Pete Walker: L’Uomo dei Peccati Mortali – La Terza Mano

terza mano frontSCHIZO
UK – 1976

cast: Lynne Frederick – John Leyton – Stephanie Beacham – John Fraser – Jack Watson
regia: Pete Walker
soggetto: David McGillivray
sceneggiatura: Murray Smith  – David McGillivray
fotografia: Peter Jessop
musica: Stanley Myers
durata: 109 min.
golem dvd DVD VIDEO

VALUTAZIONE:
corvi06 1/2



Samantha è una bellissima ragazza, pattinatrice di successo e vicina a coronare il suo sogno d’amore con Alan stimato e rampante uomo d’affari.
Ma non è sempre stato così. Il cruento omicidio della madre ad opera dell’amante ha distrutto la sua infanzia, minandone la psiche al punto di aver “lottato” anni per riacquistare un equilibrio e la serenità.
Ad un passo dalla felicità il delicato castello di carte crolla quando viene a sapere che Haskin, l’amante assassino della madre è uscito di prigione e si convince che vuole ucciderla per vendicarsi della sua testimonianza all’epoca dei fatti.
Inutilmente Alan cerca di riportarla alla ragione, cercando di convincerla che la sua è solo paranoia, ma i fatti cominciano a darle ragione quando si rendono conto che le persone vicino a loro cominciano a scomparire o vengono ritrovate uccise in modo brutale.
Quando toccherà ad Helen? Cosa ha in serbo il folle serial killer per lei?

 


 Dopo il gioiellino cult “La Casa del Peccato Mortale” (sempre del 1976) il nostro Pete effettua uno strano cambio di rotta realizzando un thriller sopra le linee, ma rispettoso dei canoni in voga nel periodo.
Non si capisce dove il regista voglia veramente andare a parare visto che è sufficiente ascoltare la voce fuori campo che fa da incipit alla storia e cogliere i non troppo velati indizi per giungere alle conclusioni molto prima della fine del film. Anche l’andatura è lenta e ci mette il suo tempo a prendere il giusto ritmo e questo non giova al risultato finale.
Forse Walker voleva distogliere l’attenzione dal filo della trama per far concentrare l’attenzione del pubblico sulle speculazioni introdotte sul tema della follia, la schizofrenia e la paranoia, ma senza centrare l’obbiettivo.
Pete Walker ci regalerà altri piccoli cult, ma “La Terza Mano” non è da annoverarsi tra questi.

 

Let Her Out

USA – 2016

cast: Alanna leVierge – Nina Kiri – Adam Christie – Michael Lipka – Brooke Henderson – Kate Fenton
regia: Cody Calahan
soggetto: Cody Calahan – Adam Seybold
sceneggiatura: Adam Seybold
fotografia: Jeff Maher
musica: Steph Copeland
durata: 90 min

DVD VIDEO

VALUTAZIONE:

 


“Tu non sai da quanto tempo sto aspettando…ora tocca a Me!”


Helen è una ragazza dal passato “problematico”; figlia di padre ignoto e di una madre prostituta morta suicida quando era incinta di lei è cresciuta senza punti di riferimento e legami affettivi ma ora a 23 anni sembra aver trovato un suo seppur fragile equilibrio. Sbarca il lunario come biker/corriere, flirta con un artista ambiguo e divide l’appartamento con Molly l’amica di una vita,tutto questo fino al giorno dell’incidente a seguito del quale si risveglia in un letto d’ospedale con un braccio rotto ed un preoccupante trauma cranico…e non solo.
Strane ed aggressive allucinazioni e preoccupanti vuoti di memoria la costringono ad effettuare nuove analisi che rivelano un tumore nascosto nel suo cervello, ma non uno qualsiasi, bensì una neoplasia causata dal gemello portato in grembo dalla madre. Un gemello che Helen ha inconsapevolmente “divorato” e assorbito per sopravvivere al suicidio della genitrice.
A quanto pare il trauma dell’incidente ha risvegliato il grumo tumorale e  la ragazza dovrà sottoporsi ad un’operazione per asportarlo e sopravvivere.
Ma la “gemella” non sembra essere della stessa opinione.


