Su, facciamo FEAST!

FEAST – FEAST II – FEAST III

Feast-2005

 Roba di qualche anno fa, di cui si sarà straparlato, ma che io ci avevo voglia di mettere in archivio…


FeastUSA – 2005

 cast: Navi Rawat – Balthazar Getty – Henry Rollins – Jenny Wade – Judah Friedlander – Clu Gulager – Krista Allen
regia:
Jhon Gulager 
soggetto e sceneggiatura:
Marcus Dunstan – Patrick Melton
fotografia:
Thomas L. Callaway
musica:
Stephen Edwards
durata:
105/90 min
INEDITO

VALUTAZIONE:
corvi07
1/2

 


“Io sono quello che vi salverà il culo”

Il pregresso clinico della pellicola è cosa abbastanza nota: qualche anno fa in America esisteva un format dove attori e produttori dello star system hollywoodiano offrivano a registi emergenti la possibilità di girare un film su soggetti creati da loro; e da qui ha origine Feast e così si spiega anche il perché della presenza di attori come Affleck e Damon e produttori al pari di Craven tra gli executive producers. Detto questo, si parte.

Feast_fangoria-715246Deserto del Texas. Proprio al centro di quel buco di culo pieno di sabbia ci trovate uno sbilenco saloon frequentato dalla feccia più squallida in circolazione. In quel posto dimenticato da Dio bivaccano vecchie bagasce in pensione, delinquenti di mezza tacca, bikers lesbiche dall’ormone fuori controllo, sfigati in cerca di loro simili e ragazze senza un futuro che tirano a campare alla giornata.
E proprio lì, dove ogni notte è uguale all’altra e non succede mai niente che, all’improvviso, capita di tutto.
Un uomo irrompe nel locale, armi fumanti in pugno, adrenalina a duemila e vestiti strappati che grondano sangue, portandosi dietro un devastante carico di violenza e brutalità.
Senza avere neanche il tempo di capire cosa sta accadendo (se mai ne fosse capace) quella improbabile “corte dei miracoli” si ritrova assediata da sgangherati, osceni e feroci mostri mutanti decisamente incazzati e molto, molto, affamati
Feast-2005-03Ecco, la storia è tutta qui, ma ciò che conta veramente in Feast è quello che ruota attorno alle quattro righe della trama.
I personaggi, brillantemente delineati con due cazzate ironiche sovraimpresse sulla pellicola, non sono i soliti desperados ammantati di fascino ma dei veri sfigati senza speranza; la violenza (tanta e gratuita) è becera ed impietosa e colpisce basso e alla cieca come nella vita reale (gli “eroi” sono i primi a lasciarci la pelle). Ritmo serrato ed urlato; isterismo compulsivo; pochissimo eroismo e tanta vigliaccheria. L’umorismo macabro si accomoda scivolando tra viscere e feci e i minuti di “guerra all’ultimo mostro” galleggiano via, sguazzando in ettolitri di sangue, bava e piscio. Il tempo passa e ti godi il film schivando arti tranciati e stando attento a non scivolare sul macinato di budella sparso in terra. Splatter estremo con digitale al minimo e vagonate di lattice (e a noi ci piace così) reso più credibile da movimenti di macchina frenetici e fuorvianti.
Chi siano i mostri nessuno lo spiega (anche se l’incipit del trailer qualche indizio lo da), ma l’importante e che sono bruttissimi, sguaiatissimi e triviali assai.
Puoi chiedere di più ad uno slasher girato come si deve?
All’epoca Gulager aveva fatto di più come attore e direttore della fotografia che come regista, ma ha saputo far fruttare l’esperienza “sul campo” realizzando un film godibilissimo e che mette subito in tavola le carte in gioco con la chiara premessa di non voler essere preso “sul serio”.
Anche per questo il 7 e 1/2 della valutazione ci sta tutto.


