“Settimana NON…” – NON Bussate a quella Porta

Schermata-2017-06-09-alle-16.27.37Don’t Knock Twice
UK – 2016

cast: Katee Sakhoff – Lucy Boynton – Javier Botet – Nick Moran –  Pooneh Hajimohammadi – Jordan Bolger
regia: Caradog W. James
soggetto e sceneggiatura: Mark Huckerby – Nick Ostler
fotografia: Adam Frish
musica: James Edward Kaker – Steve Moore
durata: 90 min.
midnight factory
DVD VIDEO BLU RAY

 

VALUTAZIONE:
sufficiente1/2

SETTIMANA “NON…”

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I rapporti tra Jess (Katee Sakhoff) e Chloe (Lucy Boynton) -madre e figlia- non è tra i migliori.
Jess in passato ha avuto grossi problemi di tossicodipendenza che l’avevano portata a perdere l’affidamento della figlia ma ora è un’affermata scultrice di successo sposata con un milionario e vorrebbe riavvicinarsi alla figlia, ma Chloe piuttosto che passare una sola notte in casa della madre preferirebbe amputarsi un dito. 
Ma come ben sappiamo i fatti della vita possono costringerti a rivedere le decisioni più inderogabili, così una sera, Jess si trova fuori dalla porta di casa la figlia in evidente stato d’agitazione.
dont-knock-twice-2016-1Spaventata Chloe racconta alla madre cosa l’ha portata a chiedere rifugio da lei.
La sera precedente Danny, il solito fidanzato “cretino” (elemento basilare in questo genere di film) aveva portato la ragazza davanti una casa abbandonata proponendole di sfidare una leggenda urbana che circolava su quell’abitazione.
A quanto pare all’interno di quella costruzione fatiscente albergava lo spirito tormentato di un’anziana folle che si era tolta la vita sgozzandosi. La leggenda diceva di non bussare mai due volte alla porta. Farlo la prima volta avrebbe risvegliato la “strega” dal suo sonno eterno, con il secondo “knock” l’avresti sfidata a perseguitarti e a prendersi la tua anima.  
Chloe aveva tentennato visto che girava la voce che la scomparsa di un suo amico avvenuta poche settimane prima era stata la diretta conseguenza di quel “gioco” ma alla fine, irritata dalle provocazioni del boyfriend aveva ceduto ed avevano bussato due volte alla porta senza nessun apparente risultato.
MV5BMjQzMjU0NDc0Ml5BMl5BanBnXkFtZTgwNTg2NzIwMTI@._V1_Quella stessa notte, mentre i due tornavano nelle rispettive abitazioni, Danny veniva aggredito da una invisibile forza sovrannaturale proprio mentre era in videochiamata con la fidanzata. Convinta si tratti di uno scherzo del compagno Chloe non aveva dato peso alla cosa, ma una volta nel suo appartamento aveva cominciato ad avvertire una sinistra presenza che cominciava a diventare sempre più palpabile e in preda al terrore aveva deciso di scappare e chiedere asilo alla madre.
Sebbene perplessa dal racconto della figlia, Jess non si lascia sfuggire l’occasione di accogliere la “figliola prodiga” nella sua immensa abitazione sperando in un graduale riavvicinamento ma, si sa, gli artisti sono “spiriti liberi” talmente presi dalle loro fantasie da distrarsi con estrema facilità dimenticandosi anche di chi hanno vicino, così Jess riprende a rifugiarsi nel suo studio senza prendersi la necessaria cura di Chole che continua a sentirsi minacciata e perseguitata da qualcosa che diviene sempre più concreto.
Non-bussate-a-quella-porta-1Contemporaneamente e parallelamente entra in scena il detective Boardman (Nick Moran) incaricato di indagare sulla scomparsa dell’amico dell’amico di Chloe e del suo fidanzato Randy viene a conoscenza della leggenda urbana e, seppure con giustificato scetticismo, comincia a gironzolare nei pressi dell’abitazione e ad informarsi su chi l’aveva abitata in passato. Cosa che alla fine dei giochi non si rivela un’ottima decisione.
Jess comincia a dare credito alla ragazza quando anche lei comincia a percepire qualcosa di sinistro aleggiare nella villa ed è testimone di alcuni strani avvenimenti.maxresdefault-2-780x439
Convinzione che si rafforza quando una delle sue modelle preferite: Tira, un’indiana che si dice in possesso di facoltà paranormali le rivela che Chloe è vittima di una maledizione che porterà morte e distruzione a lei e a chiunque le sarà vicino, per poi abbandonare lo studio dell’artista con il figlio neonato tra le braccia affermando che non avrebbe mai più posato per lei.
dentro-214Da lì a breve la situazione precipita. Jess e Chloe subiscono aggressioni fisiche ed anche la villa sembra rivoltarsi contro di loro finché non prendono la decisione di affrontare la strega/fantasma a casa sua.
Pessima, pessima idea.
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Pellicola inglese che si rivela il solito jumpscare senza infamia né lode, rubacchiando qua e là situazioni e risvolti già sfruttati centinaia di volte da altri film “di genere”. Storia che si sarebbe potuta rendere più interessante rivolgendo una maggiore attenzione sulla caratterizzazione dei personaggi e approfondendo meglio il rapporto madre e figlia. Ad un certo punto si arriva anche a citare Baba Yaga (nunsesaperché).
Da vedere senza grandi aspettative.
P.S. mi ha fatto un po’ impressione vedere Katee Sakhoff, la cazzutissima Kara “Scorpion” Thrace ,pilota di Viper nel serial “Battlestar Galactica”  (2004-2009), relegata al ruolo di una milf scialba con la personalità di un’ameba. 
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BABA YAGA: Incubo nella Foresta Oscura

