Fantasmi – Italian Ghost Stories

FANTASMI-POSTER-1ITALIA – 2011

cast: Primo Reggiani – Daniele De Angelis – Laura Gigante – Maurizio Tesei – Anna Maria Teresa Ricci – Guia Quaranta – Alessandro D’Ombrosi – Carola Clavarino
regia: Tommaso Agnese – Andrea Gagliardi – Roberto Palma – Stefano Prolli – Omar Protani – Marco Farina
soggetto: Tommaso Agnese – Gabriele Albanesi – Marco Farina – Stefano Prolli – Omar Protani – Simone Starace
sceneggiatura: Tommaso Agnese – Marco Farina – Roberto Palma – Stefano Prolli – Omar Protani – Simone Starace
fotografia: Dario Germani – Raoul Torresi – Emanuele Zarlenga
musica: Valerio Lundini – Eugenia Tempesta – autori vari
durata: 84 min.
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VALUTAZIONE:
corvi051/2


fantasmi-bannerCinque storie di fantasmi Italiani.
O cinque storie italiane di fantasmi.

17 Novembre
“Passaggio di consegne” tra padre (defunto) e figlio.
Un’eredità fatta di follia, sangue e violenza.
17nov

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Offline
La solitudine può portarti a fare gesti estremi.
E sempre la solitudine può spingerti e cercare di riavvicinarti alle persone care.
Pietro e Giada lo scopriranno nel modo più tragico.
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La Medium
Una pseudomedium partenopea sbarca il lunario speculando sul dolore.
Ma ad invitare troppa “gente” a casa si rischia di ritrovarsi a dover fare i conti con “ospiti” indesiderati.
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Fiaba di un Mostro
La storia di un bambino “diverso”; che diventa una fiaba, che evolve in leggenda e si trasforma in un horror.
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Urla in Collina
Tre ragazze in vacanza con tanta, troppa voglia di divertirsi; una strada in collina piena di tornanti ed un motel sperduto nel nulla.
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Chiedo venia, ma mi ero proprio scordato di questo “progetto” tutto italiano. Ne avevo letto qualcosa (su Nocturno, mi pare) due o tre anni fa poi il tutto sembrava scivolato nell’oblio…e sarebbe stato meglio se così fosse rimasto.
Eppure i mezzi c’erano (i finanziamenti ed il supporto di Albanesi e dell’Università di Tor Vergata), la tecnica anche (Germani e Zarlenga si sono rivelati onesti operatori della fotografia) e, oltre ad un paio di vecchie glorie “riesumate” per l’occasione, persino alcuni degli attorucci freschi d’Accademia pescati nel mucchio sembrava sapessero recitare…allora cosa è andato storto?
Tutto il resto, parbleu!
A cominciare dalla scelta della composizione a “patchwork”, in ritardo di una decina d’anni dal nostalgico ripescaggio operato da America ed Oriente e priva di un minimo di sottotrama da usare come collante per tenere cuciti insieme gli episodi; per proseguire con la totale assenza di una qualsiasi struttura narrativa necessaria a dare coerenza alle storie che si autoriducono ad una sorta di spot pubblicitari dove neanche si capisce cosa vogliano “pubblicizzare”. Narrazioni banali per soggetti privi di un minimo d’originalità e scopiazzati da plot narrativi tanto lisi e stanchi che tentano il suicidio già dopo un paio di minuti  di girato.
E se questi sei registi dovrebbero essere i nuovi pilastri della cinematografia italiana…tanto vale organizzare una bella veglia funebre e non pensarci più.
Mi dispiace, caro Gabriele; mi avevi divertito ed incuriosito con “il Bosco Fuori”, ti ho ostinatamente difeso cercando invisibili peculiarità sul tuo “Ubaldo Terzani Horror Show”, avventurandomi dove nessun mortale aveva osato, ma questo tuo goffo tentativo di rivestire il ruolo di mecenate per le nuove leve del “cinema di genere” italico non fa che seppellire definitivamente ogni speranza per noi sconsolati fruitori…ça va sans dire…

P.S. piccola chicca fine a se stessa. Nell’episodio Offline, Pietro legge un quotidiano online e l’articolo di cronaca porta la firma di Ubaldo Terzani.
Squallida piaggeria o autocitazione estrema?

