Dr. Giggles

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USA 1992

cast: Larry Drake – Holly Marie Combs – Cliff De Young – Keith Diamond – Glenn Quinn
regia: Manny Coto
soggetto e sceneggiatura: Manny Coto – Graeme Whifler
musica: Brian May
durata: 94 min
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IL DOTTORE E’ FUORI…DI TESTA!
dr giggles the doctor is inCome ogni cittadina di provincia americana che si rispetti anche Moorehigh ha il suo scheletro nell’armadio.
Negli anni ’50 gli abitanti del posto avevano dato il via ad un vero e proprio linciaggio ai danni del Dr. Rendell, un medico del posto che aveva preso la malsana abitudine di strappare via il cuore ai pazienti nel tentativo di riportare in vita la moglie deceduta per problemi cardiaci.
Esasperati i cittadini di Moorehigh eliminarono l’uomo e pensarono di essersi così liberati della follia dei Rendell per sempre.
Niente di più sbagliato!
E questa triste scoperta toccherà farla a Jennifer (Holly Marie Combs), al fidanzato Max (Glenn Quinn) e al gruppetto di amici con cui decidono di andare a rovistare nelle stanze della vecchia casa ormai abbandonata del dottore dove, dice la leggenda,  giacciano ancora murati i corpi di molte delle vittime.

drgiggles06Infatti ad aspettarli ci sarà Evan (Larry Drake), il figlio del dottore, che sopravvissuto al linciaggio nascondendosi nel corpo squartato della madre, ha passato un bel po’ di anni in un istituto psichiatrico dove è riuscito a fuggire eliminando due medici.
Il Dr. Giggles (soprannominato così per via della risatina agghiacciante che emette) è ritornato a Moorehigh per procurarsi un elenco di pazienti nascosto dal padre e non gli pare vero di trovarsi tutto quel ben di dio a disposizione. Finita l’ispezione infruttuosa della catapecchia  il gruppo ritorna all’ovile non prima però di aver “dimenticato” indietro due loro amici che diventano così le prime vittime del Dr. Giggles.
Ormai scatenato il folle dottor Sghignazzo comincia ad imperversare uccidendo ogni paziente che riesce a procurarsi, usando tecniche mediche alquanto discutibili e decisamente originali.
drgiggles01Naturalmente Jennifer non tarderà a diventare la preda più ambita, visto che è affetta da un disturbo cardiaco che la obbliga a portare un cardiostabilizzatore ed è in attesa di un intervento chirurgico.
Sbarazzatosi del medico curante della ragazza il Dr. Giggles rapisce Jennifer intenzionato ad operarla alla sua maniera…


Come definire “Dr. Giggles”? Semplicemente un gore con i controcazzi (e passatemi il francesismo); rivederlo in DVD (a più di 20 anni di distanza) mi ha fatto provare gli stessi brividi sottopelle sentiti nella sala quando, all’epoca, lo vidi al cinema.
Il merito è indubbiamente quasi tutto di Manny Coto, director di grandi serie televisive tra cui Star Trek, che ha saputo bilanciare la truculenza di uno splatter così sfacciatamente aggressivo e sopra le righe con un’ironia intelligente e per niente sgangherata e arricchendo la storia con piccoli omaggi a film di altro genere. Gli effetti, per quanto datati, risultano di buona fattura e spesso ti portano a produrre una risatina nervosa in contraltare allo sghignazzo del buon dottore.
Comunque, onore al merito, la ciliegina sulla torta è Larry Drake (già notato nel ruolo di Durant, il cattivone nel Darkman di Raimi –  1990), che con una incredibile mimica facciale e due spaventosi occhi verdi riesce a dare una caratterizzazione unica al personaggio di Giggles, un folle bastardo che in fondo ispira simpatia.
Basta stare lontano dal suo bisturi…

Negli anni ’90 il film divenne tanto famoso da guadagnarsi una miniserie a fumetti edita dalla Dark Horse. E vi pare poco?

