Alta Tensione

HAUTE TENSION
FRANCIA – 2003

cast: Cécile de France – Maïwenn – Philippe Nahon – Franck Khalfoun – Andrei Finti – Marco Claudiu Pascu
regia: Alexander Aja 
soggetto & sceneggiatura: Alexander Aja – Grégory Levasseur
musica: François Eudes – Ricchi e Poveri
fotografia: Maxime Alexandre
durata: 92 min.

DVD DIVEO

VALUTAZIONE:

 


“Che emozione…sarà perché ti amo!”

La scena si apre con Aléx e Marie che canticchiando sulle note di “Sarà perché ti amo” si avventurano nella campagna francese dirette alla casa della famiglia di Aléx dove l’aspettano i famigliari (padre, madre e fratellino).
Lo scopo è quello di fornire un posto tranquillo a Marie dove studiare e riuscire finalmente a conseguire il diploma.
Le ragazze sono spensierate e tra frizzi e lazzi (Aléx finge anche di sparire tra i campi di grano spaventando a morte l’amica) raggiungono la loro destinazione ignare che, a poca distanza un sinistro individuo si sta sollazzando con un rapporto orale con una testa decapitata.

Giunte alla meta e fatte le presentazioni di rito la giornata scorre serenamente ma, per lo spettatore, comincia a diventare palpabile la tensione erotica tra le due amiche (più che altro è Marie a subire questa fascinazione); attrazione che diventa concreta quando Marie seduta di sera sul tetto della casa per fumare una sigaretta spia Aléx mentre si fa la doccia e si masturba.
Jeu de main interrotto dall’arrivo di un furgone che si parcheggia davanti all’ingresso e da cui scende un uomo enorme con una lercia tuta grigia.
Appena la porta si apre inizia la mattanza: il padre di Aléx viene schiacciato contro la scalinata dell’ingresso e decapitato, alla madre viene amputata una mano e sgozzata ed il piccolo Tom è devastato dai colpi di un fucile a pallettoni.
Marie riesce a nascondersi in un armadio ma Aléx non è altrettanto fortunata.
Il silenzioso serial killer la rapisce, la carica sul furgone e sparisce nella notte.
Impossibilitata a chiedere aiuto (il maniaco ha tagliato i cavi del telefono) a Marie non resta che infilarsi di nascosto nel furgone dove è prigioniera l’amica ed intraprendere un viaggio allucinante nella speranza di poter fuggire insieme a lei.
Quando l’uomo si ferma ad una stazione di servizio per fare rifornimento Marie sgattaiola fuori e chiede aiuto al commesso del minimarket.
Il killer si accorge che qualcosa non va, massacra il commesso e si mette alla ricerca del terzo incomodo (Marie) che però gli sfugge nascondendosi nel bagno.
Quando il maniaco riparte la ragazza riesce a telefonare alla polizia informandola sull’accaduto ed impossessandosi di una macchina si mette all’inseguimento dell’uomo in tuta grigia.

Interrompo la storia qui (già raccontata in modo succinto) per non togliervi il gusto delle scene a seguire e per non spoilerare il “finale a sorpresa”, ma ci tengo a dirvi che questo è forse uno dei migliori film girati da Alexander Aja che raggiungerà notorietà con il remake de “Le colline hanno gli Occhi” (2006) e quello di “Riflessi di Paura” (2008).
Chiaro omaggio agli splatter degli anni ’70 (e la canzone dei “Ricchi e Poveri” in apertura ci sta come il cacio sui maccheroni) e ispirato per molti versi al romanzo “Intensity” di Koonz, Aja riesce a dare un buon ritmo parallelo alla tensione emotiva e quella erotica (provata da Marie per Aléx) creando un sapiente crescendo condito da uno slasher & gore estremo ma non gratuito.
Anche regalare il colpo di scena prima della fine del film (anche se indizi sono sapientemente sparsi lungo la storia) si è rivelata una scelta vincente.
Se non l’avete già visto recuperatelo in DVD e non rimarrete delusi.
Senza contare che “Haute Tension” è stato uno dei capostipiti del nuovo cinema horror francese anticipato solo da “Dans ma Peau” dell’inarrivabile Marina de Van.

