The Empty Man

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USA 2020

cast: James Badge Dale – Marin Irlanda – Stefano Radice – Ron Canada – Robert Aramayo – Sasha Frolova
regia: David Prior
soggetto: basato sull’omonima Graphic Novel di Cullen Bunn e Vanesa R. Del Rey
sceneggiatura: David Prior
fotografia: Anastas Michos
musica: Brian Williams – Christopher Young
durata: 137 min.

STREAMING

VALUTAZIONE:
buono


Il Primo Giorno lo Chiami
Il Secondo Giorno ti Vede
Il Terzo Giorno Ti Prende

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Prequel: Buthan 1995.
Due coppie di giovani escursionisti s’inerpicano spensieratamente sulle innevate cime himalayane, quando uno dei quattro (Paul) viene attirato da un suono simile ad un fischio appena percettibile.
Staccatosi dal gruppo ne cerca l’origine e scivola all’interno di un crepaccio. Prontamente Greg, l’altro maschio alpha del gruppo si cala nella fessura per cercarlo e si ritrova in una sorta di antro.
MV5BMjM0ZGNhYmUtNjhkNy00MWFlLTg3ZmYtZjYxZTM2MjUyMmI4XkEyXkFqcGdeQXVyMTI0NTE1Njg4._V1_Al suo interno trova l’amico che, seduto davanti ad uno scheletro dalla forma disumana, piange e balbetta frasi senza senso stringendo tra le mani una sorta di piffero ricavato da un osso (umano?). Quando Greg si avvicina Paul lo avverte che se lo tocca morirà.
Recuperato l’amico i quattro trovano riparo in un rifugio appena in tempo per scampare ad una tormenta in arrivo.
Paul sembra catatonico, Greg è visibilmente irritato (l’amico è portato a fare scherzi idioti), Ruthie, la compagna di Paul è invece preoccupata perché sa che il suo uomo ha già avuto in passato forme di depressione autolesionistiche. L’unica ad essere visibilmente spaventata é Fiona, la fidanzata di Greg, che avverte qualcosa di sinistro in tutta la situazione.
Senza aggiungere altro concludo che il prequel avrà un finale tragico.


La storia ha un notevole balzo temporale riprendendo nel 2018, nel Missouri.
James Lasombra é un ex detective che, dopo una disgrazia che ha portato al decesso della moglie e del figlio, si è dimesso dal corpo di polizia e ha aperto un piccolo negozio di apparecchiature investigative e per la difesa personale; conduce una vita “disordinata”, fatta di sprazzi di sogni senza senso ed incubi ricorrenti, e il suo unico contatto con la realtà è il rapporto “ambiguo” con la vicina di casa Nora, anche lei vedova (con cui sembra condividere un  imbarazzante segreto), e la figlia Amanda.
La ragazza è la tipica adolescente dark che a volte confida i suoi melanconici disagi all’uomo, lamentandosi di quanto sia effimera e banale l’esistenza e altre amenità tipiche della sua generazione.
La situazione precipita quando, una sera, Nora corre a casa di James dicendo che Amanda è scomparsa.
297632H3 L’unica traccia lasciata dalla ragazza è la frase “E’ stato l’Uomo Vuoto a farmelo fare” scritta con il sangue sullo specchio del bagno.
Per tranquillizzare l’amica e spinto da un angosciante impulso James riveste i panni di detective e si mette ad investigare.

Rintracciata Devara, un’amica della ragazza, questa, gli confida, dopo un’iniziale reticenza, che era stata Amanda stessa, in una serata di noia passata a bere sul ciglio di un ponte deserto, a sfidare lei e il solito gruppetto di sfaccendati che frequentano ad evocare “The Empty Man”. Una vecchia leggenda locale dove si racconta che trovando una bottiglia vuota era sufficiente soffiarci dentro facendogli emettere un fischio per attirare l’Uomo Vuoto.aceef-the-empty-man-home-ent-01_emptyman_dtlr1_4k_r709f_still.087274_rgbIl primo giorno lo avresti chiamato.
Il secondo giorno ti avrebbe visto.
Il terzo giorno ti avrebbe preso.
Viene da sé che tutti si erano prestati alla “sfida” ed anche Devara aveva ceduto per non sentirsi da meno degli altri.