FEAST II – SLOPPY SECOND
feast-2-sloppy-secondsUSA – 2008

cast: Martin Klebba – Jenny Wade – Clu Gulager – Diane Ayala Goldner – Cassie Shea Watson – Katie Supple Callais – Josh Blue
regia: John Gulager
soggetto e sceneggiatura: Marcus Dunstan – Patrick Melton
fotografia: John Gulager – Alexandre Lehmann – Kevin Atkinson
musica: Stephen Edwards
durata: 95 min
INEDITO

VALUTAZIONE:
corvi05
e poco più

 


halloween-feast2Allora: tra i partecipanti al “festino di sangue” del primo film c’era anche Harley Mom, una biker dura e pura e, come la maggior parte degli avventori, quella notte nel saloon ci ha stirato le zampe (e perso in giro qualche altro organo). Il giorno successivo al massacro in quel posto dimenticato da tutti arriva Biker Queen, sorella gemella di Harley e capo di una banda di motocicliste incazzose. Queen sta cercando Harley e dopo aver fatto una “chiacchierata amichevole” con il barista viene a conoscenza di quanto avvenuto e della responsabilità di un certo Bozo (un delinquente di mezza tacca) nella morte della sorella. Dopo aver “convinto” il barista ad aiutarla Queen scende in città in cerca di Bozo e di vendetta ma, una volta arrivati, il gruppetto trova solo rovine e caos.
A quanto pare quelli al saloon non erano gli unici mostroni in giro e un gruppo di loro aveva deciso di rallegrare la nottata degli abitanti del posto sgranocchiandoli un po’.
Ben presto altri sopravvissuti si uniranno alle bikers ed al barista e la mal assortita combriccola cercherà disperatamente di vivere abbastanza per trovare il modo di fuggire dalla città.
feast2 bikersDopo tre anni Gulager accontenta i fans del primo Feast e sforna questo Sloppy Seconds ma, sinceramente, poteva sforzarsi un po’ di più. Dallo svolgimento della trama (ancora più esile della prima) si capisce l’intento di generare una trilogia ma, invece di essere una pellicola ponte tra il primo film ed il suo epilogo, Feast II sembra più un intervallo.
Sangue e liquami vari vengono sparsi a camionate ed il regista spinge troppo il pedale dell’eccesso mettendo in campo personaggi bizzarri e creando situazioni al limite dell’assurdo. Alcuni siparietti viaggiano al livello di una scorreggia di De Sica in un cinepanettone ed il risultato di queste intemperanze stilistiche è un film pericolosamente in bilico tra grottesco (bello) e ridicolo (brutto).
Altra scelta infelice, a mio avviso, è stata quella di mettere in luce le fattezze dei mostroni che in Feast, complice le riprese notturne e i movimenti rapidi di macchina, erano confusi e poco delineati. Il lattice si vede tutto e le creature assumono la caratura di personaggi sgangherati perdendo buona parte del loro fascino assassino.
In ogni caso il film scorre e ci si diverte, anche se meno; basta ignorare il continuo rincorrersi a vuoto dei personaggi e la totale inutilità di alcune scene.


FEAST III – THE HAPPY FINISH
feast-3-happy-finish-dvd-coverUSA 2009

cast: Martin Klebba – Jenny Wade – Diane Ayala Goldner – Tom Gulager – Carl Anthony Payne II
regia: Clu Gulager
soggetto e sceneggiatura: Patrick Melton – Marcus Dunstan
fotografia: Kevin Atkinson – Alexandre Lehmann
musica: Stephen Edwards
durata: 83 min.

VALUTAZIONE:
corvi05
e 1/

 


feast3-4

A quanto pare lasciare la città non è cosa facile e ai pochi disgraziati scampati al massacro non resta che aggirarsi tra rovine e morte allo scopo di vivere un minuto di più. Durante questo sanguinoso calvario i “nostri eroi” incontreranno personaggi più strani di loro (si vede che gli sciroccati hanno una forte predisposizione alla sopravvivenza) che andranno a rimpolpare le fila di quei “morti che camminano”Uno di questi è Shot Bus Gus, uno pseudoprofeta totalmente fuori di testa che, però, sembra avere una sorta di controllo sui mostroni. Shot Bus fa agghiaccianti rivelazioni sulle creature affermando di conoscere il luogo dove vengono generate e invece di un saggio: “…e stì ca@@i! Troviamo un posto dove barricarci e vediamo come va a finire” come  risposta, quella manica di senza Dio decide di andare a combattere il nemico in casa sua.
feast_3_happy_finish-15Con “The Happy Finish” Gulager gioca sporco ma, purtroppo per lui, la paraculaggine non ha pagato.
La genuina e spontanea demenzialità del film originale è soppiantata da un allucinante nonsense studiato a tavolino; ogni occasione è buona per schizzare frattaglie in giro, dilatare l’estremo fino a strapparne i lembi e sfruttare l’opportunità di travalicare l’osceno. Lo scopo è quello di infligge
re colpi mortali e Gulager & co. lo fanno tirando di tutto addosso allo spettatore, senza neanche prendere la mira.
L’inventiva non manca: teste mangiate e ricacate a tempo di record, stupri alieno/anali dalle conseguenze esplosive e altre amenità simili fanno di Feast III – The Happy Finish il film più slasher o splatter o come volete chiamarlo voi, della trilogia, ma anche il più debole ed il meno divertente (nonostante le assurdità che cerca di propinare). La volgarità di certe scene non disgusta, né scandalizza, né attrae ma ti lascia con un “vabbhé, questa se la potevano risparmiare” che ti ronza in testa.
Il finale a sorpresa (che sorprende davvero per la sua illogicità) fa crollare la traballante impalcatura che sostiene l’impianto filmico. Ed il giocattolo viene irrimediabilmente rotto.
La trilogia diverrà un cult (come tanti altri film meno meritevoli di questi), ma non assurgerà di certo a mito. Peccato.

