Ballata Macabra

burntBurnt Offerings
USA – 1976

cast: Oliver Reed – Karen Black – Bette Davis – Lee Montgomery – Burgess Meredith – Eileen  Heckart – Anthony James – Dub Taylor
regia: Dan Curtis
soggetto: tratto dal racconto “Burnt Offerings” di Robert Marasco
sceneggiatura:  Dan Curtis – William F. Nolan
fotografia: Jacques R. Marquette
musica: Robert Cobert
durata: 118 min.
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“…Ci sono secoli tra queste mura, signora Rolf; ci sono anni, anni in questa casa…”
“Eh si, e questa casa sarà ancora qui molto, molto tempo dopo che voi ci avrete lasciati, credetemi”
“E’ come se fosse immortale, ne sono veramente convinta…”
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La famiglia Rolf (Ben, Marian ed il piccolo David) hanno fatto il colpaccio.
Una villa enorme immersa nel verde dove passare i tre mesi estivi e rilassarsi lontani dalla frenesia e lo stress della città; il tutto per la modica somma di 900$.
Certo, la casa vista da fuori ha un aspetto un po’ stanco ed invecchiato, la serra ed il giardino sono in stato d’abbandono e la piscina non è messa meglio, ma comunque l’offerta rimane un prezzo stracciato. Talmente conveniente da far pensare a Ben (Oliver Reed) che sotto ci sia qualche “trappola”; Marian (Karen Black) invece è più ottimista: è rimasta subito affascinata dall’aria antica e carica di ricordi che si respira nella villa ed è convinta che i signori Allardyce (Arnold e Roz, fratello e sorella) siano più interessati ad affidare la proprietà a delle persone che sappiano apprezzarla ed amarla, che al guadagno che ne deriverebbe affittandola ad un prezzo più alto.
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Oddio, a dire il vero una condizione c’è, ma non si può definire un inghippo: Arnold e Roz (Burgess Meredith e Eileen  Heckart) lasceranno la casa ai Rolf a patto che si occupino anche della loro madre; una vecchia signora di 85 anni che vive in esilio volontario nella sua stanza all’ultimo piano e che non lascia ormai da anni, vivendo dei suoi ricordi e curando con amore maniacale la sua collezione di fotografie. La signora Allardyce non sarà d’intralcio, basterà portarle tre volte al giorno un vassoio con del cibo e lasciarlo nel salottino privato della sua stanza e per il resto è del tutto autosufficiente.
Ben è perplesso e tentenna, ma Marian decide di assumersi l’onere di accudire la vecchia ed ormai è “innamorata” della casa…e quando una donna vuole qualcosa…
vlcsnap-2013-10-21-23h10m34s179Così, pochi giorni dopo, i Rolf, supportati da zia Elizabeth (Bette Davis), una pimpante 75enne accanita fumatrice e bevitrice, dalla lingua pungente e la battuta sempre pronta, si trasferiscono a “villa Allardyce” solo per trovarla deserta e con un biglietto appuntato alla porta d’ingresso che li rassicura con l’augurio di passare una serena vacanza tra quelle mura. All’ennesima rimostranza di Ben, zia Elisabeth lo tranquillizza: “Le persone anziane fanno a volte cose pazze…” dice.
“Si, si, lo fanno, è vero…” ribatte Ben “ma questi due sono ancora più pazzi degli altri!”
Con il tempo, l’alacre lavoro manuale di Ben e le amorevoli cure di Marian, la casa torna come a rinascere. Il giardino è rigoglioso e la serra rifiorisce, le stanze tornano luminose ed accoglienti e la struttura stessa sembra più solida e confortevole.
Ma….
43550-BurntOffe-13716537573.12Anche altre cose stanno cambiando.
