“Settimana NON…” – NON prendete quel Metrò!

51c5advyutL._SY445_Death Line aka Raw Meat
UK – 1972

cast: Donald Pleasence – Norman Rossington – David Ladd – Sharon Gurney – Hugh Armstrong – June Turner – Christopher Lee (cameo)
regia: Gary Sherman
soggetto: Gary Sherman
sceneggiatura: Ceri Jones
fotografia: Alex Thomson
musica: Will Malone – Jeremy Rose
durata: 87 min.

STREAMING GRATIS SU YOUTUBE
QUINTO PIANO – DVD VIDEO

VALUTAZIONE:
sufficiente1/2

deathline2Non temete, non si parla della terrificante Metropolitana di Roma, ma della famosa “Tube” londinese.
Tutto ha inizio quando una coppietta nota un corpo immobile sui binari della metro ed avverte la polizia che al loro arrivo non ne trova traccia.
220_0Le ricerche partono con maggiore solerzia quando si scopre che il corpo potrebbe appartenere a quello di un uomo politico molto noto. Sviati i sospetti sull’eventuale coinvolgimento della coppia, più approfondite indagini rivelano che quello non è l’unico caso di “missing” nella “tube” (solo che prima si trattava di gente comune ecchissenefrega) e la situazione si fa decisamente più pesante tanto da far interessare l’Ispettore Calhoun (un gigionesco Donald Pleasence ) per essere di supporto al Detective Sergeant Rogers.Crypt_Deathline1_1200_654_s
e ad attirare l’attenzione de l’MI5 ( i servizi segreti britannici) facendo apparire in un rapido (quanto inutile) cameo l’agente Stratton-Villiers (Christopher Lee). Il fulcro di tutte quelle sparizioni sembra essere la stazione di Russell Square e, dando adito alle chiacchiere di un poliziotto di quartiere, sembrerebbe che quel posto risulti “infestato” da presenze sinistre: la leggenda parla di alcuni minatori rimasti intrappolati in dei tunnel crollati in epoca vittoriana e che si aggirano nei paraggi in cerca di vittime e vendetta.

raw_meat_02La realtà è molto più agghiacciante. I discendenti dei pochi sopravvissuti al crollo vivono rintanati nei tunnel facendo sporadiche sortite per procurarsi carne umana di cui cibarsi.
A trovare riscontro in questa orribile realtà è proprio la coppia di inizio film. Per uno stupido contrattempo Alex rimane nel vagone della metro che riparte, mentre Patricia resta sola sulla banchina della fermata di Holborn ed urlandosi si danno appuntamento a casa, cosa che, ovviamente, non accade.  
Patricia viene assalita dal cannibale ( a cui nel frattempo è morta la compagna antropofaga) e trascinata all’interno del dedalo di tunnel in rovina. Rientrato in casa Alex non trova la ragazza e preoccupato si rivolge all’Ispettore Calhoun che lo ignora con fare sprezzante. Disperato il ragazzo torna alla stazione e scopre l’ingresso ai tunnel per cercare la fidanzata.
220_rawmeat1Mentre l’uomo si fa spazio fra resti dei minatori e ciò che rimane degli avanzi umani divorati dal “mangiauomini”, Patricia cerca di comunicare con il cannibale che si rivela incapace di esprimersi ed emettere suoni ad eccezione della frase “Attenti alle porte!”.
Frustrato dal tentativo di fuga della ragazza il cannibale l’aggredisce proprio mentre Alex li raggiunge ed ingaggia con lui una furiosa lotta dove il mostro rimasto ferito ha la peggio e si da alla fuga.
In preda ad un ripensamento Calhoun con altri agenti si reca sul posto ed ispezionando i cunicoli trova un locale dove sono accatastati su letti a castello i cadaveri dei sopravvissuti al crollo avvenuto un secolo prima. Tra di loro c’è anche il corpo sanguinante del mostro che esalando un ultimo respiro chiude gli occhi e muore.
Recuperati Alex e Patricia i poliziotti lasciano i tunnel e tornano alla stazione.
Appena arrivati ai binari il cannibale riapre gli occhi e urla “Attenti alle porte!” mentre cominciano a scorrere i titoli di coda.
Raw3Che dire? Un film con i suoi pro e contro, che riesce a creare tensione e claustrofobia in alcuni momenti, miscelandosi con del sano black humor britannico; a volte però le cose cozzano tra di loro ed il ritmo rallenta per riprendere con inaspettate accelerazioni. Ancora incomprensibile l’irrilevante ed inutile presenza flash di Christopher Lee nella storia ed il finale sembra un po’ tirato via. In America la pellicola venne distribuita dalla AIP con il titolo “Raw Meat”.
Ai suoi tempi il film ebbe un discreto successo sia all’estero che in Italia (nonostante la brillante scelta del titolo) tanto è vero che la frase “Attenti alle porte!” che veniva gridata dai controllori all’esterno delle fermate della metro inglese divenne una sorta di leit motiv tra i giovani.
Vero però che questo “Non prendete quel Metro’!” si è rivelato un ottimo banco di prova per il regista Gary Sherman che nel 1981 dirigerà l’ottimo “Morti e Sepolti” (Dead and Buried) a cui sicuramente dedicherò una recensione.

