“Settimana NON…” – NON Bussate a quella Porta

Schermata-2017-06-09-alle-16.27.37Don’t Knock Twice
UK – 2016

cast: Katee Sakhoff – Lucy Boynton – Javier Botet – Nick Moran –  Pooneh Hajimohammadi – Jordan Bolger
regia: Caradog W. James
soggetto e sceneggiatura: Mark Huckerby – Nick Ostler
fotografia: Adam Frish
musica: James Edward Kaker – Steve Moore
durata: 90 min.
midnight factory
DVD VIDEO BLU RAY

 

VALUTAZIONE:
sufficiente1/2

SETTIMANA “NON…”

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I rapporti tra Jess (Katee Sakhoff) e Chloe (Lucy Boynton) -madre e figlia- non è tra i migliori.
Jess in passato ha avuto grossi problemi di tossicodipendenza che l’avevano portata a perdere l’affidamento della figlia ma ora è un’affermata scultrice di successo sposata con un milionario e vorrebbe riavvicinarsi alla figlia, ma Chloe piuttosto che passare una sola notte in casa della madre preferirebbe amputarsi un dito. 
Ma come ben sappiamo i fatti della vita possono costringerti a rivedere le decisioni più inderogabili, così una sera, Jess si trova fuori dalla porta di casa la figlia in evidente stato d’agitazione.
dont-knock-twice-2016-1Spaventata Chloe racconta alla madre cosa l’ha portata a chiedere rifugio da lei.
La sera precedente Danny, il solito fidanzato “cretino” (elemento basilare in questo genere di film) aveva portato la ragazza davanti una casa abbandonata proponendole di sfidare una leggenda urbana che circolava su quell’abitazione.
A quanto pare all’interno di quella costruzione fatiscente albergava lo spirito tormentato di un’anziana folle che si era tolta la vita sgozzandosi. La leggenda diceva di non bussare mai due volte alla porta. Farlo la prima volta avrebbe risvegliato la “strega” dal suo sonno eterno, con il secondo “knock” l’avresti sfidata a perseguitarti e a prendersi la tua anima.  
Chloe aveva tentennato visto che girava la voce che la scomparsa di un suo amico avvenuta poche settimane prima era stata la diretta conseguenza di quel “gioco” ma alla fine, irritata dalle provocazioni del boyfriend aveva ceduto ed avevano bussato due volte alla porta senza nessun apparente risultato.
MV5BMjQzMjU0NDc0Ml5BMl5BanBnXkFtZTgwNTg2NzIwMTI@._V1_Quella stessa notte, mentre i due tornavano nelle rispettive abitazioni, Danny veniva aggredito da una invisibile forza sovrannaturale proprio mentre era in videochiamata con la fidanzata. Convinta si tratti di uno scherzo del compagno Chloe non aveva dato peso alla cosa, ma una volta nel suo appartamento aveva cominciato ad avvertire una sinistra presenza che cominciava a diventare sempre più palpabile e in preda al terrore aveva deciso di scappare e chiedere asilo alla madre.
Sebbene perplessa dal racconto della figlia, Jess non si lascia sfuggire l’occasione di accogliere la “figliola prodiga” nella sua immensa abitazione sperando in un graduale riavvicinamento ma, si sa, gli artisti sono “spiriti liberi” talmente presi dalle loro fantasie da distrarsi con estrema facilità dimenticandosi anche di chi hanno vicino, così Jess riprende a rifugiarsi nel suo studio senza prendersi la necessaria cura di Chole che continua a sentirsi minacciata e perseguitata da qualcosa che diviene sempre più concreto.
Non-bussate-a-quella-porta-1Contemporaneamente e parallelamente entra in scena il detective Boardman (Nick Moran) incaricato di indagare sulla scomparsa dell’amico dell’amico di Chloe e del suo fidanzato Randy viene a conoscenza della leggenda urbana e, seppure con giustificato scetticismo, comincia a gironzolare nei pressi dell’abitazione e ad informarsi su chi l’aveva abitata in passato. Cosa che alla fine dei giochi non si rivela un’ottima decisione.
Jess comincia a dare credito alla ragazza quando anche lei comincia a percepire qualcosa di sinistro aleggiare nella villa ed è testimone di alcuni strani avvenimenti.maxresdefault-2-780x439
Convinzione che si rafforza quando una delle sue modelle preferite: Tira, un’indiana che si dice in possesso di facoltà paranormali le rivela che Chloe è vittima di una maledizione che porterà morte e distruzione a lei e a chiunque le sarà vicino, per poi abbandonare lo studio dell’artista con il figlio neonato tra le braccia affermando che non avrebbe mai più posato per lei.
dentro-214Da lì a breve la situazione precipita. Jess e Chloe subiscono aggressioni fisiche ed anche la villa sembra rivoltarsi contro di loro finché non prendono la decisione di affrontare la strega/fantasma a casa sua.
Pessima, pessima idea.
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Pellicola inglese che si rivela il solito jumpscare senza infamia né lode, rubacchiando qua e là situazioni e risvolti già sfruttati centinaia di volte da altri film “di genere”. Storia che si sarebbe potuta rendere più interessante rivolgendo una maggiore attenzione sulla caratterizzazione dei personaggi e approfondendo meglio il rapporto madre e figlia. Ad un certo punto si arriva anche a citare Baba Yaga (nunsesaperché).
Da vedere senza grandi aspettative.
P.S. mi ha fatto un po’ impressione vedere Katee Sakhoff, la cazzutissima Kara “Scorpion” Thrace ,pilota di Viper nel serial “Battlestar Galactica”  (2004-2009), relegata al ruolo di una milf scialba con la personalità di un’ameba. 
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Jack in the Box

