The Empty Man

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USA 2020

cast: James Badge Dale – Marin Irlanda – Stefano Radice – Ron Canada – Robert Aramayo – Sasha Frolova
regia: David Prior
soggetto: basato sull’omonima Graphic Novel di Cullen Bunn e Vanesa R. Del Rey
sceneggiatura: David Prior
fotografia: Anastas Michos
musica: Brian Williams – Christopher Young
durata: 137 min.

STREAMING

VALUTAZIONE:
buono


Il Primo Giorno lo Chiami
Il Secondo Giorno ti Vede
Il Terzo Giorno Ti Prende

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Prequel: Buthan 1995.
Due coppie di giovani escursionisti s’inerpicano spensieratamente sulle innevate cime himalayane, quando uno dei quattro (Paul) viene attirato da un suono simile ad un fischio appena percettibile.
Staccatosi dal gruppo ne cerca l’origine e scivola all’interno di un crepaccio. Prontamente Greg, l’altro maschio alpha del gruppo si cala nella fessura per cercarlo e si ritrova in una sorta di antro.
MV5BMjM0ZGNhYmUtNjhkNy00MWFlLTg3ZmYtZjYxZTM2MjUyMmI4XkEyXkFqcGdeQXVyMTI0NTE1Njg4._V1_Al suo interno trova l’amico che, seduto davanti ad uno scheletro dalla forma disumana, piange e balbetta frasi senza senso stringendo tra le mani una sorta di piffero ricavato da un osso (umano?). Quando Greg si avvicina Paul lo avverte che se lo tocca morirà.
Recuperato l’amico i quattro trovano riparo in un rifugio appena in tempo per scampare ad una tormenta in arrivo.
Paul sembra catatonico, Greg è visibilmente irritato (l’amico è portato a fare scherzi idioti), Ruthie, la compagna di Paul è invece preoccupata perché sa che il suo uomo ha già avuto in passato forme di depressione autolesionistiche. L’unica ad essere visibilmente spaventata é Fiona, la fidanzata di Greg, che avverte qualcosa di sinistro in tutta la situazione.
Senza aggiungere altro concludo che il prequel avrà un finale tragico.


La storia ha un notevole balzo temporale riprendendo nel 2018, nel Missouri.
James Lasombra é un ex detective che, dopo una disgrazia che ha portato al decesso della moglie e del figlio, si è dimesso dal corpo di polizia e ha aperto un piccolo negozio di apparecchiature investigative e per la difesa personale; conduce una vita “disordinata”, fatta di sprazzi di sogni senza senso ed incubi ricorrenti, e il suo unico contatto con la realtà è il rapporto “ambiguo” con la vicina di casa Nora, anche lei vedova (con cui sembra condividere un  imbarazzante segreto), e la figlia Amanda.
La ragazza è la tipica adolescente dark che a volte confida i suoi melanconici disagi all’uomo, lamentandosi di quanto sia effimera e banale l’esistenza e altre amenità tipiche della sua generazione.
La situazione precipita quando, una sera, Nora corre a casa di James dicendo che Amanda è scomparsa.
297632H3 L’unica traccia lasciata dalla ragazza è la frase “E’ stato l’Uomo Vuoto a farmelo fare” scritta con il sangue sullo specchio del bagno.
Per tranquillizzare l’amica e spinto da un angosciante impulso James riveste i panni di detective e si mette ad investigare.

Rintracciata Devara, un’amica della ragazza, questa, gli confida, dopo un’iniziale reticenza, che era stata Amanda stessa, in una serata di noia passata a bere sul ciglio di un ponte deserto, a sfidare lei e il solito gruppetto di sfaccendati che frequentano ad evocare “The Empty Man”. Una vecchia leggenda locale dove si racconta che trovando una bottiglia vuota era sufficiente soffiarci dentro facendogli emettere un fischio per attirare l’Uomo Vuoto.aceef-the-empty-man-home-ent-01_emptyman_dtlr1_4k_r709f_still.087274_rgbIl primo giorno lo avresti chiamato.
Il secondo giorno ti avrebbe visto.
Il terzo giorno ti avrebbe preso.
Viene da sé che tutti si erano prestati alla “sfida” ed anche Devara aveva ceduto per non sentirsi da meno degli altri.

