Cronenberg: Il Demone sotto la Pelle

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CANADA – 1975

cast: Paul Hampton – Lynn Lowry – Barbara Steele – Joe Silver – Vlasta Vrana – Allan Colman – Susan Petrie – Barry Baldaro – David Cronenberg (Cameo)
regia: David Cronenberg
soggetto e sceneggiatura: David Cronenberg
fotografia: Robert Saad
musica: Fred Mollin
durata: 87 min.

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pulp videoDVD VIDEO BLU RAY

 

 

VALUTAZIONE:
buono

 

 

“L’Arca di Noè e un luogo di gran lusso, un complesso residenziale unico al mondo, ideato per difendervi dalla contaminazione e dai pericoli della città. Qui in quest’isola tutta vostra nel mezzo del fiume, niente inquinamento, niente violenze, aggressioni, delitti, immoralità: la città è vicina, ma la sua vita corrotta e corruttrice in tutti i sensi sarà sempre lontana da voi….”
large-screenshot1L’Arca di Noè (familiarmente chiamata l’Arca) è un lussuoso complesso residenziale di recente costruzione e, per chi può permetterselo, “luogo paradisiaco” in cui rifugiarsi per isolarsi dallo squallore e le “brutture” del mondo esterno.  
Completamente autosufficiente è fornita di negozi, centro commerciale, centri estetici, luoghi di svago, campi da tennis e da golf (piscina compresa) e persino di una efficiente e moderna clinica.  
shivers-1975-hobbes-dr-attack-open-scene-review-fred-doederleinPeccato che in uno di quei lussuosi appartamenti risieda anche il dr. Emil Hobbes (una sorta di scienziato genetista molto sopra le righe) ossessionato dall’idea di risvegliare gli istinti animali sopiti nell’uomo e che si dedica ad una serie di esperimenti usando come cavia Annabelle una sua paziente/cavia/amante di 13 anni inoculandole un siero ricavato da un parassita capace con le sue secrezioni di alterare le funzioni cerebrali.

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Resosi conto (in uno sprazzo di lucidità) di aver “creato” un mostro ninfomane con istinti cannibalistici lo scienziato uccide Annabelle e si suicida.
A scoprire l’omicidio/suicidio è il giovane dr. St. Luc direttore della clinica del complesso ed ex allievo del dr. Hobbs che però non vedeva da anni e che ignorava risiedesse nel complesso e da cui aveva ricevuto un invito a pranzo solo per ritrovarsi di fronte quel macabro spettacolo.
docIn cerca di una spiegazione per quell’insano gesto St. Luc si mette in contatto con l’amico e collega il dr. Rollin (che non risiede nell’Arca) e che collaborava con il dr Hobbs nelle sue ricerche. Rollin lo informa sui loro studi sui parassiti (ignorando però i veri scopi del professore e del fatto che usasse la sua amante -passata in fase di doppiaggio da 13enne a inizio film a 19enne verso la fine- come cavia) e si impegna ad andare a fondo sulla faccenda sfogliando tra i carteggi del laboratorio.
infCon l’aiuto dell’infermiera/fidanzata Frances, St. Luc recupera altri documenti dall’appartamento ed incrociandoli telefonicamente con quelli ritrovati dall’amico la verità viene alla luce.
 Ma il folle sacrificio umano di Hobbes è stato inutile: ormai il danno è fatto. La giovane ninfa prima di essere eliminata aveva già contaminato altri condomini che cominciano ad accusare strane sintomatologie mentre all’interno del loro corpo il verme malefico comincia a proliferare uscendo dai corpi degli infetti ed introducendosi nei più disparati orifizi degli altri residenti.
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Intimando il collega di cercare di arginare il più possibile il contagio il dr. Rollin sale in macchina per raggiungere l’amico e tentare di tamponare per quanto possibile quell’infezione ma, St. Luc e Frances si trovano di fronte ad una mostruosità che si sta diffondendo a macchia d’olio.
Ovunque si rechino assistono a scene di violenza e sesso brutale e ai due non resta che cercare un riparo in attesa di un aiuto.

il-demone-sotto-la-pelleRollin raggiunge l’Arca sono per trovare una brutta fine ed anche Frances alla fine viene contaminata.
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L’unico rimasto immune è St. Luc che cerca inutilmente una via di fuga solo per venire trascinato in un’orgia in piscina e venire infettato dalla sua stessa fidanzata.
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Nella scena finale del film, all’alba, i residenti dell’Arca escono con le loro auto dal complesso residenziale, rivestiti da un aspetto di apparente normalità e destinati a contaminare il resto della popolazione.
Quello che doveva essere il luogo più sicuro del mondo si rivela essere la fonte della sua definitiva perdizione.
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Terzo lungometraggio di Cronenberg ma il primo in cui vengono impiantati i semi che germineranno dando vita al “sottogenere” definito Body-horror, firma inconfondibile del regista che negli anni molti hanno emulato ma che in pochi sono riusciti ad eguagliare.
Girato quasi completamente con tonalità giallo/dorate e con una grana da film di serie B il film cominciava a delineare a grandi linee i temi principali trattati in seguito da Cronenberg: dalla contaminazione della carne, alla mutazione indotta, alla commistione di ogni aspetto della vita con il sesso e fu un vero e proprio schiaffo in faccia al pubblico ed alla critica che si videro riversare addosso scene di cannibalismo sessuale, rapporti promiscui, incesti, pedofilia e follia liberatrice di ogni costrizione e convenzione, con ritmo incalzante.
Il giornalista canadese Robert Fulford stroncò il film definendolo il più brutto visto nella sua carriera creandogli non pochi problemi per trovare futuri finanziamenti e (a quanto si dice) a causargli uno sfratto dal suo appartamento a Toronto. A salvare la situazione intervenne Rotten Tomatoes con una altissima valutazione e la ottima recensione del critico Roger Erbert che ammirò il coraggio delle innovazioni sulle tematiche proposte.
Ancora oggi il film può lasciare spiazzati per la forma esplicita di alcune scene, basti pensare al parassita dalla forma inequivocabile di un pene tumefatto, o alla bambina che trasmette il suo parassita baciando in bocca un uomo ed altre amenità del genere, ma bisogna anche ricordare che quelli erano gli anni in cui spopolavano film porno come “Gola Profonda” dove l’attrice Linda Lovelace recitava il ruolo di una ragazza che riusciva a raggiungere l’orgasmo solo praticando fellatio, visto che il suo clitoride aveva ben pensato di svilupparsi in fondo alla sua gola!
Non mancano scene volutamente grottesche, quasi al limite del ridicolo, ed è divertente ascoltare alcuni brani di trasmissioni che condannano il crescente tasso di criminalità e annunciano repressive iniziative decise dal governo per porvi rimedio diffuse da radio e televisori negli appartamenti dove si sta svolgendo ogni genere di nefandezza. Non si può dire che al regista manchi il senso dell’ironia (anche se un po’ caustica). 
Con il tempo Cronenberg crescerà e si farà più aggressivo, brutale ed esplicito nei suoi “j’accuse” a varie forme di potere e alle manipolazioni che hanno causato e causeranno nel genere umano ma, benché ancora un po’ grezzo questo per me rimane uno dei suoi film migliori!

Sempre splendida ed in piena forma Barbara Steele (anche se in un ruolo secondario) ed ipnotica e quasi aliena Lynn Lowry con la sua silhouette eterea e lo sguardo evanescente. 

 

Z vuole Giocare

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Z aka Z wants to Play
USA – 2019

cast: Keegan Connor Tracy – Jett Klyne – Sean Rogerson – Sara Canning – Stephen McHattie – Chandra West
regia: Brandon Christensen
soggetto e sceneggiatura: Brandon Christensen – Colin Minihan
fotografia: Bradley Stuckel
musica: Brittany Allen
durata: 85 min.

