Z vuole Giocare

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Z aka Z wants to Play
USA – 2019

cast: Keegan Connor Tracy – Jett Klyne – Sean Rogerson – Sara Canning – Stephen McHattie – Chandra West
regia: Brandon Christensen
soggetto e sceneggiatura: Brandon Christensen – Colin Minihan
fotografia: Bradley Stuckel
musica: Brittany Allen
durata: 85 min.

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midnight factoryDVD VIDEO BLURAY

 


VALUTAZIONE:
sufficiente
3/4

MV5BODg1OTBhNmYtNzhlNC00YWMzLWFhZGItNTcxNzM0Y2UzY2Y2XkEyXkFqcGdeQXVyMjcwMzM0OTI@._V1_Tipica famigliola americana: Kevin (marito coglionazzo tutto preso dal lavoro e con zero senso di responsabilità), Elizabeth (madre con problematiche famigliari derivate da un’infanzia difficile, iperapprensiva ed affetta da sindrome depressiva), Joshua (figlio di 8 anni, introverso, timido e riservato) e nonna agonizzante nella camera da letto al piano di sopra ( vecchia stronza causa delle problematiche infantili di Elizabeth).
Tutto nella norma, almeno per questo genere di film.
MV5BNGUwZWM3MmMtNDg5NC00NmNmLTljZGYtODkwMjYzMzgxZjRmXkEyXkFqcGdeQXVyNTY0NzUxNA@@._V1_Vista la difficoltà ad interagire con i suoi coetanei Josh si crea il suo bell’amichetto immaginario (cosa che sembra nella norma nei nuclei familiari d’oltreoceano) ed il fatto non sembra alterare più di tanto la quotidianità della casa; poi però le cose cominciano a prendere una piega un po’…inquietante.
Il bambino sembra sempre più concentrato sulla figura di “Z” (il nome del personaggio da lui inventato), comincia a pretendere che a tavola venga apparecchiato anche per lui e si isola quasi del tutto da ciò che lo circonda.
Il marito coglionazzo minimizza, la moglie paranoica esaspera la situazione e per amore di una serena convivenza decidono di portare il ragazzo da uno psicologo infantile.
MV5BNTI3NWE2YmItMzIyZi00YWIxLWJjMmMtNzgzYWQwNWIzOGZmXkEyXkFqcGdeQXVyMjcwMzM0OTI@._V1_Il Dr. Seager, naturalmente, li tranquillizza confermandogli che si tratta di un fenomeno molto più comune di quello che si pensi (forse dalle parti loro) e li congeda assicurandogli che crescendo Josh dimenticherà il suo “amico fantasma” per dedicarsi alle cose più concrete della vita. Solo quando sente il ragazzo pronunciare il nome del suo “compagno di giochi” mentre stanno uscendo dallo studio lo psicologo ha un lieve sussulto ed assume un’aria pensierosa e riflessiva.    Contrariamente a quanto affermato dal luminare la situazione tende rapidamente a peggiorare. Il ragazzo diventa brusco e irrispettoso, violento con i compagni di scuola (tanto da essere allontanato dall’istituto) e sempre più soggiogato da Z che sembra aver preso il controllo sulle azioni di Josh.
80x2GDIl giovane arriva persino a dipingere l’aspetto del suo amico sulla parete della sua stanza, una figura (non proprio rassicurante) che risveglia una vaga reminiscenza nei ricordi quasi cancellati dell’infanzia della madre, sempre più preoccupata. Il marito, au contraire, continua a cazzeggiare come se nulla fosse.
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Ad aumentare  l’agitazione della donna (forse accentuata dall’uso di ansiolitici) è anche la crescente sensazione che “qualcosa” stia realmente prendendo forma tra quelle quattro mura, mentre strani incidenti e sinistre visioni iniziano a mettere in fermento il suo stato d’animo, portandola a mettere in dubbio il suo già precario stato d’equilibrio mentale.
Il bandolo della matassa comincia a districarsi con la morte della nonna di Josh. 
Con l’aiuto della sorella Jenna, una mezza sbandata, mezza alcolizzata, mezza tossica che vive in un casolare a ridosso della ferrovia comincia raggruppare le poche cose lasciate dalla madre mentre rievocano la loro “infanzia felice” trascorsa con una donna arida ed anaffettiva che si era ulteriormente allontanata dalle figlie dopo il suicidio del marito.MV5BNWE5Y2ZlZmItYTI3Ny00Yzg4LWIyYWYtYzQ0YWUyNTM1YzdjXkEyXkFqcGdeQXVyMjcwMzM0OTI@._V1_
Appena le era stato possibile Jenna era fuggita da quell’ambiente glaciale ed anche ora non riesce a salire per dare l’estremo saluto alla tanto “amata” salma.
Rovistando nello scantinato le due trovano in uno scatolone un vecchio proiettore ed alcuni filmini che portano nel salone per dimenticarsene pochi minuti dopo.
Neanche la soddisfazione di essersi tolta il “peso” di dover assistere una donna per cui non provava alcun legame affettivo riesce a distogliere la crescente ossessione della figura di “Z” che sembra aver preso a perseguitare anche lei.
MV5BOGJlYzkxNGYtNmIxMS00MjMwLWIyNTItMzRjMTQ5ZWY5MTYyXkEyXkFqcGdeQXVyMjcwMzM0OTI@._V1_Una sera, mentre è sola in casa (ma guarda un po’) con il figlio che dorme nel suo lettuccio si ricorda dello scatolone abbandonato, riesuma il tutto e si mette a guardare i vecchi filmini di famiglia…e da lì la sconvolgente rivelazione: anche lei da bambina aveva avuto un “amico immaginario” ed anche il suo si chiamava “Z“!
E quando la voce fuori campo visivo (quella del padre) le chiede cosa farà quando Z se ne andrà si sente rispondere che il suo amico non se ne andrà mai, che rimarranno sempre vicini e che, anzi, si sposeranno!
Nel frattempo, anche quel geniaccio del dottor Seager è riuscito a riannodare alcuni fili e ricorda che, in passato, aveva avuto in cura anche Elizabeth per la stessa problematica del figlio (ecco perché il nome di Z gli era risuonato famigliare). 
MV5BZmJhODhjYjYtYzRiZC00ODMyLThmYWYtZmE1ZmU3Y2Q3NzIxXkEyXkFqcGdeQXVyMjcwMzM0OTI@._V1_FMjpg_UX1280_Contattata la donna le riporta a galla tutti i ricordi sopiti “accusandola” di essere l’inconsapevole artefice della creazione di “Z” nell’immaginario del figlio riversando su di lui tutte le sue insicurezze ed i traumi subiti nella sua disastrosa infanzia, ma Elizabeth è di tutt’altro avviso: Z è qualcosa di reale, mostruosamente e letalmente reale e sta usando Josh per costringerla a mantenere fede alla promessa che aveva fatto da bambina: vivere con lui per sempre.
Ora la donna si trova di fronte alla drammatica scelta di permettere la sistematica distruzione della sua famiglia o tener fede al legame stretto con Z.
6a0168ea36d6b2970c026bdea13820200cUn pizzico di “Haunting“, una dose di “Babadook“, una spruzzatina di “Sinister” ed il gioco è fatto….
Ma…si perché c’è un ma, anzi, più di uno. Nonostante la ripetitività di questa tipologia di pellicole ci sono alcuni punti a suo favore.
La tensione e l’atmosfera sono miscelati con una certa abilità, gli jumpscares dosati ed inseriti al momento giusto, gli attori recitano con convinzione e la storia offre diverse chiavi di lettura su cui lo spettatore può puntare la sua scelta.
Sia che si tratti di una “creazione psicotica” trasmessa di madre in figlio, un’entità maligna che ha preso di mira Elizabeth e progenie, o la materializzazione dell’incapacità generazionale di interagire che ha infettato la stirpe, questo “Z” di danni materiali ne compie parecchi (tanto per citarne uno la fine drammatica del marito cazzone, identica a quella subita dal padre di Elizabeth) e alla fine dei conti il film scorre senza annoiare alla faccia del prevedibile finale. 
Unica “grossa pecca” è stata quella sprecare un grande attore come Stephen McHattie, relegandolo al ruolo appannato ed inutile dello psicologo tanto banale, quanto privo di spessore.

