“Settimana NON…” – NON si Sevizia un Paperino

MV5BMWNkMTMwNGYtM2E2YS00MjQzLTk5NWItNGMzMjc0MjI1NTM1XkEyXkFqcGdeQXVyMTQxNzMzNDI@._V1_SY1000_CR006091000_AL_ITALIA – 1972

cast: Tomas Milian – Florinda Bolkan – Barbara Bouchet – Marc Porel – Irene Papas – Antonello Campodifiori – George Wilson
regia: Lucio Fulci
soggetto: Roberto Gianviti – Lucio Fulci
sceneggiatura: Lucio Fulci – Gianfranco Clerici – Roberto Gianviti
fotografia: Sergio D’Offizi
musica: Riz Ortolani
durata: 103 min.

STREAMING su YOUTUBE
cecchigori
DVD VIDEO

VALUTAZIONE
buono

SETTIMANA “NON…”

EbhzKnuWsAMQOD2Strane cose succedono ad Accendurra (un piccolo paesino della Basilicata), ma si sa, la provincia nasconde più torbidi segreti delle metropoli.  
Ci sono cianare (streghe) (Florinda Bolkan) che disseppelliscono cadaveri di neonati per praticare riti esoterici, bambini che si mettono a spiare le prostitute a “lavoro” con i clienti e lo scemo del paese che si eccita a fare il guardone con le coppiette.  
Non-si-sevizia01A complicare il tutto si aggiunge la ricca e viziata Patrizia (Barbara Bouchet) in “esilio forzato” in quel posto dimenticato da Dio dal padre per farle sbollire i bollenti spiriti e stemperare gli atteggiamenti viziosi che invece sfoga esibendo la sua nudità e facendo proposte oscene ai ragazzini del posto per godere del loro evidente turbamento.
Ma qualcosa di ben più tremendo accade: nel buio della notte Bruno, un bambino del paese, viene inseguito nei boschi e brutalmente ucciso.
Il corpo non viene ritrovato, ma ai carabinieri giunge una telefonata anonima con la richiesta di 6 milioni di lire come riscatto per il rapimento.
La notizia si gonfia al punto che da Roma arriva il giornalista di cronaca nera Andrea Martelli (Tomas Milian) incaricato di indagare sul caso.
Le indagini dei carabinieri si fanno stringenti ed il “colpevole” viene presto trovato, scoperto mentre cerca di ritirare il riscatto e conduce i militari dove ha seppellito il corpo di Bruno. Si tratta di Giuseppe Barra, lo scemo/guardone che si proclama innocente ed ammette di aver trovato il ragazzo già morto e di averne occultato il cadavere allo scopo di fingere il rapimento e chiedere il ricatto. 
Portato via dalle forze dell’ordine sfugge a stento al linciaggio dei paesani.
tumblr_8cc2465ac0afcf2a39686f1155d2e0f8_7dcbbeef_500Il giornalista non sembra convinto della colpevolezza di Barra ed i fatti gli danno ragione. Il giorno successivo viene infatti ritrovato il corpo di un altro ragazzo affogato in una fontana di pietra. Gli abitanti di Accendurra cominciano a guardarsi con sospetto ed accentrano le loro attenzioni sia sulla cianara che sulla provocante e licenziosa nuova venuta.
Martelli continua le sue indagini, entrando in confidenza con il parroco Don Alberto Avallone (Marc Porel) che gli confida tutta la sua preoccupazione per le continue tentazioni a cui sono esposti i suoi giovani parrocchiani, tra riviste pornografiche, prostituzione e vizi come il fumo e l’alcol che sembra riescono a procurarsi con facilità.
EVdv9j8WsAALZAqLa conversazione tra i due viene interrotta da Patrizia che provoca entrambi giocando a fare la “puttanella” e accusando il parroco di ipocrisia ed il giornalista d’opportunismo.
Analizzando concretamente il comportamento della donna Martelli capisce che in fondo Patrizia è solo una ragazza come tante altre, annoiata dalla vita borghese costretta a vivere in città e che assume certi atteggiamenti solo per provocare il padre impegnatissimo uomo d’affari. 
La sera stessa Michele, uno dei ragazzi provocati da Patrizia con i suoi giochetti riceve una telefonata per recarsi ad un misterioso appuntamento nello stesso momento in cui Patrizia è al telefono di una cabina telefonica.
Quella notte Michele viene ucciso. Interrogata Patrizia mente dicendo di essere stata in viaggio tutta la notte e ai funerali di Michele, la madre del bambino comincia ad urlare di “avvertire” in chiesa la presenza dell’assassino proprio mentre la maciara fa il suo ingresso.
Rintracciata “la strega” grazie all’ausilio di una telecamera piazzata all’ingresso della chiesa la donna viene interrogata ed ammette in pieno delirio di aver ucciso lei i tre ragazzini perché l’avevano sorpresa mentre disseppelliva il cadavere del suo bambino morto misteriosamente anni prima (scena vista ad inizio film) e di averlo fatto con l’ausilio della magia nera. Dopo aver ascoltato la deposizione di un appuntato che aveva incontrato la maciara in un luogo diverso da quello degli ultimi delitti il magistrato la proscioglie da ogni accusa e la fa rilasciare.   
non-si-sevizia-un-paperino-florinda-bolkanGrazie alla telefonata anonima fatta dalla madre del parroco la folla inferocita scova la donna nel cimitero dove ha trovato rifugio e la uccide a colpi di pietra e di catene di fronte l’indifferenza dei presenti. Per quella gente ignorante e grezza la magia è stata la vera causa della morte dei tre ragazzi. 
Le indagini raggiungono un punto morto quando Patrizia confessa di aver effettuato la telefonata per contattare uno spacciatore di droga.
Chi è quindi l’assassino di bambini e che cosa ha a che fare con la testa staccata di un paperino di gomma (scena che non ho appositamente citato nella trama)?
La soluzione è già intuibile a metà pellicola, ma lascio a voi giungere alla conclusione.
I finali di un thriller non si raccontano mai.
Bastardo si, ma solo fino ad un certo punto!!
Non-si-sevizia-un-paperino-2Un cast di tutto rispetto per un film di tutto rispetto.
La storia è ispirata ad un fatto di cronaca chiamato all’epoca “la Strage degli Innocenti di Bitonto” dove tra il 1971 ed il 1972 vennero brutalmente uccisi 5 bambini e per quanto io ne sappia non si è ancora trovato un responsabile (sebbene molti furono i sospettati)