Marian passa sempre più tempo nel salotto privato della signora Allardyce, affascinata dalla collezione di foto antiche ed incantata da un carillon; l’inossidabile zia Elizabeth inizia all’improvviso ad accusare il peso degli anni e Ben torna a soffrire di fobie ed incubi che lo perseguitavano al tempo della prematura morte dei suoi genitori. Anche il piccolo David avverte questi cambiamenti e comincia ad avere paura del padre intravedendo in lui qualcosa di pericoloso e sinistro.
Tra non molto i Rolf scopriranno che c’è un pegno da pagare per soggiornare nella villa degli Allardyce.
burnt2Roma – Luglio 1976 – ore 00,30 all’uscita del cinema Royal.
Ricordo che uscii dalla sala con dei leggeri brividi sulla schiena nonostante facesse caldo ed un piccolo ghigno sulle labbra. Laura, la mia fidanzata di quel periodo aveva appena esordito con un: “Non portarmi mai più a vedere film del genere!” e i fratelli C. mi si erano affiancati commentando con un esplicito “Me cojoni!”,  ridacchiando con euforica soddisfazione.
Capisco che tradurre il titolo del film in “Offerta Speciale” sarebbe stato riduttivo e lasciarlo in lingua originale sarebbe risultato ostico per lo spettatore (negli anni ’70 non si era ancora così fanaticamente anglofoni), ma forse al posto di “Ballata Macabra” io avrei optato per un “Sinfonia Macabra”.
Si, perché tutto il film ha l’affascinante, suadente, sinistra, melodia di una sinfonia di morte; dove ogni strumento esegue con mefistofelica bravura la sua partitura, contribuendo a generare un piccolo capolavoro carico di paura e tensione.
Ogni componente dell’orchestra è un maestro nel suo genere, a cominciare dagli immensi Karen Black ed Oliver Reed e all’inestimabile Bette Davis (qui nella sua ultima apparizione cinematografica), che durante lo svolgimento della storia mutano atteggiamento e personalità con la stessa facilità con cui un serpente cambia la pelle; il già intrigante racconto di Marasco acquista corposità e diabolica inquietudine una volta rimaneggiato dai due mostri Nolan e Curtis (che se non sapete chi sono cambiate blog, per favore!); e poi c’è la colonna sonora di Cobert, un giro di note che accompagnano come un’ombra malevola la fotografia contraddittoria e stordente di un Marquette mai stato così in grazia di Dio.
Ogni elemento è scelto con cura ed anche l’ultimo caratterista del ridotto cast è un’icona nel suo genere (basta pensare a Meredith e la Heckart) ed è sorprendente sapere che, ad esclusione degli attori, tutto il resto del team creativo del film è di estrazione televisiva….ma con un artista come Dan Curtis a dirigere l’orchestra ci si può aspettare questo ed altro.
Non ci sono effetti speciali, ma non servono…né creature diaboliche in angoli oscuri…ma non servono. Non c’è sangue né violenza gratuita ma solo una buona storia, ottimi attori ed un regista che fa diventare palpabile la presenza del Male sotto i tuoi occhi.
burnt-offerings-13Chi non vorrebbe essere più giovane arrivando anche a rinnegare una parte del proprio passato?
Bhé, io no. Ringrazio il fato che mi ha fatto vivere in quegli anni ed essere sufficientemente adulto per poter ammirare nelle sale un po’ di vero cinema.
….ed avere amici abbastanza pazzi da volermi seguire nelle mie scorribande cinematografiche in giro per l’Italia!
Grazie fratelli C…..chissà dove cavolo siete adesso e che combinate? Di sicuro casini!