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VALUTAZIONE:
sufficiente
3/4

MV5BODg1OTBhNmYtNzhlNC00YWMzLWFhZGItNTcxNzM0Y2UzY2Y2XkEyXkFqcGdeQXVyMjcwMzM0OTI@._V1_Tipica famigliola americana: Kevin (marito coglionazzo tutto preso dal lavoro e con zero senso di responsabilità), Elizabeth (madre con problematiche famigliari derivate da un’infanzia difficile, iperapprensiva ed affetta da sindrome depressiva), Joshua (figlio di 8 anni, introverso, timido e riservato) e nonna agonizzante nella camera da letto al piano di sopra ( vecchia stronza causa delle problematiche infantili di Elizabeth).
Tutto nella norma, almeno per questo genere di film.
MV5BNGUwZWM3MmMtNDg5NC00NmNmLTljZGYtODkwMjYzMzgxZjRmXkEyXkFqcGdeQXVyNTY0NzUxNA@@._V1_Vista la difficoltà ad interagire con i suoi coetanei Josh si crea il suo bell’amichetto immaginario (cosa che sembra nella norma nei nuclei familiari d’oltreoceano) ed il fatto non sembra alterare più di tanto la quotidianità della casa; poi però le cose cominciano a prendere una piega un po’…inquietante.
Il bambino sembra sempre più concentrato sulla figura di “Z” (il nome del personaggio da lui inventato), comincia a pretendere che a tavola venga apparecchiato anche per lui e si isola quasi del tutto da ciò che lo circonda.
Il marito coglionazzo minimizza, la moglie paranoica esaspera la situazione e per amore di una serena convivenza decidono di portare il ragazzo da uno psicologo infantile.
MV5BNTI3NWE2YmItMzIyZi00YWIxLWJjMmMtNzgzYWQwNWIzOGZmXkEyXkFqcGdeQXVyMjcwMzM0OTI@._V1_Il Dr. Seager, naturalmente, li tranquillizza confermandogli che si tratta di un fenomeno molto più comune di quello che si pensi (forse dalle parti loro) e li congeda assicurandogli che crescendo Josh dimenticherà il suo “amico fantasma” per dedicarsi alle cose più concrete della vita. Solo quando sente il ragazzo pronunciare il nome del suo “compagno di giochi” mentre stanno uscendo dallo studio lo psicologo ha un lieve sussulto ed assume un’aria pensierosa e riflessiva.    Contrariamente a quanto affermato dal luminare la situazione tende rapidamente a peggiorare. Il ragazzo diventa brusco e irrispettoso, violento con i compagni di scuola (tanto da essere allontanato dall’istituto) e sempre più soggiogato da Z che sembra aver preso il controllo sulle azioni di Josh.
80x2GDIl giovane arriva persino a dipingere l’aspetto del suo amico sulla parete della sua stanza, una figura (non proprio rassicurante) che risveglia una vaga reminiscenza nei ricordi quasi cancellati dell’infanzia della madre, sempre più preoccupata. Il marito, au contraire, continua a cazzeggiare come se nulla fosse.
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Ad aumentare  l’agitazione della donna (forse accentuata dall’uso di ansiolitici) è anche la crescente sensazione che “qualcosa” stia realmente prendendo forma tra quelle quattro mura, mentre strani incidenti e sinistre visioni iniziano a mettere in fermento il suo stato d’animo, portandola a mettere in dubbio il suo già precario stato d’equilibrio mentale.
Il bandolo della matassa comincia a districarsi con la morte della nonna di Josh. 
Con l’aiuto della sorella Jenna, una mezza sbandata, mezza alcolizzata, mezza tossica che vive in un casolare a ridosso della ferrovia comincia raggruppare le poche cose lasciate dalla madre mentre rievocano la loro “infanzia felice” trascorsa con una donna arida ed anaffettiva che si era ulteriormente allontanata dalle figlie dopo il suicidio del marito.MV5BNWE5Y2ZlZmItYTI3Ny00Yzg4LWIyYWYtYzQ0YWUyNTM1YzdjXkEyXkFqcGdeQXVyMjcwMzM0OTI@._V1_
Appena le era stato possibile Jenna era fuggita da quell’ambiente glaciale ed anche ora non riesce a salire per dare l’estremo saluto alla tanto “amata” salma.
Rovistando nello scantinato le due trovano in uno scatolone un vecchio proiettore ed alcuni filmini che portano nel salone per dimenticarsene pochi minuti dopo.
Neanche la soddisfazione di essersi tolta il “peso” di dover assistere una donna per cui non provava alcun legame affettivo riesce a distogliere la crescente ossessione della figura di “Z” che sembra aver preso a perseguitare anche lei.
MV5BOGJlYzkxNGYtNmIxMS00MjMwLWIyNTItMzRjMTQ5ZWY5MTYyXkEyXkFqcGdeQXVyMjcwMzM0OTI@._V1_Una sera, mentre è sola in casa (ma guarda un po’) con il figlio che dorme nel suo lettuccio si ricorda dello scatolone abbandonato, riesuma il tutto e si mette a guardare i vecchi filmini di famiglia…e da lì la sconvolgente rivelazione: anche lei da bambina aveva avuto un “amico immaginario” ed anche il suo si chiamava “Z“!
E quando la voce fuori campo visivo (quella del padre) le chiede cosa farà quando Z se ne andrà si sente rispondere che il suo amico non se ne andrà mai, che rimarranno sempre vicini e che, anzi, si sposeranno!
Nel frattempo, anche quel geniaccio del dottor Seager è riuscito a riannodare alcuni fili e ricorda che, in passato, aveva avuto in cura anche Elizabeth per la stessa problematica del figlio (ecco perché il nome di Z gli era risuonato famigliare). 
MV5BZmJhODhjYjYtYzRiZC00ODMyLThmYWYtZmE1ZmU3Y2Q3NzIxXkEyXkFqcGdeQXVyMjcwMzM0OTI@._V1_FMjpg_UX1280_Contattata la donna le riporta a galla tutti i ricordi sopiti “accusandola” di essere l’inconsapevole artefice della creazione di “Z” nell’immaginario del figlio riversando su di lui tutte le sue insicurezze ed i traumi subiti nella sua disastrosa infanzia, ma Elizabeth è di tutt’altro avviso: Z è qualcosa di reale, mostruosamente e letalmente reale e sta usando Josh per costringerla a mantenere fede alla promessa che aveva fatto da bambina: vivere con lui per sempre.
Ora la donna si trova di fronte alla drammatica scelta di permettere la sistematica distruzione della sua famiglia o tener fede al legame stretto con Z.
6a0168ea36d6b2970c026bdea13820200cUn pizzico di “Haunting“, una dose di “Babadook“, una spruzzatina di “Sinister” ed il gioco è fatto….
Ma…si perché c’è un ma, anzi, più di uno. Nonostante la ripetitività di questa tipologia di pellicole ci sono alcuni punti a suo favore.
La tensione e l’atmosfera sono miscelati con una certa abilità, gli jumpscares dosati ed inseriti al momento giusto, gli attori recitano con convinzione e la storia offre diverse chiavi di lettura su cui lo spettatore può puntare la sua scelta.
Sia che si tratti di una “creazione psicotica” trasmessa di madre in figlio, un’entità maligna che ha preso di mira Elizabeth e progenie, o la materializzazione dell’incapacità generazionale di interagire che ha infettato la stirpe, questo “Z” di danni materiali ne compie parecchi (tanto per citarne uno la fine drammatica del marito cazzone, identica a quella subita dal padre di Elizabeth) e alla fine dei conti il film scorre senza annoiare alla faccia del prevedibile finale. 
Unica “grossa pecca” è stata quella sprecare un grande attore come Stephen McHattie, relegandolo al ruolo appannato ed inutile dello psicologo tanto banale, quanto privo di spessore.