LOC
Yaga. Koshmar Tyomnogo Lesa
RUSSIA – 2020

cast: Oleg Chugunov – Svetlana Ustinova – Glafira Golubeva – Artyom Zhigulin – Alexey Rozin – Maryana Spivak – Igor Khripunov – Ilya Ludin
regia: Svyatoslav Podgaevsky
soggetto: Basato sulla leggenda Slava di Baba Yaga
sceneggiatura: Natalya Dubovaya – Svyatoslav Podgaevsky – Ivan Kapitonov
fotografia: Anton Zenkovich
musica: Nick Skachkov
durata: 97 min.
midnight factory
DVD VIDEO

VALUTAZIONE:
corvi08


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La vita del giovane e riservato Egor non sembra aver preso la migliore delle direzioni.
Rimasto orfano della madre da poco più di un anno il padre non ha esitato a trovare una nuova moglie con cui mettere al mondo una graziosa frugoletta e come ciliegina sulla torta la famiglia ha deciso di trasferirsi in un asettico quartiere periferico a ridosso di una foresta, costringendo il giovane ad abbandonare i pochi amici e le consolidate abitudini. 
Come è buona consuetudine in situazioni del genere Egor viene subito preso di mira dai tre bulletti del quartiere e (con suo grande imbarazzo) è salvato in corner dalla coetanea ed asociale Dasha, figlia unica di una madre single odiatrice seriale di uomini (che ricorda vagamente la genitrice di Carrie).
Come se non bastasse, il padre di Egor assume una tata per aiutare la matrigna a prendersi cura della sorellastra. L’amorevole e bellissima Tatyana entra nelle grazie di tutti, ma il giovane comincia a notare degli strani comportamenti della babysitter costringendo il padre esasperato dalle sue paranoie ad installare delle telecamere nella stanza della neonata.
Ben presto i fatti cominciano a dare ragione ai timori (agghiaccianti) di Egor anche se, sembra essere l’unico ad accorgersi di quello che accade in casa e l’unica che sembra dargli un minimo di credito è proprio Dasha.
Tatyana non è ciò che sembra, la matrigna assume un atteggiamento catatonico ed indifferente nei confronti della neonata ed il padre cade vittima di una irresistibile fascinazione erotica nei confronti della tata, arrivando al punto di dimostrarsi aggressivo e violento con il figlio che cerca di metterlo in guardia.
L’isterismo di Egor si trasforma in terrore quando comincia ad accorgersi che i il parco giochi del quartiere è sempre meno frequentato e scorge Misha (la cugina di Dasha) venire attirata nella foresta da una figura femminile dalle fattezze raccapriccianti.
Quando il giovane corre ad avvertire l’amica lei lo prende per pazzo, chiedendogli di stare il più possibile lontano da lei, per poi ricredersi quando sua madre (evidentemente influenzata da forze maligne) nega di aver mai avuto una nipote.
Alla fine quello che deve accadere accade.
La sorellina di Egor scompare nel nulla e scompare in tutti i sensi. I genitori non si ricordano della sua esistenza; la sua stanza si svuota (culla compresa) ed anche la sua immagine svanisce dalle foto di famiglia. Solo lui sembra avere coscienza (sempre più labile) della sua esistenza.
