Horla – “Diario segreto di un Pazzo”

HORLADiary of a Madman
(USA 1963)


cast: Vincent Price – Nancy Kovack – Elaine Devry – Chris Warfield – Stephen Roberts – Lewis Martin – Ian Wolfe – Mary Adams
regia: Reginald Le Borg
soggetto: tratto dal racconto “Le Horla” di Guy de Maupassant
sceneggiatura: Robert E. Kent
musica: Richard La Salle
durata: 95 min
sinister logo


“…the vulture has eaten the pigeon; the wolf has eaten the lamb; the lion has devoured the sharp-tongued buffalo; man has killed the lion with an arrow, with a spear, with gun-powder; but the “Horla” will make of man wath man has made of the horse and of the ox; His chattel, His slave, and His food, by the mere power of His will. Woe to us!”

vlcsnap-2013-02-07-14h10m42s101Simon Cordier (Vincent Price) è un uomo retto e saggio che dedica la sua esistenza alla professione di giudice da quando, dodici anni prima, una terribile disgrazia gli strappò via l’adorata moglie ed il figlio.
Abbandonata anche la passione giovanile per la scultura la sua vita scorre monotonamente tra il tribunale e la casa, con l’unica compagnia dei suoi due fedeli domestici (Mary Adams e Ian Wolfe) e Kiki, il canarino su cui riversa le sue carenza affettive, finchè il capitano Rennendon (Stephen Roberts) non gli comunica il desiderio del detenuto pluriomicida Louis Giraud (condannato a morte proprio da lui per l’assassinio immotivato di quattro persone) di volergli parlare prima dell’esecuzione.
Recatosi in carcere Cordier si trova di fronte un uomo dall’aspetto mite e remissivo che non è in cerca di grazia, ma vuole solo essere creduto. Egli afferma di essere stato l’esecutore materiale degli omicidi, ma di non esserne colpevole, poiché posseduto da un’entità maligna che lo costringeva a tanto.
giraudOvviamente il giudice non crede alle parole dell’uomo e mentre i due parlano Giraud ha quello che sembra un improvviso attacco di follia ed aggredisce Cordier. Ne segue una colluttazione dove, incidentalmente,  il detenuto muore.
Sconvolto e turbato Cordier torna a casa e a nulla servono le parole rassicuranti del capitano di polizia sulla sua estraneità su quanto è accaduto.
Nei giorni a seguire il comportamento del giudice è vacuo e stordito. Ritrova appeso nello studio il ritratto della moglie e del figlio che aveva fatto portare in soffitta; trova scritto nella polvere la frase: “L’Odio è il Male” (stesse parole dette da Giraud in cella); ha dei malori seguiti da perdita di memoria; avverte una presenza invisibile che aleggia accanto a lui e percepisce una voce maligna che lo provoca e lo irride.
cordierPreoccupato Simon Cordier si reca da un alienista che lo convince che la sua patologia è da imputarsi a quanto accaduto nella prigione aggravato dallo stress di tutti quegli anni d’isolamento dopo la morte dei suoi cari e gli consiglia di riprendere a vivere, tornare ad uscire e a distrarsi ricoltivando la sua passione per la scultura.
Così Cordier prende qualche giorno di riposo e comincia a girovagare per Montmartre in cerca di pace ed ispirazione.
Ed è lì che conosce la modella Odette (Nancy Kovack), moglie del giovane pittore Paul DuClasse (Chris Warfield) e attratto da tanta bellezza le chiede di posare per lui.
odettePurtroppo questo non basta a dare tregua a Cordier. Le manifestazioni si accentuano e l’uomo si convince che qualcosa di maligno lo stia perseguitando prendendo piano piano il controllo della sua volontà.
Da uomo rispettabile e pacifico che era, il giudice diventa duro, scostante e crudele compiendo gesti sempre più riprovevoli e gratuiti….come se qualcuno lo spingesse alla violenza e di questa si nutrisse.
horlaCordier capisce di essere vittima della Horla, quell’entità che aveva reso schiavo Giraud ed ora usa lui per cibarsi di orrore e morte.

Ma la Horla esiste davvero o è il frutto della fantasia malata di Simon?


Negli anni ’60 il genere horror/fantastico ricopriva una buona fetta del mercato cinematografico e la tanto agognata corona era contesa principalmente dalle “Tre Madri”, ovvero la Hammer, la Amicus e la AIP, che per la riuscita delle loro pellicole potevano contare su star del calibro di Vincent Price, Peter Cushing, Christopher Lee; di registi come Corman e Francis e sceneggiatori della solidità creativa di Richard Matheson. Il resto era farina del sacco di distributori indipendenti che solo casualmente e saltuariamente riuscivano ad azzeccare un prodotto all’altezza delle sopracitate major.
Poi c’era Edward Small, un produttore fertile e coraggioso, precursore di quello che noi oggi chiamiamo “cinema bis”; esperto nello sfruttare il successo di una determinata pellicola producendo film che ne seguivano l’onda, ma sempre attento a confezionare qualcosa di valido e robusto.
In quel periodo stavano riscuotendo molto successo le pellicole realizzate da Corman per la AIP basate sui classici di Edgar Allan Poe (“I Vivi e i Morti”, “il Pozzo ed il Pendolo”, tanto per citarne un paio), rinfrescati dalla sceneggiature di un Richard Matheson in forma smagliante e recitate da Vincent Price, Barbara Steele, Luana Anders, Myrna Fahey, etc..
Ovvio che Small si tuffasse nella mischia cercando però di distinguersi in qualche modo; fu così che il produttore decise di non ripescare racconti o novelle di Poe o Lovecraft (altro romanziere molto sfruttato in quel periodo), ma optò per Guy de Maupassant, scrittore molto prolifico e famoso per aver scritto una manciata di racconti “del mistero”, tra cui appunto, “Le Horla”.
1272469La storia venne affidata a Robert Kent, autore noto nell’ambiente per la rapidità con cui riusciva a costruire sceneggiature e, ovviamente, per il ruolo principale la scelta cadde su Price.
Il risultato fu un film che si allontanava molto dalla storia originale, riuscendo però a mantenere intatte le atmosfere e la tematica, grazie anche alla magistrale interpretazione di Vincent Price che creò un personaggio di spessore come Cordier; uomo tormentato ma nobile d’animo che gradualmente sprofonda nel delirio e nell’orrore.
La scenografia curata ed arricchita dai colori pastello della fotografia danno credibilità all’ambientazione ottocentesca, così come il tema musicale di Richard La Salle, lieve e lugubre allo stesso tempo che con la sua drammatica sontuosità riporta alla mente brani musicali dell’epoca.
Ancora adesso c’è chi confonde Horla con un prodotto della AIP o della Hammer.
Da vedere, anche per ricordarsi come veniva confezionato un film (seppur di seconda classe) negli anni ’60

buono

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