 
Lucio Fulci per me è sempre stato un grande punto interrogativo. Punto di domanda che non ha fatto altro che ingrandirsi dopo averlo conosciuto di persona (una decina di anni prima della sua dipartita) ed averlo frequentato in diverse occasioni. Lui stesso amava definirsi “Il Terrorista dei Generi” passando da commedie a thriller ad horror e sconvolgendone addirittura le trame.
Un regista capace di realizzare piccoli gioielli come questo “Non si sevizia un Paperino”, “Sette Note in Nero” e “Un Serpente dalla pelle di Donna” ad incomprensibili baggianate come “Il Diavolo nel Cervello” o “E tu vivrai nel Terrore…l’Aldilà” (tanto per citarne alcuni).
E’ pure vero che con il cervello non ci stava tanto…almeno quando lo conobbi io (il diabete lo minava da anni e l’abuso che faceva della cioccolata che adorava non gli era certo d’aiuto) eppure era capace di sfornare idee brillanti con piccole trovate geniali.
L’ho tanto amato quanto detestato.
Con questa pellicola ha realizzato una storia capace di toccarti nel profondo, accarezzando il tema della pedofilia (argomento proibitissimo in quegli anni) e quello di una lucida follia giustificata da una sorta di sacralità.
E qui mi fermo.


 

Pete Walker: L’Uomo dei Peccati Mortali – La Casa del Peccato Mortale

517s9qA6kwL
HOUSE OF MORTAL SIN aka THE CONFESSIONAL
UK – 1976

cast: Anthony Sharp – Susan Penhaligon – Stephanie Beachman – Sheila Keith – Norman Eashley
regia: Pete Walker
soggetto: Pete Walker
sceneggiatura: David McGillywray
fotografia: Peter Jessop
musica: Stanley Myers
durata: 104 min.
golem dvdDVD VIDEO

 

VALUTAZIONE
Discreto 1/2

 