Trama “fumosa” portata avanti senza molta convinzione, con spunti lasciati cadere nel vuoto senza voglia di approfondirli per una storia per nulla originale che ha rubacchiato da altri cento film *basta citare “L’Uomo che Uccise se stesso” (1970), “Chi è L’Altro” (1972) ed il più saccheggiato “La Metà Oscura” (1993)*.
Di certo non ne sarebbe uscito un capolavoro, ma un maggiore impegno lo avrebbe reso più fruibile ed accettabile ma il regista ha preferito dedicarsi a noiose e inconcludenti riprese notturne e scoordinati “flashpoint” montati un po’ a ca@@o per i nevrotici cambiamenti di personalità di Helen.
Tutto è accennato e niente approfondito, a partire dai problemi con il sesso della ragazza e alle “origini misteriose” del padre…un po’ come a voler finire in fretta il film.
La sufficienza è raggiunta solo grazie all’impegno delle protagoniste Alanna LaVierge (Helen) e Nina Kiri (Molly) che provano a dare un pizzico di sale a questo brodino crepuscolare decisamente insipido.

 

BLACK SPOT

ZONE BLANCHE – FRANCE 2018/2019

cast: Suliane Brahim – Laurent Capelluto – Camille Aguilar – Hubert Delattre – Samuel Joy – Renaud Rutten – Naidra Ayadi
regia: Julien Despaux – Thierry Poiraud
soggetto: Mathieu Missoffe
sceneggiatura: Antonin Martin-Hilbert – Florent Meyer – Sylvie Chanteux – Juliette Soubrier
fotografia: vari
musica: Thomas Couzinier – Frédéric Kooshmanian
durata: 2 stagioni – 16 episodi – 52 min. circa

 

VALUTAZIONE:

 


“Questo posto deve tutto alla foresta. Lei ci protegge, ci sfama, ci cresce…ma a volte chiede dei sacrifici…”

Villefranche (traducibile come città di confine) è una cittadina nel buco del culo della Francia, costruita alle pendici dei Vosgi a ridosso di un’antichissima foresta.
Come se non bastasse Villefrance è al centro di un Black Spot (Zone Blanche), zona soggetta a continue interferenze elettromagnetiche che rendono difficili le comunicazioni disturbando computer, cellulari e la stessa distribuzione elettrica isolando ancora di più il posto dal resto del mondo. Temperature che arrivano a -30° d’inverno e a 40° d’estate e un indice di criminalità 6 volte superiore alla media non rendono il posto una attrazione per i turisti e gli abitanti tirano a campare grazie ad
una miniera di proprietà della famiglia Steiner.
A cercare di mantenere una apparenza di ordine e legalità c’è il maggiore della Gendarmerie Laurène Weiss aiutata da due colleghi ed una recluta.
In questo clima a dir poco “ostile” approda Franck Siriani, un Procuratore “esiliato” per comportamenti poco etici e che accetta suo malgrado il trasferimento con la speranza di potersi riabilitare e fare ritorno a Parigi dopo aver mandato a gambe all’aria gli affari illeciti della famiglia Steiner.
Siriani non tarderà molto a scoprire che ogni singolo abitante di Villefranche (Laurène compresa) ha dei segreti da nascondere, senza parlare delle cose strane ed inquietanti che accadono nella foresta; avvenimenti così sinistri da rasentare il soprannaturale.
Impressioni a caldo (viste le temperature di questi giorni). Tolta l’inevitabile lentezza di alcuni episodi di passaggio la serie risulta ben girata e l’ambientazione azzeccata e valorizzata grazie ad una fotografia “umida e nebbiosa”. I personaggi sono caratterizzati con cura e la sottotrama della “creatura nella foresta” acquista spessore con il passare degli episodi senza risultare troppo invadente.
Non rivelo troppo della trama e degli scheletri negli armadi degli abitanti di Villefranche perché un serial vive di questo, ma basterà vedere un paio di episodi per capire che non si tratta di una mera paccottiglia  american style.
Ci sarà una terza serie? I presupposti ci sono tutti, compresi i fili non ancora sciolti su alcuni misteri che incombono sulla cittadina, ma l’ultima parola spetta a France2 che è in attesa di vedere i risultati degli ascolti sui vari canali streaming su cui ha spalmato il suo prodotto. 

Io tifo per Black Spot anche per la simpatia verso la psicotica Laurène e l’ipocondriaco Siriani…e anche per il gendarme gay Nounurs (un omone barbuto dalla grande sensibilità) ed il suo porcellino d’India.

Cernunnus ritornerà…per punirci”