Nessun trailer decente per questo film, quindi accontentatevi di qualche immagine.

Scroto Mostresco

Scroto Mostresco

Tette Killer

Tette Killer

Foto Ricordo

Foto di Gruppo

 

 

Bounty Killer

bountyUSA – 2013

cast: Matthew Marsden – Christian Pitre – Barak Hardley – Kristanna Loken – Abraham Benrubi – Gary Busey – Beverly D’Angelo
regia: Henry Saine
soggetto: tratto dall’omonima graphic novel di Jason Dodson & Henry Saine
sceneggiatura: Jason Dodson – Henry Saine – Colin Ebeling
fotografia: David Conley
musica: Greg Edmonson
durata: 94 min.
INEDITO

VALUTAZIONE:
corvi06 e 3/4


BadaboooM!
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 In un prossimo futuro (tanto per cambiare) saremo nella cacca fino al collo e, questa volta, la colpa sarà delle Grandi Compagnie che, per accaparrarsi sempre maggiori profitti ed eliminare la concorrenza scateneranno le “Guerre Aziendali”. Dopo anni di devastanti conflitti la Terra è ridotta ad un cumulo di macerie, perlopiù radioattive, gli aziendalisti depredano ciò che è rimasto e si danno alla fuga. Dalle ceneri di un pianeta sconfitto nasce il Consiglio dei Nove, che dichiara fuorilegge i manager colpevoli dell’Apocalisse e sguinzaglia contro di loro i cacciatori di taglie.
diff_bountykiller-posterI Bounty Killer diventano ben presto gli eroi delle masse; idolatrati al pari delle star di un tempo come paladini dei torti subiti. E così via libera a mercenari di tutti i tipi ed estrazione: zingari inselvatichiti, mutanti imbestialiti, desperados in cerca di gloria e compagnia cantante…
In questa massa di giustizieri in erba due su tutti emergono come figure quasi mitiche: Drifter (Matthew Marsden) letale e determinato, anche se schivo ed ombroso, e la spietata e sexy Mary Death (Christian Pitre), ex pupilla ed amante dello stesso Drifter ma che ora “lavora in proprio”; amata dalla gente ed acclamata dalle masse.
I ruoli sembrano comunque determinati e stabiliti nella loro folle continuità, almeno fino al giorno in cui il Consiglio dei Nove non emette un mandato di cattura contro Drifter.
Vivo o, preferibilmente, morto.
Ed il caos postatomico ci mette poco a trasformarsi in delirio totale…