“Settimana NON…” – NON Bussate a quella Porta

Schermata-2017-06-09-alle-16.27.37Don’t Knock Twice
UK – 2016

cast: Katee Sakhoff – Lucy Boynton – Javier Botet – Nick Moran –  Pooneh Hajimohammadi – Jordan Bolger
regia: Caradog W. James
soggetto e sceneggiatura: Mark Huckerby – Nick Ostler
fotografia: Adam Frish
musica: James Edward Kaker – Steve Moore
durata: 90 min.
midnight factory
DVD VIDEO BLU RAY

 

VALUTAZIONE:
sufficiente1/2

SETTIMANA “NON…”

non-bussate-a-quella-porta

I rapporti tra Jess (Katee Sakhoff) e Chloe (Lucy Boynton) -madre e figlia- non è tra i migliori.
Jess in passato ha avuto grossi problemi di tossicodipendenza che l’avevano portata a perdere l’affidamento della figlia ma ora è un’affermata scultrice di successo sposata con un milionario e vorrebbe riavvicinarsi alla figlia, ma Chloe piuttosto che passare una sola notte in casa della madre preferirebbe amputarsi un dito. 
Ma come ben sappiamo i fatti della vita possono costringerti a rivedere le decisioni più inderogabili, così una sera, Jess si trova fuori dalla porta di casa la figlia in evidente stato d’agitazione.
dont-knock-twice-2016-1Spaventata Chloe racconta alla madre cosa l’ha portata a chiedere rifugio da lei.
La sera precedente Danny, il solito fidanzato “cretino” (elemento basilare in questo genere di film) aveva portato la ragazza davanti una casa abbandonata proponendole di sfidare una leggenda urbana che circolava su quell’abitazione.
A quanto pare all’interno di quella costruzione fatiscente albergava lo spirito tormentato di un’anziana folle che si era tolta la vita sgozzandosi. La leggenda diceva di non bussare mai due volte alla porta. Farlo la prima volta avrebbe risvegliato la “strega” dal suo sonno eterno, con il secondo “knock” l’avresti sfidata a perseguitarti e a prendersi la tua anima.  
Chloe aveva tentennato visto che girava la voce che la scomparsa di un suo amico avvenuta poche settimane prima era stata la diretta conseguenza di quel “gioco” ma alla fine, irritata dalle provocazioni del boyfriend aveva ceduto ed avevano bussato due volte alla porta senza nessun apparente risultato.
MV5BMjQzMjU0NDc0Ml5BMl5BanBnXkFtZTgwNTg2NzIwMTI@._V1_Quella stessa notte, mentre i due tornavano nelle rispettive abitazioni, Danny veniva aggredito da una invisibile forza sovrannaturale proprio mentre era in videochiamata con la fidanzata. Convinta si tratti di uno scherzo del compagno Chloe non aveva dato peso alla cosa, ma una volta nel suo appartamento aveva cominciato ad avvertire una sinistra presenza che cominciava a diventare sempre più palpabile e in preda al terrore aveva deciso di scappare e chiedere asilo alla madre.
Sebbene perplessa dal racconto della figlia, Jess non si lascia sfuggire l’occasione di accogliere la “figliola prodiga” nella sua immensa abitazione sperando in un graduale riavvicinamento ma, si sa, gli artisti sono “spiriti liberi” talmente presi dalle loro fantasie da distrarsi con estrema facilità dimenticandosi anche di chi hanno vicino, così Jess riprende a rifugiarsi nel suo studio senza prendersi la necessaria cura di Chole che continua a sentirsi minacciata e perseguitata da qualcosa che diviene sempre più concreto.
Non-bussate-a-quella-porta-1Contemporaneamente e parallelamente entra in scena il detective Boardman (Nick Moran) incaricato di indagare sulla scomparsa dell’amico dell’amico di Chloe e del suo fidanzato Randy viene a conoscenza della leggenda urbana e, seppure con giustificato scetticismo, comincia a gironzolare nei pressi dell’abitazione e ad informarsi su chi l’aveva abitata in passato. Cosa che alla fine dei giochi non si rivela un’ottima decisione.
Jess comincia a dare credito alla ragazza quando anche lei comincia a percepire qualcosa di sinistro aleggiare nella villa ed è testimone di alcuni strani avvenimenti.maxresdefault-2-780x439
Convinzione che si rafforza quando una delle sue modelle preferite: Tira, un’indiana che si dice in possesso di facoltà paranormali le rivela che Chloe è vittima di una maledizione che porterà morte e distruzione a lei e a chiunque le sarà vicino, per poi abbandonare lo studio dell’artista con il figlio neonato tra le braccia affermando che non avrebbe mai più posato per lei.
dentro-214Da lì a breve la situazione precipita. Jess e Chloe subiscono aggressioni fisiche ed anche la villa sembra rivoltarsi contro di loro finché non prendono la decisione di affrontare la strega/fantasma a casa sua.
Pessima, pessima idea.
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Pellicola inglese che si rivela il solito jumpscare senza infamia né lode, rubacchiando qua e là situazioni e risvolti già sfruttati centinaia di volte da altri film “di genere”. Storia che si sarebbe potuta rendere più interessante rivolgendo una maggiore attenzione sulla caratterizzazione dei personaggi e approfondendo meglio il rapporto madre e figlia. Ad un certo punto si arriva anche a citare Baba Yaga (nunsesaperché).
Da vedere senza grandi aspettative.
P.S. mi ha fatto un po’ impressione vedere Katee Sakhoff, la cazzutissima Kara “Scorpion” Thrace ,pilota di Viper nel serial “Battlestar Galactica”  (2004-2009), relegata al ruolo di una milf scialba con la personalità di un’ameba. 
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Haunt

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cast: Liana Liberato – Harrison Gilbertson – Carl Hadra – Jacki Weaver – Ione Skye – Danielle Chuchran – Sebastian Barr – Brian Wimmer
regia: Mac Carter
soggetto e sceneggiatura: Andrew Barrer
fotografia: Adam Marsden
musica: Reinhold Heil
durata: 85 min.
INEDITO

VALUTAZIONE:
corvi061/2


“…ogni storia di fantasmi comincia con una casa e una tragedia…”