Sin

Padre Meldrum (un magnifico Anthony Sharp) ha dovuto rinunciare ad una vita normale ed indossare l’abito talare per continuare a prendersi cura dell’anziana madre folle costretta su una sedia a rotelle, che lo esaspera  con i suoi deliri sull’oscenità del sesso e di tutte le sue manifestazioni espresse dai comportamenti disinibiti dei giovani allo scopo di tenerlo sempre più legato a lei.
unnamedLa pazzia, si sa, è contagiosa e si evolve in forme psicotiche ed incontrollabili, così come diventa incontenibile l’ossessione ed il disgusto del prete nei confronti delle donne, alimentato dal represso desiderio sessuale che prova per loro. In un eccesso di furia uccide la madre, ma questo non fa che degenerare la situazione spingendolo a deliri allucinatori mascherati ed assecondati dalla vecchia governante orba (l’attrice Sheila Keith presente in quasi tutti i film di Walker) segretamente innamorata di Meldrum da anni. 
La follia omicida esplode quando la giovane Jenny, che attraversa un periodo di crisi sentimentale, si reca in chiesa ed ha la sfortuna di andare a confessarsi proprio da Meldrum. Il prete s’innamora di lei e decide di “punire” tutti coloro che reputa i responsabili dei “tormenti” e dei “desideri” della ragazza.  
sin_2Protetto dall’abito talare che indossa e dalla complicità della governante il prete da libero sfogo alla sua violenza più crudele compiendo una serie di omicidi (se non sbaglio sei) usando strumenti consoni al ruolo di “sacro vendicatore” che riveste: ostie avvelenate, calici e crocifissi.
Nessuno prova a mettere in dubbio la sua innocenza su quanto avviene e chi nutre qualche sospetto è destinato ad una fine impietosa ed inevitabile.
Finale aperto che non rivelo per non togliervi il piacere di gustarvi un film che nonostante i 100 minuti di durata scorre abbastanza piacevolmente.
la-casa-del-peccato-mortale-14Era un bel po’ che non spettegolavo su Pete Walker, l’artigianale contorsionista che piroettava con nonchalance tra l’erotichorror ed il sexploitation con prodotti provocatori low budget che non mancavano di scandalizzare il bigotto perbenismo inglese (e che per questo nutre di tutta la mia simpatia).
Dopo aver lanciato i suoi j’accuse alle istituzioni politiche e le ignominie familiari, non poteva di certo esimersi (immagino con gran piacere) di affondare il dito nella piaga purulenta  delle mafie religiose. Gli elementi ci sono tutti: un prete viscido, tanto sgradevole quanto pericoloso, una perpetua sadica e morbosa, un sistema clericale che tende ad insabbiare e fingere di non sapere (un po’ come ai giorni nostri, insomma).
Rimediate il DVD e a voi l’ardua sentenza.
P.S. il film si trova anche in versione completa in italiano e aggratise su youtube!!

 

Alta Tensione

HAUTE TENSION
FRANCIA – 2003

cast: Cécile de France – Maïwenn – Philippe Nahon – Franck Khalfoun – Andrei Finti – Marco Claudiu Pascu
regia: Alexander Aja 
soggetto & sceneggiatura: Alexander Aja – Grégory Levasseur
musica: François Eudes – Ricchi e Poveri
fotografia: Maxime Alexandre
durata: 92 min.

DVD DIVEO

VALUTAZIONE:

 


“Che emozione…sarà perché ti amo!”

La scena si apre con Aléx e Marie che canticchiando sulle note di “Sarà perché ti amo” si avventurano nella campagna francese dirette alla casa della famiglia di Aléx dove l’aspettano i famigliari (padre, madre e fratellino).
Lo scopo è quello di fornire un posto tranquillo a Marie dove studiare e riuscire finalmente a conseguire il diploma.
Le ragazze sono spensierate e tra frizzi e lazzi (Aléx finge anche di sparire tra i campi di grano spaventando a morte l’amica) raggiungono la loro destinazione ignare che, a poca distanza un sinistro individuo si sta sollazzando con un rapporto orale con una testa decapitata.

Giunte alla meta e fatte le presentazioni di rito la giornata scorre serenamente ma, per lo spettatore, comincia a diventare palpabile la tensione erotica tra le due amiche (più che altro è Marie a subire questa fascinazione); attrazione che diventa concreta quando Marie seduta di sera sul tetto della casa per fumare una sigaretta spia Aléx mentre si fa la doccia e si masturba.
Jeu de main interrotto dall’arrivo di un furgone che si parcheggia davanti all’ingresso e da cui scende un uomo enorme con una lercia tuta grigia.
Appena la porta si apre inizia la mattanza: il padre di Aléx viene schiacciato contro la scalinata dell’ingresso e decapitato, alla madre viene amputata una mano e sgozzata ed il piccolo Tom è devastato dai colpi di un fucile a pallettoni.
Marie riesce a nascondersi in un armadio ma Aléx non è altrettanto fortunata.
Il silenzioso serial killer la rapisce, la carica sul furgone e sparisce nella notte.
Impossibilitata a chiedere aiuto (il maniaco ha tagliato i cavi del telefono) a Marie non resta che infilarsi di nascosto nel furgone dove è prigioniera l’amica ed intraprendere un viaggio allucinante nella speranza di poter fuggire insieme a lei.
Quando l’uomo si ferma ad una stazione di servizio per fare rifornimento Marie sgattaiola fuori e chiede aiuto al commesso del minimarket.
Il killer si accorge che qualcosa non va, massacra il commesso e si mette alla ricerca del terzo incomodo (Marie) che però gli sfugge nascondendosi nel bagno.
Quando il maniaco riparte la ragazza riesce a telefonare alla polizia informandola sull’accaduto ed impossessandosi di una macchina si mette all’inseguimento dell’uomo in tuta grigia.