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Non un cult, ma dire la verità, l’ho rivisto divertendomi.
buono

e come regalo un gustoso KillCount del film

Rec 3 – Genesis

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[REC]³ ORIGENES – SPAGNA 2012

regia: Paco Plaza      durata: 100 min
cast: Leticia Dolera – Diego Martin – Alex Monner – Ismael Martinez – Jana Soler – Claire Baschet


ovvero: come ti butto in caciara la trilogia

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Diego e Clara si sposano.
E come tutti i popoli neolatini che si rispettano fanno le cose in grande e con gustosa “burineria”, con tanto di serenata dello sposo e chiacchiere a gogo. Il tutto ripreso dall’amico cameraman e da molte telecamere degli invitati. Tra gli ospiti c’è anche il solito vecchio zio bonario e caciarone che si presenta nonostante la ferita alla mano procuratagli dal morso di un cane.
Dopo la cerimonia ed il rinfresco, tutti a ballare!
E fra risate, pettegolezzi e grandi mangiate nessuno sembra prestare attenzione allo strano comportamento dello zio…almeno fino a che questi non si getta da una balaustra in un eccesso di inspiegabile follia.
Gli ospiti che accorrono in soccorso del malcapitato vengono aggrediti e morsi dall’uomo ed in breve subiscono la rapida trasformazione in zombi/posseduti diffondendo in quattro e quattr’otto la sanguinaria epidemia antropofaga.
rec-3-genesis03Clara e Diego si ritrovano separati ma la ragazza non ha intenzione di lasciarsi rovinare il coronamento di un sogno e quello che avrebbe dovuto essere il giorno più felice della sua vita da una manciata di parenti indemoniati e carnivori e determinata (ed incazzata come una jena) comincia una sanguinaria e spietata odissea per ricongiungersi all’amato.
Ci sarà un lieto fine?

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Gli spagnoli, a quanto pare, imparano in fretta; e dagli americani hanno carpito le sottili arti del “batti il ferro finché è caldo” e del “rosicchia la bistecca fino all’osso”.
Così, ciak alla mano il buon Plaza, orfano del più paraculo Balagueró (che defilatosi dal ruolo di coregista mantiene quello di produttore…non si sa mai s’incassasse qualche euro) si cimenta nel terzo capitolo di una storia che già nella seconda pellicola aveva esaurito idee e ragion d’essere.
Al posto della claustrofobica location di un semioscuro e decadente palazzo “infestato” c’è l’ambientazione (iniziale) di una solare cerimonia di matrimonio; i dialoghi ansimanti della giornalista e del cameraman (nonché della task force) sono sostituiti dai chiacchiericci, le battute ed i pettegolezzi ubriacondi degli ospiti e il sapore acidulo della demoniaca presenza viene annacquato con della ironia a buon mercato (proprio come il vino di certi pranzi di matrimonio).
Il POV (per fortuna) sparisce dopo un quarto d’ora di film e la sposina incazzosa si strappa la gonna dell’abito nuziale (un po’ di coscia in vista non fa mai male) e, sega elettrica alla mano si trasmuta in una Alice Abernathy ispanica.
Si aggiunge lo zio ferito alla mano, tanto per fare riferimento al cane infetto del primo Rec e, per giustificare il “genesis” del titolo, si piazza un pretucolo terrorizzato che cita passi dell’Apocalisse ed il gioco è fatto. Un prequel che tutto può essere meno che un prequel.
Il film nell’insieme è ben fatto, ma la qualità del prodotto è molto di cassetta e se si fosse intitolato “la sposa contro gli zombi” sarebbe stato lo stesso; quindi che bisogno c’era di scomodarsi a fare (fiebili) riferimenti a film precedenti?

La cosa che un po’ c’inquieta è che già si parla di un REC⁴ in cantiere….oltre ad attendere con orrore l’immancabile remake americano…(sigh!)

sufficiente

La Notte dei Diavoli

 