 

Zoombies

USA – 2016

cast: Ione Butler – Andrew Asper – LaLa Nestor – Marcus Anderson – Kim Nielsen – Brianna Chormer – Aaron Groben
regia: Glenn R. Miller
soggetto e sceneggiatura: Scotty Mullen
fotografia: Bryan Koss
musica: Chris Cano
durata: 88 min.

DVD VIDEO

VALUTAZIONE:


“…e cosa vuoi che mi succeda? Siamo in uno zoo mica a Jurassic ParK!”

Ellen ha ereditato un sogno. Un sogno veramente impegnativo.
Suo nonno le ha lasciato in eredità l’Eden, un parco nato per accogliere e proteggere tutte le specie animali a rischio d’estinzione. Ma Ellen è andata oltre e ha dato vita a l’Eden Wildlife Zoo un ambizioso progetto dove, attraverso un percorso guidato, gli esseri umani possono ammirare tutte quelle meraviglie della natura che il progresso sta cancellando dal pianeta.
Tutto sembra filare liscio, ma a pochi giorni dall’inaugurazione, quando arriva un gruppo di stagisti universitari venuti a dare una mano succede l’inimmaginabile.
Nel settore dei primati il dr. Gordon inietta dell’epinefrina ad una piccola scimmia affetta da un virus sconosciuto sviluppando un morbo che si diffonde nell’aria infettando le altre scimmie nel laboratorio e creando un piccolo esercito di zombies.
Nonostante il rapido intervento della Sicurezza i primati fuggono iniziando ad infettare tutti gli animali a zonzo per il parco che cominciano a sgranocchiare, squartare e splatterare il personale e gli studenti ospiti.
La priorità diventa impedire che anche una sola di queste bestie raggiunga la cupola dei volatili; se ciò accadesse e gli uccelli riuscissero a volare via l’intero mondo se la vederebbe brutta. Ma brutta brutta eh?

Lo so, lo so, ultimamente vi sto rifilando ciofeche non indifferenti, ma già normalmente è difficile trovare film di genere decenti senza dover pescare nel vintage, figurarsi cosa si può trovare in giro d’estate!
In ogni caso la Asylum fa un altro colpaccio dei suoi! Dopo aver dato fondo alla serie dei
Sharknado (arrivati finalmente all’ultimo capitolo) nel 2016 sforna questo Zoombies (arrivato solo ora in Italia) e nel 2018 è il momento di Zoombies 2 (inedito, fortunatamente)…ma non preoccupatevi perché ha già in cantiere un bel Zoombies 3 per tutti noi.
Visto che si parla di Asylum credo che ogni ulteriore commento su trama, recitazione ed effetti speciali sia superfluo, ma se abbandonate ogni preconcetto potete passare un’oretta e mezza a ridacchiare sgranocchiando una fetta di cocomero e rinfrescandovi davanti al vostro condizionatore.
Se invece fate i difficili potrei anche propinarvi un bel Lavalantula (2015) ed il sequel 2Lava 2Lantula (2016) spin-off della serie Sharknado dove gigantesche tarantole laviche minacciano il mondo spuntando fuori da vulcani in eruzione!!
In campana, eh!?

The Carpenter’s House

ITALIA – 2016

cast: Alessia Semprebuono – Selene Feltrin – Soraya Maggio – Marika Esposito – Tony Tuono – Marco Mazzola
regia: Brace Beltempo
soggetto e sceneggiatura: Brace Beltempo
fotografia: Steve Saints
durata: 78 min.

DVD VIDEO

 

VALUTAZIONE:

 


“Non preoccupatevi troiette, gireremo un video che spacca!”