Rintracciate il film e…“Attenti alle Porte!”

“Settimana NON…” – NON si deve Profanare il Sonno dei Morti

non-si-deve-profanare-il-sonno-dei-morti
No Profanar el Sueño de los Muertos
ITALIA/SPAGNA – 1974
ovvero: Il Film più rititolato della Storia del Cinema

cast: Ray Lovelock – Arthur Kennedy – Cristina Galbo – Aldo Massasso – Roberto Posse
regia: Jorge Grau
soggetto e sceneggiatura: Sandro Continenza – Marcello Coscia
fotografia: Francisco Sempere
musica: Giuliano Sorgini

STREAMING SU YOUTUBE
Quadrifoglio

QUADRIFOGLIO DVD VIDEO BLU RAY

VALUTAZIONE:
Discreto

SETTIMANA “NON…”

profanare4George (Ray Lovelock) un giovane che possiede un piccolo negozio di antiquariato a Londra decide di mettersi in viaggio con la sua moto verso Manchester e passare lì il fine settimana per la compravendita di alcuni oggetti a cui è interessato. Contemporaneamente anche Edna (Cristina Galbo) a bordo della sua Mini Minor è diretta da quelle parti, anche se per motivi ben diversi: infatti la giovane vuole recarsi in visita presso la sorella ex tossicodipendente ed instabile sposata con un fotografo tanto arido quanto antipatico. 
1910Passando notano un macchinario che il Ministero della Sanità Inglese sta sperimentando nella zona e che attraverso vibrazioni ultrasoniche dovrebbe far impazzire i parassiti portandoli ad autodistruggersi divorandosi tra di loro.
Il macchinario sembra funzionare ma, come si scoprirà in seguito, ha anche degli “antipatici” effetti collaterali.
Destino vuole che George ed Edna abbiano un incontro/scontro in una stazione di servizio e seppure controvoglia la donna accetta di accompagnare l’uomo  a destinazione a bordo dell’auto di lei in attesa che il meccanico ripari moto danneggiata.
MV5BZWY4ZGNmODAtNTRjOC00MmU1LWFkMWMtODZlOTM3ZmExZTNkXkEyXkFqcGdeQXVyMTE4MDg3NTIz._V1_Lasciata per un attimo Edna da sola in macchina per chiedere informazioni in un casale nelle vicinanze questa subisce l’aggressione da parte di un un uomo dall’aspetto malconcio, pallido e sporco di sangue e terra salvandosi solo perché asserragliata nell’abitacolo. Tornato indietro il ragazzo non da molto peso al racconto di Edna ed i due riprendono il viaggio mal sopportandosi a vicenda. 
Arrivati a casa della sorella di lei trovano l’Ispettore McCormick (Arthur Kennedy) sul posto accompagnato da due agenti: a quanto pare qualcuno ha ucciso il cognato di Edna e la sorella è principale sospettata dell’omicidio.  Quando Edna racconta dell’aggressione subita poco prima i poliziotti le rispondono che la sua descrizione dell’uomo corrisponde a quella di un vagabondo della zona che però risulta morto e sepolto già da una settimana.
99126L’antipatia tra l’ispettore e i due ragazzi sorge spontanea e reciproca. Il poliziotto li considera solo degli hippies di città venuti a piantar grane, mentre George non si fa remore a definirlo un ottuso piedipiatti di campagna dalla mentalità ristretta. Questo non fa altro che aumentare la tensione e far crescere i sospetti di McCormick sulla coppia apparsa sul luogo del crimine proprio nel momento più opportuno.
Nel frattempo il nuovo macchinario in funzione comincia a causare danni imprevedibili. Infatti oltre a provocare l’autoannientamento dei parassiti sembra che le vibrazioni abbiano effetti alquanto indesiderati su menti semplici, come quelle dei bambini che diventano inspiegabilmente aggressivi o causare la morte di malati di mente per poi riportarli in vita. Stessa resurrezione è riservata ai morti “freschi di giornata”.
Molto “gustosa” e particolare è la fine destinata ad un’infermiera dell’obitorio che impegnata in una chiacchierata al telefono non si accorge del “risorto” che le arriva alle spalle e le fa letteralmente esplodere una tetta strizzandola con le mani prima di praticare uno stupro cannibalistico di gruppo sul suo corpo esanime. 
4vo4oXzohMfkHFNXr4va8LQKRCvGeorge giunge sul posto subito dopo ed è quasi sorpreso dalla polizia locale, ma scorge quelle strane creature e comincia a nutrire qualche vago sospetto quando vede il macchinario in funzione e chiede spiegazioni sul suo uso agli operai che ci armeggiano intorno.  
Nel frattempo, mentre George ed Edna indagano, il cimitero della cittadina comincia a ripopolarsi e le vittime ad aumentare. L’ottuso ispettore rifiuta di accettare la stranezza degli avvenimenti e si concentra sempre di più sulla coppia convinto di un loro coinvolgimento su quello che accade.
non-si-deve-profanare-il-sonno-dei-morti-988660l-576x0-w-60ad9ae0Giunti al cimitero Edna e George assistono in prima persona al risveglio di altri zombies e scampano alla morte asserragliandosi in una cappella abbandonata. 
Alla fine il ragazzo fa uno più uno e giunge alla più logica conclusione. Cerca invano il sostegno di McCormick che si rifiuta di allertare le autorità locali e decide di agire di sua iniziativa e distruggere con le proprie mani il macchinario diabolico solo per venire ucciso a colpi di pistola dallo stesso ispettore.
Non c’è lieto fine per nessuno. Una volta rientrato a casa McCormick trova il defunto George che lo aspetta assetato di vendetta, mentre i morti viventi cominciano ad invadere la regione. 
P.S. sinceramente non ricordo il destino riservato ad Edna, ma non mi sembra che anche lei abbia fatto una bella fine.
non-si-deve-profanare-il-sonno-dei-morti-2