1215188277_lanottedeidiavoliITALIA/SPAGNA 1972

regia: Giorgio Ferroni      durata: 87min
cast: Gianni Garko – Agostina Belli – Cinzia De Carolis – Teresa Gimpera – Mark Roberts – Bill Vanders – Stefano Oppedisano –
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NightDevils4Nicola (Gianni Garko), di ritorno da un viaggio di lavoro, sta attraversando la Jugoslavia rurale diretto in Italia ed inoltratosi in un bosco si procura un incidente con l’auto per non investire una megera comparsa dal nulla. Isolato in terra straniera l’uomo vaga per la boscaglia fino a che non trova una specie di fattoria abitata dai Ciuvelak, rude famiglia di contadini che accetta malvolentieri di ospitarlo a patto che levi le tende alle prime luci del giorno.
Gorka (Stefano Oppedisano), anziano capofamiglia, incarica il figlio maggiore nochediablosfJovan (Roberto Maldera) di riparare l’auto di Nicola, mentre lui fa la conoscenza con la piccola Irina (Cinzia De Carolis), sua sorellina Mira (Sabrina Tamborra) e la bella Sdenka (Agostina Belli), nonchè dell’ambigua Elena (Teresa Gimpera).
Calata la sera cresce la tensione nella casa e nonostante Sdenka (cenerentola della situazione) cerchi di tranquillizzarlo l’uomo capisce che qualcosa spaventa i componenti della famiglia sino a renderli isterici e violenti.
Una notte Nicola assiste all’omicidio di Gorka ad opera del figlio che gli conficca un paletto nel cuore e disgustato e terrorizzato l’uomo fugge e raggiunge la città. Deciso a venire a capo della storia si rivolge al brigadiere Kovacic (Renato Turi) ex poliziotto in servizio nel paese che lo informa che i Ciuvelak sono gravati da una terribile maledizione lanciata da una strega (Maria Monti – la donna che causò il suo incidente) e che chiunque cada nelle sue grinfie è destinato a trasformarsi in un Wurdalak, sorta di zombi/vampiri che tornano dall’aldilà per uccidere e trasformare le persone amate in vita.
NDD51Deciso a salvare Sdenka, Nicola ritorna alla fattoria per ritrovare la ragazza sola, in uno strano e freddo estraneamento, che ripete quasi ossessivamente di “essere rimasta per aspettare lui” e si convince che anche lei sia rimasta vittima di quell’orribile destino. Fuggendo dalla casa l’auto si ferma nuovamente e Nicola è costretto a fuggire nel bosco braccato dai Ciuvelak trasformatisi in creature assetate di sangue.
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Ormai fuori di senno, Nicola viene rimpatriato in Italia e ricoverato in un istituto psichiatrico dove grida a gran voce (ovviamente non creduto) di non essere pazzo.
Dopo l’ennesimo racconto delle sue vicissitudini ad un dottore (Umberto Raho), il primario lo informa che fuori dalla stanza c’è una persona che vuole incontrarlo…
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I Wurdalak sono creature vampiresche appartenenti al folklore dell’Europa dell’Est ed assurte a notorietà grazie ad un racconto di Aleksei K. Tolstoi. Visto il buon successo riscontrato dall’omonimo episodio inserito da Mario Bava nel suo “I Tre Volti della Paura” (1963), Ferroni ci riprova con la Notte dei Diavoli dando ampio respiro alla storia fino a dilatarla a livello di film.
Dopo l’ennesima sortita al mio videospacciatore di fiducia ho acquistato questo DVD della RAROVIDEO  più per nostalgia che per necessità. Avevo visto il film in un cineclub negli ’80 e negli anni a seguire, qualche spezzone (in versioni masticate dal tempo) in diverse emittenti; quindi l’ho acquistato, oltre che per rimpolpare la mia collezione, anche per vedere com’era stata l’operazione di recupero e rimasterizzazione del film.
Ricordo che all’epoca il film non mi aveva colpito granché.  Ferroni era stato il regista del raffinato e mirabile gotico “Il Mulino delle Donne di Pietra” (1960) e la Notte dei Diavoli non si avvicinava minimamente ai canoni del suo predecessone, vuoi per “l’annacquamento” della trama (inevitabile quando si tenta di espandere un racconto breve sino a renderlo un film), vuoi per la povertà dei mezzi.
Con questa seconda visione mi sono in parte ricreduto. Al di là dei difetti evidenti, emergono peculiarità che lo pongono al di sopra di molte produzioni contemporanee.
Ferroni è un abile artigiano (come lo furono Bava, Margheriti etc…) caratteristica  sine qua non per i registi di genere dell’epoca e, come tale, riesce a dare il meglio anche con il poco a disposizione. Si percepisce una sensazione di claustrofobia nel bosco ripiegato su se stesso grigio e quasi pietrificato; sensazione che si amplifica all’interno della catapecchia costruita con quattro assi sbilenche dove i Ciuvelak si barricano per la notte, cenando a lume di candela attorno ad un tavolaccio di legno. E dove la staticità di alcune scene prende il sopravvento sull’atmosfera, corre in soccorso la bella colonna sonora di Gaslini.
E poi gli attori. Anche l’ultimo dei figuranti recita con convinzione ed il regista si preoccupa di utilizzare comprimari di buon livello, come il gettonatissimo (all’epoca) Umberto Rhao, la spagnola Teresa Gimpera ed i teatrali Monti e Oppedisano. Persino l’imbambolata Agostina Belli è ben inserita su un personaggio che sembra cucito per lei.  C’è poco da fare: all’epoca si sapeva recitare ed il mestiere si faceva per passione e non per arrivare al successo e la notorietà.

