Settimana “NON…” – NON Guardare in Cantina

71+D4IPPtpL._SL1109_Don’t Look in the Basement aka The Forgotten
USA – 1973

cast: William Bill McGhee – Jessie Lee Fulton – Robert Dracup – Harryette Warren – Michael Harvey – Jessie Kirby
regia: S. F. Brownrigg
soggetto e sceneggiatura: Tim Pope
fotografia: Robert Alcott
musica: Rovert Farrar
durata: 89 min.

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cult mediaDVD VIDEO

VALUTAZIONE:
sufficiente 1/2
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La giovane ed inesperta infermiera Charlotte giunge nella clinica psichiatrica del dott. Stephen, dove viene accolta dall’infermiera Masters con due pessime notizie.
mastersL’originale terapia del dott. Stephens che si basava sul lasciare i pazienti liberi di circolare per l’ospedale aiutando anche nelle faccende che impegnavano il personale si era dimostrata decisamente fallimentare: infatti il dottore era rimasto ucciso a colpi d’ascia da uno dei ricoverati, mentre l’altra infermiera era stata strangolata da una delle malate solo per aver cercato di toccare il suo neonato (un bambolotto di plastica). Dimostrando un insolito (ed estremamente stupido) attaccamento al dovere Charlotte decide comunque di rimanere e riesce a convincere la reticente dottoressa a farsi assumere per aiutarla a tirare avanti la baracca. 
SGTDa questo punto in poi comincia una carrellata di personaggi a dir poco “bizzarri”
La ragazza conosce il sergente Jaffee da poco ritornato dal Vietnam e ricoverato per allucinazioni ed atteggiamenti violenti a seguito dei disturbi post-traumatici da stress, che se ne va in giro vestito da militare ad impartire ordini agli altri “coinquilini” e ad effettuare ispezioni a sorpresa nelle loro stanze.
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Poi fa amicizia con Sam un gigantesco omone di colore (nero – black brother)…non so più come definirlo per essere politicamente corretto… che a causa di una lobotomia adesso ha il cervello di un bambino di 10 anni e come tale si comporta.

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Non può, ovviamente mancare vecchia la pazza di turno Mrs. Callighan che non fa altro che straparlare e cincischiare frasi sconnesse condite di maledizioni e presagi di morte.
Poi c’è la ninfomane, alla continua ricerca di “affetto”, la paranoica affetta da maniache di persecuzione e l’immancabile vecchio, il Giudice Oliver Cameron che sa solo ripetere il suo importante ruolo nell’ambito della Giustizia e balbettare frasi prese da judge-3
sentenze da lui emesse in passato.
La solita carrellata di personaggi che ci si può aspettare in un serraglio del genere.
Contemporaneamente cominciano a verificarsi una serie di fatti di sangue che “dovrebbero” far intuire all’infermiera che forse c’è qualcosa che non “quadra” in quel posto…
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A Mrs. Callinghan viene mozzata la lingua, in uno stanzino viene trovato il corpo carbonizzato di un operaio della società elettrica ed una delle pazienti viene uccisa con un punteruolo conficcato in un occhio. 
Tutto questo sembra “sfuggire” all’attenzione della nostra adorabile infermierina che però perde il controllo quando una delle pazienti le rivela che la dottoressa Masters è in realtà una delle pazienti dell’istituto e che il dottor Stephens è ancora vivo e rinchiuso nella cantina (quella citata nel film).maxresdefault (1)
Presa dal panico (e sarebbe pure ora) Charlotte corre nello scantinato e libera il dottore che però si rivela uno “fuori come un vaso di gerani” come i suoi assistiti e lei per forza di cose deve ucciderlo.
Solo grazie all’intervento di Sam, Charlotte riesce a fuggire dall’istituto, mentre i pazienti con un sacrosanto gesto di ribellione fanno a pezzi la falsa dottoressa Masters.
Rientrato in clinica Sam fa una vera e propria strage dando una bella ripulita a quell’ambiente malsano. 

cap_DONT_LOOK_IN_THE_BASEMENT__Horror_Cult_Completo__ITA_00_22_13_04La mia opinione? Delusione ed un po’ di noia.
A parte il titolo fuorviante, il tutto si riduce si riduce in un chiacchiericcio primo di senso dei malati, ai loro strani comportamenti (del tutto prevedibili visto il posto dove sono ricoverati) e ad una completa assenza di atmosfera e suspense che dovrebbe essere la chiave di volta di una pellicola di questo tipo.
La recitazione non è poi così indegna e la regia non è malaccio ma lo splatter è praticamente latitante (a parte che nel finale) e, sinceramente, mi aspettavo molto di più da un prodotto targato AIP.

“Settimana NON…” – NON Aprite quella Porta

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The Texas Chainsaw Massacre
USA – 1974

cast: Marylin Burns – Gunnar Hansen – Paul A. Partain – Allen Dazinger – William Vail – Teri McMinn – Ewin Neal
regia: Tobe Hooper
soggetto: Kim Henkel – Tobe Hooper
sceneggiatura:  Kim Henkel – Tobe Hooper
fotografia: Daniel Pearl
musica: Wayne Bell – Tobe Hooper
durata: 84 min. (versione censurata 74 min.)