P.S. Ho tralasciato di dire che in Italia il film ebbe un buon successo di pubblico grazie anche all’ottimo lavoro di doppiaggio (eh si, all’epoca c’erano veri professionisti anche in quel settore), primo fra tutti il compianto Renzo Palmer (qui e qui) grande attore di teatro e televisione, nonché storico doppiatore di Reed ed altri attori del calibro di Walter Matthau, Michael Caine etc…

corvi081/2

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Vamp

locandina

USA 1986

cast: Grace Jones – Chris Makepeace – Robert Rusler – Dedee Pfeiffer – Gedde Watanabe – Sandy Baron – Billy Drago
regia: Richard Wenk
soggetto: Donald P. Borchers – Richard Wenk
sceneggiatura: Richard Wenk
musica: Jonathan Elias
durata: 90 min
stormovie


-bhè, secondo l’annuncio è in fondo alla strada…e c’è scritto che “il locale apre solo dopo il buio”…Dopo il buio? Ma che vorrà dire?-
-Quando è buio-
-Già, ma è dopo il buio!-
-Ma che c’entra, il buio è buio-
-Ma non è “dopo il buio”!

vamp-pic-2Eh si, quando sei all’Università la vita può rivelarsi un vero inferno: convitti fatiscenti, mensa pessima e privacy zero. L’unico modo per ritagliarsi un proprio spazio ed emergere dal caos è quello di entrare a far parte di una confraternita. Keith (Chris Makepeace) e AJ (Robert Rusler), amici da una vita, hanno l’opportunità di essere ammessi in una delle congregazioni più rinomate del college, ma per riuscirci devono realizzare il colpaccio: portare una spogliarellista ad una delle loro feste.
vamp3Dopo qualche goffo tentativo fallito miseramente i due sono talmente disperati da chiedere aiuto a Duncan (Gedde Watanabe), lo studente più ricco e viscido dell’università ed arrivano al punto di accettare di diventare i suoi amici a pagamento per una settimana pur di arrivare alla meta. Raggiunto il compromesso i tre scendono in città e si mettono alla caccia della ragazza che aprirà loro le porte del nirvana studentesco…e quale posto migliore per trovare una stripper se non uno striptease club? I ragazzi si lasciano attrarre dalla pubblicità del “The After Dark Club” un locale che apre dopo il buio e le loro vite subiranno una svolta inaspettata. Infatti il locale, di proprietà dell’androgina ed ammaliante Katrina (Grace Jones), oltre ad essere una fucina di splendide ragazze è anche la tana brulicante di vampiri assetati di sangue che usano lo stripclub  come specchietto per allodole e procurasi così cibo fresco.
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La trama ha un non so che di familiare?
Sostituite i tre studenti con due rapinatori in fuga e relativi ostaggi; spostate lo stripclub dalla periferia della città ad un soleggiato deserto messicano; cambiate il nome della Vampira Regina da Katrina a Santanico Pandemonium; sostituite la frase “aperto dopo il buio” con quella più accattivante di “dal tramonto all’alba” e vi ritroverete in mano lo script di “From Dusk till Dawn” (1996), realizzato 10 anni dopo dal prolifico Tarantino e diretto da un giovane regista in erba dal nome Robert Rodriguez.
Troppe le coincidenze per poterle attribuire ad una mera e curiosa casualità, ma non ci sarebbe nulla di male se il prodige Tarantiniano avesse ammesso di essersi ispirato alla commedia di Richard Wenk (come abitualmente e furbescamente fa da una vita) invece, come si dice a Roma, ” il paraculo fa pippa” e spaccia l’idea per sua, attribuendosi il concept come una bozza di soggetto scritta quando era ancora studente. Che dire? Forse la genialità è anche questo…
Ma bando alle polemiche; Vamp è una commedia anni ’80 anomala nel suo genere: è divertente; supportata da una trama originale;  non triviale e volgare come la quasi totalità delle commedie studentesche del periodo (“Porky’s” docet); puntellata di dialoghi rapidi e spiritosi e con una caratterizzazione inusuale dei personaggi di sfondo (grande Brad Logan nel ruolo di Vlad, il direttore del locale; deliziosa Dedee Pfeiffer -sorella di Michelle- nella parte della svampita Amaretto ed esilarante Billy Drago nelle vesti di Snow, il vampiro albino a capo della banda di teppisti succhiasangue che perseguitano i tre giovani).
Ovviamente la parte della leonessa aspetta a Grace Jones che più vampirica di così non si può (alla faccia della burrosa Salma Hayek, senz’altro più prosperosa ma molto meno convincente) e che ci propone uno striptease tanto carico di allusioni sessuali, quanto inquietante ed un filino sinistro.
Sangue e violenza sono quasi latitanti rimpiazzati da gag visive di una certa originalità (il gestore del bar di fronte al locale che al tramonto si affretta a chiudere ed esce indossando un colletto da prete ed una croce; oppure le due stripteseuses che si truccano il viso a vicenda attraverso la cornice di uno specchio vuoto) ed anche l’aspetto erotico della situazione viene trattato con ironia e garbo verbale.

Un film decisamente estivo da vedere al fresco, mangiando una fetta di cocomero e sorseggiando un bicchierone ghiacciato d’amarena, accanto a figli e/o nipoti.
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…e nel caso aveste ancora qualche dubbio….