Quattro ragazze di una band metallica si lasciano convincere dalla più “scellerata” di loro a girare un video musicale da pubblicare in rete in una vecchia casa abbandonata che anni prima era stata teatro di una serie di efferati e sanguinari omicidi ad opera di un folle maniaco (di cui non ci è dato sapere di più se non qualche vago accenno).
Superfluo aggiungere che le cose non andranno per il meglio: ad una ad una le sgallettate cadranno vittima di qualcuno altrettanto pazzo in un profluvio di scene splatter con generose manciate di tette e culi al vento.
L’assassino è inarrestabile e se la gode a riprendere i suoi capolavori “in working”.
Sorpresona finale.

 


E poi continuiamo a chiederci che fine ha fatto il cinema horror italiano…
Pellicoletta realizzata da un regista di clip musicali e pubblicitarie editato nel 2016 ma che la Home Movies ha trovato il coraggio di distribuire in DVD solo nel 2018. La trama? Poco importa. Recitazione indegna? Lasciamo correre.
Ma secchiate di sangue e frattaglie e scene che rasentano l’hardcore seminate qua e là con attrici, compresa quella che “recita” la parte della pudica, che sembrano caricate dai bordi dei marciapiedi della Togliatti non bastano a dare neanche un’apparenza di film di genere alla pellicola.

Che fine ha fatto il cinema horror italiano? Eccolo qua…mentre registi come Ivan Zuccon (sublime traspositore di H.P. Lovecraft) è costretto a rivolgersi all’estero per trovare una degna distribuzione….

P.S. notate come nel trailer non venga pronunciata una singola parola… chissà perché!?! (scelta moooolto saggia, a parer mio!)

Su, facciamo FEAST!

FEAST – FEAST II – FEAST III

Feast-2005

 Roba di qualche anno fa, di cui si sarà straparlato, ma che io ci avevo voglia di mettere in archivio…


FeastUSA – 2005

 cast: Navi Rawat – Balthazar Getty – Henry Rollins – Jenny Wade – Judah Friedlander – Clu Gulager – Krista Allen
regia:
Jhon Gulager 
soggetto e sceneggiatura:
Marcus Dunstan – Patrick Melton
fotografia:
Thomas L. Callaway
musica:
Stephen Edwards
durata:
105/90 min
INEDITO

VALUTAZIONE:
corvi07
1/2

 


“Io sono quello che vi salverà il culo”

Il pregresso clinico della pellicola è cosa abbastanza nota: qualche anno fa in America esisteva un format dove attori e produttori dello star system hollywoodiano offrivano a registi emergenti la possibilità di girare un film su soggetti creati da loro; e da qui ha origine Feast e così si spiega anche il perché della presenza di attori come Affleck e Damon e produttori al pari di Craven tra gli executive producers. Detto questo, si parte.