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midnight factory

DVD VIDEO BLU RAY SPECIAL EDITION

VALUTAZIONE:
ottimo

SETTIMANA “NON…”

non-aprite-quella-porta-1974-tobe-hooper-cov932-932x460“…e non ditemi che non ve lo aspettavate…”

non-aprite-quella-porta-1974-tobe-hooper-14Venuti a conoscenza di atti di vandalismo avvenuti nel cimitero di Newt nel Texas, Sally, suo fratello paraplegico Franklin, la loro amica Pam con i loro rispettivi fidanzati decidono di organizzare un viaggio per controllare lo stato della tomba del nonno seppellito proprio in quel cimitero. Fortunatamente la tomba del parente risulta intatta ed il gruppetto decide di proseguire il loro viaggio per andare a visitare la vecchia casa di famiglia nelle vicinanze.
M67qSaTDopo aver avuto la sfortunata idea di dare un passaggio ad un autostoppista schizofrenico ed autolesionista che ferisce ad un braccio Franklin, ma di cui riescono a liberarsi buttandolo fuori dal furgone in corsa, i ragazzi si accorgono di essere a corto di carburante e si fermano presso un distributore che però l’informa che per il momento è a secco e che non verrà rifornito prima del giorno dopo.  
 Gironzolando per la campagna due del gruppo vengono attirati dal rumore di un autoclave che pompa acqua in un casale poco distante e si fanno venire la brillantissima idea di provare a chiedere a chi vi risiede se hanno un po’ di benzina da vendergli.
Ignorando gli avvertimenti del benzinaio che cerca di dissuaderli dal loro intento affermando che dalle voci che girano quel posto pare abitato da una famiglia di redneck fuori di testa, Pam e Kirk raggiungono a piedi l’abitazione che si rivela una fatiscente fattoria decadente con il cortile cosparso di vecchi rottami arrugginiti e macabre sculture di ferro ed altro materiale dall’aspetto sinistro.
Kirk, il coraggioso, decide di entrare anche se il luogo sembra disabitato, attirato da strani colpi che provengono dall’interno ma dopo pochi passi viene colpito alla testa da un essere gigantesco che lo finisce e lo trascina dentro una stanza.  
chain gifPoco dopo anche Pam, preoccupata per il boyfriend, entra nella casa scivolando in terra su resti umani sparsi sul pavimento, ma non appena cerca di rialzarsi si spalanca una pesante porta di ferro ed appare Leatherface in tutto il suo splendore che l’afferra e la trascina dentro il suo mattatoio personale.  
Jerry, il fidanzato di Sally, nota l’assenza degli amici ed intuisce che possano essersi recati nella fattoria nelle vicinanze. Li raggiunge, ispeziona la casa e si trova di fronte un enorme frigorifero che pensa bene di aprire e dove scopre il corpo di Pam martoriato ma ancora vivo ed agonizzante. Leatherface ricompare in tutto il suo splendore e squarta Jerry a colpi di mannaia.
E la mattanza ha inizio.
non-aprite-quella-porta-1974-tobe-hooper-07-1-960x540 Fattosi buio e senza aver avuto più notizie degli amici Sally e Franklin si avventurano nella boscaglia a “piedi”, visto che le chiavi del furgone le aveva Jerry, ma vengono assaliti dal mostro con la motosega e mentre la ragazza riesce a sfuggirgli lo stesso non si può dire del povero Franklin immobilizzato sulla sedia a rotelle.
Sally torna alla pompa di benzina per chiedere aiuto ma invece di soccorrerla il benzinaio la stordisce e la carica su un camioncino tirandosi a bordo anche l’autostoppista psicopatico che oltre a rivelarsi suo figlio è anche l’autore delle devastazioni avvenute al cimitero.
Da lì a poco il terzetto torna alla fattoria e la famiglia si riunisce. Anche Leatherface è figlio del benzinaio e con loro c’è anche un cadaverico nonno dall’aspetto zombesco.
Tutto questo è troppo per Sally che ha una crisi isterica e sviene per poi risvegliarsi legata ad una sedia ospite di una cena di famiglia il cui piatto principale è composto da salsicce di carne umana.
29texassssssssssssssssssssssssssssssssssApprofittando di una violenta discussione tra il figlio psicopatico e suo padre su chi debba essere l’artefice del colpo fatale alla ragazza, Sally riesce a liberarsi e ad uscire in casa mentre sta albeggiando, subito inseguita da Leatherface con la sua inseparabile motosega ed il fratello. Sopraggiunge un camion che alla vista della ragazza ricoperta di sangue investe il fratello di faccia di cuoio uccidendolo e fa salire sul retro del mezzo Sally. Anche Leatherface viene colpito dal camioncino e si ferisce involontariamente con la sega ad una gamba.  
Inferocito Faccia di cuoio continua il suo inseguimento claudicando e agitando fendenti in aria con la sua motosega. 
Il film si conclude con l’inquadratura di Sally che osserva la scena in preda ad una crisi isterica, mentre una scritta apparsa solo nella prima edizione italiana  si dichiarava che l’intera famiglia era stata arrestata e la ragazza ricoverata in un istituto psichiatrico per i traumi subiti.
non-aprite-quella-porta-9-torna-la-final-girl-del-film-originale-del-1974Capostipite della famosa e falsa dicitura “tratto da fatti realmente accaduti” questo film trae comunque ispirazione dalle gesta di tre serial killer realmente esistiti in America, ed in particolareEd Gein soprannominato “il macellaio di Plainfield” e fonte d’ispirazione dello scrittore Robert Bloch per la realizzazione del suo romanzo “Psycho” 1959 (divenuto film nel 1960 ad opera del regista A. Hitchcock).
Il silenzioso e solitario contadino del Winsconsin, da tutti considerato un tipo riservato ma innocuo dopo la morte della madre (fanatica religiosa e castrante) di cui aveva preso premura di mummificare il corpo, aveva cominciato a coltivare l’hobby di imprigionare, torturare ed uccidere autostoppisti e residenti delle vicinanze. Con alcune parti del corpo preparava manicaretti che offriva in dono ai vicini, mentre con ossa e pelle si costruiva paralumi ed altri oggetti utili per la casa.
Con la pelle delle donne, opportunamente trattata, si era cucito un secondo corpo femminile nudo che indossava nelle notti di luna piena e con cui si aggirava per la campagna facendo lunghe passeggiate.
Proprio da questo fatto del corpo umano ricucito il regista Hooper prese l’idea della faccia ricucita con brandelli di volti umani di Leatherface.
Fu uno dei primi prodotti low budget ad avere un successo internazionale, nonostante fosse stato censurato in molti Paesi, e può a buon credito considerarsi uno dei promotori del genere splatter (ora definito slasher). A dare forza e carattere al film sono anche le riprese scarne e la fotografia asciutta che donano una splendida credibilità alla trama che si dipanava in luoghi desolati e ancora oggi spettatori di assurde atrocità come le immense e desolate pianure americane. Miglia e miglia di territori quasi inesplorati dove esseri umani scompaiono senza motivo e dove vengono ancora ritrovati resti umani di sconosciuti.
Per gli inevitabili sequel/prequel/remake/reboot cliccate qui