La Notte del Demonio

notte_del_demonio_coverNight of the Demon (GB) aka CURSE of the Demon (USA)
USA/GB – 1957

cast: Dana Andrews – Peggy Cummins – Nial Mc Ginnis – Athene Seyler – Maurice Denham
regia: Jacques Tourneur
soggetto: tratto dal racconto “Fischia ed io verrò” (Casting the Runes) di Montague Rhodes James
sceneggiatura: Charles Bennett – Hal E. Chester
musica: Clifton Parker
durata: 83 min
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nightdemon01il professor Holden (dottore in psichiatria) arriva in Inghilterra dall’America per partecipare ad un congresso sulla parapsicologia, determinato a mettere alla gogna ogni teoria sul paranormale ed ogni credenza sulla magia e deciso a smascherare chiunque sfrutti l’ignoranza e la superstizione per procacciarsi guadagno e proseliti.
All’arrivo all’aeroporto però non troverà ad attenderlo il dr. Arlington, con cui doveva orchestrare la sua conferenza, ma altri due colleghi che lo informano della morte dell’uomo, avvenuta in circostanze misteriose. Venuto a conoscenza della ricerca portata avanti dall’amico sulla stregoneria ed il conseguente scontro con un certo Karswell , presunto capo di una setta occultistica, Holden comincia ad indagare per conto proprio e non tarda molto a fare la conoscenza del succitato negromante.
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Dopo una discussione abbastanza accesa in biblioteca, Karswell gli predice una morte violenta entro pochi giorni se non smetterà subito le ricerche.
Per niente intimorito e supportato dall’aiuto di Joanna, nipote di Arlington, Holden continua a scavare nei segreti della magia, grazie anche al diario d’appunti dello scienziato custodito dalla ragazza, scoprendo che la stessa premonizione di morte (tragicamente avveratasi) era già stata fatta da Karswell al povero Arlington.
nightdemon05Strani presagi cominciano ad incrinare lo scetticismo dello psichiatra: ombre fuggevoli che sembrano seguirlo, il suo taccuino con le pagine strappate dopo la data del 28 (giorno in cui è stata profetizzata la sua morte), inspiegabili tempeste che cercano di travolgerlo ed una striscia di pergamena con caratteri runici che gli è stata passata a sua insaputa. Il bandolo della matassa e fonte di sua unica salvezza sembra essere un libro scomparso la cui unica copia rimasta è nelle mani di Karswell.
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Classico esempio di cinema horror di quegli anni, “La Notte del Demonio” è stato definito, non a torto, la migliore pellicola di genere di quel decennio, ma non di certo (a parer mio) il miglior prodotto di Tourneur.
Grazie allo “zoccolo duro” offerto dal racconto di Montague Rhodes James, già autore del mitico ed avvalorato dalla sceneggiatura di uno scrittore del calibro di Charles Bennett, il film gioca la carta vincente della suggestione, basando il tutto sull’atmosfera, un’impalpabile inquietudine ed un magistrale gioco di ombre che solo il bianco e nero può offrire. Niente è palese e manifestato, ma solo intuibile e per questo più terrificante, anche se un diavolazzo gigantesco c’è, ma solo per una manciata di secondi ad inizio e fine film, e per un imposizione in postproduzione dei finanziatori (basta non farci caso e comunque non da fastidio).
La mano di Tourneur è un po’ stanca in questa sua quarta ed ultima incursione nell’horror (i precedenti furono “Il Bacio della Pantera” 1942 – “Ho camminato con uno Zombie” 1943 e “L’Uomo Leopardo” 1943), ma il risultato finale merita uno chapeau, visto anche che sia Val Lewton che la AIP non avevano certo offerto il meglio al regista, trasferendo le riprese nei mitici studios della inglese Pinewood allo scopo di risparmiare sulle spese di produzione.


Una pellicola da vedere comodamente in poltrona, fumando un sigaro e sorseggiando un cognac…perché di film così non se ne fanno più!
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buono
  E MEZZO

Horla – “Diario segreto di un Pazzo”

HORLADiary of a Madman
(USA 1963)


cast: Vincent Price – Nancy Kovack – Elaine Devry – Chris Warfield – Stephen Roberts – Lewis Martin – Ian Wolfe – Mary Adams
regia: Reginald Le Borg
soggetto: tratto dal racconto “Le Horla” di Guy de Maupassant
sceneggiatura: Robert E. Kent
musica: Richard La Salle
durata: 95 min
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“…the vulture has eaten the pigeon; the wolf has eaten the lamb; the lion has devoured the sharp-tongued buffalo; man has killed the lion with an arrow, with a spear, with gun-powder; but the “Horla” will make of man wath man has made of the horse and of the ox; His chattel, His slave, and His food, by the mere power of His will. Woe to us!”