Mentre i due parlano in macchina fuori dalla scuola James intravede il gruppetto seduto in atteggiamento assente sul marciapiede per poi perderli di vista.
Quella sera stessa l’uomo si reca sul ponte alla ricerca dei quattro studenti, trova la bottiglia e, stupidamente ci soffia dentro per poi lanciarla in terra. Attratto da un tombino fuori posto sull’asfalto si cala al suo interno e trova i quattro ragazzi impiccati all’architrave del ponte e la scritta “E’ stato l’Uomo Vuoto a farcelo fare”.
Anche Devara non subisce una sorte migliore: il suo corpo viene massacrato a colpi di forbice da un’entità invisibile mentre si trova nella sauna di una beauty farm e la solita frase viene trovata scritta con il suo sangue sul pavimento.
Di Amanda però non c’è ancora traccia. A questo punto Lasombra capisce che c’è qualcosa di più di una stupida Leggenda Urbana dietro a quello che sta accadendo. Le sue visioni ad occhi aperti aumentano e gli incubi sembrano più concreti.
Assurdamente comincia a percepire anche lui la presenza dell’Uomo Vuoto.
Continuando con caparbietà le sue ricerche scopre l’esistenza del “Pontifex Institute”, una sorta di Fondazione a livello internazionale che diffonde il misticismo orientale usando come riferimento proprio il concetto dell’Uomo Vuoto come parallelismo alla figura esoterica del Tulpa.
Assiste ad una delle lezioni “aperte” tenute dal suo fondatore che lo ringrazia di essere “nuovamente tornato” alle loro riunioni…
Tutto ciò che avviene in seguito (e non è poco) si può difficilmente descrivere in una recensione, il film va visto e metabolizzato.
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Devo ammettere che “The Empty Man” mi ha sorpreso e spiazzato in diversi momenti e sotto diversi aspetti. Molti concetti, tutti interessanti ed intriganti e sparsi (con voluta e maliziosa cattiveria) per tutta la durata del film (due ore e quindici minuti).
Si passa dal misticismo orientale, alla banale trasfigurazione del concetto in una “urban legend”, per poi riavvolgersi su se stesso, appozzando a piene mani nell’esoterismo e nella filosofia alchemica, fondendola all’astrazione teosofica del Tulpa (e qui si torna in pieno oriente).
Solo un genio (o un folle) poteva concepire una trama così contorta/lineare.
Si parla di forme concepite dal pensiero e dalla meditazione. Di vite “create” dalla volontà di comunità unite in una collettività inscindibile.
Alla fine cosa è l’Uomo Vuoto? Una leggenda? Una forma nata per un volere esterno? Un involucro destinato ad essere il “condotto” attraverso il quale “Qualcosa” che esiste oltre il nostro Piano possa interagire sulla Realtà?
L’Uomo Vuoto è il Tutto o il Niente?
Ma, soprattutto “chi è l’Uomo Vuoto?”


Inutile dire che il film ha avuto un concepimento ed uno sviluppo contorto e travagliato.
I diritti della graphic novel (che purtroppo non ho letto) vennero acquisiti nel 2016 ma, per impedimenti economici, il progetto rimase nel cassetto fino al 2017.
Una volta riusciti nell’impresa il film doveva vedere la luce nel 2018, ma ad una visione destinata come test il pubblico scelto sembrò non apprezzare, semplicemente perché “non lo capiva” (e sotto un certo aspetto posso anche giustificarli).
Quando alla fine venne proiettato nel 2020 l’accoglienza degli spettatori fu tiepida e la critica si spezzò in due: chi lo adorava, chi lo odiava.
Nel 2021 entrato nel circuito dello streaming è diventato un Cult.
Strana la gente, eh?

Bisogna ammettere, ad onor del vero, che per riuscire a ricomporre il bandolo della matassa bisogna avere una certa conoscenza del misticismo orientale (e del concetto teosofico del Tulpa), di un po’ di esoterismo ed una qualche cognizione di filosofia alchemica…ma anche senza queste nozioni alla fine il film (preso per quello che è) risulta sempre intrigante e piacevole.

 

“Settimana NON…” – NON Aprite quella Porta

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The Texas Chainsaw Massacre
USA – 1974

cast: Marylin Burns – Gunnar Hansen – Paul A. Partain – Allen Dazinger – William Vail – Teri McMinn – Ewin Neal
regia: Tobe Hooper
soggetto: Kim Henkel – Tobe Hooper
sceneggiatura:  Kim Henkel – Tobe Hooper
fotografia: Daniel Pearl
musica: Wayne Bell – Tobe Hooper
durata: 84 min. (versione censurata 74 min.)