Alta Tensione

HAUTE TENSION
FRANCIA – 2003

cast: Cécile de France – Maïwenn – Philippe Nahon – Franck Khalfoun – Andrei Finti – Marco Claudiu Pascu
regia: Alexander Aja 
soggetto & sceneggiatura: Alexander Aja – Grégory Levasseur
musica: François Eudes – Ricchi e Poveri
fotografia: Maxime Alexandre
durata: 92 min.

DVD DIVEO

VALUTAZIONE:

 


“Che emozione…sarà perché ti amo!”

La scena si apre con Aléx e Marie che canticchiando sulle note di “Sarà perché ti amo” si avventurano nella campagna francese dirette alla casa della famiglia di Aléx dove l’aspettano i famigliari (padre, madre e fratellino).
Lo scopo è quello di fornire un posto tranquillo a Marie dove studiare e riuscire finalmente a conseguire il diploma.
Le ragazze sono spensierate e tra frizzi e lazzi (Aléx finge anche di sparire tra i campi di grano spaventando a morte l’amica) raggiungono la loro destinazione ignare che, a poca distanza un sinistro individuo si sta sollazzando con un rapporto orale con una testa decapitata.

Giunte alla meta e fatte le presentazioni di rito la giornata scorre serenamente ma, per lo spettatore, comincia a diventare palpabile la tensione erotica tra le due amiche (più che altro è Marie a subire questa fascinazione); attrazione che diventa concreta quando Marie seduta di sera sul tetto della casa per fumare una sigaretta spia Aléx mentre si fa la doccia e si masturba.
Jeu de main interrotto dall’arrivo di un furgone che si parcheggia davanti all’ingresso e da cui scende un uomo enorme con una lercia tuta grigia.
Appena la porta si apre inizia la mattanza: il padre di Aléx viene schiacciato contro la scalinata dell’ingresso e decapitato, alla madre viene amputata una mano e sgozzata ed il piccolo Tom è devastato dai colpi di un fucile a pallettoni.
Marie riesce a nascondersi in un armadio ma Aléx non è altrettanto fortunata.
Il silenzioso serial killer la rapisce, la carica sul furgone e sparisce nella notte.
Impossibilitata a chiedere aiuto (il maniaco ha tagliato i cavi del telefono) a Marie non resta che infilarsi di nascosto nel furgone dove è prigioniera l’amica ed intraprendere un viaggio allucinante nella speranza di poter fuggire insieme a lei.
Quando l’uomo si ferma ad una stazione di servizio per fare rifornimento Marie sgattaiola fuori e chiede aiuto al commesso del minimarket.
Il killer si accorge che qualcosa non va, massacra il commesso e si mette alla ricerca del terzo incomodo (Marie) che però gli sfugge nascondendosi nel bagno.
Quando il maniaco riparte la ragazza riesce a telefonare alla polizia informandola sull’accaduto ed impossessandosi di una macchina si mette all’inseguimento dell’uomo in tuta grigia.

