A Classic Horror Story

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cast: Matilda Anna Ingrid Lutz – Francesco Russo – Peppino Mazzotta – William Merrick – Yuliia Sobol – Justin Korovkin – Cristina Donadio
regia: Roberto De Feo – Paolo Strippoli
soggetto: Roberto De Feo – Paolo Strippoli
sceneggiatura: Roberto De Feo – Paolo Strippoli – Milo Tissone – Lucio Besana – David Bellini
fotografia: Emanuel Pasquet
musica: Massimiliano Mechelli (“La Casa” Sergio Endrigo)
durata: 95 min.

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VALUTAZIONE:
Discreto


Immagine1Un carpooling condiviso in cinque persone: destinazione la Calabria.
Il conducente, Fabrizio, proprietario del camper appassionato di Cinema e social network; una coppia di giovani stranieri trapiantati in Italia; un silenzioso medico di mezza età con un oscuro segreto ed una giovane dal sorriso triste ed un “fardello” che non può e non vuole condividere con nessuno.
Sopraggiunta l’oscurità causa l’alto tasso alcolemico di uno dei due stranieri che ha voluto prendere la guida ed un conseguente colpo di sonno il camper va fuori strada ed impatta contro un albero.
Al loro risveglio i cinque si troveranno con il mezzo distrutto nel fitto della boscaglia senza punti di riferimento e nessuna traccia della via che stavano percorrendo.  Attorno a loro solo alberi, il frinire degli insetti, ed un sinistro panorama d’insieme.
Dove si trovano? Perché sono lì? 
Facile, diranno i più: sono tutti morti e questa è un’esperienza onirica post decesso.
Sbagliato.
E qui mi fermo.
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Non farò spoiler né proseguirò nella trama perché, come recita il trailer del film:
“TI SEMBRA DI AVERLO GIA’ VISTO” 
E infatti la pellicola è un susseguirsi di omaggi e rimandi a cult come “The Wicker Man”, “Non Aprite quella Porta”, “La Casa” e ad altre pellicole di genere, ma….
“PROVA A GUARDARE MEGLIO”
prosegue il trailer, e infatti…
Immagine3Dietro il susseguirsi degli stereotipi di “Classica Storia dell’Orrore” come la casa sinistra in cui s’imbattono i cinque sventurati, la leggenda di “Osso, Mastrosso e Carcagnosso” che Fabrizio si sentiva raccontare sin da bambino e alle sinistre figure che di notte cominciano a radunarsi attorno al rifugio per dare loro la caccia c’è di più. Molto di più.
Immagine2L’orrore rimane, ma diventa concreto, ancora più crudele e…logico.
Il film ha molti difetti, ma una sua nuova forma d’originalità. I personaggi sono diversi (anche se uguali) a quelli con cui siamo abituati a confrontarci nelle pellicole horror. La recitazione a volte inciampa (specie quella del personaggio di Fabrizio che ha il pessimo vizio di sussurrare troppo e biascicare alcune frasi in un italo/calabrese di non facile interpretazione) ma, nonostante questo, ho deciso di regalargli 3 corvi.
La trama è lineare e ben costruita, la fotografia accurata, la risoluzione della storia decisamente originale e “diversa”. 
3 corvi perché dopo tanti anni ho visto finalmente una pellicola dell’orrore italiana che non mi ha fatto vergognare.
Il film va visto sino all’ultimo fotogramma (anche i titoli di coda) ed il finale vi lascerà con un senso di amarezza in bocca (non di disgusto).
Parola di Omonero.

Settimana “NON…” – NON Guardare in Cantina

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USA – 1973

cast: William Bill McGhee – Jessie Lee Fulton – Robert Dracup – Harryette Warren – Michael Harvey – Jessie Kirby
regia: S. F. Brownrigg
soggetto e sceneggiatura: Tim Pope
fotografia: Robert Alcott
musica: Rovert Farrar
durata: 89 min.