STREAMING
midnight factory

DVD VIDEO BLU RAY SPECIAL EDITION

VALUTAZIONE:
ottimo

SETTIMANA “NON…”

non-aprite-quella-porta-1974-tobe-hooper-cov932-932x460“…e non ditemi che non ve lo aspettavate…”

non-aprite-quella-porta-1974-tobe-hooper-14Venuti a conoscenza di atti di vandalismo avvenuti nel cimitero di Newt nel Texas, Sally, suo fratello paraplegico Franklin, la loro amica Pam con i loro rispettivi fidanzati decidono di organizzare un viaggio per controllare lo stato della tomba del nonno seppellito proprio in quel cimitero. Fortunatamente la tomba del parente risulta intatta ed il gruppetto decide di proseguire il loro viaggio per andare a visitare la vecchia casa di famiglia nelle vicinanze.
M67qSaTDopo aver avuto la sfortunata idea di dare un passaggio ad un autostoppista schizofrenico ed autolesionista che ferisce ad un braccio Franklin, ma di cui riescono a liberarsi buttandolo fuori dal furgone in corsa, i ragazzi si accorgono di essere a corto di carburante e si fermano presso un distributore che però l’informa che per il momento è a secco e che non verrà rifornito prima del giorno dopo.  
 Gironzolando per la campagna due del gruppo vengono attirati dal rumore di un autoclave che pompa acqua in un casale poco distante e si fanno venire la brillantissima idea di provare a chiedere a chi vi risiede se hanno un po’ di benzina da vendergli.
Ignorando gli avvertimenti del benzinaio che cerca di dissuaderli dal loro intento affermando che dalle voci che girano quel posto pare abitato da una famiglia di redneck fuori di testa, Pam e Kirk raggiungono a piedi l’abitazione che si rivela una fatiscente fattoria decadente con il cortile cosparso di vecchi rottami arrugginiti e macabre sculture di ferro ed altro materiale dall’aspetto sinistro.
Kirk, il coraggioso, decide di entrare anche se il luogo sembra disabitato, attirato da strani colpi che provengono dall’interno ma dopo pochi passi viene colpito alla testa da un essere gigantesco che lo finisce e lo trascina dentro una stanza.  
chain gifPoco dopo anche Pam, preoccupata per il boyfriend, entra nella casa scivolando in terra su resti umani sparsi sul pavimento, ma non appena cerca di rialzarsi si spalanca una pesante porta di ferro ed appare Leatherface in tutto il suo splendore che l’afferra e la trascina dentro il suo mattatoio personale.  
Jerry, il fidanzato di Sally, nota l’assenza degli amici ed intuisce che possano essersi recati nella fattoria nelle vicinanze. Li raggiunge, ispeziona la casa e si trova di fronte un enorme frigorifero che pensa bene di aprire e dove scopre il corpo di Pam martoriato ma ancora vivo ed agonizzante. Leatherface ricompare in tutto il suo splendore e squarta Jerry a colpi di mannaia.
E la mattanza ha inizio.
non-aprite-quella-porta-1974-tobe-hooper-07-1-960x540 Fattosi buio e senza aver avuto più notizie degli amici Sally e Franklin si avventurano nella boscaglia a “piedi”, visto che le chiavi del furgone le aveva Jerry, ma vengono assaliti dal mostro con la motosega e mentre la ragazza riesce a sfuggirgli lo stesso non si può dire del povero Franklin immobilizzato sulla sedia a rotelle.
Sally torna alla pompa di benzina per chiedere aiuto ma invece di soccorrerla il benzinaio la stordisce e la carica su un camioncino tirandosi a bordo anche l’autostoppista psicopatico che oltre a rivelarsi suo figlio è anche l’autore delle devastazioni avvenute al cimitero.
Da lì a poco il terzetto torna alla fattoria e la famiglia si riunisce. Anche Leatherface è figlio del benzinaio e con loro c’è anche un cadaverico nonno dall’aspetto zombesco.
Tutto questo è troppo per Sally che ha una crisi isterica e sviene per poi risvegliarsi legata ad una sedia ospite di una cena di famiglia il cui piatto principale è composto da salsicce di carne umana.
29texassssssssssssssssssssssssssssssssssApprofittando di una violenta discussione tra il figlio psicopatico e suo padre su chi debba essere l’artefice del colpo fatale alla ragazza, Sally riesce a liberarsi e ad uscire in casa mentre sta albeggiando, subito inseguita da Leatherface con la sua inseparabile motosega ed il fratello. Sopraggiunge un camion che alla vista della ragazza ricoperta di sangue investe il fratello di faccia di cuoio uccidendolo e fa salire sul retro del mezzo Sally. Anche Leatherface viene colpito dal camioncino e si ferisce involontariamente con la sega ad una gamba.  
Inferocito Faccia di cuoio continua il suo inseguimento claudicando e agitando fendenti in aria con la sua motosega. 
Il film si conclude con l’inquadratura di Sally che osserva la scena in preda ad una crisi isterica, mentre una scritta apparsa solo nella prima edizione italiana  si dichiarava che l’intera famiglia era stata arrestata e la ragazza ricoverata in un istituto psichiatrico per i traumi subiti.
non-aprite-quella-porta-9-torna-la-final-girl-del-film-originale-del-1974Capostipite della famosa e falsa dicitura “tratto da fatti realmente accaduti” questo film trae comunque ispirazione dalle gesta di tre serial killer realmente esistiti in America, ed in particolareEd Gein soprannominato “il macellaio di Plainfield” e fonte d’ispirazione dello scrittore Robert Bloch per la realizzazione del suo romanzo “Psycho” 1959 (divenuto film nel 1960 ad opera del regista A. Hitchcock).
Il silenzioso e solitario contadino del Winsconsin, da tutti considerato un tipo riservato ma innocuo dopo la morte della madre (fanatica religiosa e castrante) di cui aveva preso premura di mummificare il corpo, aveva cominciato a coltivare l’hobby di imprigionare, torturare ed uccidere autostoppisti e residenti delle vicinanze. Con alcune parti del corpo preparava manicaretti che offriva in dono ai vicini, mentre con ossa e pelle si costruiva paralumi ed altri oggetti utili per la casa.
Con la pelle delle donne, opportunamente trattata, si era cucito un secondo corpo femminile nudo che indossava nelle notti di luna piena e con cui si aggirava per la campagna facendo lunghe passeggiate.
Proprio da questo fatto del corpo umano ricucito il regista Hooper prese l’idea della faccia ricucita con brandelli di volti umani di Leatherface.
Fu uno dei primi prodotti low budget ad avere un successo internazionale, nonostante fosse stato censurato in molti Paesi, e può a buon credito considerarsi uno dei promotori del genere splatter (ora definito slasher). A dare forza e carattere al film sono anche le riprese scarne e la fotografia asciutta che donano una splendida credibilità alla trama che si dipanava in luoghi desolati e ancora oggi spettatori di assurde atrocità come le immense e desolate pianure americane. Miglia e miglia di territori quasi inesplorati dove esseri umani scompaiono senza motivo e dove vengono ancora ritrovati resti umani di sconosciuti.
Per gli inevitabili sequel/prequel/remake/reboot cliccate qui

