Z vuole Giocare

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Z aka Z wants to Play
USA – 2019

cast: Keegan Connor Tracy – Jett Klyne – Sean Rogerson – Sara Canning – Stephen McHattie – Chandra West
regia: Brandon Christensen
soggetto e sceneggiatura: Brandon Christensen – Colin Minihan
fotografia: Bradley Stuckel
musica: Brittany Allen
durata: 85 min.

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midnight factoryDVD VIDEO BLURAY

 


VALUTAZIONE:
sufficiente
3/4

MV5BODg1OTBhNmYtNzhlNC00YWMzLWFhZGItNTcxNzM0Y2UzY2Y2XkEyXkFqcGdeQXVyMjcwMzM0OTI@._V1_Tipica famigliola americana: Kevin (marito coglionazzo tutto preso dal lavoro e con zero senso di responsabilità), Elizabeth (madre con problematiche famigliari derivate da un’infanzia difficile, iperapprensiva ed affetta da sindrome depressiva), Joshua (figlio di 8 anni, introverso, timido e riservato) e nonna agonizzante nella camera da letto al piano di sopra ( vecchia stronza causa delle problematiche infantili di Elizabeth).
Tutto nella norma, almeno per questo genere di film.
MV5BNGUwZWM3MmMtNDg5NC00NmNmLTljZGYtODkwMjYzMzgxZjRmXkEyXkFqcGdeQXVyNTY0NzUxNA@@._V1_Vista la difficoltà ad interagire con i suoi coetanei Josh si crea il suo bell’amichetto immaginario (cosa che sembra nella norma nei nuclei familiari d’oltreoceano) ed il fatto non sembra alterare più di tanto la quotidianità della casa; poi però le cose cominciano a prendere una piega un po’…inquietante.
Il bambino sembra sempre più concentrato sulla figura di “Z” (il nome del personaggio da lui inventato), comincia a pretendere che a tavola venga apparecchiato anche per lui e si isola quasi del tutto da ciò che lo circonda.
Il marito coglionazzo minimizza, la moglie paranoica esaspera la situazione e per amore di una serena convivenza decidono di portare il ragazzo da uno psicologo infantile.
MV5BNTI3NWE2YmItMzIyZi00YWIxLWJjMmMtNzgzYWQwNWIzOGZmXkEyXkFqcGdeQXVyMjcwMzM0OTI@._V1_Il Dr. Seager, naturalmente, li tranquillizza confermandogli che si tratta di un fenomeno molto più comune di quello che si pensi (forse dalle parti loro) e li congeda assicurandogli che crescendo Josh dimenticherà il suo “amico fantasma” per dedicarsi alle cose più concrete della vita. Solo quando sente il ragazzo pronunciare il nome del suo “compagno di giochi” mentre stanno uscendo dallo studio lo psicologo ha un lieve sussulto ed assume un’aria pensierosa e riflessiva.    Contrariamente a quanto affermato dal luminare la situazione tende rapidamente a peggiorare. Il ragazzo diventa brusco e irrispettoso, violento con i compagni di scuola (tanto da essere allontanato dall’istituto) e sempre più soggiogato da Z che sembra aver preso il controllo sulle azioni di Josh.
80x2GDIl giovane arriva persino a dipingere l’aspetto del suo amico sulla parete della sua stanza, una figura (non proprio rassicurante) che risveglia una vaga reminiscenza nei ricordi quasi cancellati dell’infanzia della madre, sempre più preoccupata. Il marito, au contraire, continua a cazzeggiare come se nulla fosse.
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Ad aumentare  l’agitazione della donna (forse accentuata dall’uso di ansiolitici) è anche la crescente sensazione che “qualcosa” stia realmente prendendo forma tra quelle quattro mura, mentre strani incidenti e sinistre visioni iniziano a mettere in fermento il suo stato d’animo, portandola a mettere in dubbio il suo già precario stato d’equilibrio mentale.
Il bandolo della matassa comincia a districarsi con la morte della nonna di Josh. 