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PROLOGO: Frank Morello è un uomo distrutto dal dolore; distrutto e disperato. Come gesto estremo per la tragedia che ha colpito la sua famiglia tenta un ultimo contatto  con i suoi cari con l’EVP (fenomeno delle voci elettroniche)…inutile dire che l’esito sarà drammatico ed aggiungerà sofferenza alla sofferenza.
STACCO
E’ passato un po’ di tempo, la dotvlcsnap-2014-05-07-19h37m34s213t.ssa Janet Morello, unica sopravvissuta a “la maledizione dei Morello“, ha venduto casa e la dinamica famiglia Asher ne ha rapidamente preso possesso,  ansiosa di far affondare le proprie radici in quella splendida magione sperduta nella campagna. L’unico che non sembra entusiasta della scelta è il primogenito Evan, adolescente sensibile, timido e, di conseguenza, schivo che accetta il cambiamento per amore dei genitori e perché, in fondo, trova quella specie d’isolamento abbastanza congegnale al suo carattere.
haunt-01Ma non serve essere particolarmente “sensibili” per capire che in quella casa aleggia una strana atmosfera: Sara, la secondogenita, è nervosa ed un filo paranoica, mentre Anita, la più piccola degli Asher comincia ad isolarsi ed intrattiene lunghe ed enigmatiche conversazioni con un’amica immaginaria. E poi ci sono gli strani sogni di Evan ed i rumori che sente provenire dallo stanzino della sua camera.
A complicare le cose si aggiunge Sam (Samantha), splendida e triste ragazza, figlia di un uomo alcolizzato e manesco e che ha l’abitudine di riparare tra le mura di casa Morello (quando erano disabitate) per sfuggire alle insidiose attenzioni del padre.
Tra Evan e Sam è subito amore e sintonia. I due trovano rifugio l’uno nell’altra ed insieme sviluppano una sorta di coraggio collettivo che li spinge a voler indagare più a fondo sulla maledizione che grava sulla casa.
Una volta trovata la radio galvanica utilizzata da Frank Morello per evocare i suoi cari, Evan e Sam apriranno porte che avrebbero dovuto rimanere chiuse, scatenando una sinistra e soprannaturale reazione a catena.
hinh_anh_nha_ma_haunt__32 
E’ vero, niente di nuovo sotto il sole e, se vogliamo dirla tutta, la storia è un po’ fumosa e confusa e la sceneggiatura ha degli strappi mal rammendati, però…

Però il buon Mac Carter, alla sua prima regia, la buona volontà ce la mette, sopperendo così alla mancanza di malizia cinematografica e confezionando un prodotto onesto basato sull’atmosfera ed una fotografia intrigante e sfruttando con intelligenza i momenti di maggior tensione, supportato dalla buona recitazione di Gilbertson (già navigato nonostante la giovane età) e dall’affascinante presenza della Liberato (stella nascente con buone prospettive per il futuro).
Un’ordinaria e comune storia di fantasmi, ma come dice il vecchio Stephen King: “alla fine non è importante cosa racconti, ma come lo racconti” e chissà, forse con un po’ più d’esperienza Mac Carter un giorno ci sorprenderà…
Per il momento questo “Haunt” si rivela un più che sufficiente intrattenimento per un’ora e mezzo di brividi e mistero, quindi, diamogli fiducia, vista l’immondizia che ci continuano a propinare filmakers più esperti ed affermati di lui.
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Fantasmi – Italian Ghost Stories

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cast: Primo Reggiani – Daniele De Angelis – Laura Gigante – Maurizio Tesei – Anna Maria Teresa Ricci – Guia Quaranta – Alessandro D’Ombrosi – Carola Clavarino
regia: Tommaso Agnese – Andrea Gagliardi – Roberto Palma – Stefano Prolli – Omar Protani – Marco Farina
soggetto: Tommaso Agnese – Gabriele Albanesi – Marco Farina – Stefano Prolli – Omar Protani – Simone Starace
sceneggiatura: Tommaso Agnese – Marco Farina – Roberto Palma – Stefano Prolli – Omar Protani – Simone Starace
fotografia: Dario Germani – Raoul Torresi – Emanuele Zarlenga
musica: Valerio Lundini – Eugenia Tempesta – autori vari
durata: 84 min.
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VALUTAZIONE:
corvi051/2


fantasmi-bannerCinque storie di fantasmi Italiani.
O cinque storie italiane di fantasmi.