Pete Walker: L’Uomo dei Peccati Mortali – La Casa del Peccato Mortale

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HOUSE OF MORTAL SIN aka THE CONFESSIONAL
UK – 1976

cast: Anthony Sharp – Susan Penhaligon – Stephanie Beachman – Sheila Keith – Norman Eashley
regia: Pete Walker
soggetto: Pete Walker
sceneggiatura: David McGillywray
fotografia: Peter Jessop
musica: Stanley Myers
durata: 104 min.
golem dvdDVD VIDEO

 

VALUTAZIONE
Discreto 1/2

 

Sin

Padre Meldrum (un magnifico Anthony Sharp) ha dovuto rinunciare ad una vita normale ed indossare l’abito talare per continuare a prendersi cura dell’anziana madre folle costretta su una sedia a rotelle, che lo esaspera  con i suoi deliri sull’oscenità del sesso e di tutte le sue manifestazioni espresse dai comportamenti disinibiti dei giovani allo scopo di tenerlo sempre più legato a lei.
unnamedLa pazzia, si sa, è contagiosa e si evolve in forme psicotiche ed incontrollabili, così come diventa incontenibile l’ossessione ed il disgusto del prete nei confronti delle donne, alimentato dal represso desiderio sessuale che prova per loro. In un eccesso di furia uccide la madre, ma questo non fa che degenerare la situazione spingendolo a deliri allucinatori mascherati ed assecondati dalla vecchia governante orba (l’attrice Sheila Keith presente in quasi tutti i film di Walker) segretamente innamorata di Meldrum da anni. 
La follia omicida esplode quando la giovane Jenny, che attraversa un periodo di crisi sentimentale, si reca in chiesa ed ha la sfortuna di andare a confessarsi proprio da Meldrum. Il prete s’innamora di lei e decide di “punire” tutti coloro che reputa i responsabili dei “tormenti” e dei “desideri” della ragazza.  
sin_2Protetto dall’abito talare che indossa e dalla complicità della governante il prete da libero sfogo alla sua violenza più crudele compiendo una serie di omicidi (se non sbaglio sei) usando strumenti consoni al ruolo di “sacro vendicatore” che riveste: ostie avvelenate, calici e crocifissi.
Nessuno prova a mettere in dubbio la sua innocenza su quanto avviene e chi nutre qualche sospetto è destinato ad una fine impietosa ed inevitabile.
Finale aperto che non rivelo per non togliervi il piacere di gustarvi un film che nonostante i 100 minuti di durata scorre abbastanza piacevolmente.
la-casa-del-peccato-mortale-14Era un bel po’ che non spettegolavo su Pete Walker, l’artigianale contorsionista che piroettava con nonchalance tra l’erotichorror ed il sexploitation con prodotti provocatori low budget che non mancavano di scandalizzare il bigotto perbenismo inglese (e che per questo nutre di tutta la mia simpatia).
Dopo aver lanciato i suoi j’accuse alle istituzioni politiche e le ignominie familiari, non poteva di certo esimersi (immagino con gran piacere) di affondare il dito nella piaga purulenta  delle mafie religiose. Gli elementi ci sono tutti: un prete viscido, tanto sgradevole quanto pericoloso, una perpetua sadica e morbosa, un sistema clericale che tende ad insabbiare e fingere di non sapere (un po’ come ai giorni nostri, insomma).
Rimediate il DVD e a voi l’ardua sentenza.
P.S. il film si trova anche in versione completa in italiano e aggratise su youtube!!