“Settimana NON…” – NON prendete quel Metrò!

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UK – 1972

cast: Donald Pleasence – Norman Rossington – David Ladd – Sharon Gurney – Hugh Armstrong – June Turner – Christopher Lee (cameo)
regia: Gary Sherman
soggetto: Gary Sherman
sceneggiatura: Ceri Jones
fotografia: Alex Thomson
musica: Will Malone – Jeremy Rose
durata: 87 min.

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QUINTO PIANO – DVD VIDEO

VALUTAZIONE:
sufficiente1/2

deathline2Non temete, non si parla della terrificante Metropolitana di Roma, ma della famosa “Tube” londinese.
Tutto ha inizio quando una coppietta nota un corpo immobile sui binari della metro ed avverte la polizia che al loro arrivo non ne trova traccia.
220_0Le ricerche partono con maggiore solerzia quando si scopre che il corpo potrebbe appartenere a quello di un uomo politico molto noto. Sviati i sospetti sull’eventuale coinvolgimento della coppia, più approfondite indagini rivelano che quello non è l’unico caso di “missing” nella “tube” (solo che prima si trattava di gente comune ecchissenefrega) e la situazione si fa decisamente più pesante tanto da far interessare l’Ispettore Calhoun (un gigionesco Donald Pleasence ) per essere di supporto al Detective Sergeant Rogers.Crypt_Deathline1_1200_654_s
e ad attirare l’attenzione de l’MI5 ( i servizi segreti britannici) facendo apparire in un rapido (quanto inutile) cameo l’agente Stratton-Villiers (Christopher Lee). Il fulcro di tutte quelle sparizioni sembra essere la stazione di Russell Square e, dando adito alle chiacchiere di un poliziotto di quartiere, sembrerebbe che quel posto risulti “infestato” da presenze sinistre: la leggenda parla di alcuni minatori rimasti intrappolati in dei tunnel crollati in epoca vittoriana e che si aggirano nei paraggi in cerca di vittime e vendetta.

raw_meat_02La realtà è molto più agghiacciante. I discendenti dei pochi sopravvissuti al crollo vivono rintanati nei tunnel facendo sporadiche sortite per procurarsi carne umana di cui cibarsi.
A trovare riscontro in questa orribile realtà è proprio la coppia di inizio film. Per uno stupido contrattempo Alex rimane nel vagone della metro che riparte, mentre Patricia resta sola sulla banchina della fermata di Holborn ed urlandosi si danno appuntamento a casa, cosa che, ovviamente, non accade.  
Patricia viene assalita dal cannibale ( a cui nel frattempo è morta la compagna antropofaga) e trascinata all’interno del dedalo di tunnel in rovina. Rientrato in casa Alex non trova la ragazza e preoccupato si rivolge all’Ispettore Calhoun che lo ignora con fare sprezzante. Disperato il ragazzo torna alla stazione e scopre l’ingresso ai tunnel per cercare la fidanzata.
220_rawmeat1Mentre l’uomo si fa spazio fra resti dei minatori e ciò che rimane degli avanzi umani divorati dal “mangiauomini”, Patricia cerca di comunicare con il cannibale che si rivela incapace di esprimersi ed emettere suoni ad eccezione della frase “Attenti alle porte!”.
Frustrato dal tentativo di fuga della ragazza il cannibale l’aggredisce proprio mentre Alex li raggiunge ed ingaggia con lui una furiosa lotta dove il mostro rimasto ferito ha la peggio e si da alla fuga.
In preda ad un ripensamento Calhoun con altri agenti si reca sul posto ed ispezionando i cunicoli trova un locale dove sono accatastati su letti a castello i cadaveri dei sopravvissuti al crollo avvenuto un secolo prima. Tra di loro c’è anche il corpo sanguinante del mostro che esalando un ultimo respiro chiude gli occhi e muore.
Recuperati Alex e Patricia i poliziotti lasciano i tunnel e tornano alla stazione.
Appena arrivati ai binari il cannibale riapre gli occhi e urla “Attenti alle porte!” mentre cominciano a scorrere i titoli di coda.
Raw3Che dire? Un film con i suoi pro e contro, che riesce a creare tensione e claustrofobia in alcuni momenti, miscelandosi con del sano black humor britannico; a volte però le cose cozzano tra di loro ed il ritmo rallenta per riprendere con inaspettate accelerazioni. Ancora incomprensibile l’irrilevante ed inutile presenza flash di Christopher Lee nella storia ed il finale sembra un po’ tirato via. In America la pellicola venne distribuita dalla AIP con il titolo “Raw Meat”.
Ai suoi tempi il film ebbe un discreto successo sia all’estero che in Italia (nonostante la brillante scelta del titolo) tanto è vero che la frase “Attenti alle porte!” che veniva gridata dai controllori all’esterno delle fermate della metro inglese divenne una sorta di leit motiv tra i giovani.
Vero però che questo “Non prendete quel Metro’!” si è rivelato un ottimo banco di prova per il regista Gary Sherman che nel 1981 dirigerà l’ottimo “Morti e Sepolti” (Dead and Buried) a cui sicuramente dedicherò una recensione.

Rintracciate il film e…“Attenti alle Porte!”

Settimana “NON…” – NON Guardare in Cantina

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USA – 1973

cast: William Bill McGhee – Jessie Lee Fulton – Robert Dracup – Harryette Warren – Michael Harvey – Jessie Kirby
regia: S. F. Brownrigg
soggetto e sceneggiatura: Tim Pope
fotografia: Robert Alcott
musica: Rovert Farrar
durata: 89 min.

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VALUTAZIONE:
sufficiente 1/2
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La giovane ed inesperta infermiera Charlotte giunge nella clinica psichiatrica del dott. Stephen, dove viene accolta dall’infermiera Masters con due pessime notizie.
mastersL’originale terapia del dott. Stephens che si basava sul lasciare i pazienti liberi di circolare per l’ospedale aiutando anche nelle faccende che impegnavano il personale si era dimostrata decisamente fallimentare: infatti il dottore era rimasto ucciso a colpi d’ascia da uno dei ricoverati, mentre l’altra infermiera era stata strangolata da una delle malate solo per aver cercato di toccare il suo neonato (un bambolotto di plastica). Dimostrando un insolito (ed estremamente stupido) attaccamento al dovere Charlotte decide comunque di rimanere e riesce a convincere la reticente dottoressa a farsi assumere per aiutarla a tirare avanti la baracca. 
SGTDa questo punto in poi comincia una carrellata di personaggi a dir poco “bizzarri”
La ragazza conosce il sergente Jaffee da poco ritornato dal Vietnam e ricoverato per allucinazioni ed atteggiamenti violenti a seguito dei disturbi post-traumatici da stress, che se ne va in giro vestito da militare ad impartire ordini agli altri “coinquilini” e ad effettuare ispezioni a sorpresa nelle loro stanze.
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Poi fa amicizia con Sam un gigantesco omone di colore (nero – black brother)…non so più come definirlo per essere politicamente corretto… che a causa di una lobotomia adesso ha il cervello di un bambino di 10 anni e come tale si comporta.

