Pete Walker: L’Uomo dei Peccati Mortali – …E sul Corpo Tracce di Violenza

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UK – 1974

cast: Barbara Markham – Penny Irving – Patrick Barr – Ann Michelle – Ray Brooks – Sheila Keith – Dorothy Gordon – Robert Tayman
soggetto: Pete Walker
sceneggiatura: David McGillivray – Pete Walker
fotografia: Peter Jessop
musica: Stanley Myers
durata: 101 min.


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Anne Marie (Penny Irving) è un’avvenente e disinibita ragazza francese disposta a qualsiasi “sacrificio” pur di fuggire dalla noiosa provincia dove vive e farsi strada nella vita. Caldeggiata dall’amica Julie (Ann Michelle) si avventura con successo nel mondo della moda riscuotendo consensi ed inviti a lavorare all’estero come fotomodella. Sbarcata in Inghilterra Anne Marie accetta di posare nuda per un servizio fotografico per poi rendersi amaramente conto di essere involontariamente incappata nel reato di “public obscenity”. Processata e multata la ragazza dovrà vedersela anche con l’ipocrita bigottismo della borghesia inglese che non perde occasione per criticarla e colpevolizzarla. Una sera, esasperata e stizzita dall’acidula ironia degli ospiti di una festa, la ragazza lascia il party in compagnia di Mark –un cognome, un programma – Desade (Robert Tayman) che le propone di terminare la serata nella sua villa dove avrà modo di conoscere anche il resto della famiglia.
L’accoglienza non si rivela delle migliori: la madre di Mark, Margareth (Barbara Markham) e il marito/succube nonché ex giudice Bailey (Patrick Barr) hanno trasformato la casa in una prigione lager dove rinchiudere tutte quelle ragazze che secondo la folle concezione della famiglia Desade, si sono rese colpevoli di reati contro la morale e che la Giustizia ufficiale non è stata in grado di punire in maniera adeguata.
house_of_whipcord8Così, dopo un rapido e grottesco processo casalingo, Ann Marie si ritrova detenuta insieme ad altre sventurate in casa Desade, dove la minima infrazione è una buona scusa per infliggere umiliazioni e pene corporali rivelando la natura sadica degli aguzzini.
07-1Il temperamento ribelle della ragazza non fa che inasprire sempre di più la situazione portandola alle estreme conseguenze: la condanna a morte.
Anne Marie fugge, ma una beffa del destino la fa ricadere tra le mani dei Desade ed anche Julie, contattata dall’amica fa la stessa fine. Il convivente di Julie tira le somme di tutti gli avvenimenti ed allerta la polizia che fa irruzione nella villa.
Ma è troppo tardi: la tragedia anzi, le tragedie, si sono consumate e non c’è salvezza o scampo né per le vittime, né per i persecutori.
Come quasi sempre accade anche nella vita reale.