17 Novembre
“Passaggio di consegne” tra padre (defunto) e figlio.
Un’eredità fatta di follia, sangue e violenza.
17nov

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Offline
La solitudine può portarti a fare gesti estremi.
E sempre la solitudine può spingerti e cercare di riavvicinarti alle persone care.
Pietro e Giada lo scopriranno nel modo più tragico.
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La Medium
Una pseudomedium partenopea sbarca il lunario speculando sul dolore.
Ma ad invitare troppa “gente” a casa si rischia di ritrovarsi a dover fare i conti con “ospiti” indesiderati.
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Fiaba di un Mostro
La storia di un bambino “diverso”; che diventa una fiaba, che evolve in leggenda e si trasforma in un horror.
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Urla in Collina
Tre ragazze in vacanza con tanta, troppa voglia di divertirsi; una strada in collina piena di tornanti ed un motel sperduto nel nulla.
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Chiedo venia, ma mi ero proprio scordato di questo “progetto” tutto italiano. Ne avevo letto qualcosa (su Nocturno, mi pare) due o tre anni fa poi il tutto sembrava scivolato nell’oblio…e sarebbe stato meglio se così fosse rimasto.
Eppure i mezzi c’erano (i finanziamenti ed il supporto di Albanesi e dell’Università di Tor Vergata), la tecnica anche (Germani e Zarlenga si sono rivelati onesti operatori della fotografia) e, oltre ad un paio di vecchie glorie “riesumate” per l’occasione, persino alcuni degli attorucci freschi d’Accademia pescati nel mucchio sembrava sapessero recitare…allora cosa è andato storto?
Tutto il resto, parbleu!
A cominciare dalla scelta della composizione a “patchwork”, in ritardo di una decina d’anni dal nostalgico ripescaggio operato da America ed Oriente e priva di un minimo di sottotrama da usare come collante per tenere cuciti insieme gli episodi; per proseguire con la totale assenza di una qualsiasi struttura narrativa necessaria a dare coerenza alle storie che si autoriducono ad una sorta di spot pubblicitari dove neanche si capisce cosa vogliano “pubblicizzare”. Narrazioni banali per soggetti privi di un minimo d’originalità e scopiazzati da plot narrativi tanto lisi e stanchi che tentano il suicidio già dopo un paio di minuti  di girato.
E se questi sei registi dovrebbero essere i nuovi pilastri della cinematografia italiana…tanto vale organizzare una bella veglia funebre e non pensarci più.
Mi dispiace, caro Gabriele; mi avevi divertito ed incuriosito con “il Bosco Fuori”, ti ho ostinatamente difeso cercando invisibili peculiarità sul tuo “Ubaldo Terzani Horror Show”, avventurandomi dove nessun mortale aveva osato, ma questo tuo goffo tentativo di rivestire il ruolo di mecenate per le nuove leve del “cinema di genere” italico non fa che seppellire definitivamente ogni speranza per noi sconsolati fruitori…ça va sans dire…

P.S. piccola chicca fine a se stessa. Nell’episodio Offline, Pietro legge un quotidiano online e l’articolo di cronaca porta la firma di Ubaldo Terzani.
Squallida piaggeria o autocitazione estrema?

Echi Mortali

echimortaliStir of Echoes
USA – 1999

cast: Kevin Bacon – Illeana Douglas – Kathryn Erbe – Zachary David Cope – Conor O’Farrell – Jennifer Morrison – Kevin Dunn
regia: David Koepp 

soggetto: tratto dal romanzo “A Stir of Echoes” di Richard Matheson
sceneggiatura: David Koepp
fotografia: Fred Murphy
musica: James Newton Howard
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urata: 99 min.
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VALUTAZIONE:
corvi07 1/2


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 Tom Witzky (Kevin Bacon) è un uomo ordinario, che vive in modo ordinario, ma non troppo contento della sua ordinarietà.
Di lavoro fa “l’uomo dei fili”, nel senso che è uno di quegli omini che si arrampicano sui pali del telefono per riparare i guasti alle linee, una moglie innamorata anche se un po’ tormentosa e un figlio fuori dall’ordinario di cui, però, i genitori non sembrano cogliere la straordinarietà.