Tulpa – Perdizioni Mortali

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ITALIA – 2013

cast: Claudia Gerini – Nuot Arquint – Michela Cascon – Michele Placido – Ivan Franek
regia: Federico Zampaglione
soggetto: Dardano Sacchetti
sceneggiatura: Giacomo Gensini – Federico Zampaglione
musica: “The Alvarius” – Federico Zampaglione – Andrea Moscianese
durata: 84 min.
cecchigori


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Lisa (Claudia Gerini) è una donna in carriera che ha sacrificato affetti, legami e quant’altro per dare la scalata al successo professionale. E’ determinata, lucida e decisa…e con un segreto.
Infatti, per stemperare la tensione e gratificare il suo corpo (non si vive di solo lavoro) Luisa frequenta un esclusivo club privé gestito dall’enigmatico Kiran (Nuot Arquint), pseudo guru sottopeso che prova per lei una particolare attrazione.
Tutto fila per il meglio, tra un’ammucchiata ed un’altra, finché Luisa non scopre, casualmente, che tutti i frequentatori del club che hanno goduto delle sue carnali attenzioni vanno incontro ad un crudele destino; brutalmente assassinati da una mano misteriosa.
immagine_tulpa-perdizioni-mortali_39674Contemporaneamente, nell’azienda in cui lavora, qualcuno comincia ad indagare sulla doppia vita della donna allo scopo di screditarne la validità professionale e farla defenestrare.
Preoccupata e con qualche rimorso di coscienza sulle spalle, Lisa cerca di rintracciare Stefan (Ivan Franek), ultimo “compagno di giochi” nelle sue perversioni nella speranza di risparmiare almeno a lui l’orribile fine toccata agli altri.
E cosa c’entra con tutto questo Tulpa? Oltre ad essere il nome del locale (a detta di tutti, anche se nel film non risulta da nessuna parte), sembra si tratti di un parademone della religione induista/tibetana, generato dall’inconscio umano e che, se privo di controllo da parte del suo “creatore”, diviene un alacre massacratore, crudele ed assetato di sangue….e non preoccupatevi, non ho fatto nessun tardivo spoiler, perché la cosa che non ha nessuna connessione con la storia del film, ma tant’è….
tulpaOnestamente, dopo l’esperienze del grotesque “Nero Bifamiliare” (che di grottesco aveva soprattutto una patetica sceneggiatura) ed il soporifero ed ultradiluito “Shadow” che rivaleggiava con il più tristanzuolo ed insignificante dei “Masters of Horror” l’idea di foraggiare con i soldi del biglietto la coppia cinematografica più antipatica d’Italia non mi andava granché quindi, all’epoca dell’uscita cinematografica di Tulpa, feci chapeau e mi defilai elegantemente con la scusa di una missione segreta oltre le linee nemiche. Col senno di poi posso affermare che non feci bene, ma benissimo, considerato che, visionato in DVD questo “thriller all’italiana” si è rivelato l’ennesima finestra sul mondo per gratificare l’esibizionismo egotico  di un supponente e sopravvalutato Zampaglione (l’uomo che ad un dopofestival voleva insegnare a fare musica a Frankie HI-NRG) e dare l’opportunità alla bambolina Gerini per mostrarsi nella nuova versione 2.0 (dopo ennesimi ritocchi a colpi di bisturi e farciture al silicone).
Nonostante gli sforzi oltre non vedo (e non vado). Rubare una sequenza a  Mario Bava, un’inquadratura a Lucio Fulci, un piano ripresa ad Aldo Lado, un gioco di luci a Umberto Lenzi non è citare ed omaggiare un certo modo di fare cinema, ma andare biecamente a “pescare sul sicuro”. In Tulpa non esiste struttura narrativa ed il tutto si dipana in una serie di siparietti autoconclusivi dove le vittime di turno si limitano a palpare e slinguazzare la Gerini per poi finire ammazzati; non esiste il minimo tentativo di far “socializzare” i personaggi con lo spettatore preferendo dedicare attenzione al gioco di ombre e colori (che fa tanto Dario Argento) piuttosto che dare un minimo spessore a questo o quel manichino che zompetta sulla scena. Il risultato è una storia senza storia, dove l’assassino di turno neanche si spreca a dare uno spiegone finale al pubblico per dare un senso ai suoi efferati omicidi e dove, forse per giustificare il titolo del film, s’incastra a forza (spintonando alla grande tra le maglie del soggetto) la faccenda del parademone tibetano.
Sul finale meglio stendere un velo pietoso….Mandrake avrebbe di sicuro fatto meglio!
Sarei proprio curioso di leggere il soggetto originale di Sacchetti (che ha lavorato con quasi tutti i registi di “genere” italiani) per capire quanto sia stato devastante l’intervento di Gensini e Zampaglione in fase di sceneggiatura.
Alla fine dei giochi Tulpa si è rivelato l’ennesimo Tiro Mancino di quel geniaccio di Zampaglione ai danni del pubblico pagante.
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La Casa nel Vento dei Morti