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Un bel tipo Pete Walker, un uomo con una forma di “coerenza” tutta sua, che è riuscito a coniugare con placida ironia lungo tutto il percorso della sua carriera di regista e produttore. Inizia a dirigere nel 1968 esordendo nei sexploitation con  “The Big Switch”, una specie di spystory  ambientata nel mondo della pornografia tra donnine discinte e gangsters senza scrupoli e nonostante il perbenismo imperante in Inghilterra in quegli anni riesce a ritagliarsi uno spazio e conquistare una  fetta di pubblico, il che lo sprona a proseguire nella direzione scelta dando alla luce una serie di film ammiccanti mascherati da polizieschi o storie d’avventura.
Un primo cambio di prospettiva avviene nel 1971, con “Marianna, fuga dalla morte” (Die Screaming Marianne) con la conturbante Susan George; un thrillerino senza infamia né lode quasi del tutto scevro da nudità, ma che serve come palestra per il regista che nel 1972 ci riprova con “The Flesh and the Blood Show” (inedito) , quasi un giallo “all’italiana” rimpolpato con scene di sesso e nudo e ben farcito di personaggi ambigui e dalle personalità torbide.
l_12231112E mentre Pete “cresceva” qualcosa stava cambiando anche nel panorama cinematografico inglese. Dalla metà degli anni ’60 in poi la produzione di film horror nel Paese si era più che raddoppiata, questo grazie allo “sbarco” dell’americanissima AIP oltremanica  e alla nascita di nuove case indipendenti; così mentre industrie come l’AMICUS trovavano nuova linfa vitale e nuovi capitali grazie a coproduzioni con l’AIP, la Hammer iniziava una parabola discendente che la portò alla sua prima crisi. Il mondo cambiava ed il pubblico cercava nuovi stimoli che il rigido realismo fisheriano (Terence Fisher) non era in grado di fornire ed inevitabile fu l’avvicendarsi di nuovi sceneggiatori come Wicking e Clemens ed una pletora di nuovi autori tra cui Micheal Reeves, Gordon Hessler e, per l’appunto, Pete Walker.
Cambiava il modo di fare horror e Pete aveva la sua da dire.
Basta lunghi canini, mantelli svolazzanti, inquisitori folli e trasposizioni deformate di classici del romanzo gotico; la gente cercava la paura in qualcosa di più “moderno” e concreto; il pubblico cercava un’eccitazione che non si spegnesse una volta accese le luci in sala, ma che li seguisse per le strade di Londra e avesse la faccia del suo vicino di casa.
Con “…E sul Corpo tracce di Violenza” Walker traccia una linea ben definita, costruisce un impianto cinematografico che svilupperà fino al 1978 con “Chi Vive in quella Casa?”; una struttura filmica dove non esistono buoni o cattivi (perché in fondo tutti noi siamo colpevoli di qualcosa), ma solo vittime e persecutori e dove è la follia a farla da padrone e a dettare le “regole del gioco”.  In questo modo (anche se non lo ammetterà mai) si prenderà anche una rivincita nei confronti di tutti quegli ipocriti benpensanti che gli avevano messo (e metteranno) i bastoni tra le ruote (ma di questo avrò modo di parlare in un altro post).
frightmare796080 E così la disinibita (ed amorale) Ann Marie diviene il capro espiatorio di una moralità distorta e crudele, generata dall’esaltata follia di individui convinti di essere “unti dal Signore” ed autoproclamatisi braccio armato della Giustizia in funzione del ruolo di “prestigio” rivestito in società (lui ex giudice, lei ex secondina in un carcere femminile), ma colpevoli tanto quanto le loro vittime di aberrazioni morali…basti citare il voyeurismo di Mark e la morbosità del rapporto al limite dell’incestuoso che lega Margareth al figlio. “…E sul Corpo tracce di Violenza” strizza un po’ l’occhio ai WiP tanto in voga in quegli anni, senza tirare in ballo scene di sesso, ma concedendo agli spettatori discrete carrellate di tette e glutei durante ispezioni corporali, docce e fustigazioni, approfittandone per raccontare una storia di ingiustizia e soprusi in cui il meccanismo dello psichorror funziona alla perfezione caricando l’atmosfera di tensione in sincronia con lo svolgersi degli eventi.  Gli attori sono bravi e convincenti (e chi non lo era in quegli anni?), prima tra tutti Sheila Keith, attrice feticcio di Walker che comparirà in tutti i suoi film horror ed il racconto ha delle pennellate di torbido che ancora oggi mettono disagio ed inquietudine, ne è esempio concreto il finale (inaspettato per l’epoca).
In molti seguiranno l’esempio di Walker che anche se non si può definire il promotore di un certo modo di raccontare storie nere ne è senz’altro uno dei rappresentanti più di spicco e nei film a venire perfezionerà la sua personale miscela di sesso, violenza, morbosità e delirante follia.
Ma ne parleremo, o se ne parleremo…