Mentre i due parlano in macchina fuori dalla scuola James intravede il gruppetto seduto in atteggiamento assente sul marciapiede per poi perderli di vista.
Quella sera stessa l’uomo si reca sul ponte alla ricerca dei quattro studenti, trova la bottiglia e, stupidamente ci soffia dentro per poi lanciarla in terra. Attratto da un tombino fuori posto sull’asfalto si cala al suo interno e trova i quattro ragazzi impiccati all’architrave del ponte e la scritta “E’ stato l’Uomo Vuoto a farcelo fare”.
Anche Devara non subisce una sorte migliore: il suo corpo viene massacrato a colpi di forbice da un’entità invisibile mentre si trova nella sauna di una beauty farm e la solita frase viene trovata scritta con il suo sangue sul pavimento.
Di Amanda però non c’è ancora traccia. A questo punto Lasombra capisce che c’è qualcosa di più di una stupida Leggenda Urbana dietro a quello che sta accadendo. Le sue visioni ad occhi aperti aumentano e gli incubi sembrano più concreti.
Assurdamente comincia a percepire anche lui la presenza dell’Uomo Vuoto.
Continuando con caparbietà le sue ricerche scopre l’esistenza del “Pontifex Institute”, una sorta di Fondazione a livello internazionale che diffonde il misticismo orientale usando come riferimento proprio il concetto dell’Uomo Vuoto come parallelismo alla figura esoterica del Tulpa.
Assiste ad una delle lezioni “aperte” tenute dal suo fondatore che lo ringrazia di essere “nuovamente tornato” alle loro riunioni…
Tutto ciò che avviene in seguito (e non è poco) si può difficilmente descrivere in una recensione, il film va visto e metabolizzato.
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Devo ammettere che “The Empty Man” mi ha sorpreso e spiazzato in diversi momenti e sotto diversi aspetti. Molti concetti, tutti interessanti ed intriganti e sparsi (con voluta e maliziosa cattiveria) per tutta la durata del film (due ore e quindici minuti).
Si passa dal misticismo orientale, alla banale trasfigurazione del concetto in una “urban legend”, per poi riavvolgersi su se stesso, appozzando a piene mani nell’esoterismo e nella filosofia alchemica, fondendola all’astrazione teosofica del Tulpa (e qui si torna in pieno oriente).
Solo un genio (o un folle) poteva concepire una trama così contorta/lineare.
Si parla di forme concepite dal pensiero e dalla meditazione. Di vite “create” dalla volontà di comunità unite in una collettività inscindibile.
Alla fine cosa è l’Uomo Vuoto? Una leggenda? Una forma nata per un volere esterno? Un involucro destinato ad essere il “condotto” attraverso il quale “Qualcosa” che esiste oltre il nostro Piano possa interagire sulla Realtà?
L’Uomo Vuoto è il Tutto o il Niente?
Ma, soprattutto “chi è l’Uomo Vuoto?”


Inutile dire che il film ha avuto un concepimento ed uno sviluppo contorto e travagliato.
I diritti della graphic novel (che purtroppo non ho letto) vennero acquisiti nel 2016 ma, per impedimenti economici, il progetto rimase nel cassetto fino al 2017.
Una volta riusciti nell’impresa il film doveva vedere la luce nel 2018, ma ad una visione destinata come test il pubblico scelto sembrò non apprezzare, semplicemente perché “non lo capiva” (e sotto un certo aspetto posso anche giustificarli).
Quando alla fine venne proiettato nel 2020 l’accoglienza degli spettatori fu tiepida e la critica si spezzò in due: chi lo adorava, chi lo odiava.
Nel 2021 entrato nel circuito dello streaming è diventato un Cult.
Strana la gente, eh?

Bisogna ammettere, ad onor del vero, che per riuscire a ricomporre il bandolo della matassa bisogna avere una certa conoscenza del misticismo orientale (e del concetto teosofico del Tulpa), di un po’ di esoterismo ed una qualche cognizione di filosofia alchemica…ma anche senza queste nozioni alla fine il film (preso per quello che è) risulta sempre intrigante e piacevole.