Ammettiamolo, il film ricalca forse un po’ troppo la trama dell’origina “Notte dei Morti Viventi” (ma quale zombie movie bene o male non lo fa?) e in fondo anche Romero ha scopiazzato paripari la trama del mitico “I Am Legend”, ma nonostante la povertà dei mezzi e i tempi molto stretti di produzione la pellicola offre alcuni spunti interessanti.
Tanto per cominciare il maquillage e gli effetti speciali del mitico Giannetto De Rossi (R.I.P.) funzionano senza bisogno di troppi orpelli o l’uso eccessivo di lattice (la CGI neanche si sapeva cosa fosse). un po’ di cerone e di matita nera, qualche benda o straccio sporchi di sugo di pomodoro ed il gioco era fatto, poi si offre una spiegazione al motivo della innaturale resurrezione dei defunti virando su una specie di denuncia sullo sfregio ecologico dell’ambiente per puri fini economici (mentre Romero aveva fatto solo accennare ad uno speaker televisivo il rientro di una sonda da Marte che emanava deboli radiazioni) e buttandosi sulla denuncia socio/politica (a sfondo razziale).
“Non si deve profanare…” a modo suo funziona. E’ una pellicola ad ampio respiro (i protagonisti non sono barricati in una casa impegnati a litigare tra di loro) e gli zombi sembrano dimostrare una discreta capacità ad organizzarsi, usando croci di pietra per cercare di sfondare le porte chiuse ed aiutandosi a vicenda nel disseppellirsi; gli attori poi sono molto credibili: Ray Lovelock non sprigiona grande simpatia con l’atteggiamento di sprezzante giovane ribelle in voga in quegli anni e Arthur Kennedy calza alla perfezione l’abito dell’autorità ottusa e repressiva del periodo. 
Non sarà un film d’autore ma offre una discreta dose di intrattenimento.
All’uscita non ebbe il successo sperato (troppi prodotti simili in circolazione), ma nel 1975 venne riproposto con il titolo “Da Dove Vieni?” (cercando si sfruttare il “Chi Sei?” di Ovidio Assonitis a tema esorcistico). Nuovo tentativo verrà fatto nel 1979 riportato in sala con il titolo di “Zombi 3” subito dopo l’uscita dello “Zombi 2” di Lucio Fulci dello stesso anno.
Nonostante l’indifferenza della massa molti critici lo reputano un buon prodotto artigianale e dai fans è stato eletto come un piccolo Cult.

“Settimana NON…” – NON Aprite quella Porta

la-locandina-di-non-aprite-quella-porta-1974
The Texas Chainsaw Massacre
USA – 1974

cast: Marylin Burns – Gunnar Hansen – Paul A. Partain – Allen Dazinger – William Vail – Teri McMinn – Ewin Neal
regia: Tobe Hooper
soggetto: Kim Henkel – Tobe Hooper
sceneggiatura:  Kim Henkel – Tobe Hooper
fotografia: Daniel Pearl
musica: Wayne Bell – Tobe Hooper
durata: 84 min. (versione censurata 74 min.)

STREAMING
midnight factory

DVD VIDEO BLU RAY SPECIAL EDITION

VALUTAZIONE:
ottimo

SETTIMANA “NON…”

non-aprite-quella-porta-1974-tobe-hooper-cov932-932x460“…e non ditemi che non ve lo aspettavate…”