corvi07

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Ballata Macabra

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USA – 1976

cast: Oliver Reed – Karen Black – Bette Davis – Lee Montgomery – Burgess Meredith – Eileen  Heckart – Anthony James – Dub Taylor
regia: Dan Curtis
soggetto: tratto dal racconto “Burnt Offerings” di Robert Marasco
sceneggiatura:  Dan Curtis – William F. Nolan
fotografia: Jacques R. Marquette
musica: Robert Cobert
durata: 118 min.
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“…Ci sono secoli tra queste mura, signora Rolf; ci sono anni, anni in questa casa…”
“Eh si, e questa casa sarà ancora qui molto, molto tempo dopo che voi ci avrete lasciati, credetemi”
“E’ come se fosse immortale, ne sono veramente convinta…”
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La famiglia Rolf (Ben, Marian ed il piccolo David) hanno fatto il colpaccio.
Una villa enorme immersa nel verde dove passare i tre mesi estivi e rilassarsi lontani dalla frenesia e lo stress della città; il tutto per la modica somma di 900$.
Certo, la casa vista da fuori ha un aspetto un po’ stanco ed invecchiato, la serra ed il giardino sono in stato d’abbandono e la piscina non è messa meglio, ma comunque l’offerta rimane un prezzo stracciato. Talmente conveniente da far pensare a Ben (Oliver Reed) che sotto ci sia qualche “trappola”; Marian (Karen Black) invece è più ottimista: è rimasta subito affascinata dall’aria antica e carica di ricordi che si respira nella villa ed è convinta che i signori Allardyce (Arnold e Roz, fratello e sorella) siano più interessati ad affidare la proprietà a delle persone che sappiano apprezzarla ed amarla, che al guadagno che ne deriverebbe affittandola ad un prezzo più alto.
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Oddio, a dire il vero una condizione c’è, ma non si può definire un inghippo: Arnold e Roz (Burgess Meredith e Eileen  Heckart) lasceranno la casa ai Rolf a patto che si occupino anche della loro madre; una vecchia signora di 85 anni che vive in esilio volontario nella sua stanza all’ultimo piano e che non lascia ormai da anni, vivendo dei suoi ricordi e curando con amore maniacale la sua collezione di fotografie. La signora Allardyce non sarà d’intralcio, basterà portarle tre volte al giorno un vassoio con del cibo e lasciarlo nel salottino privato della sua stanza e per il resto è del tutto autosufficiente.
Ben è perplesso e tentenna, ma Marian decide di assumersi l’onere di accudire la vecchia ed ormai è “innamorata” della casa…e quando una donna vuole qualcosa…
vlcsnap-2013-10-21-23h10m34s179Così, pochi giorni dopo, i Rolf, supportati da zia Elizabeth (Bette Davis), una pimpante 75enne accanita fumatrice e bevitrice, dalla lingua pungente e la battuta sempre pronta, si trasferiscono a “villa Allardyce” solo per trovarla deserta e con un biglietto appuntato alla porta d’ingresso che li rassicura con l’augurio di passare una serena vacanza tra quelle mura. All’ennesima rimostranza di Ben, zia Elisabeth lo tranquillizza: “Le persone anziane fanno a volte cose pazze…” dice.
“Si, si, lo fanno, è vero…” ribatte Ben “ma questi due sono ancora più pazzi degli altri!”
Con il tempo, l’alacre lavoro manuale di Ben e le amorevoli cure di Marian, la casa torna come a rinascere. Il giardino è rigoglioso e la serra rifiorisce, le stanze tornano luminose ed accoglienti e la struttura stessa sembra più solida e confortevole.
Ma….
43550-BurntOffe-13716537573.12Anche altre cose stanno cambiando.
Marian passa sempre più tempo nel salotto privato della signora Allardyce, affascinata dalla collezione di foto antiche ed incantata da un carillon; l’inossidabile zia Elizabeth inizia all’improvviso ad accusare il peso degli anni e Ben torna a soffrire di fobie ed incubi che lo perseguitavano al tempo della prematura morte dei suoi genitori. Anche il piccolo David avverte questi cambiamenti e comincia ad avere paura del padre intravedendo in lui qualcosa di pericoloso e sinistro.
Tra non molto i Rolf scopriranno che c’è un pegno da pagare per soggiornare nella villa degli Allardyce.
burnt2Roma – Luglio 1976 – ore 00,30 all’uscita del cinema Royal.
Ricordo che uscii dalla sala con dei leggeri brividi sulla schiena nonostante facesse caldo ed un piccolo ghigno sulle labbra. Laura, la mia fidanzata di quel periodo aveva appena esordito con un: “Non portarmi mai più a vedere film del genere!” e i fratelli C. mi si erano affiancati commentando con un esplicito “Me cojoni!”,  ridacchiando con euforica soddisfazione.
Capisco che tradurre il titolo del film in “Offerta Speciale” sarebbe stato riduttivo e lasciarlo in lingua originale sarebbe risultato ostico per lo spettatore (negli anni ’70 non si era ancora così fanaticamente anglofoni), ma forse al posto di “Ballata Macabra” io avrei optato per un “Sinfonia Macabra”.
Si, perché tutto il film ha l’affascinante, suadente, sinistra, melodia di una sinfonia di morte; dove ogni strumento esegue con mefistofelica bravura la sua partitura, contribuendo a generare un piccolo capolavoro carico di paura e tensione.
Ogni componente dell’orchestra è un maestro nel suo genere, a cominciare dagli immensi Karen Black ed Oliver Reed e all’inestimabile Bette Davis (qui nella sua ultima apparizione cinematografica), che durante lo svolgimento della storia mutano atteggiamento e personalità con la stessa facilità con cui un serpente cambia la pelle; il già intrigante racconto di Marasco acquista corposità e diabolica inquietudine una volta rimaneggiato dai due mostri Nolan e Curtis (che se non sapete chi sono cambiate blog, per favore!); e poi c’è la colonna sonora di Cobert, un giro di note che accompagnano come un’ombra malevola la fotografia contraddittoria e stordente di un Marquette mai stato così in grazia di Dio.
Ogni elemento è scelto con cura ed anche l’ultimo caratterista del ridotto cast è un’icona nel suo genere (basta pensare a Meredith e la Heckart) ed è sorprendente sapere che, ad esclusione degli attori, tutto il resto del team creativo del film è di estrazione televisiva….ma con un artista come Dan Curtis a dirigere l’orchestra ci si può aspettare questo ed altro.
Non ci sono effetti speciali, ma non servono…né creature diaboliche in angoli oscuri…ma non servono. Non c’è sangue né violenza gratuita ma solo una buona storia, ottimi attori ed un regista che fa diventare palpabile la presenza del Male sotto i tuoi occhi.
burnt-offerings-13Chi non vorrebbe essere più giovane arrivando anche a rinnegare una parte del proprio passato?
Bhé, io no. Ringrazio il fato che mi ha fatto vivere in quegli anni ed essere sufficientemente adulto per poter ammirare nelle sale un po’ di vero cinema.
….ed avere amici abbastanza pazzi da volermi seguire nelle mie scorribande cinematografiche in giro per l’Italia!
Grazie fratelli C…..chissà dove cavolo siete adesso e che combinate? Di sicuro casini!