 

Al Nuovo Gusto di Ciliegia

Brand New Cherry Flavor
USA 2021
miniserie 8 puntate

cast: Rosa Salazar – Caatherine Keener – Eric Lange – Jeff Ward – Manny Jacinto – Hanna Levien – Daniel Dhoeny – Eva Ariel Binder
regia: registi vari
soggetto: tratto dall’omonimo libro di Todd Grimson
sceneggiatura: vari
fotografia: Celiana Cardenas
musica: Jeff Russo
durata: 8 episodi di 40 min. circa



 

 

VALUTAZIONE:

 


La determinata aspirante regista Lisa Nova attraversa il Paese per raggiungere una Hollywood anni ’90, invitata dal produttore Lou Burke (acclamato vincitore di Oscar) dopo aver visionato il corto della ragazza intitolato “L’Occhio di Lucy”.
Accolta a braccia aperte dal magnate della cinematografia, l’uomo si spertica in una fiumana di lodi sulle capacità della ragazza, dichiarando di voler trarre un film dal suo corto e proponendole di firmare un contratto che l’avrebbe assicurato il ruolo della regista (fortemente voluto), nonché sceneggiatrice della pellicola e con altri poteri decisionali, promettendole, inoltre, un rapido inserimento nel jet set hollywoodiano.
“Voi ci avreste creduto?” a quanto pare Lisa si e, dopo aver fatto visionare il contratto ad un amico che s’intende di legge quanto io di fisica termonucleare, come una boccalona, firma alla cieca.
E la frittata è fatta.
Ovviamente il “buon” Burke in cambio vorrebbe assaggiare la “ciliegina” di Lisa e visto il rifiuto ricevuto in cambio agisce di conseguenza.
Come se niente fosse la ragazza viene estromessa dalla regia e sostituita da un film maker di  videoclip musicali, poi perde ogni diritto decisionale sulla storia ed alla fine il film diviene proprietà esclusiva del produttore che dice di aver trovato la pellicola del corto sulla sua scrivania inviata in forma anonima.

E qui scatta la rivalsa.
“Guarda caso” in occasione della sua prima uscita ufficiale con Burke che l’aveva invitata ad una festa esclusiva Lisa aveva conosciuto l’enigmatica e stralunata Boro, una bizzarra signora accompagnata da un gattino (animali che diventeranno tema portante della serie) che le aveva fatto strani discorsi sulla sua disponibilità ad aiutarla in caso di “bisogno” e di essere capace anche di fare del male pur di far raggiungere a Lisa il suo obiettivo. Poi la tipa si era defilata, non prima però di averle dato indicazioni  di dove rintracciarla.
Inutile sottolineare che Boro si rivelerà una strega con tanto di fedeli zombies al seguito e che offrirà i suoi servigi a Lisa in cambio di un “gattino vomitato ogni tanto” (si, avete letto bene).
Ma come in ogni buona storia horror/esoterica che si rispetti niente è come sembra e la vendetta andrà avanti a colpi di malocchio, contromalocchio, fatture, pozioni, ambigue intenzioni, demoni, apparizioni e Divinità Giaguaro Brasiliane (paese di origine della bella Lisa), con attacchi isterici sopra le righe del produttore e killers che non assumeresti neanche come facchini.
Netflix ha “spacciato” al pubblico questo prodotto come una miniserie Lisergica, Esoterica ed Erotica, ambientata in una Hollywood Psichedelica e Surreale. 
Mai lette tante str@@@@zate messe tutte insieme.
Trama banale e lenta come una lumaca che scivola sulla sua schiuma (d’altronde dovevano tirarci fuori 8 puntate), prevedibile e con totale assenza di colpi di scena. Azioni e reazioni telegrafate con giorni d’anticipo, sesso (esplicito o meno) che avrebbe fatto sbadigliare un adolescente in calore. La psichedelia (si scrive così?) tanto conclamata è pari a quella di un faretto di una discoteca anni ’70.
 Suspense e Pathos partiti per una vacanza in Val Brembana, Occultismo ed Esoterismo preconfezionato in package di una scatola di giochi del “Piccolo Prestigiatore”.
Non ero partito con grandi pretese ma un minimo d’impegno mettetecelo!