Da poco tempo Tom ha anche una nuova casa (in affitto), una villetta nei sobborghi di Chicago, in un piccolo quartiere modesto ma pulito, dove gli abitanti fanno del loro meglio per costruirsi una dignità di classe e questo per l’uomo significa nuove preoccupazioni e la necessità di avere più soldi.
Per forza di cose Tom Witzky deve vivere, pensare ed agire in maniera concreta, ma sarà proprio questo suo esasperato bisogno di certezze a rivelarsi una grossa fonte di guai.
stir of echoesIn una serata con amici, tra nà biretta e nà canna, la cognata Maggie (Illeana Douglas) lo accusa di avere una visione della vita un po’ troppo pragmatica e lo sfida a sottoporsi ad una seduta d’ipnosi (argomento della serata) per dimostrare di non essere una persona manipolabile tanto quanto gli altri.
Maggie ipnotizza Tom e gli fa fare la figura del cretino, ma il danno non è solo nell’orgoglio ferito dell’operaio quarantenne, perché c’è anche altro.
C’è uno spiraglio. Una porta lasciata socchiusa nell’inconscio di Tom da cui comincia a fare capolino qualcosa. Una nuova capacità di percepire le cose; un nuovo modo di vedere il mondo…e ciò che è rimasto imprigionato tra una realtà ed un’altra.
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Richard Matheson (1926/2013) ovvero: L’Orco Buono.
Ho un debole per Richard Matheson, quasi un’insana passione. Sarà perché ho passato buona parte della gioventù divorando le sue parole cosi semplici, dirette, spesso dolci, ma inquietanti; o perché la mia adolescenza è stata costellata da film che, in una forma o nell’altra, portavano il suo tocco e la sua firma. Qualunque sia il motivo, ho amato ed amo Matheson che, statistiche alla mano, è stato, e probabilmente sarà ancora per molto tempo, l’autore più “saccheggiato” dal cinema e la televisione, anche se con esiti spesso deludenti. Vampirizzato da Sterling nei suoi “Ai Confini della Realtà”; usato come trampolino di lancio da Spielberg con “Duel” (che in seguito lo omaggiò con il film “Ai Confini della Realtà” 1983) ; arruolato da Corman per il restyling di alcuni classici di Poe (recitati dall’altra mia icona Price); sfruttato beceramente in squallidi tentativi di blockbuster (vedi film come “The Box” e l’ignobile “Io sono Leggenda”) e fonte d’ispirazione per registi come Romero che grazie alla rielaborazione di “I’m Legend” creò “La Notte dei Morte Viventi” credo sia impossibile non trovare una traccia di lui nella cinematografia dagli anni ’50 (“Radiazioni BX: Distruzione Uomo” 1957) ad oggi (“Real Steel” 2011).
33553“Echi Mortali” non fa eccezione alla regola.
Tratto dal romanzo “A Stir of Echoes” (Io sono Helen Driscoll) del 1958 il film cerca di sfruttare al meglio le atmosfere letterarie del libro, provando a distaccarsi da una trama che, oggigiorno, avrebbe fatto meno presa sul pubblico.
Così, l’interprete principale si trasforma da agente immobiliare a operaio dei telefoni; la provincia californiana diventa un sobborgo di Chicago e l’arrogante cognato Phil si trasmuta nella petulante, ma simpatica, ex hippy Maggie (una validissima Illeana Douglas). Anche l’arco temporale subisce una variazione e dagli anni ’50 si passa ai giorni nostri, anche se certe volte si ha come l’impressione che la location rispecchi molto la fine degli anni ’70.
Nel’insieme David Koepp da vita ad un film di tutto rispetto, riuscendo a ricostruire sequenze dal geniale immaginario dello scrittore (tutta la scena della seduta ipnotica) e distaccandosene con furbizia nei punti in cui la resa cinematografica sarebbe stata inferiore a quella letteraria.
Il Tom Witzky del film non ha nulla a che spartire con il Tom Wallace del romanzo; ama poco o niente il suo lavoro ed è in conflitto con la sua quotidianità, fatta di bollette da pagare e di soldi che non bastano mai. Un personaggio che assume spessore grazie anche alla grande interpretazione di Kevin Bacon che grazie proprio a questo film ebbe una sorta di rilancio verso il grande pubblico.
Da bravo sceneggiatore Koepp sviluppa con eleganza le diverse sottotrame del romanzo senza far intrecciare i fili e lasciando respiro ai vari personaggi dando vita ad una ghost story basata su suspense e colpi di scena calibrati.
Unica pecca? Quello di essere stato distribuito quasi in contemporanea con il più pubblicizzato “Sesto Senso” che, ovviamente, lo ha messo in ombra.