vlcsnap-2013-02-07-14h10m42s101Simon Cordier (Vincent Price) è un uomo retto e saggio che dedica la sua esistenza alla professione di giudice da quando, dodici anni prima, una terribile disgrazia gli strappò via l’adorata moglie ed il figlio.
Abbandonata anche la passione giovanile per la scultura la sua vita scorre monotonamente tra il tribunale e la casa, con l’unica compagnia dei suoi due fedeli domestici (Mary Adams e Ian Wolfe) e Kiki, il canarino su cui riversa le sue carenza affettive, finchè il capitano Rennendon (Stephen Roberts) non gli comunica il desiderio del detenuto pluriomicida Louis Giraud (condannato a morte proprio da lui per l’assassinio immotivato di quattro persone) di volergli parlare prima dell’esecuzione.
Recatosi in carcere Cordier si trova di fronte un uomo dall’aspetto mite e remissivo che non è in cerca di grazia, ma vuole solo essere creduto. Egli afferma di essere stato l’esecutore materiale degli omicidi, ma di non esserne colpevole, poiché posseduto da un’entità maligna che lo costringeva a tanto.
giraudOvviamente il giudice non crede alle parole dell’uomo e mentre i due parlano Giraud ha quello che sembra un improvviso attacco di follia ed aggredisce Cordier. Ne segue una colluttazione dove, incidentalmente,  il detenuto muore.
Sconvolto e turbato Cordier torna a casa e a nulla servono le parole rassicuranti del capitano di polizia sulla sua estraneità su quanto è accaduto.
Nei giorni a seguire il comportamento del giudice è vacuo e stordito. Ritrova appeso nello studio il ritratto della moglie e del figlio che aveva fatto portare in soffitta; trova scritto nella polvere la frase: “L’Odio è il Male” (stesse parole dette da Giraud in cella); ha dei malori seguiti da perdita di memoria; avverte una presenza invisibile che aleggia accanto a lui e percepisce una voce maligna che lo provoca e lo irride.
cordierPreoccupato Simon Cordier si reca da un alienista che lo convince che la sua patologia è da imputarsi a quanto accaduto nella prigione aggravato dallo stress di tutti quegli anni d’isolamento dopo la morte dei suoi cari e gli consiglia di riprendere a vivere, tornare ad uscire e a distrarsi ricoltivando la sua passione per la scultura.
Così Cordier prende qualche giorno di riposo e comincia a girovagare per Montmartre in cerca di pace ed ispirazione.
Ed è lì che conosce la modella Odette (Nancy Kovack), moglie del giovane pittore Paul DuClasse (Chris Warfield) e attratto da tanta bellezza le chiede di posare per lui.
odettePurtroppo questo non basta a dare tregua a Cordier. Le manifestazioni si accentuano e l’uomo si convince che qualcosa di maligno lo stia perseguitando prendendo piano piano il controllo della sua volontà.
Da uomo rispettabile e pacifico che era, il giudice diventa duro, scostante e crudele compiendo gesti sempre più riprovevoli e gratuiti….come se qualcuno lo spingesse alla violenza e di questa si nutrisse.
horlaCordier capisce di essere vittima della Horla, quell’entità che aveva reso schiavo Giraud ed ora usa lui per cibarsi di orrore e morte.

Ma la Horla esiste davvero o è il frutto della fantasia malata di Simon?


