Pete Walker: L’Uomo dei Peccati Mortali – …E sul Corpo Tracce di Violenza

house_of_whipcord_xlgHouse of Whipcord
UK – 1974

cast: Barbara Markham – Penny Irving – Patrick Barr – Ann Michelle – Ray Brooks – Sheila Keith – Dorothy Gordon – Robert Tayman
soggetto: Pete Walker
sceneggiatura: David McGillivray – Pete Walker
fotografia: Peter Jessop
musica: Stanley Myers
durata: 101 min.


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Anne Marie (Penny Irving) è un’avvenente e disinibita ragazza francese disposta a qualsiasi “sacrificio” pur di fuggire dalla noiosa provincia dove vive e farsi strada nella vita. Caldeggiata dall’amica Julie (Ann Michelle) si avventura con successo nel mondo della moda riscuotendo consensi ed inviti a lavorare all’estero come fotomodella. Sbarcata in Inghilterra Anne Marie accetta di posare nuda per un servizio fotografico per poi rendersi amaramente conto di essere involontariamente incappata nel reato di “public obscenity”. Processata e multata la ragazza dovrà vedersela anche con l’ipocrita bigottismo della borghesia inglese che non perde occasione per criticarla e colpevolizzarla. Una sera, esasperata e stizzita dall’acidula ironia degli ospiti di una festa, la ragazza lascia il party in compagnia di Mark –un cognome, un programma – Desade (Robert Tayman) che le propone di terminare la serata nella sua villa dove avrà modo di conoscere anche il resto della famiglia.
L’accoglienza non si rivela delle migliori: la madre di Mark, Margareth (Barbara Markham) e il marito/succube nonché ex giudice Bailey (Patrick Barr) hanno trasformato la casa in una prigione lager dove rinchiudere tutte quelle ragazze che secondo la folle concezione della famiglia Desade, si sono rese colpevoli di reati contro la morale e che la Giustizia ufficiale non è stata in grado di punire in maniera adeguata.
house_of_whipcord8Così, dopo un rapido e grottesco processo casalingo, Ann Marie si ritrova detenuta insieme ad altre sventurate in casa Desade, dove la minima infrazione è una buona scusa per infliggere umiliazioni e pene corporali rivelando la natura sadica degli aguzzini.
07-1Il temperamento ribelle della ragazza non fa che inasprire sempre di più la situazione portandola alle estreme conseguenze: la condanna a morte.
Anne Marie fugge, ma una beffa del destino la fa ricadere tra le mani dei Desade ed anche Julie, contattata dall’amica fa la stessa fine. Il convivente di Julie tira le somme di tutti gli avvenimenti ed allerta la polizia che fa irruzione nella villa.
Ma è troppo tardi: la tragedia anzi, le tragedie, si sono consumate e non c’è salvezza o scampo né per le vittime, né per i persecutori.
Come quasi sempre accade anche nella vita reale.