Forse mi ero illuso dopo il discreto risultato di “La Révolution” (sempre casa Netflix), ma questa volta mi sono proprio cadute le braccia…a proposito qualcuno ha visto in giro quello destro? ancora non lo trovo.
Dico soltanto che nell’Antro dell’Orco ci siamo sparati due/tre puntate di seguito per cercare di arrivare alla fine il prima possibile.

E poi il finale…mai visto niente di più sbrigativo e insulso.
Basta, di questa “roba” ne ho già parlato fin troppo…Altro che gusto di ciliegia, mai assaggiato nulla di più insapore!

 

“Settimana NON…” – NON Bussate a quella Porta

Schermata-2017-06-09-alle-16.27.37Don’t Knock Twice
UK – 2016

cast: Katee Sakhoff – Lucy Boynton – Javier Botet – Nick Moran –  Pooneh Hajimohammadi – Jordan Bolger
regia: Caradog W. James
soggetto e sceneggiatura: Mark Huckerby – Nick Ostler
fotografia: Adam Frish
musica: James Edward Kaker – Steve Moore
durata: 90 min.
midnight factory
DVD VIDEO BLU RAY

 

VALUTAZIONE:
sufficiente1/2

SETTIMANA “NON…”

non-bussate-a-quella-porta

I rapporti tra Jess (Katee Sakhoff) e Chloe (Lucy Boynton) -madre e figlia- non è tra i migliori.
Jess in passato ha avuto grossi problemi di tossicodipendenza che l’avevano portata a perdere l’affidamento della figlia ma ora è un’affermata scultrice di successo sposata con un milionario e vorrebbe riavvicinarsi alla figlia, ma Chloe piuttosto che passare una sola notte in casa della madre preferirebbe amputarsi un dito. 
Ma come ben sappiamo i fatti della vita possono costringerti a rivedere le decisioni più inderogabili, così una sera, Jess si trova fuori dalla porta di casa la figlia in evidente stato d’agitazione.
dont-knock-twice-2016-1Spaventata Chloe racconta alla madre cosa l’ha portata a chiedere rifugio da lei.
La sera precedente Danny, il solito fidanzato “cretino” (elemento basilare in questo genere di film) aveva portato la ragazza davanti una casa abbandonata proponendole di sfidare una leggenda urbana che circolava su quell’abitazione.
A quanto pare all’interno di quella costruzione fatiscente albergava lo spirito tormentato di un’anziana folle che si era tolta la vita sgozzandosi. La leggenda diceva di non bussare mai due volte alla porta. Farlo la prima volta avrebbe risvegliato la “strega” dal suo sonno eterno, con il secondo “knock” l’avresti sfidata a perseguitarti e a prendersi la tua anima.  
Chloe aveva tentennato visto che girava la voce che la scomparsa di un suo amico avvenuta poche settimane prima era stata la diretta conseguenza di quel “gioco” ma alla fine, irritata dalle provocazioni del boyfriend aveva ceduto ed avevano bussato due volte alla porta senza nessun apparente risultato.