Interrompo la storia qui (già raccontata in modo succinto) per non togliervi il gusto delle scene a seguire e per non spoilerare il “finale a sorpresa”, ma ci tengo a dirvi che questo è forse uno dei migliori film girati da Alexander Aja che raggiungerà notorietà con il remake de “Le colline hanno gli Occhi” (2006) e quello di “Riflessi di Paura” (2008).
Chiaro omaggio agli splatter degli anni ’70 (e la canzone dei “Ricchi e Poveri” in apertura ci sta come il cacio sui maccheroni) e ispirato per molti versi al romanzo “Intensity” di Koonz, Aja riesce a dare un buon ritmo parallelo alla tensione emotiva e quella erotica (provata da Marie per Aléx) creando un sapiente crescendo condito da uno slasher & gore estremo ma non gratuito.
Anche regalare il colpo di scena prima della fine del film (anche se indizi sono sapientemente sparsi lungo la storia) si è rivelata una scelta vincente.
Se non l’avete già visto recuperatelo in DVD e non rimarrete delusi.
Senza contare che “Haute Tension” è stato uno dei capostipiti del nuovo cinema horror francese anticipato solo da “Dans ma Peau” dell’inarrivabile Marina de Van.

 

Pete Walker: L’Uomo dei Peccati Mortali – La Terza Mano

terza mano frontSCHIZO
UK – 1976

cast: Lynne Frederick – John Leyton – Stephanie Beacham – John Fraser – Jack Watson
regia: Pete Walker
soggetto: David McGillivray
sceneggiatura: Murray Smith  – David McGillivray
fotografia: Peter Jessop
musica: Stanley Myers
durata: 109 min.
golem dvd DVD VIDEO

VALUTAZIONE:
corvi06 1/2



Samantha è una bellissima ragazza, pattinatrice di successo e vicina a coronare il suo sogno d’amore con Alan stimato e rampante uomo d’affari.
Ma non è sempre stato così. Il cruento omicidio della madre ad opera dell’amante ha distrutto la sua infanzia, minandone la psiche al punto di aver “lottato” anni per riacquistare un equilibrio e la serenità.
Ad un passo dalla felicità il delicato castello di carte crolla quando viene a sapere che Haskin, l’amante assassino della madre è uscito di prigione e si convince che vuole ucciderla per vendicarsi della sua testimonianza all’epoca dei fatti.
Inutilmente Alan cerca di riportarla alla ragione, cercando di convincerla che la sua è solo paranoia, ma i fatti cominciano a darle ragione quando si rendono conto che le persone vicino a loro cominciano a scomparire o vengono ritrovate uccise in modo brutale.
Quando toccherà ad Helen? Cosa ha in serbo il folle serial killer per lei?


 Dopo il gioiellino cult “La Casa del Peccato Mortale” (sempre del 1976) il nostro Pete effettua uno strano cambio di rotta realizzando un thriller sopra le linee, ma rispettoso dei canoni in voga nel periodo.
Non si capisce dove il regista voglia veramente andare a parare visto che è sufficiente ascoltare la voce fuori campo che fa da incipit alla storia e cogliere i non troppo velati indizi per giungere alle conclusioni molto prima della fine del film. Anche l’andatura è lenta e ci mette il suo tempo a prendere il giusto ritmo e questo non giova al risultato finale.
Forse Walker voleva distogliere l’attenzione dal filo della trama per far concentrare l’attenzione del pubblico sulle speculazioni introdotte sul tema della follia, la schizofrenia e la paranoia, ma senza centrare l’obbiettivo.
Pete Walker ci regalerà altri piccoli cult, ma “La Terza Mano” non è da annoverarsi tra questi.

BLACK SPOT

ZONE BLANCHE – FRANCE 2018/2019

cast: Suliane Brahim – Laurent Capelluto – Camille Aguilar – Hubert Delattre – Samuel Joy – Renaud Rutten – Naidra Ayadi
regia: Julien Despaux – Thierry Poiraud
soggetto: Mathieu Missoffe
sceneggiatura: Antonin Martin-Hilbert – Florent Meyer – Sylvie Chanteux – Juliette Soubrier
fotografia: vari
musica: Thomas Couzinier – Frédéric Kooshmanian
durata: 2 stagioni – 16 episodi – 52 min. circa

 

VALUTAZIONE:

 


“Questo posto deve tutto alla foresta. Lei ci protegge, ci sfama, ci cresce…ma a volte chiede dei sacrifici…”