Haunter

haunter-01CANADA – 2013

cast: Abigail Breslin – Stephen McHattie – Michelle Nolden – Peter Outerbridge – David Hewlett – Samantha Weinstein
regia: Vincenzo Natali
soggetto: Brian King
sceneggiatura: Brian King – Matthew Brian King
fotografia: Jon Coffin
musica: autori vari
durata: 97 min.
INEDITO


Haunter_Banner_1_3_10_13SPOILERAZZI QUA E LA’

Avere 16 anni può essere una cosa orribile per un adolescente, ma Lisa (Abigail Breslin) ha scoperto che esiste qualcosa di peggio: non compierli mai.
E’ una settimana che la ragazza si sveglia e, insieme alla sua famiglia, rivive la vigilia del suo sedicesimo compleanno, compiendo le stesse identiche azioni del giorno precedente e di quello che verrà; intrappolata nella casa avvolta da una fitta nebbia, con il padre (Peter Outerbridge) che tenta di riparare l’auto giù in garage, la madre (Michelle Nolden) che la spedisce in cantina a fare il bucato ed il fratellino Robbie (Peter DaCunha) che gioca le sue interminabili partite a Pacman o fa cacce al tesoro con l’amico immaginario Edgar.
E poi ci sono i maccheroni al formaggio per pranzo, l’esercitazione con il clarinetto e “la Signora in Giallo” la sera dopo cena.
Tutto uguale; tutto angosciosamente, tediosamente, identico.
Haunter-1 (1)Inutile anche cercare di portare alla ragione i genitori rendendoli consapevoli di quel folle loop temporale, tanto ogni volta non le credono e la mattina dopo si è di nuovo da capo.
E poi, poi c’è anche altro….anzi c’è “qualcos’altro” e “qualcun altro”. Qualcosa che ha iniziato a manifestarsi quando Lisa ha preso coscienza dell’allucinante situazione in cui vive, o meglio, sopravvive. Rumori, segnali, suoni e voci. E c’è la presenza; diabolica, oscura e ostile che la respinge, che cerca in tutti i modi di ripristinare quel macabro rondò esistenziale. Una entità maligna che vuole mantenere il controllo sulla vita di Lisa e dei suoi cari.
Haunted PhotoE come ciliegina sulla torta c’è la cosa più irritante di tutte: la consapevolezza che sia lei che la sua famiglia sono decisamente, irrimediabilmente e fantasmaticamente morti.
Haunter-2013-Movie-Image-5Non c’è niente da fare; sia che si tratti di ipertecnologiche prigioni laboratorio (Cube – 1997) o tesseratti mentali di pseudo personalità stratificate (Cypher – 2002) o puranco loop temporali metafisico/esoterici come in questo Haunter, il buon Vincenzo Natali mostra una vera e propria ossessione per i labirinti; una delle più antiche rappresentazioni della mente (per i filosofi) e dell’anima (per i teologi). Così, dopo aver sondato il futuro remoto e quello più prossimo il regista cambia prospettiva e s’inoltra nell’inesplorato (per lui) mondo parallelo dello spiritismo, sconvolgendone, come è sua abitudine, parametri e percorsi e costruendoci attorno il proprio labirinto fisico (le stanze della casa) e mentale (la sovrapposizione lineare delle esistenze dei diversi abitatori del posto).
Il risultato è un film debitore di pellicole come “E se Oggi…fosse già Domani” (qui) e “Amabili Resti” (2009), che fa l’occhietto all’idea di base del suo precedente, dispersivo e fantapsichico “Nothing” (2003) ripescando l’idea della casa immersa nel nulla, ma inserendola in un contesto che ha ben poco di grottesco. Come è consuetudine nelle storie di Natali, all’inizio tutto è (forse) eccessivamente complicato e criptico e gli elementi di disturbo inseriti per creare le varianti necessarie a dare sviluppo alla trama sono distribuiti con eccessiva parsimonia ma, come al solito, la mente (psicotica) del regista riesce a mettere tutte le cose al loro posto senza generare smagliature nella maglia della storia e a concedere allo spettatore anche una sorta di happy end (se così si può definire).
Raccontato così Haunter appare un film più complicato di quello che è, ma alla fine dei conti di null’altro si tratta se non di una discreta ghost story un po’ troppo infarcita di elementi, ma con buoni momenti di pathos e tensione; una storia che più che un horror sarebbe giusto definire un mistery esoterico in bilico tra il metafisico e lo psychorror. Niente di eccelso, ma un deciso passo avanti dopo lo scialbo e deludente “Splice” (2009)
Haunter-film
Una gradita sorpresa si è rivelata la giovane Abigail Breslin, vista al suo esordio nel noiosissimo “Signs” (2002) e rincontrata nel 2006 in “Miss Little Sunshine” e nel 2009 nel divertente “Benvenuti a Zombieland”. La ragazza mostra una certa poliedricità confermata dalla notevole attività cinematografica spiata su Wikipedia.
P.S. è una mia impressione o la Briesling assomiglia sempre di  più all’intrigante Karen (Amy Pond) Gillan? Specialmente nella versione rosso crinita di Haunter sembra quasi di vedere due sorelle…a parte il colore degli occhi.
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corvi07