La Casa nel vento dei mortiITALIA – 2012

cast: Luca Magri – Francesco Barilli – Marco Iannitello – Sara Alzetta – Nina Torresi – Paola Crecchi – Adriano Guareschi
regia: Francesco Campanini
soggetto: Luca Magri
sceneggiatura: Luca Magri – Chiara Agostini
musica: Lello Padovani
durata: 88 min
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2 settembre 1947: Attilio (Luca Magri) è un ex attore caduto in disgrazia per aver accettato di lavorare per il regime fascista; Eurigio (Adriano Guareschi) l’ex “forzuto” da baraccone circense senza lavoro; Ugo (Francesco Barilli) un vecchio pazzo violento che ha appena finito di scontare 15 anni per uxoricidio e Ciccillo (Marco Iannitello) un giovane contadino rimasto traumatizzato durante un bombardamento. In tutto quattro. Quattro disgraziati senza un futuro che la vita costringe ad una scelta estrema: tentare una rapina ad un ufficio postale.
Il colpo riesce, ma finisce in un bagno di sangue con una guardia giurata morta e Eurigio ferito gravemente. Decisi comunque a seguire il piano il gruppo abbandona la macchina per proseguire a piedi fino agli Appennini e, una volta attraversati, riparare in Versilia per spartirsi il bottino. Ma Eurigio è agli sgoccioli e sarebbe comunque di peso così Attilio lo finisce ed i quattro diventano tre.
La_Casa_nel_vento_dei_morti tttLa fuga si rivela più difficile del previsto, tra le impervie difficoltà di una campagna brulla e inospitale e le tensioni sempre crescenti tra Ugo ed Attilio, e non bastano le prospettive di una vita migliore per placare gli animi. Dopo l’ennesimo omicidio gratuito perpetrato dal vecchio lo scontro tra i due sembra inevitabile non fosse che il terzetto s’imbatte in una vecchia fattoria sperduta nel nulla ed abitata da una famiglia di contadini composta di donne.
Ugo, ovviamente, vuole farle fuori per eliminare le tracce del loro passaggio ma Attilio sfrutta il suo “fascino” per abbattere la diffidenza delle contadine e chiedere ospitalità per la notte.
Non c’è problema. Se gli uomini hanno di che pagare le donne saranno ben disposte a rifocillarli e a prendersi buona cura di loro.
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più che un horror il film si potrebbe catalogare come drammatico con risvolti horror, visto che l’aspetto grandguignolesco della trama si risolve nell’ultima mezz’ora della storia che, nonostante la buona volontà, si affloscia nel punto in cui dovrebbe mostrare maggior forza proprio come un soufflé che ti si sgonfia nel forno a 3/4 di cottura.
Altra pecca è la recitazione. Troppo legnosa quella di Luca Magri (oltretutto soggettista e sceneggiatore del film) e ciancicata e ruspante quella dei caratteristi (a volte si fa fatica a capirli)
Nonostante questo la pellicola ha una sua struttura, un suo piccolo fascino (ereditato anche dai rimandi ai film di Avati e alla sua amata Brianza) e una fotografia di tutto rispetto e poi, diciamocelo, Francesco Barilli (il regista di film come “Il Profumo della Signora in Nero” e “Pensione Paura” e unico professionista dell’entourage) nella parte del burbero Ugo ci calza proprio a pennello e la struttura spigolosa del personaggio non si distanzia poi molto dal carattere dell’attore/regista (posso assicurarvelo io che l’ho conosciuto, anche se marginalmente, circa 25 anni fa ad una rassegna cinematografica).
In definitiva il film si fa vedere e qualche buona idea la tira fuori, lasciando ancora un po’ di fiato nei vecchi polmoni asfittici del cinema italiano e appoggiandosi alla vecchia filosofia del continuare a tentare e non mollare mai.
P.S. notare la lettera C della parola casa sulla locandina, mezzaluna insanguinata che rimanda a quella ben più famosa de “La Casa” di Raimi.
Ma che fantasia questi grafici italiani!

corvi06 1/2

Fairytale

fairytale_posterITALIA 2012

cast: Harriet MacMasters-Green – Sabrina Jolie Perez – Jarreth J. Merz – Matt Patresi – Paolo Paoloni – Susanna Cornacchia – Giuliano Montaldo
regia: Christian Bisceglia – Ascanio Malgarini
soggetto e sceneggiatura: Christian Bisceglia
musica: Michele Josia
durata: 92 min
RAI TRADE