MV5BMjQzMjU0NDc0Ml5BMl5BanBnXkFtZTgwNTg2NzIwMTI@._V1_Quella stessa notte, mentre i due tornavano nelle rispettive abitazioni, Danny veniva aggredito da una invisibile forza sovrannaturale proprio mentre era in videochiamata con la fidanzata. Convinta si tratti di uno scherzo del compagno Chloe non aveva dato peso alla cosa, ma una volta nel suo appartamento aveva cominciato ad avvertire una sinistra presenza che cominciava a diventare sempre più palpabile e in preda al terrore aveva deciso di scappare e chiedere asilo alla madre.
Sebbene perplessa dal racconto della figlia, Jess non si lascia sfuggire l’occasione di accogliere la “figliola prodiga” nella sua immensa abitazione sperando in un graduale riavvicinamento ma, si sa, gli artisti sono “spiriti liberi” talmente presi dalle loro fantasie da distrarsi con estrema facilità dimenticandosi anche di chi hanno vicino, così Jess riprende a rifugiarsi nel suo studio senza prendersi la necessaria cura di Chole che continua a sentirsi minacciata e perseguitata da qualcosa che diviene sempre più concreto.
Non-bussate-a-quella-porta-1Contemporaneamente e parallelamente entra in scena il detective Boardman (Nick Moran) incaricato di indagare sulla scomparsa dell’amico dell’amico di Chloe e del suo fidanzato Randy viene a conoscenza della leggenda urbana e, seppure con giustificato scetticismo, comincia a gironzolare nei pressi dell’abitazione e ad informarsi su chi l’aveva abitata in passato. Cosa che alla fine dei giochi non si rivela un’ottima decisione.
Jess comincia a dare credito alla ragazza quando anche lei comincia a percepire qualcosa di sinistro aleggiare nella villa ed è testimone di alcuni strani avvenimenti.maxresdefault-2-780x439
Convinzione che si rafforza quando una delle sue modelle preferite: Tira, un’indiana che si dice in possesso di facoltà paranormali le rivela che Chloe è vittima di una maledizione che porterà morte e distruzione a lei e a chiunque le sarà vicino, per poi abbandonare lo studio dell’artista con il figlio neonato tra le braccia affermando che non avrebbe mai più posato per lei.
dentro-214Da lì a breve la situazione precipita. Jess e Chloe subiscono aggressioni fisiche ed anche la villa sembra rivoltarsi contro di loro finché non prendono la decisione di affrontare la strega/fantasma a casa sua.
Pessima, pessima idea.
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Pellicola inglese che si rivela il solito jumpscare senza infamia né lode, rubacchiando qua e là situazioni e risvolti già sfruttati centinaia di volte da altri film “di genere”. Storia che si sarebbe potuta rendere più interessante rivolgendo una maggiore attenzione sulla caratterizzazione dei personaggi e approfondendo meglio il rapporto madre e figlia. Ad un certo punto si arriva anche a citare Baba Yaga (nunsesaperché).
Da vedere senza grandi aspettative.
P.S. mi ha fatto un po’ impressione vedere Katee Sakhoff, la cazzutissima Kara “Scorpion” Thrace ,pilota di Viper nel serial “Battlestar Galactica”  (2004-2009), relegata al ruolo di una milf scialba con la personalità di un’ameba. 
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BABA YAGA: Incubo nella Foresta Oscura