Feast_fangoria-715246Deserto del Texas. Proprio al centro di quel buco di culo pieno di sabbia ci trovate uno sbilenco saloon frequentato dalla feccia più squallida in circolazione. In quel posto dimenticato da Dio bivaccano vecchie bagasce in pensione, delinquenti di mezza tacca, bikers lesbiche dall’ormone fuori controllo, sfigati in cerca di loro simili e ragazze senza un futuro che tirano a campare alla giornata.
E proprio lì, dove ogni notte è uguale all’altra e non succede mai niente che, all’improvviso, capita di tutto.
Un uomo irrompe nel locale, armi fumanti in pugno, adrenalina a duemila e vestiti strappati che grondano sangue, portandosi dietro un devastante carico di violenza e brutalità.
Senza avere neanche il tempo di capire cosa sta accadendo (se mai ne fosse capace) quella improbabile “corte dei miracoli” si ritrova assediata da sgangherati, osceni e feroci mostri mutanti decisamente incazzati e molto, molto, affamati
Feast-2005-03Ecco, la storia è tutta qui, ma ciò che conta veramente in Feast è quello che ruota attorno alle quattro righe della trama.
I personaggi, brillantemente delineati con due cazzate ironiche sovraimpresse sulla pellicola, non sono i soliti desperados ammantati di fascino ma dei veri sfigati senza speranza; la violenza (tanta e gratuita) è becera ed impietosa e colpisce basso e alla cieca come nella vita reale (gli “eroi” sono i primi a lasciarci la pelle). Ritmo serrato ed urlato; isterismo compulsivo; pochissimo eroismo e tanta vigliaccheria. L’umorismo macabro si accomoda scivolando tra viscere e feci e i minuti di “guerra all’ultimo mostro” galleggiano via, sguazzando in ettolitri di sangue, bava e piscio. Il tempo passa e ti godi il film schivando arti tranciati e stando attento a non scivolare sul macinato di budella sparso in terra. Splatter estremo con digitale al minimo e vagonate di lattice (e a noi ci piace così) reso più credibile da movimenti di macchina frenetici e fuorvianti.
Chi siano i mostri nessuno lo spiega (anche se l’incipit del trailer qualche indizio lo da), ma l’importante e che sono bruttissimi, sguaiatissimi e triviali assai.
Puoi chiedere di più ad uno slasher girato come si deve?
All’epoca Gulager aveva fatto di più come attore e direttore della fotografia che come regista, ma ha saputo far fruttare l’esperienza “sul campo” realizzando un film godibilissimo e che mette subito in tavola le carte in gioco con la chiara premessa di non voler essere preso “sul serio”.
Anche per questo il 7 e 1/2 della valutazione ci sta tutto.


FEAST II – SLOPPY SECOND
feast-2-sloppy-secondsUSA – 2008

cast: Martin Klebba – Jenny Wade – Clu Gulager – Diane Ayala Goldner – Cassie Shea Watson – Katie Supple Callais – Josh Blue
regia: John Gulager
soggetto e sceneggiatura: Marcus Dunstan – Patrick Melton
fotografia: John Gulager – Alexandre Lehmann – Kevin Atkinson
musica: Stephen Edwards
durata: 95 min
INEDITO

VALUTAZIONE:
corvi05
e poco più

 


halloween-feast2Allora: tra i partecipanti al “festino di sangue” del primo film c’era anche Harley Mom, una biker dura e pura e, come la maggior parte degli avventori, quella notte nel saloon ci ha stirato le zampe (e perso in giro qualche altro organo). Il giorno successivo al massacro in quel posto dimenticato da tutti arriva Biker Queen, sorella gemella di Harley e capo di una banda di motocicliste incazzose. Queen sta cercando Harley e dopo aver fatto una “chiacchierata amichevole” con il barista viene a conoscenza di quanto avvenuto e della responsabilità di un certo Bozo (un delinquente di mezza tacca) nella morte della sorella. Dopo aver “convinto” il barista ad aiutarla Queen scende in città in cerca di Bozo e di vendetta ma, una volta arrivati, il gruppetto trova solo rovine e caos.
A quanto pare quelli al saloon non erano gli unici mostroni in giro e un gruppo di loro aveva deciso di rallegrare la nottata degli abitanti del posto sgranocchiandoli un po’.
Ben presto altri sopravvissuti si uniranno alle bikers ed al barista e la mal assortita combriccola cercherà disperatamente di vivere abbastanza per trovare il modo di fuggire dalla città.
feast2 bikersDopo tre anni Gulager accontenta i fans del primo Feast e sforna questo Sloppy Seconds ma, sinceramente, poteva sforzarsi un po’ di più. Dallo svolgimento della trama (ancora più esile della prima) si capisce l’intento di generare una trilogia ma, invece di essere una pellicola ponte tra il primo film ed il suo epilogo, Feast II sembra più un intervallo.
Sangue e liquami vari vengono sparsi a camionate ed il regista spinge troppo il pedale dell’eccesso mettendo in campo personaggi bizzarri e creando situazioni al limite dell’assurdo. Alcuni siparietti viaggiano al livello di una scorreggia di De Sica in un cinepanettone ed il risultato di queste intemperanze stilistiche è un film pericolosamente in bilico tra grottesco (bello) e ridicolo (brutto).
Altra scelta infelice, a mio avviso, è stata quella di mettere in luce le fattezze dei mostroni che in Feast, complice le riprese notturne e i movimenti rapidi di macchina, erano confusi e poco delineati. Il lattice si vede tutto e le creature assumono la caratura di personaggi sgangherati perdendo buona parte del loro fascino assassino.
In ogni caso il film scorre e ci si diverte, anche se meno; basta ignorare il continuo rincorrersi a vuoto dei personaggi e la totale inutilità di alcune scene.