STREAMING
cult mediaDVD VIDEO

VALUTAZIONE:
sufficiente 1/2
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La giovane ed inesperta infermiera Charlotte giunge nella clinica psichiatrica del dott. Stephen, dove viene accolta dall’infermiera Masters con due pessime notizie.
mastersL’originale terapia del dott. Stephens che si basava sul lasciare i pazienti liberi di circolare per l’ospedale aiutando anche nelle faccende che impegnavano il personale si era dimostrata decisamente fallimentare: infatti il dottore era rimasto ucciso a colpi d’ascia da uno dei ricoverati, mentre l’altra infermiera era stata strangolata da una delle malate solo per aver cercato di toccare il suo neonato (un bambolotto di plastica). Dimostrando un insolito (ed estremamente stupido) attaccamento al dovere Charlotte decide comunque di rimanere e riesce a convincere la reticente dottoressa a farsi assumere per aiutarla a tirare avanti la baracca. 
SGTDa questo punto in poi comincia una carrellata di personaggi a dir poco “bizzarri”
La ragazza conosce il sergente Jaffee da poco ritornato dal Vietnam e ricoverato per allucinazioni ed atteggiamenti violenti a seguito dei disturbi post-traumatici da stress, che se ne va in giro vestito da militare ad impartire ordini agli altri “coinquilini” e ad effettuare ispezioni a sorpresa nelle loro stanze.
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Poi fa amicizia con Sam un gigantesco omone di colore (nero – black brother)…non so più come definirlo per essere politicamente corretto… che a causa di una lobotomia adesso ha il cervello di un bambino di 10 anni e come tale si comporta.

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Non può, ovviamente mancare vecchia la pazza di turno Mrs. Callighan che non fa altro che straparlare e cincischiare frasi sconnesse condite di maledizioni e presagi di morte.
Poi c’è la ninfomane, alla continua ricerca di “affetto”, la paranoica affetta da maniache di persecuzione e l’immancabile vecchio, il Giudice Oliver Cameron che sa solo ripetere il suo importante ruolo nell’ambito della Giustizia e balbettare frasi prese da judge-3
sentenze da lui emesse in passato.
La solita carrellata di personaggi che ci si può aspettare in un serraglio del genere.
Contemporaneamente cominciano a verificarsi una serie di fatti di sangue che “dovrebbero” far intuire all’infermiera che forse c’è qualcosa che non “quadra” in quel posto…
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A Mrs. Callinghan viene mozzata la lingua, in uno stanzino viene trovato il corpo carbonizzato di un operaio della società elettrica ed una delle pazienti viene uccisa con un punteruolo conficcato in un occhio. 
Tutto questo sembra “sfuggire” all’attenzione della nostra adorabile infermierina che però perde il controllo quando una delle pazienti le rivela che la dottoressa Masters è in realtà una delle pazienti dell’istituto e che il dottor Stephens è ancora vivo e rinchiuso nella cantina (quella citata nel film).maxresdefault (1)
Presa dal panico (e sarebbe pure ora) Charlotte corre nello scantinato e libera il dottore che però si rivela uno “fuori come un vaso di gerani” come i suoi assistiti e lei per forza di cose deve ucciderlo.
Solo grazie all’intervento di Sam, Charlotte riesce a fuggire dall’istituto, mentre i pazienti con un sacrosanto gesto di ribellione fanno a pezzi la falsa dottoressa Masters.
Rientrato in clinica Sam fa una vera e propria strage dando una bella ripulita a quell’ambiente malsano. 

cap_DONT_LOOK_IN_THE_BASEMENT__Horror_Cult_Completo__ITA_00_22_13_04La mia opinione? Delusione ed un po’ di noia.
A parte il titolo fuorviante, il tutto si riduce si riduce in un chiacchiericcio primo di senso dei malati, ai loro strani comportamenti (del tutto prevedibili visto il posto dove sono ricoverati) e ad una completa assenza di atmosfera e suspense che dovrebbe essere la chiave di volta di una pellicola di questo tipo.
La recitazione non è poi così indegna e la regia non è malaccio ma lo splatter è praticamente latitante (a parte che nel finale) e, sinceramente, mi aspettavo molto di più da un prodotto targato AIP.