P.S. Ho tralasciato di dire che in Italia il film ebbe un buon successo di pubblico grazie anche all’ottimo lavoro di doppiaggio (eh si, all’epoca c’erano veri professionisti anche in quel settore), primo fra tutti il compianto Renzo Palmer (qui e qui) grande attore di teatro e televisione, nonché storico doppiatore di Reed ed altri attori del calibro di Walter Matthau, Michael Caine etc…

corvi081/2

Carnivàle

Carnivale (2)USA – 2003/2005
stagione 1 – episodi 12
stagione 2 – episodi 12

da un’idea di Daniel Knauf
cast: Michael J. Anderson – Adrienne Barbeau – Clancy Brown – Nick Stahl – Tim DeKay – Clea DuVall – Debra Christofferson – Carla Gallo – Amy Madigan – Toby Huss – Cynthia Ettinger
regia: R. Garcia – J. Podeswa – T. Hunter – S. Winant – J. Bender – J. Patterson
sceneggiatura: sceneggiatori vari
musica: Jeff Beal

durata: due stagioni – 24 episodi di 50 min. c.a.
HBO


carnivaleAmerica, anni ’30. La Grande Depressione.
Il Carnivàle, freakshow itinerante, soccorre nel deserto Ben Hawkins (Nick Stahl), un vagabondo malato e ridotto agli stenti.
Accolto da Samson (Michael J. Anderson, si, il nano di Twin Peaks), il braccio destro del fantomatico Direttore del luna park (che nessuno ad esclusione di Samson ha mai visto in faccia e che vive segregato in una delle roulotte), il giovane viene curato e trova lavoro come uomo di fatica, ma questo non basta a lenire i suoi tormenti. Ben sa di avere un dono; un dono speciale che gli permette di donare la vita, ma ad un altissimo prezzo ed è tormentato da incubi e visioni che gli mostrano immagini fuggevoli di un uomo che non ha mai conosciuto e di un prete che egli percepisce come una minaccia.
Le sue visioni lo conducono a Scudder (John Savage), un uomo che per un po’ si aggregò al Carnivàle e che aveva poteri simili ai suoi e che può essere la chiave di molti enigmi, ma come trovarlo?

carnivaleCastContemporaneamente, in California, Fratello Justin Crowe (Clancy Brown), un prete metodista che vive con la sorella e gestisce una piccola comunità religiosa si accorge di avere doti e capacità speciali. La sua fede si trasforma in fanatico fervore e corrotto dalla forza di quei poteri comincia a farne un uso distorto e crudele.
Anche lui fa sogni ed ha visioni. Percepisce la presenza di Ben e la recepisce come una minaccia e si convince che Dio gli ha concesso quelle capacità per sconfiggere quello che lui vede come un Anticristo.
Il Carnivàle si sta avvicinando e Fratello Crowe è pronto ad accoglierlo.
carnivale (1)


