BABA YAGA: Incubo nella Foresta Oscura

LOC
Yaga. Koshmar Tyomnogo Lesa
RUSSIA – 2020

cast: Oleg Chugunov – Svetlana Ustinova – Glafira Golubeva – Artyom Zhigulin – Alexey Rozin – Maryana Spivak – Igor Khripunov – Ilya Ludin
regia: Svyatoslav Podgaevsky
soggetto: Basato sulla leggenda Slava di Baba Yaga
sceneggiatura: Natalya Dubovaya – Svyatoslav Podgaevsky – Ivan Kapitonov
fotografia: Anton Zenkovich
musica: Nick Skachkov
durata: 97 min.
midnight factory
DVD VIDEO

VALUTAZIONE:
corvi08


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La vita del giovane e riservato Egor non sembra aver preso la migliore delle direzioni.
Rimasto orfano della madre da poco più di un anno il padre non ha esitato a trovare una nuova moglie con cui mettere al mondo una graziosa frugoletta e come ciliegina sulla torta la famiglia ha deciso di trasferirsi in un asettico quartiere periferico a ridosso di una foresta, costringendo il giovane ad abbandonare i pochi amici e le consolidate abitudini. 
Come è buona consuetudine in situazioni del genere Egor viene subito preso di mira dai tre bulletti del quartiere e (con suo grande imbarazzo) è salvato in corner dalla coetanea ed asociale Dasha, figlia unica di una madre single odiatrice seriale di uomini (che ricorda vagamente la genitrice di Carrie).
Come se non bastasse, il padre di Egor assume una tata per aiutare la matrigna a prendersi cura della sorellastra. L’amorevole e bellissima Tatyana entra nelle grazie di tutti, ma il giovane comincia a notare degli strani comportamenti della babysitter costringendo il padre esasperato dalle sue paranoie ad installare delle telecamere nella stanza della neonata.
Ben presto i fatti cominciano a dare ragione ai timori (agghiaccianti) di Egor anche se, sembra essere l’unico ad accorgersi di quello che accade in casa e l’unica che sembra dargli un minimo di credito è proprio Dasha.
Tatyana non è ciò che sembra, la matrigna assume un atteggiamento catatonico ed indifferente nei confronti della neonata ed il padre cade vittima di una irresistibile fascinazione erotica nei confronti della tata, arrivando al punto di dimostrarsi aggressivo e violento con il figlio che cerca di metterlo in guardia.
L’isterismo di Egor si trasforma in terrore quando comincia ad accorgersi che i il parco giochi del quartiere è sempre meno frequentato e scorge Misha (la cugina di Dasha) venire attirata nella foresta da una figura femminile dalle fattezze raccapriccianti.
Quando il giovane corre ad avvertire l’amica lei lo prende per pazzo, chiedendogli di stare il più possibile lontano da lei, per poi ricredersi quando sua madre (evidentemente influenzata da forze maligne) nega di aver mai avuto una nipote.
Alla fine quello che deve accadere accade.
La sorellina di Egor scompare nel nulla e scompare in tutti i sensi. I genitori non si ricordano della sua esistenza; la sua stanza si svuota (culla compresa) ed anche la sua immagine svanisce dalle foto di famiglia. Solo lui sembra avere coscienza (sempre più labile) della sua esistenza.
Il ragazzo riesce a convincere Dasha e i due bulletti a seguirlo (il terzo sembra scomparso) nella foresta per avere delle risposte e convincersi di non essere impazzito del tutto e lì fanno la conoscenza di Antòn. 
L’uomo, abbrutito e dallo sguardo allucinato, prima cerca di scacciarli poi li accoglie nella sua capanna raccontandogli la leggenda di Baba Yaga, la strega che rapisce i bambini per nutrirsi delle loro anime, ma questo può accadere solo quando ognuno dei loro parenti perde cognizione della loro esistenza. Anche Antòn è caduto vittima della strega, ma mantiene vivo il ricordo della figlia Tessa grazie ad una lanterna che tiene costantemente accesa.
Visti inutili i tentativi di far desistere i ragazzi dal recuperare i loro cari indica loro l’antro della strega: una vecchia casa abbandonata nel cuore della foresta. All’interno incontrano lo spirito di Tessa (sopravvissuta nascondendosi e aiutata dalla caparbietà del padre) e da lei si fanno guidare attraverso un intricato groviglio di cavi e fili attraverso i quali si può penetrare nella dimensione oscura dove Baba Yaga tiene prigioniere le sue vittime per nutrirsene.
 