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Yaga. Koshmar Tyomnogo Lesa
RUSSIA – 2020

cast: Oleg Chugunov – Svetlana Ustinova – Glafira Golubeva – Artyom Zhigulin – Alexey Rozin – Maryana Spivak – Igor Khripunov – Ilya Ludin
regia: Svyatoslav Podgaevsky
soggetto: Basato sulla leggenda Slava di Baba Yaga
sceneggiatura: Natalya Dubovaya – Svyatoslav Podgaevsky – Ivan Kapitonov
fotografia: Anton Zenkovich
musica: Nick Skachkov
durata: 97 min.
midnight factory
DVD VIDEO

VALUTAZIONE:
corvi08


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La vita del giovane e riservato Egor non sembra aver preso la migliore delle direzioni.
Rimasto orfano della madre da poco più di un anno il padre non ha esitato a trovare una nuova moglie con cui mettere al mondo una graziosa frugoletta e come ciliegina sulla torta la famiglia ha deciso di trasferirsi in un asettico quartiere periferico a ridosso di una foresta, costringendo il giovane ad abbandonare i pochi amici e le consolidate abitudini. 
Come è buona consuetudine in situazioni del genere Egor viene subito preso di mira dai tre bulletti del quartiere e (con suo grande imbarazzo) è salvato in corner dalla coetanea ed asociale Dasha, figlia unica di una madre single odiatrice seriale di uomini (che ricorda vagamente la genitrice di Carrie).
Come se non bastasse, il padre di Egor assume una tata per aiutare la matrigna a prendersi cura della sorellastra. L’amorevole e bellissima Tatyana entra nelle grazie di tutti, ma il giovane comincia a notare degli strani comportamenti della babysitter costringendo il padre esasperato dalle sue paranoie ad installare delle telecamere nella stanza della neonata.
Ben presto i fatti cominciano a dare ragione ai timori (agghiaccianti) di Egor anche se, sembra essere l’unico ad accorgersi di quello che accade in casa e l’unica che sembra dargli un minimo di credito è proprio Dasha.
Tatyana non è ciò che sembra, la matrigna assume un atteggiamento catatonico ed indifferente nei confronti della neonata ed il padre cade vittima di una irresistibile fascinazione erotica nei confronti della tata, arrivando al punto di dimostrarsi aggressivo e violento con il figlio che cerca di metterlo in guardia.
L’isterismo di Egor si trasforma in terrore quando comincia ad accorgersi che i il parco giochi del quartiere è sempre meno frequentato e scorge Misha (la cugina di Dasha) venire attirata nella foresta da una figura femminile dalle fattezze raccapriccianti.
Quando il giovane corre ad avvertire l’amica lei lo prende per pazzo, chiedendogli di stare il più possibile lontano da lei, per poi ricredersi quando sua madre (evidentemente influenzata da forze maligne) nega di aver mai avuto una nipote.
Alla fine quello che deve accadere accade.
La sorellina di Egor scompare nel nulla e scompare in tutti i sensi. I genitori non si ricordano della sua esistenza; la sua stanza si svuota (culla compresa) ed anche la sua immagine svanisce dalle foto di famiglia. Solo lui sembra avere coscienza (sempre più labile) della sua esistenza.
Il ragazzo riesce a convincere Dasha e i due bulletti a seguirlo (il terzo sembra scomparso) nella foresta per avere delle risposte e convincersi di non essere impazzito del tutto e lì fanno la conoscenza di Antòn. 
L’uomo, abbrutito e dallo sguardo allucinato, prima cerca di scacciarli poi li accoglie nella sua capanna raccontandogli la leggenda di Baba Yaga, la strega che rapisce i bambini per nutrirsi delle loro anime, ma questo può accadere solo quando ognuno dei loro parenti perde cognizione della loro esistenza. Anche Antòn è caduto vittima della strega, ma mantiene vivo il ricordo della figlia Tessa grazie ad una lanterna che tiene costantemente accesa.
Visti inutili i tentativi di far desistere i ragazzi dal recuperare i loro cari indica loro l’antro della strega: una vecchia casa abbandonata nel cuore della foresta. All’interno incontrano lo spirito di Tessa (sopravvissuta nascondendosi e aiutata dalla caparbietà del padre) e da lei si fanno guidare attraverso un intricato groviglio di cavi e fili attraverso i quali si può penetrare nella dimensione oscura dove Baba Yaga tiene prigioniere le sue vittime per nutrirsene.
 
I quattro riescono recuperare la cugina di Dasha, ma non trovano traccia della sorellina di Egon che non desiste e prosegue nella ricerca sino a raggiungere il suo scopo grazie al sacrificio di uno dei due bulli e a quello dell’essenza di Tessa (Antòn ne prende coscienza quando vede la lanterna spegnersi)
Tutto sembra finire nel migliore dei modi ma…
Il mito di Baba Yaga si presuppone risalga agli inizi del XIV° secolo (ma ne riparleremo nell’ “ALIQUID de MONSTRORUM” a tempo debito) in Russia e altre province slave, ma cominciò a prendere piede i Europa ed in Italia grazie al fumetto di Guido CrepaxBaba Yaga: il fascino delle streghe” del 1971, n°22 della collana ispirata al personaggio di Valentina (da cui venne tratto un mediocre erotichorror nel 1973) ed in seguito riportata su altri film (appare anche nei fumetti di “Hellboy” e nel suo film  del 2019), fumetti e videogames fino ai nostri giorni.
Questa pellicola russa (a mia opinione) è qualcosa di gradevole e sorprendente sotto diversi aspetti. La periferia, quartiere dormitorio/non viene mostrato come solitamente viene fatto come un ammasso di case sporche e fatiscenti; le problematiche dei giovani sono le stesse di quelle di tutto il mondo e l’isolamento dalla realtà non è più causato da un governo opprimente e disinteressato alle problematiche delle classi medio/basse.
L’orrore diventa una chiave di lettura per interpretare il progressivo allontanamento generazionale e la leggerezza (a livello globale) con cui si intraprendono i rapporti tra genitori e figli.
Noncuranza che genera potere e forza al “male” rappresentato, in questo caso da Baba Yaga.  
Da vedere.