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UK – 2019

cast: Ethan Taylor – Lucy-Jane Quinlan – Robert Nairme – Philip Ridout – Darrie Gardner 
regia: Lawrence Fowler
soggetto e sceneggiatura: Lawrence Fowler
fotografia: Cameron Bryson
musica: Cristoph Allerstofer 
durata: 89 min.

STREAMING
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VALUTAZIONE:
mediocre

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PROLOGO: un ignoto vecchio contadino/fattore inglese scavando (per ignoti motivi) in uno sperduto (ed ignoto) appezzamento di terreno della campagna inglese, porta alla luce una strana (ed ignota) scatola intarsiata.
Per motivi (a noi, naturalmente ignoti) decide di portarsela a casa (più precisamente nel capanno degli attrezzi) per cercare di capire la natura e lo scopo di quell’oggetto. 
La moglie non sembra apprezzare molto la presenza della scatola, ma questo non le impedisce (una volta rimasta sola) di andare a curiosare nel capanno e a smanettare sull’oggetto.
Un grido improvviso attira l’attenzione dell’uomo che corre nel capanno e non trova più traccia della consorte (a parte gli immancabili schizzi di sangue sulla box e in terra)
FINE PROLOGO (che per tutta la sua durata si svolge praticamente senza dialogo)
coverlg (1)Un po’ di tempo dopo, fresco fresco dall’America, arriva Casey, un giovane che ha deciso di girovagare per il mondo allo scopo di dimenticare la morte violenta della fidanzata avvenuta mesi prima.
senza “ah né bhà” Casey viene assunto nel museo (che sembra un normale appartamento riarrangiato alla meglio) di una piccola (ed ignota) cittadina britannica come “dipendente” e fa la conoscenza della collega Lisa che gli mostra il museo  e lo porta in un locale dove vengono custoditi oggetti di ignota provenienza e incerto valore e quindi non esposti…et voilà, proprio lì dentro Casey scopre e riconosce immediatamente la “Jack in the Box” (ma chi sei, Martyn Mystere?).
N.B. per chi non lo sapesse le “Jack in the Box” sono una sorta di carillon/giocattolo molto in voga in Europa nel 18° e 19° secolo. Scatole che si caricano girando una manovella ed emettono una musichetta fino a quando ,senza preavviso, salta fuori un pupazzo a molla, solitamente con la faccia da clown (il Jack della scatola, per l’appunto) spaventando il fanciullo (strano concetto di “divertissement”…).
Sopraggiunge la notte, due ladruncoli s’intrufolano nel museo per rubare quel poco di squallido in esso contenuto ed uno dei due va a sfruculiare proprio la scatola. Esito più che scontato.
The-Jack-in-the-Box-2019-filmIl Jack (che devo ammettere ha un discreto restyling) esce fuori dalla scatola, in barba a forme dimensioni e prospettive e smaciulla l’imbecillone portando i resti nella sua piccola “casa vacanze” di forma cubica.
Il giorno seguente Jack riprende servizio, trova la porta d’ingresso aperta, ma non nota nulla di sospetto o fuori posto e attribuisce il fatto ad una sua dimenticanza. Caso vuole che arrivi anche un esperto di antichi oggetti chiamato per esaminare ciò che è accatastato nel locale dei “dubbi reperti” ed anche lui riconosce la Jack in the Box. 
Parlando con il ragazzo l’esperto si confida affermando che la misteriose scatole non erano in realtà  concepite come giocattoli ma, come scoperto in una (falsissima) leggenda francese erano una sorta di contenitore concepito per tenere imprigionati esseri demoniaci. Una sorta di Dybbuk Box
europeo, insomma.