I quattro riescono recuperare la cugina di Dasha, ma non trovano traccia della sorellina di Egon che non desiste e prosegue nella ricerca sino a raggiungere il suo scopo grazie al sacrificio di uno dei due bulli e a quello dell’essenza di Tessa (Antòn ne prende coscienza quando vede la lanterna spegnersi)
Tutto sembra finire nel migliore dei modi ma…
Il mito di Baba Yaga si presuppone risalga agli inizi del XIV° secolo (ma ne riparleremo nell’ “ALIQUID de MONSTRORUM” a tempo debito) in Russia e altre province slave, ma cominciò a prendere piede i Europa ed in Italia grazie al fumetto di Guido CrepaxBaba Yaga: il fascino delle streghe” del 1971, n°22 della collana ispirata al personaggio di Valentina (da cui venne tratto un mediocre erotichorror nel 1973) ed in seguito riportata su altri film (appare anche nei fumetti di “Hellboy” e nel suo film  del 2019), fumetti e videogames fino ai nostri giorni.
Questa pellicola russa (a mia opinione) è qualcosa di gradevole e sorprendente sotto diversi aspetti. La periferia, quartiere dormitorio/non viene mostrato come solitamente viene fatto come un ammasso di case sporche e fatiscenti; le problematiche dei giovani sono le stesse di quelle di tutto il mondo e l’isolamento dalla realtà non è più causato da un governo opprimente e disinteressato alle problematiche delle classi medio/basse.
L’orrore diventa una chiave di lettura per interpretare il progressivo allontanamento generazionale e la leggerezza (a livello globale) con cui si intraprendono i rapporti tra genitori e figli.
Noncuranza che genera potere e forza al “male” rappresentato, in questo caso da Baba Yaga.  
Da vedere.

ANKOU – L’Ombra della Morte

Ankou 01

ORIGINE: Bretagna – Francia
RUOLO: Psicopompo
MINACCIA LIVELLO: Ѻ


Contrariamente a quello che si possa pensare l’Ankou, consciuto anche come Angau in Gallia (da cui si crede nascano le sue reali origini) e Ankau in Cornovaglia non è una rappresentazione della Morte, bensì un suo servitore.
Un protettore delle anime dei morti ed un custode dei cimiteri, definito anche come Sovrano dei Morti e Collezionista di Anime Perdute.
Credenza vuole che questa creatura sia l’essenza dell’ultimo defunto dell’anno di una parrocchia e che per tutto quel lasso di tempo il suo compito sia quello di vegliare sulle anime dei defunti in attesa dell’arrivo del Sinistro Mietitore che si occuperà del ” macabro raccolto” per essere poi sostituito dall’ultimo defunto dell’anno successivo.
Spesso viene raffigurato come una scheletrica figura che conduce un carro malandato dalle ruote rotte

mente altrove viene descritto come un vecchio anziano dai lunghi capelli bianchi che imbraccia una falce e nasconde le sue fattezze sotto un largo cappellaccio nero e sfaldato.

All’apparenza innocuo, nonostante l’aspetto, non è consigliabile incrociarlo e denigrarlo o essere sorpresi da lui mentre si violano cimiteri o si profanano tombe. La sua vendetta non tarderebbe ad abbattersi sui malcapitati.

L’Ankou oltre ad essere citato su molte leggende popolari, viene riportato sui libri di due rinomati studiosi di folklore come Anatole Le Braz e Walter Evans-Wentz ed una sua raffigurazione scultorea spicca nella chiesa bretone di Saint-Salomone de la Martyre riprodotta nell’atto di sorreggere tra le mani scheletriche una testa mozzata.

In conclusione: attenzione viandanti malintenzionati ad aggirarsi nei cimiteri di notte 

Un gelido bacio da Omonero