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Non può, ovviamente mancare vecchia la pazza di turno Mrs. Callighan che non fa altro che straparlare e cincischiare frasi sconnesse condite di maledizioni e presagi di morte.
Poi c’è la ninfomane, alla continua ricerca di “affetto”, la paranoica affetta da maniache di persecuzione e l’immancabile vecchio, il Giudice Oliver Cameron che sa solo ripetere il suo importante ruolo nell’ambito della Giustizia e balbettare frasi prese da judge-3
sentenze da lui emesse in passato.
La solita carrellata di personaggi che ci si può aspettare in un serraglio del genere.
Contemporaneamente cominciano a verificarsi una serie di fatti di sangue che “dovrebbero” far intuire all’infermiera che forse c’è qualcosa che non “quadra” in quel posto…
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A Mrs. Callinghan viene mozzata la lingua, in uno stanzino viene trovato il corpo carbonizzato di un operaio della società elettrica ed una delle pazienti viene uccisa con un punteruolo conficcato in un occhio. 
Tutto questo sembra “sfuggire” all’attenzione della nostra adorabile infermierina che però perde il controllo quando una delle pazienti le rivela che la dottoressa Masters è in realtà una delle pazienti dell’istituto e che il dottor Stephens è ancora vivo e rinchiuso nella cantina (quella citata nel film).maxresdefault (1)
Presa dal panico (e sarebbe pure ora) Charlotte corre nello scantinato e libera il dottore che però si rivela uno “fuori come un vaso di gerani” come i suoi assistiti e lei per forza di cose deve ucciderlo.
Solo grazie all’intervento di Sam, Charlotte riesce a fuggire dall’istituto, mentre i pazienti con un sacrosanto gesto di ribellione fanno a pezzi la falsa dottoressa Masters.
Rientrato in clinica Sam fa una vera e propria strage dando una bella ripulita a quell’ambiente malsano. 

cap_DONT_LOOK_IN_THE_BASEMENT__Horror_Cult_Completo__ITA_00_22_13_04La mia opinione? Delusione ed un po’ di noia.
A parte il titolo fuorviante, il tutto si riduce si riduce in un chiacchiericcio primo di senso dei malati, ai loro strani comportamenti (del tutto prevedibili visto il posto dove sono ricoverati) e ad una completa assenza di atmosfera e suspense che dovrebbe essere la chiave di volta di una pellicola di questo tipo.
La recitazione non è poi così indegna e la regia non è malaccio ma lo splatter è praticamente latitante (a parte che nel finale) e, sinceramente, mi aspettavo molto di più da un prodotto targato AIP.

“Settimana NON…” – NON Bussate a quella Porta

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UK – 2016

cast: Katee Sakhoff – Lucy Boynton – Javier Botet – Nick Moran –  Pooneh Hajimohammadi – Jordan Bolger
regia: Caradog W. James
soggetto e sceneggiatura: Mark Huckerby – Nick Ostler
fotografia: Adam Frish
musica: James Edward Kaker – Steve Moore
durata: 90 min.
midnight factory
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VALUTAZIONE:
sufficiente1/2

SETTIMANA “NON…”

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I rapporti tra Jess (Katee Sakhoff) e Chloe (Lucy Boynton) -madre e figlia- non è tra i migliori.
Jess in passato ha avuto grossi problemi di tossicodipendenza che l’avevano portata a perdere l’affidamento della figlia ma ora è un’affermata scultrice di successo sposata con un milionario e vorrebbe riavvicinarsi alla figlia, ma Chloe piuttosto che passare una sola notte in casa della madre preferirebbe amputarsi un dito. 
Ma come ben sappiamo i fatti della vita possono costringerti a rivedere le decisioni più inderogabili, così una sera, Jess si trova fuori dalla porta di casa la figlia in evidente stato d’agitazione.
dont-knock-twice-2016-1Spaventata Chloe racconta alla madre cosa l’ha portata a chiedere rifugio da lei.
La sera precedente Danny, il solito fidanzato “cretino” (elemento basilare in questo genere di film) aveva portato la ragazza davanti una casa abbandonata proponendole di sfidare una leggenda urbana che circolava su quell’abitazione.
A quanto pare all’interno di quella costruzione fatiscente albergava lo spirito tormentato di un’anziana folle che si era tolta la vita sgozzandosi. La leggenda diceva di non bussare mai due volte alla porta. Farlo la prima volta avrebbe risvegliato la “strega” dal suo sonno eterno, con il secondo “knock” l’avresti sfidata a perseguitarti e a prendersi la tua anima.  
Chloe aveva tentennato visto che girava la voce che la scomparsa di un suo amico avvenuta poche settimane prima era stata la diretta conseguenza di quel “gioco” ma alla fine, irritata dalle provocazioni del boyfriend aveva ceduto ed avevano bussato due volte alla porta senza nessun apparente risultato.
MV5BMjQzMjU0NDc0Ml5BMl5BanBnXkFtZTgwNTg2NzIwMTI@._V1_Quella stessa notte, mentre i due tornavano nelle rispettive abitazioni, Danny veniva aggredito da una invisibile forza sovrannaturale proprio mentre era in videochiamata con la fidanzata. Convinta si tratti di uno scherzo del compagno Chloe non aveva dato peso alla cosa, ma una volta nel suo appartamento aveva cominciato ad avvertire una sinistra presenza che cominciava a diventare sempre più palpabile e in preda al terrore aveva deciso di scappare e chiedere asilo alla madre.
Sebbene perplessa dal racconto della figlia, Jess non si lascia sfuggire l’occasione di accogliere la “figliola prodiga” nella sua immensa abitazione sperando in un graduale riavvicinamento ma, si sa, gli artisti sono “spiriti liberi” talmente presi dalle loro fantasie da distrarsi con estrema facilità dimenticandosi anche di chi hanno vicino, così Jess riprende a rifugiarsi nel suo studio senza prendersi la necessaria cura di Chole che continua a sentirsi minacciata e perseguitata da qualcosa che diviene sempre più concreto.
Non-bussate-a-quella-porta-1Contemporaneamente e parallelamente entra in scena il detective Boardman (Nick Moran) incaricato di indagare sulla scomparsa dell’amico dell’amico di Chloe e del suo fidanzato Randy viene a conoscenza della leggenda urbana e, seppure con giustificato scetticismo, comincia a gironzolare nei pressi dell’abitazione e ad informarsi su chi l’aveva abitata in passato. Cosa che alla fine dei giochi non si rivela un’ottima decisione.
Jess comincia a dare credito alla ragazza quando anche lei comincia a percepire qualcosa di sinistro aleggiare nella villa ed è testimone di alcuni strani avvenimenti.maxresdefault-2-780x439
Convinzione che si rafforza quando una delle sue modelle preferite: Tira, un’indiana che si dice in possesso di facoltà paranormali le rivela che Chloe è vittima di una maledizione che porterà morte e distruzione a lei e a chiunque le sarà vicino, per poi abbandonare lo studio dell’artista con il figlio neonato tra le braccia affermando che non avrebbe mai più posato per lei.
dentro-214Da lì a breve la situazione precipita. Jess e Chloe subiscono aggressioni fisiche ed anche la villa sembra rivoltarsi contro di loro finché non prendono la decisione di affrontare la strega/fantasma a casa sua.
Pessima, pessima idea.
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Pellicola inglese che si rivela il solito jumpscare senza infamia né lode, rubacchiando qua e là situazioni e risvolti già sfruttati centinaia di volte da altri film “di genere”. Storia che si sarebbe potuta rendere più interessante rivolgendo una maggiore attenzione sulla caratterizzazione dei personaggi e approfondendo meglio il rapporto madre e figlia. Ad un certo punto si arriva anche a citare Baba Yaga (nunsesaperché).
Da vedere senza grandi aspettative.
P.S. mi ha fatto un po’ impressione vedere Katee Sakhoff, la cazzutissima Kara “Scorpion” Thrace ,pilota di Viper nel serial “Battlestar Galactica”  (2004-2009), relegata al ruolo di una milf scialba con la personalità di un’ameba. 
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“Settimana NON…” – NON si deve Profanare il Sonno dei Morti