diff_bountykiller-thumb-630xauto-37975Ci ho messo un bel po’, ma alla fine ce l’ho fatta e per la prima volta rispetto la scritta in calce sotto al nome del blog, ovvero: “Formalmente Horror -con variazioni di genere-“….ebbene, siore e siori avete l’ENORME onore di leggere la mia prima variazione di genere!!!
(applausi a scena aperta e hola in sala, “please”)
Perché l’ho fatto? Perché in un certo senso il film lo merita…anche senza aver pretese di prodotto unico ed originale e perché si percepisce dal primo all’ultimo fotogramma l’impegno ed il divertimento dei due creatori nel portare in scena una storia nata come poster, sviluppata come graphic novel e finalmente partorita come film; un film che attinge a piene mani e senza vergogna ad un genere tanto in voga negli anni ’80, strizzando l’occhio ai vari Interceptor (o Mad Max), depredando i vari Predatori di Italianissima memoria (e qui Lupokattivo va in brodo di giuggiole) e via via fino alle fughe del beneamato Jena Plissken Carpenteriano…e poi, diciamocelo, un po’ di sana coattaggine ogni tanto ci vuole; ritempra lo spirito ed allevia l’animo.
mary-death-bounty-killerPersonaggi caratterizzati il giusto, sangue tirato a secchiate contro lo schermo, frattaglie sparse qua e là a colpi di motosega, spade e lame. Esplosioni a gogo, grandinate di proiettili, motori rombanti e veicoli improbabili (sopra tutti una roulotte trainata da moto tenute imbrigliate come cavalli). “Topone” tanto disponibili, quanto micidiali (in cima all’elenco la nuova ed intrigante Christian Pitre e l’altera, folle e perversa Kristanna Loken), elementi di contorno simpatici e gustosi…e il tutto senza dover tirare in ballo attori famosi (a parte Beverly D’Angelo e Gary Busey che appaiono in due cameo) per dare credibilità ad un prodotto che di credibilità non ha bisogno.

Insomma, “Machete, ciucciati il calzino!” (ecco, l’ho detto).

Come una Crisalide

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ITALIA – 2009

cast: Antonio Tentori – Sharon Alessandri – Anna Morosetti – Simona Oliverio – Riccardo Serventi Longhi – Nikol Brown – Fabio Giovannini – Claudio Simonetti
regia: Luigi Pastore
soggetto: Luigi Pastore
sceneggiatura: Antonio Tentori – Luigi Pastore
fotografia: Tiziano Pancotti – Emanuele Princi
musica: Claudio Simonetti (Daemonia) – autori vari
durata: 80 min

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VALUTAZIONE:
corvi05


“Daje Omoné…famose der male!”

Symphony_in_Blood_Red_6
Crisalide è uno psicopatico un pochetto avvelenato con tutto il mondo ed è in cura presso una psicologa (psichiatra?) talmente brava che quando gli prospetta un ricovero in una clinica lui, per manifestare il proprio disappunto, la sconocchia e la decapita. E visto che, dopo siffatta oltragiosità, il nostro affezionato pazzo omicida prova una sorta di giovamento spirituale, decide di proseguire in questa terapia documentando il tutto con una digitale.
OPEWAM036596E così via di rampino e coltellaccio allo scopo di “esorcizzare” le proprie paure; prima vendicandosi di coloro che ritiene responsabili della sua condizione, poi scegliendo le vittime in maniera casuale ed immotivata(una prostituta ed il suo cliente, una coppietta di coatti appartati e compagnia cantando).
Questo finché la sua attenzione non viene catturata da una ragazza. Una anima “pura” come lui che legge poesie di Rimbaud seduta in riva al lago.
Viene da sé che Crisalide comincia ad andare in cortocircuito e da lì a poco il tragico epilogo è assicurato.
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Innanzitutto voglio ringraziare l’esimio dr.W., stimato professionista nella sua categoria e uomo dalla indubbia moralità e cultura che, grazie ad un ingannevole invito a cena mi ha sottoposto alla visione di questo film al grido della frase (già citata come incipit):
 “Daje Omoné…famose der male!” confermandomi (se mai ce ne fosse stato bisogno) l’inquetante dualismo che alberga nella psiche del dr.W., di giorno apprezzato luminare, di notte empio consumatore di pellicole trash e di dubbia provenienza.
Chiarito questo passo a commentare il visionato cercando di non risultare troppo offensivo nei confronti del regista che, almeno dalle foto di Google, mi risulta essere un omone dallo sguardo ed il sorriso poco rassicuranti. Ma in fondo questi sono i rischi del mestiere
Che dire? In “Come una Crisalide” c’è un po’ di tutto. C’è il trauma, ci sono i flashback in b/n, ci sono gli interminabili deliri sussurrati dal pazzo, ci sono le allucinazioni, le riprese stile mockumentary, gli omicidi, il sangue, la violenza e le musiche di Simonetti…c’è persino una citazione del “maestro” Argento come ouverture ad effetto. Si, c’è proprio tutto, anzi quasi.
Manca solo una cosa: la coerenza.
Qualcuno dovrebbe spiegare al regista che fare un film non è uguale a praticare l’alchimia. Non basta buttare gli ingredienti in un pentolone e rimestare fino a cottura raggiunta per tirare fuori una pellicola che abbia un  senso di compiuto. Ogni elemento deve avere una sua precisa collocazione nel tempo e nello spazio per avere e dare continuità. La trama è debole e stupida, il serial killer è debole e stupido, le vittime sono deboli e stupide e deboli e stupide sono la struttura e le motivazioni insite nella follia della Crisalide.
Incoerente persino nelle inquadrature dove ci sono scene che rimbalzano dal laghetto dell’Eur alla passeggiata del Pincio; per tornare in zona Cecchignola e rimbalzare nei pressi di p.zza Bologna. E solo Dio sa quanto è irritante per chi conosce la città dove è girato il film notare questi strafalcioni topografici da teletrasporto. E sugli effetti speciali…sembra che Stivaletti di suo ci abbia solo messo la firma tanto sono anonimi e…incoerenti.
hqdefaultAvvertenza: alla 122° inquadratura dell’occhio azzurro ed allucinato del serial killer verrete posseduti dall’irrefrenabile impulso di cavarglielo…resistete, il prezzo di un nuovo apparecchio televisivo non vale tanto sfogo e non risolverebbe il problema.