Con l’aiuto della sorella Jenna, una mezza sbandata, mezza alcolizzata, mezza tossica che vive in un casolare a ridosso della ferrovia comincia raggruppare le poche cose lasciate dalla madre mentre rievocano la loro “infanzia felice” trascorsa con una donna arida ed anaffettiva che si era ulteriormente allontanata dalle figlie dopo il suicidio del marito.MV5BNWE5Y2ZlZmItYTI3Ny00Yzg4LWIyYWYtYzQ0YWUyNTM1YzdjXkEyXkFqcGdeQXVyMjcwMzM0OTI@._V1_
Appena le era stato possibile Jenna era fuggita da quell’ambiente glaciale ed anche ora non riesce a salire per dare l’estremo saluto alla tanto “amata” salma.
Rovistando nello scantinato le due trovano in uno scatolone un vecchio proiettore ed alcuni filmini che portano nel salone per dimenticarsene pochi minuti dopo.
Neanche la soddisfazione di essersi tolta il “peso” di dover assistere una donna per cui non provava alcun legame affettivo riesce a distogliere la crescente ossessione della figura di “Z” che sembra aver preso a perseguitare anche lei.
MV5BOGJlYzkxNGYtNmIxMS00MjMwLWIyNTItMzRjMTQ5ZWY5MTYyXkEyXkFqcGdeQXVyMjcwMzM0OTI@._V1_Una sera, mentre è sola in casa (ma guarda un po’) con il figlio che dorme nel suo lettuccio si ricorda dello scatolone abbandonato, riesuma il tutto e si mette a guardare i vecchi filmini di famiglia…e da lì la sconvolgente rivelazione: anche lei da bambina aveva avuto un “amico immaginario” ed anche il suo si chiamava “Z“!
E quando la voce fuori campo visivo (quella del padre) le chiede cosa farà quando Z se ne andrà si sente rispondere che il suo amico non se ne andrà mai, che rimarranno sempre vicini e che, anzi, si sposeranno!
Nel frattempo, anche quel geniaccio del dottor Seager è riuscito a riannodare alcuni fili e ricorda che, in passato, aveva avuto in cura anche Elizabeth per la stessa problematica del figlio (ecco perché il nome di Z gli era risuonato famigliare). 
MV5BZmJhODhjYjYtYzRiZC00ODMyLThmYWYtZmE1ZmU3Y2Q3NzIxXkEyXkFqcGdeQXVyMjcwMzM0OTI@._V1_FMjpg_UX1280_Contattata la donna le riporta a galla tutti i ricordi sopiti “accusandola” di essere l’inconsapevole artefice della creazione di “Z” nell’immaginario del figlio riversando su di lui tutte le sue insicurezze ed i traumi subiti nella sua disastrosa infanzia, ma Elizabeth è di tutt’altro avviso: Z è qualcosa di reale, mostruosamente e letalmente reale e sta usando Josh per costringerla a mantenere fede alla promessa che aveva fatto da bambina: vivere con lui per sempre.
Ora la donna si trova di fronte alla drammatica scelta di permettere la sistematica distruzione della sua famiglia o tener fede al legame stretto con Z.
6a0168ea36d6b2970c026bdea13820200cUn pizzico di “Haunting“, una dose di “Babadook“, una spruzzatina di “Sinister” ed il gioco è fatto….
Ma…si perché c’è un ma, anzi, più di uno. Nonostante la ripetitività di questa tipologia di pellicole ci sono alcuni punti a suo favore.
La tensione e l’atmosfera sono miscelati con una certa abilità, gli jumpscares dosati ed inseriti al momento giusto, gli attori recitano con convinzione e la storia offre diverse chiavi di lettura su cui lo spettatore può puntare la sua scelta.
Sia che si tratti di una “creazione psicotica” trasmessa di madre in figlio, un’entità maligna che ha preso di mira Elizabeth e progenie, o la materializzazione dell’incapacità generazionale di interagire che ha infettato la stirpe, questo “Z” di danni materiali ne compie parecchi (tanto per citarne uno la fine drammatica del marito cazzone, identica a quella subita dal padre di Elizabeth) e alla fine dei conti il film scorre senza annoiare alla faccia del prevedibile finale. 
Unica “grossa pecca” è stata quella sprecare un grande attore come Stephen McHattie, relegandolo al ruolo appannato ed inutile dello psicologo tanto banale, quanto privo di spessore.