Interrompo la storia qui (già raccontata in modo succinto) per non togliervi il gusto delle scene a seguire e per non spoilerare il “finale a sorpresa”, ma ci tengo a dirvi che questo è forse uno dei migliori film girati da Alexander Aja che raggiungerà notorietà con il remake de “Le colline hanno gli Occhi” (2006) e quello di “Riflessi di Paura” (2008).
Chiaro omaggio agli splatter degli anni ’70 (e la canzone dei “Ricchi e Poveri” in apertura ci sta come il cacio sui maccheroni) e ispirato per molti versi al romanzo “Intensity” di Koonz, Aja riesce a dare un buon ritmo parallelo alla tensione emotiva e quella erotica (provata da Marie per Aléx) creando un sapiente crescendo condito da uno slasher & gore estremo ma non gratuito.
Anche regalare il colpo di scena prima della fine del film (anche se indizi sono sapientemente sparsi lungo la storia) si è rivelata una scelta vincente.
Se non l’avete già visto recuperatelo in DVD e non rimarrete delusi.
Senza contare che “Haute Tension” è stato uno dei capostipiti del nuovo cinema horror francese anticipato solo da “Dans ma Peau” dell’inarrivabile Marina de Van.

 

Zoombies

USA – 2016

cast: Ione Butler – Andrew Asper – LaLa Nestor – Marcus Anderson – Kim Nielsen – Brianna Chormer – Aaron Groben
regia: Glenn R. Miller
soggetto e sceneggiatura: Scotty Mullen
fotografia: Bryan Koss
musica: Chris Cano
durata: 88 min.

DVD VIDEO

VALUTAZIONE:


“…e cosa vuoi che mi succeda? Siamo in uno zoo mica a Jurassic ParK!”

Ellen ha ereditato un sogno. Un sogno veramente impegnativo.
Suo nonno le ha lasciato in eredità l’Eden, un parco nato per accogliere e proteggere tutte le specie animali a rischio d’estinzione. Ma Ellen è andata oltre e ha dato vita a l’Eden Wildlife Zoo un ambizioso progetto dove, attraverso un percorso guidato, gli esseri umani possono ammirare tutte quelle meraviglie della natura che il progresso sta cancellando dal pianeta.
Tutto sembra filare liscio, ma a pochi giorni dall’inaugurazione, quando arriva un gruppo di stagisti universitari venuti a dare una mano succede l’inimmaginabile.
Nel settore dei primati il dr. Gordon inietta dell’epinefrina ad una piccola scimmia affetta da un virus sconosciuto sviluppando un morbo che si diffonde nell’aria infettando le altre scimmie nel laboratorio e creando un piccolo esercito di zombies.
Nonostante il rapido intervento della Sicurezza i primati fuggono iniziando ad infettare tutti gli animali a zonzo per il parco che cominciano a sgranocchiare, squartare e splatterare il personale e gli studenti ospiti.
La priorità diventa impedire che anche una sola di queste bestie raggiunga la cupola dei volatili; se ciò accadesse e gli uccelli riuscissero a volare via l’intero mondo se la vederebbe brutta. Ma brutta brutta eh?

Lo so, lo so, ultimamente vi sto rifilando ciofeche non indifferenti, ma già normalmente è difficile trovare film di genere decenti senza dover pescare nel vintage, figurarsi cosa si può trovare in giro d’estate!
In ogni caso la Asylum fa un altro colpaccio dei suoi! Dopo aver dato fondo alla serie dei
Sharknado (arrivati finalmente all’ultimo capitolo) nel 2016 sforna questo Zoombies (arrivato solo ora in Italia) e nel 2018 è il momento di Zoombies 2 (inedito, fortunatamente)…ma non preoccupatevi perché ha già in cantiere un bel Zoombies 3 per tutti noi.
Visto che si parla di Asylum credo che ogni ulteriore commento su trama, recitazione ed effetti speciali sia superfluo, ma se abbandonate ogni preconcetto potete passare un’oretta e mezza a ridacchiare sgranocchiando una fetta di cocomero e rinfrescandovi davanti al vostro condizionatore.
Se invece fate i difficili potrei anche propinarvi un bel Lavalantula (2015) ed il sequel 2Lava 2Lantula (2016) spin-off della serie Sharknado dove gigantesche tarantole laviche minacciano il mondo spuntando fuori da vulcani in eruzione!!
In campana, eh!?

The Carpenter’s House

ITALIA – 2016

cast: Alessia Semprebuono – Selene Feltrin – Soraya Maggio – Marika Esposito – Tony Tuono – Marco Mazzola
regia: Brace Beltempo
soggetto e sceneggiatura: Brace Beltempo
fotografia: Steve Saints
durata: 78 min.

DVD VIDEO

 

VALUTAZIONE:

 


“Non preoccupatevi troiette, gireremo un video che spacca!”