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Un bel tipo Pete Walker, un uomo con una forma di “coerenza” tutta sua, che è riuscito a coniugare con placida ironia lungo tutto il percorso della sua carriera di regista e produttore. Inizia a dirigere nel 1968 esordendo nei sexploitation con  “The Big Switch”, una specie di spystory  ambientata nel mondo della pornografia tra donnine discinte e gangsters senza scrupoli e nonostante il perbenismo imperante in Inghilterra in quegli anni riesce a ritagliarsi uno spazio e conquistare una  fetta di pubblico, il che lo sprona a proseguire nella direzione scelta dando alla luce una serie di film ammiccanti mascherati da polizieschi o storie d’avventura.
Un primo cambio di prospettiva avviene nel 1971, con “Marianna, fuga dalla morte” (Die Screaming Marianne) con la conturbante Susan George; un thrillerino senza infamia né lode quasi del tutto scevro da nudità, ma che serve come palestra per il regista che nel 1972 ci riprova con “The Flesh and the Blood Show” (inedito) , quasi un giallo “all’italiana” rimpolpato con scene di sesso e nudo e ben farcito di personaggi ambigui e dalle personalità torbide.
l_12231112E mentre Pete “cresceva” qualcosa stava cambiando anche nel panorama cinematografico inglese. Dalla metà degli anni ’60 in poi la produzione di film horror nel Paese si era più che raddoppiata, questo grazie allo “sbarco” dell’americanissima AIP oltremanica  e alla nascita di nuove case indipendenti; così mentre industrie come l’AMICUS trovavano nuova linfa vitale e nuovi capitali grazie a coproduzioni con l’AIP, la Hammer iniziava una parabola discendente che la portò alla sua prima crisi. Il mondo cambiava ed il pubblico cercava nuovi stimoli che il rigido realismo fisheriano (Terence Fisher) non era in grado di fornire ed inevitabile fu l’avvicendarsi di nuovi sceneggiatori come Wicking e Clemens ed una pletora di nuovi autori tra cui Micheal Reeves, Gordon Hessler e, per l’appunto, Pete Walker.
Cambiava il modo di fare horror e Pete aveva la sua da dire.
Basta lunghi canini, mantelli svolazzanti, inquisitori folli e trasposizioni deformate di classici del romanzo gotico; la gente cercava la paura in qualcosa di più “moderno” e concreto; il pubblico cercava un’eccitazione che non si spegnesse una volta accese le luci in sala, ma che li seguisse per le strade di Londra e avesse la faccia del suo vicino di casa.
Con “…E sul Corpo tracce di Violenza” Walker traccia una linea ben definita, costruisce un impianto cinematografico che svilupperà fino al 1978 con “Chi Vive in quella Casa?”; una struttura filmica dove non esistono buoni o cattivi (perché in fondo tutti noi siamo colpevoli di qualcosa), ma solo vittime e persecutori e dove è la follia a farla da padrone e a dettare le “regole del gioco”.  In questo modo (anche se non lo ammetterà mai) si prenderà anche una rivincita nei confronti di tutti quegli ipocriti benpensanti che gli avevano messo (e metteranno) i bastoni tra le ruote (ma di questo avrò modo di parlare in un altro post).
frightmare796080 E così la disinibita (ed amorale) Ann Marie diviene il capro espiatorio di una moralità distorta e crudele, generata dall’esaltata follia di individui convinti di essere “unti dal Signore” ed autoproclamatisi braccio armato della Giustizia in funzione del ruolo di “prestigio” rivestito in società (lui ex giudice, lei ex secondina in un carcere femminile), ma colpevoli tanto quanto le loro vittime di aberrazioni morali…basti citare il voyeurismo di Mark e la morbosità del rapporto al limite dell’incestuoso che lega Margareth al figlio. “…E sul Corpo tracce di Violenza” strizza un po’ l’occhio ai WiP tanto in voga in quegli anni, senza tirare in ballo scene di sesso, ma concedendo agli spettatori discrete carrellate di tette e glutei durante ispezioni corporali, docce e fustigazioni, approfittandone per raccontare una storia di ingiustizia e soprusi in cui il meccanismo dello psichorror funziona alla perfezione caricando l’atmosfera di tensione in sincronia con lo svolgersi degli eventi.  Gli attori sono bravi e convincenti (e chi non lo era in quegli anni?), prima tra tutti Sheila Keith, attrice feticcio di Walker che comparirà in tutti i suoi film horror ed il racconto ha delle pennellate di torbido che ancora oggi mettono disagio ed inquietudine, ne è esempio concreto il finale (inaspettato per l’epoca).
In molti seguiranno l’esempio di Walker che anche se non si può definire il promotore di un certo modo di raccontare storie nere ne è senz’altro uno dei rappresentanti più di spicco e nei film a venire perfezionerà la sua personale miscela di sesso, violenza, morbosità e delirante follia.
Ma ne parleremo, o se ne parleremo…

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E se Oggi…fosse già Domani

e_se_oggi_fosse_gi_domani_david_hemmings_kevin_billington_001_jpg_kzsx(Presenze)
“Voices” aka “Nightmare” – UK 1973

regia: Kevin Billington      durata: 91min
cast: David Hemmings – Gayle Hunnicutt – Lynn Farleigh – Peggy Ann Clifford – Adam Bridge


01Claire (Gayle Hunnicutt) e Robert (David Hemmings) sono una giovane coppia innamorata, ma come si sa, la felicità è cosa effimera (specie nei film horror) e la tragedia incombe e colpisce nei momenti più inaspettati; così, durante una scampagnata romantica, dove i due si appartano per abbandonarsi ad effusioni amorose, il loro figlioletto di quattro anni si allontana ed affoga nelle gelide acque di un fiume.
Il dramma sconvolge al tal punto Claire da spingerla a servirsi di sensitivi e medium per trovare la pace interiore attraverso il contatto con l’anima del figlio, ed il passo successivo è il tentativo di suicidio ed il ricovero, una volta scampato il pericolo, in una clinica psichiatrica per un forte esaurimento nervoso.