Il ragazzo riesce a convincere Dasha e i due bulletti a seguirlo (il terzo sembra scomparso) nella foresta per avere delle risposte e convincersi di non essere impazzito del tutto e lì fanno la conoscenza di Antòn. 
L’uomo, abbrutito e dallo sguardo allucinato, prima cerca di scacciarli poi li accoglie nella sua capanna raccontandogli la leggenda di Baba Yaga, la strega che rapisce i bambini per nutrirsi delle loro anime, ma questo può accadere solo quando ognuno dei loro parenti perde cognizione della loro esistenza. Anche Antòn è caduto vittima della strega, ma mantiene vivo il ricordo della figlia Tessa grazie ad una lanterna che tiene costantemente accesa.
Visti inutili i tentativi di far desistere i ragazzi dal recuperare i loro cari indica loro l’antro della strega: una vecchia casa abbandonata nel cuore della foresta. All’interno incontrano lo spirito di Tessa (sopravvissuta nascondendosi e aiutata dalla caparbietà del padre) e da lei si fanno guidare attraverso un intricato groviglio di cavi e fili attraverso i quali si può penetrare nella dimensione oscura dove Baba Yaga tiene prigioniere le sue vittime per nutrirsene.
 
I quattro riescono recuperare la cugina di Dasha, ma non trovano traccia della sorellina di Egon che non desiste e prosegue nella ricerca sino a raggiungere il suo scopo grazie al sacrificio di uno dei due bulli e a quello dell’essenza di Tessa (Antòn ne prende coscienza quando vede la lanterna spegnersi)
Tutto sembra finire nel migliore dei modi ma…
Il mito di Baba Yaga si presuppone risalga agli inizi del XIV° secolo (ma ne riparleremo nell’ “ALIQUID de MONSTRORUM” a tempo debito) in Russia e altre province slave, ma cominciò a prendere piede i Europa ed in Italia grazie al fumetto di Guido CrepaxBaba Yaga: il fascino delle streghe” del 1971, n°22 della collana ispirata al personaggio di Valentina (da cui venne tratto un mediocre erotichorror nel 1973) ed in seguito riportata su altri film (appare anche nei fumetti di “Hellboy” e nel suo film  del 2019), fumetti e videogames fino ai nostri giorni.
Questa pellicola russa (a mia opinione) è qualcosa di gradevole e sorprendente sotto diversi aspetti. La periferia, quartiere dormitorio/non viene mostrato come solitamente viene fatto come un ammasso di case sporche e fatiscenti; le problematiche dei giovani sono le stesse di quelle di tutto il mondo e l’isolamento dalla realtà non è più causato da un governo opprimente e disinteressato alle problematiche delle classi medio/basse.
L’orrore diventa una chiave di lettura per interpretare il progressivo allontanamento generazionale e la leggerezza (a livello globale) con cui si intraprendono i rapporti tra genitori e figli.
Noncuranza che genera potere e forza al “male” rappresentato, in questo caso da Baba Yaga.  
Da vedere.