Villefranche (traducibile come città di confine) è una cittadina nel buco del culo della Francia, costruita alle pendici dei Vosgi a ridosso di un’antichissima foresta.
Come se non bastasse Villefrance è al centro di un Black Spot (Zone Blanche), zona soggetta a continue interferenze elettromagnetiche che rendono difficili le comunicazioni disturbando computer, cellulari e la stessa distribuzione elettrica isolando ancora di più il posto dal resto del mondo. Temperature che arrivano a -30° d’inverno e a 40° d’estate e un indice di criminalità 6 volte superiore alla media non rendono il posto una attrazione per i turisti e gli abitanti tirano a campare grazie ad
una miniera di proprietà della famiglia Steiner.
A cercare di mantenere una apparenza di ordine e legalità c’è il maggiore della Gendarmerie Laurène Weiss aiutata da due colleghi ed una recluta.
In questo clima a dir poco “ostile” approda Franck Siriani, un Procuratore “esiliato” per comportamenti poco etici e che accetta suo malgrado il trasferimento con la speranza di potersi riabilitare e fare ritorno a Parigi dopo aver mandato a gambe all’aria gli affari illeciti della famiglia Steiner.
Siriani non tarderà molto a scoprire che ogni singolo abitante di Villefranche (Laurène compresa) ha dei segreti da nascondere, senza parlare delle cose strane ed inquietanti che accadono nella foresta; avvenimenti così sinistri da rasentare il soprannaturale.
Impressioni a caldo (viste le temperature di questi giorni). Tolta l’inevitabile lentezza di alcuni episodi di passaggio la serie risulta ben girata e l’ambientazione azzeccata e valorizzata grazie ad una fotografia “umida e nebbiosa”. I personaggi sono caratterizzati con cura e la sottotrama della “creatura nella foresta” acquista spessore con il passare degli episodi senza risultare troppo invadente.
Non rivelo troppo della trama e degli scheletri negli armadi degli abitanti di Villefranche perché un serial vive di questo, ma basterà vedere un paio di episodi per capire che non si tratta di una mera paccottiglia  american style.
Ci sarà una terza serie? I presupposti ci sono tutti, compresi i fili non ancora sciolti su alcuni misteri che incombono sulla cittadina, ma l’ultima parola spetta a France2 che è in attesa di vedere i risultati degli ascolti sui vari canali streaming su cui ha spalmato il suo prodotto. 

Io tifo per Black Spot anche per la simpatia verso la psicotica Laurène e l’ipocondriaco Siriani…e anche per il gendarme gay Nounurs (un omone barbuto dalla grande sensibilità) ed il suo porcellino d’India.

Cernunnus ritornerà…per punirci”

 

Come una Crisalide

1aka Symphony Blood Red
ITALIA – 2009

cast: Antonio Tentori – Sharon Alessandri – Anna Morosetti – Simona Oliverio – Riccardo Serventi Longhi – Nikol Brown – Fabio Giovannini – Claudio Simonetti
regia: Luigi Pastore
soggetto: Luigi Pastore
sceneggiatura: Antonio Tentori – Luigi Pastore
fotografia: Tiziano Pancotti – Emanuele Princi
musica: Claudio Simonetti (Daemonia) – autori vari
durata: 80 min

sinister logo

VALUTAZIONE:
corvi05


“Daje Omoné…famose der male!”

Symphony_in_Blood_Red_6
Crisalide è uno psicopatico un pochetto avvelenato con tutto il mondo ed è in cura presso una psicologa (psichiatra?) talmente brava che quando gli prospetta un ricovero in una clinica lui, per manifestare il proprio disappunto, la sconocchia e la decapita. E visto che, dopo siffatta oltragiosità, il nostro affezionato pazzo omicida prova una sorta di giovamento spirituale, decide di proseguire in questa terapia documentando il tutto con una digitale.
OPEWAM036596E così via di rampino e coltellaccio allo scopo di “esorcizzare” le proprie paure; prima vendicandosi di coloro che ritiene responsabili della sua condizione, poi scegliendo le vittime in maniera casuale ed immotivata(una prostituta ed il suo cliente, una coppietta di coatti appartati e compagnia cantando).
Questo finché la sua attenzione non viene catturata da una ragazza. Una anima “pura” come lui che legge poesie di Rimbaud seduta in riva al lago.
Viene da sé che Crisalide comincia ad andare in cortocircuito e da lì a poco il tragico epilogo è assicurato.
Symphony_in_Blood_Red_7
Innanzitutto voglio ringraziare l’esimio dr.W., stimato professionista nella sua categoria e uomo dalla indubbia moralità e cultura che, grazie ad un ingannevole invito a cena mi ha sottoposto alla visione di questo film al grido della frase (già citata come incipit):
 “Daje Omoné…famose der male!” confermandomi (se mai ce ne fosse stato bisogno) l’inquetante dualismo che alberga nella psiche del dr.W., di giorno apprezzato luminare, di notte empio consumatore di pellicole trash e di dubbia provenienza.
Chiarito questo passo a commentare il visionato cercando di non risultare troppo offensivo nei confronti del regista che, almeno dalle foto di Google, mi risulta essere un omone dallo sguardo ed il sorriso poco rassicuranti. Ma in fondo questi sono i rischi del mestiere
Che dire? In “Come una Crisalide” c’è un po’ di tutto. C’è il trauma, ci sono i flashback in b/n, ci sono gli interminabili deliri sussurrati dal pazzo, ci sono le allucinazioni, le riprese stile mockumentary, gli omicidi, il sangue, la violenza e le musiche di Simonetti…c’è persino una citazione del “maestro” Argento come ouverture ad effetto. Si, c’è proprio tutto, anzi quasi.
Manca solo una cosa: la coerenza.
Qualcuno dovrebbe spiegare al regista che fare un film non è uguale a praticare l’alchimia. Non basta buttare gli ingredienti in un pentolone e rimestare fino a cottura raggiunta per tirare fuori una pellicola che abbia un  senso di compiuto. Ogni elemento deve avere una sua precisa collocazione nel tempo e nello spazio per avere e dare continuità. La trama è debole e stupida, il serial killer è debole e stupido, le vittime sono deboli e stupide e deboli e stupide sono la struttura e le motivazioni insite nella follia della Crisalide.
Incoerente persino nelle inquadrature dove ci sono scene che rimbalzano dal laghetto dell’Eur alla passeggiata del Pincio; per tornare in zona Cecchignola e rimbalzare nei pressi di p.zza Bologna. E solo Dio sa quanto è irritante per chi conosce la città dove è girato il film notare questi strafalcioni topografici da teletrasporto. E sugli effetti speciali…sembra che Stivaletti di suo ci abbia solo messo la firma tanto sono anonimi e…incoerenti.
hqdefaultAvvertenza: alla 122° inquadratura dell’occhio azzurro ed allucinato del serial killer verrete posseduti dall’irrefrenabile impulso di cavarglielo…resistete, il prezzo di un nuovo apparecchio televisivo non vale tanto sfogo e non risolverebbe il problema.

