Ombre

A volte le affinità non bastano.
Anche se le alchimie sono quelle giuste, le empatie esasperanti e l’attrazione trascinante e disperata, basta poco perchè un sorriso venga scambiato per una sfida ed una frase accolta come provocazione.
Questione di tempi. Tempi e ritmo.
La nostra stessa esistenza si basa su pulsioni temporali e vibrazioni.
A loro dobbiamo il battito del cuore e la nostra consistenza e se si vibra su piani diversi si diventa intangibili agli altri e spesso anche invisibili.
E’ così che il coltello fende l’aria ed il vetro non riflette la sua consistenza.
E così quello che non si riesce a toccare (perché ci sfugge?) e a malapena si vede (vuole nascondersi?) si trasforma in qualcosa di incomprensibile ed ostile.

Forse in un altro tempo ed in un’altra dimensione….ma non ora e non così.

Quindi meglio il Buio.
Nel buio siamo tutti uguali.

Omonero Omocircle


1f8nlu76gr47o32olafce28qr8-66c059bd85320a5292807ca07025f4a8

Chemin de Fer

Quante città.
Livorno, Crema, Napoli, Firenze, Parigi, Fabriano, Salerno, Amsterdam, Marsiglia, Trieste, Perugia, Nizza, Torino, Foggia, Berna.
E ad ogni posto associo un volto di donna, e ad ogni donna un nome.
Laura, Sophie, Ernesta, Gabriella, Maura, ZeeDee, Gisele, Silvia, Fabrizia, Claire, Adriana, Marcela, Titti, Manuela, Paola.
E di ogni donna ho un souvenir.
Un sorriso, un insulto, il sapore di un abbraccio, il calore di uno sguardo, un tatuaggio, quel certo modo di parlare, il neo in fondo alla schiena, il profumo di un peccato, una bugia o una piccola cicatrice.

Cento città, cento nomi, cento cuori.
E quanti chilometri ho macinato.
Quasi sempre in treno. Lasciando a degli sconosciuti il compito di portarmi a destinazione per concedermi il lusso di divagare e leggere, sognare e scrivere, immaginare e disegnare.
Gli aerei sono troppo veloci e guido solo quando sono nervoso o devo concentrarmi su un singolo pensiero. Il treno, invece, ha il giusto ritmo. Un soul tutto particolare.
Eurostar, Italo, regionali, intercity e transeuropei. E quando esistevano anche gli accelerati e gli espressi.
Ho viaggiato su tutto.
Accovacciato su scomodi sedili in legno, sprofondato (e sbronzo) sul soffie letto di un vagon-lit, appollaiato su un predellino, raggomitolato in una cuccetta di una carrozza a sei.

E se ricordo una donna, ricordo la sua città e rammento anche i treni che mi portavano da lei; lo scricchiolio dei vagoni in movimento, i rallentamenti in certi punti della tratta, le gallerie e lo sguardo liquido ed appannato della condensa che mi spiava dai vetri dei finestrini.
Notti gelide, afosi tramonti; la campagna sotto la pioggia e paesi bagnati dalla luce colorata di assonnate domeniche al gusto di primavera.

Cento città, cento nomi, cento cuori, cento stazioni.
Piccoli buchi dimenticati da Dio e dagli uomini con una panchina di pietra come unico ricovero ed un cesso rotto da decenni; opprimenti mausolei fin du siecle infestati da viaggiatori dai volti grigi e lo sguardo vacuo; moderne ed orripilanti sale chirurgiche, blasfeme quanto il mercato nel tempio; invitanti cucce per il viaggiatore stanco e confuso, semplici e familiari come la cucina di tua madre.

E in ogni stazione ho lasciato qualcosa di mio.
Un ombrello scordato, un rimorso masticato, un addio rifiutato.
Un pacchetto di caramelle in un cestino, una lacrima in un fazzoletto, una rivista letta, una pisciata su un muro.

Cento stazioni, cento treni, cento donne.
E ad ognuna di loro ho lasciato un pezzetto del mio cuore, ma loro…loro mi hanno regalato molto di più.

Sarebbe divertente se qualcuno un giorno sulla mia lapide scrivesse:
“Pendolare dei Sentimenti”

Tiriamo le Somme, Facciamo due Conti

Ci siamo conosciuti 30 anni fa. Avevi 13 anni meno di me.
Da quel giorno mi ti sei appiccicato addosso come una piattola; condividevi le mie passioni, eri affamato d’informazioni, invidiavi il mio passato e volevi creartene uno insieme a me.
Giocavo a fare il cinico ed il sarcastico, ma ho cominciato subito a volerti bene. Come a un figlio. più che a un figlio.

Certo, ho fatto di tutto per non dimostrartelo (grazie al mio carattere di merda), ma sono sicuro che avevi capito quanto tenevo a te. Era a me che cercavi quando ti serviva un consiglio, era me che chiamavi quando volevi toglierti da qualche impiccio o una “dritta” sulle ragazze, era me che volevi quando avevi bisogno di compagnia. Non lo facevi per approfittarti della mia disponibilità (non sono cosi fesso), ma perché ero diventato il tuo punto di riferimento.

Non mi scorderò mai come si illuminavano i tuoi occhi scuri quando ti raccontavo qualcosa del mio passato (anche se accadeva di rado) e come tenevi spalancata la bocca quando ti rivelavo qualche piccolo segreto (sembrava quasi volessi mangiarti le mie parole).

Mi hai implorato di condividere con te la mia filosofia di vita.
“Vivi da cazzone, ma non morire da coglione” ti ho risposto. E tu lo hai fatto.

Eri il mio migliore amico, cazzo! Sei il mio migliore amico, cazzo!

Avevi un’intera vita davanti, eri tu quello che doveva venire al mio funerale, non io al tuo, ma quella stronza se n’è fregata e per farmi un dispetto t’ha portato via.
Ma gliela farò pagare. Troverò il modo di fargliela pagare.

Sono orgoglioso di te, amico mio, hai vissuto da cazzone ma non sei morto da coglione.
Come si dice qui a Roma “Te ne sei andato via cor botto
Un enorme fuoco d’artificio colorato che ancora illumina il cielo notturno sopra questa bastarda, meravigliosa, città. 

Quando sarà il mio momento non ci sarà né una chiesa né una funzione funebre e neanche un cimitero.
Dall’obitorio passerò alla cremazione, solo dovrò trovare qualcuno a cui affidare le mie ceneri…le avevo promesse a te.

Non ti piango e non ti piangerò.
Sei il mio migliore amico: sarai sempre accanto a me in macchina, seduto al mio fianco nella sala di un cinema, di fronte a me al tavolo di un ristorante, o di una birreria.
In ogni occasione non sarò MAI solo, questo lo so per certo. 

E smettila di rompermi il cazzo mentre scrivo stronzate su questo blog!
Domani sarà come oggi e come è stato ieri..e se ti serve qualcosa telefonami.

E tu stai attenta, brutta stronza, ti sei fatta un nemico molto pericoloso.