Quattro ragazze di una band metallica si lasciano convincere dalla più “scellerata” di loro a girare un video musicale da pubblicare in rete in una vecchia casa abbandonata che anni prima era stata teatro di una serie di efferati e sanguinari omicidi ad opera di un folle maniaco (di cui non ci è dato sapere di più se non qualche vago accenno).
Superfluo aggiungere che le cose non andranno per il meglio: ad una ad una le sgallettate cadranno vittima di qualcuno altrettanto pazzo in un profluvio di scene splatter con generose manciate di tette e culi al vento.
L’assassino è inarrestabile e se la gode a riprendere i suoi capolavori “in working”.
Sorpresona finale.

 


E poi continuiamo a chiederci che fine ha fatto il cinema horror italiano…
Pellicoletta realizzata da un regista di clip musicali e pubblicitarie editato nel 2016 ma che la Home Movies ha trovato il coraggio di distribuire in DVD solo nel 2018. La trama? Poco importa. Recitazione indegna? Lasciamo correre.
Ma secchiate di sangue e frattaglie e scene che rasentano l’hardcore seminate qua e là con attrici, compresa quella che “recita” la parte della pudica, che sembrano caricate dai bordi dei marciapiedi della Togliatti non bastano a dare neanche un’apparenza di film di genere alla pellicola.

Che fine ha fatto il cinema horror italiano? Eccolo qua…mentre registi come Ivan Zuccon (sublime traspositore di H.P. Lovecraft) è costretto a rivolgersi all’estero per trovare una degna distribuzione….

P.S. notate come nel trailer non venga pronunciata una singola parola… chissà perché!?! (scelta moooolto saggia, a parer mio!)

Su, facciamo FEAST!

FEAST – FEAST II – FEAST III

Feast-2005

 Roba di qualche anno fa, di cui si sarà straparlato, ma che io ci avevo voglia di mettere in archivio…


FeastUSA – 2005

 cast: Navi Rawat – Balthazar Getty – Henry Rollins – Jenny Wade – Judah Friedlander – Clu Gulager – Krista Allen
regia:
Jhon Gulager 
soggetto e sceneggiatura:
Marcus Dunstan – Patrick Melton
fotografia:
Thomas L. Callaway
musica:
Stephen Edwards
durata:
105/90 min
INEDITO

VALUTAZIONE:
corvi07
1/2

 


“Io sono quello che vi salverà il culo”

Il pregresso clinico della pellicola è cosa abbastanza nota: qualche anno fa in America esisteva un format dove attori e produttori dello star system hollywoodiano offrivano a registi emergenti la possibilità di girare un film su soggetti creati da loro; e da qui ha origine Feast e così si spiega anche il perché della presenza di attori come Affleck e Damon e produttori al pari di Craven tra gli executive producers. Detto questo, si parte.

Feast_fangoria-715246Deserto del Texas. Proprio al centro di quel buco di culo pieno di sabbia ci trovate uno sbilenco saloon frequentato dalla feccia più squallida in circolazione. In quel posto dimenticato da Dio bivaccano vecchie bagasce in pensione, delinquenti di mezza tacca, bikers lesbiche dall’ormone fuori controllo, sfigati in cerca di loro simili e ragazze senza un futuro che tirano a campare alla giornata.
E proprio lì, dove ogni notte è uguale all’altra e non succede mai niente che, all’improvviso, capita di tutto.
Un uomo irrompe nel locale, armi fumanti in pugno, adrenalina a duemila e vestiti strappati che grondano sangue, portandosi dietro un devastante carico di violenza e brutalità.
Senza avere neanche il tempo di capire cosa sta accadendo (se mai ne fosse capace) quella improbabile “corte dei miracoli” si ritrova assediata da sgangherati, osceni e feroci mostri mutanti decisamente incazzati e molto, molto, affamati
Feast-2005-03Ecco, la storia è tutta qui, ma ciò che conta veramente in Feast è quello che ruota attorno alle quattro righe della trama.
I personaggi, brillantemente delineati con due cazzate ironiche sovraimpresse sulla pellicola, non sono i soliti desperados ammantati di fascino ma dei veri sfigati senza speranza; la violenza (tanta e gratuita) è becera ed impietosa e colpisce basso e alla cieca come nella vita reale (gli “eroi” sono i primi a lasciarci la pelle). Ritmo serrato ed urlato; isterismo compulsivo; pochissimo eroismo e tanta vigliaccheria. L’umorismo macabro si accomoda scivolando tra viscere e feci e i minuti di “guerra all’ultimo mostro” galleggiano via, sguazzando in ettolitri di sangue, bava e piscio. Il tempo passa e ti godi il film schivando arti tranciati e stando attento a non scivolare sul macinato di budella sparso in terra. Splatter estremo con digitale al minimo e vagonate di lattice (e a noi ci piace così) reso più credibile da movimenti di macchina frenetici e fuorvianti.
Chi siano i mostri nessuno lo spiega (anche se l’incipit del trailer qualche indizio lo da), ma l’importante e che sono bruttissimi, sguaiatissimi e triviali assai.
Puoi chiedere di più ad uno slasher girato come si deve?
All’epoca Gulager aveva fatto di più come attore e direttore della fotografia che come regista, ma ha saputo far fruttare l’esperienza “sul campo” realizzando un film godibilissimo e che mette subito in tavola le carte in gioco con la chiara premessa di non voler essere preso “sul serio”.
Anche per questo il 7 e 1/2 della valutazione ci sta tutto.