“Settimana NON…” – NON Aprite quella Porta

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The Texas Chainsaw Massacre
USA – 1974

cast: Marylin Burns – Gunnar Hansen – Paul A. Partain – Allen Dazinger – William Vail – Teri McMinn – Ewin Neal
regia: Tobe Hooper
soggetto: Kim Henkel – Tobe Hooper
sceneggiatura:  Kim Henkel – Tobe Hooper
fotografia: Daniel Pearl
musica: Wayne Bell – Tobe Hooper
durata: 84 min. (versione censurata 74 min.)

STREAMING
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DVD VIDEO BLU RAY SPECIAL EDITION

VALUTAZIONE:
ottimo

SETTIMANA “NON…”

non-aprite-quella-porta-1974-tobe-hooper-cov932-932x460“…e non ditemi che non ve lo aspettavate…”

non-aprite-quella-porta-1974-tobe-hooper-14Venuti a conoscenza di atti di vandalismo avvenuti nel cimitero di Newt nel Texas, Sally, suo fratello paraplegico Franklin, la loro amica Pam con i loro rispettivi fidanzati decidono di organizzare un viaggio per controllare lo stato della tomba del nonno seppellito proprio in quel cimitero. Fortunatamente la tomba del parente risulta intatta ed il gruppetto decide di proseguire il loro viaggio per andare a visitare la vecchia casa di famiglia nelle vicinanze.
M67qSaTDopo aver avuto la sfortunata idea di dare un passaggio ad un autostoppista schizofrenico ed autolesionista che ferisce ad un braccio Franklin, ma di cui riescono a liberarsi buttandolo fuori dal furgone in corsa, i ragazzi si accorgono di essere a corto di carburante e si fermano presso un distributore che però l’informa che per il momento è a secco e che non verrà rifornito prima del giorno dopo.  
 Gironzolando per la campagna due del gruppo vengono attirati dal rumore di un autoclave che pompa acqua in un casale poco distante e si fanno venire la brillantissima idea di provare a chiedere a chi vi risiede se hanno un po’ di benzina da vendergli.
Ignorando gli avvertimenti del benzinaio che cerca di dissuaderli dal loro intento affermando che dalle voci che girano quel posto pare abitato da una famiglia di redneck fuori di testa, Pam e Kirk raggiungono a piedi l’abitazione che si rivela una fatiscente fattoria decadente con il cortile cosparso di vecchi rottami arrugginiti e macabre sculture di ferro ed altro materiale dall’aspetto sinistro.
Kirk, il coraggioso, decide di entrare anche se il luogo sembra disabitato, attirato da strani colpi che provengono dall’interno ma dopo pochi passi viene colpito alla testa da un essere gigantesco che lo finisce e lo trascina dentro una stanza.  
chain gifPoco dopo anche Pam, preoccupata per il boyfriend, entra nella casa scivolando in terra su resti umani sparsi sul pavimento, ma non appena cerca di rialzarsi si spalanca una pesante porta di ferro ed appare Leatherface in tutto il suo splendore che l’afferra e la trascina dentro il suo mattatoio personale.  
Jerry, il fidanzato di Sally, nota l’assenza degli amici ed intuisce che possano essersi recati nella fattoria nelle vicinanze. Li raggiunge, ispeziona la casa e si trova di fronte un enorme frigorifero che pensa bene di aprire e dove scopre il corpo di Pam martoriato ma ancora vivo ed agonizzante. Leatherface ricompare in tutto il suo splendore e squarta Jerry a colpi di mannaia.
E la mattanza ha inizio.
non-aprite-quella-porta-1974-tobe-hooper-07-1-960x540 Fattosi buio e senza aver avuto più notizie degli amici Sally e Franklin si avventurano nella boscaglia a “piedi”, visto che le chiavi del furgone le aveva Jerry, ma vengono assaliti dal mostro con la motosega e mentre la ragazza riesce a sfuggirgli lo stesso non si può dire del povero Franklin immobilizzato sulla sedia a rotelle.