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No Profanar el Sueño de los Muertos
ITALIA/SPAGNA – 1974
ovvero: Il Film più rititolato della Storia del Cinema

cast: Ray Lovelock – Arthur Kennedy – Cristina Galbo – Aldo Massasso – Roberto Posse
regia: Jorge Grau
soggetto e sceneggiatura: Sandro Continenza – Marcello Coscia
fotografia: Francisco Sempere
musica: Giuliano Sorgini

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Quadrifoglio

QUADRIFOGLIO DVD VIDEO BLU RAY

VALUTAZIONE:
Discreto

SETTIMANA “NON…”

profanare4George (Ray Lovelock) un giovane che possiede un piccolo negozio di antiquariato a Londra decide di mettersi in viaggio con la sua moto verso Manchester e passare lì il fine settimana per la compravendita di alcuni oggetti a cui è interessato. Contemporaneamente anche Edna (Cristina Galbo) a bordo della sua Mini Minor è diretta da quelle parti, anche se per motivi ben diversi: infatti la giovane vuole recarsi in visita presso la sorella ex tossicodipendente ed instabile sposata con un fotografo tanto arido quanto antipatico. 
1910Passando notano un macchinario che il Ministero della Sanità Inglese sta sperimentando nella zona e che attraverso vibrazioni ultrasoniche dovrebbe far impazzire i parassiti portandoli ad autodistruggersi divorandosi tra di loro.
Il macchinario sembra funzionare ma, come si scoprirà in seguito, ha anche degli “antipatici” effetti collaterali.
Destino vuole che George ed Edna abbiano un incontro/scontro in una stazione di servizio e seppure controvoglia la donna accetta di accompagnare l’uomo  a destinazione a bordo dell’auto di lei in attesa che il meccanico ripari moto danneggiata.
MV5BZWY4ZGNmODAtNTRjOC00MmU1LWFkMWMtODZlOTM3ZmExZTNkXkEyXkFqcGdeQXVyMTE4MDg3NTIz._V1_Lasciata per un attimo Edna da sola in macchina per chiedere informazioni in un casale nelle vicinanze questa subisce l’aggressione da parte di un un uomo dall’aspetto malconcio, pallido e sporco di sangue e terra salvandosi solo perché asserragliata nell’abitacolo. Tornato indietro il ragazzo non da molto peso al racconto di Edna ed i due riprendono il viaggio mal sopportandosi a vicenda. 
Arrivati a casa della sorella di lei trovano l’Ispettore McCormick (Arthur Kennedy) sul posto accompagnato da due agenti: a quanto pare qualcuno ha ucciso il cognato di Edna e la sorella è principale sospettata dell’omicidio.  Quando Edna racconta dell’aggressione subita poco prima i poliziotti le rispondono che la sua descrizione dell’uomo corrisponde a quella di un vagabondo della zona che però risulta morto e sepolto già da una settimana.
99126L’antipatia tra l’ispettore e i due ragazzi sorge spontanea e reciproca. Il poliziotto li considera solo degli hippies di città venuti a piantar grane, mentre George non si fa remore a definirlo un ottuso piedipiatti di campagna dalla mentalità ristretta. Questo non fa altro che aumentare la tensione e far crescere i sospetti di McCormick sulla coppia apparsa sul luogo del crimine proprio nel momento più opportuno.
Nel frattempo il nuovo macchinario in funzione comincia a causare danni imprevedibili. Infatti oltre a provocare l’autoannientamento dei parassiti sembra che le vibrazioni abbiano effetti alquanto indesiderati su menti semplici, come quelle dei bambini che diventano inspiegabilmente aggressivi o causare la morte di malati di mente per poi riportarli in vita. Stessa resurrezione è riservata ai morti “freschi di giornata”.
Molto “gustosa” e particolare è la fine destinata ad un’infermiera dell’obitorio che impegnata in una chiacchierata al telefono non si accorge del “risorto” che le arriva alle spalle e le fa letteralmente esplodere una tetta strizzandola con le mani prima di praticare uno stupro cannibalistico di gruppo sul suo corpo esanime. 
4vo4oXzohMfkHFNXr4va8LQKRCvGeorge giunge sul posto subito dopo ed è quasi sorpreso dalla polizia locale, ma scorge quelle strane creature e comincia a nutrire qualche vago sospetto quando vede il macchinario in funzione e chiede spiegazioni sul suo uso agli operai che ci armeggiano intorno.  
Nel frattempo, mentre George ed Edna indagano, il cimitero della cittadina comincia a ripopolarsi e le vittime ad aumentare. L’ottuso ispettore rifiuta di accettare la stranezza degli avvenimenti e si concentra sempre di più sulla coppia convinto di un loro coinvolgimento su quello che accade.
non-si-deve-profanare-il-sonno-dei-morti-988660l-576x0-w-60ad9ae0Giunti al cimitero Edna e George assistono in prima persona al risveglio di altri zombies e scampano alla morte asserragliandosi in una cappella abbandonata. 
Alla fine il ragazzo fa uno più uno e giunge alla più logica conclusione. Cerca invano il sostegno di McCormick che si rifiuta di allertare le autorità locali e decide di agire di sua iniziativa e distruggere con le proprie mani il macchinario diabolico solo per venire ucciso a colpi di pistola dallo stesso ispettore.
Non c’è lieto fine per nessuno. Una volta rientrato a casa McCormick trova il defunto George che lo aspetta assetato di vendetta, mentre i morti viventi cominciano ad invadere la regione. 
P.S. sinceramente non ricordo il destino riservato ad Edna, ma non mi sembra che anche lei abbia fatto una bella fine.
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Ammettiamolo, il film ricalca forse un po’ troppo la trama dell’origina “Notte dei Morti Viventi” (ma quale zombie movie bene o male non lo fa?) e in fondo anche Romero ha scopiazzato paripari la trama del mitico “I Am Legend”, ma nonostante la povertà dei mezzi e i tempi molto stretti di produzione la pellicola offre alcuni spunti interessanti.
Tanto per cominciare il maquillage e gli effetti speciali del mitico Giannetto De Rossi (R.I.P.) funzionano senza bisogno di troppi orpelli o l’uso eccessivo di lattice (la CGI neanche si sapeva cosa fosse). un po’ di cerone e di matita nera, qualche benda o straccio sporchi di sugo di pomodoro ed il gioco era fatto, poi si offre una spiegazione al motivo della innaturale resurrezione dei defunti virando su una specie di denuncia sullo sfregio ecologico dell’ambiente per puri fini economici (mentre Romero aveva fatto solo accennare ad uno speaker televisivo il rientro di una sonda da Marte che emanava deboli radiazioni) e buttandosi sulla denuncia socio/politica (a sfondo razziale).
“Non si deve profanare…” a modo suo funziona. E’ una pellicola ad ampio respiro (i protagonisti non sono barricati in una casa impegnati a litigare tra di loro) e gli zombi sembrano dimostrare una discreta capacità ad organizzarsi, usando croci di pietra per cercare di sfondare le porte chiuse ed aiutandosi a vicenda nel disseppellirsi; gli attori poi sono molto credibili: Ray Lovelock non sprigiona grande simpatia con l’atteggiamento di sprezzante giovane ribelle in voga in quegli anni e Arthur Kennedy calza alla perfezione l’abito dell’autorità ottusa e repressiva del periodo. 
Non sarà un film d’autore ma offre una discreta dose di intrattenimento.
All’uscita non ebbe il successo sperato (troppi prodotti simili in circolazione), ma nel 1975 venne riproposto con il titolo “Da Dove Vieni?” (cercando si sfruttare il “Chi Sei?” di Ovidio Assonitis a tema esorcistico). Nuovo tentativo verrà fatto nel 1979 riportato in sala con il titolo di “Zombi 3” subito dopo l’uscita dello “Zombi 2” di Lucio Fulci dello stesso anno.
Nonostante l’indifferenza della massa molti critici lo reputano un buon prodotto artigianale e dai fans è stato eletto come un piccolo Cult.