fairytale_Harriet_Mac_Masters_Green_Sabrina_Jolie_PerezSofia (Harriet MacMasters-Green) e sua figlia Eléna (Sabrina Jolie Perez) si trasferiscono ad Acquatorva, cittadina dell’Agro Pontino edificata ai tempi del regime fascista successivamente alla bonifica delle paludi; qui la donna potrà continuare il suo lavoro come ricercatore agrario e riuscire finalmente a metabolizzare la separazione avuta con il marito Robert (Jarreth J. Merz), uomo dal  temperamento artistico e lo spirito vagabondo. La piccola Eléna sembra impattare diversamente questa nuova realtà: inizia a comportarsi stranamente e a parlare di una “fata dei denti” che vive nell’armadio e che pretende da lei un tributo (la bambina sta cominciando a cambiare i denti da latte) portando la ragazzina al punto da acquistare dai suoi compagni di scuola i loro dentini pagandoli con vecchie monete del ventennio fascista trovate chissà dove.
Con il tempo anche Sofia comincia a pensare che qualcosa non va. Il vicino di casa Ferri (Paolo Paoloni), un vecchio burbero e scontroso, l’ammonisce invitandola a trasferirsi quanto prima e la donna percepisce l’ostilità che regna nella casa e che terrorizza la figlia ed inizia a soffrire di allucinazioni dove le appare uno spettro di una bambina bionda.
l07Indagando Sofia scopre che un orribile fatto di sangue sporcò le pareti della casa. Poco prima della guerra un gerarca punì la moglie (colpevole di aver sorriso ad un altro uomo) strappandole tutti i denti e lasciandola morire chiusa nell’armadio che ora si trova nella stanza della bambina mentre la figlia della coppia risultò prima dispersa poi venne ritrovata sbranata da un lupo.
La tensione sale ed anche la donna si convince che “qualcosa” vive nell’armadio ed una notte ne ha l’orribile conferma. Lo spettro (Susanna Cornacchia) si manifesta ed esige nuovamente il dovuto e solo grazie ad uno stratagemma le due riescono a sfuggirgli.
fairytale_image_02E’ passato un anno e mezzo, Sofia si è trasferita e non ha mai raccontato a nessuno cosa ha visto quella notte mentre la figlia è ricoverata nell’ospedale psichiatrico di zona, muta ed assente in seguito al trauma subito. Robert riappare dopo l’ennesimo viaggio e chiede l’affido di Eléna accusando la moglie (che ha avuto precorsi di schizofrenia in famiglia) di aver portato la bambina alla follia. Poi Eléna sembra riprendersi ed informa la madre che “lei è tornata…ed è arrabbiata con me…vuole i denti…i suoi denti”.
L’incubo è appena all’inizio e Sofia non sa come fare per salvare la sua vita e quella di sua figlia.
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Ogni tanto qualcuno ci ricorda che il cinema di genere italiano non ha l’elettroencefalogramma del tutto piatto. Questa volta è toccato a due registi esordienti (Christian Bisceglia e Ascanio Malgarini) il compito di stupirci.
Una storia con una sua originalità, che passa dalla favola nera alla ghost story con eleganza scivolando in un thriller cupo e morboso non privo di azzeccate e saltuarie scene gore; una location più che indovinata con la scelta di girare a Latina, città permeata da reminiscenze architettoniche della sua epoca di fondazione (il ventennio) e resa ancora più bianca e spettrale da una bella fotografia; attori che sanno recitare supportati da caratteristi nostrani di buon calibro ; effetti speciali e supporti digitali italianissimi e di tutto rispetto (altro che il vetusto e gommoso Stivaletti) ed una risoluzione finale della storia, con conseguente colpo di scena per niente scontato e che ti lascia con un sorrisino amaro sulla bocca.
Quasi da gridare al miracolo.
Certo, ci sono alcune ingenuità di fondo, compensate però da sprazzi di genio che fanno da silicone in maniera ottimale e, fortunatamente, l’intervento di Rai Movie è stato limitato al punto da impedire che il taglio del film prendesse l’impostazione di una fiction televisiva (grazie alle continue pressioni sul campo della Onemore).
Poco importa se il prodotto finale sia stato destinato per il mercato estero (il film ha avuto un buon successo a Cannes nel 2012 ed in seguito distribuito nelle sale Inglesi, Americane ed Australiane), cosa che si evince dalla scelta di attori stranieri nei ruoli principali, dal titolo straniero e dai titoli di testa e coda rigorosamente in inglese; quello che importa è che qualcuno abbia saputo dimostrare che gli artigli italiani sono ancora affilati e che, se messi in condizioni di farlo, ancora affettano bene.

In italia il film non è ai arrivato nelle sale ed è stato caricato su CuboVision,   usufruibile in streaming ed in seguito distribuito in DVD, questo perché “Fairytale” fa parte del progetto Web Movies della Rai 

P.S. ricordarsi di tenere d’occhio la “ONEMORE  Pictures” ed il suo film di prossima uscita “Neverlake