Evil Toons




aka DIAVOLO DI UN CARTONE!
USA 1992

cast: David Carradine – Madison (Madison Stone) – Barbara Dare – Suzanne Ager – Dick Miller – Dominique Gabrielle – Stacey Nix
regia: Fred Olen Ray
soggetto: Fred Olen Ray
sceneggiatura: Sherman Scott
fotografia: Gary Graven
musica: Chuck Cirino
durata: 90 min.
DVD VIDEO
QUADRIFOGLIO PRODUCTION

 

VALUTAZIONE:                            V.M.18
1/2


SETTIMANA EROTICHORROR

“…smettila di toccare tutto Madison, non fai che combinare casini!”

Burt ha una piccola impresa di pulizie e per risparmiare ingaggia quattro studentesse con l’incarico di ripulire da cima a fondo una grande villa abbandonata che dovrebbe essere messa in vendita, dimenticandosi però di informarle sui sinistri trascorsi della magione.
Inutile dire che le tipette (la “puttanella”, le due festaiole e l’immancabile imbranata) non faranno altro che perdere tempo sculettando a destra e a sinistra prima di decidersi di darsi da fare e dare una sistemata al posto. Frugando un po’ dappertutto si avventurano nello scantinato scoprendo un vecchio coltello ed un paio di oggetti dall’aria molto mistica e poco rassicurante, e cosa fanno? portano il tutto al piano superiore per giocherellarci un po’.
Arriva la sera e mentre le tre si divertono a provocare la scemotta (dalle tette enormi) per metterla in imbarazzo qualcuno bussa alla porta di casa. 
Un sinistro figuro con cappellaccio e palandrana consegna loro un oggetto avvoltolato con della carta dall’aria antica, blaterando di oscure maledizioni e terribili pericoli e raccomandandosi di nascondere nello scantinato il misterioso pacco senza aprirlo per poi sparire nel buio della notte.
Il tempo passa e la serata si fa noiosa.
L’imbranata stanca di essere presa in giro sale in una delle camere, mentre le altre gareggiano a chi è la più porcella (con grande gioia degli spettatori in sala) finché non decidono di aprire il pacco e vederne il contenuto, scoprendo che dentro c’è un antico libro di magia (guarda caso il “Necronomicon”).
Tanto per fare la spavalda una delle ragazze comincia a sfogliare il tomo e decide di recitare ad alta voce uno degli incantesimi.
All’inizio la cosa non sembra avere effetto, ma appena le tre si distraggono e si separano accade “l’impensabile”, una delle immagini demoniache vergate sul libro prende vita ed esce dalle pagine con le peggiori intenzioni di questo mondo!

Tanto per gradire violenta Roxanne, poi ne possiede il corpo, cominciando a scorrazzare per la casa.
Uccide il fidanzato di una delle amiche che si era introdotto furtivamente per spassarsela con l’amichetta, poi comincia ad assalire le altre ragazze per gustarsele con giochetti lesbo/demoniaci. 

E’ solo per un puro caso che la “scemotta” riesce a sciogliere l’incantesimo e liberare Roxanne dalla possessione.
Film realizzato con tecnica mista che si rivela più un sexploitation che un film horror/erotico.

Che Fred Olen Ray sia uno dei peggiori registi esistenti è cosa nota, ma qui riesce a superarsi alla grande. Persino il presunto umorismo risulta scialbo e noioso e la trama è pressoché inesistente.
Uniche cose degne di nota sono la partecipazione di Carradine (il famigerato Bill di Tarantino) e Dick Miller, grande caratterista anni’50 (ma si fa di tutto per sbarcare il lunario) e la presenza di Madison Stone (Roxanne), pornostar molto in voga negli anni ’80 e ’90.
Per il resto, solo tette e culi e l’insulto fatto ad H.P. Lovecraft inserendo il suo mitico pseudobiblion Necronomicon nella storia.