non-aprite-quella-porta-1974-tobe-hooper-14Venuti a conoscenza di atti di vandalismo avvenuti nel cimitero di Newt nel Texas, Sally, suo fratello paraplegico Franklin, la loro amica Pam con i loro rispettivi fidanzati decidono di organizzare un viaggio per controllare lo stato della tomba del nonno seppellito proprio in quel cimitero. Fortunatamente la tomba del parente risulta intatta ed il gruppetto decide di proseguire il loro viaggio per andare a visitare la vecchia casa di famiglia nelle vicinanze.
M67qSaTDopo aver avuto la sfortunata idea di dare un passaggio ad un autostoppista schizofrenico ed autolesionista che ferisce ad un braccio Franklin, ma di cui riescono a liberarsi buttandolo fuori dal furgone in corsa, i ragazzi si accorgono di essere a corto di carburante e si fermano presso un distributore che però l’informa che per il momento è a secco e che non verrà rifornito prima del giorno dopo.  
 Gironzolando per la campagna due del gruppo vengono attirati dal rumore di un autoclave che pompa acqua in un casale poco distante e si fanno venire la brillantissima idea di provare a chiedere a chi vi risiede se hanno un po’ di benzina da vendergli.
Ignorando gli avvertimenti del benzinaio che cerca di dissuaderli dal loro intento affermando che dalle voci che girano quel posto pare abitato da una famiglia di redneck fuori di testa, Pam e Kirk raggiungono a piedi l’abitazione che si rivela una fatiscente fattoria decadente con il cortile cosparso di vecchi rottami arrugginiti e macabre sculture di ferro ed altro materiale dall’aspetto sinistro.
Kirk, il coraggioso, decide di entrare anche se il luogo sembra disabitato, attirato da strani colpi che provengono dall’interno ma dopo pochi passi viene colpito alla testa da un essere gigantesco che lo finisce e lo trascina dentro una stanza.  
chain gifPoco dopo anche Pam, preoccupata per il boyfriend, entra nella casa scivolando in terra su resti umani sparsi sul pavimento, ma non appena cerca di rialzarsi si spalanca una pesante porta di ferro ed appare Leatherface in tutto il suo splendore che l’afferra e la trascina dentro il suo mattatoio personale.  
Jerry, il fidanzato di Sally, nota l’assenza degli amici ed intuisce che possano essersi recati nella fattoria nelle vicinanze. Li raggiunge, ispeziona la casa e si trova di fronte un enorme frigorifero che pensa bene di aprire e dove scopre il corpo di Pam martoriato ma ancora vivo ed agonizzante. Leatherface ricompare in tutto il suo splendore e squarta Jerry a colpi di mannaia.
E la mattanza ha inizio.
non-aprite-quella-porta-1974-tobe-hooper-07-1-960x540 Fattosi buio e senza aver avuto più notizie degli amici Sally e Franklin si avventurano nella boscaglia a “piedi”, visto che le chiavi del furgone le aveva Jerry, ma vengono assaliti dal mostro con la motosega e mentre la ragazza riesce a sfuggirgli lo stesso non si può dire del povero Franklin immobilizzato sulla sedia a rotelle.
Sally torna alla pompa di benzina per chiedere aiuto ma invece di soccorrerla il benzinaio la stordisce e la carica su un camioncino tirandosi a bordo anche l’autostoppista psicopatico che oltre a rivelarsi suo figlio è anche l’autore delle devastazioni avvenute al cimitero.
Da lì a poco il terzetto torna alla fattoria e la famiglia si riunisce. Anche Leatherface è figlio del benzinaio e con loro c’è anche un cadaverico nonno dall’aspetto zombesco.
Tutto questo è troppo per Sally che ha una crisi isterica e sviene per poi risvegliarsi legata ad una sedia ospite di una cena di famiglia il cui piatto principale è composto da salsicce di carne umana.
29texassssssssssssssssssssssssssssssssssApprofittando di una violenta discussione tra il figlio psicopatico e suo padre su chi debba essere l’artefice del colpo fatale alla ragazza, Sally riesce a liberarsi e ad uscire in casa mentre sta albeggiando, subito inseguita da Leatherface con la sua inseparabile motosega ed il fratello. Sopraggiunge un camion che alla vista della ragazza ricoperta di sangue investe il fratello di faccia di cuoio uccidendolo e fa salire sul retro del mezzo Sally. Anche Leatherface viene colpito dal camioncino e si ferisce involontariamente con la sega ad una gamba.  
Inferocito Faccia di cuoio continua il suo inseguimento claudicando e agitando fendenti in aria con la sua motosega. 
Il film si conclude con l’inquadratura di Sally che osserva la scena in preda ad una crisi isterica, mentre una scritta apparsa solo nella prima edizione italiana  si dichiarava che l’intera famiglia era stata arrestata e la ragazza ricoverata in un istituto psichiatrico per i traumi subiti.
non-aprite-quella-porta-9-torna-la-final-girl-del-film-originale-del-1974Capostipite della famosa e falsa dicitura “tratto da fatti realmente accaduti” questo film trae comunque ispirazione dalle gesta di tre serial killer realmente esistiti in America, ed in particolareEd Gein soprannominato “il macellaio di Plainfield” e fonte d’ispirazione dello scrittore Robert Bloch per la realizzazione del suo romanzo “Psycho” 1959 (divenuto film nel 1960 ad opera del regista A. Hitchcock).
Il silenzioso e solitario contadino del Winsconsin, da tutti considerato un tipo riservato ma innocuo dopo la morte della madre (fanatica religiosa e castrante) di cui aveva preso premura di mummificare il corpo, aveva cominciato a coltivare l’hobby di imprigionare, torturare ed uccidere autostoppisti e residenti delle vicinanze. Con alcune parti del corpo preparava manicaretti che offriva in dono ai vicini, mentre con ossa e pelle si costruiva paralumi ed altri oggetti utili per la casa.
Con la pelle delle donne, opportunamente trattata, si era cucito un secondo corpo femminile nudo che indossava nelle notti di luna piena e con cui si aggirava per la campagna facendo lunghe passeggiate.
Proprio da questo fatto del corpo umano ricucito il regista Hooper prese l’idea della faccia ricucita con brandelli di volti umani di Leatherface.
Fu uno dei primi prodotti low budget ad avere un successo internazionale, nonostante fosse stato censurato in molti Paesi, e può a buon credito considerarsi uno dei promotori del genere splatter (ora definito slasher). A dare forza e carattere al film sono anche le riprese scarne e la fotografia asciutta che donano una splendida credibilità alla trama che si dipanava in luoghi desolati e ancora oggi spettatori di assurde atrocità come le immense e desolate pianure americane. Miglia e miglia di territori quasi inesplorati dove esseri umani scompaiono senza motivo e dove vengono ancora ritrovati resti umani di sconosciuti.
Per gli inevitabili sequel/prequel/remake/reboot cliccate qui