Bene e Male, Cristianesimo e Paganesimo, Religiosità e Gnosticismo, con rimandi a culture Templari ed un continuo contendersi tra destino e libero arbitrio; il tutto sommerso dalla polvere gialla del deserto e quella grigia delle strade battute passando per luoghi che trasudano povertà e disperazione.
E se questa visione di epica drammaticità vi rimanda a saghe kinghiane come l’Ombra dello Scorpione (The Stand) non fateci caso; “Carnivàle” ha una sua struttura ed un’indipendente ragion d’essere che esercita un fascino sapientemente in bilico tra misticismo e cupa crudeltà.
Tanti personaggi, tutti con la loro storia, i loro segreti e più o meno consapevoli di far parte di un Progetto più grande delle loro effimere esistenze; alcuni subiscono passivamente, altri sono parte integrante del Meccanismo ed altri ancora cercano di manipolarlo a proprio vantaggio, ma ciascuno responsabile di un essenziale tassello del Mosaico.

Carnivàle era stato progettato come un serial tv di 6 stagioni, ma in seguito venne ridotto a 4 e poi a 2, il tutto in fase di produzione, il che costrinse gli sceneggiatori ad una sorta di condensazione degli avvenimenti dalla fine della prima stagione in poi; cosa che, a mio avviso, non ha affatto danneggiato il risultato finale ma ne ha migliorato il ritmo visto il respiro più ampio e pacato percepito nei primi episodi.
Viene da se che l’ideatore costruì un finale diverso e che lasciava ampi margini di sviluppo per una terza stagione che non venne mai realizzata. Fu un male? Per molti fans della saga si, tanto è vero che ancora c’è che si “batte” per un ritorno del circo itinerante; per il sottoscritto no, visto che in fondo tutta la serie si gioca sull’ambiguità degli eventi e l’ineluttabilità di disegni Superiori.
Tra i motivi della chiusura della serie ci furono quelli della bassa audience (ma dati alla mano risultavano più che discreti e costanti) e la paura che fosse reputato un prodotto troppo di “nicchia” (?) per le tematiche sviluppate.
Comunque sia, Carnivàle rimane una serie vincente, con una caratura importante e che nel 2003 inventò e promosse un nuovo modo di realizzare cinema in televisione.
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corvi08  1/2


Magic

MagicposterUSA – 1978

Abracadabra, ora io un gioco fo
Hocus Pocus, vedrete, vi stupirò

regia: Richard Attenborough      durata: 106min
cast:  Anthony Hopkins – Ann Margret – Burgess Meredith – Ed Lauter

Charles “Corky” Withers (Anthony Hopkins) è un ventriloquo illusionista da cabaret senza arte nè parte, ma da quando ha “creato” il suo personaggio “Forca”, un burattino sarcastico ed irriverente, la fortuna sembra sorridergli.

magicAlla vigilia di una prima in una televisione nazionale Corky sparisce ed il suo agente, Ben Greene (Burgess Meredith, mitico caratterista già visto in film del calibro di “Sentinel” ) si mette alla sua ricerca.
Corky è tornato alle Catskills, dove è nato e cresciuto, affermando di avere paura del successo…ma in realtà non vuole affrontare la visita medica che la società televisiva impone.
Tornato nella sua cittadina d’origine, l’uomo rintraccia Peggy Ann Snow (Ann Margret), antica fiamma a cui non si era mai dichiarato, che ora gestisce un motel insieme al marito (ex compagno di scuola d’entrambi).

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La schizofrenia, aggravata da una massa tumorale non conclamata, comincia ad agire sulla personalità di Corky …e a dare vita al pupazzo Forca.
Spinto dai “consigli” del burattino, il ventriloquo affitta una camera nel motel ed inizia un sinistro tentativo di riconquista di Peggy Ann.
Nel frattempo Ben Greene è sulle sue tracce…
Ma quanto è opera della follia di “Corky”? E se Forca avesse invece acquistato una parvenza di vita propria?