Redd Inc.

Redd-inc-posteraka INhuman Resources
AUSTRALIA – 2012

cast: Nicholas Hope – Kelly Paterniti – Sam Reid – Hayley McElhinney – Alan Dukes – James Mackay – Tom Savini
regia: Daniel Krige
soggetto e sceneggiatura: Jonathon Green – Anthony O’Connor
fotografia: Richard Bradshaw
musica: Michael Yezerski
durata: 93 min.
INEDITO


Spoilerato il giusto

“It’s nothing personal”

img_633464

Chi sta “facendo fuori” i manager della Bloom Inc.?
Il misterioso serial killer conosciuto come il “Cacciatore di Teste” sta decimando la dirigenza dell’azienda e niente sembra in grado di fermarlo…questo fino al giorno in cui non viene beccato con il “sorcio in bocca” anzi, con l’accetta in mano.
Così Thomas Reddman (Nicholas Hope), riconosciuto da due testimoni oculari e messo con le spalle al muro dal lavoro d’indagine del detective Crandell (Alan Dukes) viene riconosciuto colpevole di ben sei omicidi e condannato a passare qualche ergastolo nella clinica Lansdale, un ospedale psichiatrico rinomato per i suoi esperimenti di chirurgia esplorativa. Ma, una sfiga tira l’altra, e anche quella triste permanenza è di breve durata, visto che in un tentativo di fuga risoltosi in un incendio mr. Reddman ci lascia le penne (e una zampa); però è così che va la vita e poco tempo dopo il “Cacciatore di Teste” è diventato un pallido ricordo.
Korporatsiya_Redda_Redd_Inc._2012Quasi per tutti, almeno. Infatti, Annabelle (Kelly Paterniti) una dei due testimoni oculari, tornata alla libera professione di “intrattenitrice virtuale” ancora è scossa da brevi flash sull’esperienza vissuta. Brutti ricordi, è vero, ma nulla in confronto alla terribile prospettiva futura in agguato. Così, quando meno se l’aspetta, Annabelle viene narcotizzata, rapita ed assunta coattivamente in una piccola e sinistra azienda, gestita (squillino le trombe!) dal defunto Thomas Reddman.
Così la ragazza ed altri cinque neoassunti (tutti coinvolti nel caso del Cacciatore di Teste) dovranno rimboccarsi le maniche e realizzare in tempi brevi un’impresa impossibile: scagionare Reddman dagli omicidi per cui è  stato riconosciuti colpevole.
Ogni inadempienza ed intemperanza verrà rilevata e segnalata con un richiamo e dopo cinque segnalazioni seguirà il licenziamento in tronco.
r1Ahpperò, ahpperò…
Di primo acchitto, la locandina mi aveva dato l’impressione dell’ennesimo filmettino direct-to-video di serie Y destinato al rapido consumo mentre si manda giù un hamburger con patatine e il regista Daniel Krige non mi aveva fatto accendere nessuna lampadina; poi ho notato il nome di Nicholas Hope tra gli interpreti e la mia mente è schizzata al borderline Bubby di “Bad boy Bubby” facendo oscillare vistosamente il mio curiosometro, ma al colpo finale ci ha pensato la scritta “special make-up effects supervised by TOM SAVINI” spegnendo ogni mia eventuale remore.
Certo, chi mi conosce sa che il film lo avrei visto in ogni caso, ma diciamo che lo stato d’animo con cui ho affrontato questo “Redd Inc.” era decisamente diverso da quello iniziale.

ma quanto si è pompato il quasi settantenne Tom Savini?

ma quanto si è pompato il quasi settantenne Tom Savini?