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Inutile dire che il rapporto tra i due s’incrina ed il matrimonio rischia di andare in rovina, ma Robert non vuole arrendersi  e mesi dopo propone alla donna una breve vacanza per cercare di ricostruire il loro rapporto e rinnovare un amore ormai spento.
Scampati per miracolo ad un incidente d’auto per colpa della nebbia i due raggiungono a piedi la villa vittoriana sperduta nella campagna inglese affittata dall’uomo e da lì i due ricominciano a delineare le prospettive per un nuovo futuro insieme.
All’inizio tutto sembra andare bene, poi Claire ricomincia ad avere allucinazioni: sente rumori, voci infantili e percepisce ombre fuggevoli. Robert si convince che per la donna ormai non vi sia più speranza, finché anche lui non comincia a rimanere vittima della stessa psicosi (?).

Un imprevisto finale svelerà il mistero che li avvolge e li coinvolge.

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Anni 70, produzione britannica e un film fantasmatico. Bastano questi tre elementi per fare di questo “Voices” un prodotto robusto e di impatto.
Certo, il ritmo a volte è lento, la parte centrale è ritmata come il tocco di un vecchio pendolo inglese, ma la recitazione è di tutto rispetto, le caratterizzazioni dei personaggi accurate e la tensione ha un suo sinistro crescendo che culmina con il finale originale ed accattivante.

Si può tranquillamente affermare che senza una pellicola come questa film come “il Sesto Senso” (The Sixth Sense 1999)  e “The Others” (2001) forse non esisterebbero.

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Questo è il film completo!

Magic

MagicposterUSA – 1978

Abracadabra, ora io un gioco fo
Hocus Pocus, vedrete, vi stupirò

regia: Richard Attenborough      durata: 106min
cast:  Anthony Hopkins – Ann Margret – Burgess Meredith – Ed Lauter

Charles “Corky” Withers (Anthony Hopkins) è un ventriloquo illusionista da cabaret senza arte nè parte, ma da quando ha “creato” il suo personaggio “Forca”, un burattino sarcastico ed irriverente, la fortuna sembra sorridergli.

magicAlla vigilia di una prima in una televisione nazionale Corky sparisce ed il suo agente, Ben Greene (Burgess Meredith, mitico caratterista già visto in film del calibro di “Sentinel” ) si mette alla sua ricerca.
Corky è tornato alle Catskills, dove è nato e cresciuto, affermando di avere paura del successo…ma in realtà non vuole affrontare la visita medica che la società televisiva impone.
Tornato nella sua cittadina d’origine, l’uomo rintraccia Peggy Ann Snow (Ann Margret), antica fiamma a cui non si era mai dichiarato, che ora gestisce un motel insieme al marito (ex compagno di scuola d’entrambi).

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La schizofrenia, aggravata da una massa tumorale non conclamata, comincia ad agire sulla personalità di Corky …e a dare vita al pupazzo Forca.
Spinto dai “consigli” del burattino, il ventriloquo affitta una camera nel motel ed inizia un sinistro tentativo di riconquista di Peggy Ann.
Nel frattempo Ben Greene è sulle sue tracce…
Ma quanto è opera della follia di “Corky”? E se Forca avesse invece acquistato una parvenza di vita propria?