 

Deadgirl

USA – 2008

cast: Shiloh Fernandez – Noah Segan – Jenny Spain – Eric Podnar – Candice Accola – Nolan Gerard Funk – Andrew DiPalma
regia: Marcel Sarmiento – Gadi Harel
soggetto e sceneggiatura: Trent Haaga
fotografia: Harris Charalambous
musica: Joseph Bauer
durata: 100 min.

INEDITO

VALUTAZIONE


“Pensaci bene, cazzone…quando ci capiterà di fotterci una figa così?”

Rickie e JT sono due adolescenti sfigati e frustrati, prigionieri di una cittadina sonnolenta e noiosa. Rickie è innamorato (non ricambiato) della compagna di scuola Joann, mentre JT sfoga la sua rabbia con gesti tanto violenti quanto inutili.
Così, i due, invece di frequentare il liceo passano molte delle loro giornate in giro per la periferia e la campagna circostante in cerca di qualcosa da vandalizzare.

Una delle loro mete preferite è un vecchio istituto d’igiene mentale abbandonato dove sono liberi di ringhiare la loro acredine e spaccare tutto quello che gli capita a tiro, questo fino al giorno in cui non decidono di avventurarsi nei sotterranei dell’edificio dove, si racconta, tenessero i pazienti più violenti e pericolosi e, ben nascosta, trovano la porta di una cella.
Al suo interno c’è una giovane donna, legata nuda ed incosciente. Il primo pensiero di Rickie è quello di liberarla, mentre JT è deciso ad abusare di lei.
Dopo un’accesa discussione Rickie decide di battere in ritirata lasciando la ragazza tra le grinfie dell’amico (un vero cavaliere dall’armatura lucente).
La sera seguente l’amico lo approccia con una sconvolgente rivelazione: la ragazza si era risvegliata dimenandosi e cercando di morderlo “costringendolo” a reagire con pugni e calci; violenze che sembravano non aver avuto effetto sulla femmina.
JT convince Rickie a rubare la pistola del patrigno e tornare all’istituto. Una volta lì strappa l’arma di mano all’amico sparando a bruciapelo alla ragazza. La creatura accusa il colpo ma non muore e non lo fa neanche quando le viene spezzato il collo.
Terrorizzato Rickie fugge mentre JT rimane per “divertirsi” un po’ con la non morta.
Da qui in poi le cose si complicano.
I partecipanti a quel perverso gioco aumentano. Prima Wheeler, un compagno del liceo, poi Johnny il fidanzato di Joann che si porta dietro l’amico Dwyer.

Sembra proprio che le menti malate si trovino fuori dal manicomio e non dentro. Nessuno sembra interessato (a parte Rickie) ad aiutare la donna incatenata e la loro unica preoccupazione e poter dare libero sfogo alle loro più torbide perversioni sessuali abusando di quella carne lacerata e ringhiante.
Il karma, si sa, è un boomerang. Ingannato da Wheeler, Dwier si lascia convincere ad infilare il salsicciotto in bocca alla donna che quasi glielo amputa. Il susseguirsi degli eventi è un rondò di tentativi di riscatto, violenze e tradimenti che coinvolgono anche l’innocente Joann. Ed il finale non è certo un Happy Ending.


Un film per certi versi “coraggioso” questo Deadgirl. Sarmiento riunisce le piaghe sociali della comunità (globale) lasciandole interagire tra di loro legate dal sottile fil rouge della deadgirl.
Il disagio adolescenziale ed il suo abbrutimento, la violenza consapevole (perché i colpevoli agiscono con piena coscienza) sulle donne, oggettivazione del femminile e,
nella sequenza finale la triste e spaventosa decisione di assoggettarsi passivamente (chi vedrà la pellicola capirà).
Non tutto è di facile lettura e il mostrare senza giudicare può apparire, a volte, una leggerezza del film e non un valore aggiunto.
Disturbante.