FEAST II – SLOPPY SECOND
feast-2-sloppy-secondsUSA – 2008

cast: Martin Klebba – Jenny Wade – Clu Gulager – Diane Ayala Goldner – Cassie Shea Watson – Katie Supple Callais – Josh Blue
regia: John Gulager
soggetto e sceneggiatura: Marcus Dunstan – Patrick Melton
fotografia: John Gulager – Alexandre Lehmann – Kevin Atkinson
musica: Stephen Edwards
durata: 95 min
INEDITO

VALUTAZIONE:
corvi05
e poco più

 


halloween-feast2Allora: tra i partecipanti al “festino di sangue” del primo film c’era anche Harley Mom, una biker dura e pura e, come la maggior parte degli avventori, quella notte nel saloon ci ha stirato le zampe (e perso in giro qualche altro organo). Il giorno successivo al massacro in quel posto dimenticato da tutti arriva Biker Queen, sorella gemella di Harley e capo di una banda di motocicliste incazzose. Queen sta cercando Harley e dopo aver fatto una “chiacchierata amichevole” con il barista viene a conoscenza di quanto avvenuto e della responsabilità di un certo Bozo (un delinquente di mezza tacca) nella morte della sorella. Dopo aver “convinto” il barista ad aiutarla Queen scende in città in cerca di Bozo e di vendetta ma, una volta arrivati, il gruppetto trova solo rovine e caos.
A quanto pare quelli al saloon non erano gli unici mostroni in giro e un gruppo di loro aveva deciso di rallegrare la nottata degli abitanti del posto sgranocchiandoli un po’.
Ben presto altri sopravvissuti si uniranno alle bikers ed al barista e la mal assortita combriccola cercherà disperatamente di vivere abbastanza per trovare il modo di fuggire dalla città.
feast2 bikersDopo tre anni Gulager accontenta i fans del primo Feast e sforna questo Sloppy Seconds ma, sinceramente, poteva sforzarsi un po’ di più. Dallo svolgimento della trama (ancora più esile della prima) si capisce l’intento di generare una trilogia ma, invece di essere una pellicola ponte tra il primo film ed il suo epilogo, Feast II sembra più un intervallo.
Sangue e liquami vari vengono sparsi a camionate ed il regista spinge troppo il pedale dell’eccesso mettendo in campo personaggi bizzarri e creando situazioni al limite dell’assurdo. Alcuni siparietti viaggiano al livello di una scorreggia di De Sica in un cinepanettone ed il risultato di queste intemperanze stilistiche è un film pericolosamente in bilico tra grottesco (bello) e ridicolo (brutto).
Altra scelta infelice, a mio avviso, è stata quella di mettere in luce le fattezze dei mostroni che in Feast, complice le riprese notturne e i movimenti rapidi di macchina, erano confusi e poco delineati. Il lattice si vede tutto e le creature assumono la caratura di personaggi sgangherati perdendo buona parte del loro fascino assassino.
In ogni caso il film scorre e ci si diverte, anche se meno; basta ignorare il continuo rincorrersi a vuoto dei personaggi e la totale inutilità di alcune scene.


FEAST III – THE HAPPY FINISH
feast-3-happy-finish-dvd-coverUSA 2009

cast: Martin Klebba – Jenny Wade – Diane Ayala Goldner – Tom Gulager – Carl Anthony Payne II
regia: Clu Gulager
soggetto e sceneggiatura: Patrick Melton – Marcus Dunstan
fotografia: Kevin Atkinson – Alexandre Lehmann
musica: Stephen Edwards
durata: 83 min.

VALUTAZIONE:
corvi05
e 1/

 


