak, sorta di zombi/vampiri che tornano dall’aldilà per uccidere e trasformare le persone amate in vita.
NDD51Deciso a salvare Sdenka, Nicola ritorna alla fattoria per ritrovare la ragazza sola, in uno strano e freddo estraneamento, che ripete quasi ossessivamente di “essere rimasta per aspettare lui” e si convince che anche lei sia rimasta vittima di quell’orribile destino. Fuggendo dalla casa l’auto si ferma nuovamente e Nicola è costretto a fuggire nel bosco braccato dai Ciuvelak trasformatisi in creature assetate di sangue.
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Ormai fuori di senno, Nicola viene rimpatriato in Italia e ricoverato in un istituto psichiatrico dove grida a gran voce (ovviamente non creduto) di non essere pazzo.
Dopo l’ennesimo racconto delle sue vicissitudini ad un dottore (Umberto Raho), il primario lo informa che fuori dalla stanza c’è una persona che vuole incontrarlo…
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I Wurdalak sono creature vampiresche appartenenti al folklore dell’Europa dell’Est ed assurte a notorietà grazie ad un racconto di Aleksei K. Tolstoi. Visto il buon successo riscontrato dall’omonimo episodio inserito da Mario Bava nel suo “I Tre Volti della Paura” (1963), Ferroni ci riprova con la Notte dei Diavoli dando ampio respiro alla storia fino a dilatarla a livello di film.
Dopo l’ennesima sortita al mio videospacciatore di fiducia ho acquistato questo DVD della RAROVIDEO  più per nostalgia che per necessità. Avevo visto il film in un cineclub negli ’80 e negli anni a seguire, qualche spezzone (in versioni masticate dal tempo) in diverse emittenti; quindi l’ho acquistato, oltre che per rimpolpare la mia collezione, anche per vedere com’era stata l’operazione di recupero e rimasterizzazione del film.
Ricordo che all’epoca il film non mi aveva colpito granché.  Ferroni era stato il regista del raffinato e mirabile gotico “Il Mulino delle Donne di Pietra” (1960) e la Notte dei Diavoli non si avvicinava minimamente ai canoni del suo predecessone, vuoi per “l’annacquamento” della trama (inevitabile quando si tenta di espandere un racconto breve sino a renderlo un film), vuoi per la povertà dei mezzi.
Con questa seconda visione mi sono in parte ricreduto. Al di là dei difetti evidenti, emergono peculiarità che lo pongono al di sopra di molte produzioni contemporanee.
Ferroni è un abile artigiano (come lo furono Bava, Margheriti etc…) caratteristica  sine qua non per i registi di genere dell’epoca e, come tale, riesce a dare il meglio anche con il poco a disposizione. Si percepisce una sensazione di claustrofobia nel bosco ripiegato su se stesso grigio e quasi pietrificato; sensazione che si amplifica all’interno della catapecchia costruita con quattro assi sbilenche dove i Ciuvelak si barricano per la notte, cenando a lume di candela attorno ad un tavolaccio di legno. E dove la staticità di alcune scene prende il sopravvento sull’atmosfera, corre in soccorso la bella colonna sonora di Gaslini.
E poi gli attori. Anche l’ultimo dei figuranti recita con convinzione ed il regista si preoccupa di utilizzare comprimari di buon livello, come il gettonatissimo (all’epoca) Umberto Rhao, la spagnola Teresa Gimpera ed i teatrali Monti e Oppedisano. Persino l’imbambolata Agostina Belli è ben inserita su un personaggio che sembra cucito per lei.  C’è poco da fare: all’epoca si sapeva recitare ed il mestiere si faceva per passione e non per arrivare al successo e la notorietà.

Di livello medio/basso se paragonato ad altre produzioni dello stesso periodo, il film vince sulla distanza, rivelandosi di buona fattura messo al confronto con il  cinema horror di serie B degli ultimi 15 anni.

Discreto

la maledizione della Strega

Dracula 3D

ITALIA – FRANCIA – SPAGNA – 2012

regia: Dario Argento      durata: 106min
cast: Thomas Kretschmann – Asia Argento – Rutger Hauer – Marta Gastini

La storia del Dracula di Bram Stoker ormai la conoscono anche le scimmie della Papuasia, ma il maestro cerca lo stesso di dargli il suo tocco di originalità stravolgendone la trama. Personaggi come Renfield spariscono, Jonathan Harker si trasforma da agente immobiliare a bibliotecario e Mina intraprende un viaggio dall’amica Mina allo scopo di “recuperare” il fidanzato latitante; nonostante questo ed una buon uso della fotografia il risultato è un film piatto, banale e veramente privo d’interesse.

Gli attori recitano da cani (anche Hauer riesce a dare il peggio di sé), gli effetti speciali sembrano ricavati da spezzoni di cartoni animati girati male ed il 3D è da mal di testa.

Giuro che quando mi sono seduto in sala ho lasciato i miei pregiudizi a comprare i popcorn, ma non sono riuscito a farmi bastare qualche paio di tette ed un paio di gole squarciate come passaporto per rivalutare quello che un tempo fu il Maestro del Brivido all’Italiana.
L’unica cosa che fa paura è la recitazione di Asia Argento.

giudizio: Mioddio! (…il re è morto.)

♥♥♥♥♥