Pete Walker: L’Uomo dei Peccati Mortali – La Terza Mano

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UK – 1976

cast: Lynne Frederick – John Leyton – Stephanie Beacham – John Fraser – Jack Watson
regia: Pete Walker
soggetto: David McGillivray
sceneggiatura: Murray Smith  – David McGillivray
fotografia: Peter Jessop
musica: Stanley Myers
durata: 109 min.
golem dvd DVD VIDEO

VALUTAZIONE:
corvi06 1/2



Samantha è una bellissima ragazza, pattinatrice di successo e vicina a coronare il suo sogno d’amore con Alan stimato e rampante uomo d’affari.
Ma non è sempre stato così. Il cruento omicidio della madre ad opera dell’amante ha distrutto la sua infanzia, minandone la psiche al punto di aver “lottato” anni per riacquistare un equilibrio e la serenità.
Ad un passo dalla felicità il delicato castello di carte crolla quando viene a sapere che Haskin, l’amante assassino della madre è uscito di prigione e si convince che vuole ucciderla per vendicarsi della sua testimonianza all’epoca dei fatti.
Inutilmente Alan cerca di riportarla alla ragione, cercando di convincerla che la sua è solo paranoia, ma i fatti cominciano a darle ragione quando si rendono conto che le persone vicino a loro cominciano a scomparire o vengono ritrovate uccise in modo brutale.
Quando toccherà ad Helen? Cosa ha in serbo il folle serial killer per lei?


 Dopo il gioiellino cult “La Casa del Peccato Mortale” (sempre del 1976) il nostro Pete effettua uno strano cambio di rotta realizzando un thriller sopra le linee, ma rispettoso dei canoni in voga nel periodo.
Non si capisce dove il regista voglia veramente andare a parare visto che è sufficiente ascoltare la voce fuori campo che fa da incipit alla storia e cogliere i non troppo velati indizi per giungere alle conclusioni molto prima della fine del film. Anche l’andatura è lenta e ci mette il suo tempo a prendere il giusto ritmo e questo non giova al risultato finale.
Forse Walker voleva distogliere l’attenzione dal filo della trama per far concentrare l’attenzione del pubblico sulle speculazioni introdotte sul tema della follia, la schizofrenia e la paranoia, ma senza centrare l’obbiettivo.
Pete Walker ci regalerà altri piccoli cult, ma “La Terza Mano” non è da annoverarsi tra questi.

Come una Crisalide

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ITALIA – 2009

cast: Antonio Tentori – Sharon Alessandri – Anna Morosetti – Simona Oliverio – Riccardo Serventi Longhi – Nikol Brown – Fabio Giovannini – Claudio Simonetti
regia: Luigi Pastore
soggetto: Luigi Pastore
sceneggiatura: Antonio Tentori – Luigi Pastore
fotografia: Tiziano Pancotti – Emanuele Princi
musica: Claudio Simonetti (Daemonia) – autori vari
durata: 80 min

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VALUTAZIONE:
corvi05


“Daje Omoné…famose der male!”

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Crisalide è uno psicopatico un pochetto avvelenato con tutto il mondo ed è in cura presso una psicologa (psichiatra?) talmente brava che quando gli prospetta un ricovero in una clinica lui, per manifestare il proprio disappunto, la sconocchia e la decapita. E visto che, dopo siffatta oltragiosità, il nostro affezionato pazzo omicida prova una sorta di giovamento spirituale, decide di proseguire in questa terapia documentando il tutto con una digitale.
OPEWAM036596E così via di rampino e coltellaccio allo scopo di “esorcizzare” le proprie paure; prima vendicandosi di coloro che ritiene responsabili della sua condizione, poi scegliendo le vittime in maniera casuale ed immotivata(una prostituta ed il suo cliente, una coppietta di coatti appartati e compagnia cantando).
Questo finché la sua attenzione non viene catturata da una ragazza. Una anima “pura” come lui che legge poesie di Rimbaud seduta in riva al lago.
Viene da sé che Crisalide comincia ad andare in cortocircuito e da lì a poco il tragico epilogo è assicurato.
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Innanzitutto voglio ringraziare l’esimio dr.W., stimato professionista nella sua categoria e uomo dalla indubbia moralità e cultura che, grazie ad un ingannevole invito a cena mi ha sottoposto alla visione di questo film al grido della frase (già citata come incipit):
 “Daje Omoné…famose der male!” confermandomi (se mai ce ne fosse stato bisogno) l’inquetante dualismo che alberga nella psiche del dr.W., di giorno apprezzato luminare, di notte empio consumatore di pellicole trash e di dubbia provenienza.
Chiarito questo passo a commentare il visionato cercando di non risultare troppo offensivo nei confronti del regista che, almeno dalle foto di Google, mi risulta essere un omone dallo sguardo ed il sorriso poco rassicuranti. Ma in fondo questi sono i rischi del mestiere
Che dire? In “Come una Crisalide” c’è un po’ di tutto. C’è il trauma, ci sono i flashback in b/n, ci sono gli interminabili deliri sussurrati dal pazzo, ci sono le allucinazioni, le riprese stile mockumentary, gli omicidi, il sangue, la violenza e le musiche di Simonetti…c’è persino una citazione del “maestro” Argento come ouverture ad effetto. Si, c’è proprio tutto, anzi quasi.
Manca solo una cosa: la coerenza.
Qualcuno dovrebbe spiegare al regista che fare un film non è uguale a praticare l’alchimia. Non basta buttare gli ingredienti in un pentolone e rimestare fino a cottura raggiunta per tirare fuori una pellicola che abbia un  senso di compiuto. Ogni elemento deve avere una sua precisa collocazione nel tempo e nello spazio per avere e dare continuità. La trama è debole e stupida, il serial killer è debole e stupido, le vittime sono deboli e stupide e deboli e stupide sono la struttura e le motivazioni insite nella follia della Crisalide.
Incoerente persino nelle inquadrature dove ci sono scene che rimbalzano dal laghetto dell’Eur alla passeggiata del Pincio; per tornare in zona Cecchignola e rimbalzare nei pressi di p.zza Bologna. E solo Dio sa quanto è irritante per chi conosce la città dove è girato il film notare questi strafalcioni topografici da teletrasporto. E sugli effetti speciali…sembra che Stivaletti di suo ci abbia solo messo la firma tanto sono anonimi e…incoerenti.
hqdefaultAvvertenza: alla 122° inquadratura dell’occhio azzurro ed allucinato del serial killer verrete posseduti dall’irrefrenabile impulso di cavarglielo…resistete, il prezzo di un nuovo apparecchio televisivo non vale tanto sfogo e non risolverebbe il problema.