Hellgate

Hellgate-Coveraka SHADOWS
(USA/THAILAND 2011)

cast: Cary Elwes – Ploy Jindachote – William Hurt – Vjvada Umarin – Paula Taylor
regia: John Penney
soggetto e sceneggiatura: John Penney
musica: Nobuhiko Morino
durata: 94 min
INEDITO


hellgate cap3

Jeff Mathews (Cary Elwes) brillante uomo d’affari americano è felicemente sposato con Som (Paula Taylor), splendida ragazza tailandese. Approfittando di una pausa lavorativa Jeff con la moglie ed il figlio Kyle si recano a Bangkok per una breve vacanza ed una visita al padre di Som…ma la tragedia (come al solito) incombe.
Lasciato l’aeroporto la famiglia rimane coinvolta in un terribile incidente automobilistico dove Som e Kyle muoiono, mentre Jeff cade in coma. Al suo risveglio, quasi un mese dopo, l’uomo si ritrova nella casa del suocero assistito da Choi Luang (Ploy Jindachote), giovane e bella infermiera specializzata nella cura dei malati terminali.
42895874881787754494La riabilitazione dell’uomo è dura e tormentata e non solo per i traumi fisici; infatti Jeff inizia a soffrire di allucinazioni visivo/uditive dove percepisce persone accanto a lui che muoiono nei modi più tremendi. Inoltre si sente come “svuotato”, incapace persino di provare dolore per la perdita dei suoi cari. Confidatosi con Choi, scopre di aver acquisito la capacità di “vedere la gente morta”, ma solo se si trova nel luogo ed alla stessa ora in cui è avvenuto il trapasso, poi la situazione precipita: le anime dei defunti cominciato ad accorgersi della sua presenza ed arrivano ad interagire con lui, anche in maniera violenta (un morto che lo afferra per un braccio gli lascia una profonda ustione) e di pari passo la salute dell’uomo peggiora invece di migliorare.
hellgate cap5Preoccupata Choi convince Jeff a rivolgersi a  Mae Noi (Viyada Umarin) zia medium della ragazza che dopo aver tentato inutilmente di “curare” l’uomo con un esorcismo ne subisce l’infausta ritorsione ammalandosi fino a perdere le forze.
L’ultima chance per Jeff sembra essere Warren (William Hurt), uno stregone occidentale che vive isolato dal mondo (ma attorniato da belle fanciulle discinte) lungo la costa. Warren spiega a Jeff il casino in cui è andato ad infilarsi. Incapace di distaccarsi dalla moglie e dal figlio la sua anima è rimasta ancorata a quella dei suoi cari ed insieme a loro è trasmigrata nel Regno dei Morti  (luogo di transizione delle anime), lasciando il suo corpo svuotato, ma capace di creare una sorte di ponte tra il nostro mondo e l’aldilà. Ora il suo corpo privo di essenza sta morendo e la sua anima rischia di rimanere per sempre perduta.
hellgate2Warren in un primo tempo si rifiuta di aiutarli, poi si lascia convincere da Mae Noi e  conduce Jeff e Choi nel profondo della foresta per raggiungere il Regno dei Morti, dove dimorano gli asuragai parademoni che si nutrono di carne umana, esiliati in quel limbo secoli prima dai saggi mawphi (?).
Choi dovrà fungere da faro guida verso il mondo reale, mentre Jeff dovrà superare la barriera della vita per tentare di recuperare la sua anima.
hellgate


