Saxophone Bell’Animalone

Da Gggiovane ascoltavo la musica da gggiovani (che per voi adesso è la musica “vintage”) eppure, dopo aver visto un programma sulla RAI (non ricordo quale) con l’esibizione di un ormai anzianotto Ornette Coleman m’innamorai del sassofono.
Tra le labbra di quell’uomo sortiva l’effetto di un flauto magico, con quel suono caldo, avvolgente, corposo come un buon vino d’annata.
Uno strumento capace di passare da un contatto intimo e confidenziale come l’abbraccio di un amico che comprendeva la tua malinconia a note vibranti ed allegre in grado di risollevarti l’anima e nutrirti d’allegria.
Così quando tutti in miei coetanei si sbracciavano per imparare a suonare la chitarra o le tastiere io sognavo di poter suonare il sax.
Non so come accadde ma riuscii a convincere Papà Orco a prendere lezioni di Sax. Di comprarne uno non se ne parlava (i prezzi erano proibitivi, ma i soldi in casa non mancavano), ma potevo affittarne uno presso la Messaggeria Musicale per esercitarmi a casa.
Neanche un anno dopo un incidente in  moto infranse i miei sogni. Nulla di grave per fortuna, ma a farne le spese fu la mia arcata dentale superiore.
Così addio Saxophone, bell’Animalone, ma ancora oggi se vuoi conquistarmi bastano poche note di Sax…

Tanto Gentile e tanto Onesto pare…

 

Salem2

Carino, vero?
Così “dolciotto”, mentre sonnecchia con la linguetta di fuori…
Non fatevi ingannare!
Salem (alias “Mefisto”, alias “Stattenattimofermolimortaccitua!”) è una creatura diabolica, alimentata da energia infernale, nato per dannarti l’esistenza e condurti alla morte!
Solo Femminanera riesce ad addolcirlo…
Forse dovrei inserirlo nella categoria ALIQUID de MONSTRORUM.
E’ anche un dispettoso tormento dell’altro gatto, il pacioso e sovrappeso Attila.

Ma d’altronde è il gatto di Omonero

Tiriamo le Somme, Facciamo due Conti

Ci siamo conosciuti 30 anni fa. Avevi 13 anni meno di me.
Da quel giorno mi ti sei appiccicato addosso come una piattola; condividevi le mie passioni, eri affamato d’informazioni, invidiavi il mio passato e volevi creartene uno insieme a me.
Giocavo a fare il cinico ed il sarcastico, ma ho cominciato subito a volerti bene. Come a un figlio. più che a un figlio.

Certo, ho fatto di tutto per non dimostrartelo (grazie al mio carattere di merda), ma sono sicuro che avevi capito quanto tenevo a te. Era a me che cercavi quando ti serviva un consiglio, era me che chiamavi quando volevi toglierti da qualche impiccio o una “dritta” sulle ragazze, era me che volevi quando avevi bisogno di compagnia. Non lo facevi per approfittarti della mia disponibilità (non sono cosi fesso), ma perché ero diventato il tuo punto di riferimento.

Non mi scorderò mai come si illuminavano i tuoi occhi scuri quando ti raccontavo qualcosa del mio passato (anche se accadeva di rado) e come tenevi spalancata la bocca quando ti rivelavo qualche piccolo segreto (sembrava quasi volessi mangiarti le mie parole).

Mi hai implorato di condividere con te la mia filosofia di vita.
“Vivi da cazzone, ma non morire da coglione” ti ho risposto. E tu lo hai fatto.

Eri il mio migliore amico, cazzo! Sei il mio migliore amico, cazzo!

Avevi un’intera vita davanti, eri tu quello che doveva venire al mio funerale, non io al tuo, ma quella stronza se n’è fregata e per farmi un dispetto t’ha portato via.
Ma gliela farò pagare. Troverò il modo di fargliela pagare.

Sono orgoglioso di te, amico mio, hai vissuto da cazzone ma non sei morto da coglione.
Come si dice qui a Roma “Te ne sei andato via cor botto
Un enorme fuoco d’artificio colorato che ancora illumina il cielo notturno sopra questa bastarda, meravigliosa, città. 

Quando sarà il mio momento non ci sarà né una chiesa né una funzione funebre e neanche un cimitero.
Dall’obitorio passerò alla cremazione, solo dovrò trovare qualcuno a cui affidare le mie ceneri…le avevo promesse a te.

Non ti piango e non ti piangerò.
Sei il mio migliore amico: sarai sempre accanto a me in macchina, seduto al mio fianco nella sala di un cinema, di fronte a me al tavolo di un ristorante, o di una birreria.
In ogni occasione non sarò MAI solo, questo lo so per certo. 