Discreto  E MEZZO

La Lupa Mannara

locandina lupaITALIA – 1976

cast: Howard Ross – Dagmar Lassander – Annik Borel – Frederick Stafford – Elio Zamuto – Tino Carraro
regia: Rino Di Silvestro (Alex Berger)
soggetto: Rino Di Silvestro
sceneggiatura: Rino Di Silvestro – Howard Ross
musica: Coriolano Gori
durata: 82 min
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AnnikDaniela (Annik Borel) è giovane, bella e ricca ma, di contrappasso, ha i suoi bei problemi.
La sua salute psichica ha subito un duro colpo quando, adolescente, è stata vittima di uno stupro e la situazione è andata via via aggravandosi da quando la ragazza ha cominciato a fare strani incubi in cui vede una sua antenata (identica a lei) trasformarsi in una lupa mannara durante un rituale magico.
louvesanguinaire003louvesanguinaire09Questi incubi ed i deliri erotici in cui cade spesso portano Daniela a convincersi di essere affetta da licantropia e di essere persino la reincarnazione della sua ava.
Per proteggere lei (e gli altri) da queste pericolose turbe il padre, il conte Neseri, (Tino Carraro) le fa vivere una vita da reclusa nella splendida villa fuori città e la situazione rimane “sotto controllo” sino all’arrivo di Elena (Dagmar Lassander), sorella di Daniela, di ritorno dal viaggio di nozze con il marito Fabian (Elio Zamuto).
3110932_lalupamannara_jpg_0KIR0RFYUna notte, dopo aver spiato le effusioni erotiche dei due sposi, Daniela irretisce Fabian, lo conduce nel bosco circostante, lo circuisce ed infine lo uccide.
Anche se la polizia non la sospetta, il conte Neseri, viste le condizioni sempre più critiche della figlia, la fa ricoverare in un istituto psichiatrico dal quale fugge, aiutata da una paziente lesbo/ninfomane a cui si concede e che poi, naturalmente, elimina a forbiciate.
werewolf_woman_09Da qui in poi, è un susseguirsi di sesso, violenza e morte.
Sotto la furia di Daniela cadono una coppia di innamorati appartatasi in un casolare ed un uomo che cerca di approfittare di lei.
Per la ragazza sembra non esserci speranza di redenzione, ma poi avviene l’incontro con Luca (Howard Ross), un duro dal cuore tenero che s’innamora, contraccambiato, di Daniela.
Intanto le indagini dell’ ispettore Modica (Frederick Stafford) della polizia criminale continuano e l’uomo comincia ad intravedere uno strano e macabro filrouge che unisce tra loro tutte quelle morti.

Luca e Daniela vivono una vita felice e la ragazza sembra tornata alla normalità ma, si sa, non c’è pace per le anime dannate…
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Della serie: “poche idee, ma confuse”, questa pellicola è uno strano mixer di generi che spaziano dall’horror, all’erotico, al poliziottesco nel tentativo di riunire in un unico calderone le pellicole più in voga in quel degli anni ’70.
Di certo l’azione e la violenza non mancano, come pure l’erotismo (coadiuvato dalle procaci forme della Lassander e la sensualità della Borel), ma la venatura orrorifica è vagamente delineata e lasciata scivolare quasi con distrazione confusa nella storia. Allo spettatore non sarà mai dato di capire se Daniela è solo una povera folle assassina segnata dai traumi subiti o se invece è veramente affetta da licantropia e sotto l’influsso dell’antenata strega/lupa mannara (le trasformazioni a cui assistiamo sono solo quelle della ava durante gli incubi della ragazza).
Dopo anni di latitanza la pellicola è stata recuperata dalla RAROVIDEO in un discreto formato audio/video.

Anche se lascia il tempo che trova il film scorre e si lascia vedere, proprio come tanti altri prodotti dell’epoca.