Di livello medio/basso se paragonato ad altre produzioni dello stesso periodo, il film vince sulla distanza, rivelandosi di buona fattura messo al confronto con il  cinema horror di serie B degli ultimi 15 anni.

Discreto

la maledizione della Strega

Uno Sguardo ad un (probabile) Futuro…

Benvenuti nel 2013!
Metabolizzato il cotechino con le lenticchie?
Digerite le ultime notizie sui nuovi aumenti e gli ulteriori tagli? (mi sa di no).

Per amareggiarvi ulteriormente vi propongo una veloce panoramica su quelle che dovrebbero (e qui il condizionale è d’obbligo) essere alcune delle uscite cinematografiche di quest’anno.

Pronti? Allacciatevi le cinture e ricordatevi che state per affrontare un viaggio in una sorta di Universo Alternativo che, quasi sicuramente, non avrà mai riscontro nella realtà….


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Annunciato in uscita in Italia a Maggio del 2012, poi in DVD per Luglio ed ora nuovamente al cinema per la fine di Gennaio e, quasi sicuramente, destinato ad essere reperito attraverso fonti alternative; per scaramanzia lo citiamo…non si sa mai impazziscano e lo facciano uscire davvero!
Asylum Blackout (The Incident) è un buon filmetto girato dal francese Alex Courtes, visionario videoclipparo (e in alcuni punti del film emerge) e prodotto da Francia, Belgio e USA (2011). Ben fatto (con tutti i limiti che un’opera prima porta con sé) ed un discreto bilanciamento tra suspence e gore.
Anche la recitazione non è male.
La trama? Quattro sfaccendati componenti di una band musicale tirano a campare lavorando come cuochi in un manicomio criminale, poi una notte c’è un inaspettato blackout e….


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My Amityville Horror di Eric Walter (USA 2012)
Presentato in “anteprima” al Ravenna Film Festival.
M.A.H. non è propriamente una pellicola di genere, ma una sorta di documentario sugli avvenimenti che sconvolsero la vita della famiglia Lutz nel 1975, il tutto visto attraverso gli occhi (e le esperienze) di Daniel, uno dei tre figli dei Lutz.
C’erano veramente i fantasmi nella casa di Ocean Avenue? Quanto fu frutto di speculazione da parte dei media, dei genitori di Daniel e dello scrittore Jay Anson? Si parlerà di violenza familiare psicologica e fisica.
Dopo essersi fatto le ossa con  cortometraggi e documentari vari, Walter affronta una tematica particolare realizzando un film interessante e (furbescamente) abbastanza “inoffensivo” (dal punto di vista di rating). Per la data di uscita accontentatevi di un vago 2013…


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Tulpa di Federico Zampaglione (2012)
Anteprimizzato al festival di Courmayeur il terzo film del sopravvalutatissimo Federico (uomo per tutte le stagioni) e  previsto in uscita nelle sale per Febbraio 2013.
La musa ispiratrice Gerini coinvolta in un horror/thriller ’70style tra notturne incursioni, erotiche trasgressioni ed efferati omicidi. Nutro seri dubbi dopo la delusione di Shadow (ma credo di essere uno dei pochi a cui il film non ha detto nulla), alimentati da una domanda che mi ronza da parecchio nella testa: “Perché il cinema thriller (estero e nostrano) continua a rivangare e cercare di resuscitare un certo modo italiano di fare film negli anni ’70?”. lasciamo “riposare” in pace i Maestri dell’epoca e cerchiamo di dare una nuova impronta al genere (con buona pace di Bava, Lado, Margheriti etc…)
Comunque alla visione la sentenza.