’68

 

P.S perdonate la foto ma la qualità del mio cellulare è quella che è…
68vom
IMAGE – 2006/2011
SALDAPRESS – 2018/2019

Sceneggiatura: Mark Kidwell
Disegni: Nat Jones
Colori: Jay Fotos
Image-comics-logo
Miniserie 10 numeri

per l’Italia
Traduzione: Stefano Menchetti
Lettering: Paolo Tempesta
logo-saldapress

68-serie001

Era il lontano 2004 quando lo sceneggiatore Mark Kidwell (forse dopo una nottata di bagordi a base di alcol e psicofarmaci) realizzò una insana quanto balzana e geniale idea: “e se quello narrato nel film –La Notte dei morti Viventi– (1968) di George A. Romero fosse realmente accaduto, cosa sarebbe successo nel resto del mondo? ma, soprattutto, cosa sarebbe accaduto nel Vietnam dove americani e vietnamiti erano impegnati in una delle più
sanguinose guerre del ventennio?”
Gestazione un po’ lunga e travagliata (come per tutte le produzioni artistiche in generale), un po’ di tempo per strutturare la trama  accordarsi con il grande Nat Jones (disegnatore) e contattare il magistrale Jay Fotos (colorista) e nel 2005 il primo numero di ’68 è pronto…poi lo stop inaspettato: la casa editrice Dead Dog Comics smise di pubblicare fumetti.68-serie002
No Panic. Grazie alle conoscenze di Jay Fotos, l’uomo propose a De Moss (proprietario della Dead Dog Comics) a provare a far pubblicare il primo numero alla Image Comics che accettò con entusiasmo.
Il successo fu immediato, grazie alla trama, alla denuncia socio/politica, alla caratterizzazione dei personaggi, ai disegni tanto cruenti quanto incisivi e alle magiche pennellate di Fotos.
 La pubblicazione non aveva una cadenza regolare ed i tre artisti erano nel frattempo impegnati in altri progetti con altre case editrici e il decimo ed ultimo (?) numero della serie venne pubblicato negli USA ad inizio del 2016.
Fortunatamente per noi la SALDAPRESS è stata più coerente e con un albo al mese è riuscita a far pubblicare in Italia ’68 in un annetto circa (poco più, poco meno) tutta la serie.
68-SERIE003La trama è molto articolata e con molti personaggi in gioco. Si passa con improvvisi salti da quello che accade i Vietnam, coinvolgendo varie truppe e stanziamenti americani, i nemici vietnamiti e i centri volontari di soccorso che si trovano a fronteggiare un terzo nemico “in comune” a quello che contemporaneamente accade negli Stati Uniti, tra le manifestazioni studentesche e non contro la guerra in atto, le vicissitudini dei parenti dei soldati al fronte preoccupati della sorte dei loro famigliari (ed ignari di quanto stesse accadendo anche lì) ed i soliti guerrafondai pronti ad armarsi e combattere quelle strane mostruosità che (secondo loro) erano state infiltrate dai “charlie” (i vietnamiti)  per destabilizzare lo status americano. Per non parlare dei politici pronti a tagliare la corda o intenzionati a trarre profitto dalla situazione.
68EDICOLA_004Con tutti questi “salti” da una parte all’altra si rischia di perdere il punto della situazione, ma il tutto è così avvincente e realistico ed alla fine si riesce ad incastrare ogni pezzo del puzzle al posto giusto. Oltre ad essere un semplice splatter ’68 si rivela un prodotto carico di emozioni e drammaticità capace di rivelare le mille sfaccettature di ogni singolo personaggio, trasformando il soldato sadico e violento in un eroe pronto al sacrificio, il generoso cittadino americano in uno sporco egoista opportunista, la famiglia di immigrati pronta ad immolarsi per il popolo che li disprezza e demonizza, il graduato gelido e duro in un uomo carico di insospettabile umanità, e via così di seguito, sino alla fine. 
Il risultato è un prodotto pregevole ed accurato, scritto con amore e ricco di informazioni (corredate da fotografie) aggiunte per dare chiarimenti e spiegazioni a fatti, luoghi ed avvenimenti sconosciute ai più (specialmente a noi italiani). Si percepisce visibilmente l’amore e la passione con cui i tre artisti hanno “impregnato” la loro piccola opera d’arte.
Correte nella vostra fumetteria di fiducia e recuperate ’68…mi ringrazierete. 
NOTA A PIE’ DI PAGINA:
’68 è a tutti gli effetti il cugino del ben più famoso “The Walking Dead”. Infatti, come molti di voi sapranno l’interminabile serial televisivo altri non è che la trasposizione dell’omonimo comics sempre prodotto dalla IMAGE a partire dal 2004 e terminato nel 2019 e distribuito in Italia dalla SALDAPRESS dal 2012 al 2020