Prendete due cucchiaiate de “La Zona Morta”, aggiungete una manciata de “Il Sesto Senso”, un pizzico di “Mothman Prophecy” ed una spolverata di “Dragonfly”; fate riposare il tutto per 94 min e siete pronti a servire “Hellgate”.
Dopo la buona prova data con “Il Ritorno dei Morti Viventi 3” ed altri film (come writer) stavolta John Penney ha toppato alla grande. Se sulla carta una storia come quella di Hellgate può funzionare filmicamente parlando non offre nulla di stimolante o innovativo. Inoltre Penney è agli esordi dietro la macchina da presa (dopo un fantomatico thriller intitolato “Zyzzyx Rd” del 2006) e sarebbe stato saggio per lui cimentarsi con qualcosa di meno “ostico” ed arzigogolato. Anche gli attori principali (Cary e Hurt) sembrano due bamboccioni scesi dal pero che gironzolano avanti ed indietro lungo la trama senza trovare una convincente collocazione, cercando di fare i fascinosi ed i misteriosi, con risultati deludenti. L’atmosfera latita ed il tentativo di dare una sorta di misticismo orientale al tutto non attecchisce.
Di buono c’è che ci vengono evitati i soliti spettri alla “Ring”; niente movimenti a scatti, donne con capelli fluttuanti e scricchiolii d’ossa e l’immagine che ci viene data di Bangkok non è quella offerta ai turisti, ma la visione di una qualsiasi metropoli come potrebbe essere New York o Londra.
Limpida e curata la fotografia ed affascinanti le riprese nelle foreste dell’entroterra; inquietante la trasposizione del Regno dei Morti con gli orribili parademoni cannibali, ma non basta, perché l’effetto soporifero incombe.

sufficiente

Shadow People

Shadow People [Sub-ITA][2013]aka The Door
USA 2012

cast: Dallas Roberts – Alison Eastwood – Anne Dudek – Mariah Bonner – Chris Berry – Jonathan Baron
regia: Matthew Arnold
sceneggiatura: Travis Rook – Matthew Arnold
musica: Corey Wallace
durata: 89 min
INEDITO


7742_3Charlie “Crowe” Camfield ha una vita piatta ed un lavoro banale come  speaker radiofonico di un programma notturno in una piccola cittadina, ma la sua esistenza ha un’improvvisa impennata quando una notte Jeff, un 17enne all’apparenza paranoico e dissociato, gli telefona in trasmissione affermando di essere perseguitato dalle “Ombre”.
Charlie “taglia corto” e chiude la telefonata convinto si tratti del solito teenager un po’ “schizzato”, ma cambia idea quando il mattino successivo trova fuori la porta di casa una busta con dei documenti. Si tratta di informazioni e fotografie riguardanti degli studi effettuati negli anni ’70 da un certo professor Aleister Ravenscroft e disegni tutti incentrati su inquietanti ombre dall’aspetto minaccioso. Quando quella sera Jeff telefona di nuovo Charlie decide di dargli spago nella speranza di saperne di più su quegli esperimenti e d’innalzare il picco della audience del programma.
Il ragazzo è in preda al panico ed asserisce di essere minacciato da figure che lo4059907274_cbfa26d456_z spiano, mischiandosi con il buio e le ombre, in attesa che si addormenti per ucciderlo. La telefonata assume toni isterici e culmina nel momento in cui Jeff dice di avere con se una pistola e successivamente si sente un colpo di arma da fuoco. Per fortuna il ragazzo non si è ucciso ma ha sparato un colpo a vuoto e viene subito rintracciato dalla polizia e ricoverato in ospedale per accertamenti. Charlie viene convinto dalla Produzione a recarsi a far visita a Jeff, per fugare ogni dubbio di una “bufala” ordita dall’emittente e dare un’altra spinta allo share, ma quando lo speaker giunge all’ospedale l’infermiera di turno lo informa che il ragazzo è inspiegabilmente morto nel sonno.
Sempre più convinto della connessione dell’episodio con gli incartamenti riguardanti Ravenscroft, Charlie comincia ad indagare e a diffondere le sue teorie durante le trasmissioni.
E le inspiegabili morti notturne si moltiplicano.