mediocre

La Notte dei Diavoli

1215188277_lanottedeidiavoliITALIA/SPAGNA 1972

regia: Giorgio Ferroni      durata: 87min
cast: Gianni Garko – Agostina Belli – Cinzia De Carolis – Teresa Gimpera – Mark Roberts – Bill Vanders – Stefano Oppedisano –
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NightDevils4Nicola (Gianni Garko), di ritorno da un viaggio di lavoro, sta attraversando la Jugoslavia rurale diretto in Italia ed inoltratosi in un bosco si procura un incidente con l’auto per non investire una megera comparsa dal nulla. Isolato in terra straniera l’uomo vaga per la boscaglia fino a che non trova una specie di fattoria abitata dai Ciuvelak, rude famiglia di contadini che accetta malvolentieri di ospitarlo a patto che levi le tende alle prime luci del giorno.
Gorka (Stefano Oppedisano), anziano capofamiglia, incarica il figlio maggiore nochediablosfJovan (Roberto Maldera) di riparare l’auto di Nicola, mentre lui fa la conoscenza con la piccola Irina (Cinzia De Carolis), sua sorellina Mira (Sabrina Tamborra) e la bella Sdenka (Agostina Belli), nonchè dell’ambigua Elena (Teresa Gimpera).
Calata la sera cresce la tensione nella casa e nonostante Sdenka (cenerentola della situazione) cerchi di tranquillizzarlo l’uomo capisce che qualcosa spaventa i componenti della famiglia sino a renderli isterici e violenti.
Una notte Nicola assiste all’omicidio di Gorka ad opera del figlio che gli conficca un paletto nel cuore e disgustato e terrorizzato l’uomo fugge e raggiunge la città. Deciso a venire a capo della storia si rivolge al brigadiere Kovacic (Renato Turi) ex poliziotto in servizio nel paese che lo informa che i Ciuvelak sono gravati da una terribile maledizione lanciata da una strega (Maria Monti – la donna che causò il suo incidente) e che chiunque cada nelle sue grinfie è destinato a trasformarsi in un Wurdalak, sorta di zombi/vampiri che tornano dall’aldilà per uccidere e trasformare le persone amate in vita.
NDD51Deciso a salvare Sdenka, Nicola ritorna alla fattoria per ritrovare la ragazza sola, in uno strano e freddo estraneamento, che ripete quasi ossessivamente di “essere rimasta per aspettare lui” e si convince che anche lei sia rimasta vittima di quell’orribile destino. Fuggendo dalla casa l’auto si ferma nuovamente e Nicola è costretto a fuggire nel bosco braccato dai Ciuvelak trasformatisi in creature assetate di sangue.
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Ormai fuori di senno, Nicola viene rimpatriato in Italia e ricoverato in un istituto psichiatrico dove grida a gran voce (ovviamente non creduto) di non essere pazzo.
Dopo l’ennesimo racconto delle sue vicissitudini ad un dottore (Umberto Raho), il primario lo informa che fuori dalla stanza c’è una persona che vuole incontrarlo…
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I Wurdalak sono creature vampiresche appartenenti al folklore dell’Europa dell’Est ed assurte a notorietà grazie ad un racconto di Aleksei K. Tolstoi. Visto il buon successo riscontrato dall’omonimo episodio inserito da Mario Bava nel suo “I Tre Volti della Paura” (1963), Ferroni ci riprova con la Notte dei Diavoli dando ampio respiro alla storia fino a dilatarla a livello di film.
Dopo l’ennesima sortita al mio videospacciatore di fiducia ho acquistato questo DVD della RAROVIDEO  più per nostalgia che per necessità. Avevo visto il film in un cineclub negli ’80 e negli anni a seguire, qualche spezzone (in versioni masticate dal tempo) in diverse emittenti; quindi l’ho acquistato, oltre che per rimpolpare la mia collezione, anche per vedere com’era stata l’operazione di recupero e rimasterizzazione del film.
Ricordo che all’epoca il film non mi aveva colpito granché.  Ferroni era stato il regista del raffinato e mirabile gotico “Il Mulino delle Donne di Pietra” (1960) e la Notte dei Diavoli non si avvicinava minimamente ai canoni del suo predecessone, vuoi per “l’annacquamento” della trama (inevitabile quando si tenta di espandere un racconto breve sino a renderlo un film), vuoi per la povertà dei mezzi.
Con questa seconda visione mi sono in parte ricreduto. Al di là dei difetti evidenti, emergono peculiarità che lo pongono al di sopra di molte produzioni contemporanee.
Ferroni è un abile artigiano (come lo furono Bava, Margheriti etc…) caratteristica  sine qua non per i registi di genere dell’epoca e, come tale, riesce a dare il meglio anche con il poco a disposizione. Si percepisce una sensazione di claustrofobia nel bosco ripiegato su se stesso grigio e quasi pietrificato; sensazione che si amplifica all’interno della catapecchia costruita con quattro assi sbilenche dove i Ciuvelak si barricano per la notte, cenando a lume di candela attorno ad un tavolaccio di legno. E dove la staticità di alcune scene prende il sopravvento sull’atmosfera, corre in soccorso la bella colonna sonora di Gaslini.
E poi gli attori. Anche l’ultimo dei figuranti recita con convinzione ed il regista si preoccupa di utilizzare comprimari di buon livello, come il gettonatissimo (all’epoca) Umberto Rhao, la spagnola Teresa Gimpera ed i teatrali Monti e Oppedisano. Persino l’imbambolata Agostina Belli è ben inserita su un personaggio che sembra cucito per lei.  C’è poco da fare: all’epoca si sapeva recitare ed il mestiere si faceva per passione e non per arrivare al successo e la notorietà.

Di livello medio/basso se paragonato ad altre produzioni dello stesso periodo, il film vince sulla distanza, rivelandosi di buona fattura messo al confronto con il  cinema horror di serie B degli ultimi 15 anni.