Sally torna alla pompa di benzina per chiedere aiuto ma invece di soccorrerla il benzinaio la stordisce e la carica su un camioncino tirandosi a bordo anche l’autostoppista psicopatico che oltre a rivelarsi suo figlio è anche l’autore delle devastazioni avvenute al cimitero.
Da lì a poco il terzetto torna alla fattoria e la famiglia si riunisce. Anche Leatherface è figlio del benzinaio e con loro c’è anche un cadaverico nonno dall’aspetto zombesco.
Tutto questo è troppo per Sally che ha una crisi isterica e sviene per poi risvegliarsi legata ad una sedia ospite di una cena di famiglia il cui piatto principale è composto da salsicce di carne umana.
29texassssssssssssssssssssssssssssssssssApprofittando di una violenta discussione tra il figlio psicopatico e suo padre su chi debba essere l’artefice del colpo fatale alla ragazza, Sally riesce a liberarsi e ad uscire in casa mentre sta albeggiando, subito inseguita da Leatherface con la sua inseparabile motosega ed il fratello. Sopraggiunge un camion che alla vista della ragazza ricoperta di sangue investe il fratello di faccia di cuoio uccidendolo e fa salire sul retro del mezzo Sally. Anche Leatherface viene colpito dal camioncino e si ferisce involontariamente con la sega ad una gamba.  
Inferocito Faccia di cuoio continua il suo inseguimento claudicando e agitando fendenti in aria con la sua motosega. 
Il film si conclude con l’inquadratura di Sally che osserva la scena in preda ad una crisi isterica, mentre una scritta apparsa solo nella prima edizione italiana  si dichiarava che l’intera famiglia era stata arrestata e la ragazza ricoverata in un istituto psichiatrico per i traumi subiti.
non-aprite-quella-porta-9-torna-la-final-girl-del-film-originale-del-1974Capostipite della famosa e falsa dicitura “tratto da fatti realmente accaduti” questo film trae comunque ispirazione dalle gesta di tre serial killer realmente esistiti in America, ed in particolareEd Gein soprannominato “il macellaio di Plainfield” e fonte d’ispirazione dello scrittore Robert Bloch per la realizzazione del suo romanzo “Psycho” 1959 (divenuto film nel 1960 ad opera del regista A. Hitchcock).
Il silenzioso e solitario contadino del Winsconsin, da tutti considerato un tipo riservato ma innocuo dopo la morte della madre (fanatica religiosa e castrante) di cui aveva preso premura di mummificare il corpo, aveva cominciato a coltivare l’hobby di imprigionare, torturare ed uccidere autostoppisti e residenti delle vicinanze. Con alcune parti del corpo preparava manicaretti che offriva in dono ai vicini, mentre con ossa e pelle si costruiva paralumi ed altri oggetti utili per la casa.
Con la pelle delle donne, opportunamente trattata, si era cucito un secondo corpo femminile nudo che indossava nelle notti di luna piena e con cui si aggirava per la campagna facendo lunghe passeggiate.
Proprio da questo fatto del corpo umano ricucito il regista Hooper prese l’idea della faccia ricucita con brandelli di volti umani di Leatherface.
Fu uno dei primi prodotti low budget ad avere un successo internazionale, nonostante fosse stato censurato in molti Paesi, e può a buon credito considerarsi uno dei promotori del genere splatter (ora definito slasher). A dare forza e carattere al film sono anche le riprese scarne e la fotografia asciutta che donano una splendida credibilità alla trama che si dipanava in luoghi desolati e ancora oggi spettatori di assurde atrocità come le immense e desolate pianure americane. Miglia e miglia di territori quasi inesplorati dove esseri umani scompaiono senza motivo e dove vengono ancora ritrovati resti umani di sconosciuti.
Per gli inevitabili sequel/prequel/remake/reboot cliccate qui