Si, vabbhè, ma in conclusione? Alla fine dei giochi “Redd Inc.” è composto di tante cose; alcune scontate, altre un po’ meno, alcune con un piccolo tocco di virtuosità, altre (volutamente) divertenti. La storia non brilla di originalità, ma riuscire ad ambientare uno psychothriller, per di più slasher, in un habitat circoscritto senza strappare uno sbadiglio rivela un certo mestiere e confidenza con la macchina da presa ed a riempire i piccoli vuoti di sceneggiatura corre in aiuto l’interpretazione di Hope che si disegna addosso un “bad and mad” dapprima appena abbozzato e gradualmente (e furbescamente) caratterizzato con pennellate di ironia contenuta ma efficace, rifacendosi ai cattivoni folli alla stregua di un Dr. Giggles.
Paterniti risulta di una femminilità intrigante esibendo una normalità quasi disarmante ed anche il suo personaggio si evolve al pari passo con la storia, assumendo toni macchiettistici che farebbero invidia al giovane Bruce Campbell de “La Casa”
Finale a dir poco fumettistico dove Reddman rifà il verso a Lecter e Annabelle assurge a ruolo consapevole di “acchiappamostri”…cosa si può chiedere di più?
958122

corvi07

Pete Walker: L’Uomo dei Peccati Mortali – …E sul Corpo Tracce di Violenza

house_of_whipcord_xlgHouse of Whipcord
UK – 1974

cast: Barbara Markham – Penny Irving – Patrick Barr – Ann Michelle – Ray Brooks – Sheila Keith – Dorothy Gordon – Robert Tayman
soggetto: Pete Walker
sceneggiatura: David McGillivray – Pete Walker
fotografia: Peter Jessop
musica: Stanley Myers
durata: 101 min.


tumblr_l5jzqdlo2m1qa39ano1_500

Anne Marie (Penny Irving) è un’avvenente e disinibita ragazza francese disposta a qualsiasi “sacrificio” pur di fuggire dalla noiosa provincia dove vive e farsi strada nella vita. Caldeggiata dall’amica Julie (Ann Michelle) si avventura con successo nel mondo della moda riscuotendo consensi ed inviti a lavorare all’estero come fotomodella. Sbarcata in Inghilterra Anne Marie accetta di posare nuda per un servizio fotografico per poi rendersi amaramente conto di essere involontariamente incappata nel reato di “public obscenity”. Processata e multata la ragazza dovrà vedersela anche con l’ipocrita bigottismo della borghesia inglese che non perde occasione per criticarla e colpevolizzarla. Una sera, esasperata e stizzita dall’acidula ironia degli ospiti di una festa, la ragazza lascia il party in compagnia di Mark –un cognome, un programma – Desade (Robert Tayman) che le propone di terminare la serata nella sua villa dove avrà modo di conoscere anche il resto della famiglia.
L’accoglienza non si rivela delle migliori: la madre di Mark, Margareth (Barbara Markham) e il marito/succube nonché ex giudice Bailey (Patrick Barr) hanno trasformato la casa in una prigione lager dove rinchiudere tutte quelle ragazze che secondo la folle concezione della famiglia Desade, si sono rese colpevoli di reati contro la morale e che la Giustizia ufficiale non è stata in grado di punire in maniera adeguata.
house_of_whipcord8Così, dopo un rapido e grottesco processo casalingo, Ann Marie si ritrova detenuta insieme ad altre sventurate in casa Desade, dove la minima infrazione è una buona scusa per infliggere umiliazioni e pene corporali rivelando la natura sadica degli aguzzini.
07-1Il temperamento ribelle della ragazza non fa che inasprire sempre di più la situazione portandola alle estreme conseguenze: la condanna a morte.
Anne Marie fugge, ma una beffa del destino la fa ricadere tra le mani dei Desade ed anche Julie, contattata dall’amica fa la stessa fine. Il convivente di Julie tira le somme di tutti gli avvenimenti ed allerta la polizia che fa irruzione nella villa.
Ma è troppo tardi: la tragedia anzi, le tragedie, si sono consumate e non c’è salvezza o scampo né per le vittime, né per i persecutori.
Come quasi sempre accade anche nella vita reale.