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La Madre
Mama di Andreas Muschietti

(Spagna – Canada – 2012)
“Storia dè Fantasmi” prodotta da Guillermo del Toro, dalle premesse accattivanti.
Scomparse il giorno del suicidio della madre, due sorelline vengono ritrovate cinque anni dopo in un bosco e prontamente adottate dagli amorevoli zii.
Quello che sembra un lieto fine non è che l’inizio di un incubo, visto che lo spettro della mammina sembra intenzionato a “riprendersi ciò che è suo”.
Chi ha visto in anteprima il film assicura una buona tensione e colpi di scena a gogo. C’è da dire però che del Toro si è rivelato abbastanza discontinuo sia nelle vesti di produttore che in quelle di regista e Muschietti è un esordiente, quindi facilmente influenzabile, dal gigante citato sopra.
Uscita prevista in Italia: il 12 (addirittura!) Gennaio 2013


yess

Non Aprite quella Porta 3D
Texas Chainsaw 3D di John Luessenhop
(USA – 2013)
Ennesimo sequel/reebot del Massacro Texano della Sega Elettrica, questa volta in 3D.
La storia riprende circa 10 anni dopo gli avvenimenti del primo film e a centinaia di chilometri di distanza. Una ragazza (Eather) eredita una antica casa in stile vittoriano e, armi e bagagli, vi si trasferisce con il solito gruppetto d’amici (alias: carne da macello), per passare uno spensierato weekend all’insegna dello splatter più truculento.
Dopo i quattro capitoli della serie ed i remake dei primi 2, viene spontaneo chiedersi: ce ne era bisogno?
A quanto pare si; il 3D ormai sta al gore come il proverbiale cacio sui maccheroni e nessun teenager americano vuole perdersi una motosega grondante sangue che “sventola” fuori dallo schermo!
Negli USA esce oggi, da noi è previsto per S.Valentino.
Bhà


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The Lords of Salem di Rob Zombie
(USA – Canada – UK – 2012)
In arrivo anche l’ultima fatica del borderline Zombie che ha riscosso pareri contrastanti tra gli aficionados. C’è chi lo ha amato a prescindere e chi invece lo ha trovato troppo metafisico e visionario; ben lontano dallo stile del regista così carnalmente radicato all’ ontheroad.
Personalmente do fiducia ad un regista che mi ha deluso (ma forse annoiato è il termine più corretto) solo con “Halloween 2” del 2009.
Un disco in vinile di uno sconosciuto gruppo rock (i Lords) trasmesso da una piccola emittente radiofonica di Salem, da il via ad una serie di sinistri e diabolici eventi destinati a culminare durante il previsto concerto rock del gruppo. A parte la storia del vinile, che mi ricorda tanto quella del filmettino “Morte a 33 giri” (Trick or Treat – 1986) le premesse sembrano allettanti. Staremo a vedere.
In uscita a Febbraio 2013


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Rites of Spring di Padraig Reynolds
(USA 2011)
Al festival di Ravenna non ha riscosso molto successo ed è stato paragonato ad un mix malriuscito tra noir ed horror ma “io sono come S.Tommaso…”.
La storia corre su due binari (inizialmente) paralleli: da una parte un terzetto di delinquenti che sequestrano due bambine e si nascondono in un casolare abbandonato aspettando il complice andato a ritirare i soldi del riscatto; dall’altra parte c’è invece il solito redneck fuori di testa che rapisce un paio di ragazze e le porta nel suo fienile per offrirle in sacrificio ad un’entità demoniaca. Con la fuga di una delle due i fili della storia s’intrecceranno…bisogna solo vedere come.
Certo, a leggere la trama si trova un po’ di King, un po’ di Tarantino ed uno spruzzo di Barker mais, ça va sans dire
Previsto per Marzo 2013