Discreto

la maledizione della Strega

Femmine Carnivore

Femmine Carnivore PosterDie Weibchen
GERMANIA/ITALIA 1970

regia: Zbynek Brynych      durata: 82min
cast: Pascale Petit – Giorgio Ardisson – Uschi Glas – Françoise Fabian – Alain Noury – Irina Demick

femmcarn 01Eva è una giovane segretaria affaticata e stressata che, sotto consiglio del suo medico, si reca in un’esclusiva clinica a Badmarin per curare gli episodici stati confusionali di cui soffre grazie alle terapie della dottoressa Barbara. La cosa che salta subito agli occhi della ragazza  è la quasi totale assenza di uomini, ad esclusione del gorillesco Adam giardiniere della clinica e del bizzarro ispettore di polizia di Badmarin, perennemente ubriaco.
centerLe donne del posto, abitanti e pazienti, hanno atteggiamenti strani ed esaltati, quasi facessero parte di una sorta di sorellanza e tentano subito di plagiare la bella Eva, affinché assecondi gli stilemi del posto; la situazione poi si aggrava con l’arrivo di Tommy e dei suoi amici, bloccati a Badmarin per un incidente d’auto ed accolti ed ospitati con eccessivo entusiasmo dall’entourage della clinica.

femmcarn 02Prima uno e poi l’altro i due amici del playboy fanno una brutta fine, immancabilmente scoperti da Eva che cerca di denunciare ogni volta gli omicidi, ma mai creduta, vuoi per l’assenza dei cadaveri, vuoi perché la dottoressa Barbara afferma che siano frutto di allucinazioni, alla ragazza non resta che tentare la via della fuga (diverse volte) fallendo miseramente.
Neanche l’incontro con Johnny, apatico giovane pieno di soldi, capitato a Badmarin nel suo vagabondare alla “ricerca di sé stesso” riesce a dare soluzione di continuità ad Eva, visto che l’uomo si lascia subito irretire dalle morbose e voraci attenzioni delle femmine del posto invece di darle un aiuto concreto…

Che fine fanno gli uomini a Badmarin?

Finale “a sorpresa”….

Mai visto film più scoordinato, assurdo e confuso….eppure così divertente! (in modo del tutto involontario, naturalmente).
Zbynek Brynych (e già il nome la dice tutta) con l’uso/abuso del grandangolo, del campo/controcampo, dei colori acidi ed i dialoghi privi della minima connessione sia linguistica che logica ricrea in piena credibilità l’atmosfera hippy della fine degli anni ’60.
Vedere Giorgio Ardisson con la cavezza dorata al collo e la camicia sbottonata annodata in vita atteggiarsi a galletto playboy è uno spasso ed assistere alle estemporanee manifestazioni femministe a Badmarin (con tanto di lancio del reggiseno e tettine al vento) è imperdibile!
vlcsnap-2012-12-25-15h22m09s240Le riprese dei tentativi di fuga di Eva sembrano ricalcate da quelle del numero 6 nel mitico telefilm “Il Prigionero”  ed inutile dire che di cannibalismo non c’è traccia visto che, per solare e sorridente ammissione della capo infermiera i corpi dei maschi vengono tritati finemente, inscatolati e veduti come cibo per gatti (sottile parafrasi per paragonare gli uomini a mera carne per porci) ed anche il film rientra un po’ forzatamente nella definizione di horror, ma noi ce lo siamo “gustato” con quell’ottica.
Lisergico, mal gestito ed inutile, ma un vero e proprio tuffo nei ’70
P.S. sulla copertina del DVD c’è scritto: Tiratura Limitata – 999 copie numerate
mi sa che le altre 998 sono ancora in magazzino!

giudizio: Sbrof! (da vedere con qualche amico dopo il pranzo di natale )

♠  …ma ilare!

die-weibchen-artikelbild(la ben poco allusiva immagine iniziale del film)
vlcsnap-2012-12-25-15h14m57s151(titoli di testa popstyle)

Ubaldo Terzani Horror Show

Ubaldo_Terzani_Horror_ShowITALIA – 2011

regia: Gabriele Albanesi      durata: 92min
cast: Paolo Sassanelli – Giuseppe Soleri – Laura Gigante – Ripli Zsuzsanna – Antonino Iuorio

Alessio è un regista/sceneggiatore emergente, capace con la macchina da presa, ma ancora goffo nel realizzare gli script dei film. Per questo motivo il suo produttore lo indirizza a Torino, a casa di Ubaldo Terzani, famoso scrittore di novelle horror, allo scopo di imparare e fare sue le tecniche di realizzazione di una buona sceneggiatura di genere.
E per Alessio comincia l’incubo.
Sovrastato dal sorprendente carisma di Terzani, il ragazzo rimane affascinato dalla ambigua personalità dello scrittore al punto tale di divenirne un succube discepolo; in un morboso gioco delle parti il giovane regista vive un morboso transfer con l’uomo, arrivando a condividerne l’allucinata follia e l’oscura perversione mentale.