banner

Pete Walker: L’Uomo dei Peccati Mortali – La Casa del Peccato Mortale

517s9qA6kwL
HOUSE OF MORTAL SIN aka THE CONFESSIONAL
UK – 1976

cast: Anthony Sharp – Susan Penhaligon – Stephanie Beachman – Sheila Keith – Norman Eashley
regia: Pete Walker
soggetto: Pete Walker
sceneggiatura: David McGillywray
fotografia: Peter Jessop
musica: Stanley Myers
durata: 104 min.
golem dvdDVD VIDEO

 

VALUTAZIONE
Discreto 1/2

 

Sin

Padre Meldrum (un magnifico Anthony Sharp) ha dovuto rinunciare ad una vita normale ed indossare l’abito talare per continuare a prendersi cura dell’anziana madre folle costretta su una sedia a rotelle, che lo esaspera  con i suoi deliri sull’oscenità del sesso e di tutte le sue manifestazioni espresse dai comportamenti disinibiti dei giovani allo scopo di tenerlo sempre più legato a lei.
unnamedLa pazzia, si sa, è contagiosa e si evolve in forme psicotiche ed incontrollabili, così come diventa incontenibile l’ossessione ed il disgusto del prete nei confronti delle donne, alimentato dal represso desiderio sessuale che prova per loro. In un eccesso di furia uccide la madre, ma questo non fa che degenerare la situazione spingendolo a deliri allucinatori mascherati ed assecondati dalla vecchia governante orba (l’attrice Sheila Keith presente in quasi tutti i film di Walker) segretamente innamorata di Meldrum da anni. 
La follia omicida esplode quando la giovane Jenny, che attraversa un periodo di crisi sentimentale, si reca in chiesa ed ha la sfortuna di andare a confessarsi proprio da Meldrum. Il prete s’innamora di lei e decide di “punire” tutti coloro che reputa i responsabili dei “tormenti” e dei “desideri” della ragazza.  
sin_2Protetto dall’abito talare che indossa e dalla complicità della governante il prete da libero sfogo alla sua violenza più crudele compiendo una serie di omicidi (se non sbaglio sei) usando strumenti consoni al ruolo di “sacro vendicatore” che riveste: ostie avvelenate, calici e crocifissi.
Nessuno prova a mettere in dubbio la sua innocenza su quanto avviene e chi nutre qualche sospetto è destinato ad una fine impietosa ed inevitabile.
Finale aperto che non rivelo per non togliervi il piacere di gustarvi un film che nonostante i 100 minuti di durata scorre abbastanza piacevolmente.
la-casa-del-peccato-mortale-14Era un bel po’ che non spettegolavo su Pete Walker, l’artigianale contorsionista che piroettava con nonchalance tra l’erotichorror ed il sexploitation con prodotti provocatori low budget che non mancavano di scandalizzare il bigotto perbenismo inglese (e che per questo nutre di tutta la mia simpatia).
Dopo aver lanciato i suoi j’accuse alle istituzioni politiche e le ignominie familiari, non poteva di certo esimersi (immagino con gran piacere) di affondare il dito nella piaga purulenta  delle mafie religiose. Gli elementi ci sono tutti: un prete viscido, tanto sgradevole quanto pericoloso, una perpetua sadica e morbosa, un sistema clericale che tende ad insabbiare e fingere di non sapere (un po’ come ai giorni nostri, insomma).
Rimediate il DVD e a voi l’ardua sentenza.
P.S. il film si trova anche in versione completa in italiano e aggratise su youtube!!

 

Monsters – Esseri Ignoti dai Profondi Abissi

HUMANOIDS FROM THE DEEP
USA – 1980

cast: Doug Mc Clure – Vic Morrow – Ann Turkel – Anthony Pena – Cindy Weintraub – Denise Galik – Meegan King
regia: Barbara Peeters
soggetto: Frank – Martin B. Cohen
sceneggiatura: Frederick James
fotografia: Daniel Lacambre
musica: James Horner
durata: 82 min.