the-jack-in-the-box-2019-large-screenshot2Una volta liberate, queste creature esigono un loro tributo di sangue e non c’è modo di fermarle finché non lo avranno ottenuto.
A causa dei sensi di colpa per non essere stato in grado di salvare la ex e defunta fidanzata, Casey continua a passare notti agitate ed arriva a lavoro sempre più assonnato e stanco, al punto di non prestare la minima attenzione alla visitatrice/acquirente che comincia a gironzolare per il museo finendo, inevitabilmente, tra le grinfie del clown demoniaco, e nota a malapena, il grido in lontananza della povera disgraziata.
Solo dopo la misteriosa scomparsa della donna delle pulizie il ragazzo comincia a nutrire qualche sospetto e si espone con vaghi accenni sul soprannaturale attirandosi le attenzioni della polizia locale.
Ormai convinto delle proprie asserzioni Casey s’introduce nel museo di notte e si scontra con Jack che (nunsesaperché) lo risparmia. In pieno delirio l’americano si confida con Lisa che lo prende per un povero paranoico e spiffera tutto a Rachel la direttrice del museo (bell’amica!) che decide di licenziarlo a colpo secco.
A Casey non resta che recarsi a casa di un famoso demonologo che aveva cercato precedentemente di  contattare e questa volta riesce a parlarci. Il “sapiente” gli svela l’unico modo per far rientrare Jack nella sua scatola, ma gli consiglia anche di lasciar perdere e fuggire il più lontano possibile perché, se anche un minuscolo frammento del demone dovesse rimanere fuori dalla box il demone troverebbe comunque il modo di liberarsi e a fargli il “culo a strisce”.
Tornato al museo il ragazzo sorprende il clown demoniaco intento a “prendersi cura” di Lisa e della direttrice, lo affronta e riesce a rinchiuderlo salvando l’amica ma non Rachel già bella smangiucchiata da Jack.
The-Jack-in-the-BoxA giochi finiti arriva la polizia che arresta l’uomo accusandolo degli omicidi e a nulla vale la testimonianza di Lisa in suo favore perché ritenuta inattendibile visto lo stato di shock in cui versa.
Seguendo le istruzioni di del ragazzo Lisa completa il rituale seppellendo la scatola in aperta in campagna e mentre sta ritornando sui suoi passi ha una sorta di flashback in cui rivede le foto mostratele dalla polizia della scena del delitto e nota un pezzo di artiglio del clown spezzato in terra sul pavimento del museo.
Alle sue spalle la terra si smuove e la scatola sia apre. 
jack-in-boxCome avrete già notato dalla mia imparzialissima esposizione della trama questa è una di quelle pellicole che forse consiglierei a chi non mi è proprio simpaticissimo.
L’idea di base non è malaccio, ma la sceneggiatura sembra scritta su un tovagliolo di carta di un pub, la storia si trascina con una esasperante prevedibilità e la recitazione degli attori è annoiata ed annoiante, per non parlare del piattume delle scenografie ed il grigiore della fotografia.
In quanto alla colonna sonora…bhé in verità non mi ricordo neanche se ci fosse realmente.
Unico punto a favore è il maquillage clownesco del demone…ma non basta a sopperire a tutto il resto.
Fortemente consigliato a chi soffre di coulrofobia 

Poltergeist: the Legacy

MV5BMTg0NTA3NjM4N15BMl5BanBnXkFtZTcwNzI1Mjg4NA@@._V1._SX640_SY960_USA/CANADA – 1996/1999

cast: Derek de Lint – Helen Shaver – Martin Cummins – Robbi Chong – Alexandra Purvis – Patrick Fitzgerald – Kim Restell – Kristin Lehman
serie creata da: Richard B. Lewis
registi vari
sceneggiatori vari
4 stagioni – 87 episodi – 54 min.
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VALUTAZIONE:
corvi06 1/2