FEAST III – THE HAPPY FINISH
feast-3-happy-finish-dvd-coverUSA 2009

cast: Martin Klebba – Jenny Wade – Diane Ayala Goldner – Tom Gulager – Carl Anthony Payne II
regia: Clu Gulager
soggetto e sceneggiatura: Patrick Melton – Marcus Dunstan
fotografia: Kevin Atkinson – Alexandre Lehmann
musica: Stephen Edwards
durata: 83 min.

VALUTAZIONE:
corvi05
e 1/

 


feast3-4

A quanto pare lasciare la città non è cosa facile e ai pochi disgraziati scampati al massacro non resta che aggirarsi tra rovine e morte allo scopo di vivere un minuto di più. Durante questo sanguinoso calvario i “nostri eroi” incontreranno personaggi più strani di loro (si vede che gli sciroccati hanno una forte predisposizione alla sopravvivenza) che andranno a rimpolpare le fila di quei “morti che camminano”Uno di questi è Shot Bus Gus, uno pseudoprofeta totalmente fuori di testa che, però, sembra avere una sorta di controllo sui mostroni. Shot Bus fa agghiaccianti rivelazioni sulle creature affermando di conoscere il luogo dove vengono generate e invece di un saggio: “…e stì ca@@i! Troviamo un posto dove barricarci e vediamo come va a finire” come  risposta, quella manica di senza Dio decide di andare a combattere il nemico in casa sua.
feast_3_happy_finish-15Con “The Happy Finish” Gulager gioca sporco ma, purtroppo per lui, la paraculaggine non ha pagato.
La genuina e spontanea demenzialità del film originale è soppiantata da un allucinante nonsense studiato a tavolino; ogni occasione è buona per schizzare frattaglie in giro, dilatare l’estremo fino a strapparne i lembi e sfruttare l’opportunità di travalicare l’osceno. Lo scopo è quello di infligge
re colpi mortali e Gulager & co. lo fanno tirando di tutto addosso allo spettatore, senza neanche prendere la mira.
L’inventiva non manca: teste mangiate e ricacate a tempo di record, stupri alieno/anali dalle conseguenze esplosive e altre amenità simili fanno di Feast III – The Happy Finish il film più slasher o splatter o come volete chiamarlo voi, della trilogia, ma anche il più debole ed il meno divertente (nonostante le assurdità che cerca di propinare). La volgarità di certe scene non disgusta, né scandalizza, né attrae ma ti lascia con un “vabbhé, questa se la potevano risparmiare” che ti ronza in testa.
Il finale a sorpresa (che sorprende davvero per la sua illogicità) fa crollare la traballante impalcatura che sostiene l’impianto filmico. Ed il giocattolo viene irrimediabilmente rotto.
La trilogia diverrà un cult (come tanti altri film meno meritevoli di questi), ma non assurgerà di certo a mito. Peccato.

Nessun trailer decente per questo film, quindi accontentatevi di qualche immagine.

Scroto Mostresco

Scroto Mostresco

Tette Killer

Tette Killer

Foto Ricordo

Foto di Gruppo

 

 

Come una Crisalide

1aka Symphony Blood Red
ITALIA – 2009

cast: Antonio Tentori – Sharon Alessandri – Anna Morosetti – Simona Oliverio – Riccardo Serventi Longhi – Nikol Brown – Fabio Giovannini – Claudio Simonetti
regia: Luigi Pastore
soggetto: Luigi Pastore
sceneggiatura: Antonio Tentori – Luigi Pastore
fotografia: Tiziano Pancotti – Emanuele Princi
musica: Claudio Simonetti (Daemonia) – autori vari
durata: 80 min

sinister logo

VALUTAZIONE:
corvi05


“Daje Omoné…famose der male!”