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Ai giorni nostri il “leitmotiv” dello sdoppiamento di personalità (assorbito da un pupazzo a da altra diversa identità) è cosa abbastanza comune, ma così non era negli anni ’70, ed è proprio grazie a film come questo che si deve la nascita di una certa “categoria di genere”.
All’epoca, per motivi puramente politici (Attenborough non era ben visto), il film venne definito privo di suspence e di struttura d’insieme, ma da buon fanatico di genere, posso garantirvi che a più di trenta anni di distanza “Magic” provoca i stessi brividi che mi diede all’epoca della visione cinematografica…senza contare che fu il film che lanciò definitivamente Anthony Hopkins nel firmamento delle star di Hollywood

…e la colonna sonora del mitico Jerry Goldsmith è la ciliegina sulla torta.

In DVD non si trova, ma qualche vecchia copia a noleggio in VHS esiste ancora

giudizio: Hocus Pocus (brrrrividi…)

♥♥♥♥♥♥

Il Misterioso Caso Peter Proud

il Misterioso Caso Peter ProudThe Reincarnation of Peter Proud
USA 1975

regia: J. Lee Thompson      durata: 103min
cast: Michael Sarrazin – Jennifer O’Neil – Margot Kidder – Cornelia Sharpe – Paul Hecht

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Peter Proud è un giovane professore universitario, che conduce una vita serena e poco impegnativa tra le lezioni di Storia e gli incontri con l’amante Nora, anche lei professoressa. Le cose hanno una brusca svolta quando Peter comincia ad avere incubi molto realistici su di lui che nuota di notte in un lago. Di sogno in sogno si aggiungono particolari agghiaccianti: nell’acqua (in cui è nudo) viene raggiunto da una donna in una barca e, dopo una breve colluttazione, “si vede” morire sul fondo del lago dopo essere stato colpito ripetutamente con un remo.
Oltre a ciò, cominciano ad ossessionarlo sprazzi di ricordi che non sono suoi: un campanile, un ponte, una statua ed un volto di donna.

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Dopo alcune sedute di ipnosi regressiva, coadiuvato dall’amico dr. Goodman, capisce di essere la reincarnazione di qualcun altro; allora Peter parte per il New England in cerca di risposte per la sua ossessione, seguendo le labili tracce dissepolte dall’ipnosi.

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 Lasciato da Nora, che lo crede pazzo e raggiunta una cittadina (dove ritrova il campanile del sogno) l’uomo svolge delle indagini e si convince di essere stato Jeffrey Curtis, eroe della Seconda Guerra Mondiale, morto in circostanze misteriose e che, il volto di donna che riemerge dalla sua mente è quello di Marcia Curtis, moglie benestante di Jeffrey.
Ora a Peter non resta che scoprire chi lo ha ucciso e perchè e per farlo, avvicinerà Ann, sua probabile figlia, finendo per innamorarsene.
Peter è veramente la reincarnazione di Jeffrey? Perchè Jeffrey è stato ucciso?
Domande che avranno una drammatica risposta per il professor Proud.

Il film, tratto dal romanzo di Max Ehrlich, “La Reincarnazione di Peter Proud” (The Reincarnation of Peter Proud 1973) e da lui sceneggiato, ha il difetto di essere un po’ statico (ma anche il romanzo non ha un grande dinamismo), forse a causa della regia di J. Lee Thompson, più avvezzo a girare film su cui non doveva  premere il pedale del freno(“Il Promontorio della Paura” 1962 – “Cerimonia per un Delitto” 1966 – “L’Oro dei Mckenna” 1969 etc…) e quindi un po’ incerto nell’alternare l’atmosfera ad i dialoghi. Tolto questo,  la pellicola è di per se godibile e valida, con alcuni momenti di inquietante suspence.
Ne “Il Misterioso Caso…” si ritrovano tutti i canoni di molta della filmografia “di genere” degli anni ’70; cura della sceneggiatura e del particolare, bravi gli attori, abile la fotografia che filtra con sapienza i toni scuri degli incubi notturni di Peter alla solarità (spinta e falsata) della vita di una cittadina affogata nel benessere di un’alta borghesia ambigua ed ipocrita.

Non un Classico, ma di certo un Cult

….anche perché qui da noi è ormai praticamente introvabile…

commento: Yessss… (recuperatelo e gustatevelo sotto le coperte)

♥♥♥♥♥♥

L’unica traccia in italiano che sono riuscito a trovare è uno spezzone del film dove Peter incontra “sua madre” (la madre di Curtis)