Zombie Ass – Toilet of the Dead

Zombie-Ass---Toilet-of-the-Dead_cover_uゾンビアス – Zombiasu
Giappone – 2011

cast: Arisa Nakamura – Mayu Sugano – Asana Mamoru – Yûki – Kentaro Kishi – Demo Tanaka – Danny
regia: Noboru Iguchi
soggetto: Tadayoshi Kubo
sceneggiatura: Noboru Iguchi – Jun Tsugita – Ao Murata
fotografia: Yasutaka Nagano
musica: Yasuhiko Fukuda
durata: 85 min.
INEDITO

VALUTAZIONE:
corvi07


IMPOSSIBILE NON SPOILERARE

Zombiekb_Zombie-Ass-2011-Movie-Image-1Uno spensierato gruppetto di ragazzi si avventura nella campagna giapponese. Gli elementi e gli stereotipi di base per un massacrateenagers ci sono tutti:
c’è Megumi, la studentessa timida dal passato tormentato ed una fobia per gli insetti; c’è Maki, la cinica, ossessionata dalla bellezza; non manca il tossico Tak, volgare e violento e la di lui girlfriend Aya un po’ stupida e innamorata e, ultimo in tutti i sensi, chiude le fila il supernerd Naoi, incapace, goffo e vigliacco. Ma i topòi di genere terminano qui perché Noboru Iguchi (come al suo solito) va fuori di testa e ci da sotto di brutto. E così spuntano fuori parassiti alieni (i Nekurogedoro), voraci falloformi che penetrano (in tutti i sensi) i corpi ospiti facendosi strada fino al cervello e prendendone il controllo, creando una pletora di zombies flautolenti, trucidi e viziosi.
imagen3fbbSu tutto fa capolino lo scienziato pazzo (il dr. Tanaka), che “alleva” i nekurogedoro per curare la figlia Sachi affetta la leucemia; il resto è un delirante susseguirsi di peti, escrementi, penetrazioni tentacolari ed incontrollabili eruttazioni di liquidi più o meno identificabili. E strage è fatta.
Mai visto un massacro così mirato e sistematico di un “genere” e con mio profondo imbarazzo debbo ammettere che è stato…divertente! Conoscevo già Iguchi grazie a “The Machine Girl”, “RoboGeisha” e “Mutant Girls Squad”, ma devo dire che con questo “Zombie Ass” ha superato se stesso. Coniugando e mescolando tutte le fantasie feticistiche del sol levante (ragazze in divisa liceale, bondage e penetrazioni tentacolari, esasperazione di liquidi simulanti veri e propri bukkake seminali, clinic ed un pizzico di incesto paramedico) con dello slasher strabordante un trash, che neanche la buonanima della Troma anni ’70 ha mai raggiunto, il buon Iguchi confeziona un film ilare (a patto che si abbia un buon stomaco) ed estremo dove le attricette pescate dal softcore jap si muovono a loro agio recitando molto meglio delle starlette del B-movie americano.
20301538.jpg-r_640_600-b_1_D6D6D6-f_jpg-q_x-xxyxxE poi c’è anche una trama; niente di così profondo, ma molto meno stiracchiata e incoerente di tanti film che si prendono sul serio. Il faceto è voluto, il ridicolo ben costruito e l’estremo viene lasciato libero di scorrazzare in lungo ed in largo per il film.
Gustosi i titoli di testa stile anni ’70 e divertente l’assalto anale degli zombies al gruppetto di sopravvissuti in fuga nel bosco.
Che il peto sia con voi!
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Fantasmi – Italian Ghost Stories