E smettila di rompermi il cazzo mentre scrivo stronzate su questo blog!
Domani sarà come oggi e come è stato ieri..e se ti serve qualcosa telefonami.

E tu stai attenta, brutta stronza, ti sei fatta un nemico molto pericoloso.

Oggi son tanto Felice!…Basta poco, che ce vò?!

ANTEFACTUM:
Questo post avrei dovuto scriverlo e pubblicarlo ieri, ma avevo troppa “carne al fuoco” e ho preferito darvelo in pasto questa mattina…tanto la mia gioia non ha subito né causerà la minima variazione sull’indice PIL!

Credo, forse, di avervi già accennato della mia passione per lo scrittore Richard Matheson (notate la sottilissima ironia che accompagna la frase), quindi passerò subito ai fatti.
Correva l’anno 1995 ed in uno dei miei innumerevoli traslochi di casa e di città (in questo caso Parigi) il mio occasionale e (da allora odiatissimo) coinquilino decise di improvvisarsi abile ed esperto idraulico per porre fine ad un leggero gocciolio di uno dei termosifoni  del minuscolo appartamento preso in affitto.
Chiave inglese (o francese?) alla mano esordì con il fatidico: “ci penso io!” (frase premonitrice di catastrofi inenarrabili) e compì l’insano gesto. Un movimento del polso, uno scricchiolio sinistro della valvola ed un getto violento di acqua bollente (eravamo in Gennaio) si riversò sul pavimento quando tutte le borse e le scatole di cartone che contenevano i nostri effetti personali erano ancora sparsi in terra.
Mentre io cercavo di salvare il salvabile l’idiota correva dal portiere (che esordì con roboanti bestemmioni francesi) per far chiudere l’impianto generale dell’acqua…ma orma il il danno era fatto.
Chissenefrega per i vestiti e le altre stronzate, ma alcuni dei miei libri più “preziosi” e insostituibili compagni di viaggio vennero devastati dall’acqua bollente e fra questi il primo volume della prima edizione originale in italiano (Oscar Mondadori 1984) della tetralogia di SHOCK (raccolta di racconti editi ed inediti di Richardone mio).
Disperazione, Orrore, Istinti Omicidi!!!
Negli anni a seguire cercai di recuperare il preziosissimo tomo (anche disposto a ricomprare tutti e quattro i volumi) cercando tra librerie e bancarelle di tutta Italia (e tempestando di telefonate la Mondadori) con una perizia ed una ostinazione che al confronto Indiana Jones sembrava un dilettante.
Internet ancora non esisteva (incredibile eh?), ma anche con l’avvento dell’appena citata Divinità Digitale le mie ricerche non diedero frutti.
Scovavo riedizioni parziali o estratti dei migliori racconti ma no…io volevo il primo volume originale…ed Omonero non desiste, mai!
Alla fine e, insospettabilmente, il miracolo.
Ieri mattina il portiere mi ha citofonato e consegnato questo…il mio Sacro Graal!
Shock 1Che è andato subito a riunirsi nella mia libreria ai suoi tre fratellini che sentivano tanto la sua mancanza:
Shock 2Purtroppo è stato impossibile recuperare il cofanetto che li racchiudeva…ma sono comunque tanto felice!


Forse non tutti sanno che:

#Se clicchi sulla campanellina delle notifiche dal sito (quando ti segnala che c’è qualcosa) il pannello rimane bianco, carica a vuoto all’infinito e non ti fa leggere una mazza. Per poter leggere cosa deve notificarti devi spostarti al pannello Reader e cliccare di nuovo sulla campanella

#Poco fa ho scoperto che alcuni miei commenti di risposta sul mio blog erano finiti sul mio Spam!

Ahhhh, le meraviglie di WordPress! 

P.S. forse dovrei crearci una rubrica!!

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Dress your Villain! (ovvero: come t’iconizzo il Mostro!) parte prima

La pubblicità è l’anima del commercio…
ma và?…
Per essere vendibile un prodotto deve essere riconoscibile…
maddai?!?….
E visto che siamo in tema di luoghi comuni aggiungiamoci pure che….più un prodotto è riconoscibile, più il target di vendita si espande.
Nooooo!!!

Viene da se che queste “basilari” considerazioni di mercato sono applicabili su larga scala a qualsiasi prodotto si voglia distribuire e pubblicizzare in maniera efficace e, naturalmente, il cinema di genere è stato tra i più rapidi esecutori di queste leggi di vendita porta a porta (o schermo a schermo).

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