“Fin dalla notte dei Tempi per l’uomo esiste un mondo della Luce ed un mondo delle Tenebre. La nostra società segreta opera da sempre per proteggere gli uomini dalle misteriose creature della Notte ed è conosciuta solo dagli adepti sotto il nome di The Legacy
big_legacylogo
Il mondo non è un posto sicuro dove vivere. Troppi Segreti, troppi Misteri, troppe Ombre.
Derek Rayne (Derek de Lint) ha scoperto questa orribile realtà quando era ancora giovane, la notte in cui un demone gli portò via suo padre e quella tragica esperienza segnò irrimediabilmente il suo futuro.
DerekRayneE proprio “grazie” alla “dipartita” del genitore che il giovane Derek verrà a conoscenza di segreti sconosciuti ai più e, primo tra tutti, scoprirà l’esistenza della “Legacy”.
La “Legacy” è una società segreta fondata in Inghilterra nel 500 d.c., il cui scopo principale è quello di combattere il Male in ogni sua rappresentazione e trovare e custodire manufatti dai poteri occulti.
Nei secoli la congrega si è estesa nel mondo acquisendo una “casa” in ogni città importante del globo; basi gestite da un Precettore che risponde del suo operato (e di quello dei suoi uomini) solo alla Casa Madre di Londra. Derek ha avuto come “lascito” (e scusate il gioco di parole) quello di sostituire il padre nel compito di Precettore della Casa di S. Francisco la cui copertura è l’ente benefico “Luna Foundation” ( fondato e finanziato dalla ricchissima famiglia Rayne) e proseguire nell’opera di prevenzione e oppressione del Male. Ma Derek non è solo in questa titanica battaglia: oltre ad un imprecisato numero di “agenti sul campo”, l’uomo può contare su una task force di elementi scelti da lui stesso e con cui collabora strettamente, scendendo personalmente in azione con loro.
season1C’è Nick Boyle (Martin Cummins) ex Navy Seals disilluso dalla vita e dalle istituzioni. Nick è il “braccio armato” del gruppo, figlio di un ex membro della Legacy, e l’uomo giusto a cui affidare il “lavoro sporco”.
Poi c’è Alexandra Moreau (Robbi Chong) la Ricercatrice; esperta di computer e dotata di poteri psichici che le permettono di entrare in “connessione” con manufatti ed oggetti con cui entra in contatto. Valida collaboratrice che agisce spesso “dietro le quinte” fornendo valide informazioni al gruppo operativo.
Da contraltare fa il giovane Padre Callaghan (Patrick Fitzgerald); l’anima (tormentata) religiosa della task force che collabora (solo nella prima stagione) come teologo ed esperto linguista.
Ultime, ma non ultime, la dr. Rachel Corrigan (Helen Shaver) psicologa ed elemento “scettico” del gruppo, entrata a far parte non ufficialmente della Legacy, dopo che Derek e gli altri hanno salvato (nel film pilota) la figlia Katrine (Kat)  Corrigan (Alexandra Purvis) dotata di poteri parapsichici dall’assalto di un demone.
Derek (anche lui un precognitivo) vorrebbe addestrare la giovane Kat al ruolo di agente della Legacy e questo crea spesso attriti tra lui e la madre.
Nelle quattro stagioni di vita della serie gli uomini della Legacy combatteranno satanisti, creature dell’oltretomba e demoni, perdendo elementi preziosi del gruppo ed acquisendone altri altrettanto validi e determinati nella loro interminabile lotta contro le Tenebre.
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Andata in onda in Italia alla fine degli anni ’90 (1997, credo) da TMC2 (emittente alternativa alla già alternativa TMC), “Poltergeist: The Legacy” (che non ha nessun rimando al Poltergeist di Tobe Hooper) veniva trasmessa dopo la sua consorella “Outer Limits” (sempre della MGM Television) serie fanta/horror che rifaceva il verso a “Ai Confini della Realtà” (ma molto più grandguignolescamente) ed insieme rappresentavano una ventata di “aria fresca” nella ristagnante programmazione televisiva di serial e telefilm italiana.
Per quanto ingenua e poco “trasgressiva” dal punto di vista dell’esplicitazione dell’immaginario (“Outer Limits” era molto più disturbante e slasher) e neanche paragonabile ad altre serie dello stesso periodo come “The Hunger”, “The Legacy” aveva il pregio di saper sfruttare il racconto corale del “lavoro di gruppo” (sottotrama compresa)  ed agiva, oltre che sulla minaccia incombente nell’episodio in corso, anche su una buona e continua caratterizzazione dei personaggi di cui, di volta in volta, si veniva a conoscenza di segreti, paure e sogni.
Quasi un horror per famiglie, insomma, che venne interrotto bruscamente non per i bassi ascolti, ma per gli attriti interni causati dal cambiamento di alcuni organi dirigenziali all’interno della MGM Television.
La faccia da trota lessa di Derek un po’ ci manca…