The Secret of Crickley Hall

33tnyxjUK – 2012

cast: Suranne Jones – Tom Ellis – David Warner – Douglas Henshall – Sarah Smart – Olivia Cooke – Iain de Caestecker – Bill Miner
regia: James Haerne
soggetto: tratto dall’omonimo romanzo di James Herbert
sceneggiatura: Joe Haearne
musica: Dan Jones
durata: tre episodi di 58 min.
INEDITO
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The Secret of Crickley Hall

A volte basta poco per rovinare tutto. Un attimo di distrazione, un momento di stanchezza e tutto va a rotoli e la tua vita si trasforma in un inferno. Il piccolo Cam è scomparso, per “colpa” della madre Eve (Suranne Jones) ed il dolore strazia la coscienza della donna e rischia di sgretolare il legame familiare. Dopo undici mesi la donna non riesce ancora a rassegnarsi così Gabe (Tom Ellis), il capofamiglia, accetta una proposta di lavoro nel nord dell’Inghilterra per allontanarsi con moglie e figlie (Loren e Cally) da Londra, nella speranza di un nuovo inizio per la sua famiglia.
Detto fatto i Caleigh si trasferiscono a Crickley Hall, un enorme maniero affittato per poche sterline custodito dal vecchio e malinconico guardiano  Judd ed evitato dal resto degli abitanti del villaggio vicino perché teatro di una orribile disgrazia causata (apparentemente) durante l’alluvione del 1943.
Orphans1Ma la casa nasconde di più, molto di più.
Eve comincia ad avvertire presenze che aleggiano nella casa; anime di fanciulli tormentate e spaventate che sembra le chiedano aiuto ed estorcendo informazioni a Judd (David Warner), la donna viene a sapere che al tempo della tragedia il maniero ospitava un orfanotrofio gestito da August e Magda Cribben (Douglas Henshall e Sarah Smart), fratello e sorella che definire ambigui sarebbe riduttivo.
The Secret of Crickley HallAnche Judd sembra avere dei legami ed una sorta di retaggio con Crickley Hall; così come pure il reverendo del paese e molti abitanti del villaggio. E mentre passato e presente s’intrecciano per ricostruire un’inquietante trama, Eve si convince sempre di più che tra le presenze che si manifestano nella casa ci sia anche quella del figlio Cam, che la supplica di aiutarlo…
La donna percepisce realmente echi soprannaturali del passato o il senso di colpa ed il dolore la stanno trascinando nella follia?
Qual’è il segreto di Crickley Hall?
The Secret of Crickley HallSe c’è una cosa che bisogna riconoscere a questa miniserie della BBC è che riesce a ricostruire lo stesso sapore insipido dell’omonimo romanzo del 2006 scritto da James Herbert; autore che ho conosciuto ed amato per lavori come “I Topi” (1974) ed il magnifico “La Nebbia” (1975) e rivalutato negativamente dal “Satana” del 1990 in poi….come a dire che gli scrittori sono come il vino: ci sono quelli che invecchiando migliorano e quelli che col tempo diventano aceto.
Nonostante lo sceneggiato viaggi su due binari paralleli (il dramma della famiglia Caleigh ai giorni nostri e gli accadimenti dell’orfanotrofio nel 1943), offrendo molti spunti creativi, la storia non riesce a decollare, né a costruire un minimo di suspense nell’intreccio narrativo; questo a causa di una regia priva di iniziativa che si limita a seguire una trama già soporifera sulla carta e senza neanche tentare di dare spessore a personaggi dal buon potenziale (in primis un David Warner appiattito all’estremo).
Un prodotto senza infamia né lode, da vedere quando non si ha proprio niente di meglio da fare.