Jug Face

jug-face-02USA – 2013

cast: Sean Bridgers – Lauren Ashley Carter – Kaitlin Cullum – Daniel Manche – Larry Fessenden – Sean Young
regia: Chad Crawford Kinkle
soggetto e sceneggiatura: Chad Crawford Kinkle
musica: Sean Spillane
durata: 87 min
INEDITO


“La fossa ha parlato.
E’ un onore essere scelti…lo sapete. Perché senza il sangue le acque della fossa non guarirebbero nessuno.
E quindi, facciamo quello che dobbiamo.”
Jug-face
Ada (Lauren Ashley Carter), fa parte di una piccola comunità rurale che vive nei boschi; una sorta di cajun senza radici ed etnia che non ripone fiducia nella medicina convenzionale e nella religione, ma confida nei poteri mistico/taumaturgici della “Fossa” che, anni addietro, li guarì dal flagello del vaiolo. Ma come ogni moneta anche questa ha un’altra faccia; di contrappasso la Fossa richiede periodicamente un sacrificio di sangue per nutrire le sue putride acque e comunica le sue scelte a Dawai (Sean Bridgers), il vasaio ritardato del villaggio che, una volta entrato in trance, scolpisce e cuoce una brocca raffigurante il volto della vittima prescelta.
1-jug-face-726x248E questa volta toccherebbe ad Ada pagare pegno per il bene della comunità, ma il condizionale è d’obbligo. La ragazza intrattiene da tempo un rapporto incestuoso con il fratello Jessaby (Daniel Manche) ed ha appena scoperto di essere rimasta incinta così, presa dal panico, nasconde la brocca rubata a Dawai nella speranza di farla franca….ma la Fossa sa essere crudele e vendicativa con chi non rispetta il Patto.
1854081


Ok, mr. Kinkle sa il fatto suo.
Nonostante al suo attivo abbia solo un paio di corti ed altrettante sceneggiature, il pupo sa come scrivere una storia e come tenere in mano la macchina da presa ed il risultato è un film inquietante nella sua semplicità.
Nessun effetto speciale (se non il minimo sindacale), né particolari giochi d’inquadrature: solo i personaggi ed il bosco che li ospita/tiene prigionieri. Basta questo e lo spiare l’abbrutita quotidianità di un pugno di bifolchi, grezzi, ignoranti, volgari e perennemente ubriachi per creare un senso di disagio. La naturalezza poi, con cui la comunità accetta di dare in sacrificio un loro consanguineo è qualcosa di…disarmante. Qualche lacrima, si, ma niente di più, neanche si sgozzasse una pecora per farne cotolette.
La storia si racconta da sola. Con lo scorrere dei minuti i tasselli della trama prendono diligentemente il loro posto illuminando passato, presente e l’ineluttabile cupo finale. Perché non c’è possibilità di redenzione e quel poco che hanno è già troppo per gente come loro.
Ottima la scelta degli attori. Sean Bridgers e Lauren Ashley Carter, presi in prestito dal crudo e angoscioso “The Woman” (2011) si destreggiano con professionalità in ruoli totalmente opposti a quelli calzati nel film citato, mentre Sean Young ci regala una corposa interpretazione di una madre/padrona da odiare (e compatire) alla prima inquadratura.
Il tutto spolverato da una colonna sonora estraniante ed ipnotica.
Tolte un paio di piccole (e trascurabili) incongruenze dello script il regista riesce ad arrivare nel segno, dando un tocco di novità espressiva ad una storia non originalissima. Un artigiano da tenere d’occhio.
jugfacestill