“Settimana NON…” – NON si Sevizia un Paperino

MV5BMWNkMTMwNGYtM2E2YS00MjQzLTk5NWItNGMzMjc0MjI1NTM1XkEyXkFqcGdeQXVyMTQxNzMzNDI@._V1_SY1000_CR006091000_AL_ITALIA – 1972

cast: Tomas Milian – Florinda Bolkan – Barbara Bouchet – Marc Porel – Irene Papas – Antonello Campodifiori – George Wilson
regia: Lucio Fulci
soggetto: Roberto Gianviti – Lucio Fulci
sceneggiatura: Lucio Fulci – Gianfranco Clerici – Roberto Gianviti
fotografia: Sergio D’Offizi
musica: Riz Ortolani
durata: 103 min.

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cecchigori
DVD VIDEO

VALUTAZIONE
buono

SETTIMANA “NON…”

EbhzKnuWsAMQOD2Strane cose succedono ad Accendurra (un piccolo paesino della Basilicata), ma si sa, la provincia nasconde più torbidi segreti delle metropoli.  
Ci sono cianare (streghe) (Florinda Bolkan) che disseppelliscono cadaveri di neonati per praticare riti esoterici, bambini che si mettono a spiare le prostitute a “lavoro” con i clienti e lo scemo del paese che si eccita a fare il guardone con le coppiette.  
Non-si-sevizia01A complicare il tutto si aggiunge la ricca e viziata Patrizia (Barbara Bouchet) in “esilio forzato” in quel posto dimenticato da Dio dal padre per farle sbollire i bollenti spiriti e stemperare gli atteggiamenti viziosi che invece sfoga esibendo la sua nudità e facendo proposte oscene ai ragazzini del posto per godere del loro evidente turbamento.
Ma qualcosa di ben più tremendo accade: nel buio della notte Bruno, un bambino del paese, viene inseguito nei boschi e brutalmente ucciso.
Il corpo non viene ritrovato, ma ai carabinieri giunge una telefonata anonima con la richiesta di 6 milioni di lire come riscatto per il rapimento.
La notizia si gonfia al punto che da Roma arriva il giornalista di cronaca nera Andrea Martelli (Tomas Milian) incaricato di indagare sul caso.
Le indagini dei carabinieri si fanno stringenti ed il “colpevole” viene presto trovato, scoperto mentre cerca di ritirare il riscatto e conduce i militari dove ha seppellito il corpo di Bruno. Si tratta di Giuseppe Barra, lo scemo/guardone che si proclama innocente ed ammette di aver trovato il ragazzo già morto e di averne occultato il cadavere allo scopo di fingere il rapimento e chiedere il ricatto. 
Portato via dalle forze dell’ordine sfugge a stento al linciaggio dei paesani.
tumblr_8cc2465ac0afcf2a39686f1155d2e0f8_7dcbbeef_500Il giornalista non sembra convinto della colpevolezza di Barra ed i fatti gli danno ragione. Il giorno successivo viene infatti ritrovato il corpo di un altro ragazzo affogato in una fontana di pietra. Gli abitanti di Accendurra cominciano a guardarsi con sospetto ed accentrano le loro attenzioni sia sulla cianara che sulla provocante e licenziosa nuova venuta.
Martelli continua le sue indagini, entrando in confidenza con il parroco Don Alberto Avallone (Marc Porel) che gli confida tutta la sua preoccupazione per le continue tentazioni a cui sono esposti i suoi giovani parrocchiani, tra riviste pornografiche, prostituzione e vizi come il fumo e l’alcol che sembra riescono a procurarsi con facilità.
EVdv9j8WsAALZAqLa conversazione tra i due viene interrotta da Patrizia che provoca entrambi giocando a fare la “puttanella” e accusando il parroco di ipocrisia ed il giornalista d’opportunismo.
Analizzando concretamente il comportamento della donna Martelli capisce che in fondo Patrizia è solo una ragazza come tante altre, annoiata dalla vita borghese costretta a vivere in città e che assume certi atteggiamenti solo per provocare il padre impegnatissimo uomo d’affari. 
La sera stessa Michele, uno dei ragazzi provocati da Patrizia con i suoi giochetti riceve una telefonata per recarsi ad un misterioso appuntamento nello stesso momento in cui Patrizia è al telefono di una cabina telefonica.
Quella notte Michele viene ucciso. Interrogata Patrizia mente dicendo di essere stata in viaggio tutta la notte e ai funerali di Michele, la madre del bambino comincia ad urlare di “avvertire” in chiesa la presenza dell’assassino proprio mentre la maciara fa il suo ingresso.
Rintracciata “la strega” grazie all’ausilio di una telecamera piazzata all’ingresso della chiesa la donna viene interrogata ed ammette in pieno delirio di aver ucciso lei i tre ragazzini perché l’avevano sorpresa mentre disseppelliva il cadavere del suo bambino morto misteriosamente anni prima (scena vista ad inizio film) e di averlo fatto con l’ausilio della magia nera. Dopo aver ascoltato la deposizione di un appuntato che aveva incontrato la maciara in un luogo diverso da quello degli ultimi delitti il magistrato la proscioglie da ogni accusa e la fa rilasciare.   
non-si-sevizia-un-paperino-florinda-bolkanGrazie alla telefonata anonima fatta dalla madre del parroco la folla inferocita scova la donna nel cimitero dove ha trovato rifugio e la uccide a colpi di pietra e di catene di fronte l’indifferenza dei presenti. Per quella gente ignorante e grezza la magia è stata la vera causa della morte dei tre ragazzi. 
Le indagini raggiungono un punto morto quando Patrizia confessa di aver effettuato la telefonata per contattare uno spacciatore di droga.
Chi è quindi l’assassino di bambini e che cosa ha a che fare con la testa staccata di un paperino di gomma (scena che non ho appositamente citato nella trama)?
La soluzione è già intuibile a metà pellicola, ma lascio a voi giungere alla conclusione.
I finali di un thriller non si raccontano mai.
Bastardo si, ma solo fino ad un certo punto!!
Non-si-sevizia-un-paperino-2Un cast di tutto rispetto per un film di tutto rispetto.
La storia è ispirata ad un fatto di cronaca chiamato all’epoca “la Strage degli Innocenti di Bitonto” dove tra il 1971 ed il 1972 vennero brutalmente uccisi 5 bambini e per quanto io ne sappia non si è ancora trovato un responsabile (sebbene molti furono i sospettati)

 
Lucio Fulci per me è sempre stato un grande punto interrogativo. Punto di domanda che non ha fatto altro che ingrandirsi dopo averlo conosciuto di persona (una decina di anni prima della sua dipartita) ed averlo frequentato in diverse occasioni. Lui stesso amava definirsi “Il Terrorista dei Generi” passando da commedie a thriller ad horror e sconvolgendone addirittura le trame.
Un regista capace di realizzare piccoli gioielli come questo “Non si sevizia un Paperino”, “Sette Note in Nero” e “Un Serpente dalla pelle di Donna” ad incomprensibili baggianate come “Il Diavolo nel Cervello” o “E tu vivrai nel Terrore…l’Aldilà” (tanto per citarne alcuni).
E’ pure vero che con il cervello non ci stava tanto…almeno quando lo conobbi io (il diabete lo minava da anni e l’abuso che faceva della cioccolata che adorava non gli era certo d’aiuto) eppure era capace di sfornare idee brillanti con piccole trovate geniali.
L’ho tanto amato quanto detestato.
Con questa pellicola ha realizzato una storia capace di toccarti nel profondo, accarezzando il tema della pedofilia (argomento proibitissimo in quegli anni) e quello di una lucida follia giustificata da una sorta di sacralità.
E qui mi fermo.