DVD VIDEO

VALUTAZIONE:
    V.M.18

SETTIMANA EROTICHORROR

 

“Non lo so, Carol, ma qui c’è qualcosa che non mi convince…”

Noyo è una placida e soleggiata cittadina della California che si affaccia sull’oceano ma, come è giusto che sia, la sua tranquillità sta per venire turbata da una serie di eventi cruenti ed inspiegabili.
Tutto ha inizio quando un peschereccio trovano una sorta di mostro impigliato nelle reti (e ben gli sta!). Un giovane marinaio cade in acqua e trascinato nel fondo mentre un altro non trova niente di meglio da fare che sparare a casaccio con un lanciarazzi facendo esplodere l’imbarcazione.
Chi assiste dalla riva alla scena non capisce cosa è realmente accaduto ed attribuisce il tutto ad un incidente. Solo Jim e Carol (una coppia di residenti) trovano la cosa strana specialmente quando rinvengono il corpo sbranato del loro cane scomparso il giorno prima.
Ma è solo l’inizio. La sera seguente una giovane coppia si appresta a fare il consueto bagno condito di pruderie erotiche ma sembrano aver fatto i conti senza l’oste .
Il ragazzo viene letteralmente squartato in acqua, mentre la giovane Peggy riesce a raggiungere la riva solo per essere raggiunta e violentata da un orribile creatura anfibia dalla forma umanoide.
Peggy sopravvive, ma cade in una sorta di shock catatonico.
Quella stessa notte due altri ragazzi si appartano in una tenda in riva al mare per amoreggiare ed il copione si ripete. Il ragazzo viene smembrato e la ragazza assalita da due mostri arrapati che la stuprano e la uccidono.
Gli attacchi notturni proseguono e nessuno riesce a trovare un senso a quello che sta accadendo a parte Jim che si fa saltare la mosca al naso e comincia ad indagare su una societa chimica, la Canco, stabilitasi da qualche anno nelle vicinanze di Noyo specializzata in produzione di conserve (ma che cavolo di nomi…). Aiutato dalla dottoressa Drake, che lavora per la società, si viene a scoprire che i mostri acquatici sono il risultato di mutazioni avvenute a causa di esperimenti genetici effettuati su salmoni (specialità del luogo) sfuggiti al controllo della Canco .
I salmoni sono stati in seguito divorati da altri pesci che, grazie alla naturale catena alimentare, sono diventati il pasto di altre creature marine fino a generare i mostri che ora infestano le acque e che si avventurano sulla terraferma nel disperato tentativo di riprodursi.
La scoperta giunge troppo tardi e i due non riescono ad impedire lo svolgimento dell’annuale “Festival del Salmone” che attira tutti gli abitanti del posto e si rivela una ghiotta occasione per un raid da parte degli umanoidi che cominciano a scorrazzare in lungo ed in largo uccidendo gli uomini e violentando le donne. 


Tutto si risolverà con una buona dose di gasolio e colpi di lanciafiamme che mettono in fuga gli uomini-pesce costringendoli a ritirarsi nelle profondità dell’oceano.
Colpo di scena finale: la prima vittima degli umanoidi Peggy riprende conoscenza giusto in tempo per partorire un simpatico cuccioletto che le sfonda il ventre per prendere una boccata d’aria.

Che dire? Il saccheggio da pellicole come “lo Squalo” (1975), “Pirańha” (1978) e “Alien” (1979) è talmente sfacciato da essere imbarazzante, gli umanoidi anfibi sono creazioni in lattice grossolane e, sinceramente, risulta incomprensibile perché tali creature debbano essere così famelicamente attratte dalle grazie femminili delle umane, però…il film nell’insieme risulta (involontariamente) divertente (a cominciare dall’andatura goffa dei poveri cristi rinchiusi nelle tute di gomma) ed il tempo scorre veloce a patto che non si abbiano pretese. Inoltre Barbara Peeters (allieva di Roger Corman) è una delle poche registe che non disdegna a cimentarsi in pellicole erotiche di vario genere per poi passa con indiscutibile nonchalance a produzioni e collaborazioni televisive di tutt’altro tipo.

anche questo filmazzo è disponibile gratuitamente in italiano su youtube
(a patto che siate maggiorenni)
 

 

Alta Tensione

HAUTE TENSION
FRANCIA – 2003

cast: Cécile de France – Maïwenn – Philippe Nahon – Franck Khalfoun – Andrei Finti – Marco Claudiu Pascu
regia: Alexander Aja 
soggetto & sceneggiatura: Alexander Aja – Grégory Levasseur
musica: François Eudes – Ricchi e Poveri
fotografia: Maxime Alexandre
durata: 92 min.

DVD DIVEO

VALUTAZIONE:

 


“Che emozione…sarà perché ti amo!”

La scena si apre con Aléx e Marie che canticchiando sulle note di “Sarà perché ti amo” si avventurano nella campagna francese dirette alla casa della famiglia di Aléx dove l’aspettano i famigliari (padre, madre e fratellino).
Lo scopo è quello di fornire un posto tranquillo a Marie dove studiare e riuscire finalmente a conseguire il diploma.
Le ragazze sono spensierate e tra frizzi e lazzi (Aléx finge anche di sparire tra i campi di grano spaventando a morte l’amica) raggiungono la loro destinazione ignare che, a poca distanza un sinistro individuo si sta sollazzando con un rapporto orale con una testa decapitata.