feast3-4

A quanto pare lasciare la città non è cosa facile e ai pochi disgraziati scampati al massacro non resta che aggirarsi tra rovine e morte allo scopo di vivere un minuto di più. Durante questo sanguinoso calvario i “nostri eroi” incontreranno personaggi più strani di loro (si vede che gli sciroccati hanno una forte predisposizione alla sopravvivenza) che andranno a rimpolpare le fila di quei “morti che camminano”Uno di questi è Shot Bus Gus, uno pseudoprofeta totalmente fuori di testa che, però, sembra avere una sorta di controllo sui mostroni. Shot Bus fa agghiaccianti rivelazioni sulle creature affermando di conoscere il luogo dove vengono generate e invece di un saggio: “…e stì ca@@i! Troviamo un posto dove barricarci e vediamo come va a finire” come  risposta, quella manica di senza Dio decide di andare a combattere il nemico in casa sua.
feast_3_happy_finish-15Con “The Happy Finish” Gulager gioca sporco ma, purtroppo per lui, la paraculaggine non ha pagato.
La genuina e spontanea demenzialità del film originale è soppiantata da un allucinante nonsense studiato a tavolino; ogni occasione è buona per schizzare frattaglie in giro, dilatare l’estremo fino a strapparne i lembi e sfruttare l’opportunità di travalicare l’osceno. Lo scopo è quello di infligge
re colpi mortali e Gulager & co. lo fanno tirando di tutto addosso allo spettatore, senza neanche prendere la mira.
L’inventiva non manca: teste mangiate e ricacate a tempo di record, stupri alieno/anali dalle conseguenze esplosive e altre amenità simili fanno di Feast III – The Happy Finish il film più slasher o splatter o come volete chiamarlo voi, della trilogia, ma anche il più debole ed il meno divertente (nonostante le assurdità che cerca di propinare). La volgarità di certe scene non disgusta, né scandalizza, né attrae ma ti lascia con un “vabbhé, questa se la potevano risparmiare” che ti ronza in testa.
Il finale a sorpresa (che sorprende davvero per la sua illogicità) fa crollare la traballante impalcatura che sostiene l’impianto filmico. Ed il giocattolo viene irrimediabilmente rotto.
La trilogia diverrà un cult (come tanti altri film meno meritevoli di questi), ma non assurgerà di certo a mito. Peccato.

Nessun trailer decente per questo film, quindi accontentatevi di qualche immagine.

Scroto Mostresco

Scroto Mostresco

Tette Killer

Tette Killer

Foto Ricordo

Foto di Gruppo

 

 

Come una Crisalide

1aka Symphony Blood Red
ITALIA – 2009

cast: Antonio Tentori – Sharon Alessandri – Anna Morosetti – Simona Oliverio – Riccardo Serventi Longhi – Nikol Brown – Fabio Giovannini – Claudio Simonetti
regia: Luigi Pastore
soggetto: Luigi Pastore
sceneggiatura: Antonio Tentori – Luigi Pastore
fotografia: Tiziano Pancotti – Emanuele Princi
musica: Claudio Simonetti (Daemonia) – autori vari
durata: 80 min

sinister logo

VALUTAZIONE:
corvi05


“Daje Omoné…famose der male!”

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Crisalide è uno psicopatico un pochetto avvelenato con tutto il mondo ed è in cura presso una psicologa (psichiatra?) talmente brava che quando gli prospetta un ricovero in una clinica lui, per manifestare il proprio disappunto, la sconocchia e la decapita. E visto che, dopo siffatta oltragiosità, il nostro affezionato pazzo omicida prova una sorta di giovamento spirituale, decide di proseguire in questa terapia documentando il tutto con una digitale.
OPEWAM036596E così via di rampino e coltellaccio allo scopo di “esorcizzare” le proprie paure; prima vendicandosi di coloro che ritiene responsabili della sua condizione, poi scegliendo le vittime in maniera casuale ed immotivata(una prostituta ed il suo cliente, una coppietta di coatti appartati e compagnia cantando).
Questo finché la sua attenzione non viene catturata da una ragazza. Una anima “pura” come lui che legge poesie di Rimbaud seduta in riva al lago.
Viene da sé che Crisalide comincia ad andare in cortocircuito e da lì a poco il tragico epilogo è assicurato.
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Innanzitutto voglio ringraziare l’esimio dr.W., stimato professionista nella sua categoria e uomo dalla indubbia moralità e cultura che, grazie ad un ingannevole invito a cena mi ha sottoposto alla visione di questo film al grido della frase (già citata come incipit):
 “Daje Omoné…famose der male!” confermandomi (se mai ce ne fosse stato bisogno) l’inquetante dualismo che alberga nella psiche del dr.W., di giorno apprezzato luminare, di notte empio consumatore di pellicole trash e di dubbia provenienza.
Chiarito questo passo a commentare il visionato cercando di non risultare troppo offensivo nei confronti del regista che, almeno dalle foto di Google, mi risulta essere un omone dallo sguardo ed il sorriso poco rassicuranti. Ma in fondo questi sono i rischi del mestiere
Che dire? In “Come una Crisalide” c’è un po’ di tutto. C’è il trauma, ci sono i flashback in b/n, ci sono gli interminabili deliri sussurrati dal pazzo, ci sono le allucinazioni, le riprese stile mockumentary, gli omicidi, il sangue, la violenza e le musiche di Simonetti…c’è persino una citazione del “maestro” Argento come ouverture ad effetto. Si, c’è proprio tutto, anzi quasi.
Manca solo una cosa: la coerenza.
Qualcuno dovrebbe spiegare al regista che fare un film non è uguale a praticare l’alchimia. Non basta buttare gli ingredienti in un pentolone e rimestare fino a cottura raggiunta per tirare fuori una pellicola che abbia un  senso di compiuto. Ogni elemento deve avere una sua precisa collocazione nel tempo e nello spazio per avere e dare continuità. La trama è debole e stupida, il serial killer è debole e stupido, le vittime sono deboli e stupide e deboli e stupide sono la struttura e le motivazioni insite nella follia della Crisalide.
Incoerente persino nelle inquadrature dove ci sono scene che rimbalzano dal laghetto dell’Eur alla passeggiata del Pincio; per tornare in zona Cecchignola e rimbalzare nei pressi di p.zza Bologna. E solo Dio sa quanto è irritante per chi conosce la città dove è girato il film notare questi strafalcioni topografici da teletrasporto. E sugli effetti speciali…sembra che Stivaletti di suo ci abbia solo messo la firma tanto sono anonimi e…incoerenti.
hqdefaultAvvertenza: alla 122° inquadratura dell’occhio azzurro ed allucinato del serial killer verrete posseduti dall’irrefrenabile impulso di cavarglielo…resistete, il prezzo di un nuovo apparecchio televisivo non vale tanto sfogo e non risolverebbe il problema.