E scoprirà anche perché Terzani riesce a descrivere con tanta maestria scene di sangue e morte.

Albanesi accantona lo splatter e la violenza diretta ed esplicita de “Il Bosco Fuori” (2006) e punta sulle atmosfere cupe dei labirintici meandri di una mente malata, scegliendo attori più preparati (con le dovute eccezioni) rispetto quelli utilizzati nel precedente film.
Il risultato è soddisfacente, anche se il regista penalizza in parte l’aspetto gore del film a vantaggio dei dialoghi e dei confronti con i personaggi.
Convincente Sassanelli nel ruolo di Terzani, mentre Soleri dà l’idea di doversi fare ancora un po’ le ossa prima di cominciare ad essere credibile come attore.
Una maggiore attenzione alle luci non avrebbe di certo nuociuto e gli effetti di Stivaletti (come al solito) convincono solo a metà.
Per il resto, c’è ancora speranza che il cinema di genere risorga, anche grazie a film come questo.

giudizio: “Splat!” (un po’ di violenza in più non avrebbe guastato)

♥♥♥♥♥♥  (anche un po’ per “patriottismo”…)

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Dracula 3D

ITALIA – FRANCIA – SPAGNA – 2012

regia: Dario Argento      durata: 106min
cast: Thomas Kretschmann – Asia Argento – Rutger Hauer – Marta Gastini

La storia del Dracula di Bram Stoker ormai la conoscono anche le scimmie della Papuasia, ma il maestro cerca lo stesso di dargli il suo tocco di originalità stravolgendone la trama. Personaggi come Renfield spariscono, Jonathan Harker si trasforma da agente immobiliare a bibliotecario e Mina intraprende un viaggio dall’amica Mina allo scopo di “recuperare” il fidanzato latitante; nonostante questo ed una buon uso della fotografia il risultato è un film piatto, banale e veramente privo d’interesse.

Gli attori recitano da cani (anche Hauer riesce a dare il peggio di sé), gli effetti speciali sembrano ricavati da spezzoni di cartoni animati girati male ed il 3D è da mal di testa.

Giuro che quando mi sono seduto in sala ho lasciato i miei pregiudizi a comprare i popcorn, ma non sono riuscito a farmi bastare qualche paio di tette ed un paio di gole squarciate come passaporto per rivalutare quello che un tempo fu il Maestro del Brivido all’Italiana.
L’unica cosa che fa paura è la recitazione di Asia Argento.

giudizio: Mioddio! (…il re è morto.)

♥♥♥♥♥

Paura (in 3D?)

ITALIA 2012

regia: Manetti Bros.      durata: 108min

cast: Lorenzo Pedrotti – Francesca Cuttica – Peppe Servillo – Domenico Diele – Claudio di Biagio

Prendi tre coatti della più profonda e borderline borgata romana, condiscili con alcool e fumo e servili in una villa da ricchi collocata ai limiti dei Castelli romani. Il sapore sarà quello della Paura….

E così Ale, Simone e Marco (rispettivamente un meccanico, un pusher universitario ed un musicista metallaro) vivono il loro “Tranquillo week-end di Paura” insediandosi abusivamente nella villa del marchese Ranzi a detta di Ale assente per tutto il fine settimana perché in trasferta in Svizzera per una convention di appassionati di Rolls.
Per loro che dalla vita non hanno avuto niente quelle 48 ore di lusso e sfarzo sembrano un sogno quasi irraggiungibile; peccato sia destinato in poche ore a trasformarsi in un incubo e che la villa da sogno sia in realtà una casa degli orrori!

Tentativo (poco riuscito) per Marco e Antonio Manetti di sdoganarsi dal loro mondo underground; manovra fallita anche perché hanno provato a farla utilizzando elementi delle loro radici cinematografiche che non si adattavano al progetto.
Una macedonia mal amalgamata: dialoghi striminziti e vuoti (ma cosa ti puoi aspettare da tre borgatari fumati?) e un Peppe Servillo tanto pacato e mimico da sembrare più un fantoccio disagiato che un orco (il titolo provvisorio del film era “La Stanza dell’Orco”) 😉
Siamo lontani da progetti come “Zora laVampira” e “piano 17” ed è un peccato perché se avessero trattato il prodotto attraverso il linguaggio di sempre il risultato sarebbe stato di certo migliore.
Nell’ultima mezz’ora poi la pellicola sembra quasi un “ammazzateeny” di americana concezione…sembrava quasi avessero fretta di finire il film che miracolosamente si riprende nelle inquadrature finali. Alcune sequenze comunque sono ben girate e la tensione si fa apprezzare.

Il film l’ho visto in DVD, quindi mi sono perso il 3D italiano…sopravviverò?

giudizio: Ssssè (si può vedere)

♥♥♥♥♥♥