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L’Evocazione – The Conjuring

evocazione1The Conjuring
USA 2013

cast: Vera Farmiga – Lili Taylor – Patrick Wilson – Ron Livingston – Joey King – Mackenzie Foy – Shannon Kook
regia: James Wan
soggetto e sceneggiatura: Chad Hayes – Carey Hayes
musica: Joseph Bishara
durata: 112 min.

“Guarda cosa mi ha fatto fare…”

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Tipica famiglia americana, i Perron: il padre Roger onesto ed instancabile lavoratore; la madre Carolyn dedita ad ogni necessità dei componenti del nucleo e proiettata nel soddisfare ogni minima esigenze delle adorabili cinque figlie, sveglie intelligenti e vivaci. Una tipica, numerosa, famiglia americana immersa nel disordinato vivere degli anni ’70, alla ricerca di un proprio spazio ed una propria dimensione. Per questo, Roger non esita a sobbarcarsi l’ennesimo impegnativo debito con la società per acquistare un immobile più grande; un luogo che, sulla carta, avrebbe dovuto trasformarsi nella casa dei sogni ma che, nella realtà, si rivelerà un vero incubo per i Perron.
the_conjuring_38749Recensione fuori tempo massimo per questo film (visionato una prima volta il giorno successivo la prima italiana), vuoi per impegni personali che mi hanno reso (ancora di più) discontinuo nella frequentazione del web; vuoi perché non sono mai stato un “cavalcatore di onde” e quindi privo dell’impulso (compulsivo) di essere tra i primi a consegnare il tema alla maestra; vuoi perché aspettavo l’occasione di reimmergermi nel buio della sala (cosa avvenuta un paio di sere fa) e scoprire se le piacevoli sensazioni che mi avevano accompagnato durante la proiezione erano realmente frutto generato dall’opera di Wan o nostalgici flashback di un passato (il mio) di frequentatore di cinema.
Questo test finale è stato determinante e confermato dagli sguardi dei tre accompagnatori (tutti miei coetanei) e dai vacui sorrisetti dipinti sui loro volti quando si sono riaccese le luci in sala: “L’Evocazione” è un bel film di orrore e mistero; decisamente ben lontano dai “film de paura” sulle haunting house degli ultimi dieci/quindici anni, che non fanno altro che clonarsi reciprocamente in un noioso gioco di specchi, no, “L’Evocazione” non sfrutta i cliché, ma li reinterpreta e li ricostruisce tornando a fare cinema come si faceva una volta.
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Ho letto (in riviste e sul web) di una buona operazione vintage, ma su questo non mi trovo d’accordo perché, a mio modesto parere, Wan non ha realizzato un film sugli anni ’70, ma ha girato una pellicola come si faceva negli anni ’70.
Percezione confermata dall’assenza del digitale (e se c’era non me ne sono accorto), moderato uso del lattice e costruzione della tensione basata sulla colonna sonora e la graduale consapevolezza dell’essenza del “male” attraverso l’organo uditivo (scricchiolii, claphand, rumori di passi e risatine) e una fuggevole trasmissione ottica filtrata dal buon, vecchio vedo/non vedo; escamotages di routine per i “limiti” tecnologici dell’epoca che in “The Conjuring” si sono rivelati una delle carte vincenti del prodotto finito.
IMG_0478.dngE poi ci sono il taglio delle inquadrature, la fotografia (grande Leonetti) e la scelta cromatica che rievoca sapientemente la brillantezza delle vecchie pellicole Kodak. La ricostruzione scenografica è quasi maniacale, tanto accurata da far perdonare con un sorriso l’autocompiacimento del regista che si sofferma su particolari (le scritte sulle macchine psi fatte con la Dymo, il registratore a tracolla ed i telefoni a disco) in definitiva abbastanza irrilevanti. Anche i dialoghi, così semplici e con una grana d’ingenuità di fondo hanno un gusto seventy e, non nego, di essere tornato un paio di volte con la memoria a ripescare le emozioni provate nel visionare film di Hough, Medak e Winner il tutto coadiuvato dall’eccellente rappresentazione di una beat generation ancora inconsapevole di essere in declino, antropofagizzata da una società consumistica in corsa verso il futuro.
Ritornare a contatto poi, con quelle vecchie volpi dei Warren è stato uno spasso!
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