Alta Tensione

HAUTE TENSION
FRANCIA – 2003

cast: Cécile de France – Maïwenn – Philippe Nahon – Franck Khalfoun – Andrei Finti – Marco Claudiu Pascu
regia: Alexander Aja 
soggetto & sceneggiatura: Alexander Aja – Grégory Levasseur
musica: François Eudes – Ricchi e Poveri
fotografia: Maxime Alexandre
durata: 92 min.

DVD DIVEO

VALUTAZIONE:

 


“Che emozione…sarà perché ti amo!”

La scena si apre con Aléx e Marie che canticchiando sulle note di “Sarà perché ti amo” si avventurano nella campagna francese dirette alla casa della famiglia di Aléx dove l’aspettano i famigliari (padre, madre e fratellino).
Lo scopo è quello di fornire un posto tranquillo a Marie dove studiare e riuscire finalmente a conseguire il diploma.
Le ragazze sono spensierate e tra frizzi e lazzi (Aléx finge anche di sparire tra i campi di grano spaventando a morte l’amica) raggiungono la loro destinazione ignare che, a poca distanza un sinistro individuo si sta sollazzando con un rapporto orale con una testa decapitata.

Giunte alla meta e fatte le presentazioni di rito la giornata scorre serenamente ma, per lo spettatore, comincia a diventare palpabile la tensione erotica tra le due amiche (più che altro è Marie a subire questa fascinazione); attrazione che diventa concreta quando Marie seduta di sera sul tetto della casa per fumare una sigaretta spia Aléx mentre si fa la doccia e si masturba.
Jeu de main interrotto dall’arrivo di un furgone che si parcheggia davanti all’ingresso e da cui scende un uomo enorme con una lercia tuta grigia.
Appena la porta si apre inizia la mattanza: il padre di Aléx viene schiacciato contro la scalinata dell’ingresso e decapitato, alla madre viene amputata una mano e sgozzata ed il piccolo Tom è devastato dai colpi di un fucile a pallettoni.
Marie riesce a nascondersi in un armadio ma Aléx non è altrettanto fortunata.
Il silenzioso serial killer la rapisce, la carica sul furgone e sparisce nella notte.
Impossibilitata a chiedere aiuto (il maniaco ha tagliato i cavi del telefono) a Marie non resta che infilarsi di nascosto nel furgone dove è prigioniera l’amica ed intraprendere un viaggio allucinante nella speranza di poter fuggire insieme a lei.
Quando l’uomo si ferma ad una stazione di servizio per fare rifornimento Marie sgattaiola fuori e chiede aiuto al commesso del minimarket.
Il killer si accorge che qualcosa non va, massacra il commesso e si mette alla ricerca del terzo incomodo (Marie) che però gli sfugge nascondendosi nel bagno.
Quando il maniaco riparte la ragazza riesce a telefonare alla polizia informandola sull’accaduto ed impossessandosi di una macchina si mette all’inseguimento dell’uomo in tuta grigia.