FANTASMI-POSTER-1ITALIA – 2011

cast: Primo Reggiani – Daniele De Angelis – Laura Gigante – Maurizio Tesei – Anna Maria Teresa Ricci – Guia Quaranta – Alessandro D’Ombrosi – Carola Clavarino
regia: Tommaso Agnese – Andrea Gagliardi – Roberto Palma – Stefano Prolli – Omar Protani – Marco Farina
soggetto: Tommaso Agnese – Gabriele Albanesi – Marco Farina – Stefano Prolli – Omar Protani – Simone Starace
sceneggiatura: Tommaso Agnese – Marco Farina – Roberto Palma – Stefano Prolli – Omar Protani – Simone Starace
fotografia: Dario Germani – Raoul Torresi – Emanuele Zarlenga
musica: Valerio Lundini – Eugenia Tempesta – autori vari
durata: 84 min.
ryplei

VALUTAZIONE:
corvi051/2


fantasmi-bannerCinque storie di fantasmi Italiani.
O cinque storie italiane di fantasmi.

17 Novembre
“Passaggio di consegne” tra padre (defunto) e figlio.
Un’eredità fatta di follia, sangue e violenza.
17nov

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Offline
La solitudine può portarti a fare gesti estremi.
E sempre la solitudine può spingerti e cercare di riavvicinarti alle persone care.
Pietro e Giada lo scopriranno nel modo più tragico.
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La Medium
Una pseudomedium partenopea sbarca il lunario speculando sul dolore.
Ma ad invitare troppa “gente” a casa si rischia di ritrovarsi a dover fare i conti con “ospiti” indesiderati.
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Fiaba di un Mostro
La storia di un bambino “diverso”; che diventa una fiaba, che evolve in leggenda e si trasforma in un horror.
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Urla in Collina
Tre ragazze in vacanza con tanta, troppa voglia di divertirsi; una strada in collina piena di tornanti ed un motel sperduto nel nulla.
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h

Chiedo venia, ma mi ero proprio scordato di questo “progetto” tutto italiano. Ne avevo letto qualcosa (su Nocturno, mi pare) due o tre anni fa poi il tutto sembrava scivolato nell’oblio…e sarebbe stato meglio se così fosse rimasto.
Eppure i mezzi c’erano (i finanziamenti ed il supporto di Albanesi e dell’Università di Tor Vergata), la tecnica anche (Germani e Zarlenga si sono rivelati onesti operatori della fotografia) e, oltre ad un paio di vecchie glorie “riesumate” per l’occasione, persino alcuni degli attorucci freschi d’Accademia pescati nel mucchio sembrava sapessero recitare…allora cosa è andato storto?
Tutto il resto, parbleu!
A cominciare dalla scelta della composizione a “patchwork”, in ritardo di una decina d’anni dal nostalgico ripescaggio operato da America ed Oriente e priva di un minimo di sottotrama da usare come collante per tenere cuciti insieme gli episodi; per proseguire con la totale assenza di una qualsiasi struttura narrativa necessaria a dare coerenza alle storie che si autoriducono ad una sorta di spot pubblicitari dove neanche si capisce cosa vogliano “pubblicizzare”. Narrazioni banali per soggetti privi di un minimo d’originalità e scopiazzati da plot narrativi tanto lisi e stanchi che tentano il suicidio già dopo un paio di minuti  di girato.
E se questi sei registi dovrebbero essere i nuovi pilastri della cinematografia italiana…tanto vale organizzare una bella veglia funebre e non pensarci più.
Mi dispiace, caro Gabriele; mi avevi divertito ed incuriosito con “il Bosco Fuori”, ti ho ostinatamente difeso cercando invisibili peculiarità sul tuo “Ubaldo Terzani Horror Show”, avventurandomi dove nessun mortale aveva osato, ma questo tuo goffo tentativo di rivestire il ruolo di mecenate per le nuove leve del “cinema di genere” italico non fa che seppellire definitivamente ogni speranza per noi sconsolati fruitori…ça va sans dire…

P.S. piccola chicca fine a se stessa. Nell’episodio Offline, Pietro legge un quotidiano online e l’articolo di cronaca porta la firma di Ubaldo Terzani.
Squallida piaggeria o autocitazione estrema?