Giunte alla meta e fatte le presentazioni di rito la giornata scorre serenamente ma, per lo spettatore, comincia a diventare palpabile la tensione erotica tra le due amiche (più che altro è Marie a subire questa fascinazione); attrazione che diventa concreta quando Marie seduta di sera sul tetto della casa per fumare una sigaretta spia Aléx mentre si fa la doccia e si masturba.
Jeu de main interrotto dall’arrivo di un furgone che si parcheggia davanti all’ingresso e da cui scende un uomo enorme con una lercia tuta grigia.
Appena la porta si apre inizia la mattanza: il padre di Aléx viene schiacciato contro la scalinata dell’ingresso e decapitato, alla madre viene amputata una mano e sgozzata ed il piccolo Tom è devastato dai colpi di un fucile a pallettoni.
Marie riesce a nascondersi in un armadio ma Aléx non è altrettanto fortunata.
Il silenzioso serial killer la rapisce, la carica sul furgone e sparisce nella notte.
Impossibilitata a chiedere aiuto (il maniaco ha tagliato i cavi del telefono) a Marie non resta che infilarsi di nascosto nel furgone dove è prigioniera l’amica ed intraprendere un viaggio allucinante nella speranza di poter fuggire insieme a lei.
Quando l’uomo si ferma ad una stazione di servizio per fare rifornimento Marie sgattaiola fuori e chiede aiuto al commesso del minimarket.
Il killer si accorge che qualcosa non va, massacra il commesso e si mette alla ricerca del terzo incomodo (Marie) che però gli sfugge nascondendosi nel bagno.
Quando il maniaco riparte la ragazza riesce a telefonare alla polizia informandola sull’accaduto ed impossessandosi di una macchina si mette all’inseguimento dell’uomo in tuta grigia.

Interrompo la storia qui (già raccontata in modo succinto) per non togliervi il gusto delle scene a seguire e per non spoilerare il “finale a sorpresa”, ma ci tengo a dirvi che questo è forse uno dei migliori film girati da Alexander Aja che raggiungerà notorietà con il remake de “Le colline hanno gli Occhi” (2006) e quello di “Riflessi di Paura” (2008).
Chiaro omaggio agli splatter degli anni ’70 (e la canzone dei “Ricchi e Poveri” in apertura ci sta come il cacio sui maccheroni) e ispirato per molti versi al romanzo “Intensity” di Koonz, Aja riesce a dare un buon ritmo parallelo alla tensione emotiva e quella erotica (provata da Marie per Aléx) creando un sapiente crescendo condito da uno slasher & gore estremo ma non gratuito.
Anche regalare il colpo di scena prima della fine del film (anche se indizi sono sapientemente sparsi lungo la storia) si è rivelata una scelta vincente.
Se non l’avete già visto recuperatelo in DVD e non rimarrete delusi.
Senza contare che “Haute Tension” è stato uno dei capostipiti del nuovo cinema horror francese anticipato solo da “Dans ma Peau” dell’inarrivabile Marina de Van.

 

The Carpenter’s House

ITALIA – 2016

cast: Alessia Semprebuono – Selene Feltrin – Soraya Maggio – Marika Esposito – Tony Tuono – Marco Mazzola
regia: Brace Beltempo
soggetto e sceneggiatura: Brace Beltempo
fotografia: Steve Saints
durata: 78 min.

DVD VIDEO

 

VALUTAZIONE:

 


“Non preoccupatevi troiette, gireremo un video che spacca!”

Quattro ragazze di una band metallica si lasciano convincere dalla più “scellerata” di loro a girare un video musicale da pubblicare in rete in una vecchia casa abbandonata che anni prima era stata teatro di una serie di efferati e sanguinari omicidi ad opera di un folle maniaco (di cui non ci è dato sapere di più se non qualche vago accenno).
Superfluo aggiungere che le cose non andranno per il meglio: ad una ad una le sgallettate cadranno vittima di qualcuno altrettanto pazzo in un profluvio di scene splatter con generose manciate di tette e culi al vento.
L’assassino è inarrestabile e se la gode a riprendere i suoi capolavori “in working”.
Sorpresona finale.

 


E poi continuiamo a chiederci che fine ha fatto il cinema horror italiano…
Pellicoletta realizzata da un regista di clip musicali e pubblicitarie editato nel 2016 ma che la Home Movies ha trovato il coraggio di distribuire in DVD solo nel 2018. La trama? Poco importa. Recitazione indegna? Lasciamo correre.
Ma secchiate di sangue e frattaglie e scene che rasentano l’hardcore seminate qua e là con attrici, compresa quella che “recita” la parte della pudica, che sembrano caricate dai bordi dei marciapiedi della Togliatti non bastano a dare neanche un’apparenza di film di genere alla pellicola.

Che fine ha fatto il cinema horror italiano? Eccolo qua…mentre registi come Ivan Zuccon (sublime traspositore di H.P. Lovecraft) è costretto a rivolgersi all’estero per trovare una degna distribuzione….

P.S. notate come nel trailer non venga pronunciata una singola parola… chissà perché!?! (scelta moooolto saggia, a parer mio!)