Negli anni ’60 il genere horror/fantastico ricopriva una buona fetta del mercato cinematografico e la tanto agognata corona era contesa principalmente dalle “Tre Madri”, ovvero la Hammer, la Amicus e la AIP, che per la riuscita delle loro pellicole potevano contare su star del calibro di Vincent Price, Peter Cushing, Christopher Lee; di registi come Corman e Francis e sceneggiatori della solidità creativa di Richard Matheson. Il resto era farina del sacco di distributori indipendenti che solo casualmente e saltuariamente riuscivano ad azzeccare un prodotto all’altezza delle sopracitate major.
Poi c’era Edward Small, un produttore fertile e coraggioso, precursore di quello che noi oggi chiamiamo “cinema bis”; esperto nello sfruttare il successo di una determinata pellicola producendo film che ne seguivano l’onda, ma sempre attento a confezionare qualcosa di valido e robusto.
In quel periodo stavano riscuotendo molto successo le pellicole realizzate da Corman per la AIP basate sui classici di Edgar Allan Poe (“I Vivi e i Morti”, “il Pozzo ed il Pendolo”, tanto per citarne un paio), rinfrescati dalla sceneggiature di un Richard Matheson in forma smagliante e recitate da Vincent Price, Barbara Steele, Luana Anders, Myrna Fahey, etc..
Ovvio che Small si tuffasse nella mischia cercando però di distinguersi in qualche modo; fu così che il produttore decise di non ripescare racconti o novelle di Poe o Lovecraft (altro romanziere molto sfruttato in quel periodo), ma optò per Guy de Maupassant, scrittore molto prolifico e famoso per aver scritto una manciata di racconti “del mistero”, tra cui appunto, “Le Horla”.
1272469La storia venne affidata a Robert Kent, autore noto nell’ambiente per la rapidità con cui riusciva a costruire sceneggiature e, ovviamente, per il ruolo principale la scelta cadde su Price.
Il risultato fu un film che si allontanava molto dalla storia originale, riuscendo però a mantenere intatte le atmosfere e la tematica, grazie anche alla magistrale interpretazione di Vincent Price che creò un personaggio di spessore come Cordier; uomo tormentato ma nobile d’animo che gradualmente sprofonda nel delirio e nell’orrore.
La scenografia curata ed arricchita dai colori pastello della fotografia danno credibilità all’ambientazione ottocentesca, così come il tema musicale di Richard La Salle, lieve e lugubre allo stesso tempo che con la sua drammatica sontuosità riporta alla mente brani musicali dell’epoca.
Ancora adesso c’è chi confonde Horla con un prodotto della AIP o della Hammer.
Da vedere, anche per ricordarsi come veniva confezionato un film (seppur di seconda classe) negli anni ’60

buono

E se Oggi…fosse già Domani

e_se_oggi_fosse_gi_domani_david_hemmings_kevin_billington_001_jpg_kzsx(Presenze)
“Voices” aka “Nightmare” – UK 1973

regia: Kevin Billington      durata: 91min
cast: David Hemmings – Gayle Hunnicutt – Lynn Farleigh – Peggy Ann Clifford – Adam Bridge


01Claire (Gayle Hunnicutt) e Robert (David Hemmings) sono una giovane coppia innamorata, ma come si sa, la felicità è cosa effimera (specie nei film horror) e la tragedia incombe e colpisce nei momenti più inaspettati; così, durante una scampagnata romantica, dove i due si appartano per abbandonarsi ad effusioni amorose, il loro figlioletto di quattro anni si allontana ed affoga nelle gelide acque di un fiume.
Il dramma sconvolge al tal punto Claire da spingerla a servirsi di sensitivi e medium per trovare la pace interiore attraverso il contatto con l’anima del figlio, ed il passo successivo è il tentativo di suicidio ed il ricovero, una volta scampato il pericolo, in una clinica psichiatrica per un forte esaurimento nervoso.

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Inutile dire che il rapporto tra i due s’incrina ed il matrimonio rischia di andare in rovina, ma Robert non vuole arrendersi  e mesi dopo propone alla donna una breve vacanza per cercare di ricostruire il loro rapporto e rinnovare un amore ormai spento.
Scampati per miracolo ad un incidente d’auto per colpa della nebbia i due raggiungono a piedi la villa vittoriana sperduta nella campagna inglese affittata dall’uomo e da lì i due ricominciano a delineare le prospettive per un nuovo futuro insieme.
All’inizio tutto sembra andare bene, poi Claire ricomincia ad avere allucinazioni: sente rumori, voci infantili e percepisce ombre fuggevoli. Robert si convince che per la donna ormai non vi sia più speranza, finché anche lui non comincia a rimanere vittima della stessa psicosi (?).

Un imprevisto finale svelerà il mistero che li avvolge e li coinvolge.

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Anni 70, produzione britannica e un film fantasmatico. Bastano questi tre elementi per fare di questo “Voices” un prodotto robusto e di impatto.
Certo, il ritmo a volte è lento, la parte centrale è ritmata come il tocco di un vecchio pendolo inglese, ma la recitazione è di tutto rispetto, le caratterizzazioni dei personaggi accurate e la tensione ha un suo sinistro crescendo che culmina con il finale originale ed accattivante.

Si può tranquillamente affermare che senza una pellicola come questa film come “il Sesto Senso” (The Sixth Sense 1999)  e “The Others” (2001) forse non esisterebbero.

Discreto

Questo è il film completo!