Ballata Macabra

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USA – 1976

cast: Oliver Reed – Karen Black – Bette Davis – Lee Montgomery – Burgess Meredith – Eileen  Heckart – Anthony James – Dub Taylor
regia: Dan Curtis
soggetto: tratto dal racconto “Burnt Offerings” di Robert Marasco
sceneggiatura:  Dan Curtis – William F. Nolan
fotografia: Jacques R. Marquette
musica: Robert Cobert
durata: 118 min.
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“…Ci sono secoli tra queste mura, signora Rolf; ci sono anni, anni in questa casa…”
“Eh si, e questa casa sarà ancora qui molto, molto tempo dopo che voi ci avrete lasciati, credetemi”
“E’ come se fosse immortale, ne sono veramente convinta…”
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La famiglia Rolf (Ben, Marian ed il piccolo David) hanno fatto il colpaccio.
Una villa enorme immersa nel verde dove passare i tre mesi estivi e rilassarsi lontani dalla frenesia e lo stress della città; il tutto per la modica somma di 900$.
Certo, la casa vista da fuori ha un aspetto un po’ stanco ed invecchiato, la serra ed il giardino sono in stato d’abbandono e la piscina non è messa meglio, ma comunque l’offerta rimane un prezzo stracciato. Talmente conveniente da far pensare a Ben (Oliver Reed) che sotto ci sia qualche “trappola”; Marian (Karen Black) invece è più ottimista: è rimasta subito affascinata dall’aria antica e carica di ricordi che si respira nella villa ed è convinta che i signori Allardyce (Arnold e Roz, fratello e sorella) siano più interessati ad affidare la proprietà a delle persone che sappiano apprezzarla ed amarla, che al guadagno che ne deriverebbe affittandola ad un prezzo più alto.
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Oddio, a dire il vero una condizione c’è, ma non si può definire un inghippo: Arnold e Roz (Burgess Meredith e Eileen  Heckart) lasceranno la casa ai Rolf a patto che si occupino anche della loro madre; una vecchia signora di 85 anni che vive in esilio volontario nella sua stanza all’ultimo piano e che non lascia ormai da anni, vivendo dei suoi ricordi e curando con amore maniacale la sua collezione di fotografie. La signora Allardyce non sarà d’intralcio, basterà portarle tre volte al giorno un vassoio con del cibo e lasciarlo nel salottino privato della sua stanza e per il resto è del tutto autosufficiente.
Ben è perplesso e tentenna, ma Marian decide di assumersi l’onere di accudire la vecchia ed ormai è “innamorata” della casa…e quando una donna vuole qualcosa…
vlcsnap-2013-10-21-23h10m34s179Così, pochi giorni dopo, i Rolf, supportati da zia Elizabeth (Bette Davis), una pimpante 75enne accanita fumatrice e bevitrice, dalla lingua pungente e la battuta sempre pronta, si trasferiscono a “villa Allardyce” solo per trovarla deserta e con un biglietto appuntato alla porta d’ingresso che li rassicura con l’augurio di passare una serena vacanza tra quelle mura. All’ennesima rimostranza di Ben, zia Elisabeth lo tranquillizza: “Le persone anziane fanno a volte cose pazze…” dice.
“Si, si, lo fanno, è vero…” ribatte Ben “ma questi due sono ancora più pazzi degli altri!”
Con il tempo, l’alacre lavoro manuale di Ben e le amorevoli cure di Marian, la casa torna come a rinascere. Il giardino è rigoglioso e la serra rifiorisce, le stanze tornano luminose ed accoglienti e la struttura stessa sembra più solida e confortevole.
Ma….
43550-BurntOffe-13716537573.12Anche altre cose stanno cambiando.