Interrompo la storia qui (già raccontata in modo succinto) per non togliervi il gusto delle scene a seguire e per non spoilerare il “finale a sorpresa”, ma ci tengo a dirvi che questo è forse uno dei migliori film girati da Alexander Aja che raggiungerà notorietà con il remake de “Le colline hanno gli Occhi” (2006) e quello di “Riflessi di Paura” (2008).
Chiaro omaggio agli splatter degli anni ’70 (e la canzone dei “Ricchi e Poveri” in apertura ci sta come il cacio sui maccheroni) e ispirato per molti versi al romanzo “Intensity” di Koonz, Aja riesce a dare un buon ritmo parallelo alla tensione emotiva e quella erotica (provata da Marie per Aléx) creando un sapiente crescendo condito da uno slasher & gore estremo ma non gratuito.
Anche regalare il colpo di scena prima della fine del film (anche se indizi sono sapientemente sparsi lungo la storia) si è rivelata una scelta vincente.
Se non l’avete già visto recuperatelo in DVD e non rimarrete delusi.
Senza contare che “Haute Tension” è stato uno dei capostipiti del nuovo cinema horror francese anticipato solo da “Dans ma Peau” dell’inarrivabile Marina de Van.

 

Zoombies

USA – 2016

cast: Ione Butler – Andrew Asper – LaLa Nestor – Marcus Anderson – Kim Nielsen – Brianna Chormer – Aaron Groben
regia: Glenn R. Miller
soggetto e sceneggiatura: Scotty Mullen
fotografia: Bryan Koss
musica: Chris Cano
durata: 88 min.

DVD VIDEO

VALUTAZIONE:


“…e cosa vuoi che mi succeda? Siamo in uno zoo mica a Jurassic ParK!”

Ellen ha ereditato un sogno. Un sogno veramente impegnativo.
Suo nonno le ha lasciato in eredità l’Eden, un parco nato per accogliere e proteggere tutte le specie animali a rischio d’estinzione. Ma Ellen è andata oltre e ha dato vita a l’Eden Wildlife Zoo un ambizioso progetto dove, attraverso un percorso guidato, gli esseri umani possono ammirare tutte quelle meraviglie della natura che il progresso sta cancellando dal pianeta.
Tutto sembra filare liscio, ma a pochi giorni dall’inaugurazione, quando arriva un gruppo di stagisti universitari venuti a dare una mano succede l’inimmaginabile.
Nel settore dei primati il dr. Gordon inietta dell’epinefrina ad una piccola scimmia affetta da un virus sconosciuto sviluppando un morbo che si diffonde nell’aria infettando le altre scimmie nel laboratorio e creando un piccolo esercito di zombies.
Nonostante il rapido intervento della Sicurezza i primati fuggono iniziando ad infettare tutti gli animali a zonzo per il parco che cominciano a sgranocchiare, squartare e splatterare il personale e gli studenti ospiti.
La priorità diventa impedire che anche una sola di queste bestie raggiunga la cupola dei volatili; se ciò accadesse e gli uccelli riuscissero a volare via l’intero mondo se la vederebbe brutta. Ma brutta brutta eh?

Lo so, lo so, ultimamente vi sto rifilando ciofeche non indifferenti, ma già normalmente è difficile trovare film di genere decenti senza dover pescare nel vintage, figurarsi cosa si può trovare in giro d’estate!
In ogni caso la Asylum fa un altro colpaccio dei suoi! Dopo aver dato fondo alla serie dei
Sharknado (arrivati finalmente all’ultimo capitolo) nel 2016 sforna questo Zoombies (arrivato solo ora in Italia) e nel 2018 è il momento di Zoombies 2 (inedito, fortunatamente)…ma non preoccupatevi perché ha già in cantiere un bel Zoombies 3 per tutti noi.
Visto che si parla di Asylum credo che ogni ulteriore commento su trama, recitazione ed effetti speciali sia superfluo, ma se abbandonate ogni preconcetto potete passare un’oretta e mezza a ridacchiare sgranocchiando una fetta di cocomero e rinfrescandovi davanti al vostro condizionatore.
Se invece fate i difficili potrei anche propinarvi un bel Lavalantula (2015) ed il sequel 2Lava 2Lantula (2016) spin-off della serie Sharknado dove gigantesche tarantole laviche minacciano il mondo spuntando fuori da vulcani in eruzione!!
In campana, eh!?