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Ai giorni nostri il “leitmotiv” dello sdoppiamento di personalità (assorbito da un pupazzo a da altra diversa identità) è cosa abbastanza comune, ma così non era negli anni ’70, ed è proprio grazie a film come questo che si deve la nascita di una certa “categoria di genere”.
All’epoca, per motivi puramente politici (Attenborough non era ben visto), il film venne definito privo di suspence e di struttura d’insieme, ma da buon fanatico di genere, posso garantirvi che a più di trenta anni di distanza “Magic” provoca i stessi brividi che mi diede all’epoca della visione cinematografica…senza contare che fu il film che lanciò definitivamente Anthony Hopkins nel firmamento delle star di Hollywood

…e la colonna sonora del mitico Jerry Goldsmith è la ciliegina sulla torta.

In DVD non si trova, ma qualche vecchia copia a noleggio in VHS esiste ancora

giudizio: Hocus Pocus (brrrrividi…)

♥♥♥♥♥♥

Il Misterioso Caso Peter Proud

il Misterioso Caso Peter ProudThe Reincarnation of Peter Proud
USA 1975

regia: J. Lee Thompson      durata: 103min
cast: Michael Sarrazin – Jennifer O’Neil – Margot Kidder – Cornelia Sharpe – Paul Hecht

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Peter Proud è un giovane professore universitario, che conduce una vita serena e poco impegnativa tra le lezioni di Storia e gli incontri con l’amante Nora, anche lei professoressa. Le cose hanno una brusca svolta quando Peter comincia ad avere incubi molto realistici su di lui che nuota di notte in un lago. Di sogno in sogno si aggiungono particolari agghiaccianti: nell’acqua (in cui è nudo) viene raggiunto da una donna in una barca e, dopo una breve colluttazione, “si vede” morire sul fondo del lago dopo essere stato colpito ripetutamente con un remo.
Oltre a ciò, cominciano ad ossessionarlo sprazzi di ricordi che non sono suoi: un campanile, un ponte, una statua ed un volto di donna.

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Dopo alcune sedute di ipnosi regressiva, coadiuvato dall’amico dr. Goodman, capisce di essere la reincarnazione di qualcun altro; allora Peter parte per il New England in cerca di risposte per la sua ossessione, seguendo le labili tracce dissepolte dall’ipnosi.

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 Lasciato da Nora, che lo crede pazzo e raggiunta una cittadina (dove ritrova il campanile del sogno) l’uomo svolge delle indagini e si convince di essere stato Jeffrey Curtis, eroe della Seconda Guerra Mondiale, morto in circostanze misteriose e che, il volto di donna che riemerge dalla sua mente è quello di Marcia Curtis, moglie benestante di Jeffrey.
Ora a Peter non resta che scoprire chi lo ha ucciso e perchè e per farlo, avvicinerà Ann, sua probabile figlia, finendo per innamorarsene.
Peter è veramente la reincarnazione di Jeffrey? Perchè Jeffrey è stato ucciso?
Domande che avranno una drammatica risposta per il professor Proud.

Il film, tratto dal romanzo di Max Ehrlich, “La Reincarnazione di Peter Proud” (The Reincarnation of Peter Proud 1973) e da lui sceneggiato, ha il difetto di essere un po’ statico (ma anche il romanzo non ha un grande dinamismo), forse a causa della regia di J. Lee Thompson, più avvezzo a girare film su cui non doveva  premere il pedale del freno(“Il Promontorio della Paura” 1962 – “Cerimonia per un Delitto” 1966 – “L’Oro dei Mckenna” 1969 etc…) e quindi un po’ incerto nell’alternare l’atmosfera ad i dialoghi. Tolto questo,  la pellicola è di per se godibile e valida, con alcuni momenti di inquietante suspence.
Ne “Il Misterioso Caso…” si ritrovano tutti i canoni di molta della filmografia “di genere” degli anni ’70; cura della sceneggiatura e del particolare, bravi gli attori, abile la fotografia che filtra con sapienza i toni scuri degli incubi notturni di Peter alla solarità (spinta e falsata) della vita di una cittadina affogata nel benessere di un’alta borghesia ambigua ed ipocrita.

Non un Classico, ma di certo un Cult

….anche perché qui da noi è ormai praticamente introvabile…

commento: Yessss… (recuperatelo e gustatevelo sotto le coperte)

♥♥♥♥♥♥

L’unica traccia in italiano che sono riuscito a trovare è uno spezzone del film dove Peter incontra “sua madre” (la madre di Curtis)