L’idea di base, cioè creare una connessione con il fenomeno della “Sindrome della morte notturna improvvisa ed inspiegabile” (che ebbe un suo impressionante picco negli anni ’70) con il mito del “Popolo Ombra” (che ha una miriade di fanatici sostenitori) non era poi malaccio, purtroppo, come spesso accade, il regista mette troppa carne al fuoco; la storia prende mille direzioni e non arriva da nessuna parte. I personaggi non sono approfonditi e non bastano gli spezzoni delle pseudointerviste reali che si infiltrano nella trama per dare uno spessore a qualcosa che risulta bidimensionale ed inconcludente. E poi, alla fine, una sottospecie di teoria la vuoi accennare? Chi sono questi del Popolo Ombra: Alieni? Fantasmi? Creature di altre dimensioni? Molisani in trasferta?
Non pessimo, ma un’altra occasione sprecata. E la faccia di cera di Dallas Roberts non aiuta.

mediocre

Il Misterioso Caso Peter Proud

il Misterioso Caso Peter ProudThe Reincarnation of Peter Proud
USA 1975

regia: J. Lee Thompson      durata: 103min
cast: Michael Sarrazin – Jennifer O’Neil – Margot Kidder – Cornelia Sharpe – Paul Hecht

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Peter Proud è un giovane professore universitario, che conduce una vita serena e poco impegnativa tra le lezioni di Storia e gli incontri con l’amante Nora, anche lei professoressa. Le cose hanno una brusca svolta quando Peter comincia ad avere incubi molto realistici su di lui che nuota di notte in un lago. Di sogno in sogno si aggiungono particolari agghiaccianti: nell’acqua (in cui è nudo) viene raggiunto da una donna in una barca e, dopo una breve colluttazione, “si vede” morire sul fondo del lago dopo essere stato colpito ripetutamente con un remo.
Oltre a ciò, cominciano ad ossessionarlo sprazzi di ricordi che non sono suoi: un campanile, un ponte, una statua ed un volto di donna.

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Dopo alcune sedute di ipnosi regressiva, coadiuvato dall’amico dr. Goodman, capisce di essere la reincarnazione di qualcun altro; allora Peter parte per il New England in cerca di risposte per la sua ossessione, seguendo le labili tracce dissepolte dall’ipnosi.

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 Lasciato da Nora, che lo crede pazzo e raggiunta una cittadina (dove ritrova il campanile del sogno) l’uomo svolge delle indagini e si convince di essere stato Jeffrey Curtis, eroe della Seconda Guerra Mondiale, morto in circostanze misteriose e che, il volto di donna che riemerge dalla sua mente è quello di Marcia Curtis, moglie benestante di Jeffrey.
Ora a Peter non resta che scoprire chi lo ha ucciso e perchè e per farlo, avvicinerà Ann, sua probabile figlia, finendo per innamorarsene.
Peter è veramente la reincarnazione di Jeffrey? Perchè Jeffrey è stato ucciso?
Domande che avranno una drammatica risposta per il professor Proud.

Il film, tratto dal romanzo di Max Ehrlich, “La Reincarnazione di Peter Proud” (The Reincarnation of Peter Proud 1973) e da lui sceneggiato, ha il difetto di essere un po’ statico (ma anche il romanzo non ha un grande dinamismo), forse a causa della regia di J. Lee Thompson, più avvezzo a girare film su cui non doveva  premere il pedale del freno(“Il Promontorio della Paura” 1962 – “Cerimonia per un Delitto” 1966 – “L’Oro dei Mckenna” 1969 etc…) e quindi un po’ incerto nell’alternare l’atmosfera ad i dialoghi. Tolto questo,  la pellicola è di per se godibile e valida, con alcuni momenti di inquietante suspence.
Ne “Il Misterioso Caso…” si ritrovano tutti i canoni di molta della filmografia “di genere” degli anni ’70; cura della sceneggiatura e del particolare, bravi gli attori, abile la fotografia che filtra con sapienza i toni scuri degli incubi notturni di Peter alla solarità (spinta e falsata) della vita di una cittadina affogata nel benessere di un’alta borghesia ambigua ed ipocrita.

Non un Classico, ma di certo un Cult

….anche perché qui da noi è ormai praticamente introvabile…

commento: Yessss… (recuperatelo e gustatevelo sotto le coperte)

♥♥♥♥♥♥

L’unica traccia in italiano che sono riuscito a trovare è uno spezzone del film dove Peter incontra “sua madre” (la madre di Curtis)