SONY DSC

Un bel tipo Pete Walker, un uomo con una forma di “coerenza” tutta sua, che è riuscito a coniugare con placida ironia lungo tutto il percorso della sua carriera di regista e produttore. Inizia a dirigere nel 1968 esordendo nei sexploitation con  “The Big Switch”, una specie di spystory  ambientata nel mondo della pornografia tra donnine discinte e gangsters senza scrupoli e nonostante il perbenismo imperante in Inghilterra in quegli anni riesce a ritagliarsi uno spazio e conquistare una  fetta di pubblico, il che lo sprona a proseguire nella direzione scelta dando alla luce una serie di film ammiccanti mascherati da polizieschi o storie d’avventura.
Un primo cambio di prospettiva avviene nel 1971, con “Marianna, fuga dalla morte” (Die Screaming Marianne) con la conturbante Susan George; un thrillerino senza infamia né lode quasi del tutto scevro da nudità, ma che serve come palestra per il regista che nel 1972 ci riprova con “The Flesh and the Blood Show” (inedito) , quasi un giallo “all’italiana” rimpolpato con scene di sesso e nudo e ben farcito di personaggi ambigui e dalle personalità torbide.
l_12231112E mentre Pete “cresceva” qualcosa stava cambiando anche nel panorama cinematografico inglese. Dalla metà degli anni ’60 in poi la produzione di film horror nel Paese si era più che raddoppiata, questo grazie allo “sbarco” dell’americanissima AIP oltremanica  e alla nascita di nuove case indipendenti; così mentre industrie come l’AMICUS trovavano nuova linfa vitale e nuovi capitali grazie a coproduzioni con l’AIP, la Hammer iniziava una parabola discendente che la portò alla sua prima crisi. Il mondo cambiava ed il pubblico cercava nuovi stimoli che il rigido realismo fisheriano (Terence Fisher) non era in grado di fornire ed inevitabile fu l’avvicendarsi di nuovi sceneggiatori come Wicking e Clemens ed una pletora di nuovi autori tra cui Micheal Reeves, Gordon Hessler e, per l’appunto, Pete Walker.
Cambiava il modo di fare horror e Pete aveva la sua da dire.
Basta lunghi canini, mantelli svolazzanti, inquisitori folli e trasposizioni deformate di classici del romanzo gotico; la gente cercava la paura in qualcosa di più “moderno” e concreto; il pubblico cercava un’eccitazione che non si spegnesse una volta accese le luci in sala, ma che li seguisse per le strade di Londra e avesse la faccia del suo vicino di casa.
Con “…E sul Corpo tracce di Violenza” Walker traccia una linea ben definita, costruisce un impianto cinematografico che svilupperà fino al 1978 con “Chi Vive in quella Casa?”; una struttura filmica dove non esistono buoni o cattivi (perché in fondo tutti noi siamo colpevoli di qualcosa), ma solo vittime e persecutori e dove è la follia a farla da padrone e a dettare le “regole del gioco”.  In questo modo (anche se non lo ammetterà mai) si prenderà anche una rivincita nei confronti di tutti quegli ipocriti benpensanti che gli avevano messo (e metteranno) i bastoni tra le ruote (ma di questo avrò modo di parlare in un altro post).
frightmare796080 E così la disinibita (ed amorale) Ann Marie diviene il capro espiatorio di una moralità distorta e crudele, generata dall’esaltata follia di individui convinti di essere “unti dal Signore” ed autoproclamatisi braccio armato della Giustizia in funzione del ruolo di “prestigio” rivestito in società (lui ex giudice, lei ex secondina in un carcere femminile), ma colpevoli tanto quanto le loro vittime di aberrazioni morali…basti citare il voyeurismo di Mark e la morbosità del rapporto al limite dell’incestuoso che lega Margareth al figlio. “…E sul Corpo tracce di Violenza” strizza un po’ l’occhio ai WiP tanto in voga in quegli anni, senza tirare in ballo scene di sesso, ma concedendo agli spettatori discrete carrellate di tette e glutei durante ispezioni corporali, docce e fustigazioni, approfittandone per raccontare una storia di ingiustizia e soprusi in cui il meccanismo dello psichorror funziona alla perfezione caricando l’atmosfera di tensione in sincronia con lo svolgersi degli eventi.  Gli attori sono bravi e convincenti (e chi non lo era in quegli anni?), prima tra tutti Sheila Keith, attrice feticcio di Walker che comparirà in tutti i suoi film horror ed il racconto ha delle pennellate di torbido che ancora oggi mettono disagio ed inquietudine, ne è esempio concreto il finale (inaspettato per l’epoca).
In molti seguiranno l’esempio di Walker che anche se non si può definire il promotore di un certo modo di raccontare storie nere ne è senz’altro uno dei rappresentanti più di spicco e nei film a venire perfezionerà la sua personale miscela di sesso, violenza, morbosità e delirante follia.
Ma ne parleremo, o se ne parleremo…

corvi07