 

“Settimana NON…” – NON Aprite quella Porta

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The Texas Chainsaw Massacre
USA – 1974

cast: Marylin Burns – Gunnar Hansen – Paul A. Partain – Allen Dazinger – William Vail – Teri McMinn – Ewin Neal
regia: Tobe Hooper
soggetto: Kim Henkel – Tobe Hooper
sceneggiatura:  Kim Henkel – Tobe Hooper
fotografia: Daniel Pearl
musica: Wayne Bell – Tobe Hooper
durata: 84 min. (versione censurata 74 min.)

STREAMING
midnight factory

DVD VIDEO BLU RAY SPECIAL EDITION

VALUTAZIONE:
ottimo

SETTIMANA “NON…”

non-aprite-quella-porta-1974-tobe-hooper-cov932-932x460“…e non ditemi che non ve lo aspettavate…”

non-aprite-quella-porta-1974-tobe-hooper-14Venuti a conoscenza di atti di vandalismo avvenuti nel cimitero di Newt nel Texas, Sally, suo fratello paraplegico Franklin, la loro amica Pam con i loro rispettivi fidanzati decidono di organizzare un viaggio per controllare lo stato della tomba del nonno seppellito proprio in quel cimitero. Fortunatamente la tomba del parente risulta intatta ed il gruppetto decide di proseguire il loro viaggio per andare a visitare la vecchia casa di famiglia nelle vicinanze.
M67qSaTDopo aver avuto la sfortunata idea di dare un passaggio ad un autostoppista schizofrenico ed autolesionista che ferisce ad un braccio Franklin, ma di cui riescono a liberarsi buttandolo fuori dal furgone in corsa, i ragazzi si accorgono di essere a corto di carburante e si fermano presso un distributore che però l’informa che per il momento è a secco e che non verrà rifornito prima del giorno dopo.  
 Gironzolando per la campagna due del gruppo vengono attirati dal rumore di un autoclave che pompa acqua in un casale poco distante e si fanno venire la brillantissima idea di provare a chiedere a chi vi risiede se hanno un po’ di benzina da vendergli.
Ignorando gli avvertimenti del benzinaio che cerca di dissuaderli dal loro intento affermando che dalle voci che girano quel posto pare abitato da una famiglia di redneck fuori di testa, Pam e Kirk raggiungono a piedi l’abitazione che si rivela una fatiscente fattoria decadente con il cortile cosparso di vecchi rottami arrugginiti e macabre sculture di ferro ed altro materiale dall’aspetto sinistro.
Kirk, il coraggioso, decide di entrare anche se il luogo sembra disabitato, attirato da strani colpi che provengono dall’interno ma dopo pochi passi viene colpito alla testa da un essere gigantesco che lo finisce e lo trascina dentro una stanza.  
chain gifPoco dopo anche Pam, preoccupata per il boyfriend, entra nella casa scivolando in terra su resti umani sparsi sul pavimento, ma non appena cerca di rialzarsi si spalanca una pesante porta di ferro ed appare Leatherface in tutto il suo splendore che l’afferra e la trascina dentro il suo mattatoio personale.  
Jerry, il fidanzato di Sally, nota l’assenza degli amici ed intuisce che possano essersi recati nella fattoria nelle vicinanze. Li raggiunge, ispeziona la casa e si trova di fronte un enorme frigorifero che pensa bene di aprire e dove scopre il corpo di Pam martoriato ma ancora vivo ed agonizzante. Leatherface ricompare in tutto il suo splendore e squarta Jerry a colpi di mannaia.
E la mattanza ha inizio.
non-aprite-quella-porta-1974-tobe-hooper-07-1-960x540 Fattosi buio e senza aver avuto più notizie degli amici Sally e Franklin si avventurano nella boscaglia a “piedi”, visto che le chiavi del furgone le aveva Jerry, ma vengono assaliti dal mostro con la motosega e mentre la ragazza riesce a sfuggirgli lo stesso non si può dire del povero Franklin immobilizzato sulla sedia a rotelle.
Sally torna alla pompa di benzina per chiedere aiuto ma invece di soccorrerla il benzinaio la stordisce e la carica su un camioncino tirandosi a bordo anche l’autostoppista psicopatico che oltre a rivelarsi suo figlio è anche l’autore delle devastazioni avvenute al cimitero.
Da lì a poco il terzetto torna alla fattoria e la famiglia si riunisce. Anche Leatherface è figlio del benzinaio e con loro c’è anche un cadaverico nonno dall’aspetto zombesco.
Tutto questo è troppo per Sally che ha una crisi isterica e sviene per poi risvegliarsi legata ad una sedia ospite di una cena di famiglia il cui piatto principale è composto da salsicce di carne umana.
29texassssssssssssssssssssssssssssssssssApprofittando di una violenta discussione tra il figlio psicopatico e suo padre su chi debba essere l’artefice del colpo fatale alla ragazza, Sally riesce a liberarsi e ad uscire in casa mentre sta albeggiando, subito inseguita da Leatherface con la sua inseparabile motosega ed il fratello. Sopraggiunge un camion che alla vista della ragazza ricoperta di sangue investe il fratello di faccia di cuoio uccidendolo e fa salire sul retro del mezzo Sally. Anche Leatherface viene colpito dal camioncino e si ferisce involontariamente con la sega ad una gamba.  
Inferocito Faccia di cuoio continua il suo inseguimento claudicando e agitando fendenti in aria con la sua motosega. 
Il film si conclude con l’inquadratura di Sally che osserva la scena in preda ad una crisi isterica, mentre una scritta apparsa solo nella prima edizione italiana  si dichiarava che l’intera famiglia era stata arrestata e la ragazza ricoverata in un istituto psichiatrico per i traumi subiti.
non-aprite-quella-porta-9-torna-la-final-girl-del-film-originale-del-1974Capostipite della famosa e falsa dicitura “tratto da fatti realmente accaduti” questo film trae comunque ispirazione dalle gesta di tre serial killer realmente esistiti in America, ed in particolareEd Gein soprannominato “il macellaio di Plainfield” e fonte d’ispirazione dello scrittore Robert Bloch per la realizzazione del suo romanzo “Psycho” 1959 (divenuto film nel 1960 ad opera del regista A. Hitchcock).
Il silenzioso e solitario contadino del Winsconsin, da tutti considerato un tipo riservato ma innocuo dopo la morte della madre (fanatica religiosa e castrante) di cui aveva preso premura di mummificare il corpo, aveva cominciato a coltivare l’hobby di imprigionare, torturare ed uccidere autostoppisti e residenti delle vicinanze. Con alcune parti del corpo preparava manicaretti che offriva in dono ai vicini, mentre con ossa e pelle si costruiva paralumi ed altri oggetti utili per la casa.
Con la pelle delle donne, opportunamente trattata, si era cucito un secondo corpo femminile nudo che indossava nelle notti di luna piena e con cui si aggirava per la campagna facendo lunghe passeggiate.
Proprio da questo fatto del corpo umano ricucito il regista Hooper prese l’idea della faccia ricucita con brandelli di volti umani di Leatherface.
Fu uno dei primi prodotti low budget ad avere un successo internazionale, nonostante fosse stato censurato in molti Paesi, e può a buon credito considerarsi uno dei promotori del genere splatter (ora definito slasher). A dare forza e carattere al film sono anche le riprese scarne e la fotografia asciutta che donano una splendida credibilità alla trama che si dipanava in luoghi desolati e ancora oggi spettatori di assurde atrocità come le immense e desolate pianure americane. Miglia e miglia di territori quasi inesplorati dove esseri umani scompaiono senza motivo e dove vengono ancora ritrovati resti umani di sconosciuti.
Per gli inevitabili sequel/prequel/remake/reboot cliccate qui