Marian passa sempre più tempo nel salotto privato della signora Allardyce, affascinata dalla collezione di foto antiche ed incantata da un carillon; l’inossidabile zia Elizabeth inizia all’improvviso ad accusare il peso degli anni e Ben torna a soffrire di fobie ed incubi che lo perseguitavano al tempo della prematura morte dei suoi genitori. Anche il piccolo David avverte questi cambiamenti e comincia ad avere paura del padre intravedendo in lui qualcosa di pericoloso e sinistro.
Tra non molto i Rolf scopriranno che c’è un pegno da pagare per soggiornare nella villa degli Allardyce.
burnt2Roma – Luglio 1976 – ore 00,30 all’uscita del cinema Royal.
Ricordo che uscii dalla sala con dei leggeri brividi sulla schiena nonostante facesse caldo ed un piccolo ghigno sulle labbra. Laura, la mia fidanzata di quel periodo aveva appena esordito con un: “Non portarmi mai più a vedere film del genere!” e i fratelli C. mi si erano affiancati commentando con un esplicito “Me cojoni!”,  ridacchiando con euforica soddisfazione.
Capisco che tradurre il titolo del film in “Offerta Speciale” sarebbe stato riduttivo e lasciarlo in lingua originale sarebbe risultato ostico per lo spettatore (negli anni ’70 non si era ancora così fanaticamente anglofoni), ma forse al posto di “Ballata Macabra” io avrei optato per un “Sinfonia Macabra”.
Si, perché tutto il film ha l’affascinante, suadente, sinistra, melodia di una sinfonia di morte; dove ogni strumento esegue con mefistofelica bravura la sua partitura, contribuendo a generare un piccolo capolavoro carico di paura e tensione.
Ogni componente dell’orchestra è un maestro nel suo genere, a cominciare dagli immensi Karen Black ed Oliver Reed e all’inestimabile Bette Davis (qui nella sua ultima apparizione cinematografica), che durante lo svolgimento della storia mutano atteggiamento e personalità con la stessa facilità con cui un serpente cambia la pelle; il già intrigante racconto di Marasco acquista corposità e diabolica inquietudine una volta rimaneggiato dai due mostri Nolan e Curtis (che se non sapete chi sono cambiate blog, per favore!); e poi c’è la colonna sonora di Cobert, un giro di note che accompagnano come un’ombra malevola la fotografia contraddittoria e stordente di un Marquette mai stato così in grazia di Dio.
Ogni elemento è scelto con cura ed anche l’ultimo caratterista del ridotto cast è un’icona nel suo genere (basta pensare a Meredith e la Heckart) ed è sorprendente sapere che, ad esclusione degli attori, tutto il resto del team creativo del film è di estrazione televisiva….ma con un artista come Dan Curtis a dirigere l’orchestra ci si può aspettare questo ed altro.
Non ci sono effetti speciali, ma non servono…né creature diaboliche in angoli oscuri…ma non servono. Non c’è sangue né violenza gratuita ma solo una buona storia, ottimi attori ed un regista che fa diventare palpabile la presenza del Male sotto i tuoi occhi.
burnt-offerings-13Chi non vorrebbe essere più giovane arrivando anche a rinnegare una parte del proprio passato?
Bhé, io no. Ringrazio il fato che mi ha fatto vivere in quegli anni ed essere sufficientemente adulto per poter ammirare nelle sale un po’ di vero cinema.
….ed avere amici abbastanza pazzi da volermi seguire nelle mie scorribande cinematografiche in giro per l’Italia!
Grazie fratelli C…..chissà dove cavolo siete adesso e che combinate? Di sicuro casini!

P.S. Ho tralasciato di dire che in Italia il film ebbe un buon successo di pubblico grazie anche all’ottimo lavoro di doppiaggio (eh si, all’epoca c’erano veri professionisti anche in quel settore), primo fra tutti il compianto Renzo Palmer (qui e qui) grande attore di teatro e televisione, nonché storico doppiatore di Reed ed altri attori del calibro di Walter Matthau, Michael Caine etc…

corvi081/2