13/13/13

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cast: Trae Ireland – Erin Coker – Jody Barton – Bill Voorhees – Tiffany Martinez
regia: James Cullen Bressack
soggetto e sceneggiatura: James Cullen Bressack
fotografia: Brian Weber
musica: Chris Ridenhour
durata: 85 min.
INEDITO

VALUTAZIONE:
pessimo
N.B. ho spostato la valutazione del film dopo i credits poiché dove era piazzata prima nessuno sembrava notarla…


C’è ben poco da spoilerare…
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C’è qualcosa che non va…decisamente c’è proprio qualcosa che non va, ed il primo ad accorgersene è l’ex agente di polizia Jack che, tornando a casa dopo un allegro weekend di bisboccia con tre amici dementi, rileva alcune piccole ma fastidiose incongruenze, tipo l’orologio da polso che segna le 13:13:13 (come fa anche l’orologio digitale del fuoristrada) e la radio “impallata” sulla frequenza 13-13-13.
Fin qui però poco male…le cose prendono una piega “drammatica” quando arrivato a casa della ex la trova intenta a scorticarsi un braccio fino all’osso, preda di una paranoia autolesionista .
E il nostro eroe cosa fa? Si carica la ex moglie in macchina, lasciando la figlia dodicenne alle cure dei tre amici beoti (di cui uno dichiaratamente pedofilo), per portarla all’ospedale, solo per trovare la struttura nel pieno caos che da lì a pochi minuti si trasformerà in un delirio collettivo di follia omicida.
1313131Ma che cosa sta succedendo? Niente di nuovo, come al solito l’Umanità ha fatto incazzare qualcuno…e questa volta è toccato ai Maya ed al loro preziosissimo Calendario di Fine Millennio.
A quanto pare, l’aggiungere un giorno al mese di febbraio ogni quattro anni ci ha reso impossibile calcolare l’avvento del fantomatico 13°giorno del 13°mese del 13°anno, momento in cui tutto il genere umano ha la “consuetudine” di dare fuori di testa e trasformarsi in folli/zombi/diavoli/lupman/cannibali/echipiùnehapiùnemetta.
Na caciara, insomma…e allora come mai Jack sembra immune da questa follia assassina? Ma semplice! Perché lui è nato di 29 febbraio!
…E che c’entra? E che ne so, chiedetelo allo sceneggiatore…
13_13_13_WEBComunque, in mezzo a tutto quel casino ospedaliero (che sembra di stare in un Pronto Soccorso di sabato sera) Jack incontra Candace, anche lei immune perché nata di 29 febbraio (checculo!) ed insieme cominceranno a zigzagare tra erotomani anabolizzati, infermiere fuori di brocca ed adolescenti dementi, dandoci di accetta e coltello per aprirsi un varco fino a casa nell’assurda speranza di trovare ancora viva Kendra, la figlia di Jack.
E dopo un finale che dovrebbe avere toni drammatici, ma che strappa un sospiro di sollievo a chi, come me, ha resistito stoicamente sino alla fine, ci si rende conto che questo è stato forse il modo più stupido di sprecare 85 minuti della propria esistenza.
6750Non c’è niente da fare, appena uno si convince che c’è un limite anche al “peggio” ecco che da dietro ti arriva l’Asylum e ti picchietta sulla spalla per ricordarti che così non è; ti schiaffa in mano una copia di “13/13/13” e ridacchiando se ne va.
Ma la colpa è anche mia; ormai dovrei evitare il logo della Casa di Produzione al pari di quello del Pericolo di Radioattività, invece no, ogni volta ci casco e ci spero.
E ben mi sta.
Così ho sprecato quasi un’ora e mezza della mia vita cercando di dare una logica ad una storia che oltre lo spunto iniziale non va; girata alla ca@@o di cane, recitata alla ca@@o di cane e con un finale alla ca@@o di cane. E dimenticavo, con effetti alla ca@@o di cane. E fatto in maniera tanto triste e sconsolante da non riuscire a strappare neanche una risatina di scherno. Almeno una volta sui film dell’Asylum ci ridevi su; ora invece ti cadono le palle giù. Questione di baricentri e di “limiti del ridicolo”.