Jack in the Box

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UK – 2019

cast: Ethan Taylor – Lucy-Jane Quinlan – Robert Nairme – Philip Ridout – Darrie Gardner 
regia: Lawrence Fowler
soggetto e sceneggiatura: Lawrence Fowler
fotografia: Cameron Bryson
musica: Cristoph Allerstofer 
durata: 89 min.

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VALUTAZIONE:
mediocre

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PROLOGO: un ignoto vecchio contadino/fattore inglese scavando (per ignoti motivi) in uno sperduto (ed ignoto) appezzamento di terreno della campagna inglese, porta alla luce una strana (ed ignota) scatola intarsiata.
Per motivi (a noi, naturalmente ignoti) decide di portarsela a casa (più precisamente nel capanno degli attrezzi) per cercare di capire la natura e lo scopo di quell’oggetto. 
La moglie non sembra apprezzare molto la presenza della scatola, ma questo non le impedisce (una volta rimasta sola) di andare a curiosare nel capanno e a smanettare sull’oggetto.
Un grido improvviso attira l’attenzione dell’uomo che corre nel capanno e non trova più traccia della consorte (a parte gli immancabili schizzi di sangue sulla box e in terra)
FINE PROLOGO (che per tutta la sua durata si svolge praticamente senza dialogo)
coverlg (1)Un po’ di tempo dopo, fresco fresco dall’America, arriva Casey, un giovane che ha deciso di girovagare per il mondo allo scopo di dimenticare la morte violenta della fidanzata avvenuta mesi prima.
senza “ah né bhà” Casey viene assunto nel museo (che sembra un normale appartamento riarrangiato alla meglio) di una piccola (ed ignota) cittadina britannica come “dipendente” e fa la conoscenza della collega Lisa che gli mostra il museo  e lo porta in un locale dove vengono custoditi oggetti di ignota provenienza e incerto valore e quindi non esposti…et voilà, proprio lì dentro Casey scopre e riconosce immediatamente la “Jack in the Box” (ma chi sei, Martyn Mystere?).
N.B. per chi non lo sapesse le “Jack in the Box” sono una sorta di carillon/giocattolo molto in voga in Europa nel 18° e 19° secolo. Scatole che si caricano girando una manovella ed emettono una musichetta fino a quando ,senza preavviso, salta fuori un pupazzo a molla, solitamente con la faccia da clown (il Jack della scatola, per l’appunto) spaventando il fanciullo (strano concetto di “divertissement”…).
Sopraggiunge la notte, due ladruncoli s’intrufolano nel museo per rubare quel poco di squallido in esso contenuto ed uno dei due va a sfruculiare proprio la scatola. Esito più che scontato.
The-Jack-in-the-Box-2019-filmIl Jack (che devo ammettere ha un discreto restyling) esce fuori dalla scatola, in barba a forme dimensioni e prospettive e smaciulla l’imbecillone portando i resti nella sua piccola “casa vacanze” di forma cubica.
Il giorno seguente Jack riprende servizio, trova la porta d’ingresso aperta, ma non nota nulla di sospetto o fuori posto e attribuisce il fatto ad una sua dimenticanza. Caso vuole che arrivi anche un esperto di antichi oggetti chiamato per esaminare ciò che è accatastato nel locale dei “dubbi reperti” ed anche lui riconosce la Jack in the Box. 
Parlando con il ragazzo l’esperto si confida affermando che la misteriose scatole non erano in realtà  concepite come giocattoli ma, come scoperto in una (falsissima) leggenda francese erano una sorta di contenitore concepito per tenere imprigionati esseri demoniaci. Una sorta di Dybbuk Box
europeo, insomma.
the-jack-in-the-box-2019-large-screenshot2Una volta liberate, queste creature esigono un loro tributo di sangue e non c’è modo di fermarle finché non lo avranno ottenuto.
A causa dei sensi di colpa per non essere stato in grado di salvare la ex e defunta fidanzata, Casey continua a passare notti agitate ed arriva a lavoro sempre più assonnato e stanco, al punto di non prestare la minima attenzione alla visitatrice/acquirente che comincia a gironzolare per il museo finendo, inevitabilmente, tra le grinfie del clown demoniaco, e nota a malapena, il grido in lontananza della povera disgraziata.
Solo dopo la misteriosa scomparsa della donna delle pulizie il ragazzo comincia a nutrire qualche sospetto e si espone con vaghi accenni sul soprannaturale attirandosi le attenzioni della polizia locale.
Ormai convinto delle proprie asserzioni Casey s’introduce nel museo di notte e si scontra con Jack che (nunsesaperché) lo risparmia. In pieno delirio l’americano si confida con Lisa che lo prende per un povero paranoico e spiffera tutto a Rachel la direttrice del museo (bell’amica!) che decide di licenziarlo a colpo secco.
A Casey non resta che recarsi a casa di un famoso demonologo che aveva cercato precedentemente di  contattare e questa volta riesce a parlarci. Il “sapiente” gli svela l’unico modo per far rientrare Jack nella sua scatola, ma gli consiglia anche di lasciar perdere e fuggire il più lontano possibile perché, se anche un minuscolo frammento del demone dovesse rimanere fuori dalla box il demone troverebbe comunque il modo di liberarsi e a fargli il “culo a strisce”.
Tornato al museo il ragazzo sorprende il clown demoniaco intento a “prendersi cura” di Lisa e della direttrice, lo affronta e riesce a rinchiuderlo salvando l’amica ma non Rachel già bella smangiucchiata da Jack.
The-Jack-in-the-BoxA giochi finiti arriva la polizia che arresta l’uomo accusandolo degli omicidi e a nulla vale la testimonianza di Lisa in suo favore perché ritenuta inattendibile visto lo stato di shock in cui versa.
Seguendo le istruzioni di del ragazzo Lisa completa il rituale seppellendo la scatola in aperta in campagna e mentre sta ritornando sui suoi passi ha una sorta di flashback in cui rivede le foto mostratele dalla polizia della scena del delitto e nota un pezzo di artiglio del clown spezzato in terra sul pavimento del museo.
Alle sue spalle la terra si smuove e la scatola sia apre. 
jack-in-boxCome avrete già notato dalla mia imparzialissima esposizione della trama questa è una di quelle pellicole che forse consiglierei a chi non mi è proprio simpaticissimo.
L’idea di base non è malaccio, ma la sceneggiatura sembra scritta su un tovagliolo di carta di un pub, la storia si trascina con una esasperante prevedibilità e la recitazione degli attori è annoiata ed annoiante, per non parlare del piattume delle scenografie ed il grigiore della fotografia.
In quanto alla colonna sonora…bhé in verità non mi ricordo neanche se ci fosse realmente.
Unico punto a favore è il maquillage clownesco del demone…ma non basta a sopperire a tutto il resto.
Fortemente consigliato a chi soffre di coulrofobia