corvi07 1/2

No One Lives

no-one-lives-movie-image-26USA 2013

cast: Luke Evans – Adelaide Clemens – Lee Tergesen – Derek Magyar – America Olivo – Lindsey Shaw – Gary Grubbs
regia: Ryûhei Kitamura
soggetto e sceneggiatura: David Cohen
musica: Jerome Dillon
durata: 86 min
INEDITO


“Perché lo fai?”
“Mi tiene in forma”
“Ma…non ho fatto niente di male…”
“Forse sei solo sfortunata.”
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Una coppia in viaggio, una ragazza scomparsa, una banda di motociclisti.
La coppia si sta spostando attraverso l’America, tra l’uomo (Luke Evans) e la donna (Laura Ramsey) è percepibile una tensione ambigua, sospesa, soffocante. C’è come un segreto doloroso che li divide ma li rende complici.
Della giovane e ricca Emma (Adelaide Clemens) invece, non si sa più nulla da otto mesi, dopo essere sparita dal luogo di una strage perpetrata da un folle sanguinario che ha massacrato 49 compagni di scuola della ragazza.
La banda di bikers criminali (quasi tutti imparentati tra loro) sono in fuga dopo il furto in una villa finito in un bagno di sangue per colpa di Flynn (Derek Magyar) lo schizzato del gruppo.
noonelivesTutti elementi di un meccanismo scomposto, ingranaggi che sembrano muoversi su strutture parallele ma distanti…questo finché l’idiozia del paranoico Flynn non agisce da catalizzatore sulle vite dei componenti, ed il meccanismo s’inceppa dando vita ad un capovolgimento di ruoli che trasformerà i colpevoli in vittime  mentre le prede snuderanno inaspettati artigli rivelando una insaziabile sete di sangue. E i cattivi scopriranno che esiste qualcuno più crudele e spietato di loro.
Ma ormai è troppo tardi per porvi rimedio: No One Lives.
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Kitamura, già artefice del nippozombie “Versus” (2000) e del riuscito “Prossima Fermata: L’inferno” (The Midnight Meat Train – 2008) di Bakeriana memoria, confeziona un ibrido impastato di carne e sangue; un road/rape/slasher/movie spolverato da un sottile velo d’ironia ed insaporito da un’azione serrata mirata a dare brividi e scossoni all’esofago.
Nonostante le iniziali apparenze la trama di No One Lives è di una linearità quasi disarmante, e questo Kitamura lo sa, ma poco importa. Non c’è bisogno di andare ad indagare troppo nella psicologia dei personaggi, né di creare alibi morali ai partecipanti dell’efferato gioco al massacro scatenato involontariamente dalla cattiveria ottusa di qualcuno. La partita ha inizio e quello che veramente conta è mettere in scena un rutilante fuoco d’artificio che inondi lo spettatore di frattaglie ed emoglobina.
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Il messaggio è semplice: hai infilato il braccio nella tana del lupo affamato? Pagane le conseguenze.
In definitiva gli innocenti non esistono; il più pulito c’ha la rogna e Mors tua Vita mea. Non c’è gioco di squadra né il minimo tentativo di empatizzare con chi sta nella merda come te; che ognuno pensi alla propria pelle e cerchi di tenersela attaccata alle ossa, se ci riesce.
E fanculo anche alla Sindrome di Stoccolma.
Le sequenze di violenza sono  sincopate e crude; un balletto dove senti le ossa spezzarsi e vedi il sangue fiottare in ogni direzione. C’è poco spazio per il resto e le striminzite pause servono solo a far riprendere il fiato tra un trituramento di arti ed uno sgozzamento ed allo spettatore rimane solo da rilassarsi e godersi lo spettacolo, sorridendo sadicamente sotto i baffi  nel vedere i soliti quattro teppisti di quartiere sbranati da qualcuno con le palle più grosse di loro.

“Sai chi sono io? Chi sono?”
“Chi…sono…io?”
“Non lo so! Un serial killer?”
“Un serial killer? Oh, Gesù…no!”
“Un serial killer li uccide uno ad uno, io, molti assieme; cosa che fa di me un vero psicopatico…”
“anche se ci sono alcune cose che mi rendono stereotipico.”

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