Symphony_in_Blood_Red_6
Crisalide è uno psicopatico un pochetto avvelenato con tutto il mondo ed è in cura presso una psicologa (psichiatra?) talmente brava che quando gli prospetta un ricovero in una clinica lui, per manifestare il proprio disappunto, la sconocchia e la decapita. E visto che, dopo siffatta oltragiosità, il nostro affezionato pazzo omicida prova una sorta di giovamento spirituale, decide di proseguire in questa terapia documentando il tutto con una digitale.
OPEWAM036596E così via di rampino e coltellaccio allo scopo di “esorcizzare” le proprie paure; prima vendicandosi di coloro che ritiene responsabili della sua condizione, poi scegliendo le vittime in maniera casuale ed immotivata(una prostituta ed il suo cliente, una coppietta di coatti appartati e compagnia cantando).
Questo finché la sua attenzione non viene catturata da una ragazza. Una anima “pura” come lui che legge poesie di Rimbaud seduta in riva al lago.
Viene da sé che Crisalide comincia ad andare in cortocircuito e da lì a poco il tragico epilogo è assicurato.
Symphony_in_Blood_Red_7
Innanzitutto voglio ringraziare l’esimio dr.W., stimato professionista nella sua categoria e uomo dalla indubbia moralità e cultura che, grazie ad un ingannevole invito a cena mi ha sottoposto alla visione di questo film al grido della frase (già citata come incipit):
 “Daje Omoné…famose der male!” confermandomi (se mai ce ne fosse stato bisogno) l’inquetante dualismo che alberga nella psiche del dr.W., di giorno apprezzato luminare, di notte empio consumatore di pellicole trash e di dubbia provenienza.
Chiarito questo passo a commentare il visionato cercando di non risultare troppo offensivo nei confronti del regista che, almeno dalle foto di Google, mi risulta essere un omone dallo sguardo ed il sorriso poco rassicuranti. Ma in fondo questi sono i rischi del mestiere
Che dire? In “Come una Crisalide” c’è un po’ di tutto. C’è il trauma, ci sono i flashback in b/n, ci sono gli interminabili deliri sussurrati dal pazzo, ci sono le allucinazioni, le riprese stile mockumentary, gli omicidi, il sangue, la violenza e le musiche di Simonetti…c’è persino una citazione del “maestro” Argento come ouverture ad effetto. Si, c’è proprio tutto, anzi quasi.
Manca solo una cosa: la coerenza.
Qualcuno dovrebbe spiegare al regista che fare un film non è uguale a praticare l’alchimia. Non basta buttare gli ingredienti in un pentolone e rimestare fino a cottura raggiunta per tirare fuori una pellicola che abbia un  senso di compiuto. Ogni elemento deve avere una sua precisa collocazione nel tempo e nello spazio per avere e dare continuità. La trama è debole e stupida, il serial killer è debole e stupido, le vittime sono deboli e stupide e deboli e stupide sono la struttura e le motivazioni insite nella follia della Crisalide.
Incoerente persino nelle inquadrature dove ci sono scene che rimbalzano dal laghetto dell’Eur alla passeggiata del Pincio; per tornare in zona Cecchignola e rimbalzare nei pressi di p.zza Bologna. E solo Dio sa quanto è irritante per chi conosce la città dove è girato il film notare questi strafalcioni topografici da teletrasporto. E sugli effetti speciali…sembra che Stivaletti di suo ci abbia solo messo la firma tanto sono anonimi e…incoerenti.
hqdefaultAvvertenza: alla 122° inquadratura dell’occhio azzurro ed allucinato del serial killer verrete posseduti dall’irrefrenabile impulso di cavarglielo…resistete, il prezzo di un nuovo apparecchio televisivo non vale tanto sfogo e non risolverebbe il problema.