E poi ci sono anche:
Sinister di Scott Derrickson, di cui ho già parlato qui
The Curse of Chucky di Don Mancini, nuovo capitolo/remake sul malefico bambolotto la cui uscita, però, è già prevista in DVD.
Only God Forgives di Nicolas W. Refn, dove regista ed interprete di Drive saranno ancora insieme per un noir al sapore di zolfo.
You can’t Kill Stephen King di R. Khalil, M. Mann e J. Valdés-Iga. Singolare black comedy dove un gruppo di fans di King  si addentrerà nel Maine nella speranza di incontrare il loro idolo solo per finire nelle mani di uno psicopatico che li stermina imitando i personaggi creati dallo scrittore.
Ends of the Earth di Derek Lee e Cliff Prowse. Un POV vampiresco girato stile found footage (girato ritrovato). Personalmente ne eviterò la visione. DETESTO i films horror stile mockumetary.
E tanto altro ancora…di robina (valida o meno) ce n’è parecchia, rimane solo ai distributori l’ardua decisione di permettercene o meno la visione nelle sale.

Imperius Rex!

Il Misterioso Caso Peter Proud

il Misterioso Caso Peter ProudThe Reincarnation of Peter Proud
USA 1975

regia: J. Lee Thompson      durata: 103min
cast: Michael Sarrazin – Jennifer O’Neil – Margot Kidder – Cornelia Sharpe – Paul Hecht

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Peter Proud è un giovane professore universitario, che conduce una vita serena e poco impegnativa tra le lezioni di Storia e gli incontri con l’amante Nora, anche lei professoressa. Le cose hanno una brusca svolta quando Peter comincia ad avere incubi molto realistici su di lui che nuota di notte in un lago. Di sogno in sogno si aggiungono particolari agghiaccianti: nell’acqua (in cui è nudo) viene raggiunto da una donna in una barca e, dopo una breve colluttazione, “si vede” morire sul fondo del lago dopo essere stato colpito ripetutamente con un remo.
Oltre a ciò, cominciano ad ossessionarlo sprazzi di ricordi che non sono suoi: un campanile, un ponte, una statua ed un volto di donna.

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Dopo alcune sedute di ipnosi regressiva, coadiuvato dall’amico dr. Goodman, capisce di essere la reincarnazione di qualcun altro; allora Peter parte per il New England in cerca di risposte per la sua ossessione, seguendo le labili tracce dissepolte dall’ipnosi.

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 Lasciato da Nora, che lo crede pazzo e raggiunta una cittadina (dove ritrova il campanile del sogno) l’uomo svolge delle indagini e si convince di essere stato Jeffrey Curtis, eroe della Seconda Guerra Mondiale, morto in circostanze misteriose e che, il volto di donna che riemerge dalla sua mente è quello di Marcia Curtis, moglie benestante di Jeffrey.
Ora a Peter non resta che scoprire chi lo ha ucciso e perchè e per farlo, avvicinerà Ann, sua probabile figlia, finendo per innamorarsene.
Peter è veramente la reincarnazione di Jeffrey? Perchè Jeffrey è stato ucciso?
Domande che avranno una drammatica risposta per il professor Proud.

Il film, tratto dal romanzo di Max Ehrlich, “La Reincarnazione di Peter Proud” (The Reincarnation of Peter Proud 1973) e da lui sceneggiato, ha il difetto di essere un po’ statico (ma anche il romanzo non ha un grande dinamismo), forse a causa della regia di J. Lee Thompson, più avvezzo a girare film su cui non doveva  premere il pedale del freno(“Il Promontorio della Paura” 1962 – “Cerimonia per un Delitto” 1966 – “L’Oro dei Mckenna” 1969 etc…) e quindi un po’ incerto nell’alternare l’atmosfera ad i dialoghi. Tolto questo,  la pellicola è di per se godibile e valida, con alcuni momenti di inquietante suspence.
Ne “Il Misterioso Caso…” si ritrovano tutti i canoni di molta della filmografia “di genere” degli anni ’70; cura della sceneggiatura e del particolare, bravi gli attori, abile la fotografia che filtra con sapienza i toni scuri degli incubi notturni di Peter alla solarità (spinta e falsata) della vita di una cittadina affogata nel benessere di un’alta borghesia ambigua ed ipocrita.

Non un Classico, ma di certo un Cult

….anche perché qui da noi è ormai praticamente introvabile…

commento: Yessss… (recuperatelo e gustatevelo sotto le coperte)

♥♥♥♥♥♥

L’unica traccia in italiano che sono riuscito a trovare è uno spezzone del film dove Peter incontra “sua madre” (la madre di Curtis)